Venerdì 17 Agosto 2018 - 15:32

Salvini torna all'attacco di Saviano

Dopo l'annuncio della querela, nuovo affondo di Matteo Salvini contro Roberto Saviano. Dal palco della Festa della Lega a Cervia, il vicepremier e ministro dell'Interno è tornato ieri sera a parlare dello scrittore senza mai nominarlo. "Sono al governo da due mesi - ha detto il leader del Carroccio - e mi hanno denunciato circa 35 volte. Un record: insulti, minacce, di tutto. Non ho querelato quasi nessuno. Ne ho querelato uno - ha spiegato riferendosi all'autore di 'Gomorra' -, ma non perché ce l'ho con lui ma perché mi puoi contestare ma non ti puoi permettere di dire che aiuto la mafia, la camorra, la 'ndrangheta perché prima ti sciacqui la bocca. Perché io - ha sottolineato - la mafia, la camorra, la 'ndrangheta la voglio vedere finire sul fondo del mare in mutande e voglio portargli via fino all'ultimo centesimo".

Parlando delle polemiche seguite all'annuncio della querela, Salvini ha raccontato: "Mi hanno detto alcuni giornalisti come sia incredibile che un ministro dell'Interno abbia denunciato uno scrittore" che ha espresso delle idee. Salvini si è quindi interrotto. Alla ripresa del discorso è arrivato l'affondo contro Saviano: "Scrittore... un copiatore". "Ma come delle idee? Mi ha dato del delinquente, dell'assassino e del mafioso - ha continuato il vicepremier - non è un modo diverso di pensare il mondo".

Il leader della Lega è anche tornato a parlare della questione scorta. "Fortunatamente non decide il ministero dell'Interno. Decidono gli uffici competenti in base ad analisi tecniche", ha precisato Salvini, sottolineando come sia giusto che scelte simili non siano fatte "su criteri politici o su simpatia e antipatia". "Vi posso dire - ha aggiunto rivolgendosi alla platea - che ho chiesto di dare un occhio non ad una ma a tutte le 600 scorte perché un bel po' non servono a niente e a nessuno e tolgono dalle strade 2000 poliziotti e 2000 carabinieri". "Poi quel signore lì - ha detto ancora riferendosi a Saviano - sicuramente sarà a rischio e la scorta se la terrà , non dipende da me. Non fatemi litigare - ha concluso -, sono in vacanza".

Di Battista pungola il M5S

Alessandro Di Battista fa 40 anni e festeggia a Puerto Escondido annunciando via Facebook di aver provveduto a fare le ultime restituzioni che ammontano a 46.500 euro. "Sto molto leggero", scherza in diretta social. "Ci tenevo - spiega - a chiudere la mia esperienza come parlamentare, la prima poi vedremo in futuro, con questo gesto". "Non è semplice fare tutto questo - ammette -, a maggior ragione quando si esce dal Parlamento", ma "è giusto farlo". "E' l'ultima attività come parlamentare uscente che ho fatto, è l'ultima promessa mantenuta. Adesso - sottolinea Di Battista - sono libero di farmi la mia vita e anche di pungolare il M5S quando è necessario".

L'ex parlamentare dei 5 Stelle dice nella diretta su Facebook di avere "molta stima" nei confronti del vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. "Sta combattendo tantissimo - sottolinea -, tutti gli altri ministri del M5S dovrebbero avere lo stesso identico coraggio di Luigi". Poi ricorda: "Abbiamo fatto battaglie importanti contro il Tap, contro il Tav, opere del tutto inutili, sulla legge anticorruzione, a sostegno dei cittadini e dei risparmiatori contro il monopolio e la bancocrazia. Coraggio - insiste Di Battista -, questo è il momento di spingere, mica ci possiamo lasciare distrarre. Il Movimento deve fare il Movimento - continua - quello che sta facendo Luigi, dritti come treni, dicendo no quando abbiamo detto no, ribadendo i no sani che abbiamo detto con forza" perché, osserva, anche su quei no "ci abbiamo preso i voti".

Sempre su Facebook, Di Battista entra nel merito delle ultime restituzioni fatte spiegando dove ha deciso di destinare quei soldi. "Ho restituito 46.500 euro: 3.500 - spiega - li ho dati al fondo per le piccole e medie imprese. Si tratta dell'ultimo taglio allo stipendio da parlamentare. I restanti 43.000 invece riguardano l'assegno di fine mandato che è arrivato sul mio conto. Ho fatto una sola legislatura e questo mi spetta per legge. Pensate - nota quanto si sono intascati i 'politicanti' professionisti che di legislature ne hanno fatte 6,7, addirittura 8!". "Ebbene - continua - ho deciso di restituire tutto l'assegno di fine mandato. Una metà (21,500 euro) li ho destinati a due progetti che AMKA Onlus realizza in Congo: uno riguarda la lotta alla malnutrizione, l'altro il sostegno alla sanità di base. AMKA - sottolinea - è un'organizzazione seria, ci metto la mano sul fuoco".

"L'altra metà del TFR - prosegue - l'ho destinata alle vittime del terremoto. Qualche giorno fa - racconta - ho scritto a Franco Bechis, un giornalista che stimo molto e che si batte per i diritti delle popolazioni terremotate. Lui mi ha messo in contatto con Don Domenico Pompili, Vescovo di Rieti. A Domenico ho chiesto alcune proposte di progetti da sostenere, lui mi ha scritto una mail con alcune idee". "Per qualcuno questa roba qui è populismo - continua Di Battista -, per altri voglia di farsi pubblicità, per altri ancora si tratta di una menzogna. Pensate quel che volete, francamente me ne infischio". "Mi auguro che altri politici restituiranno il loro Tfr". E ancora: "Mi auguro che possano diventare tutti quanti populisti come me. Io lo sono - scrive - e ne vado fiero". Poi conclude: "Mi vado a godere il compleanno. Faccio 40 anni e li festeggio a Puerto Escondido, alla faccia di chi mi vuole male".

M5S si spacca sui vaccini

Il Movimento Cinque Stelle si spacca sui vaccini. Dopo Elena Fattori, che ha annunciato il voto in dissenso dal suo Gruppo sull'emendamento al milleproroghe che fa slittare di un anno l'obbligo vaccinale per l'iscrizione alla scuola dell'infanzia, ora a intervenire sulla questione è anche il parlamentare nazionale del M5S, Giorgio Trizzino, con una "posizione netta" sull'obbligo vaccinale che fa il paio con quella della senatrice pentastellata.

"Non si ritenga che per garantire l’accesso agli asili nido ed alle scuole materne si possa immaginare qualsiasi forma di deroga sull’obbligo a vaccinare i bambini. Non si ritengano inutili le vaccinazioni in età neonatale" scrive su Facebook Trizzino, direttore sanitario dell'ospedale dei Bambini di Palermo. "Da quasi 40 anni lavoro in un ospedale pediatrico - si legge nel post - e ho visto bambini morire a causa di morbillo, meningite ecc, ma non ho mai visto bambini perdere la vita a causa di complicanze post vacciniche".

"Non si pensi che il mio silenzio sul tema dei vaccini - puntualizza il deputato pentastellato - sia da attribuire ad una posizione consenziente rispetto tesi ambigue sull’obbligo vaccinale. Chiarisco subito che in questa prima fase ho voluto comprendere la reale posizione del M5S, del nostro gruppo in Commissione e del ministro. Adesso che le idee sono più chiare voglio manifestarvi la mia posizione netta sull’obbligo vaccinale. Prima di qualsiasi vincolo sociale bisogna che venga rispettato l’obbligo alla tutela della salute propria ed altrui. Quindi non si ritenga che per garantire l’accesso agli asili nido ed alle scuole materne si possa immaginare qualsiasi forma di deroga sull’obbligo a vaccinare i bambini. O che si ritengano inutili le vaccinazioni in età neonatale! O che con la scusa di una 'corretta informazione' sia ipotizzabile una qualsiasi forma di deroga sul tema dell’obbligo vaccinale".

"Il mio ruolo di direttore sanitario e di igienista - conclude Trizzino - mi impone di avere una posizione chiara sul tema ed è quello che farò senza equivoci o fraintendimenti. Sono convinto comunque della necessità di un confronto aperto da cui generare future posizioni condivise e pubbliche e pertanto condivido in pieno la posizione della senatrice Fattori".

Si dimette deputato velista espulso dai 5S

Il deputato M5S Andrea Mura si dimette da parlamentare. Lo fa con una lettera al presidente della Camera Roberto Fico, pubblicata su Facebook, in cui il deputato con la passione per la vela denuncia "un linciaggio mediatico senza precedenti", "accuse ignominiose basate su fatti inesistenti" e "su affermazioni da me mai pronunciate", che "nessuno ha mai voluto verificare". E precisa: "Ho subito danni enormi e agirò in tutte le sedi per difendere la mia reputazione".

IL POST - Mura lamenta di essere stato "espulso dal mio gruppo parlamentare senza essere nemmeno convocato, senza poter replicare alle accuse infamanti che mi sono state rivolte". E quindi, "alla luce di tutto quello che è accaduto, non ha più senso stare in quest'aula, senza poter incidere, senza poter portare avanti il progetto per cui sono stato eletto dai cittadini che mi hanno votato". L'esponente ex M5S rivendica la "massima serietà" nello svolgimento del mandato e di essere mancato alle sedute "7 volte, per impegni sul territorio o per una breve malattia". E conclude: "Continuerò le mie battaglie per la difesa del mare e dell'ambiente fuori dal Parlamento". Le dimissioni di Mur, comunque, dovranno essere votate dall'aula.

M5S - Intanto il Movimento, attraverso una nota dei capigruppo di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, fa sapere che "da sempre si batte per il rispetto delle regole. E con Andrea Mura non abbiamo fatto sconti. Il suo 'record' di assenze in Parlamento ci ha obbligati a espellerlo dal Movimento. Oggi, però, vogliamo ringraziare proprio Mura per essersi dimesso da parlamentare. Un importante gesto che abbiamo molto apprezzato''. E, concludono, "chiediamo che tutti i parlamentari 'assenteisti' delle altre forze politiche facciano immediatamente la stessa cosa".

«Salvini condannato nel '99 per lancio uova», il tweet di Renzi

Matteo Renzi risponde a Matteo Salvini, che ieri, commentando l'identificazione dei responsabili dell'aggressione all'atleta azzurra Daisy Osakue, aveva etichettato gli autori del gesto come "tre idioti". "Matteo Salvini ironizza sulla vicenda di Daisy Osakue dicendo che chi lancia uova è un cretino - scrive Renzi su Twitter -. Condivido la definizione. Sapete per cosa è stato condannato nel 1999 Matteo Salvini? Lancio di uova. Come si autodefinisce allora il nostro ministro dell'Interno?".

La vicenda tirata in ballo da Renzi riguarda fatti avvenuti a Milano 19 anni fa, quando durante una manifestazione Salvini aveva contestato i rappresenti istituzionali. In quell'occasione erano state lanciate diverse uova sulle auto. Intanto, per Daisy ci sono buone notizie: la discobola azzurra potrà partecipare agli Europei di Berlino. Il controllo all'occhio nel quale è stata colpita ha dato esito favorevole e i medici hanno dato l'ok alla sua partecipazione alla rassegna continentale, in programma da lunedì nella capitale tedesca.

M5S, scoppia il caso vaccini

Scintille nel Movimento Cinque Stelle, dopo che la senatrice pentastellata Elena Fattori ha annunciato il voto in dissenso dal suo Gruppo sull'emendamento al milleproroghe che fa slittare di un anno l'obbligo vaccinale per l'iscrizione alla scuola dell'infanzia. "Questo Parlamento è sovrano ed è libero di fare le sue scelte come ha fatto tante volte, su Stamina e su tanti provvedimenti su cui avremmo potuto tutelare la salute dei più piccini - ha detto in Aula, a Palazzo Madama, Fattori -. Ovviamente io rispetto la scelta del Gruppo cui appartengo e del Parlamento, ma per storia personale, professionale e, dolorosamente, di madre, non posso fare altro che dissociarmi dal mio Gruppo ed esprimere un indignato voto contrario".

La senatrice ha sottolineato che "l'Istituto superiore di sanità oggi ha affermato che bimbi a rischio vero di esclusione scolastica sono circa 10.000, quindi non stiamo parlando di conciliare la frequenza scolastica con la salute. Inoltre questo provvedimento non ha nessuna possibilità di aumentare le coperture vaccinali, come abbiamo sempre dichiarato come MoVimento 5 Stelle".

Con l'approvazione di oggi in Senato, l'obbligo di presentare i certificati di avvenuta vaccinazione per l'iscrizione scolastica dei bimbi da 0 a 6 anni slitta così al 2019. L'Aula di Palazzo Madama ha infatti approvato gli emendamenti identici M5s-Lega che rinviano l'applicazione dell'obbligo al 2019-20. Gli emendamenti, che modificano la legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale, erano stati precedentemente presentati e approvati in Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.

Foa, Salvini non molla

Sulla mancata elezione del presidente della Rai "l'unico che deve spiegare qualcosa agli italiani è Berlusconi. Mi chiedo come fa a dire no a Marcello Foa, un giornalista libero e liberale, allievo di Montanelli". Così Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell'Interno, intervistato da SkyTg24.

"La Lega - spiega - è e deve rimanere nel centrodestra. Vedo invece che Forza Italia spesso preferisce allearsi con il Pd e votare con il Pd. Io sono sempre stato rispettoso, leale e coerente, se qualcuno preferisce Renzi a Salvini lo spieghi agli italiani".

Salvini replica anche alle accuse di avere nel suo staff il figlio del candidato presidente: "Meglio avere il figlio di un giornalista obiettivo con me, che avere il figlio di un consigliere del Pd che lancia le uova alla gente a Torino". "I tre quarti dei giornalisti italiani hanno occupato le pagine parlando di un'atleta vittima di un attacco razzista: sciocchezze, erano tre figli di papà che si divertivano a lanciare uova. Aspetto le scuse alla Lega e agli italiani", conclude Salvini.

«Nuoce alla salute», gratta e vinci come il fumo

Gratta & Vinci come il fumo di sigaretta, "nuoce alla salute". A dirlo è il decreto Dignità appena approvato alla Camera e ora in attesa del passaggio al Senato. Studiata come una delle misure studiate dal governo per il contrasto dell'azzardopatia, la nuova regola è stata introdotta nel dl attraverso l'articolo 9-bis.

L'articolo prevede infatti che i tagliandi delle lotterie istantanee contengano avvertenze relative ai rischi connessi al gioco d'azzardo. I messaggi, si legge nel decreto, dovranno essere stampati su entrambi i lati in modo da coprire almeno il 20% superficie, riportando la dicitura "Questo gioco nuoce alla salute". L'articolo 9-bis non si limita però ai Gratta & Vinci: l'apposizione di formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in denaro riguarderà anche i cosiddetti apparecchi da intrattenimento, e cioè slot machine e videolottery, nonché le aree e i locali dove vengono installati.

PROTESTE DEI TABACCAI - "Con l’approvazione del decreto Dignità, il governo ha dimostrato di avere una visione del gioco pubblico che più distante dalla realtà non potrebbe essere. Mi chiedo come divieti sul gioco legale possano sconfiggere la ludopatia, quando invece chi è davvero schiavo del gioco ha nel canale illegale il proprio complice". Queste le parole del presidente nazionale della Federazione italiana tabaccai, Giovanni Risso, che, a seguito dell'approvazione alla Camera del dl Dignità, ha riunito la giunta nazionale per fare il punto della situazione e definire le misure conseguenti.

"È assolutamente irragionevole - dice Risso - ricoprire i Gratta e Vinci con scritte allarmistiche, come già avviene per le sigarette, perché è chiaro a tutti che grattare un biglietto ogni tanto certo non nuoce alla salute! Eppure, con queste avvertenze si vuol far credere che l’acquisto anche di un solo Gratta e Vinci possa portare alla ludopatia. Non è così, perché se è dannoso per la salute un Gratta e Vinci, lo sono anche un bicchiere di vino o una tazzina di caffè. Dovremmo mettere tali scritte anche sulle bottiglie?".

"Siamo alla caccia alle streghe: il gioco pubblico legale - continua Risso - è stato scambiato da questo governo con il gioco d’azzardo illegale, quello sì che miete vittime. Non ci stiamo a che misure proibizionistiche spianino la strada alla criminalità che da domani si avvantaggerà degli assurdi divieti posti da questo provvedimento".

"La strada del proibizionismo intrapresa - conclude il presidente nazionale della Fit - non avrà alcun effetto positivo sulla salute pubblica, ma anzi creerà danni inarrestabili all’economia del Paese. È questo che vuole il governo?".

Legge Mancino, Conte stoppa Fontana

Bufera sulle parole del ministro Fontana e intervento del premier Conte e di Di Maio, che lo stoppano. "Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano": questa la proposta contenuta in un lungo post pubblicato su Facebook del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana

Proposta che ha scatenato l'ira delle opposizioni, con Pd e Leu che chiedono la convocazione urgente di Matteo Salvini in Parlamento. Intanto, però, proprio Salvini, interpellato dall'AdnKronos, dice di essere favorevole alla proposta di Fontana. Mentre frenano il premier Conte e Di Maio, che sottolineano: "Non è nel contratto".

"I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno - afferma Fontana sul social - è stato svelato". Il riferimento del ministro è ai fatti degli ultimi giorni che, secondo lui, "rendono sempre più chiaro come il razzismo sia diventato l'arma ideologica dei globalisti e dei suoi schiavi (alcuni giornalisti e commentatori mainstream, certi partiti) per puntare il dito contro il popolo italiano, accusarlo falsamente di ogni nefandezza, far sentire la maggioranza dei cittadini in colpa per il voto espresso e per l'intollerabile lontananza dalla retorica del pensiero unico". 

IL POST - "Una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni", insiste Fontana. "Tutte le prime pagine dei giornali, montando il caso ad arte, hanno puntato il dito - prosegue - contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n'era neanche l'ombra. Se c'è quindi un razzismo, oggi, è in primis quello utilizzato dal circuito mainstream contro gli italiani. La ragione? Un popolo che non la pensa tutto alla stessa maniera e che è consapevole e cosciente della propria identità e della propria storia fa paura ai globalisti, perché non è strumentalizzabile". Da qui, la proposta di Fontana di abrogare la legge Mancino, a suo avviso "sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano".

CONTE - Ma l'abrogazione di questa legge "non è prevista nel contratto di governo e non è mai stata oggetto di alcuna discussione o confronto tra i membri del Governo" precisa via Facebook il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, commentando le parole del ministro Fontana.

IRA PD - Intanto i gruppi del Pd e di Leu alla Camera hanno chiesto la convocazione urgente del ministro dell'Interno Matteo Salvini in Parlamento. "E' necessario - ha dichiarato Emanuele Fiano a nome del Pd - che sia Matteo Salvini a riferire", giacché "la legge Mancino afferisce ai compiti propri del ministro dell'Interno. Vorremmo sapere in sostanza se è un proponimento personale del ministro della Famiglia o se il governo abbia effettivamente intenzione abrogare un testo così significativo e necessario. Consideriamo gravissima la presa di posizione del ministro della Famiglia, dato che in Europa, tutti i Paesi, hanno una legge analoga per combattere razzismo, fascismo e discriminazione".

LEU - Nell'associarsi alla richiesta e nel definire di "gravità assoluta" le affermazioni del ministro Fontana, il capogruppo di Leu Federico Fornaro ha ricordato che il proposito di abolire la legge Mancino "è l'ultima cosa da fare in questo momento. Auspichiamo che quella di Fontana sia una posizione personale e non un atto che il governo si appresta a fare".

MANTERO (M5S) - "Mi sembra che il ministro Fontana si stia occupando un po' di tutto tranne che di disabilità. Sarebbe opportuno che si ricordasse delle sue competenze e dei suoi doveri, anche perché i disabili hanno problemi seri. Fontana si occupi di loro invece di sparare cazzate in giro" dice all'AdnKronos il senatore del M5S Matteo Mantero.

MELONI - Mentre "Fratelli d'Italia condivide la proposta del ministro Fontana" dichiara la presidente Giorgia Meloni. "Siamo sempre stati contrari ai reati di opinione perché riteniamo la libertà di espressione sacra e inviolabile. Abbiamo già proposto l'abrogazione di questa norma nella scorsa legislatura quando il Pd e la sinistra hanno tentato di approvare in Parlamento la folle proposta di legge Fiano: siamo pronti a rifarlo oggi".

UCEI: "PAROLE CHE OFFENDONO" - Il presidente dell'Ucei, l'unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, chiede "al presidente del Consiglio Conte se la proposta di abrogazione della legge Mancino lanciata dal ministro Fontana, ministro per la Famiglia e le disabilità, corrisponde a un progetto del governo italiano che dirige". Perché "sono parole che offendono profondamente quanto si è inteso difendere a seguito di gravissimi episodi neonazisti e neofascisti e di grave recrudescenza negli anni Ottanta e peraltro ribaditi dalla decisione comunitaria che focalizza i medesimi atti di odio, approvata anche dal nostro Paese".

ANPI - Infine, la presidente nazionale dell'Anpi, Carla Nespolo, chiede "con forza le immediate dimissioni del ministro Fontana: le sue dichiarazioni violano gravemente la Costituzione della Repubblica".

Il figlio di Marcello Foa nello staff di Salvini

Sul social Linkedin, utilizzato soprattuto in ambito professionale, spunta un profilo di Leonardo Foa. Profilo che sembrerebbe corrispondere al figlio del presidente della Rai "bocciato" dalla commissione di Vigilanza, Marcello Foa. Leonardo si qualificherebbe, in inglese, come "Membro dello staff di comunicazione, ministro dell'Interno e vice premier d'Italia'". Lo screenshot del profilo sta girando sul web.

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