Sabato 23 Giugno 2018 - 23:13

«Mercati vi insegneranno a votare», bufera su commissario Ue

E' bufera sul commissario europeo al Bilancio Guenther Oettinger. "I mercati insegneranno agli italiani a votare la cosa giusta" ha detto in un'intervista al corrispondente di DwNews a Strasburgo, secondo quanto si legge sull'account Twitter dello stesso Bernd Thomas Riegert. L'intervista sarà trasmessa questa sera alle 21.

"Abbiamo fiducia nel presidente italiano, che indica ai membri della coalizione di possibili governi i diritti e i doveri che derivano dal fatto di far parte dell'Unione Europea e dell'Eurozona", le parole di Oettinger nella versione testuale dell'intervista. Riegert, sul proprio profilo Twitter, riassume un passaggio citando il commissario: "'I mercati e un outlook 'pessimista' insegneranno agli italiani a non votare per i partiti populisti alle prossime elezioni', mi ha detto il commissario Oettinger".

Quindi, nel post, vengono riportate in inglese dichiarazioni virgolettate: "Posso solo sperare che questo giochi un ruolo nella campagna elettorale". In un successivo tweet, in tedesco, viene riportata un'altra frase del commissario: "Abbiamo fiducia nel nuovo governo italiano".

Immediate le reazioni. “Juncker faccia tacere il commissario Oettinger e gli altri commissari che regolarmente intervengono a sproposito nel dibattito politico italiano causando danni all’Unione Europea e a chi in Italia è impegnato a difendere la nostra appartenenza all’Europa - dichiara il ministro dello Sviluppo uscente, Carlo Calenda - Queste intrusioni sono intollerabili. Oettinger si scusi con i cittadini italiani o si dimetta".

"Pazzesco, a Bruxelles sono senza vergogna. Il commissario europeo al Bilancio, il tedesco Oettinger, dichiara 'i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta'. Se non è una minaccia questa... Io non ho paura, #primagliitaliani!" scrive su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini.

I Cinquestelle, con la capodelegazione al Parlamento europeo, Laura Agea, chiedono al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker di "smentire immediatamente il commissario Oettinger. Le sue parole - prosegue - sono di una gravità inaudita e sono la prova delle evidenti manipolazioni che la democrazia italiana ha subito negli ultimi giorni. Juncker deve intervenire e difendere la volontà popolare, la democrazia e il voto libero di tutti i cittadini europei. Non deve essere un Commissario tedesco a dire come gli italiani devono votare, né qualche speculatore finanziario. Oettinger ha gettato la maschera e deve dimettersi!".

"Nessuno può dire agli italiani come votare. Meno che mai i mercati. Ci vuole rispetto per l'Italia" twitta il reggente del Pd Maurizio Martina.

"Assurde e inaccettabili" le parole di Oettinger per Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. "I nostri cittadini sono in grado di decidere autonomamente come scegliere i propri rappresentanti, senza bisogno di suggerimenti. Le affermazioni del commissario Ue rischiano di alimentare ulteriormente l'anti-europeismo. Non ne avevamo proprio bisogno", chiosa l'esponente azzurra.

Minacce social a Mattarella, aperta inchiesta

La Procura di Palermo ha aperto un procedimento per le offese e le minacce via social al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Allo stato, come apprende l’Adnkronos, il fascicolo è stato aperto "contro ignoti" in attesa della compiuta identificazione dei profili da cui sono stati scritti i post offensivi contro il capo dello Stato.

Sono diversi i profili Facebook e Twitter finiti sotto la lente della Procura. "Hanno ucciso il Mattarella sbagliato", "Ti hanno ammazzato il fratello, Non ti basta?", "Dovremmo fargli fare la fine del pezzo di m... del fratello" tra i post apparsi sui social.

La squadra di Cottarelli: ecco i nomi in pole

ROMA. Il premier incaricato Carlo Cottarelli salirà oggi alle 16:30 al Colle per sciogliere la riserva e presentare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella la sua squadra di governo. Un esecutivo snello e con pochi ministri, assolutamente neutrale, come ha garantito ieri lo stesso Cottarelli che si è impegnato a non candidarsi alle prossime elezioni e ha annunciato che vincolerà la sua squadra allo stesso impegno. Ma quali sono i nomi in pole per il governo?

Per quanto riguarda la casella chiave del ministero dell'Economia che ha fatto saltare il banco del governo 5 Stelle-Lega, non è escluso che Cottarelli, chiamato dal capo dello Stato allo scopo di tenere i conti in ordine, decida di assumere in prima persona l'interim. Circolano però anche altri nomi da Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia, a Guido Tabellini, ex rettore della Bocconi.

Un ruolo nel governo Cottarelli potrebbe averlo il magistrato anti-camorra Raffaele Cantone, presidente dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, al quale potrebbe andare il ministero delle Infrastrutture. Cantone riferisce però oggi di non aver avuto ''nessun contatto'' con il premier incaricato, poi ricorda: ''Sto facendo un lavoro che finisce nel 2020''.

Tra i giuristi si fanno i nomi del presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, della vicepresidente della Corte costituzionale Marta Cartabia - che però alla fine potrebbe scegliere di rimanere alla Consulta, dove il suo mandato scade nel 2020 -, del giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese e dell'ex ministro della Giustizia Paola Severino.

Tra i papabili della squadra di governo rispunta anche il nome di Elisabetta Belloni, prima donna a ricoprire il ruolo di segretario generale della Farnesina, data in pole per il ministero degli Esteri. Tra le donne si continua a parlare anche dell'economista Lucrezia Reichlin che potrebbe essere indicata per lo Sviluppo economico.

Per la casella del ministero del Lavoro circola il nome dell'ex presidente dell'Istat ed ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini. Mentre Enzo Moavero Milanesi sarebbe in lizza per gli Affari Europei. Il puzzle dei ministri del governo è in via di composizione. Per conoscere quali saranno alla fine le scelte di Cottarelli bisognerà attendere solo poche ore. Il premier incaricato ha promesso "tempi molto stretti". I nomi dovrebbero arrivare già oggi.

Renzi: «Terza Repubblica? Sembra la terza media»

"Si andrà molto presto alle elezioni, frutto dell’incapacità di governare di Lega e Cinque Stelle" e "il Pd non deve perdere neanche un secondo a litigare, ma offrire un’alternativa credibile. Repubblicana". Lo scrive Matteo Renzi nella sua ultima enews.

"Sarà una battaglia incredibile tra chi vuole uscire dall’Europa e chi vuole un’Italia forte ma dentro l’Europa. Sarà una battaglia tra chi combatte sulla base di fake news e chi porterà numeri, fatti, argomenti -spiega il senatore del Pd - Sarà una battaglia tra chi mette in discussione l’appartenenza atlantica dell’Italia e chi non vuole cambiare una linea di politica estera che l’Italia segue da 70 anni. Sarà una battaglia tra chi scommette sull’antipolitica e chi crede nella politica".

Per Renzi, "se gli estremisti vinceranno l’imminente sfida elettorale il conto lo pagheranno le famiglie, i piccoli imprenditori, i giovani, i pensionati, il popolo. E non si deve aver paura di sfidare a viso aperto i diffusori di bugie spaziali. Loro hanno i social e i talk, noi dovremo chiamare a raccolta più persone possibili anche al di fuori della stretta cerchia politica. Da oggi deve partire il coinvolgimento di tante persone che vedono il rischio che l’uscita dalla casa comune europea distrugga il futuro dei nostri figli. Casa per casa, porta a porta, piazza per piazza".

"Se l’Italia all’improvviso torna a rischiare non è colpa dell’arroganza di qualche cancelleria europea, ma dell’incompetenza di qualche aspirante statista italiano. Siamo più forti delle nostre paure. Rimettiamoci in gioco, tutti insieme. E salviamo l’Italia, i suoi risparmi, i suoi valori. Il suo futuro", sottolinea il senatore del Pd.

"Dopo il 4 marzo noi siamo stati seri e abbiamo detto: riconosciamo la sconfitta, tocca a loro. Loro non sono stati capaci. O hanno avuto paura. Perché è facile promettere la luna in campagna elettorale, ma quando arriva la responsabilità di governare è più comodo scappare. Il disastro di questi giorni ha due responsabili: Salvini e Di Maio. Ma il conto lo pagano e lo pagheranno le famiglie italiane" scrive Renzi nella enews.

"Ipotizzare l’uscita dall’Euro, con un piano B studiato anche dal candidato ministro, ha creato un disastro finanziario per l’Italia. L’ipotesi di non restituire 250 miliardi di Euro di debito pubblico, l’idea di creare una sorta di moneta parallela ha dato l’idea di un Paese allo sbando -scrive ancora il senatore del Pd - Il presidente della Repubblica ha esercitato le sue prerogative costituzionali come tutti gli altri suoi predecessori hanno fatto in più di una circostanza e io ne sono testimone anche personale.La Costituzione va almeno letta".

Renzi sottolinea ancora: "Di Maio ha proposto la messa in stato d’accusa del presidente Mattarella. Lo ha fatto dopo aver ripetuto per tutta la settimana che sui ministri 'decide il presidente della Repubblica'. Che cosa è accaduto? Perché Di Maio ha cambiato idea? Tutto nasce con Salvini che scrive su Facebook 'Sono davvero arrabbiato' e Di Maio si affretta a mettere il 'Mi piace'. Più che la Terza Repubblica, questi due sembrano in terza media".

«A breve un consolato serbo a Napoli»

I rapporti di collaborazione e amicizia tra Napoli e la Serbia danno vita ad un sodalizio culturale senza precedenti. In agenda, a partire da questa estate, diversi eventi in cui le due culture avranno modo di fondersi prima a Napoli e poi a Belgrado. Ne ha parlato con Il Velino Campania l’ambasciatore serbo Goran Aleksic.

Ambasciatore come è nata la collaborazione tra la Serbia e il capoluogo partenopeo? 

«Nasce dalle idee che sono emerse durante la visita del Ministro Primo Segretario della Repubblica di Serbia Tatjana Garcevic con l’assessore Alessandra Clemente e dal mio incontro con il sindaco Luigi de Magistris».

Quali sono i progetti comuni e le inziative che vi apprestate a presentare durante l’edizione di “Estate a Napoli"?

«Abbiamo in agenda una serie di appuntamenti culturali utili ad incrementare le iniziative culturali e di reciproco scambio tra la Serbia e la città di Napoli. Si esibiranno durante “Estate a Napoli" diversi artisti, tra gli altri un noto pianista e una salsa band. Subito dopo, ci stiamo organizzandoper avere il comune di Napoli a Belgrado. Per l’occasione pensiamo che ci saranno manifestazioni culturali, la partecipazione del sindaco de Magistris a una tavola rotonda di intellettuali sui rapporti di storia e cultura. I progetti sono molti anche perchè ci sono ditte che vogliono venire in Serbia. Pensiamo anche a un progetto di protezione civile, all’accademia della moda di Napoli e all’arte culinaria». 

A breve dovrebbe nascere a Napoli un consolato serbo, è così?

«Sì, si tratta di un consolato onorario, ma ancora non è finito il processo di costituzione, quando la termineremo avremo un console onorario che aiuterà nello scambio culturale ed economico i cittadini serbi che ne avranno bisogno».

Avete già individuato la persona a cui verrà conferito l’incarico di console onorario? 

«Sì l’abbiamo identificato, ma siamo ancora in fase di costituzione, presto saremo pronti. Posso sicuramente dire che sono soddisfatto per quello che stiamo facendo e spero in futuro ci siano altri scambi non solo culturali ma anche di studenti e professori per avere un contatto ancora più profondo».

Savona: «Ho subìto un grave torto»

"Ho subìto un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio comunicato, criticato dalla maggior parte dei media senza neanche illustrarne i contenuti". Lo scrive, in una lettera al sito di "Scenari Economici", l'economista Paolo Savona in risposta alle parole del presidente Sergio Mattarella.

"Il 28 e 29 giugno si terrà un incontro importante tra Capi di Stato a Bruxelles" e, scrive l'economista, "se non avesse avuto veti inaccettabili, perché infondati, il governo Conte avrebbe potuto contare sul sostegno di Macron, così incanalando le reazioni scomposte che provengono dall'interno di tutti indistintamente i Paesi-membri europei verso decisioni che aiutino l'Italia a uscire dalla china verso cui è stata spinta".

Di Maio: «2 giugno manifestazione a Roma»

Luigi Di Maio chiama alla mobilitazione e annuncia un "grande evento" per il 2 giugno a Roma. "Quella di ieri sera è stata la notte più buia della democrazia italiana", con "il Presidente che ha deciso di scavalcare le sue prerogative costituzionali e di non fare andare al governo una forza politica che ha preso 11 milioni di voti. Un governo che avrebbe avuto la maggioranza assoluta grazie al contratto siglato con la Lega" afferma il capo politico M5S in un video postato su Facebook.

"Al governo Mattarella ha deciso di mettere dei tecnici che non hanno mai preso un voto, guidati da Cottarelli, con la sicurezza che non avranno nessuna maggioranza in Parlamento. Quindi avremo un governo non solo non votato dal popolo, ma nemmeno dal Parlamento: un vergognoso unicum nella storia della Repubblica" dice Di Maio, che invita anche a una campagna social, al grido di 'il mio voto conta': "So che siete incazzati, ho ricevuto migliaia di messaggi in queste ore. Non possiamo rimanere a guardare, né farci anestetizzare dai media. Dobbiamo reagire subito e con fermezza. Io oggi appenderò una bandiera italiana fuori dalla mia finestra, affinché tutti la possano vedere: vi chiedo di fare altrettanto".

"Organizzeremo anche delle manifestazioni nelle principali piazze italiane - annuncia - delle passeggiate, tutto ciò che è possibile fare pacificamente per affermare il nostro diritto a determinare il nostro futuro. Il 2 giugno, il giorno della festa della Repubblica, invito tutti a venire a Roma, dove faremo un grande evento. E' importante farci sentire e farci vedere perché già iniziano a circolare delle bugie".

"La situazione è molto grave, gravissima - scandisce - Ieri si è sancito il concetto che puoi fare il ministro anche se sei un condannato, un indagato per mafia, per corruzione, uno che va a prostitute, ma guai se critichi l'Europa. Il voto degli italiani è stato totalmente svuotato dai suoi valori e questo non è accettabile".

Poi, parlando con i cronisti alla Camera dopo aver incontrato Matteo Salvini, il capo politico del M5S spiega: "Lavoriamo per far partire le commissioni parlamentari e iniziare a realizzare il contratto di governo dal Parlamento. Finché non si va al voto il Parlamento ha un'unica maggioranza, M5S-Lega, e un contratto di governo da realizzare". "Domani - annuncia - si incontrano i capigruppo di Lega e Cinque stelle per far partire le commissioni".

"La prima cosa che chiediamo è andare al voto il prima possibile" sottolinea con i giornalisti. Anche ad agosto? "Il prima possibile", ribadisce il leader M5S.

Come 5 Stelle, aggiunge, "siamo totalmente convinti di andare avanti sull'impeachment" nei confronti del presidente Sergio Mattarella ma "aspettiamo ancora qualche giorno perché un'altra ragione per promuoverlo è che si manda alle Camere un governo che non ha la maggioranza. Una cosa assurda".

"Sono stato un profondo estimatore di Mattarella e sono veramente deluso - rimarca ancora - Il governo del cambiamento era pronto ed è stata un atto ignobile non aver consentito" che partisse. "La verità - aggiunge - è che andrebbe messo in stato d'accusa qualche consigliere di Mattarella ma non esiste questo istituto...".

Quanto a un'alleanza con la Lega alle prossime elezioni, è "prematuro parlarne ora" dice Di Maio.

LE REGOLE 5S - Le nuove regole del M5S, varate il 30 dicembre scorso, spianano la strada a un'eventuale alleanza con la Lega. O meglio, non frappongono nessun ostacolo. Nello Statuto e nel Codice etico del Movimento, infatti, è venuto meno l'obbligo di non stringere alleanze, un 'paletto' che in passato era costato addirittura l’espulsione ad alcuni iscritti per aver anche solo proposto intese con altre forze politiche.

Costituzionalisti: «Non ci sono elementi per l'impeachment»

Nessun elemento per sostenere il procedimento di "messa in stato d'accusa" del Presidente della Repubblica. A sottolinearlo alcuni costituzionalisti interpellati dall'AdnKronos secondo i quali Sergio Mattarella non ha commesso alcuna violazione prevista dal diritto costituzionale per l'impeachment.

"Coloro che parlano di impeachment - spiega l'ex presidente della Corte Costituzionale Enzo Cheli - sostengono che Sergio Mattarella abbia compiuto, accettando la rinuncia al mandato del professor Conte e opponendosi alla nomina di Paolo Savona come ministro dell’Economia, un attentato alla Costituzione; in realtà non c’è stato nessun attentato, deve essere chiaro che quel comportamento di Mattarella è stato assolutamente rispettoso dei confini che la Costituzione dà ai poteri del Capo dello Stato”.

Di fronte alle dichiarazioni di Luigi Di Maio e Giorgia Meloni, che hanno accusato il presidente della Repubblica di attentare alla sovranità nazionale, Cheli ribatte: “Ribalterei questa accusa esattamente nella posizione inversa, Mattarella ha difeso la sovranità nazionale quando ha fermato un’azione politica che puntava a rompere gli impegni europei, che l’Italia ha assunto da cinquant’anni e che è tenuta a rispettare in base all’articolo 11 della Costituzione. La nomina del professor Savona, persona sicuramente molto competente ma favorevole a un’uscita dell’Italia dall’euro, aveva allarmato i mercati, generando dei riflessi negativi sui titoli di Stato e quelli quotati in borsa, il Capo dello Stato in questa situazione deve intervenire”.

Per il costituzionalista “questa proposta si spegnerà in attesa del voto”. “Lo scontro non sarà lieve - aggiunge - le future elezioni oramai prefigurano una spaccatura del Paese tra coloro che difendono una collocazione dell’Italia nel quadro europeo e coloro che invece puntano a superare questa situazione di accordo internazionale, auspicando un andamento che non sarebbe diverso da quello che sta percorrendo la Gran Bretagna con la Brexit”.

Concorda con Cheli anche il professor Andrea Morrone, che insegna Diritto Costituzionale all’Università di Bologna e dirige la rivista italiana 'Quaderni Costituzionali'. Morrone rimarca all’AdnKronos la differenza tra politica e istituzioni. “Un conto è la valutazione politica dei partiti che sostenevano il presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte - dichiara - che avevano legittimamente diritto a manifestare le loro linee politiche e comunicare al Presidente della Repubblica i nomi dei ministri, un conto è invece il compito del Capo dello Stato di difendere la Costituzione e i suoi valori fondamentali. Tra essi ci sono: il rispetto dei vincoli europei, in virtù dell’articolo 11, e la tutela dei risparmi”.

“Il Presidente della Repubblica - chiarisce Morrone - rappresenta l’unità nazionale, deve dunque tener conto degli interessi di tutto il Paese, anche delle parti in minoranza. Non bisogna confondere la sovranità popolare con ciò che chiedevano i due partiti che avevano insieme il 50% dei voti. Bisogna distinguere il piano della maggioranza politica da quello della Costituzione”.

Di fronte alla possibilità che i Cinque Stelle possano proseguire con un effettivo procedimento di messa in stato d’accusa del Capo dello Stato, Morrone ribadisce che si tratta di “una procedura molto lunga e complessa”. Ricorda che, dopo un’istruttoria composta da un comitato bicamerale la questione dovrebbe passare al Parlamento in seduta comune che dovrebbe approvarla con la maggioranza assoluta, infine il giudizio sarà rimesso alla Corte Costituzionale, in un totale di 8 mesi. “In questo contesto l’impeachment - conclude il professore - viene utilizzato come un vessillo da questi protagonisti politici, come la Meloni e Di Maio, Salvini per ora tace, perché ormai si sta precipitando verso elezioni anticipate, quindi inserire anche il Quirinale all’interno del dibattito elettorale costituisce un tema politicamente molto importante”.

Giovanni Guzzetta, giurista e professore di Diritto Costituzionale all’Università di Tor Vergata, parlando con l’AdnKronos torna a sottolineare l’aspetto tecnico della vicenda: “Tecnicamente vedo due problemi. Innanzitutto l’ordinamento prevede un’attività istruttoria che dovrebbe essere fatta da organi che non sono stati ancora costituiti dal momento delle votazioni. In aggiunta, la responsabilità penale prevedrebbe che il Presidente abbia agito con la deliberata volontà di sovvertire la Costituzione, ma questa intenzione mi sembra difficilmente sostenibile”.

“Penso che dovremmo cercare tutti quanti di avere un atteggiamento costruttivo - conclude - senza nascondere tutte le differenze politiche, anche radicali. Mi pare che la messa in stato d’accusa sia un elemento che complica una situazione già molto drammatica”.

C'è poi una nota sottoscritta da Enzo Cheli, Paolo Caretti, Ugo De Siervo, Stefano Merlini, Roberto Zaccaria, Stefano Grassi, Cristina Grisolia, Elisabetta Catelani, Massimo Carli, Orlando Roselli, Giovanni Tarli Barbieri, Andrea Simoncini, Andrea Cardone, Duccio Traina.

"I sottoscritti professori di diritto costituzionale della scuola fiorentina di Paolo Barile - scrivono - preoccupati per gli sviluppi della crisi di governo in atto e per l’asprezza del dibattito che è seguito al tentativo di governo del professor Giuseppe Conte, avvertono il bisogno di intervenire per evitare che si dia degli ultimi avvenimenti un’interpretazione lontana dalla lettera della Costituzione e dalla prassi che su di essa si è sviluppata negli anni. Al riguardo è bene chiarire subito che è profondamente sbagliata l’idea che il Presidente della Repubblica sia un organo 'neutro', un semplice notaio. Al contrario, l’organo presidenziale è titolare di poteri propri che insieme gli assegnano una funzione d’indirizzo politico costituzionale (come sosteneva Paolo Barile), volto a garantire il corretto funzionamento del sistema e la tutela degli interessi generali della comunità nazionale".

"A ciò - spiegano i costituzionalisti - rispondono, tra l’altro, il potere di rinvio delle leggi alle Camere perché ritenute manifestamente incostituzionali, i poteri che gli competono quale presidente del Consiglio superiore della magistratura e del Consiglio superiore di difesa, il potere di grazia, il potere di nomina del presidente del Consiglio e, su proposta di quest’ultimo, dei ministri, il potere di sciogliere le Camere".

"L’esercizio di alcuni di questi poteri - dicono ancora gli studiosi - richiedono il concorso di altri soggetti istituzionali e, per quanto riguarda la nomina dei ministri, il concorso del presidente del Consiglio incaricato. Qualora tale concorso non si realizzi, l’ultima parola spetta al Capo dello Stato, il quale assume su di sé in pieno la responsabilità delle sue decisioni".

"In questo quadro, il comportamento del presidente Mattarella appare del tutto conforme alla lettera della Costituzione e alla prassi. La sua interpretazione di quello che nelle condizioni date rappresenta il superiore interesse nazionale può certo prestarsi a critiche, come del resto avvenuto in un recente passato di fronte a scelte presidenziali determinate da circostanze non meno eccezionali di quelle attuali, ma non sul piano del rispetto della Costituzione".

"Appare pertanto assolutamente inammissibile - concludono i costituzionalisti - che si possa anche solo evocare la messa in stato d’accusa del Presidente, ai sensi dell’articolo 90 Costituzione. Ciò significa confondere i due diversi piani su cui va valutata questa vicenda, con il rischio grave di minare alle radici uno dei presidi fondamentali del nostro sistema costituzionale".

I dubbi del Pd

"Una fuga in avanti, dobbiamo discutere e valutare se votare sì alla fiducia a Cottarelli... Che facciamo lo sosteniamo solo noi?". Dal fronte renziano arriva uno stop al reggente Maurizio Martina che stamattina, in una trasmissione, aveva risposto "voteremo sì" a chi gli chiedeva se il Pd avrebbe votato la fiducia al governo presieduto dall'ex commissario alla spending. 

Se ne discuterà domani nei gruppi. Alle 12 sono stati convocati i deputati dem e alle 15 i senatori. E non è escluso che venga convocata a breve una Direzione. "Massimo sostegno al presidente Mattarella, sostegno alla sua iniziativa ma la fiducia è da valutare". Piuttosto il Pd sta già ovviamente settandosi sulla campagna elettorale estiva.

"Gentiloni sarà il nostro frontman", dice un dirigente renziano. Quanto agli assetti, difficile che qualcosa cambi. Non c'è tempo per un congresso, solo per una campagna, che si preannuncia, durissima per i dem. Che pure confidano che le cose potrebbero andare meglio del 4 marzo: "Tanti dei nostri che hanno votato 5 Stelle e li hanno visti pronti ad andare con la Lega, potrebbero tornare indietro. Poi ci sarà qualcuno che ci accuserà di non aver provato a fare il governo con i 5 Stelle, certo. Ma l'aver tenuto la schiena dritta, visto tutto quello che è successo, potrebbe invece premiarci".

«Grazie Presidente», i social con Mattarella

Prima un hashtag ad hoc: #IostoconMattarella, ritwittato centinaia di volte. E poi un'ondata di commenti e parole di solidarietà espresse nei confronti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Alla notizia del fallito tentativo di formare un governo pentaleghista, i social reagiscono con una valanga di tweet e messaggi di sostegno al Capo dello Stato, con l'hashtag #Mattarella balzato in poche ore in cima ai trending topic di Twitter.

"Mattarella non si è fatto intimidire dalla mafia figuriamoci da quattro fascisti" scrive un utente. "Non sono mai stato così fiero di un Presidente della Repubblica come stasera dopo aver sentito il suo discorso! Grazie Presidente Mattarella" cinguetta un altro.

C'è chi prova a spiegare i motivi della scelta del Presidente: "Mattarella ha chiesto chiarimenti sui progetti di uscita dall'euro, non ha avuto rassicurazioni. Da cittadini e soprattutto da genitore: Grazie Presidente". Chi lo elogia apertamente: "Da oggi Sergio Mattarella ha un posto d'onore nei libri di storia. Se lo merita tutto". E chi esulta per "non aver ceduto alla prepotenza dei pentaleghisti". "Grazie Presidente, sei un grande Presidente" si legge ancora.

Molti, moltissimi traggono un sospiro di sollievo. "Grazie, Presidente, per aver difeso il mio posto di lavoro. Grazie per aver difeso la liquidazione che mia madre non ha ancora incassato e la sua pensione. Grazie per aver difeso il futuro di mia figlia" scrive un utente. "Vado a dormire con la consapevolezza di avere un grandissimo Presidente della Repubblica" commenta un altro. E ancora: "Ora vado a esporre il tricolore sul balcone, orgoglioso di avere #Mattarella come Presidente della Repubblica #GraziePresidente"

Qualcuno commenta poi la richiesta di impeachment mossa da Di Maio e Meloni: "Se provate anche solo ad accusare il nostro Presidente di attentato alla costituzione mi incateno davanti al portone del #Quirinale" rimarca un utente.

"Oggi difendere Mattarella vuol dire difendere le istituzioni democratiche di questo Paese. Un Presidente che è rimasto da solo a difendere gli interessi degli italiani nel mezzo di una politica mediocre e becera, fatta di proclami assurdi e senza futuro" si legge ancora. Stamattina, il pensiero che accomuna diverse persone sembra essere lo stesso: "Oggi - scrivono ancora su Twitter - ci si sveglia di nuovo in Europa, grazie al cielo. E a Mattarella".

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