Giovedì 17 Gennaio 2019 - 8:45

Manovra, c'è il via libera. Mattarella firma, l'Ue: vigileremo

Manovra 2019, è fatta. Il provvedimento ha incassato l'ultimo sì della Camera con 313 voti favorevoli e 70 voti contrari, terminando così il suo iter parlamentare. Domenica in serata è stato anche firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ora manca solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale perché diventi legge.

I COMMENTI - "Sono soddisfattissimo...'' ha commentato a caldo il vicepremier Luigi Di Maio e aggiunge: ''Domani è il 31 giusto? Non parlerò domani, ma dopodomani...''. Il vicepremier precisa che farà un messaggio augurale via social per il 2019 non domani, come previsto in un primo momento, ma il giorno dopo. "Manovra del popolo: FATTO! È la prima legge di bilancio scritta con il cuore e pensando agli italiani. Abbiamo ancora tanto da fare, ma la strada è quella giusta". "Voglio dire grazie a tutti. Grazie a tutti quelli che ci hanno sostenuto in questi mesi. Grazie a tutti i nostri iscritti. Grazie a tutti i nostri attivisti. Grazie a tutti i nostri deputati e senatori che hanno tenuto duro fino alla fine. Grazie a tutti i ministri. Grazie al Presidente Conte. Grazie a tutti gli italiani, grazie alle persone che il 4 marzo hanno creduto in noi e che hanno reso possibile tutto questo. Se l'Italia ha iniziato oggi un percorso di cambiamento è anche merito di ognuno di voi - si legge ancora nel post di Di Maio -. Viva l'Italia e viva il MoVimento 5 Stelle". "Il 2018 finisce bene e il 2019 può iniziare ancora meglio! Adesso qualche giorno di pausa - conclude il vicepremier - Ci vediamo prestissimo!".

Stessa soddisfazione anche dal premier Giuseppe Conte. "Il 2018 si chiude con la prima manovra economica del Governo del Cambiamento - scrive in un post su Facebook -. Una manovra frutto di scelte di politica economico-sociale ben precise orientate a redistribuire ricchezza e a puntare sugli investimenti. Il tutto rispettando appieno la volontà espressa dagli elettori". "Finisce un anno, ma inizia la stagione del riscatto con più diritti, più crescita, più equità sociale e con al centro il lavoro -assicura -. L'Italia è pronta a ripartire. E a tornare grande". ''Adesso ci prendiamo qualche giorno di pausa'' aggiunge. La manovra 2019 è stata approvata, dice il ministro dell'Economia Giovanni Tria,''entro i tempi previsti, che ci hanno evitato da un lato la gestione del bilancio con le mani legate dall'esercizio provvisorio e dall'altro una procedura europea per deficit eccessivo, che di fatto avrebbe commissariato il Paese per 5-7 anni''.''Con grande fatica e altrettanta determinazione oggi abbiamo tagliato il traguardo della finanziaria 2019''. Con il varo della manovra abbiamo "garantito stabilità finanziaria e messo fine alla "corsa dello spread", ''ribadendo la credibilità della scelta e dell'impegno europeo dell'Italia, fugando in concreto qualsiasi ombra di Italexit''. Intanto le voci, secondo cui Tria stava per lasciare il governo sono ''smentite''. La manovra approvata dal Parlamento ''è quella che tutti abbiamo voluto'' ha detto il titolare di via XX settembre. Alla domanda dei giornalisti, se nel 2019 resterà al Mef, risponde: ''Non vedo perché no''.

LA REAZIONE DELL'EUROPA - "L'Italia ha adottato la legge di Bilancio, dopo lunghe discussioni e momenti difficili. Ne seguiremo attentamente l'esecuzione" twitta il commissario europeo agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, che ha poi "ribadito di nuovo che il dialogo con la Commissione europea si è concentrato unicamente sul rispetto delle regole comuni, mai sulle misure individuali!".

IL LUNGO PERCORSO DELLA MANOVRA - Da questa mattina l'Aula della Camera ha ripreso i lavori per esaminare gli ordini del giorno (oltre duecento) alla legge di bilancio sulla quale il governo giallo verde ieri ha ottenuto la fiducia. ''Non parteciperemo al voto; non vogliamo essere i vostri complici in questo disegno'' aveva detto il deputato del Partito democratico, Emanuele Fiano, intervenendo in aula, spiegando che gli esponenti del Pd sarebbero rimasti in aula ''per il rispetto che portiamo al tempio della democrazia che è il Parlamento'' ma, aveva detto Fiano, senza ''partecipare a questo vostro disegno''.

La giornata di sabato era stata scandita da proteste e scontri, fino al flash mob da parte dei parlamentari di Forza Italia che durante le dichiarazioni di voto hanno indossato un gilet azzurro. Alle proteste dei deputati di Fi, si sono aggiunte poi quelle del Pd che, oltre a scendere in piazza, ha disertato la prima chiama iniziando a votare il no alla fiducia solo dopo il termine della seconda.

Manovra, M5S: «Siamo sotto attacco». Ira opposizioni

"Siamo sotto attacco" ma "non cediamo" al " terrorismo mediatico''. Così si legge in post pubblicato - e poi rimosso - sul blog delle Stelle che ha fatto andare su tutte le furie le opposizioni alla Camera durante l'esame degli odg alla legge di bilancio. Roberto Fico, intervenendo in Aula, ha sottolineato: "Da presidente della Camera dico che la democrazia non è sotto attacco. Tutti si esprimono in modo libero, le opposizioni fanno il loro lavoro: è loro diritto opporsi alla legge di bilancio''. ''Non c'è nessun attacco delle lobby - ha aggiunto -, ognuno fa il suo lavoro e io lo difenderò sempre, qui dento e fuori di qui''.

IL POST - Nel contestato post 'scomparso' dal blog delle Stelle si legge: "Il Governo, la manovra del Popolo. La democrazia è sotto attacco''. ''Non cederemo ai ricatti, andremo avanti a testa alta, con il coraggio e l'ambizione di sempre: cambiare in meglio l'Italia. Sempre dalla parte del popolo'', continua il post, in cui i Cinque stelle parlano della manovra e denunciano: ''I vertici delle banche, assicurazioni, i grandi gruppi editoriali in perenne conflitto di interesse stanno inquinando il dibattito democratico con un vero e proprio terrorismo mediatico e psicologico''.

''E' in corso - si legge ancora nel posto sul blog - una delle più violente offensive nei confronti della volontà popolare perpetrata in 70 anni di storia repubblicana. A sferrarla sono grandi lobby, poteri forti e comitati d'affari. Lottano per sopravvivere, per mantenere i propri privilegi, benefit, prebende, che si sono arbitrariamente assegnati in questi anni sulla pelle degli italiani. Con l'indegna complicità del Pd e di Fi, eterni zerbini dei potenti. E con la longa manus della stragrande maggioranza dei media, ipocrita cassa di risonanza di questi interessi corporativi''.

OPPOSIZIONI INFURIATE - Parole che hanno fatto infuriare le opposizioni. ''La presidenza apprende con disappunto di questa dichiarazione e ritiene improprio paragonare il legittimo lavoro delle opposizioni a un atto di terrorismo'', ha detto la presidente d'Aula di Montecitorio, l'azzurra Mara Carfagna, parlando del post. L'ex ministro forzista si fa sentire quando il caso è ormai scoppiato con Pd e Fi sul piede di guerra contro i grillini che hanno rievocato gli anni bui del terrorismo.

''Chiediamo che il ministro Fraccaro si alzi e dica che il governo è distante da questa terminologia e da queste logiche'', tuona il deputato del Pd, Enrico Borghi nel suo intervento in Aula durante l'esame degli odg alla legge di bilancio. Gli fa eco Francesco Lollobrigida, capogruppo a Montecitorio di Fdi: ''Se M5S accusa di terrorismo i parlamentari, è impossibile continuare questo confronto... Crediamo che sia il presidente Fico che dovrebbe richiamare il M5S rispetto a quanto scritto su questo blog''.

"Con questo post del blog del M5S - dice Giorgio Mulè, deputato di deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato - è stato sparato contro l'Aula di Montecitorio l'equivalente di un colpo di fucile alla libera determinazione di chi in Parlamento sostiene con la faccia, le parole e gli atti le sue ragioni. Siamo in presenza di un'aggressione alle opposizioni e alla libera informazione, che è stata già umiliata nelle forme e nella maniera previste dalla legge di bilancio. Quello del M5S è un atteggiamento vigliacco e offensivo nei confronti di qualsiasi componente della Camera".

Il pentastellato Emilio Carelli difende invece il post: ''Non stiamo parlando di terrorismo come fenomeno degli anni '70-80. Sono cose totalmente diverse, mi sembra del tutto inappropriato e fuori luogo il modo di strumentalizzare le cose''.

 

 

Manovra, Forza Italia coi gilet azzurri: seduta sospesa

Protesta di Forza Italia durante le dichiarazioni di voto alla manovra, che dopo il via libera del Senato è arrivata alla prova della fiducia anche alla Camera. I parlamentari azzurri, appena ha iniziato a parlare la rappresentante del M5S Teresa Manzo, hanno indossato un gilet azzurro con la scritta 'Basta tasse'. Il presidente Fico, dopo aver invitato i commessi a ritirare i gilet ha sospeso la seduta per pochi minuti, mentre la protesta degli azzurri continua fuori dal Parlamento. I deputati, con le pettorine addosso, si sono dati appuntamento davanti Montecitorio per una diretta televisiva, dando vita a un flash mob. E il leader di Fi, Silvio Berlusconi ha annunciato che da gennaio "gli stessi gilet azzurri saranno nelle piazze di tutte le città italiane per continuare la mobilitazione contro il governo giallo-verde a fianco dell'altra Italia seria e lavoratrice che ancora una volta viene ingiustamente penalizzata".

PD ALL'ATTACCO - Alle proteste dei deputati di Fi, si sono aggiunte quelle dei parlamentari di Mdp che voteranno no alla fiducia sulla manovra con la Costituzione in mano, mentre i deputati di +Europa, oltre al no alla fiducia, hanno annunciato che domani non parteciperanno al voto finale. Levata di scudi anche da parte del Pd, che oggi ha manifestato davanti alla Camera in segno di protesta. I dem si sono rivolti contro i 5 Stelle e contro il presidente della Camera, Roberto Fico. A scatenare la bagarre in aula diversi passaggi dell'intervento della grillina Teresa Manzo. La protesta è partita dai banchi del Pd. "Tutti hanno diritto di fare il proprio intervento come voi avete fatto il vostro", ha detto Fico richiamando all'ordine i dem.

"Quando qualcuno ci offende, lei ha il compito di fermarlo - ha incalzato Emanuele Fiano del Pd, rivolgendosi a Fico - Lei permette che il M5S ci insulti senza dire nulla dicendo che siamo dei 'truffatori lei è la terza carica dello Stato, lei così inficia il suo mandato, inficia la sua imparzialità non intervenendo mai a censurare i colleghi del gruppo da cui proviene. Lei non rappresenta più un presidente di garanzia". Immediata la replica di Fico: "Io sono completamente imparziale, conosco benissimo il senso e l'importanza di questo ruolo. Guarderò il resoconto stenografico e valuterò. Non c'è dubbio che se ci sono offese, vanno censurate".

Circa una decina di deputati Pd si sono iscritti a parlare a titolo personale per protestare per non aver censurato la deputata Manzo. Duro anche il capogruppo del Pd, Graziano Delrio: "Avete fatto una legge di bilancio illegittima e incostituzionale -. Pensavamo che i 5 Stelle volessero portare una ventata nuova, un po' di etica maggiore e invece il filo rosso che lega tutti i provvedimenti che avete fatto è che avete premiato i furbi". "Avete fatto il condono edilizio e fiscale. I milioni di cittadini onesti che cosa devono dire di voi? Che avete condonato coloro che hanno evaso le tasse? Questo è quello che volete? Un paese che non rispetta più le regole? I cittadini onesti sono stati umiliati dai vostri provvedimenti".

LA FIDUCIA - Quanto al voto di fiducia, l'esito, dopo la prima chiama, dovrebbe arrivare un paio d'ore dopo. Seguirà l'esame dei 244 ordini del giorno fino a mezzanotte. La seduta riprenderà domani alle 9 quando ci sarà anche il voto finale sul provvedimento. Presenti in aula anche il premier Giuseppe Conte e il suo vice, Luigi Di Maio.

Manovra, si vota la fiducia

Al via le dichiarazioni di voto sulla fiducia, posta dal governo al ddl bilancio, nell'aula della Camera. L'inizio della prima chiama è fissato alle 18.30 e l'esito dovrebbe arrivare un paio d'ore dopo. Seguirà l'esame degli ordini del giorno (244) fino a mezzanotte. La seduta riprenderà domani alle 9 quando ci sarà anche il voto finale sul provvedimento.

Intanto, i deputati di +Europa hanno fatto sapere che voteranno no alla fiducia e domani non parteciperanno al voto finale per protesta contro la manovra e contro la compressione dei tempi che ha impedito l'esame del testo. Ad annunciarlo il deputato Alessandro Fusacchia.

Le votazioni riprendono dopo le dure proteste delle opposizioni che ieri hanno spinto il presidente della Camera Fico a sospendere la seduta per 10 minuti ed a convocare la riunione dei capigruppo per decidere sul prosieguo dei lavori. Tra le critiche più dure il fatto che il presidente della commissione bilancio Claudio Borghi, durante lo svolgimento dei lavori la notte precedente, non abbia consentito la votazione degli emendamenti. Da qui la levata di scudi delle opposizioni, in primis del Pd, che oggi ha manifestato davanti alla Camera in segno di protesta.

Pd in piazza contro la manovra del governo gialloverde

Pd in piazza contro la manovra del governo gialloverde. Il popolo dem si è radunato davanti alla Camera, sventolando bandiere del partito e cartelli con slogan, per protestare contro la legge di bilancio targata M5S-Lega. Tra i cori intonati dai manifestanti "Bella ciao" e "Onestà, dove sta". Ma c'è anche chi chiede "unità" agli esponenti dem. In piazza tanti parlamentari democratici, da Maurizio Martina a Matteo Orfini, passando per Graziano Delrio, Roberto Giachetti, Anna Ascani e Valeria Fedeli.

"Di Maio e Salvini sono come due autisti ubriachiche non sanno leggere i cartelli: stanno guidando un autobus e ci portano a sbattere", ha commentato il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio. "E' l'inizio di un anno di mobilitazione nelle piazze e nei comuni - ha sottolineato Delrio - Questi stanno solo promettendo ma in questi mesi il paese si è fermato". "Hanno detto che abolivano povertà ma in questa manovra ci sono più tasse per coloro che combattono la povertà - ha aggiunto - Avevano detto più legalità e sicurezza per le persone oneste... ma in questa manovra c'è il condono fiscale per chi non paga le tasse. Non c'è nessuna abolizione della Fornero, potevano fare una salvaguardia ma non l'hanno fatto perché volevano mandare in pensione poche decine di migliaia di pensionati. Ci sono più tasse alle imprese e ai pensionati", ha rimarcato l'esponente dem.

"E' l'inizio di una mobilitazione che dobbiamo portare, a partire dalle prossime giornate, in tutto il Paese, dialogando fianco a fianco con tutti gli italiani che si accorgeranno di questa manovra che il governo sta forzando: iniqua per gli italiani, pericolosa per il Paese", ha invece sostenuto Maurizio Martina, lanciando lo slogan "Governo ladro". "Tolgono ai pensionati, aumentano le tasse, non danno nulla alle imprese. Hanno costretto il Parlamento a non discutere, come non è mai accaduto nella storia della Repubblica", ha sottolineato l'esponente dem, parlando con i giornalisti a margine della manifestazione Pd. "Io credo che con l'iniziativa di oggi e con le iniziative che faremo da gennaio - ha aggiunto - il nostro impegno aumenterà e noi dovremo essere all'altezza dell'alternativa alla deriva che Lega e 5 Stelle stanno consumando". E ancora, "penso che tanti italiani si accorgeranno di quanto sia folle questa politica economica che il governo sta portando avanti - ha sostenuto Martina - Stanno inchiodando il Paese sul crinale più pericoloso e noi non possiamo permettercelo".

In merito all'assenza di Nicola Zingaretti - fuori Roma per "impegni familiari presi da tempo", come ha spiegato lui stesso in una nota - Martina ha sostenuto: "Questa è una iniziativa che abbiamo voluto tutti insieme, siamo tutti qui. Non c'è motivo per aggiungere altro. Siamo tutti qui e tutti insieme lavoriamo per l'alternativa a questo governo pericoloso per l'Italia". Riguardo alle richieste di "unità" da parte dei manifestanti, "hanno ragione - ha sostenuto Martina - Io ho sempre cercato di lavorare per l'unità. Credo sia un presupposto fondamentale per noi, tanto più di fronte a quello che sta accadendo. Penso che il congresso possa essere uno strumento di confronto per uscirne più forti - ha aggiunto - Spenderò ogni minuto che ho perché il percorso che facciamo, anche nelle prossime settimane, ci dia più forza, ci apra, ci unisca e renda il Pd sempre più forte nella costruzione dell'alternativa a Lega e M5S".

Al presidente della Camera Roberto Fico "abbiamo chiesto di svolgere un ruolo di garanzia, ma ha scelto di essere il braccio armato della maggioranza", ha sostenuto in piazza il presidente del Pd Matteo Orfini, scagliandosi anche contro Di Maio e tutta la compagine governativa pentastellata. "Dei cialtroni incapaci - ha scandito l'esponente dem - si sono affacciati al balcone di Palazzo Chigi, annunciando di aver abolito la povertà e di avere risolto tutti i problemi del Paese" ma "ora scopriamo che la manovra non solo non abolisce la povertà ma punisce quelli che della povertà si occupano, aumentando le tasse sul terzo settore".

 

 

Manovra, domani voto di fiducia alla Camera

Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha posto a nome del governo la questione di fiducia alla Camera sulla manovra. Dichiarazioni di voto dalle 17 e votazioni nominale a partire dalle 18 e 30 di domani. E' quanto ha stabilito la capigruppo della Camera sul voto di fiducia sulla manovra. Dopo la fiducia, l'aula di Montecitorio continuerà le votazioni fino alle 24 per esaminare i 244 ordini del giorno presentati sul testo. La seduta riprenderà dalle 9 di domenica 30 dicembre, quando ci sarà anche il voto finale sul provvedimento.

Subito dopo l'annuncio del governo per la fiducia, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha convocato la conferenza dei capigruppo. Poco prima il Pd, per voce del capogruppo Graziano Delrio, aveva chiesto di rinviare il provvedimento in commissione, proposta respinta dall'aula.

La discussione generale sulla legge di bilancio, licenziata nella notte dalla commissione, è iniziata questa mattina ed è scoppiata la bagarreIl voto finale è previsto entro sabato sera ma continua la protesta delle opposizioni, che hanno contrastato il provvedimento fin dall'inizio, in ogni suo passaggio a Montecitorio come a palazzo Madama. Proteste così forti e rumorose che Fico ha dovuto sospendere la seduta per 10 minuti ed ha convocato la riunione dei capigruppo come chiesto dalle opposizioni per decidere sul prosieguo dei lavori.

BAGARRE IN AULA - La seduta, presieduta all'inizio da Mara Carfagna, si è aperta con le proteste dei rappresentanti delle opposizioni che all'unisono hanno criticato lo svolgimento dei lavori nella notte in commissione Bilancio. Sono intervenuti, tra gli altri, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Francesco Lollobrigida e Graziano Delrio. Tra le critiche il fatto che il presidente della commissione bilancio Claudio Borghi non ha consentito la votazione degli emendamenti e che fosse stato dato mandato al relatore di riferire in aula senza alcun voto. Le opposizioni hanno anche chiesto più tempo per la discussione generale in aula. Nel corso della discussione non sono mancati momenti di tensione con il presidente Fico, nel frattempo subentrato a Carfagna nella conduzione dell'aula, che ha richiamato due volte all'ordine il deputato Carlo Fatuzzo per aver esposto uno striscione. Fico prima di sospendere la seduta ha anche ripreso più volte Emanuele Fiano ed Enrico Borghi del Pd.

Durante la protesta delle opposizioni, Fiano ha lanciato tra i banchi il testo della legge, colpendo il sottosegretario Massimo Garavaglia. "Mi scuso - ha detto Fiano prendendo la parola - perché mi hanno riferito che lanciando il testo della manovra ho colpito il sottosegretario. Non si deve mai fare una cosa del genere", ha aggiunto tra le lamentele, composte, degli altri deputati. Alla ripresa dei lavori in Aula, Enrico Borghi ha lamentato che "per la prima volta le opposizioni non hanno votato nemmeno un emendamento della legge più importante dell'anno. Questo è uno sfregio al popolo e alla Camera". "Il presidente ha il dovere di tutelare le minoranze - ha aggiunto - La democrazia si qualifica non in rapporto a una dittatura della maggioranza ma alla tutela delle minoranze".

Dopo la dura protesta delle opposizioni il presidente della Camera ha palesato il rischio dell'esercizio provvisorio di bilancio. Alla ripresa dei lavori, Fico è intervenuto per riannodare il filo interrotto dalla bagarre. "Le richieste dell'opposizione - ha detto - sono per un ampliamento ragionevole dei tempi, rispetto alla discussione generale per cercare di trovare un equilibrio, visto che alla Camera prima e al Senato dopo non c'è stata la possibilità di discutere - nel modo in cui va discussa - la manovra economica". "Ieri c'è stato già un ampliamento dei tempi per l'opposizione e la maggioranza. E' chiaro - ha avvertito Fico - che io posso venire ancor di più incontro alla richiesta e aumentare i tempi, tenendo ben chiaro, però, che il 31 dicembre si avvicina e questa legge non può arrivare al presidente della Repubblica il primo gennaio". Al termine degli interventi dei vari rappresentanti dei gruppi, che hanno fatto seguito alle proteste, il presidente della Camera ha riavviato la discussione generale sul provvedimento e si è riservato di decidere, nel prosieguo dei lavori, se allungare i tempi prestabiliti del confronto in aula. Alle contestazioni del Pd sulle modalità dell'esame della manovra, Fico ha replicato: "E' assolutamente sconsigliabile conferire un mandato al relatore in commissione senza la votazione degli emendamenti, questo mi è chiaro. Per me non è un modo giusto di procedere. D'altra parte non è mio compito parlare del governo, della Ue ma della Camera".

Altri momenti di tensione si sono registrati durante la discussione generale sulla manovra, tra i deputati del Pd e della Lega, per degli insulti che il dem Marattin avrebbe sentito rivolgere dal sottosegretario leghista Molteni verso i suoi banchi. Il presidente Fico ha stigmatizzato l'accaduto, anche perché alcuni deputati sono arrivati al contatto fisico, poi separati dagli assistenti parlamentari. "Evitiamo di dare questo spettacolo", ha chiesto dal banco della presidenza. Alla fine, 'paciere' inatteso, Vittorio Sgarbi ha favorito la distensione tra i due litiganti.

PD DEPOSITA RICORSO A CONSULTA - Intanto il Pd ha depositato un ricorso alla Consulta con il quale viene sollevato conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Il presidente della Corte costituzionale Giorgio Lattanzi ha disposto, con decreto, che l’ammissibilità del conflitto sia trattata nella camera di consiglio del 9 gennaio 2019, fa sapere la Consulta. Il ricorso "si è reso necessario per ciò che è successo in queste settimane, prima al Senato e ora alla Camera. Ci appelliamo alla Corte per ristabilire le regole essenziali di questa democrazia" ha detto il capogruppo del Pd a palazzo Madama, Andrea Marcucci, alla conferenza stampa dem con Matteo Orfini, Dario Parrini e Stefano Ceccanti. "La maggioranza ha presentato un maxiemendamento con oltre 1500 commi e ha impedito ai parlamentari di conoscerne i contenuti. Il testo è stato votato senza che nessuno sapesse cosa ci fosse scritto. Una cosa di una gravità senza precedenti" ha aggiunto Marcucci. "Anche qui alla Camera è arrivata una manovra blindata - ha sottolineato Orfini in conferenza stampa - nulla è stato discusso e dispiace che il presidente Fico si sia reso corresponsabile di una gestione di questo tipo. Domani manifesteremo davanti alla Camera e il 12 gennaio protesteremo in tutte le piazze del Paese".

SINDACATI - Domani alla Camera in occasione del voto finale sulla manovra saranno presenti i sindacati. Lo annunciano in una nota Cgil, Cisl, Uil. "Con la nostra presenza vogliamo ribadire che si sta approvando una legge di Bilancio sbagliata, miope, recessiva - rimarcano - che taglia ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale". Inoltre, ricordano i sindacati, "per rispondere ad una impostazione di politica economica assolutamente sbagliata e che non recepisce le richieste della piattaforma unitaria, a fine gennaio saremo in piazza per una grande manifestazione”.

Salvini: «Chiudere gli stadi risposta sbagliata». Gentiloni: omaggiava gli ultrà

“Chiudere gli stadi e vietare le trasferte condanna i tifosi veri ed è la risposta sbagliata”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a margine della presentazione del Teatro virtuale della Polizia Scientifica al Polo Anticrimine di via Tuscolana, a Roma. “I teppisti, i delinquenti che a due chilometri dallo stadio si sono presi a mazzate a Milano non sono tifosi”, ha aggiunto Salvini ricordando che “non vanno confusi quei pochi delinquenti che vanno in giro con il coltello in tasca con milioni di tifosi che hanno diritto di seguire le partite della loro squadra del cuore”.

Una proposta che porterò al tavolo è che certe partite non si giochino più in notturna” ha annunciato il ministro dell’Interno. “Nei primi giorni dell’anno con il sottosegretario Giorgetti convocheremo al Viminale società sportive, tifoserie organizzate e riconosciute e arbitri per ragionare insieme su come riportare pulizia e tranquillità nei campi di calcio”, ha spiegato il vicepremier.

Duro il commento dell'ex premier, Paolo Gentiloni, che su Twitter ha scritto: "Ora tutti a condannare le bande di ultras. I loro cori razzisti, le aggressioni, la violenza contro le forze dell’ordine. Bene. Peccato che il ministro dell’Interno era andato a omaggiarli, questi ultras, appena dieci giorni fa".

DASPO A ULTRAS INTERISTI - Intanto, in seguito ai violenti scontri tra ultras avvenuti la sera del 26 dicembre in via Novara, il Questore di Milano nella giornata di ieri ha emesso sette provvedimenti DASpo a carico di altrettanti ultras interisti. Lo rende noto la Questura. L’attività di indagine condotta dalla Digos ha permesso di individuare nove assalitori, tre dei quali subito arrestati, che si sono resi protagonisti del violento attacco nei confronti degli ultras del Napoli. Sette dei nove aggressori, tutti italiani e di età compresa tra i 18 e i 48 anni, sono stati immediatamente colpiti dal provvedimento DASpo del Questore di Milano, esteso ai sensi dell’art. 6 legge 401/89 anche alle competizioni calcistiche internazionali (Champions League, Europa League, Supercoppa europea, Coppa intercontinentale ed altre), mentre sono tuttora in corso indagini e approfondimenti sulla posizione degli altri due soggetti indagati, nonché sugli altri partecipanti all’aggressione.

Sei degli assalitori raggiunti dal provvedimento risultano gravati da numerosi precedenti penali, inoltre cinque di essi erano già stati colpiti da diversi provvedimenti DASpo emessi anche in altre province per aver preso parte a episodi violenti anche nell’ambito di diverse discipline sportive, mentre il settimo, di 21 anni, risulta incensurato. I provvedimenti emessi avranno una durata di cinque anni per i soggetti daspati per la prima volta e di otto anni per chi era già stato colpito da analogo provvedimento. I soggetti dovranno anche presentarsi negli uffici della Polizia Giudiziaria (provvedimento che va confermato dal Gip) mezz'ora dopo l’inizio e mezz'ora prima della fine di ogni partita di calcio dell'Inter.

Bertolaso attacca Di Maio

«Chiedo al signor Di Maio di togliersi subito quella maglia, per favore!» È quanto scrive Guido Bertolaso, in una lettera aperta pubblicata sul “Corriere della Sera"online e indirizzata al ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che ieri, indossando una felpa della Protezione Civile, ha effettuato un sopralluogo nei paesi dell'Etna colpiti dal sisma nel giorno di Santo Stefano.

L'ex capo della Protezione Civile dice di essere «rimasto senza fiato davanti alla foto del signor Di Maio, che evidentemente si è precipitato a Catania per motivi propagandistici, con addosso la maglia con il logo della Protezione civile nazionale per la quale non mi risulta che sia stato delegato a rappresentarla dal governo in carica». «A prescindere dal fatto che spero si stiano anche preoccupando dei possibili scenari futuri del complesso sistema geologico del Mezzogiorno d'Italia - osserva Bertolaso - da inventore di quel logo chiedo al signor Di Maio di togliersi subito quella maglia, per favore!».

E ancora, «capisco che deve cercare di scimmiottare il suo collega», prosegue Bertolaso, facendo riferimento al ministro dell'Interno Matteo Salvini «che con la maglia della polizia si fa fotografare con avanzi di galera, ma quello almeno è coerente ed ha inoltre la delega per quel settore». «Lei - sottolinea l'ex capo della Protezione Civile - con i suoi colleghi e opinionisti, signor Di Maio, non ha mai esitato nel gettare fango su quell'istituzione della quale oggi si ammanta, ci ha insultati a L'Aquila, dove solo oggi si rende giustizia al nostro operato anche, ahimè, facendo paragoni dolorosi con le recenti tragedie». «E partecipava alle barricate di coloro che non volevano il termovalorizzatore di Acerra - aggiunge Bertolaso - l'unica grande opera pubblica realizzata nel Centro-Sud negli ultimi dieci anni e che vi ha tolto d'impaccio da quella tragedia che oggi comincia a vivere Roma».

Per poi concludere con un monito: «Se vuole indossarlo, quello stemma, caro Ministro - avverte Bertolaso - cominci con il rendere omaggio alle tre medaglie d'oro al merito civile che quella maglia si è guadagnata nei primi anni di questo millennio e chieda scusa per quell'abominevole tassa sul terzo settore - aggiunge, facendo riferimento allo stop sulle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali previsto in manovra - dal quale provengono quegli splendidi volontari che non hanno mai avuto vergogna ad indossarla, quella maglia».

Manovra, bagarre alla Camera

Ultimo giro alla Camera per la legge di bilancio. E' iniziata questa mattina in aula la discussione generale sulla manovra economica, licenziata nella notte dalla commissione Bilancio, ed è scoppiata la bagarreIl voto finale è previsto entro domani sera ma continua la protesta delle opposizioni, che hanno contrastato il provvedimento fin dall'inizio, in ogni suo passaggio a Montecitorio come a palazzo Madama. Proteste così forti e rumorose che il presidente Roberto Fico ha dovuto sospendere la seduta per 10 minuti ed ha convocato la riunione dei capigruppo come chiesto dalle opposizioni per decidere sul prosieguo dei lavori.

BAGARRE IN AULA - La seduta, presieduta all'inizio da Mara Cafragna, si è aperta con le proteste dei rappresentanti delle opposizioni che all'unisono hanno criticato lo svolgimento dei lavori nella notte in Commissione bilancio. Sono intervenuti, tra gli altri, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Francesco Lollobrigida e Graziano Delrio. Tra le critiche il fatto che il presidente della commissione bilancio Claudio Borghi non ha consentito la votazione degli emendamenti e che fosse stato dato mandato al relatore di riferire in aula senza alcun voto. Le opposizioni hanno anche chiesto più tempo per la discussione generale in aula.

Durante la discussione non sono mancati momenti di tensione con il presidente Fico, nel frattempo subentrato a Carfagna nella conduzione dell'aula, che ha richiamato due volte all'ordine il deputato Carlo Fatuzzo per aver esposto uno striscione. Fico prima di sospendere la seduta ha anche ripreso più volte Emanuele Fiano del Pd e lo stesso presidente della commissione bilancio Claudio Borghi invitandolo ad andare al suo posto.

Durante la protesta delle opposizioni, Fiano ha lanciato tra i banchi il testo della legge, colpendo il sottosegretario Massimo Garavaglia. "Mi scuso - ha detto Fiano prendendo la parola - perché mi hanno riferito che lanciando il testo della manovra ho colpito il sottosegretario. Non si deve mai fare una cosa del genere", ha aggiunto tra le lamentele, composte, degli altri deputati.

Alla ripresa dei lavori in Aula, Borghi ha lamentato che "per la prima volta le opposizioni non hanno votato nemmeno un emendamento della legge più importante dell'anno. Questo è uno sfregio al popolo e alla Camera". "Il presidente ha il dovere di tutelare le minoranze - ha aggiunto - La democrazia si qualifica non in rapporto a una dittatura della maggioranza ma alla tutela delle minoranze".

All'attacco di Fico, su Twitter, Maria Elena Boschi: "Ha scelto di rinunciare a fare il presidente della Camera e vestire i panni del capogruppo M5S. Ha fatto ostruzionismo per evitare che si votasse alla Camera mandando sotto la maggioranza, non pervenuta in aula. Fico non sei più il presidente di tutti#direttabilancio".

FICO SI RISERVA DI DECIDERE - Dopo la dura protesta delle opposizioni il presidente della Camera ha palesato il rischio dell'esercizio provvisorio di bilancio. Alla ripresa dei lavori, Fico è intervenuto per riannodare il filo interrotto dalla bagarre. "Le richieste dell'opposizione - ha detto - sono per un ampliamento ragionevole dei tempi, rispetto alla discussione generale per cercare di trovare un equilibrio, visto che alla Camera prima e al Senato dopo, non c'è stata la possibilità di discutere - nel modo in cui va discussa - la manovra economica". "Ieri c'è stato già un ampliamento dei tempi per l'opposizione e la maggioranza. E' chiaro - ha avvertito Fico - che io posso venire ancor di più incontro alla richiesta e aumentare i tempi, tenendo ben chiaro, però, che il 31 dicembre si avvicina e questa legge non può arrivare al presidente della Repubblica il primo gennaio". Al termine degli interventi dei vari rappresentanti dei gruppi, che hanno fatto seguito alle proteste, il presidente della Camera ha riavviato la discussione generale sul provvedimento e si è riservato di decidere, nel prosieguo dei lavori, se allungare i tempi prestabiliti del confronto in aula.

Intanto il gruppo Pd al Senato deposita oggi un ricorso alla Corte Costituzionale - elaborato da un collegio di sette giuristi - ipotizzando il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato per la violazione dei poteri che la Costituzione attribuisce al Parlamento in materia di formazione delle leggi. Sul piede di guerra anche +Europa, che alle 16 ha convocato una conferenza stampa alla Camera "per denunciare le gravi violazioni costituzionali che hanno caratterizzato l'esame della legge di bilancio, negando le prerogative parlamentari e quindi la sovranità popolare". All'incontro partecipano tra gli altri la senatrice Emma Bonino e il deputato Bruno Tabacci.

 

Conferenza Conte, Verna tace 7 secondi per fondi editoria

ROMA. Il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Verna, per difendere la causa della stampa e dei fondi per l'editoria, ha interrotto per alcuni secondi il suo discorso durante la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e poi ha detto rivolto al premier: «Ha visto che effetto fa all'improvviso una voce che non c'è più? Sono stato in silenzio solo 7 secondi...», aggiungendo poi riferimenti a Radio Radicale e, tra gli altri, al Manifesto ad Avvenire e alle altre testate che potrebbero vedere ridotti i contributi statali. Sui fondi per l'editoria «chiediamo un impegno legislativo. Qualcosa si è mosso in Senato per opera di esponenti della maggioranza», ha detto Verna, che ha ricordato sul tema della libertà di stampa «alcuni riferimenti di Mattarella e del Papa».

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CONTE. Rispondendo a una domanda sui tagli al contributo pubblico sull'editoria, Conte afferma: «Non credo che un'idea come quella che sta ispirando l'azione del M5S e che è stata condivisa anche da me, di rivedere il sistema del finanziamento dell'editoria sia un attentato alla libertà di informazione, parliamoci francamente, guardiamo in faccia il problema. La libertà di informazione è un valore sacrosanto per questo governo». «Chiediamo un sacrificio - spiega - che è imposto a tutti quanti. Una delle convinzioni del M5S ha da subito portare avanti, in modo trasparente e senza alcun intento punitivo, di sollecitare le imprese editoriali a stare sul mercato». Conte annuncia poi che ci sarà un tavolo che affronterà i problemi derivati dai tagli ai finanziamenti pubblici per le imprese editoriali, al quale siederà anche lui.

 

 

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