Domenica 24 Giugno 2018 - 7:38

Papa Francesco: basta pregiudizi verso i gitani

ROMA. Stop ai "pregiudizi secolari" nei confronti del popolo dei Gitani. Lo ha detto Papa Francesco, che ha ricevuto in udienza i partecipanti al pellegrinaggio mondiale del popolo gitano. "Vorrei che anche per il vostro popolo si desse inizio a una nuova storia. Che si volti pagina! È arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia" ha detto Bergoglio.

"Nessuno si deve sentire isolato e nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri. È lo spirito della misericordia che ci chiama a batterci perché siano garantiti tutti questi valori. Permettiamo quindi - ha aggiunto - che il Vangelo della misericordia scuota le nostre coscienze e apriamo i nostri cuori e le nostre mani ai più bisognosi e ai più emarginati, partendo da chi ci sta più vicino".

Rivolgendosi ai partecipanti al pellegrinaggio mondiale del popolo gitano, Papa Francesco ha esortato: "Cari amici, non date ai mezzi di comunicazione e all'opinione pubblica occasioni per parlare male di voi. Voi stessi siete i protagonisti del vostro presente e del vostro futuro. Come tutti i cittadini, potete contribuire al benessere e al progresso della società rispettandone le leggi, adempiendo ai vostri doveri e integrandovi anche attraverso l'emancipazione delle nuove generazioni".

Poi l'istruzione. "E' sicuramente la base per un sano sviluppo della persona - ha detto il Papa - È noto che lo scarso livello di scolarizzazione di molti dei vostri giovani rappresenta oggi il principale ostacolo per l'accesso al mondo del lavoro. I vostri figli hanno il diritto di andare a scuola, non impediteglielo!".

Ha sottolineato ancora Bergoglio: "Non vogliamo più assistere a tragedie familiari in cui i bambini muoiono di freddo o tra le fiamme, o diventano oggetti in mano a persone depravate, i giovani e le donne sono coinvolti nel traffico di droga o di esseri umani. E questo perché spesso cadiamo nell'indifferenza e nell'incapacità di accettare costumi e modi di vita diversi dai nostri".

Entro l’anno il ddl sull’omicidio stradale

ROMA. "Alla Camera abbiamo fatto un lavoro in sinergia con il relatore del Senato Giuseppe Cucca, le modifiche sono state fatte in accordo affinché entro dicembre del 2015 il ddl sull'omicidio stradale possa diventare legge". Lo ha detto all'Adnkronos Alessia Morani (Pd), relatrice della proposta di legge sull'omicidio stradale da oggi in discussione alla Camera, spiegando che il testo, una volta approvato dall'Aula "in questa settimana, non sarà modificato in Senato e quindi diventerà legge prima del nuovo anno". D'altronde, "non implica spese per il bilancio dello Stato", aggiunge.

Quanto alle richieste di alcune associazioni delle vittime della strada, riunite oggi in sit-in davanti a Montecitorio, Morani spiega: "il testo non è blindato e siamo pronti ad accogliere le loro richieste. Ad ogni modo ricordo che ci sono emendamenti del Pd che prevedono l'aumento del minimo delle pena riguardo a violazioni gravi del Codice della strada".

Si rischiano fino a 18 anni (considerando le aggravanti della guida senza patente e dell'assenza di assicurazione) con l'introduzione del reato di omicidio stradale. I punti fermi sono due: "con due nuovi articoli vengono introdotti due reati specifici, appunto l'omicidio stradale e lesioni personali stradali, due ipotesi colpose, che elencano tutta una serie di condotte, dalla più grave alla meno grave, a cui si applicano pene diverse: dagli 8 ai 12 anni per l'omicidio stradale con ubriachezza e tasso alcolemico superiore a 1,5 mg e per stupefacenti. Pena da 4 a 10 anni per ubriachezza tra 0,8 e 1,5 mg", ricorda Morani.

"C'è poi tutta una serie di condotte non previste nel testo varato dal Senato e che invece la Camera ha riammesso", sottolinea la relatrice Morani. Si tratta delle ipotesi di omicidio legate all'alta velocità, al passaggio con rosso, ai sorpassi in prossimità di un passaggio pedonale, alla guida contromano.

Morani ritiene, inoltre, "che il combinato disposto della sanzione penale insieme alla sanzione amministrativa della revoca della patente, che va da 15 a 30 anni a seconda della gravità delle condotte, è un modo per fare prevenzione e soprattutto per creare una deterrenza vera in tutti i casi in cui fino ad oggi c'è stata impunità da parte dei colpevoli: mai più impunità, è la nostra parola d'ordine".

"Siamo alla svolta decisiva sulla legge. Ma non si possono fare passi indietro, non vogliamo il Gioco dell'Oca dell'omicidio stradale", afferma all'Adnkronos Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, l'Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale, che ha preso parte al sit-in di oggi davanti a Montecitorio, insieme ai familiari delle vittime della strada. L'associazione contesta alcuni emendamenti approvati dalle commissioni Giustizia e Trasporti, perché "indeboliscono la legge uscita dal Senato a giugno".

"Le notizie che ci sono giunte circa gli emendamenti approvati dalle commissioni Giustizia e Trasporti ci preoccupano per la diminuzione della sanzione penale riguardo ad alcune ipotesi di omicidio legate a violazioni gravi del codice della strada", dice Biserni facendo un esempio. Chi guida in un centro urbano superando i limiti di 50 Km/h, "ora rischia dai 4 ai 7 anni mentre nel testo uscito dal Senato erano previsti 7-10 anni", osserva. L'Asaps inoltre contesta "l'inserimento ben mirato della diminuzione fino al 50% della pena qualora nell'incidente emerga un concorso di colpe da parte della vittima: in questo caso i 4 anni diventano 2 che con il patteggiamento potrebbero trasformarsi in pochi mesi". O niente carcere.

"In quest'ultima ipotesi di reato arriviamo al paradosso che un bambino che cammina fuori dal marciapiede davanti ad una scuola e viene falciato da un automobilista sobrio che va a 100 Km/h, a quest'ultimo viene diminuita la pena fino al 50%", spiega Biserni. Quanto all'iter parlamentare, "ci auguriamo che l'auspicio del premier Renzi sia centrato: legge prima di Natale".

Alla manifestazione romana era presente anche l'Associazione italiana familiari e vittime della strada (Aifvs) convinta che "chi trasgredisce consapevolmente le norme del Codice della strada non può più restare impunito" e chiede "minimi della pena più alti e corsie preferenziali per i processi dei reati stradali".

C'era anche il Modavi Onlus (Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano). "Siamo da sempre sensibili al dramma vissuto dalle vittime della strada e dei loro familiari - ha spiegato la presidente dell'associazione Maria Teresa Bellucci - d'altronde anche l'Onu e la Corte Europea chiedono agli Stati maggiore rispetto dei diritti degli stessi. L'obiettivo della stessa Unione Europea è quello di dimezzare le vittime entro il 2020". Puntare a questo obiettivo è anche quanto evidenzia la Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia (Consap): serve "un segnale forte da parte del Governo", serve "accelerare l'approvazione".

L'Oms: la carne lavorata aumenta il rischio cancro

ROMA. L'abuso di carne lavorata (secca e in scatola, hot dog, prosciutto e salsicce) è una minaccia per la salute e un rischio cancerogeno simile a quello del fumo e dell'alcol. Lo ha stabilito l'International Agency for Research on Cancer (Iarc) dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in uno studio pubblicato su 'Lancet Oncology'. L'Iarc ha affidato a un gruppo di 22 esperti, provenienti da 10 paesi, il compito di esaminare la letteratura scientifica (800 ricerche) esistente sull'associazione tra il consumo di carne rossa, anche lavorata, e una dozzina di tumori. Ebbene, gli esperti hanno concluso che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata.

 

Il gruppo di esperti ha inserito la carne lavorata nel 'Gruppo 1' delle sostanze cancerogene dell'Iarc, evidenziando che ci sono "sufficienti prove che l'elevato consumo di questo tipo di alimento può aumentare il rischio di cancro del colon-retto". Mentre la carne rossa è stata inserita nel 'Gruppo 2', secondo gli esperti in questo caso il rischio "è probabile ma non certo perché ci sono prove limitate che il consumo di questo alimento possa provocare il cancro negli esseri umani". Nel 'Gruppo 1' dell'Iarc sono raggruppate altre 113 sostanze che hanno dimostrato in studi scientifici la loro cancerogenità: ad esempio l'alcol, il fumo o l'arsenico. Ora anche la carne lavorata.

 

Il gruppo di lavoro dell'Iarc ha inserito nella definizione di 'carni rosse' manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra. Mentre per 'carni lavorate', l'Iarc ha inteso quella trasformata attraverso la salatura, la stagionatura, la fermentazione, l'affumicamento o altri processi che ne aumentano il sapore o ne migliorano la conservazione.

"Per una persona il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto - ricorda Kurt Straif, capo dell'Iarc Monographs Programme - a causa del consumo di carne rimane basso, ma aumenta se si esagera con le quantità. In considerazione però del gran numero di persone che nel mondo mangiano giornalmente questo alimento, l'impatto globale sull'incidenza dei tumori è un fattore importante per la salute pubblica".

"I risultati del gruppo di lavoro - sottolinea Christopher Wild, direttore dell'Iarc - devono far riflettere sulla possibilità di rivedere le attuali raccomandazioni sui limiti all'assunzione di carne. Allo stesso tempo però questo alimento ha un alto valore nutrizionale. Quindi è essenziale che i governi e le agenzie regolatorie internazionali intervengano per bilanciare i rischi e i benefici del consumo di carne rossa e lavorata e forniscano le migliori raccomandazioni dietetiche alla popolazione".

Il Papa al popolo gitano: «Mandate a scuola i vostri bambini, è loro diritto»

CITTA' DEL VATICANO. "Cari amici, non date ai mezzi di comunicazione e all'opinione pubblica occasioni per parlare male di voi. Voi stessi siete i protagonisti del vostro presente e del vostro futuro. Come tutti i cittadini, potete contribuire al benessere e al progresso della società rispettandone le leggi, adempiendo ai vostri doveri e integrandovi anche attraverso l'emancipazione delle nuove generazioni". Così Papa Francesco, ricevendo in udienza i partecipanti al pellegrinaggio mondiale del popolo gitano.

 

"L'istruzione è sicuramente la base per un sano sviluppo della persona. È noto che lo scarso livello di scolarizzazione di molti dei vostri giovani rappresenta oggi il principale ostacolo per l'accesso al mondo del lavoro. I vostri figli hanno il diritto di andare a scuola, non impediteglielo!" ha esortato ancora Bergoglio. Il Papa ha inoltre sottolineato: "Non vogliamo più assistere a tragedie familiari in cui i bambini muoiono di freddo o tra le fiamme, o diventano oggetti in mano a persone depravate, i giovani e le donne sono coinvolti nel traffico di droga o di esseri umani. E questo perché spesso cadiamo nell'indifferenza e nell'incapacità di accettare costumi e modi di vita diversi dai nostri".

 

Truffa all'Inps di Napoli: 200mila euro percepiti indebitamente

COSENZA. Una megatruffa ai danni dell'Inps e dell'Inail, attraverso l'indebita percezione di indennità, è stata scoperta dalla Guardia di finanza che ha eseguito 11 misure coercitive personali, di cui un arresto in carcere, 4 arresti ai domiciliari e sei obblighi di firma. È stato inoltre disposto il sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro. L'indagine è stata condotta, nel periodo tra maggio 2012 e aprile 2015, dalla Guardia di finanza di Sibari, sotto la direzione della procura della Repubblica di Castrovillari.

È emersa l'indebita percezione di indennità previdenziali ed assistenziali, erogate dall’ufficio territoriale Inps di Castrovillari, a favore di 456 finti eredi o delegati alla riscossione, di persone morte, alle quali, “ante mortem”, era stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento. L’importo complessivo della truffa ai danni dell’Inps è stato quantificato in circa 4,7 miliardi di euro. I finanzieri hanno infatti fatto luce sulla illegittima lavorazione, da parte del dominus del sodalizio, già dipendente di un ufficio Inps, di complessive 615 pratiche di pensione, su un totale di 715 lavorazioni esaminate.

Le indagini hanno consentito, inoltre, di rilevare l’avvenuta indebita percezione di ulteriori indennità previdenziali ed assistenziali erogate, questa volta, dall’Inail di Napoli-ex Ipsema, per un importo complessivo di circa 200mila euro, grazie alla predisposizione all'utilizzo di documentazione amministrativa falsa che attestava l’esistenza dei requisiti richiesti dalla normativa.

L’analisi dei dati acquisiti ha consentito alle fiamme gialle di Sibari di rilevare che gli arrestati, con riferimento all’Inps, avevano predisposto falsi verbali di visita medico collegiale, che attestavano lo stato di invalidità per il riconoscimento dell’indennità, false identità anagrafiche e conseguenti falsi rapporti di parentela con i soggetti che materialmente hanno percepito le indennità e falsi testamenti.

È stata rilevata dalle fiamme gialle di Sibari, anche l'attivazione di 51 conti correnti bancari, a nome di 46 soggetti anagraficamente inesistenti, utilizzati dal sodalizio per incassare, veicolare e “polverizzare” gran parte dei proventi della truffa.

Riguardo alla truffa all'Inail è emersa invece la creazione ad hoc di 24 false identità, riferite a presunti operatori marittimi e l'inserimento dei dati nel sistema informatico Inail, in assenza di qualsiasi documentazione giustificativa. Ancora, l'attivazione dei relativi conti correnti bancari su cui accreditare le somme indebitamente liquidate a favore degli stessi.

Uccide la moglie con 3 coltellate davanti ai figli piccoli

CESENA. Un 35enne operaio, di origini marocchine, regolare sul territorio italiano, è stato arrestato ieri sera poco dopo le 22.20 dai carabinieri a Cesena, per l'omicidio della moglie, coetanea e connazionale, anche lei operaia. Il fatto è avvenuto in un piccolo appartamento di circa 35 metri quadrati, al culmine di un litigio tra la coppia che era separata in casa. Molti i litigi che si erano susseguiti tra i due, secondo le testimonianze dei vicini. A chiamare il 112 è stato il 35enne, confessando subito, in lacrime, al telefono di aver ucciso la moglie. L'aggressione è avvenuta alla presenza dei 3 figli della coppia, di 4, 3 e 2 anni, ora affidati ai servizi sociali.

Secondo quanto riferito dall'uomo ai carabinieri, a seguito dell'ennesimo litigio, la donna avrebbe preso un coltello da cucina di circa 20 cm e se lo sarebbe puntato alla gola, minacciando di uccidersi se lui fosse uscito di casa. A quel punto l'uomo avrebbe preso il coltello per toglierlo di mano alla donna, poi in preda ad un raptus l'avrebbe colpita a morte. In realtà, secondo gli inquirenti le cose non sarebbero andate così. Dai primi rilievi, infatti, risulta che la donna si è rifugiata in bagno dove tutto è avvenuto. L'uomo l'ha colpita alla schiena con 3 profondi fendenti che non le hanno lasciato scampo. Da alcune ferite trovate sulle mani della vittima, la 35enne si sarebbe anche girata verso il marito, nel tentativo di difendersi. Inutili, per lei, i soccorsi del 118 giunto sul posto.

«Si deciderà caso per caso», al Sinodo comunione ai divorziati passa per un voto

CITTA' DEL VATICANO. Si valuterà caso per caso. La decisione di affidare al "discernimento" dei pastori la questione della comunione ai divorziati risposati, nella relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, passa per un solo voto di scarto. Sono stati, infatti, 178 i sì dei padri sinodali sulla questione - contenuta al paragrafo 85 della relazione finale - contro 80 no. La maggioranza qualificata dei 2/3, condizione necessaria per il passaggio della questione, era di 177 voti. Alla votazione erano presenti 265 padri su 270.

Il quorum è stato raggiunto su tutti i punti della relazione finale al Sinodo dei Vescovi sulla famiglia.

"Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore" ha detto Papa Francesco in uno dei passaggi del discorso tenuto a conclusione del Sinodo.

Sulla comunione ai divorziati risposati i padri sinodali hanno scritto: "San Giovanni Paolo II ha offerto un criterio complessivo, che rimane la base per la valutazione di queste situazioni: 'Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido'".

"È quindi compito dei presbiteri - si legge al paragrafo 85 - accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo. In questo processo sarà utile fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento. I divorziati risposati dovrebbero chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi; se ci sono stati tentativi di riconciliazione; come è la situazione del partner abbandonato; quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli; quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio. Una sincera riflessione può rafforzare la fiducia nella misericordia di Dio che non viene negata a nessuno".

Alla questione dei divorziati risposati che è passata con un "consenso vicino al limite", per dirla con il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, è dedicato anche il paragrafo 86. Scrivono i padri sinodali: "Il percorso di accompagnamento e discernimento orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio. Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere".

"Dato che nella stessa legge non c'è gradualità, questo discernimento - suggeriscono i padri - non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. Perché questo avvenga, vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa".

SU UNIONI GAY: NO A LEGGI CHE ISTITUISCANO MATRIMONIO - La relazione finale del Sinodo dei Vescovi dedica il paragrafo 76 alla questione delle unioni omosessuali. Il paragrafo così come è stato formulato ha ottenuto 221 sì contro 37 no. Al paragrafo 76 scrivono i padri sinodali: "La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni".

"Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa - scrivono i padri - ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare 'ogni marchio di ingiusta discriminazione'".

I padri chiedono di riservare "una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, 'non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia' (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il 'matrimonio' fra persone dello stesso sesso".

Contromano in tangenziale, tre morti a Trento

TRENTO. Gravissimo incidente con tre morti, due altoatesini e un trentino, attorno alle 8:20 sulla tangenziale di Trento, all'altezza della bretella dell'Interporto. Un'auto, dopo aver fatto rifornimento al distributore, ha imboccato la strada contromano scontrandosi poco dopo con un'altra macchina.

 
L'impatto tra i due mezzi è stato violentissimo. Tre le persone decedute: i soccorritori hanno tentato una disperata manovra di rianimazione ma purtroppo non c'è stato nulla da fare. Altre due persone sono rimaste ferite. Sul posto ambulanze, l'elicottero di Trentino Emergenza, i mezzi dei vigili del fuoco e quelli delle forze dell'ordine che ora dovranno cercare di fare luce su quanto accaduto.

Secondo le prime testimonianze, una delle due auto dopo aver fatto rifornimento di carburante al distributore avrebbe imboccato la bretellina dell'Interporto nella direzione sbagliata, fino al violentissimo impatto con una delle auto che stavano sopraggiungendo. Inevitabili i disagi al traffico: per poter consentire i soccorsi la bretellina è stata chiusa e quasi subito si sono formate delle lunghe code di auto in attesa di poter liberare la carreggiata dai mezzi coinvolti.

Rapina in stile "Arancia Meccanica", 4 arresti a Ragusa

RAGUSA. Sono ritenuti i responsabili di una rapina in stile 'Arancia Meccanica' a una coppia a Marina di Ragusa. Per questo nei confronti di quattro romeni sono stato emesse quattro misure cautelari dal gip del Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni, su richiesta del pubblico ministero Valentina Botti.

Gli arresti sono eseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Ragusa con diverse perquisizioni. Dall’indagine, condotta dai militari del nucleo investigativo ragusano e della stazione di Marina di Ragusa, è emerso che gli indagati, la sera del 6 marzo 2015, con il volto coperto e armati di mazze, spranghe e un fucile, si erano introdotti in un casolare nelle campagne di Marina di Ragusa, abitato da un coppia di agricoltori.

Dopo aver tramortito le vittime a bastonate si erano impossessati di gioielli, denaro contante e telefoni cellulari. Prima di fuggire avevano sparato una fucilata in casa a scopo intimidatorio.

Abusava di nipotine di 7 e 4 anni, arrestato zio "orco"

CATANIA. Arrestato con l'accusa di aver abusato delle sue nipotine di 7 e 4 anni. La polizia di Catania ha fermato un ex appartenente alle forze dell'ordine, accusato di abusi sia in occasione delle vacanze per le feste che nel periodo estivo, quando lasciava la città nella quale vive, Milano, per andare a trovare alcuni familiari nel Catanese. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi, erano state avviate dopo la denuncia presentata dalla mamma delle due sorelline. Le due bambine, assistite da una neuropsichiatra infantile, hanno confermato gli abusi fornendo tutti i particolari.

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