Martedì 23 Ottobre 2018 - 21:03

Salvini: «Se Ue ci boccia tiriamo avanti»

Soddisfatti e determinati, seppur con diverse sfumature rispetto ai rapporti con l'Europa, e "non preoccupati" per la reazione dei mercati. All'indomani dell'approvazione della nota aggiornamento al Def, che estende al 2,4% il rapporto deficit/Pil, i due vicepremier rassicurano sul futuro del Paese e rivendicano meriti e obiettivi delle misure messe in campo. Intanto però lo spread vola e il commissario agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici avverte l'Italia: "Quando un Paese si indebita, si impoverisce".

Se l'Ue dovesse bocciare la manovra "noi tiriamo avanti" dice senza mezzi termini il titolare del Viminale, Matteo Salvini. Più cauto il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio: "Non vogliamo andare allo scontro".

"Non siamo mica al mercato dei tappeti... se mi dai tre migranti ti dò uno zero virgola - afferma Salvini all'indirizzo dell'Ue - E infatti stiamo raccogliendo errori passati di Renzi. Non siamo in un suq a scambiare perline con cappellini. Noi tiriamo dritti" ribadisce il leader della Lega.

"Pensiamo di lavorare bene per la crescita del Paese - evidenzia - e per ridare fiducia, speranza, energia e lavoro. E quindi sono felice di quello che abbiamo fatto in questi quattro mesi e di quello che faremo nei prossimi quattro anni". Il ministro dell'Interno parla di "passo in avanti verso la civiltà, i mercati se ne faranno una ragione".

"Sono felice - spiega poi - perché abbiamo ridato diritto al lavoro, pensione e speranza a milioni di italiani". "Noi vogliamo dare lavoro ai giovani. Se superando la legge Fornero manderemo a casa migliaia di lavoratori, rendiamo un servizio a queste persone che se lo meritano e soprattutto apriamo enormi spazi di futuro e lavoro ai giovani. Lo spiegheremo anche ai commissari" chiarisce in particolare dopo le critiche mosse da Moscovici.

"TRIA MAI IN BILICO" - Quanto al ministro dell'Economia, Giovanni Tria, oggetto del pressing di 5S e Lega per portare il rapporto deficit/Pil al 2,4%, "non è mai stato in bilico - assicura Salvini - E' un membro del governo ed è un governo che in maniera compatta piano piano con intelligenza e responsabilità sta mantenendo uno per uno gli impegni presi".

A chi gli domanda dell'abolizione della povertà, "mi piacerebbe anche abolire il cattivo tempo e i pareggi del Milan - risponde il leader della Lega - ma purtroppo con decreto non ci riesco". "Dobbiamo abbattere il muro della precarietà, della sfiducia e della disoccupazione in Italia. Questa manovra - ribadisce - intervenendo sulla Fornero, riducendo le tasse ai piccoli, aumentando le pensioni di invalidità rappresenta un passo in avanti verso la civiltà. Sono convinto che analisti e mercati capiranno che stiamo lavorando per il bene del Paese. Non sono assolutamente preoccupato".

Così come assicura l'altro vicepremier Luigi Di Maio. "Non sono preoccupato" risponde il ministro del Lavoro a chi gli chiede dell'aumento dello spread e del calo della borsa il giorno successivo al varo della nota di aggiornamento al Def. "Questo perché - spiega a margine di un convegno sul 5G - nei prossimi giorni voglio incontrare tutti, soggetti pubblici e privati".

Di Maio sottolinea: "Nel 2,4% ci sono 15 miliardi di euro di investimenti; è il più grande piano mai fatto in Italia e questo consentirà di avere un'alta redditività". In Italia ci saranno "risorse fresche insieme ai 12-13 miliardi che sono in pancia alla Pa" e che "ora saranno sbloccati". Dunque, "il debito scenderà perché - aggiunge - gli investimenti che andremo a fare quest'anno creeranno una crescita economica inaspettata. Ora andremo semplicemente a spiegare le nostre ragioni".

Riguardo ai rapporti con l'Ue, "abbiamo di fronte giorni importanti di interlocuzione con la Commissione Europea: noi non vogliamo andare allo scontro" garantisce il capo politico M5S. Il ministro del Lavoro considera "l'intervento di Moscovici interlocutorio. Le preoccupazioni sono legittime ma il governo si è impegnato a mantenere il 2,4% per tre anni e vi posso assicurare che ripagheremo il debito, e il debito scenderà".

"DA TRIA VARI SCENARI" - Parlando poi della riunione di ieri per la predisposizione della nota al Def, Di Maio dice che "Tria è stata una persona che ha seguito quello che avevamo concordato insieme", e spiega che il ministro dell'Economia "aveva predisposto vari scenari: noi non ci siamo impiccati ai numeri. Abbiamo detto questo è quello che serve al popolo italiano: poi si fa il calcolo e si vede quanto si deve fare di deficit". "Non è stata una riunione algida - rimarca - ma si è parlato della carne viva del Paese".

Nei "vari scenari" messi a punto dal titolare di via XX Settembre vi era anche quello di "intervenire con la legge Fornero, il reddito, la flat tax e i truffati dalle banche", sottolinea Di Maio. "Nei prossimi giorni ci saranno tutte le interlocuzioni da portare avanti con le istituzioni europee e con i fondi privati. Capisco che ci possa essere una novità in Italia perché siamo sempre stati più realisti del re. Però devo dire che da tutto un mondo imprenditoriale che conosco mi arrivano feedback positivi, legati al fatto che ci sono soldi freschi da investire e quindi occasioni economiche per i soggetti privati per fare degli investimenti" conclude Di Maio.

Ora Silvio teme l'inciucio

No a maggioranze variabili, no a inciuci con M5S. In vista delle prossime elezioni, a cominciare dalle provinciali di Trento, Forza Italia ha diffuso una circolare per mettere in guardia i dirigenti locali dal rischio di trame e accordi sottobanco tra Lega e Cinquestelle al momento della formazione delle liste. La raccomandazione, infatti, è quella di vigilare sul rispetto da parte di Lega e Fdi del vincolo di coalizione, come 'certificato' nell'accordo raggiunto all'ultimo vertice di palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sul nodo delle regionali.

Nonostante le promesse di lealtà, almeno a livello locale, di Salvini, infatti, tra gli azzurri molti temono 'accordi di desistenza' sul territorio tra il Carroccio e i Cinque stelle. Il Cav avrebbe dato mandato ai suoi di marcare stretto il segretario di via Bellerio. Da qui l'esigenza dei vertici forzisti, raccontano, di mettere nero su bianco termini e modalità dell'alleanza già alle amministrative.

La circolare, inviata ieri a tutti i coordinatori regionali e provinciali azzurri, di cui è in possesso l'Adnkronos, porta la firma del responsabile nazionale dell'organizzazione, il questore della Camera, Gregorio Fontana; del responsabile enti locali, Marcello Fiori e del responsabile del 'Comitato elezioni regionali e amministrative', il senatore Maurizio Gasparri. L'obiettivo è ''sensibilizzare non soltanto gli amministratori locali forzisti ma anche i tanti che sono espressione di liste civiche riconducibili alla nostra area politica''.

''Il prossimo 31 ottobre - è l'incipit - si terranno in molte province italiane le elezioni di secondo grado per il rinnovo dei presidenti e dei consigli provinciali. L'orientamento indicato dal presidente Berlusconi è quello di lavorare per realizzare la coalizione di centro-destra: in questa prospettiva - scrivono i tre esponenti forzisti - è necessario avviare fin d'ora gli opportuni contatti con le altre forze politiche della coalizione, a partire dalla Lega e Fdi''.

In particolare, Fiori, Gasparri e Fontana, ricordano che ''per l'eventuale utilizzo del simbolo di Fi è necessaria l'autorizzazione" del tesoriere del partito, Alfredo Messina. Pertanto, ''chi volesse presentare il contrassegno ufficiale del partito, anche in simboli compositi, dovrà essere munito di apposita procura''.

Berlusconi, concludono i tre azzurri, rivolti ai coordinatori regionali e provinciali, ''fa grande affidamento sul vostro impegno per questa tornata elettorale, importante per consolidare l'insediamento di Fi sul territorio e per rilanciare ovunque possibile i rapporti di collaborazione fra le forze politiche di centrodestra''.

Lega avverte Tria: «Se non ci sta, troveremo un altro»

Balla la poltrona del ministro dell'Economia Giovanni Tria. Mentre il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio assicura da Bruxelles che non c'è in programma nessuna richiesta di dimissioni del responsabile del Tesoro, la Lega dà un vero e proprio aut aut al ministro. Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, non lascia spazio a dubbi: "Se Tria - dice ospite di 'Agorà' su Raitre - non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell'Economia". Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture ed esponente della Lega, fa notare: "Noiabbiamo un contratto Lega-Cinquestelle, il ministro Tria - ricorda intervistato dal Giornale radio Rai - lo ha letto prima di accettare l'incarico al Mef".

La battaglia si gioca tutta sul rapporto deficit/Pil che 5 Stelle e Lega vorrebbero portare al 2,4% per cominciare a realizzare le misure promesse, dal reddito di cittadinanza alla riforma della Fornero fino alla flat tax. Da Tunisi il ministro dell'Interno e vice premier Matteo Salvini è tornato a sottolineare: "E' giusto superare il 2% del rapporto debito/Pil nella manovra", aggiungendo: "Il diritto alla felicità di milioni di italiani vale qualche numerino. Assolutamente".

Tria per ora resiste ma il tempo è scaduto. Per le 16, secondo quanto viene riferito da fonti di governo, è in programma un vertice di maggioranza sulla manovra finanziaria, al quale prenderanno parte il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e lo stesso Tria. Poi, nel tardo pomeriggio, il Consiglio dei Ministri si riunirà per il varo della nota di aggiornamento al Def. Solo allora si saprà l'esito del braccio di ferro in corso da giorni.

La Commissione Europea intanto fa sapere che "esaminerà i documenti programmatici di bilancio per il 2019 di tutti gli Stati membri dell'area euro, Italia inclusa, nelle settimane che seguiranno la presentazione formale, entro il 15 ottobre, e prima della fine di novembre". "Fa parte - ha spiegato il portavoce della Commissione Europea Christian Spahr, durante il briefing con la stampa a Bruxelles - del normale processo del semestre europeo, il ciclo di coordinamento delle politiche economiche, come accade ogni anno".

Ermini nuovo vicepresidente del Csm, ira M5S

E' scontro dopo l'elezione alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura di David Ermini, ex deputato del Partito democratico, di cui è stato anche responsabile Giustizia. Il Guardasigilli Alfonso Bonafede va all'attacco accusando la maggioranza delle toghe di fare politica. Mentre il vicepremier Luigi Di Maio chiede: "Ma dov'è l'indipendenza?".

L'ELEZIONE - Il plenum, presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella, ha eletto Ermini al terzo scrutinio, con 13 voti. Il laico in quota M5S Alberto Maria Benedetti ha avuto 11 voti, due sono state le schede bianche. Ermini è l'unico politico di professione tra gli otto consiglieri laici eletti a luglio scorso dal Parlamento. Dopo l'elezione il neo eletto vicepresidente del Csm ha annunciato: "Ho già chiesto la sospensione dell'iscrizione al Partito Democratico perché ritengo che quando si assume un incarico istituzionale si deve essere liberi".

LE DICHIARAZIONI DI ERMINI - Prendendo la parola a conclusione del plenum, Ermini ha detto: ''Le cose che dobbiamo avere davanti sono la legge e la Costituzione, e il garante della Costituzione, che è il Presidente della Repubblica, al quale mi rivolgerò in modo pressante e continuo perché io possa svolgere il compito con tutta la forza necessaria''. ''Ognuno di noi quando arriva qui deve dismettere la casacca che aveva e rispondere solo alla legge e alla Costituzione, così sarà per me", ha ribadito Ermini. "L'emozione è tanta", ha aggiunto, dedicando la sua elezione al padre: "Per tutta la vita ha fatto l'avvocato, se fosse qui sarebbe più contento di me".

FURIA M5S - La scelta di eleggere Ermini fa però infuriare i 5 Stelle. "Prendo atto che all'interno del Csm c'è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica!", scrive in un post su Facebook il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. ''Non posso non prendere atto che i magistrati del Csm hanno deciso di affidare la vice presidenza del loro organo di autonomia ad un esponente di primo piano del Pd, unico politico eletto in questa legislatura tra laici del Csm'', rileva il ministro, che ricorda: "In questi anni, da deputato mi sono sempre battuto affinché, a prescindere dallo schieramento politico, il Parlamento individuasse membri laici non esposti politicamente. Una battaglia essenziale, a mio avviso, per salvaguardare l'autonomia della magistratura dalla politica''. Ma ''evidentemente sta a cuore più al ministro della Giustizia che alla maggioranza dei magistrati''. ''Nulla di personale nei confronti del neo eletto vicepresidente David Ermini - precisa Bonafede - a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro. Continuo a credere che il rapporto tra il ministero e il Csm sia fondamentale per il buon funzionamento della giustizia e mi impegnerò sinceramente. Ma ci sono atti che hanno un significato politico che non può essere ignorato".

Duro anche il commento del vicepremier Luigi Di Maio : "È incredibile! Avete letto? Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del Consiglio Superiore della Magistratura. Lo hanno votato magistrati di ruolo e i membri espressi dal Parlamento. Ma dov'è l'indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. È incredibile". "Ermini è stato eletto a marzo, si è fatto 5 anni in Parlamento con il Pd lottando contro le intercettazioni: la riforma che abbiamo bloccato era proprio la sua. Ora lo fanno pure presidente. Il Sistema è vivo e lotta contro di noi", chiosa il leader 5 Stelle.

LA REAZIONE DEL PD - Dal Pd il segretario Maurizio Martina commenta così la reazione dei 5 Stelle all'elezione di Ermini: ''Ci sono dichiarazioni gravissime da parte di autorevoli rappresentanti di governo sul Csm. Addirittura il ministro della Giustizia. Dimostrano in questo modo - sottolinea - di non avere alcun senso dello Stato. Il governo rispetti la Costituzione e l'organismo di autogoverno della magistratura''.

Foa presidente, via libera da Vigilanza Rai

La Commissione di Vigilanza a dato semaforo verde alla nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Con 27 voti favorevoli, tre contrari, una scheda bianca e una nulla, il giornalista incassa quindi il il via libera dell'organo della tv di Stato. La maggioranza necessaria perché Foa diventasse presidente era di due terzi, una maggioranza che quest'estate non era stata raggiunta. Oggi tuttavia sia i commissari di Forza Italia sia quelli di Fratelli d'Italia, questi ultimi già favorevoli nella precedente occasione, hanno dichiarato ai cronisti l'intenzione di votare sì.

FOA: "SARO' GARANTE PLURALISMO" - "Sono abituato a discerne tra le opinioni personali e i doveri legati al mio ruolo di garante del pluralismo, principio cui mi ispirerò nei prossimi tre anni qualora la Commissione dovesse esprimere un parere favorevole sul mio incarico". Così Marcello Foa aveva rassicurato la Commissione stamane, nel corso della sua audizione prima della decisione di questo pomeriggio sulla nomina. "Non ho mai militato in un partito, né preso la tessera di un partito, né cercato appoggi politici per far carriera", aveva detto, definendosi "un liberale di cultura antica, della scuola di Indro Montanelli, e ho sempre ritenuto importante difendere la libertà di informazione".

"Questa è la mia vocazione. Questo sono io", aveva sottolineato, parlando dei valori che da sempre ne caratterizzerebbero l'operato: "I miei valori sono quelli dell'indipendenza dell'informazione, del servire il lettore con umiltà e saper riconoscere i propri errori correggendoli appena se ne è consapevoli".

"Penso di poter svolgere un ruolo di garanzia perché ho dimostrato di sapermi anche correggere dopo aver espresso delle opinioni", aveva assicurato. Del resto, ha spiegato, "conduco da anni una battaglia intensa e irriducibile affinché la grande stampa riprenda un ruolo fondamentale in questo Paese e affinché le informazioni sbagliate perdano impatto, perché la gente si riconosce nella grande informazione, come quella della Rai".

"La mia battaglia personale è stata sempre a favore di una informazione libera e trasparente che sappia riconoscere i propri errori, perché sono certo che la tendenza a nascondere gli errori abbia creato un gap di fiducia da parte dei cittadini verso la grande stampa. Questo gap - aveva spiegato - va ricomposto con una informazione autorevole e indipendente. Impegno che io prendo con tutto il cuore e con la massima professionalità, nell'ambito dei miei compiti e del mio ruolo che è diverso da quello dell'amministratore delegato".

Il candidato presidente aveva poi sottolineato come "il mandato conferitomi dal governo non è politico ma è professionale; mi si chiede di onorare il mio percorso professionale di difesa del giornalismo e di difesa della cultura italiana". Dopo il mancato via libera della Vigilanza quest'estate "essendo il mio mandato di nomina governativaio l'ho rimesso al Mef e ho atteso diligentemente che il governo valutasse la situazione. Così quando è stata riproposta la mia candidatura, io l'ho accettata avendo percepito che la commissione di Vigilanza poteva rivalutare nella sua maggioranza qualificata la mia nomina. E l'ho fatto con umiltà e rispetto delle deliberazioni della Commissione. Io sono molto rispettoso delle regole".

VERSO SBLOCCO NOMINE - Intanto entra nel vivo la partita delle nomine Rai. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti qualificate, domani stesso il cda di viale Mazzini, oltre a ratificare il voto su Foa, dovrebbe dare disco verde alla nomina di Alessandro Casarin alla tgr, in pole su tutti gli altri nomi in corsa. Sbloccando così quello che sarebbe potuto diventare un problema vero e proprio: Vincenzo Morgante, attuale direttore dei tg regionali, da lunedì prossimo sarà alla guida di Tv2000, dunque o si procede alla nomina o la tgr resterà sprovvista del direttore.

Se passerà il nome di Casarin, come sembra deciso in queste ore, sembrerebbe reggere l'accordo tra Lega e 5 Stelle. Alla tgr, infatti, andrebbe un nome vicino al Carroccio. Dopo aver chiuso l'affaire Foa, la sensazione è che si voglia procedere in fretta, senza perdere un minuto di più, sulle nomine dei direttori di Reti e testate.

De Luca, affondo sul San Carlo: «Napoli regge la nullità delle sue istituzioni»

NAPOLI. «Bisognerebbe riequilibrare le posizioni», all'interno del Consiglio di Indirizzo del Teatro San Carlo di Napoli, perché non è pensabile che la Regione Campania versa 12 milioni, il triplo di quanto versa la Lombardia per la Scala, e il Comune di Napoli zero». Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso di una iniziativa a Napoli. «Napoli è una città viva, una città-mondo con una storia importante. Questo le consente di reggere perfino la nullità delle sue istituzioni». 

Pd lancia la contromanovra

Equità e crescita. Sono le stelle polari della "contromanovra" del Pd, abbinate alle priorità che sono i giovani, le famiglie con figli, la casa e i poveri. In capitoli, quello sul Taglio del costo del lavoro è la priorità della manovra dem. Previsto un taglio stabile di un punto all'anno per quattro anni per tutti i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Costo: 350 milioni, primo anno.

Sulle pensioni di garanzia, la proposta Pd è quella di avviare dal 1 gennaio 2019 le pensioni minime a 750 euro al mese. Sul documento dem si sottolinea che questo "significa gettare le basi di un pilastro di garanzia per i giovani che andranno in pensione interamente col sistema contributivo e che avranno carriere professionali totalmente discontinue. Obiettivo è l'equità intergenerazionale".

Il capitolo sostegno alle famiglie, nella contromanovra Pd, "costa un quinto di quello che costerebbe la Flat tax scritta nel contratto di governo se realizzata". La 'contromisura' del Pd prevede 240 euro al mese per ogni figlio minore a carico. Il costo è di 9 miliardi, il più oneroso della contromanovra.

Tra le misure dedicate alle casa, sono previste le detrazioni sugli affitti uguali alle detrazioni sui mutui casa. In cifre: il 19% se si spendono un massimo di 4mila euro all'anno, pari quindi a massimo 760 euro all'anno. Ma per i giovani under 30 è prevista una maggiorazione così da raggiungere 1.800 euro all'anno. Per il Pd è "indispensabile" occuparsi di 4 milioni di famiglie che vivono in affitto, più di un terzo in condizioni di disagio abitativo. Il 38% delle giovani coppie sono in affitto. Il costo della misura è di un miliardo. Si pensa poi di rafforzare il piano delle periferie con investimenti nell'edilizia popolare e sociale.

Un altro capitolo è quello dedicato al rafforzamento del Reddito di inclusione contro la povertà con 3 miliardi in più, per 6 miliardi complessivi, aiutando un milione e mezzo di famiglie in povertà assoluta. Il costo è di 3 miliardi.

Capitolo a parte è dedicato agli investimenti. Nella contromanovra Pd si sottolinea che "quelli pubblici vanno riportati entro 3-5 anni dal 2% al 3% Pil, il livello del 2008, con priorità all'ambiente e alla manutenzionesoprattutto nel Mezzogiorno. Si deve accelerare la spesa dei 150 miliardi già stanziati dai governi del centrosinistra e dei finanziamenti Ue. Su quelli privati, non smantellare ma potenziare Industria 4.0, ecobonus-sismabonus".

Tria: «Reddito cittadinanza in manovra»

"Ho giurato nell’esclusivo interesse della nazione, non di altri e questo non solo io, ma anche gli altri evidentemente". Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, interviene a un convegno di Confcommercio con un chiaro richiamo alle responsabilità di governo nel momento in cui si sta giocando la lunga partita per convincere il responsabile del Mef ad allentare i cordoni della borsa e i vincoli di bilancio.

Tria dice che nella manovra "ci saranno interventi come il reddito di cittadinanza", il disegno "al di là dell’etichetta va in quella direzione. Negli anni successivi sarà aggredito l’Irpef". E assicura che sarà una "manovra di crescita ma che non crea dubbi sulla sostenibilità del nostro debito".

Il titolare di via XX Settembre spiega che "i famosi saldi che saranno presentati domani intendono dare un segno ai mercati" e che la manovra conterrà un "mix di politiche che mostri a tutti che bisogna avere fiducia nell’Italia e nella crescita", ribadendo che "bisogna stare attenti perché se uno chiede troppo, quello che guadagna lo perde in termini di pagamento degli interessi". E questo, scandisce, è nell’interesse soprattutto degli italiani "che hanno messo i loro risparmi nei titoli del Tesoro".

"Siamo appena partiti con il percorso di riduzione del rapporto debito-Pil", rileva Tria, sottolineando che "il primo impegno della manovra è impedire un aumento della pressione fiscale e quindi disinnescare le clausole Iva". Nella manovra, inoltre, "ci stiamo muovendo per interventi di riduzione fiscale che andranno a favore il primo anno delle imprese medio piccole che vanno sotto l’etichetta flat tax per andare incontro ai minimi".

Quanto alle pensioni, "bisogna toccare le difficoltà di applicazione della legge Fornero". "Bisogna accelerare l’uscita dalle imprese di personale molto anziano per fare entrare giovani con competenze diverse, perché c’è un problema di competenze" dice il titolare di via XX Settembre.

Tutte le misure della manovra saranno attuate "in modo consapevole, con gradualità e in modo coordinato, nella stabilità finanziaria" assicura il ministro, aggiungendo che "bisogna eliminare il differenziale di crescita tra l’Italia e l’Ue che esiste da 10 anni, costante. Ci proponiamo nel primo anno di dimezzare questo differenziale per poi azzerarlo negli anni a venire”.

Il governo punta a “più investimenti pubblici” e in questa cornice ci saranno interventi: “Stiamo studiando misure importanti per accompagnare le amministrazioni pubbliche nei progetti".

Nomine Rai, countdown e rumors

Ore decisive per la partita di viale Mazzini. In queste ore il cda Rai dovrebbe dare il via libera a Marcello Foa per la presidenza, lasciando finalmente al direttore generale, Fabrizio Salini, la possibilità di procedere sulle nomine, rispetto alle quale è iniziato il countdown. Due di queste, in particolare, vanno chiuse a strettissimo giro senza perdere un minuto di più: si tratta del tgr, la più urgente, e, in seconda battuta, il giornale radio. Ma c'è la volontà, nel governo, di chiudere la partita nomine entro e non oltre lunedì: "Ci siamo" assicura una qualificata fonte dell'esecutivo alla vigilia del disco verde a Foa.

TGR - Di fatto su Gr e Tgr c'è la necessità, oggettiva, di chiudere al più presto. Se a Rai sport Bruno Gentili, nominato ad interim, è in odor di pensione, al tgr si apre un problema vero e proprio: Vincenzo Morgante da lunedì prossimo sarà alla guida di Tv2000, dunque o si procede alla nomina o i tg regionali resteranno sprovvisti del direttore. 

Non è tutto. Un altro scivolone si rischia sul Giornale Radio: attualmente la direzione è affidata a Roberto Pippan, ma l'interim scade domenica e se non verrà sostituito resterà automaticamente a capo della testata radiofonica. "Non possiamo permettercelo - spiega all'Adnkronos una fonte di governo M5S - sarebbe un segnale di immobilismo, oltre a un regalo alla casta". Queste tre pedine, dunque, vanno posizionate subito, senza perdere altro tempo. Ma i due alleati di governo sono convinti di chiudere l'intera partita nomine entro e non oltre lunedì.

RADIO - Sul giornale radio, dove sembra prevalere la sensibilità del M5S, in pole c'è Giuseppe Carboni, che nel curriculum vanta 20 anni di radio, attualmente ha una qualifica da caporedattore ed è al Tg2 in forza alla redazione politica. Alla Tgr salgono le quotazioni, in capo alla Lega, di Alessandro Casarin ma si sta ragionando in queste ore all'ipotesi di una condirezione, anche in vista dell'ormai prossimo appuntamento delle elezioni regionali e della vasta area che il tgr copre.

A Rai Sport Bruno Gentili, nominato ad interim, è in odor di pensione. Per la successione, oltre al nome di Jacopo Volpi si fa largo quello di Maurizio Losa: il suo profilo piace perché nella sua lunga carriera non si è occupato solo di sport ma anche di altro, non ultimo l'affaire tangentopoli.

TG - Sull'altro fronte, quello dei tg e dei direttori di Rete, resta la volontà di chiudere e farlo in fretta. Ma è da vedere se l'accordo raggiunto nel governo 'giallo verde' prima della nomina di Foa resterà in piedi dopo il via libera del cda al presidente.

Se la Lega ha puntato i piedi per affidare la presidenza di viale Mazzini a un sovranista, in molti, tra i 5 Stelle, pensano che sarebbe una forzatura cedere anche il Tg1. Per questo sulla rampa di lancio per la direzione del Tg1 figurano Alberto Matano e Franco Di Mare: due volti noti di viale Mazzini e anche per questo graditi ai vertici grillini che vorrebbero personaggi di grido e vicini alla gente.

PIERO ANGELA - Tanto è vero che nei giorni decisivi per la scelta della presidenza Rai, viene raccontato all'AdnKronos da autorevoli fonti di governo, prima di trovare la quadra sul nome di Foa sul tavolo del governo è passato al vaglio anche il nome di Piero Angela. Il nome del celebre giornalista e divulgatore scientifico sarebbe stato poi spuntato dalla lista dei 'papabili' presidenti per evitare un scivoloso conflitto d'interessi vista la sua presenza in una società che collabora con viale Mazzini.

In calo per la direzione del Tg1 i nomi di Gennaro Sangiuliano, Luciano Ghelfi e - altro nome che si fa largo nelle ultime ore - Roberto Pacchetti, giornalista Rai in forza alla redazione milanese. Indice verso, tra i 5 Stelle, anche per Alessandro Giuli, giornalista del 'Foglio' che piace, e molto, al Carroccio. Non si esclude che uno di questi nomi (sembrerebbe un ballottaggio tra Sangiuliano e Ghelfi) possa alla fine approdare alla direzione del Tg2.

LE TESTATE - I giallo verdi sono consapevoli di dover fare i conti anche con un problema di quote rosa per la direzione delle testate giornalistiche. Questa consapevolezza favorirebbe la corsa di Simona Sala, che resta un'altra carta da giocare. Quirinalista del Tg1 di lungo corso, quello di Sala è un profilo istituzionale che resta in pista per le direzioni del Tg3 (dove però potrebbe essere confermato Luca Mazzà) e di Rainews24. Antonio Preziosi sarebbe invece in corsa, in quota opposizione (è vicino a Fi), per i servizi parlamentari.

Infine le direzioni di Rete. Per Rai Uno la Lega sarebbe orientata a confermare un nome che gira ormai da mesi, quello di Marcello Ciannamea, mentre per la seconda Rete resta in pole Maria Pia Ammirati, ex vicedirettrice di Rai1, dal 2014 a capo di Rai teche e molto gradita ai grillini.

I commercianti napoletani "testano" la criptovaluta

di Dario De Martino

NAPOLI. Si studiano i bitcoin e le altre criptovalute, ma per arrivare ad una criptovaluta tutta napoletana. I test sono partiti proprio per capire quale modello si adatta meglio all’economia cittadina. Come si chiamerà? Ci sarà un sondaggio attraverso un sistema di votazione elettronico su blockchain. Chi la controllerà? Ci si sta ragionando: forse tutti, con un sistema di controllo diffuso senza poteri centrali, proprio come i bitcoin. Chi la sta sperimentando? Il gruppo di lavoro che sta lavorando sullo studio della tecnologia blockchain è composto da circa 200 volontari, ma le richieste a partecipare sono aumentate dopo l’annuncio del sindaco. Sono già partiti i test con 5 noti commercianti napoletani che sono le prime “cavie” per il progetto. Ecco gli ultimi sviluppi del lavoro portato avanti da Palazzo San Giacomo per varare la valuta legata all’economia cittadina, che come anticipato dal “Roma” qualche giorno dopo il post del sindaco, si tratterà di una criptovaluta. A coordinare i lavori del gruppo è uno degli staffisti del primo cittadino, Felice Balsamo (nella foto a destra), esperto di informatica che da anni, anche con un suo blog, si occupa del sistema blockchain e delle criptovalute, che spiega a che punto è il progetto.
Chiariamo subito un concetto: state lavorando solo sui Bitcoin? 
«No, e nemmeno solo sulla criptovaluta, ma sulla tecnologia blockchain in genere. Abbiamo quindi tre gruppi di lavoro in materia di trasparenza amministrativa, pagamenti in criptovalute e studio di una nuova criptovaluta.Relativamente al “pagamento in criptovalute” il progetto è stato divisi in 3 fasi e non si limita al semplice uso del più famoso Bitcoin».

A che punto siamo con queste tre fasi di lavoro?
«La prima è partita ad aprile ed è ormai completata, prevedeva lo studio di più scenari per utilizzare le criptovalute come sistema di pagamento alternativo. Ora è in corso la fase due, che terminerà a novembre, cioè quella dei test». 

Come si stanno svolgendo questi test?
«Si tratta della diffusione di sistemi di pagamento utilizzando le attuali criptovalute. È un periodo che ho chiamato di “evangelizzazione”, cioè spiegare soprattutto ai commercianti come funzionano le criptovalute e come possono essere utilizzate. Stiamo iniziando a testare le varie criptovalute con cinque esercenti. È una fase che serve a capire quale modello di criptovaluta si adatta meglio all’economica napoletana. L’evangelizzazione sarà aperta a tutti coloro hanno voglia di fare “vera” innovazione, è sufficiente avere solo una qualità: voglia di cambiamento».

I test si stanno facendo con criptovalute, come i bitcoin, già esistenti. Ma ci sarà, poi, una criptovaluta napoletana?
«È proprio la fase tre, ma per arrivarci bisogna concludere la fase 2, così da creare una criptovaluta calata sulle esigenze di una città come Napoli. Se prima non diffondi la tecnologia sfruttando le attuali criptovalute, pur con i loro limiti legati alle microtransazioni, non puoi avere abbastanza dati statistici per calibrare bene le caratteristiche tecniche della nuova criptovaluta».

Avete già un’idea di quale modello è più adeguato? 
«Abbiamo già previsto studi e scenari possibili, sia normativi che tecnologici ma attualmente è in pausa. Quale soluzione studiata adottare lo sapremo dalle transazioni medie al giorno, o dall’importo medio transitato, che avremo nella fase 2». 

Quali sono i dubbi da sciogliere?
«In base ai test sapremo se conviene minarla tutta o farla minare, se e come emettere token, da quale blockchain partire e sopratutto “chi” deve detenerne il controllo. Una delle soluzioni prevede la logica utilizzata oggi dal bitcoin, nessun potere centrale, ma distribuito».

Sarà compatibile con le altre criptovalute già esistenti? 
«Su questo a breve faremo partire un altro gruppo di lavoro, l’idea è quella di renderla compatibile dal punto di vista tecnologico e giuridico con interessanti “valute complementari” in giro per il mondo che ogni giorni ci vengono presentate».

Infine la curiosità di tutti: come si chiamerà?
«Per il nome invece pensiamo di attivare un sistema di votazione online, il gruppo di lavoro ha già predisposto le basi per un sistema di votazione elettronico su blockchain». 

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