Giovedì 13 Dicembre 2018 - 13:52

Trova busta con soldi, appello su Facebook

Una busta contenente denaro ritrovata in piazza Fiera a Trento. Soldi di una mamma destinati alla propria figlia, come si legge nel biglietto allegato alle banconote: "La tua borsa di studio bambola. Vieni presto! Un abbraccio fortissimo! Mamma". Katia Cont, responsabile della comunicazione del Centro Culturale S.Chiara, si è adoperata in prima persona per ritrovare madre e figlia e restituire il prezioso contenuto. Lo ha fatto con un appello su Facebook.

"Era mezzanotte - racconta Cont - e tornavo con una collega verso la macchina passando da piazza Fiera quando nei pressi del Torrione ho visto una busta bianca che ho subito capito conteneva soldi. L’ho raccolta pensando che qualcuno l’avesse persa e l’ho aperta perché appunto fuori non c’era scritto nulla. Mi sono trovata fra le mani soldi, molti soldi, e questo biglietto. Abbiamo fermato una volante della polizia che passava e abbiamo consegnato la busta, ma ho voluto scattare la foto al biglietto per poterlo pubblicare su Facebook, lanciare l’appello e sperare che una catena di solidarietà facesse tornare la busta ai suoi proprietari".

"Penso si tratti di una studentessa dell’Università. Con la mia collega abbiamo allertato tutte le associazioni universitarie, ho parlato con l’Opera Universitaria, ma sono anche passata nella banca di piazza Fiera per chiedere se fosse possibile risalire ad un prelievo di tale entità fatto nel tardo pomeriggio o serata di giovedì. La busta chissà da quanto stava lì. Ho pensato ai sacrifici che hanno fatto i miei genitori per permettermi di studiare e ho subito sentito solidarietà per questa mamma. Spero con tutto il cuore che si possa rintracciare mamma e figlia, che si chiama Marta, perché era l’unica cosa scritta sulla busta”, conclude Cont.

No Tav in corteo per le strade di Torino

"C’eravamo, ci siamo e ci saremo! La Val di Susa è nostra e la difenderemo". Con questo slogan ha preso il via a Torino la manifestazione No Tav che partita da piazza Statuto raggiungerà piazza Castello attraversando il centro città. Ad aprire il corteo le donne no Tav, poi le famiglie e gli studenti. "Mentre la coda del corteo non ha ancora lasciato piazza Statuto, possiamo già dire che siamo 70.000 e faremo i conti finali in piazza Castello. Una marea No Tav", si legge in una nota del Movimento No Tav commenta la partecipazione della marcia organizzata a Torino.

"Siamo in tanti, siamo colorati ma soprattuto siamo convinti", ha commentato Alberto Perino, tra i leader storici del movimento No Tav, parlando di 100mila presenze. "Ve ne rendete conto?", ha detto rivolto ai manifestanti. "Chiunque di coloro che oggi sta sfilando sa cosa è il Tav. Se le madamine lo avessero chiesto alla loro piazza nessuno lo avrebbe saputo - aggiunge - Sono 30 anni che facciamo manifestazioni, io non conto i numeri ma guardo alla resistenza della gente". "In questi anni abbiamo preso botte, abbiamo avuto condanne, qualcuno di noi è finito in galera ma siamo ancora qui", conclude.

Panico in discoteca per uno spray: 6 morti al concerto di Sfera Ebbasta VIDEO

Tragedia in provincia di Ancona dove sei persone sono morte, schiacciate dalla folla nel panico in una discoteca. A scatenare intorno all'una di notte la ressa al 'Lanterna Azzurra' di Corinaldo - che ospitava il concerto del rapper Sfera Ebbasta -, forse l'utilizzo di uno spray urticante. A darne notizia, i vigili del fuoco sul profilo Twitter: "Corinaldo (AN) 1:00, squadre #vigilidelfuoco impegnate nel soccorso in una discoteca. Forse per la dispersione di una sostanza urticante, ragazzi fuggono per il panico calpestandosi. Sei purtroppo quelli deceduti, decine i feriti", si legge. Sulla tragedia è stato aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo plurimo. A morire nella calca, tre ragazze e due ragazzi - tutti minorenni - e una mamma che aveva accompagnato la figlia al concerto. Almeno un migliaio le persone presenti nel locale al momento del drammatico incidente, prima dell'inizio del concerto. Un centinaio, invece, i feriti.

OTTO FERITI GRAVI - Traumi cranici, al torace e agli arti sono le principali patologie dei feriti, si legge in una nota diffusa dagli Ospedali Riuniti di Ancona dove il Piano di Emergenza è stato attivato alle 3.45, quando "è stata convocata l’Unità di Crisi, e tutti i reparti direttamente o indirettamente interessati sono stati allertati e messi immediatamente nelle condizioni di piena operatività". Oltre agli 8 codici rossi - due ragazzi e cinque ragazze tra i 14 e i 20 anni- c'è una ragazza in codice giallo e cinque ragazzi in codice verde ma tre sono stati già dimessi. I pazienti deceduti sono nella camera mortuaria degli Ospedali Riuniti di Ancona e sono a disposizione dell'autorità giudiziaria. Una parte è ricoverata negli Ospedali Riuniti a Torrette di Ancona nell'Ospedale di Senigallia e in quello di Jesi, per un totale di 67 persone, 13 delle quali in codice rosso.

CHI SONO LE VITTIME - "Asia Nasoni, 14 anni, di Senigallia; Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia; Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano; Matttia Orlandi, 15 anni, di Frontone; Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia; e mamma Eleonora Girolimini, 39 anni, di Senigallia. Sono le giovani vittime della tragedia di questa notte. È assurdo morire così". A rivelare i nomi delle vittime è il ministro e vicepremier Luigi Di Maio in un post pubblicato su Facebook.

LA RICOSTRUZIONE - Intanto, dai primi accertamenti, è emerso che le uscite di sicurezza del locale - posto ora sotto sequestro - si sono regolarmente aperte. Le morti sarebbero state causate dal cedimento di due muretti all'esterno del locale sotto la pressione delle persone in fuga, cedimento che ha provocato la caduta di alcuni spettatori e il loro schiacciamento da parte degli altri che gli sono passati sopra.
"Stiamo verificando con i vigili del fuoco la capienza della discoteca e se le dotazioni erano adeguate per poter ospitare questo tipo di manifestazioni", spiega all'Adnkronos il comandante provinciale dei carabinieri di Ancona Cristian Carrozza, ricostruendo la dinamica dell’incidente: "Tra le varie ipotesi di causa scatenante - dice - c'è anche quella dello spray urticante, stiamo facendo i rilievi. I ragazzi sono fuggiti in un'unica direzione verso la porta posteriore di sicurezza della discoteca; c'erano scale e ringhiere alte un metro e mezzo che hanno ceduto sotto il peso dei ragazzi". E proprio sulle balaustre sono in corso verifiche dei vigili del fuoco.

L'INCAPPUCCIATO - Una persona incappucciata che sarebbe salita su un 'cubo' e avrebbe spruzzato uno spray e forse lanciato qualcos'altro. Sarebbe questo il racconto di diversi ragazzi presenti alla serata. Immediatamente dopo, secondo i testimoni, nel locale non si sarebbe più riuscito a respirare e tutti sono scappati via, dirigendosi verso le uscite di sicurezza.

LE TESTIMONIANZE - "Spingevano da dietro, era impossibile non schiacciare le persone", avrebbe raccontato alla madre una delle ragazzine presenti ieri nella discoteca. "Una ragazza che si trovava nel locale - riferisce all'Adnkronos Don Giuseppe Bartera Sebastianelli, parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo di Corinaldo - ha raccontato alla mamma come mentre scappava non voleva schiacciare nessuno ma la spingevano da dietro e non ha potuto farne a meno: era impossibile non schiacciare le persone". "Stavo per entrare alla Lanterna azzurra, quando hanno iniziato a evacuare tutta la gente... Era il panico, gente che piangeva sangue, gente a terra che non respirava...", ha spiegato un'altra ragazza raccontando l'atmosfera di ieri notte davanti alla discoteca. "Un c... ha iniziato a spruzzare lo spray al peperoncino", riferisce la ragazza, raccontando della scena in un locale dove l'età media, spiega, è "di 14, 15 o 16 anni". "Siamo andati via perché la situazione era veramente drammatica", ha detto ancora con la voce evidentemente ancora sconvolta.

BIGLIETTI - Per ora, dai primi accertamenti della Procura, emerge intanto che i biglietti venduti per lo spettacolo erano stati 1400, presumibilmente tutti numerati, ma la capienza della discoteca era solo di 800 posti. I blocchetti con le matrici dei tagliandi sono stati sequestrati.

EPISODIO ANALOGO NEL 2017 - Gli investigatori stanno intanto valutando se sia ipotizzabile un collegamento tra la tragedia e un episodio analogo avvenuto nel gennaio 2017 a pochi chilometri di distanza, in una discoteca di Senigallia dove suonava, peraltro, lo stesso trapper. La discoteca era il Mamamia: era da poco trascorsa la mezzanotte quando qualcuno spruzzò spray urticante tra la folla. Il personale riuscì ad aprire immediatamente le porte di emergenza ma tre giovani rimasero comunque intossicati. Tante le analogie tra i due casi, anche se a Senigallia la più semplice gestione delle vie d'uscita per come è strutturato il locale ha scongiurato il peggio. Oltre alla curiosa circostanza che entrambi i locali ospitassero il live dello stesso artista, c'è da considerare il fatto, ragionano gli inquirenti, che le due discoteche si trovano a pochissimi chilometri di distanza l'uno dall'altro e che la dinamica è davvero molto simile, con lo spray urticante - se dovesse essere confermata questa ipotesi anche per la 'Lanterna Azzurra' - spruzzato nel momento di massimo affollamento.

Whatsapp, ecco gli smartphone su cui non girerà più dal 2019

Come già accaduto un anno fa, con l'arrivo del nuovo anno alcuni telefoni cellulari non saranno più compatibili con Whatsapp. Da quando Facebook ha acquisito l'app di messaggistica gli aggiornamenti sono praticamente settimanali e in alcuni casi - si legge su 20minutos - possono riguardare la compatibilità con i sistemi operativi meno recenti. Niente più WhatsApp quindi per i dispositivi Android con versione 2.3.7 o precedente e per gli iPhone con sistema operativo iOS7 o precedenti. L'applicazione di messaggistica non funzionerà più neanche sul Nokia S40, su Windows Phone 8.0 e dispositivi che utilizzano il sistema operativo BlackBerry OS e BlackBerry 10. Se non si è al corrente della versione di sistema operativo presente sul proprio telefono, basta controllare per quanto riguarda Android su Impostazioni, Sistema, Informazioni su. Per quanto riguarda iOS invece occorre selezionare Impostazioni, Generali , Aggiornamento Software. Se la versione presente sul vostro cellulare è tra quelle elencate prima, potete provare ad aggiornarla, anche se è molto probabile che non sia possibile farlo.

«Gesù? Per Salvini un clandestino», prete chiude chiesa a Natale

Non ci sarà la tradizionale messa di Natale nella parrocchia di San Torpete nel cuore di Genova: la chiesa sarà chiusa per protesta durante le festività. Ad annunciarlo con un post su Facebook è il prete Paolo Farinella che, nel suo blog, dice di aver fatto questa scelta per "obiezione di coscienza" al Decreto Legge numero 113/2018", più "conosciuto come Decreto Sicurezza". "Dietro parole roboanti, confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire 'i Migranti' - denuncia il parroco -, proprio alla vigilia di quel Natale che celebra la nascita di Gesù, emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nàzaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del Neghev". L'attacco ai migranti, sostiene don Farinella, "avviene nel silenzio complice di un mondo cattolico che inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola un vangelo finto e illude con il Rosario in mano, senza suscitare un rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto". Gli stessi che, aggiunge, "Papa Francesco chiama "'cristiani da pasticceria'". "In questo anno 2018, se Gesù , con Maria e Giuseppe , si presentasse da noi per celebrare la sua nascita, col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perché migrante economico, senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una guerra 'vecchia' dal 1948". Come ultimo "gesto di dignità, quindi, conclude il parroco, "la chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa".

Accoltella la mamma e si taglia la gola

Ha accoltellato la mamma, poi ha rivolto la stessa arma contro se stesso. È l'esito di una lite in famiglia che ha visto protagonista un 18enne che, la scorsa notte, ha tentato di uccidere la madre di 43 anni nel loro appartamento in via Togni a Broni, comune in provincia di Pavia. Il giovane, disoccupato e già noto alle forze dell'ordine, è ricoverato in pericolo di vita nel reparto di rianimazione di Pavia. Meno grave la donna, rimasta cosciente, ricoverata nello stesso ospedale in prognosi riservata.

Dai primi accertamenti dei militari della locale stazione e del Nucleo radiomobile della Compagnia di Stradella, il giovane avrebbe accoltellato la madre con un coltello a serramanico, con un colpo frontale tra il petto e la spalla. Subito dopo, il ragazzo si sarebbe chiuso nella sua stanza ferendosi più volte all'altezza del collo: il fendente più profondo gli ha provocato un'emorragia e gli ha fatto perdere coscienza.
Presente in casa anche il figlio 20enne della donna che ha tentato di soccorre la madre e il fratello e ha chiesto subito l'intervento del 118. Il coltello utilizzato per il tentato omicidio è stato sequestrato. Le indagini per ricostruire l'esatta dinamica degli eventi e il movente sono ancora in corso.

Esplosione in distributore sulla Salaria: 2 morti

Paura al km 39 di via Salaria, in prossimità di Borgo Quinzio, in provincia di Rieti, dove, per cause ancora da accertare, all'interno di un distributore si è scatenato un incendio che sarebbe partito da un'autocisterna. Le fiamme avrebbero poi coinvolto il distributore di benzina e mentre i vigili del fuoco erano sul posto per domare le fiamme si sarebbe verificata l'esplosione. Due persone sono morte e altre sono rimaste ferite. Una delle vittime era un vigile del fuoco, l'altra invece un civile. Sul posto i carabinieri del nucleo investigativo di Rieti e i vigili del fuoco. L'incendio sarebbe stato domato.

"Tra i feriti vi sono alcuni soccorritori del 118 con ustioni al volto", riferisce l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato, che è in stretto contatto con i soccorritori dell’Ares 118 giunti immediatamente sul posto. D’Amato spiega che "è scattato immediatamente il Piano del maxi afflusso feriti". Sul posto "operativi 8 mezzi del 118 tra ambulanze e automediche e 3 elicotteri per il trasporto dei feriti. E’ stato allertato il Centro grandi ustioni del Sant’Eugenio e i Dea di II livello della capitale. E’ stata istituita l’Unità di Crisi presso l’Ares 118 di Roma”.

Via Salaria è stata temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni tra Borgo Quinzio, nel comune di Fara in Sabina, e Borgo Santa Maria, nel comune di Montelibretti, tra le province di Rieti e Roma, dal km 38 al km 41,500.

"Monitoriamo la situazione per una possibile evacuazione dell'area, ma al riguardo aspettiamo indicazioni da parte dei vigili del fuoco" dice all'Adnkronos il sindaco di Fara in Sabina Davide Basilicata. "Fortunatamente si tratta di una zona di campagna - aggiunge - ma ci sono alcune abitazioni limitrofe" al distributore. Riguardo alla nube nera che si è alzata dal rogo, il sindaco sottolinea che "si sta diradando. Sarà allestito al Comune un centro di coordinamento".

Ragazzine costrette a prostituirsi e segregate, orrore a Foggia

È partita dal brutale pestaggio di una minorenne di etnia rom scappata dal campo di via San Severo a Foggia, l'indagine che ha portato gli agenti della Squadra Mobile del capoluogo dauno al fermo di sei persone (delle quali quattro maggiorenni e due minorenni), tutti di origine rumena. Sono accusate di riduzione e mantenimento in stato di servitù, induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e sequestro di persona, ai danni di giovani ragazze minorenni. I provvedimenti, emessi dalla procura ordinaria di Bari (direzione distrettuale antimafia) e dalla procura dei Minorenni sempre del capoluogo pugliese ed eseguiti nel campo nomadi di Foggia, hanno interessato i componenti di uno stesso nucleo familiare. I reati tutti pluriaggravati sarebbero stati commessi dal mese di marzo fino a settembre di quest'anno ai danni di tre minorenni. Sono stati fermati F. C., 47 anni, detto 'Bal Parno', P. C., 46 anni, nota come 'Poiana', M. R. I., 27 anni, S. C., 26, detto 'Solomon', e in S.D. e D.I., minorenni, mentre le vittime accertate risultano essere tre ragazze minorenni, di origine rumena, oggi tra i sedici ed i diciassette anni.

SEGREGATE E PRESE A CALCI E CINGHIATE- Il pestaggio che ha dato il via alle indagini è avvenuto nella notte del 3 settembre: la giovane è stata colpita con calci, pugni, schiaffi e cinghiate, sferrati in ogni parte del corpo, sulla faccia, sulla pancia e dietro la schiena, poi trascinata per i capelli, fatta strisciare per terra, all’interno della baracca nella quale veniva segregata da uno dei fermati, identificato in S.D.. Dopo essere scappata, la ragazza è riuscita a raggiungere un vicino accampamento occupato da italiani che hanno chiamato la polizia e il 118. Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile e dalla Procura di Bari le minorenni, tutte appartenenti a nuclei disagiati, una volta condotte nel campo con l’inganno e l'impiego degli stratagemmi più vari, venivano di fatto segregate all'interno di alcune baracche, chiuse dall’esterno con una catena ed un lucchetto, picchiate continuativamente per più giorni per piegare le loro capacità di reazione e costrette a prostituirsi sotto il diretto controllo dei loro aguzzini.

Grazie alla testimonianza di una delle vittime e ai riconoscimenti fotografici dei presunti autori dei delitti, oltre che ai sopralluoghi, agli accertamenti sui telefoni e all’esame dei social network, è emersa l’esistenza di una delle forme di 'schiavitù moderna'. Le giovani straniere, per lo più sole e non in contatto con la famiglia, venivano destinate al mercato della prostituzione, controllato dai fermati. E’ stato accertato, infatti, che nessuna delle vittime poteva scappare dal campo, essendo controllata 24 ore al giorno, sia durante la permanenza nelle baracche, sia durante gli spostamenti, che avvenivano sotto il diretto controllo degli uomini del gruppo criminale e delle donne, fino alla statale 16 (direzione Lucera, posto a circa duecento metri dallo svincolo per via San Severo), dove erano costrette a prostituirsi, dopo essere state accompagnate in auto dagli indagati. Era quasi impossibile sottrarsi: le ragazze, oltre a subire violenze e minacce, erano sole sul territorio italiano, nessuno avrebbe potuto reclamare la loro scomparsa. Per di più i fermati, una volta condotte le minorenni nel campo, le privavano dei telefoni cellulari e dei documenti.

COSTRETTE A VENDERSI ANCHE IN GRAVIDANZA - Le indagini hanno accertato che quella di costringere le minorenni a prostituirsi anche durante la gravidanza fosse una prassi consolidata. Di fronte al rifiuto opposto dalle vittime, le stesse sarebbero state picchiate senza pietà. Della loro segregazione nel campo nomadi si sarebbe occupata principalmente M.R.I., 27 anni, che avrebbe partecipato alle attività illecite del gruppo familiare, all’interno del quale si era inserita quale compagna di uno dei figli del capo famiglia. La donna assisteva a tutte le condotte illecite commesse ai danni delle vittime senza intervenire in loro aiuto, controllandole durante l’attività di prostituzione, e acquistando, insieme a P.C., i preservativi da fornire alle vittime. E' stata la vittima del pestaggio del 3 settembre a riferire di essere stata costretta a prostituirsi fino al settimo mese di gestazione.

BIMBO IN VENDITA - M.R.I. avrebbe inoltre proposto ai suoi complici di vendere a un uomo il figlioletto della ragazzina rom costretta a prostituirsi. La donna - secondo quanto riferito dalla minorenne scappata dopo il pestaggio- avrebbe infatti proposto agli altri fermati la possibilità di vendere a un uomo il suo bambino per la somma di 28.000 euro.

Caso Regeni, indagati 5 alti ufficiali egiziani

ROMA. Con l’ipotesi di reato di concorso in sequestro di persona la Procura di Roma ha iscritto cinque persone nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sul sequestro e l'uccisione di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano scomparso il 25 gennaio 2016 e trovato morto pochi giorni dopo in Egitto, sulla strada che collega il Cairo con Alessandria d'Egitto. Si tratta in particolare di ufficiali appartenenti ai servizi segreti civili egiziani (dipartimento Sicurezza nazionale) e della polizia investigativa che, secondo quanto ricostruito dalle indagini del Ros e dello Sco, avrebbero avuto un ruolo nella vicenda. "Sono tre anni che aspettiamo: voglio mantenere buoni rapporti con l’Egitto e faccio di tutto per avere buoni rapporti economici, culturali, commerciali e sociali con un Paese amico, ma da italiano e da padre aspetto nomi e cognomi dei colpevoli, perché tre anni mi sembrano sufficienti" ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al termine della cerimonia nella basilica di San Giovanni in Laterano per la festa di Santa Barbara, patrona della Marina Militare e dei Vigili del Fuoco.

Blitz antimafia, preso l'erede di Riina

PALERMO. Il 29 maggio scorso il gotha di Cosa nostra si riunì in un luogo segreto e in quella occasione fu ricostituita la nuova Commissione provinciale di Cosa nostra. Una nuova Cupola che "rappresenta un gravissimo pericolo per l'ordine pubblico sul territorio dell'intera provincia" di Palermo.In quella occasione, come spiegano gli inquirenti, "furono ristabilite le vecchie regole, cristallizzate in una 'cosa scritta'". E venne anche "deciso in capo a chi fare ricadere la capacità di interlocuzione fra mandamenti, individuando dei portavoce, delegati e presentati ufficialmente dagli stessi capi mandamento". E' quanto emerge dalle indagini della Dda di Palermo che oggi ha disposto il fermo per 46 persone. Tra queste c'è anche l'80enne Settimo Mineo, considerato l'erede di Totò Riina.

Tutti e 46 sono a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni consumate e tentate, con l'aggravante di avere favorito l'associazione mafiosa, fittizia intestazione di beni aggravata, porto abusivo di armi comuni da sparo, danneggiamento a mezzo incendio, concorso esterno in associazione mafiosa. Gli investigatori sono riusciti, nel corso delle indagini, a "cogliere in presa diretta la fase di riorganizzazione in atto all'interno di Cosa nostra" ma anche a "documentare l'avvenuta ricostituzione della 'nuova' Commissione provinciale di Palermo". 

Mineo, capo del mandamento di Pagliarelli, aveva il terrore di essere intercettato, per questo non utilizzava neppure il telefono cellulare. Inoltre cercava di utilizzare l'auto il meno possibile e preferiva camminare a piedi. Di Mineo per la prima volta aveva parlato il primo grande pentito di Cosa nostra, Tommaso Buscetta. Nel 2006, finì in carcere insieme con il suo padrino, Antonino Rotolo. 
Uno dei boss arrestati questa mattina, Francesco Colletti, è stato tradito da una intercettazione registrata dagli investigatori mentre parlava con il suo autista, Filippo Cusimano. È stato proprio Colletti a svelare, non sapendo di essere intercettato, del vertice segreto avvenuto il 29 maggio scorso con il gotha di Cosa nostra. Parlando con l'autista, Filippo Cusimano, ha raccontato della riunione della commissione provinciale, aggiungendo dei dettagli sulla riunione.

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