Lunedì 24 Settembre 2018 - 7:11

Maroni non molla: «Stop a immigranti si può fare e lo farò»

MILANO. «Stiamo facendo una serie di proposte, una cosa certa è che si può fare. Parlo dei fondi della Regione, decido io dove metterli». Nessuna marcia indietro del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in relazione alla possibilità di tagliare i fondi ai Comuni che decidessero di ospitare nuovi immigrati. E insiste: «Se io dico che si può fare, la faccio». A margine dell'assemblea di Confcommercio Maroni si è detto pronto a discutere con il governo sul tema dei migranti «ma fino ad ora non c'è stato alcun dialogo». Maroni insiste sul fatto che «l'emergenza c'è, il Governo deve risolverla, non deve farlo mandando in giro la gente». In questo senso la prima azione è per il governatore lombardo «fermare gli sbarchi come ho fatto io nel 2011. Anche lì - ricorda - ci fu l'invasione, erano 40mila contro 250mila, ma mi diedi da fare, girai il Nordafrica e l'invasione si fermò. Il Governo deve fare lo stesso».

Intanto il fronte dei governatori contrari a nuovi arrivi di migranti si allarga alla Liguria di Toti e al Veneto di Zaia che si dicono a loro volta contrari a nuovi arrivi. Fa loro eco il leader della Lega Matteo Salvini, che ai microfoni di Radio Cusano Campus dice «altri profughi e clandestini? Quando è troppo è troppo, è questione di numeri, di buonsenso». Prosegue il leader del Carroccio: «Non si possono accogliere decine di migliaia di irregolari dove ci sono più di quarantamila immigrati regolari disoccupati, in Veneto, che rischiano di perdere lavoro, casa e documenti». E ancora, incalza su Twitter: «Posso chiedervi un favore? Non chiamiamoli MIGRANTI o profughi. Chiamiamoli, perché tali sono fino a prova contraria, #CLANDESTINI».

La replica del ministro degli Esteri Gentiloni non si fa attendere: «Mi sembrano affermazioni che non aiutano perché siamo in una condizione in cui il Paese deve reagire in modo unito, chiedere di più all'Europa come stiamo facendo». Secondo il ministro bisogna «contribuire alla soluzione dei problemi, non crearne di nuovi; mi sorprende che invece ci sia chi si esercita a crearne di nuovi», conclude Gentiloni.

Landini annuncia (quasi) il partito: «I fiori sbocciano anche a ottobre»

ROMA. «Lo dico come lo può dire un sindacalista: anche a ottobre possono sbocciare i fiori. Facciamo il Primo Maggio d'autunno». Maurizio Landini saluta e chiude l'assemblea di Coalizione sociale con un'espressione che sembra stare sospesa a metà strada tra la Rivoluzione dei Garofani che nel 1974 in Portogallo pose fine in modo incruento al regime di Antonio Salazar e a un frammento di "Via del Campo", indimenticabile ballata di Fabrizio de Andrè.

Dopo una discussione di due giorni animata da 800 partecipanti, 300 organizzazioni aderenti e 200 interventi su quattro grandi aree tematiche, Landini ha dovuto tirare le somme e indicare una direzione di marcia per i prossimi mesi. «Finito il percorso sui territori - ha detto prima dei saluti - tra qualche mese ci ritroveremo nuovamente per fare un bilancio della pratiche che abbiamo prodotto e lì lanceremo la manifestazione o le iniziative che decideremo insieme». L'idea è di fortificare il radicamento sui territori collegando le tante voci di Cs. «Non sono bravo con l'informatica - ha spiegato - ma credo dovremo fare una piattaforma nazionale per mettere in circolo le informazioni e rafforzare legami, collegamenti, facilitare le comunicazioni».

«Quello che stiamo cercando di fare - ha esordito il segretario della Fiom nel discorso finale durato quasi un'ora - è una novità, quindi non è né semplice né facile né scontata. Ognuno di noi - e lo dico come segretario della Fiom che ha una sua struttura - deve essere disponibile con coraggio al cambiamento. Da lavoratore, delegato e poi come sindacalista mi sono sempre mosso chiedendo l'applicazione delle leggi, noi siamo stati i garanti dell'applicazione delle leggi ma oggi siamo in un'altra situazione».

«Non posso chiedere l'applicazione del Jobs Act o della Buona scuola - ha continuato il leader Fiom - ma mi devo battere per cambiarli e per renderli inapplicabili. Se ci sono un sacco di case sfitte e di spazi inutilizzati, questa deve diventare una nostra battaglia. La nostra finalità non è di essere dei fuori legge ma se le leggi sono ingiuste e impediscono l'esercizio dei diritti delle persone vanno cambiate. Noi dobbiamo unire le nostre forze, unire i bisogni e le necessita di risolverli, per trasformarle in un conflitto verso quelli che non risolvono i nostri problemi».

«Dobbiamo volare basso, non possiamo dire che ci mettiamo noi a rappresentare tutti quelli che non vanno a votare, altrimenti saremmo altrettanto matti. Dobbiamo però avere la consapevolezza che in Italia c'è una domanda enorme di partecipazione che nessuno è in grado di raccogliere e di rappresentare».

«Cerchiamo di capire come mettere insieme certe esperienze che sul territorio stanno funzionando, come le scuole popolari. C'è poco da inventarsi, non dobbiamo essere dei Maradona, di quello ne basta uno. Prendiamo ciò che funziona e trasferiamolo sul territorio, espandiamo i progetti delle 300 associazioni che si sono presentate qui in questi due giorni».

«Non possiamo permetterci di sputtanare un patrimonio di questo genere per mire personali o per beghe politiche. Non ci è permesso. Ci dobbiamo prendere questa responsabilità - ha ammonito Landini - siccome stiamo cercando di mettere insieme decine e decine di esperienze diverse, ognuno di noi deve non deve rinunciare alla propria identità e organizzazione ma metterle in comune per un progetto comune».

«Se vogliamo allargare questo progetto a una dimensione nazionale - ha detto ancora - noi dobbiamo cominciare a pensare e a ragionare su una grande iniziativa nazionale da fare tra qualche mese. Anche in autunno possono sbocciare i fiori, faremo un primo di maggio in autunno, come occasione di unità nel Paese davanti a un governo che il Paese vuole dividerlo, portando avanti una politica di contrapposizione che non è diversa da quelle fatte dai governi Monti e Letta».

«Se vogliamo ridare forza e valore ai diritti, al lavoro e alla democrazia fondata sulla partecipazione, questo è ciò che dobbiamo fare. Non si sta discutendo a qualcuno di noi ma cosa succederà a tutti noi se noi stiamo zitti e non ci muoviamo. Se c'è qualcuno che ha interesse a difendere il Paese, siamo noi, perché non abbiamo niente da perdere».

Maroni ai sindaci: basta clandestini o taglio i soldi
Scontro col Governo

MILANO. «Ho deciso di scrivere una lettera ai prefetti per diffidarli dal portare qui in Lombardia nuovi clandestini e ho deciso di scrivere ai sindaci per dirgli di rifiutarsi di prenderli, mentre ai sindaci che dovessero accoglierli ridurremo i trasferimenti regionali, come disincentivo, perché non devono farlo e chi lo fa, violando la legge, subirà questa conseguenza». Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni partecipando al Premio Milano Produttiva 2015, che si tiene al Teatro alla Scala di Milano. Sul fronte della cronaca, intanto, altri 3.480 migranti sono stati salvati dalla Guardia Costiera nel corso della giornata di sabato.
«Nei prossimi giorni - ha aggiunto Maroni - voglio incontrare Toti e Zaia per fare fronte comune e assumere iniziative comuni, come diffidare i prefetti e dire ai sindaci delle nostre regioni che se accolgono in clandestini e violano le norme non avranno più i contributi regionali».

E LANCIA SONDAGGIO SU TWITTER. E sulla gestione dell'emergenza immigrazione, Maroni lancia un sondaggio su twitter. Tre le domande: «I sindaci lombardi devono rifiutarsi di accogliere gli immigrati clandestini mandati da Roma. Siete d'accordo?»; «Domani invio lettera ai Prefetti lombardi diffidandoli dal mandare immigrati clandestini in giro per la Lombardia. Siete d'accordo?»; I sindaci lombardi devono rifiutarsi di accogliere clandestini mandati da Roma. Se li prendono taglio contributi regionali. Siete d'accordo?».

TOTI. In linea con Maroni il neo governatore della Liguria, Giovanni Toti. «Non accoglieremo altri migranti come Lombardia, Veneto Val d'Aosta» e il provvedimento annunciato dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, è «assolutamente legittimo - ospite de "L'intervista" di Maria Latella su Sky Tg24 - dal momento che lo Stato dovrebbe rispettare la volontà delle Regioni, si dovrebbe dare una mossa verso la Libia e non verso le Regioni».

BUBBICO. Sulla questione interviene anche il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico: «L'intervento di Maroni - dice - è del tutto illegittimo, soprattutto da parte di un presidente di una grande Regione e di una persona che è stata ministro dell’Interno di questa Repubblica che ha gestito un’emergenza immigrazione imponendo la presenza di immigrati nei diversi territori».

NO DI CHIAMPARINO. «Proposte illegittime» le definisce il presidente della Regione Piemonte e della Conferenza Regioni Sergio Chiamparino. «Mi stupisco che Maroni non si sia accorto che la campagna elettorale è finita: le proposte da lui avanzate sono chiaramente illegittime e in ogni caso se lui procedesse su questa linea sarebbe più che giusto che il Governo togliesse alla Lombardia, al Veneto e alle altre Regioni che condividano queste posizioni i finanziamenti che Maroni vuole togliere ai Comuni che ospitano i profughi».

FASSINO: MINACCE INACCETTABILI. Netto anche il presidente dell'Anci, Piero Fassino. «Non è nei poteri di un presidente di Regione decidere quale politica di accoglienza di profughi persegue il nostro paese», ha detto il sindaco di Torino, bollando come «inaccettabili minacce ritorsive» le parole di Maroni.

SINDACO DI BUSTO ARSIZIO: DA MARONI AVVERTIMENTO A RENZI E ALFANO. Per Gigi Farioli, sindaco di Busto Arsizio, comune in provincia di Varese, l'altolà di Maroni più che ai sindaci è rivolto al Governo. «I sindaci -afferma all'Adnkronos- per l'improvvida politica di questo governo, sono ormai l'ultima ruota del carro. Piuttosto mi sembra che quello di Maroni sia un avvertimento a Matteo Renzi e Angelino Alfano affinché siano più attenti, più seri nella gestione di una politica estera e sugli immigrati che è una vergogna, è la peggiore degli ultimi 80 anni». I sindaci purtroppo, sottolinea Farioli «non hanno voce in capitolo in questo momento». Quanto alla sua realtà «a Busto Arsizio - spiega - per una decisione improvvida del Prefetto, abbiamo degli immigrati, ospitati in una casa privata. Noi, come amministratori non possiamo che cercare di governare anche questo, vegliando con attenzione affinché vengano tutelati i nostri concittadini».

Regionali, il tapiro di Salvini alla sinistra

MILANO. Un tapiro per «quelli che, nonostante tutto e tutti, hanno continuato a votare per la sinistra delle tasse e dell'immigrazione». A "consegnarlo" simbolicamente con un video su Facebook è il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Il leader del Carroccio mostra il tapiro agli elettori della sinistra. E ringrazia quelli che hanno votato Lega Nord per «l'entusiasmo, che riesco a rendervi solo in parte». Per gli elettori della sinistra «c'è lui, eccolo qua - dice mostrando con un sorriso il tapiro d'oro - per gli altri c'è questo simbolo di libertà e di crescita», aggiunge indicando la polo indossata con il simbolo del Carroccio e di "Noi con Salvini".

Renzi in silenzio, se ne va all'estero

ROMA. Stavolta nessun tweet. Nessun messaggio facebook. Nessun commento. Matteo Renzi sceglie il silenzio sulle Regionali. In compenso il premier è in visita a sorpresa in Afghanistan. Lo riferiscono all'Adnkronos fonti qualificate, secondo cui Renzi visiterà il contingente italiano a Herat alla vigilia della festa della Repubblica. Intanto, nella città dell'Afghanistan occidentale, è arrivato il presidente afghano Ashraf Ghani che, a quanto si apprende, dovrebbe avere un incontro con Renzi.

Grillo: a Renzi voti dimezzati, non si governa con le bugie

ROMA. «Grazie, danke, merci, thank you». Beppe Grillo dal suo blog ringrazia «gli italiani che ci hanno votato e che hanno attribuito il ruolo di primo partito al M5S in Liguria, Campania e Puglia e di secondo in altre regioni». E rilancia il suo Movimento, con un lapsus definito nel post »partito»: «Il prossimo ringraziamento sarà alle Politiche. Un giorno del ringraziamento con il tacchino del Pd nel forno». Il leader pentastellato si gode i risultati e attacca a muso duro il Pd: «Renzi ha dimezzato i voti delle europee. Non si gestisce un Paese con le menzogne e con l'arroganza». Il partito «dell'innominabile» ne esce «ridimensionato» con "«percentuali più consone (metà rispetto alle europee) alla sua (non) azione di governo». E ne ha anche per Vincenzo De Luca: «Il primo grazie (di cuore)» va al neo governatore campano, «ineleggibile e impresentabile, che ha mostrato il vero volto del Pd della (il)legalità». Grillo detta poi la linea. O meglio la ribadisce a chi, soprattutto dalla Puglia, guarda al Movimento per un possibile gioco di squadra. Un ennesimo grazie va infatti «alle sirene della sinistra che ci vorrebbero assessori o alleati a cui si ricorda che il M5S voterà in consiglio regionale (e in Parlamento) ogni proposta che sia contenuta nel suo programma o che porti un beneficio ai cittadini. Le alleanze e gli inciuci non ci appartengono».

Salvini: noi la vera alternativa a Renzi

ROMA. «La vera alternativa a Renzi siamo noi». Matteo Salvini commenta così la vittoria della Lega alle elezioni regionali, e in un messaggio su Facebook ringrazia gli elettori e i militanti che hanno consentito al Carroccio i brillanti risultati ottenuti nelle regioni del Centro Nord. «Queste consultazioni locali hanno un valore nazionale. Il centrodestra si può ricostruire ma con Alfano e con chi sta con Renzi non è possibile alcuna alleanza», aggiunge Salvini su Raitre. Ma Gaetano Quagliariello, coordinatore di Ncd, replica: «Ap al 4%, Salvini non sa contare». Nel Pd i vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini minimizzano: «Cinque regioni su due è un ottimo risultato - spiega la governatrice del Friuli Venezia Giulia in conferenza stampa -. Non è un esame su Matteo Renzi né sul governo. Siamo ancora più determinati a portare avanti le riforme fino al 2018". Soddifazione e determinazione dunque ma anche rammarico, come sottolinea ancora Serracchiani: «Non sottovalutiamo il risultato della Liguria, che è figlio di una scelta irresponsabile della sinistra che oggi festeggia una vittoria della destra». da Forza Italia Il Mattinale attacca: «Renzi perde 7 a 0. Il cappotto è suo. Il suo Pd perde contro il centrodestra, vince solo il Pd degli altri. Partito della Nazione? Non è neanche il Partito di una Regione. Che farà ora? La sua sinistra presenta il conto in Parlamento».

Regionali: finisce 5-2, ma Renzi arretra. Astensione super

ROMA. Cinque a due: è questo il risultato delle regionali. Il Pd si afferma in Toscana, Marche, Puglia; mantiene l'Umbria e conquista la Campania con Vincenzo De Luca al momento primo. Il partito del premier viene sconfitto però in Veneto, in modo netto, e perde la Liguria.

Nel dettaglio in Toscana il candidato alla presidenza della regione Enrico Rossi, sostenuto dal Pd e dalla lista Popolo toscano, è - a 3.965 seggi su 3.969 scrutinati - al 48,3%, seguito da Claudio Borghi, candidato della Lega Nord e di Fratelli d'Italia al 20,01%. Giacomo Giannarelli, sostenuto dal M5S, è al 15, 05%, seguito da Stefano Mugnai, candidato di Forza Italia e Lega Toscana-Più Toscana al 9,09%, Tommaso Fattori, candidato della Lista Sì Toscana a sinistra, al 6,28%, Gianni Lamioni, candidato della lista Passione Toscana, espressione di Ncd e Udc, all'1,27%, Gabriele Chiurli, sostenuto dalla lista Democrazia Diretta, allo 0,026%.

In Veneto manca ancora il dato definitivo, ma con un risultato superiore al 50% dei voti Luca Zaia si appresta a iniziare il secondo mandato da governatore. A scrutinio ormai inoltrato (con 4.611 su 4.742 sezioni scrutinate), Zaia è in testa con il 50,21% dei voti, bissando i voti della rivale Alessandra Moretti (22,75%). Seguono a netta distanza il candidato del Movimento Cinque stelle Jacopo Berti (11,88%) e il sindaco di Verona Flavio Tosi, con il 11,72%.

In Umbria Catiuscia Marini, candidata per il centrosinistra, è stata eletta presidente della regione con il 42,78%, 159.869 voti, in base ai dati definitivi del Viminale.

In Liguria - con 1.789 su 1.790 seggi scrutinati - il candidato alla presidenza della Regione Liguria Giovanni Toti (Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Ap Liguria) è al 34,45%, seguito da Raffaella Paita sostenuta da Pd, Liguri per Paita e Liguria cambia al 27,84%. Alice Salvatore del Movimento Cinque Stelle è al 24,84%. Luca Pastorino sostenuto da Lista Pastorino e Rete a sinistra al 9,41%.

Nelle Marche il candidato del centrosinistra Luca Ceriscioli è il nuovo presidente della regione. In base ai dati definitivi resi noti sul sito del Viminale, è stato eletto con il 41,07%. Giovanni Maggi, del Movimento 5 Stelle, ha avuto il 21,78% dei voti; Francesco Acquaroli, sostenuto da Lega e Fdi, il 18,98%. Il governatore uscente Gian Mario Spacca si è fermato al 14,21%. «Non resta che prendere atto del risultato delle urne. Il dato elettorale indica che il nostro progetto per le Marche non è entrato nel cuore dei marchigiani, come avremmo sperato», afferma in una nota l'ex presidente della Regione Spacca sulla mancata riconferma.

AFFLUENZA. Alle 23 l’affluenza per le Regionali si attesta al 52,03%, con il dato ormai definitivo . Ecco il dato regione per regione: Toscana al 48,24%; Marche al 49,8%; Liguria al 54,4%; Campania al 52,9%; Veneto al 43,14%; Umbria al 55,9%; Puglia al 46,5%.

Alle 23 per le amministrative l'affluenza si attesta al 64,94%. Per le città, dopo il voto ad Aosta Trento e Bolzano, i riflettori sono puntati su Venezia, da quasi un anno commissariata dopo le dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni e lo scandalo Mose.

Regionali, Renzi: sono ottimista

TRENTO. Ottimista per domani? «Come sempre, sì». È la risposta telegrafica del premier Matteo Renzi alla domanda di Lilli Gruber sull'esito della tornata elettorale al Festival dell'Economia di Trento. «A settembre, quando avremo finito di fare le riforme», l'Italia inizierà in Europa «con determinazione che non immaginate una battaglia contro l'austerità, non dico che andremo a fare casino, ma ci si avvicina», sottolinea Renzi.

 
Renzi, poi, affronta il tema dei migranti. «Sono ottimista sull'accordo» in Europa sui migranti ma «non basterà»: serve «un investimento politico nel Mediterraneo e in Africa», ricordando che «è impossibile risolvere i problemi da soli.Finché non si risolve il problema Libia non si risolve il problema immigrazione», scandisce, ribadendo: «Se vuoi fare un investimento sul futuro, vai in Africa». Per questo, rivendica Renzi, «abbiamo tentato di cambiare la politica estera italiana" di fronte al fatto che "negli ultimi quindici anni ha avuto il più incredibile tasso di riduzione dei fondi per la cooperazione internazionale».

Sulla riforma della scuola Renzi, spiega che si può modificare: «Si, assolutamente sì. Non è una riforma nella quale abbiamo detto "prendere o lasciare" come abbiamo fatto sulla legge elettorale». La scuola resta «un tema complicato, delicato, ma anche un tema chiave».

Berlusconi sbaglia comizio

MILANO. Incidente diplomatico alla vigilia del voto ieri per Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha sbagliato comizio, così si è ritrovato a sostenere il candidato di centrosinistra a Segrate, Paolo Micheli. Che oggi su Fb racconta divertito il siparietto e ironizza: «Dopo l'endorsement del Cavaliere posso dire che è fatta».

A riportare il curioso incidente sulla bacheca Fb del candidato di centrosinistra alcuni sostenitori ieri presenti a Segrate, nel milanese, per la chiusura della campagna elettorale di Micheli al Palasegrate. «Verso le 23, con sei guardie del corpo ma senza Dudu, si è presentato alla festa organizzata dai giovani del centrosinistra - racconta uno dei presenti - Ai ragazzi perplessi ha spiegato: "Sono Silvio, quello del Patto del Nazareno!". Li ha poi invitati a trovare un'ora di tempo per andare a votare il loro candidato. "Che si chiama?" ha chiesto, "Paolo" gli hanno risposto. "Mi raccomando ragazzi, tutti a votare Paolo!" ha concluso e se ne è andato inseguito inutilmente da due ragazzine a caccia di autografi. È stato un bel momento, molto divertente», stando almeno alla ricostruzione che ne fanno alcuni presenti.

 

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