Sabato 18 Novembre 2017 - 2:00

Madre e figlio si suicidano gettandosi dal ponte di Ariccia

ROMA. Madre e figlio, 56 anni lei e 34 lui, si sono suicidati gettandosi dal ponte monumentale di Ariccia, alle porte di Roma. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Albano e di Marino. I due sono morti sul colpo. Le salme sono state portate al Policlinico Tor Vergata mentre proseguono le indagini della polizia per chiarire le cause del gesto.

Auto killer, convalidato
il fermo della 17enne nomade

ROMA. Convalidato il fermo della 17enne coinvolta nell'inchiesta sull'incidente mortale avvenuto due giorni fa in via Boccea , in cui è morta una filippina di 44 anni  e altre otto persone sono rimaste ferite. Il gip del Tribunale dei Minori Caruso ha contestualmente emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti della ragazzina, che sarà trasferita nel carcere minorile di Casal del Marmo. Ad assistere la 17enne i due avvocati Valentino Brunetta e Carola Gugliotti, che hanno spiegato come la ragazza sia «molto scossa». I legali valuteranno il ricorso al tribunale del Riesame non appena conosceranno il testo dell'ordinanza.

Intanto, alcune molotov sono state trovate nascoste in via Francesco Tamagno, non lontano dal luogo dell'incidente. La segnalazione è arrivata ieri sera al 113 e sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia che hanno recuperato alcune bottiglie incendiarie.

E per le possibili ritorsioni, al campo rom di via della Monachina a Roma la paura è tanta. C'è anche paura che il campo venga sgomberato a breve. A meno di due giorni dall'incidente in pochi hanno voglia di parlare e rimangono all'interno delle loro baracche. Dopo l'incidente di Boccea, la vita è cambiata per tutta la comunità. Su circa 20 bambini che ogni mattina vanno alla vicina scuola "Nando Martellini" accompagnati dal pulmino del Comune di Roma, oggi solo in cinque erano in classe. «Io i miei figli li ho mandati a scuola oggi nonostante la paura - racconta "Alessandro" (il nome di fantasia) - Anche gli assistenti volontari dell'Arci che vengono qui hanno paura e ci hanno detto di fare attenzione ai nostri figli e di restare a casa».

E le forze dell'ordine in questi giorni stanno presidiando costantemente il campo. «Ho paura anche di andare al bar, non ci muoviamo più da soli fuori dal campo - continua Alessandro - Questa mattina alcune persone in macchina si sono fermate e ci hanno detto "Vi diamo fuoco" e un altro ha gridato "appena vedo ragazzini li investo con la macchina". Ma noi che colpa abbiamo? I ragazzi che hanno provocato l'incidente non sono neanche nostri parenti - dice - A noi dispiace tanto per la donna che è morta ma non siamo tutti uguali, anche gli italiani commettono reati, ma appena facciamo noi qualcosa veniamo tutti attaccati dall'opinione pubblica - si sfoga il giovane - Quei due ragazzi si dovevano fermare ma adesso non possiamo pagare noi per la loro colpa». La sensazione è che quando la polizia prenderà i due ragazzi in molti tireranno un sospiro di sollievo, anche qui all'interno del campo di via della Monachina.

Ci risiamo: altri 17 morti nel Canale di Sicilia

ROMA. La Nave "Fenice" della Marina militare ha terminato le operazioni di soccorso di 217 immigrati a bordo di un gommone nel Canale di Sicilia, recuperando anche 17 cadaveri. Lo riferisce la Marina attraverso Twitter aggiungendo che la nave 'Bersagliere' ha soccorso un gommone a sud di Lampedusa con numerosi migranti a bordo.

La Guardia costiera ha portato a termine nella giornata di oggi 17 operazioni di soccorso al largo delle coste libiche. Un’attività intensa che al momento, mentre altri interventi sono ancora in fase di conclusione, ha portato al salvataggio di oltre 3.300 migranti. «Le richieste di aiuto, effettuate da telefoni satellitari, sono arrivate già nel corso della notte - spiega una nota della Guardia costiera - Molte le unità impegnate nello scenario dei soccorsi: unità navali della Guardia costiera, della Marina militare italiana, della Guardia di Finanza, delle Marine militari irlandese e tedesca, oltre alle unità inquadrate nel dispositivo Triton e ad alcuni mercantili dirottati dal Centro nazionale di soccorso».

Thyssen, pene ridotte. I parenti delle vittime: «Vergognatevi»

TORINO. Lievi riduzioni di pena per i sei imputati per il rogo che nel dicembre 2007 costò la vita a sette operai dello stabilimento Thyssenkrupp di Torino. La corte d'assise di appello, chiamata dalla Cassazione a rideterminare le pene, ha condannato l'ad Harald Espenhahn a 9 anni e 8 mesi di carcere invece dei 10 anni della prima sentenza di secondo grado.

Condannati invece a 6 anni e 10 mesi gli ex dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci (erano stati 7) e 7 anni e 2 mesi (invece di 8 e mezzo) per l'allora direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno. E ancora pena di 7 anni e 6 mesi per Daniele Moroni (nel primo appello condannato a 9 anni) e 6 anni e 8 mesi (invece di 8), per l'allora responsabile della sicurezza, Cosimo Cafueri.

«Ci aspettavamo una riduzione più consistente, purtroppo invece è quasi impercettibile», ha detto l'avvocato Ezio Audisio, legale di Espenhahn. «Leggeremo le motivazioni della sentenza - ha proseguito l'avvocato Audisio - e capiremo se c'è possibilità di un nuovo appello in Cassazione».

Dopo la lettura della nuova sentenza rabbia e frustrazione per i parenti delle sette vittime: «Vogliamo sapere quando questa gente andrà in galera». «Ce la facciamo andare per ora, ma il rischio è che piano piano le pene non ci saranno più» dice Laura Rodinò, sorella di Rosario. «Vergognatevi» hanno urlato verso gli avvocati degli imputati. Qualcuno considera «poteva andare peggio», e resta la paura di un nuovo passaggio della sentenza in Cassazione. «Resta il rammarico che su quattro sentenze ogni volta abbiano tolto un pezzettino di pena», dice Antonio Boccuzzi, unico operaio sopravvissuto al rogo. Alla lettura della sentenza nel nuovo appello, oggi a Torino, Boccuzzi insieme alle famiglie delle vittime non ha trattenuto la commozione per il ricordo di quel giorno e dei colleghi che non ci sono più. «Ancora oggi, a distanza di sette anni e mezzo - spiega - ci chiediamo perché l'omicidio volontario con il dolo eventuale (contestato in primo grado dal pm Raffaele Guariniello, ndr) sia un reato che non può essere riconosciuto in questo processo, come invece lo è stato in altri».

Berlusconi: «Io un biglietto scaduto? Renzi è un portoghese»

ROMA. «Lui è un portoghese, è al governo senza neanche aver pagato il biglietto, senza passare per libere elezioni». Lo ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi a Radio Monte Carlo rispondendo al premier Matteo Renzi che l'aveva definito un «biglietto scaduto». «Renzi aveva criticato D’Alema che arrivò a palazzo Chigi con una manovra di palazzo, disse che non avrebbe mai fatto la stessa cosa e poi si è contraddetto - ha aggiunto Berlusconi -. È alla guida di un governo senza esser stato votato dagli elettori, un governo che si appoggia su 130 deputati alla Camera incostituzionali secondo la Consulta e su 32 senatori che hanno tradito il mandato degli elettori di centrodestra e si sono fatti stampella di questo governo di sinistra. E sarei io il biglietto scaduto? Lui è molto peggio, un abusivo».

Padre e figlio giù dal viadotto sulla Palermo-Catania

PALERMO. Due commercianti, padre e figlio, sono morti sull'autostrada Palermo-Catania, dopo avere sfondato il viadotto Irosa e fatto un volo di decine di metri fino a finire in un dirupo. Le vittime sono Vincenzo Scirè di 63 anni e il figlio Francesco Scirè di 31 anni, che avevano un negozio di frutta e verdura a Gangi, nelle Madonie. I due ambulanti sono rimasti incastrati nell'abitacolo del mezzo. Sono state necessarie le gru per riuscire a ribaltare il camion.

In Siria cadaveri bomba, l'ultimo orrore dell'Isis

KOBANE. Decapitati e poi imbottiti di esplosivo, per rappresentare una minaccia per i soccorritori, per chi ha avuto la meglio su di loro, per i civili che cercano il ritorno alla quotidianità. È il nuovo orrore perpetrato dallo Stato islamico, questa volta a Kobane, la città siriana a maggioranza curda al confine con la Turchia che i jihadisti hanno abbandonato a gennaio in seguito all'avanzata dei combattenti delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg) e dei peshmerga, sostenuti dai raid aerei della coalizione internazionale a guida Usa.

 
Secondo quanto denuncia in un rapporto di Handicap International (HI), i corpi decapitati sono stati riempiti con 20 chilogrammi di cariche esplosive e più di 500 cuscinetti a sfera in acciaio, pronti a saltare in aria al primo contatto. E che rappresentano una sfida per gli esperti di sminamento incaricati di mettere in sicurezza la città in modo che gli abitanti possano rientrare al completo. Tra gennaio e l'inizio di maggio, 66 persone sono state uccise in 45 esplosioni a Kobane, secondo una ong che si occupa della sminamento. La stragrande maggioranza delle vittime era composta da civili.

Kobane, sulla quale l'Is a ottobre aveva issato la sua bandiera nera, è diventata un simbolo della resistenza contro l'avanzata dei jihadisti. Nei combattimenti è stato danneggiato o distrutto il 70 per cento della città, rimasta con una «densità e una varietà di residuati bellici» che non è «quasi mai» stata vista prima, denunci HI. Frederick Maio, che gestisce le operazioni di sminamento di HI a Kobane, spiega all'agenzia dell'Onu Irin che è difficile stimare quanti cadaveri bomba ci siano in quanto alcuni sono stati deliberatamente sepolti tra le macerie.

«Quello che dobbiamo fare e quello che la popolazione ha accettato è trattare ogni corpo come sospetto - ha detto -. Anche se non sono una trappola esplosiva, ci sono stati così tanti incidenti che ora vengono toccati molto raramente». Quello da fare quanto prima, aggiunge, è privilegiare la rimozione delle mine nelle zone residenziali, per permettere alla popolazione di riprendere le proprie attività.

Scandalo Fifa, Blatter: non posso controllare tutto

ZURIGO. «Io non posso e noi non possiamo controllare tutti in ogni momento. Se le persone vogliono fare cose sbagliate, cercheranno anche di nasconderlo. Ma alla fine deve spettare a me la responsabilità di questa organizzazione e trovare un modo per andare avanti e mettere le cose a posto». Joseph Blatter non lascia. Il presidente della Fifa si presenta con queste parole davanti al Congresso che domani sarà chiamato a rinnovare i vertici dell'organizzazione. Le elezioni arrivano nella fase più nera della storia della federazione internazionale, squassata dagli arresti dei dirigenti accusati di corruzione.

«Questo è un momento difficile e senza precedenti per la Fifa. Facciamo in modo che questo sia un punto di svolta. Gli eventi di ieri hanno gettato un'ombra sul calcio e su questo Congresso», dice Blatter ai delegati riuniti a Zurigo. «A coloro che stanno corrompendo il calcio voglio dire che sono in minoranza, ma devono essere assicurati alla giustizia. Il calcio non può essere eccezione alla regola», prosegue rivolgendosi alla platea.

Il 79enne elvetico, che non ha nessuna intenzione di ritirarsi dalla corsa, va a caccia del quinto mandato e dovrà confrontarsi con un unico rivale, il principe giordano il principe Ali Bin Al-Hussein che potrà contare soprattutto sul sostegno delle federazioni europee. Blatter, salvo sorprese, rimane il candidato di Asia e Africa.

Auto killer
a Roma: identificato uno dei due in fuga, è un altro minore

ROMA. Sono due i ricercati dalla polizia che ieri erano a bordo dell'auto che ha travolto nove persone in via Boccea a Roma, uccidendo una filippina di 44 anni e ferendo le altre otto. Gli investigatori hanno identificato un secondo minorenne che si trovava a bordo dell'automobile, il cui nome è già stato segnalato alla Procura della Repubblica dei minori. Il rom in questione è stato denunciato per concorso in omicidio volontario, imputazione identica a quella contestata alla ragazza di 17 anni fermata ieri sera dopo il tragico incidente. Per quanto riguarda la terza persona che era sulla macchina sono ancora in corso le ricerche e finora non si è ancora accertato se si tratti di un maggiorenne o di un minorenne.

 

Intanto la 17enne nomade, che si trovava a bordo della vettura ed era stata portata in commissariato ieri sera stessa, è stata arrestata questa mattina. H.M., queste le sue iniziali, dovrà rispondere del reato di concorso in omicidio volontario. I feriti sono due filippini, un uomo di 38 anni e una donna di 47 soccorsa in codice rosso, tre italiane, ossia una 33enne ricoverata in codice rosso e altre due giovani di 19 e 29 anni, due francesi di 24 anni, di cui una in codice rosso, e un moldavo di 22 anni.

 

PRESIDIO "NOI CON SALVINI". «Dopo la mattanza di ieri pomeriggio ad opera di tre rom che a con la loro auto lanciata a tutta velocità hanno falciato donne e uomini inermi, uccidendo una signora di 44 anni, oggi alle 18.30 saremo alla fermata della Metro A Battistini per un presidio con cui vogliamo esprimere solidarietà ai feriti e cordoglio alla famiglia della vittima di questa follia oltreché a tutta la comunità filippina, esempio di integrazione rispetto a chi delinque quotidianamente come avviene per i Rom". E' quanto affermano in una nota i consiglieri di "Noi Con Salvini" al Municipio XIII Aurelio di Roma, Daniele Giannini, Raimondo Fabbri e Maria Gemma Di Trocchio. "Col presidio di oggi, inoltre chiederemo la chiusura immediata di tutti i campi rom e le dimissioni del sindaco Marino, nuovamente assente da Roma, mentre la città che dovrebbe ospitare Giubileo ed Olimpiadi si trasforma in un far west senza controllo - proseguono - La nostra città non merita questa amministrazione pertanto, se Marino avesse un briciolo di coerenza dovrebbe permettere ai romani di andare al voto già a ottobre per poter eleggere qualcuno finalmente in grado di risolvere problemi e non un marziano perennemente in fuga perché non in grado di dare risposte su nessun fronte". Intanto i servizi di vigilanza ai campi rom sono stati rafforzati dalle forze dell'ordine per prevenire eventuali ritorsioni. E Matteo Salvini torna a invocare le ruspe per i campi rom.

 

Non si ferma all'alt e travolge
i pedoni: muore una donna

ROMA. Una donna è morta e sei persone sono rimaste ferite dopo essere state travolte da un'auto che, con 3 individui a bordo, non si è fermata a un controllo nella zona di Battistini a Roma. La vittima è una donna filippina di 44 anni. I feriti sono stati soccorsi dal 118: due in codice rosso al Gemelli, altri due al San Camillo, uno in codice giallo al San Carlo di Nancy e uno in codice verde al Santo Spirito. Una donna, uno degli occupanti dell'auto in fuga, è stato bloccata dalla Polizia e condotta in commissariato. Gli altri due, tra cui il conducente dell'auto, sono ora ricercati.

 

Secondo la ricostruzione, l'auto -una Lancia Libra- è fuggita all'alt intimato in via di Boccea da una volante perché procedeva a forte velocità zigzagando tra le altre vetture. Ha quindi investito all’altezza della fermata della metro "Battistini" un gruppo di persone e ha continuato la corsa. Raggiunti dopo alcuni chilometri di inseguimento, i tre fuggitivi si sono fermati all’altezza di via di Montespaccato e una volta scesi dalla macchina sono fuggiti. Inseguiti dai poliziotti, due sono riusciti a far perdere le proprie tracce mentre una donna è stata bloccata.

 

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