Sabato 23 Giugno 2018 - 23:14

Caso Ruby, la Cassazione conferma assoluzione per Berlusconi

MILANO. La Cassazione ha confermato l'assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby. La decisione dei giudici è giunta dopo una camera di consiglio fiume, durata circa nove ore.

La sesta sezione penale della suprema corte ha confermato il verdetto pronunciato lo scorso 18 luglio dalla Corte d'appello di Milano rigettando il ricorso della procura generale. In primo grado, l'ex cavaliere era stato condannato a 7 anni di reclusione. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, così come prevede il codice di procedura penale.

Oggi l'ex premier torna a Roma per concentrarsi sulla campagna elettorale delle regionali e l'organizzazione di Forza Italia ma anche per mettere a punto la strategia politica sull'Italicum dopo il 'no' al ddl Boschi. Il Cav, riferiscono fonti azzurre, dovrebbe rientrare a Roma nel pomeriggio e farà il punto della situazione con i suoi. Domani vedrà Joseph Daul, presidente del Partito popolare europeo per parlare di Ue e di centrodestra europeo.

Numerosi i commenti alla sentenza. "Gioia infinita per decisione Cassazione. Berlusconi in campo più forte di prima, con un grande partito alle spalle. Oggi Italia è Paese migliore". Così su Twitter il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, commenta la sentenza della Cassazione.

Una sentenza che, secondo il pool di legali di Berlusconi, "chiude definitivamente un lungo processo, tanto penoso per il presidente Berlusconi quanto impegnativo per gli avvocati". "Torna la serenità, con la soddisfazione di tutti quelli che non hanno mai creduto all’originale ed azzardato impianto accusatorio", è il commento degli avvocati Franco Coppi, Piero Longo, Niccolò Ghedini e Filippo Dinacci.

Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, pur esprimendo "soddisfazione per la decisione della Cassazione" sottolinea che questa "non cancella un'enorme amarezza". "La democrazia falsata a danno di un leader e di milioni di elettori, la verità e la libertà calpestate, l'arbitrio trionfante: una pagina di orrore nella storia italiana", sostiene Gasparri.

Si affida invece a Twitter il ministro dell'Interno Angelino Alfano: "Berlusconi definitivamente assolto su caso Ruby. L'abbiamo sempre pensato, l'abbiamo sempre sperato. Ora sia più forte con #destraestrema".

Lega, Tosi sbatte la porta e se ne va

MILANO. «Ho provato mediazioni di ogni tipo, ma, purtroppo ricevendo solo dei “no", sono costretto a prendere atto delle decisioni di Tosi e quindi della sua decadenza da militante e da segretario della Liga Veneta-Lega Nord». È quanto scrive il segretario federale del Carroccio, Matteo Salvini, in una nota. «Dispiace che da settimane Flavio Tosi abbia scelto di mettere in difficoltà la Lega e il governatore di una delle Regioni più efficienti d'Europa», ha sostenuto Salvini nella nota, arrivata al termine di una lunga giornata in cui sono falliti anche gli ultimi tentativi di una mediazione. «Non si può lavorare per un partito alternativo alla Lega, non si possono alimentare 'beghe', correnti o fazioni», ha continuato Salvini con riferimento indiretto alla richiesta di Tosi di accettare la sua Fondazione 'Ricostruiamo il Paese' e di rimuovere il commissario ad acta.

San Giorgio a Cremano, il Pd prende tempo

SAN GIORGIO A CREMANO. Nuovo rinvio per la scelta del candidato sindaco del Pd a San Giorgio a cremano. Il vertice tenuto ieri sera, infatti, non ha sciolto i nodi di un centrosinistra che stenta a ritrovare l'unità. Sullo sfondo le primarie che si allontanano sempre di più. Le segreterie locale e provinciale del partito, infatti, hanno chiesto tempo su tutti e tre i principali problemi politici sul tavolo: l'alleanza con gli altri partiti del centrosinistra, il possibile allargamento all’Udc e un  programma politico condiviso. L'unica cosa certa è che il partito locale è fermamente deciso a scegliere il candidato in città. «Il segretario provinciale - afferma Mario Baggio, segretario cittadino del Pd - ha riconosciuto piena autonomia alla sezione cittadina nella scelta dell’alleanza elettorale e nell’individuazione del candidato sindaco». Sarebbe scongiurata, quindi, l'ipotesi di un candidato esterno.

La Camera approva le riforme, ora al Senato

ROMA. La Camera ha approvato in seconda lettura le riforme costituzionali, che ora tornano in Senato.
    357 i sì e 125 i no. Sette gli astenuti. Gli azzurri hanno votato no, pagando lo scotto di una lacerazione pesante. Da 18 verdiniani è stato firmato un documento indirizzato al leader Berlusconi che parla di dissenso. «Caro Presidente, desideriamo rappresentarTi il nostro profondo disagio e dissenso rispetto alla decisione di votare contro le riforme istituzionali all’esame della Camera». Nel testo si critica fortemente la gestione sia del gruppo della Camera che dell’intero partito. I deputati rivendicano il lavoro sulle riforme e annunciano il loro no solo per «affetto» verso il Cavaliere. «Siamo infatti convinti della bontà del percorso che era stato avviato con il cosiddetto “patto del Nazareno”, un percorso che ci aveva rimesso al centro della vita politica del Paese e che ci aveva consentito di partecipare ad un processo di riscrittura della Costituzione che per la logica fisiologia della politica non poteva che avere natura `compromissoria´. Siamo quindi convinti della bontà del lavoro fatto prima di noi dai colleghi del gruppo parlamentare del Senato, cui va la nostra solidarietà nel momento in cui ne viene messo così pesantemente in discussione l’operato, così come dal lavoro che è stato fatto in Commissione Affari Costituzionali Camera e - prima della rottura con il Partito Democratico - in Aula alla Camera. Non abbiamo votato norme mostruose né partecipato ad una svolta autoritaria del Paese, ma semmai abbiamo contributo a migliorare norme che nell’altro ramo del Parlamento il nostro gruppo aveva già approvato anche su Tua indicazione».

Caldoro: «Alle Regionali con la stessa coalizione»

MILANO. La coalizione è unita perché l'alleanza non è solo legata alla politica ma alla grande voglia di costruire programmaticamente le cose da fare, dal lavoro all'ambiente. Con il centrodestra, Udc e Ncd, abbiamo sempre avuto un percorso programmatico che ci ha tenuto insieme in questi anni. Dobbiamo rilanciarlo sulle stesse basi. Siamo convinti di aver raggiunto risultati straordinari e per il futuro c'e' tanto fare. Dobbiamo lavorare, come in questi 5 anni, per risposte concrete». Lo ha detto il governatore della Campania, Stefano Caldoro, a margine della presentazione di "Panorama d'Italia", iniziativa della rivista Panorama, a Milano. Sì, assolutamente» ha detto Caldoro ai giornalisti che gli chiedevano se verrà confermata alle a Regionali la coalizione che lo sostiene in Campania, di cui fa parte anche Ncd. «Abbiamo governato bene insieme, come un unico corpo e un'unica mente. Non abbiamo registrato mai contrapposizioni vecchia maniera - ha concluso il presidente della Campania - perché la coalizione era molto unita, legata dalla voglia di costruire cose concrete».

De Luca: «La Severino non mi tocca. Saviano? S'innamora della propria immagine»

ROMA.  Non ci sarà una modifica della legge Severino, almeno fino alle prossime amministrative. Vincenzo De Luca - alle prese con il rischio di una sospensione per la condanna per abuso d'ufficio, qualora vincesse le Regionali in Campania - è sicuro che non la faranno «parlamentari invigliacchiti e intimiditi». Anche in caso di applicazione della norma, subito dopo sarà il Tar, «senza alcun dubbio», a rimetterlo al suo posto. E nel giorno in cui riconosce «il grande coraggio» di Renzi che ha fatto svolgere comunque le Primarie in Campania «in una situazione oggettivamente difficile» risponde direttamente allo scrittore Roberto Saviano che aveva invitato a non recarsi alle urne. «È uno dei testimoni civili di questo Paese. Lo rispetto, sinceramente, e sono pronto a incontrarlo ma gli dico di stare attento a un pericolo, quello di innamorarsi della propria immagine». Intervistato da Lucia Annunziata su Rai tre, De Luca ha detto senza mezzi termini: la legge Severino «non mi fa né caldo né freddo. Se interviene la Severino, un minuto dopo interviene il Tribunale amministrativo che, come si è visto a Napoli e a Salerno reinsedia nei poteri gli eletti». Peraltro, contesta la sentenza nei suoi confronti: «Io sono l'unico al mondo condannato per reato linguistico: aver utilizzato otto anni fa l'espressione project manager anziché coordinatore di un gruppo di lavoro. Si pensa che di fronte a questa demenzialità giudiziaria, a questa idiozia, mi fermi?".

L'omaggio
di Mattarella
alle donne

ROMA. «Senza le donne, l'Italia sarebbe più povera e più ingiusta. Siete il volto prevalente della solidarietà. Il volto della coesione sociale. A voi, una società non bene organizzata affida il compito, delicato e fondamentale, di provvedere in maniera prevalente all'educazione dei figli e alla cura degli anziani e dei portatori di invalidità. Lo fate silenziosamente, a volte faticosamente». Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando al Quirinale la Giornata internazionale della Donna. «Su di voi - ha detto ancora il Capo dello Stato - grava il peso maggiore della crisi economica». In occasione della cerimonia il Capo dello Stato e il ministro dell'Istruzione hanno premiato i vincitori dell'VIII concorso nazionale "Terra è donna", bandito dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per le scuole di ogni ordine e grado. Per l'occasione l'ingresso del Quirinale è ornato da mimose e la guardia d'onore è costituita da personale femminile del Corpo forestale dello Stato.

Boldrini contro Renzi: difendo le prerogative dell'Aula

ROMA. «Ritenere opportuno vengano tenuti in considerazione i pareri delle Commissioni e si limiti all' essenziale la decretazione d' urgenza «non significa uscire dal mio perimetro istituzionale». Intervistata da Stampa e Secolo XIX, la presidente della Camera Boldrini replica alle critiche del premier Renzi: «Al contrario, difendere l'Aula - dice - è il mio primo dovere di presidente della Camera». Perché, spiega, il Parlamento è il cuore della democrazia. Boldrini rifiuta l'ipotesi che le sue parole possano essere l' affermazione di un ruolo politico di parte: «La mia realtà da presidente della Camera è già molto piena. Non facciamo voli pindarici»

Ed è sempre caos nella Lega. Il segretario Salvini dice che la questione è chiusa: non ci sarà alcun consiglio federale e per quanto riguarda il Veneto ora si parte con Zaia, essendo stato dato fin troppo tempo per pensare e risolvere le cose. Il sindaco di Verona Tosi replica annunciando che se il consiglio non torna indietro lui potrebbe dimettersi e con un 'liberi tutti' potrebbe candidarsi a governatore.

 

Cesare Battisti sarà espulso dal Brasile

BRASILIA. L' 'ex terrorista del gruppo eversivo "Proletari armati per il comunismo", condannato in Italia per omicidi commessi negli anni di piombo, sarà espulso dal Brasile, dove nel 2009 ottenne lo status di rifugiato politico. Lo riferisce il sito brasiliano 'Estadao 'sottolineando che lo ha stabilito un tribunale federale brasiliano, in risposta ad una azione del ministero Pubblico federale, secondo quanto riporta il quotidiano brasiliano 'O Globo', nella sua versione online. Battisti potrebbe essere espulso in Francia o Messico e potrà ricorrere in appello contro la sentenza. Prima di fuggire in Brasile Battisti ha abitato per diversi anni proprio in Messico e poi in Francia. Il pronunciamento della Corte federale brasiliana annulla lo status di rifugiato politico dell'ex terrorista, considerato uno straniero irregolare sul territorio del Brasile. 

Manuela Repetti lascia Forza Italia

ROMA. «Forza Italia sta vivendo una profonda crisi per diversi motivi, l'azzoppamento del nostro leader, il presidente Silvio Berlusconi, con la conseguenza di un centrodestra senza più un punto di riferimento; l'arrivo di Renzi a capo del Pd, ma con una personalità politica ricca di sfumature e difficilmente incasellabile a sinistra, riuscendo dunque ad attirare consenso anche al centrodestra; una vera e propria guerra interna a Forza Italia per la successione". Lo scrive la senatrice Emanuela Repetti in una lettera al Corsera nella quale annuncia di abbandonare Fi e spiega le ragioni di "dissenso politico nei confronti del partito". Repetti sottolinea che quello che sta succedendo "è una vera e propria distruzione, con faide interne il cui unico fine è quello di spartire l'eredità politica di Berlusconi". «La rivoluzione liberale è stata intrapresa solo in parte e per questo abbiamo perso consenso», dice e rintraccia le ragioni del "fallimento", oltre che nell'accanimento giudiziario contro Berlusconi, nei "condizionamenti degli alleati che, tuttavia, continuiamo a inseguire nonostante ci siano evidenti, abissali diversità». «È ormai difficile per me riconoscermi in una classe dirigente che di fatto oggi controlla Forza Italia» e, conclude, «ho deciso di lasciare il gruppo parlamentare di Forza Italia e di iscrivermi al Gruppo misto del Senato».

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