Sabato 23 Giugno 2018 - 23:14

Conte accetta l'incarico e presenta la lista dei ministri: lavoreremo per migliorare la vita degli italiani

Giuseppe Conte ha accettato l'incarico conferitogli dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di formare il nuovo governo e ha presentato la lista dei ministri. L'esecutivo giurerà al Quirinale domani alle 16. "Lavoreremo intensamente per realizzare gli obbiettivi politici anticipati nel contratto, lavoreremo con determinazione per migliorare la qualità di vita di tutti gli italiani". Così il Presidente del Consiglio ha concluso il suo intervento al Quirinale dopo aver letto la lista dei ministri del suo governo.

LA LISTA DEI MINISTRI. Questa la lista dei ministri letta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: Lavoro, Politiche Sociali, Sviluppo Economico e vicepremier, Luigi Di Maio; Interno e vicepremier, Matteo Salvini; Rapporti con il Parlamento e Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro; Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno; Affari regionali e Autonomie, Erika Stefani; Sud: Barbara Lezzi; Famiglia e Disabilità, Lorenzo Fontana; Affari Esteri e Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi; Difesa, Elisabetta Trenta; Economia e Finanze, Giovanni Tria; Affari europei, Paolo Savona; Giustizia, Alfonso Bonafede; Ambiente, Sergio Costa; Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli; Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio; Istruzione, Università e Ricerca, Marco Bussetti; Beni Culturali e Turismo, Alberto Bonisoli; Salute, Giulia Grillo; sottosegretario alla Presidenza del Consiglio proposto Giancarlo Giorgetti.

LA RINUNCIA DI COTTARELLI. Alla luce degli ultimi sviluppi, Carlo Cottarelli ha rinunciato stasera all'incarico a formare il governo affidatogli lunedì scorso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "La formazione di un governo politico - ha detto rimettendo l'incarico - è di gran lunga la migliore soluzione per il Paese".

MELONI FUORI. Fratelli d'Italia - pur garantendo il suo sostegno al nascente esecutivo - non entrerà nel team governativo, a causa dello stop arrivato da Di Maio. Giorgia Meloni, leader Fdi, incontrando i giornalisti a Montecitorio, sottolinea: "Non abbiamo mai chiesto poltrone per me o altri di Fratelli d'Italia" e rispetto al governo nascente, "e nella fiducia ci asterremo per aiutarlo a nascere. Non tanto per condivisione ma per necessità".

Conte premier sale al Quirinale, verso “avvio lampo"

La lista dei ministri del nuovo governo giallo-verde sarebbe pronta. Nella futura squadra targata Giuseppe Conte, convocato per le 21 al Quirinale, i "soci di maggioranza" Matteo Salvini e Luigi Di Maio ricopriranno un ruolo centrale: entrambi dovrebbero essere vicepremier; in particolare, il leader della Lega guiderà il Viminale, mentre il capo politico dei pentastellati sarà ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. Giancarlo Giorgetti, numero due di via Bellerio, dovrebbe essere sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport. Sciolto il nodo dell'Economia con l'arrivo di Giovanni Tria, presidente della Scuola superiore della pubblica amministrazione e docente di politica economica a Tor Vergata. Paolo Savona dovrebbe traslocare agli Affari europei, anche se, raccontano, l'economista avrebbe fatto resistenza fino all'ultimo, intenzionato a non cedere la poltrona del Mef. Nella stanza dei bottoni entreranno, sempre in quota Carroccio, Gian Marco Centinaio (in pole per le Politiche agricole); Giulia Bongiorno (alla Pubblica amministrazione); Lorenzo Fontana alla Famiglia e disabilità. Quanto ai cinque stelle Alfonso Bonafede sarebbe stato confermato Guardasigilli e Riccardo Fraccaro ai Rapporti con il Parlamento, mentre Elisabetta Trenta andrebbe alla Difesa. Dopo aver completato il risiko ministeriale, si aprirà un'altra partita, quella dei viceministri e dei sottosegretari. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari in quota Lega ci sarebbero 15 posti di sottosegretario e tre viceministeri.

AVVIO LAMPO. Dopo il conferimento dell'incarico, Giuseppe Conte potrebbe accettare senza riserva e annunciare subito la lista dei ministri del nuovo governo Cinque stelle-Lega. Questa, a quanto si apprende, potrebbe essere l'accelerazione impressa questa sera per sbloccare la nascita del nuovo esecutivo. Il precedente si ritrova nel quarto governo Berlusconi, nato ufficialmente nel maggio del 2008 con questo passaggio.

Cottarelli rinuncia a incarico

Carlo Cottarelli ha rinunciato all'incarico a formare il governo affidatogli lunedì scorso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo ha comunicato il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti.

Governo 5S-Lega, spunta Tria per l'Economia

Ultima chiamata per 5 Stelle e Lega impegnati in serrate trattative per la formazione di un governo giallo-verde. Per la poltrona dell'Economia spunta il nome di Giovanni Tria, professore ordinario di politica economica alla Facoltà di economia di Tor Vergata. La “carta Tria" al posto di Paolo Savona potrebbe mettere d'accordo M5S-Lega e Quirinale e sciogliere il principale nodo della futura squadra di palazzo Chigi.

Tria, raccontano fonti parlamentari del centrodestra, è stato anche consigliere dell'azzurro Renato Brunetta, quando era ministro della Funzione pubblica del Berlusconi quater. L'economista euroscettico Paolo Savona, secondo gli ultimo boatos, potrebbe essere spostato al dicastero degli Affari europei.

Una volta risolto il nodo dell'Economia, a cascata si comporrà il puzzle della squadra di governo. Tra le caselle chiave c'è la Farnesina, per la quale in pole ci sarebbe Enzo Moavero Milanesi; per la Difesa si parla sempre di Elisabetta Trenta in quota M5S, già presente nella lista dei ministri presentata domenica scorsa al Capo dello Stato. Secondo le ultime indiscrezioni infatti Fratelli d'Italia - pur garantendo il suo sostegno al nascente esecutivo - non dovrebbe entrare nel team governativo, a causa dello stop arrivato da Luigi Di Maio.

VERTICE SALVINI-DI MAIO-CONTE. Il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio sono riuniti a Montecitorio per trovare un'intesa sullo schema di governo. All'incontro si è unito anche Giuseppe Conte.

COTTARELLI DA MATTARELLA. Il presidente del Consiglio incaricato, Carlo Cottarellli, è nuovamente al Quirinale per un colloquio informale con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non si tratta quindi di un'udienza formale per lo scioglimento o meno della riserva. Risulta ancora difficile fare previsioni sugli sviluppi a breve della crisi.

IL TIMING. Se tutto dovesse filare liscio per la formazione dell'esecutivo, lo scenario ideale sarebbe quello di avere una squadra nuova di zecca, con almeno il giuramento effettuato già prima della solenne Festa del 2 giugno. 

Movida, de Magistris proroga ordinanza

NAPOLI. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha firmato oggi una ulteriore proroga di sette giorni dell'ordinanza n. 1202 del 17.11.2017 così detta “Movida" al fine di condividere il testo del nuovo atto nel prossimo Comitato sull'Ordine e la Sicurezza Pubblica che si terrà nei prossimi giorni in Prefettura.

Salvini verso il sì

Verso il sì al 'governo del cambiamento' ma con il nodo Savona ancora tutto da sciogliere. Matteo Salvini, appena arrivato a Roma, dopo aver annullato gli impegni elettorali in Lombardia, dovrebbe vedere in giornata Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, una serie di incontri per mettere a punto l'accordo sul governo giallo-verde, con l'ok allo spostamento di Savona e l'ingresso di Fratelli d'italia nell'esecutivo. È quanto apprende l'Adnkronos da fonti di Via Bellerio.

Ma, a quanto emerge, l'ipotesi di rilanciare il governo giallo verde, su cui anche il leader della Lega si starebbe orientando, resta appesa alla decisione dello stesso Paolo Savona, al centro della trattativa delle ultime ore, per un possibile ‘spostamento’ di ministero.

Sarebbe proprio l’economista euroscettico a dirsi non disponile ad ipotesi diverse da quella che lo vedrebbe a via Venti Settembre, titolare del Mef. Intanto, relativamente al totoministri, dopo la probabile intesa con Fratelli d'Italia, alla Difesa potrebbe sedersi la leader Giorgia Meloni.

La proposta non sarebbe stata ufficializzata con interlocuzioni istituzionali, in questa fase di contatti "informali", ma è l'opzione più solida messa in campo.

"Fdi nel governo? Che io sappia - ha tuttavia risposto interpellata sull'ipotesi Giulia Grillo, capogruppo del M5S alla Camera - non è sul tavolo questa cosa, anche perché cambierebbe tutto. Una cosa così andrebbe discussa, poi si vede".

Cosa prevede il “piano B" per uscire dall'euro

Ha fatto saltare l'ultima trattativa di governo e ora, dopo varie polemiche e dietrofront, il nome di Paolo Savona voluto da Matteo Salvini al Mef torna sul tavolo per la guida di un altro dicastero. Tuttavia l'economista sardo, con un passato alla Banca d'Italia, in Confindustria e ai vertici di grandi aziende, continua a suscitare forti dubbi per le sue posizioni critiche sull'euro e in quanto firmatario insieme ad altri studiosi, della "Guida pratica all'uscita dall'Euro" pubblicata nel 2015 sul sito 'Scenari economici'. Si tratta del cosiddetto "Piano B" che nell'"interesse nazionale" prevederebbe l'uscita dall'Eurozona, ma che - come hanno assicurato più volte Luigi Di Maio, Matteo Salvini e lo stesso Paolo Savona - non fa parte del contratto di governo M5S-Lega.

Il "ritorno alla sovranità monetaria", secondo gli autori del piano, consentirebbe all'Italia di riappropriarsi della propria "autonoma politica economica" non più soggetta "ai vincoli esterni dei Trattati e dei Regolamenti europei", attraverso il principio della 'Lex Monetae' e non tramite referendum abrogativo, come avvenuto per Brexit. Tale intervento comporterebbe dei rischi, come crollo dei titoli e crescita dello spread, per cui sarebbe essenziale, secondo gli studiosi, "mantenere un certo livello di segretezza". Da qui l'idea di istituire un "Comitato ad hoc", formato da istituzioni pubbliche e private, che dovrebbe gestire la pianificazione del ritorno alla valuta nazionale nell'ombra, per poi uscire improvvisamente allo scoperto mettendo il mondo di fronte al fatto compiuto. L'uscita dall'euro avrebbe quindi una tempistica stringente e avverrebbe attraverso varie fasi fondamentali.

A partire dalla fase della pianificazione, durante la quale "il ministro delle finanze, il primo ministro, il governatore della Banca Centrale e pochi altri funzionari chiave - si legge sulle slides del piano - dovrebbero incontrarsi per discutere e pianificare" l'"eurexit" in gran segreto. Una volta completata la pianificazione, tre giorni prima del D-Day - ovvero il giorno stabilito per l'uscita dall'euro - andrebbero avvisati gli organi ufficiali ed i partner della zona euro, la Commissione europea e la BCE "la cui cooperazione - spiegano gli autori del piano - sarà essenziale per minimizzare i problemi". Seguirebbero poi l'annuncio pubblico dell'uscita, la chiusura di banche nazionali e mercati finanziari e la ridenominazione del debito da parte del governo.

A questo punto scatterebbe il D-Day con l'ntroduzione della Lira alla parità con l'euro e la riconversione dei salari. Il nostro paese quindi adotterebbe una nuova moneta che - spiegano gli studiosi - "nulla avrebbe a che vedere con la 'vecchia' lira" e che verrebbe chiamata "per comodità 'nuova lira' con valore di 'concambio' di 1:1, cioè di 1 euro per una nuova Lira". Le banconote e le monete in euro, invece, potrebbero essere utilizzate solo per "le piccole transazioni per un periodo transitorio". Entro qualche giorno verrebbero riaperte le banche nazionali ed i mercati finanziari mentre, nel giro di 3/6 mesi, la conversione sarebbe completata: le Lire sarebbero infatti "disponibili in quantità sufficiente per procedere a far cessare la circolazione legale di euro".

Processo a Di Maio

Movimento sull'orlo di una crisi di nervi? Nei giorni delle estenuanti trattative per formare un governo gialloverde, la controversa linea Di Maio sembra infatti scatenare malumori e proteste da parte di alcuni deputati e senatori pentastellati, che ora hanno deciso di farsi sentire. E di 'processare' il capo.

Una senatrice in lacrime, toni alti, qualche grido e parole fuori posto. Ieri, a quanto apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti M5S, è questo quanto accaduto quando una cinquantina di senatori pentastellati ha deciso di riunirsi a Palazzo Madama. Non una riunione in agenda, ma un'assemblea sorta spontaneamente. Danilo Toninelli, l'ex deputato vicino a Luigi Di Maio e ora capogruppo al Senato - la sua nomina vista da alcuni colleghi come un 'commissariamento' del gruppo voluto dalla Camera - non era presente, escluso dalla riunione. Al centro del dibattito - acceso come le vecchie assemblea di antica memoria- l'evolversi della situazione politica, con il M5S al centro della scena, un passo avanti e uno indietro verso Palazzo Chigi.

Così, raccontano fonti grilline, alcuni neo senatori hanno chiesto un momento di chiarezza, sentendosi esclusi dalle decisioni che contano. "Non siamo dei pigia bottoni", sarebbe sbottata una neo parlamentare con dei colleghi al secondo mandato. Ma quando, tra i banchi dell'Aula riunita per il dl Alitalia, qualcuno ha chiesto un momento di chiarimento interno, alcuni parlamentari sono saltati su dallo scranno. Tra questi la senatrice Laura Bottici, che avrebbe invitato i colleghi a fare ammenda: "Se vogliamo riunirci si seguono le procedure - avrebbe invitato i colleghi - non che ci vediamo all'oscuro di Luigi...".

Ma parte dei senatori si è riunita ugualmente, Bottici compresa. Presenti anche i due vicecapigruppo Gianluca Perilli e Daniele Pesco. A dare in escandescenze per la mancanza di chiarezza, la linea politica ondivaga e a suo dire "clamorosamente sbagliata", raccontano, il celebre senatore Gregorio De Falco sopra ogni altro, tra i più duri per la gestione del post-voto guidata da Di Maio e pochi fedelissimi.

Una senatrice di nuovo corso, durante l'assemblea, è scoppiata in lacrime denunciando la mancanza di trasparenza: "Sono arrivata a Roma credendo di replicare la condivisione che ho sempre apprezzato nei meetup - ha spiegato ai colleghi -, qui apprendo le notizia dai giornali, mi sembra un incubo. E quando da casa mi chiedono 'che accade?', ho quasi imbarazzo nel dire che non so un fico secco".

Critiche poi da parte di alcuni presenti per i presunti errori commessi, dall'impeachment - poi oggetto di una repentina marcia indietro - all'alleanza con la Lega che non convince molti: "Salvini ci ha messo nel sacco. Questi se torniamo al voto ci asfaltano", avrebbe lamentato più di un senatore. Alla fine, a sedare gli animi, ci avrebbe pensato il vice capogruppo Perilli affiancato dal senatore Nicola Morra, arrivato a fine riunione.

E dopo l'assemblea, che qualcuno è arrivato a definire "carbonara", una piccola contestazione al leader sembra essere partita anche nel corso dell'assemblea congiunta dei parlamentari M5S. "Luigi, devi ascoltare di più" sarebbe infatti - a quanto apprende l'Adnkronos - quanto chiesto al capo politico da Paola Taverna.

Stando a quanto riferito, anche il deputato Andrea Colletti avrebbe chiesto più ascolto da parte del leader 5 Stelle. Nel corso dell'assemblea congiunta, il deputato abruzzese avrebbe chiesto un maggiore coinvolgimento della compagine parlamentare nelle decisioni politiche ricorrendo a un'espressione colorita. "Luigi, devi ascoltare i 'cacaca...'", avrebbe detto Colletti invitando Di Maio a tenere in considerazione anche i punti di vista più critici.

Ma non solo. Tra gli eletti 'scontenti, anche chi avrebbe criticato la linea del leader grillino, definendo sbagliata la scelta di cedere sul veto posto dal Quirinale su Paolo Savona.

Moscovici: «No a interferenze sull'Italia»

"Quello che è chiaro è che la democrazia deve avere l'ultima parola, non devono esserci piani qui o là che contraddicano la democrazia. Sono gli italiani che decideranno del loro destino e naturalmente noi rispettiamo tutti il posto dell'Italia come fondatore dell'Europa e come Paese al cuore della zona euro". Così il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovicirisponde, in conferenza stampa, in merito al 'piano B' che la Germania sta preparando, come ha spiegato all'Adnkronos il direttore del Ceps Daniel Gros, per isolare dal contagio Paesi del Sud Europa come Spagna e Portogallo utilizzando tutto l'arsenale dell'Ue, a partire dall'Esm, piano che dovrebbe scattare nel caso in cui un eventuale governo Lega-M5S dovesse dare seguito alle ventilate ipotesi di uscita dell'Italia dall'euro.

"Il procedimento democratico - aggiunge Moscovici - è tuttora in corso in Italia e vedremo quando e in che cosa risulterà. Sarebbe inammissibile speculare e ancora di più interferire. Siamo pronti come Commissione Europea a lavorare con i nuovi interlocutori quando entreranno in carica: è la nostra intenzione, come con tutti i governi dell'Ue".

L'Italia "è un grande atout", una grande risorsa, "per l'Eurozona. E le sfide che l'Italia ha di fronte sono ben note: ridurre il debito pubblico, stimolare la produttività per migliorare la competitività, dare speranze ai giovani e in particolare rimarcare una solidarietà con il Sud del Paese. Ci sono delle frustrazioni, e bisogna comprenderle; c'è della collera, bisogna ascoltarla", afferma ancora il commissario agli Affari Economici e Finanziari

"Vorrei ricordare qualche dato economico - aggiunge Moscovici - per tirare il collo a queste voci, che io ritengo infondate e inopportune. L'economia italiana emerge da un lungo periodo di crisi: c'è la crescita, prevediamo un calo della disoccupazione quest'anno e il prossimo. Il debito pubblico è su una traiettoria discendente, anche se in misura modesta: questi sono dei miglioramenti veri, che riflettono gli sforzi che sono stati dispiegati dai cittadini e dalle imprese italiane nel corso degli ultimi anni. Bisogna concentrarsi su questi fatti, piuttosto che speculare".

"E' evidente - continua il commissario - che quello che succede in Italia ha un'importanza capitale per l'Ue, per l'Eurozona, per gli investitori, per il mondo intero: Valdis (Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, ndr) andrà al G7 e l'Italia ne è un membro importante. In questo contesto speculare è più che assurdo: è inammissibile. Non c'è alcun dubbio sul fatto che l'Italia è un grande atout per la zona euro. Dunque - conclude - è la democrazia che deve prevalere, e solo lei. E' la nostra legge comune".

Salvini vola a Roma

Matteo Salvini torna a Roma sulla scia della riapertura della trattativa per formare un governo insieme al M5S. Il segretario della Lega ha cancellato la girandola di impegni in Lombardia previsti nella giornata di oggi - il primo a Barreggio - per volare nella Capitale e valutare la proposta di Luigi Di Maio: spostare Paolo Savona, nome su cui si è inceppato il governo giallo-verde, dalla casella del Mef a un altro dicastero, promuovendo al Tesoro un nome della "stessa caratura e libertà" del professore euro-scettico.

Il leader del Carroccio potrebbe incontrare oggi il capo politico dei 5 Stelle che spiegano come l'incontro non sia ancora in agenda, ma è possibile si tenga già nelle prossime ore.

Solo nella tarda serata di ieri la porta di Salvini si è finalmente aperta. Dopo aver fatto presente che la pazienza "è quasi finita" e che "c’è quel programma e quella squadra: se vanno bene ci mettiamo la faccia e lavoriamo" e "se qualcuno per i motivi più bizzarri non va bene all’Europa Berlino, ai mercati, alla Merkel e alle banche" noi "cosa possiamo farci?", qualcosa più tardi è cambiato: "Valutiamo quanto questo spostamento sia utile agli italiani, parlandone ovviamente con il professor Savona cosa che educazione vuole. Stiamo ragionando su una squadra forte per un progetto forte".

Annullati anche i due appuntamenti elettorali previsti oggi in Puglia per Giorgia Meloni, presidente nazionale di Fratelli d'Italia.

E mentre Salvini lascia la Lombardia, il premier incaricato, Carlo Cottarelli, è arrivato alla Camera ed è a lavoro nella sala busti di Montecitorio.

Incontro informale invece al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Mattarella si sarebbe inoltre intrattenuto telefonicamente con il presidente della Camera Roberto Fico.

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