Giovedì 13 Dicembre 2018 - 15:30

Mostro di Firenze, spunta proiettile dopo 33 anni

Potrebbe esserci una nuova svolta nell'inchiesta sul mostro di Firenze. Dopo 33 anni gli investigatori, come rivela questa mattina 'La Nazione', hanno ritrovato un proiettile, mai rinvenuto prima, dentro il cuscino della tenda della coppia dei francesi uccisa agli Scopeti nel 1985, nell'ultimo delitto attribuito al mostro.

Il proiettile è stato ritrovato nel corso dei rilievi voluti dalla Procura di Firenze nell'inchiesta, coordinata dal pm Luca Turco, che vede indagati l'ex legionario Giampiero Vigilanti, 88 anni, insieme al medico Francesco Caccamo, 87enne. Si tratterebbe di un colpo andato a vuoto, mancando i corpi di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili. Gli inquirenti attendono adesso le perizie balistiche. Esperti al lavoro anche per evidenziare eventuali tracce organiche sull'ogiva tali da consentire un esame del Dna.

Per gli ultimi quattro duplici delitti seriali avvenuti nel Fiorentino vennero condannati, come complici di Pietro Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, i cosiddetti 'compagni di merende', entrambi deceduti. Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per 7 degli 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto a un nuovo processo di appello, da celebrarsi a seguito dell'annullamento nel 1996 della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione.

Uccide figlio di tre mesi lanciandolo a terra

Una 26enne è stata arrestata dalla polizia a Catania con l'accusa di avere ucciso il proprio figlio di tre mesi, lanciandolo a terra. Il neonato è morto in ospedale, lo scorso 15 novembre, il giorno dopo il ricovero per le ferite riportate alla testa. La notizia si è appresa oggi, dopo che personale del commissariato Borgo Ognina ha eseguito nei confronti della donna un'ordinanza cautelare in carcere emessa dal Gip, su richiesta della Procura, per omicidio aggravato dall'avere agito contro il discendente. L'omicidio è stato commesso in casa della nonna paterna della 26enne, che non è sposata, e che al figlio aveva dato il proprio cognome. E' stata lei stessa, rivela il suo legale, l'avvocato Luigo Zinno, a chiamare aiuto. Sono arrivati subito sua nonna, che ha 85 anni, e suo padre e a loro ha detto che il piccolo gli era scivolato dalla mani ed era finito a terra. Successivamente, però, attraverso l'audizione, da parte della Procura e della polizia, di tutti i soggetti intervenuti nell'immediatezza dei fatti, e della stessa 26enne, sentita alla presenza del difensore di fiducia, si accertava che la caduta del bambino non era stata accidentale bensì che era stata la madre dello stesso a scaraventarlo a terra con forza.

Il neonato è stato portato nel pronto soccorso del Cannizzaro, dove è stato intubato, e poi trasferito nella rianimazione della Neonatologia del Garibaldi-Nesima, dove è deceduto il giorno dopo il ricovero. Le indagini del commissariato di polizia Borgo-Ognina sono state coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall'aggiunto Ignazio Fonzo, che coordina il dipartimento reati contro le persone, e dal sostituto Fabio Saponara.

"Avevo la mente oscurata e non so spiegare cosa è successo ma sicuramente non volevo uccidere mio figlio - ha detto nell'interrogatorio davanti al pm -, non ho mai pensato di ucciderlo perché io lo amavo". Ai magistrati, come ricostruisce il suo legale, l'avvocato Luigi Zinno, la donna ha detto di "essersi sentita male" e che la sua intenzione era di "gettarlo sul letto e non per terra". "Quel giorno stava male - aggiunge il penalista - e aveva chiamato suo padre, che era al lavoro, per dirgli se poteva tornare a casa. La signora aveva avuto un'infanzia dolorosa per la morte della madre, che ha perso quando aveva 11 anni. Quando è rimasta incinta è andata a vivere con la nonna". Secondo l'avvocato, la 26enne ha sofferto di "una grave forma di depressione post partum, che ha aggravato la sua condizione di persona fragile psicologicamente". Per questo il padre gli aveva fissato degli incontri con specialisti, ma lei non sarebbe andata.

Milano, migliaia in corteo contro dl Salvini

Corteo per le vie di Milano per protestare contro l'apertura del centro per il rimpatrio di via Corelli, come previsto dalla Legge Minniti Orlando del 2017 che dispone l'istituzione di un Cpr in ogni regione italiana. In piazza circa un migliaio di persone. Il corteo, 'Mai più lager- no Cpr', è anche l'occasione per manifestare contro il Decreto Sicurezza, voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e le norme che riguardano in particolare la gestione dell'immigrazione.

Partito da piazza Piola, in città studi, il corteo è diretto in via Corelli, nella periferia Est della città, passando per viale Romagna, via Beato Angelico, via Amadeo e via Tucidide. Alla manifestazione partecipano Rete degli studenti di Milano, Arci, Camera del Lavoro di Milano, Naga, sindacati, centri sociali e altre associazioni.

Minacce di morte a Filippo Roma

Minacce di morte per Filippo Roma. "Se ti incontro per strada ti ammazzo", avrebbero detto al giornalista de Le Iene che, insieme a Marco Occhipinti, sta indagando sul caso dei lavoratori in nero impiegati nella ditta edile del padre di Luigi Di Maio. La denuncia sui social e sul sito del programma in onda su Italia 1. "Noi esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Perché il clima è grave e non parliamo solo del rischio terribile che si passi dalle parole ai fatti. C’è troppa gente che vuole zittire in ogni maniera chi fa il proprio lavoro di raccontare notizie", scrivono Le Iene.

Poi il racconto della vicenda: "L’inchiesta è iniziata da una prima testimonianza esclusiva, quella di Salvatore Pizzo, che ha raccontato di aver lavorato due anni, dal 2009 al 2010, nella ditta di Antonio Di Maio e di essere stato pagato per un anno completamente in nero (in contanti, nonostante avesse chiesto di essere regolarizzato). Salvatore Pizzo ha aggiunto che Antonio Di Maio, in occasione di un suo infortunio sul lavoro, gli avrebbe chiesto mentre lo soccorreva, di non dire che l’incidente era successo mentre lavorava in cantiere, ma a casa. Ma Salvatore in ospedale aveva raccontato la verità e per questo dopo la guarigione era stato licenziato".

"Pizzo si era rivolto alla Cgil ed era stato contrattualizzato da Antonio di Maio per sei mesi, per essere nuovamente licenziato: 'Non gli ho fatto causa perché mi ha dato una sommetta di 500 euro in nero'. Per stare zitto insomma, spiega ancora Pizzo - scrivono ancora - Di Maio ha confermato a Filippo Roma il caso. 'Solo uno', però. Invece gli operai al nero sarebbero infatti stati più di uno e Filippo Roma ha parlato al ministro del Lavoro Di Maio di altri tre casi di lavoro nero, nel nostro secondo servizio sul caso. Mimmo, Giovanni e Stefano sarebbero infatti stati impiegati in nero nel periodo tra il 2008 e il 2010, prima cioè che nel 2012 Luigi Di Maio entrasse nell’assetto proprietario dell’azienda.".

"L’azienda edile che da trent’anni porta avanti il padre di Luigi, Antonio, infatti, prima era intestata alla madre Paolina Esposito, poi è confluita nell’Ardima srl, di proprietà dal 2012 al 50% del ministro e della sorella Rosalba - continuano - Qualcuno ha perfino cercato di intorbidare le acque, lanciando la fake news che Pizzo fosse in realtà un candidato del Pd, e che dunque potesse aver raccontato questa storia solo per motivi politici. Una bufala sbugiardata dal sito bufale.net, e di cui vi avevamo parlato diffusamente". "Ora la macchina del fango nei confronti de Le Iene e di Filippo Roma è arrivata a gravi parole d’odio violento. Tutta la squadra de Le Iene ribadisce la massima solidarietà a Filippo Roma e a Marco Occhipinti", concludono.

È morto Sandro Mayer

E' morto Sandro Mayer, uno dei volti noti del giornalismo italiano e direttore di 'DiPiù'. Aveva 77 anni. Mayer era noto al grande pubblico anche per la sua presenza fissa su Rai1 a 'Ballando con le stelle' accanto a Milly Carlucci nel ruolo di opinionista, ma anche per la sua partecipazione a 'Domenica In'.

Piacentino, classe 1940, dopo una laurea in Scienze politiche, è arrivato l'approdo al giornalismo, con una carriera che l'ha portato alla direzione di molte riviste femminili, tra le quali 'Dolly', 'Novella 2000' e per vent'anni 'Gente'. Mayer ha anche lavorato in teatro come autore e regista. Avrebbe compiuto 78 anni il prossimo 21 dicembre.

Tra i messaggi di cordoglio quello del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. "Buon viaggio a Sandro Mayer, giornalista e direttore di successo che si è sempre dimostrato corretto, preciso e rispettoso, in un mondo in cui queste doti sono ormai rare. Grazie di tutto amico mio" ha detto il vicepremier.

"Caro Sandro, sei stato il fratello saggio, un consigliere, un affettuoso, amorevole e prezioso compagno di viaggio e di vita - ha scritto su Twitter Milly Carlucci - Non riesco a crederci. Mi hai spezzato il cuore. Il mio affetto e la mia stima per te non finiranno mai". "Profondamente addolorato" Maurizio Costanzo. Con Sandro Mayer "ho lavorato molti anni. Tra noi c’era una lunga e solida amicizia".

"È morto un amico e l’ultimo vero direttore/manager rimasto. Ciao Sandro Mayer" ha scritto Selvaggia Lucarelli in un tweet. "Addio, Sandro. Addio alla tua educazione, alla tua gentilezza, al tuo amore per il lavoro, a quel modo tutto #Mayer di sottolineare i sentimenti, alla tua leggerezza, anche alle 'sorprese' per le quali ti prendevamo in giro. Mancherai a me e alla squadra" il ricordo su Twitter di Ivan Zazzaroni.

"Con me è stato sempre affettuoso. Mi spingeva a scrivere ancora dopo che aveva letto il mio romanzo facendomi un sacco di complimenti. Ci divertivamo molto a fare i nostri ruoli in commedia a 'Ballando'. Mi mancherà" dice Fabio CaninoPatrizia Mirigliani, patron di Miss Italia, in un post sulla sua pagina Facebook ricorda: "Sandro per tanti anni ha seguito il cammino di Miss Italia, non solo con i suoi articoli, ma personalmente. È stato più volte in giuria e ha partecipato alla realizzazione del nostro documentario 'My Fair Miss' del 2010, una serie di splendide lezioni di giornalismo e del modo di fare comunicazione da parte di una giovane Miss Italia, in quel caso Maria Perrusi. La sua scomparsa è per tutti noi un grande dispiacere".

Istat rivede Pil al ribasso

L'Istat rivede al ribasso il dato del Pil italiano del terzo trimestre che, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,7% nei confronti del terzo trimestre del 2017. Si tratta per entrambi i valori di un calo di 0,1 punti rispetto alla stima Pil diffusa il 30 ottobre scorso.

Bisogna risalire al -0,1% registrato nel secondo trimestre del 2014 per trovare un segno meno davanti al dato congiunturale del Pil italiano, mentre l'ultimo 'zero' risale all'ultimo trimestre dello stesso anno. Da allora la serie Istat mostra 14 trimestri consecutivi di crescita, con un massimo a +0,5% messo a segno fra la fine del 2016 e il primo trimestre 2017.

Come spiega lo stesso istituto la flessione "segue una fase di progressivo rallentamento della crescita" ed "è dovuta essenzialmente alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti, mentre l’incremento delle esportazioni, pur contenuto, ha favorito la tenuta della componente estera". L'isituto di statistica evidenzia peraltro come "l’input di lavoro è aumentato, nonostante l’andamento negativo dell’attività: le ore lavorate sono cresciute dello 0,5% e le unità di lavoro dello 0,1%". Fra le principali economie europee, solo la Germania - con il suo -0,2% - ha registrato un andamento congiunturale negativo nel terzo trimestre, mentre la Francia ha messo a segno +0,4%, la Spagna +0,6% e il Regno Unito +0,6%.

Oggi l'Istat ha diffuso anche i dati sul tasso di disoccupazione che ad ottobre sale al 10,6% (+0,2 punti percentuali su base mensile) mentre quello giovanile aumenta lievemente e si attesta al 32,5% (+0,1 punti). Per il secondo mese consecutivo cresce anche la stima delle persone in cerca di occupazione (+2,4%, pari a +64mila unità). Dopo il calo del mese scorso, la stima degli occupati a ottobre 2018 risulta sostanzialmente stabile: il tasso di occupazione (pari al 58,7%) non fa registrare variazioni congiunturali.

Altri stop della Cassazione contro gli autovelox per far cassa

NAPOLI. Nuovi “Stop” della Cassazione contro gli autovelox per “far cassa” dopo altre recenti decisioni segnalate e pubblicate dal magazine 2A News. Con un' altra ordinanza la 30664, resa in data 27 novembre 2018, dalla sesta sezione civile della Suprema Corte, sono stati ribaditi i principi a tutela del diritto di difesa dei conducenti, secondo cui deve essere annullato il verbale elevato con autovelox o comunque con apparecchiatura che misura la velocità e nessun punto va decurtato dalla patente di guida se il cui cartello che segnala l’autovelox non venga ripetuto dopo l’intersezione stradale.

La sesta sezione civile ha infatti accolto il ricorso di un uomo multato per eccesso di velocità. Lui ha impugnato sostenendo l’assenza di segnaletica verticale dopo l’incrocio. L’autovelox (la postazione mobile), a suo avviso, avrebbe richiesto la presenza di altri cartelli dopo l’incrocio.

La tesi non ha fatto breccia presso il giudice di pace e poi il Tribunale che hanno confermato la responsabilità dell’uomo. Ora i Supremi giudici hanno ribaltato il verdetto. In particolare, secondo il Collegio di legittimità, in tema di segnaletica stradale, poiché, ai sensi dell'art. 104 reg. esec. c.d.s., i segnali di divieto devono essere ripetuti dopo ogni intersezione, la limitazione di velocità imposta da un segnale precedente l'intersezione viene meno dopo il superamento dell'incrocio, qualora non sia ribadita da un nuovo apposito segnale, in mancanza del quale rivive la prescrizione generale dei limiti di velocità relativi al tipo di strada, salvo quanto disposto da segnali a validità zonale o da altre condizioni specifiche.

L’importanza della decisione sta anche nel fatto che la Cassazione precisa che l’obbligo di ripetizione non è rivolto solo agli automobilisti che si immettono nella strada dov’è posizionato la postazione dell’autovelox. Infatti le norme del codice della strada non limitano il loro ambito applicativo alla sola ipotesi in cui l’automobilista si immetta nella strada da un punto successivo rispetto a dove è posizionata la segnalazione ma dettano una disciplina che si applica ogni qualvolta tra il segnale e il luogo di rilevamento della velocità vi siano intersezioni stradali.

Istat: -15mila nascite in un anno

Italia, un Paese sempre più 'per vecchi'. Nel 2017 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 458.151 bambini, oltre 15.000 in meno rispetto al 2016. Nell'arco di 3 anni (dal 2014 al 2017) le nascite sono diminuite di circa 45.000 unità mentre sono quasi 120.000 in meno in 10 anni, dal 2008. La fase di calo della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali. E' la fotografia scattata dall'Istat nel report "Natalità e fecondità della popolazione residente" presentata oggi a Roma.

Secondo l'Istat la diminuzione della popolazione femminile tra 15 e 49 anni (circa 900 mila donne in meno) osservata tra il 2008 e il 2017 e anch'essa strutturale spiega quasi i tre quarti della differenza di nascite che si è verificata nello stesso periodo. La restante quota dipende invece dai livelli di fecondità, sempre più bassi. Il calo dei nati è particolarmente accentuato per le coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 358.940 nel 2017 (14.000 in meno rispetto al 2016 e oltre 121.000 in meno rispetto al 2008).

Ma non è tutto: in Italia infatti si stenta anche a fare un solo bambino. Il calo della natalità nel Paese si riflette infatti soprattutto sui primi figli (214.267 nel 2017), diminuiti del 25% rispetto al 2008. Nello stesso periodo i figli di ordine successivo al primo si sono ridotti del 17%. Considerando le generazioni, il numero medio di figli per donna in Italia decresce senza soluzione di continuità. Si va da 2,5 figli delle nate nei primissimi anni '20 ai 2 figli dell'immediato dopoguerra, fino a 1,44 figli per donne della generazione del 1977. E si osserva anche uno spiccato aumento della quota di donne senza figli: nella generazione del 1950 e' stata dell'11,1%, nella generazione del 1960 del 13% e in quella del 1977 si stima che raggiungerà (a fine del ciclo di vita riproduttiva) il 22%. In calo anche i nati da coppie coniugate: nel 2017 sono 316.543, -147.000 in soli 9 anni.

Si allenta inoltre il contributo degli stranieri al ricambio generazionale italiano. Dal 2012 al 2017 diminuiscono infatti anche i nati con almeno un genitore straniero (-8mila) che, con mille unità in meno solo nell'ultimo anno, scendono sotto i 100 mila (99.211, il 21,7% sul totale dei nati) per la prima volta dal 2008. Tra questi sono in calo soprattutto i nati da genitori entrambi stranieri: per la prima volta sotto i 70mila nel 2016, calano ulteriormente nel 2017 (67.933).

Arezzo, spara al ladro e lo uccide

Svegliato dal rumore di vetri infranti, è sceso al piano inferiore e ha sparato contro uno dei due uomini entrati nella sua ditta uccidendolo. È accaduto poco prima delle 4 di questa mattina a Monte San Savino (Arezzo). La vittima è un 29enne di origine moldava. Fredy Pacini, 57 anni, dopo aver subito 38 furti negli ultimi anni, da tempo aveva l'abitudine di dormire dentro il capannone della sua rivendita di gomme e bici, per difendere la sua proprietà e aveva raccontato anche in programmi televisivi la sua storia e i motivi della sua esasperazione. Ascoltato dal pm di turno della Procura di Arezzo il gommista, indagato per eccesso di legittima difesa, avrebbe spiegato che era nel pieno del sonno quando è stato svegliato dal rumore dei vetri di una finestra che erano stati infranti con una mazza. A quel punto sarebbe quindi sceso al piano di sotto del magazzino e avrebbe sparato d'istinto contro l'uomo colpendolo agli arti inferiori e centrando l'arteria femorale. Secondo quanto emerso, la vittima aveva un complice che sarebbe riuscito a fuggire. A chiamare i carabinieri sarebbe stato lo stesso Pacini.

I colpi di pistola, 5 secondo quanto si è appreso, sarebbero stati esplosi quando il gommista avrebbe avuto la certezza di essere un'altra volta vittima di un raid da parte dei ladri. Dei 5 colpi, 3 sarebbero finiti contro il muro e 2 avrebbero raggiunto a una gamba il 29enne che, ferito, si sarebbe trascinato fuori dal capannone e avrebbe cercato di scappare ma è caduto a terra in strada, morendo dissanguato perché centrato a un'arteria femorale. Inutili i tentativi di soccorso da parte del 118. Sarebbero state viste due ferite d'arma da fuoco, una al ginocchio e l'altra alla coscia. La tragedia si è consumata in via della Costituzione, nella zona industriale di Monte San Savino. I carabinieri hanno rinvenuto all'ingresso del capannone del gommista la mazza adoperata dai ladri per spaccare il vetro e penetrare all'interno.

La vittima non risulterebbe con precedenti penali. E' stato identificato dai carabinieri, che conducono le indagini, con il passaporto che aveva addosso. Il pm ha disposto una serie di accertamenti diagnostici e scientifici sulla salma, compreso il rilievo delle impronte digitali. Sarà disposta l'autopsia.

''Dopo il Decreto Sicurezza, arriverà in Parlamento la nuova legge sulla Legittima Difesa. Io sto con chi si difende, entrare con la violenza in casa o nel negozio altrui, di giorno o di notte, legittima l'aggredito a difendere se stesso e la sua famiglia. La mia solidarietà al commerciante toscano, derubato 38 volte in pochi mesi: conti su di noi!'', ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

"Capisco lo stato d'animo di Fredy Pacini, a cui va totale solidarietà e vicinanza. Esprimo questi sentimenti umani a lui e alla sua famiglia, per una drammatica vicenda in cui è stato messo a dura prova", ha detto all'AdnKronos il sindaco di Monte San Savino (Arezzo), Margherita Scarpellini, che da tempo era al corrente dei ripetuti raid ladreschi di cui è stato vittima il gommista. "Sono rimasta molto dispiaciuta da questo dramma e posso immaginare come si sentisse e si senta il signor Pacini - ha aggiunto il sindaco - La nostra comunità è scossa da questa drammatica vicenda e tutti siamo vicini alla famiglia". Il sindaco di Monte San Savino ha aggiunto: "Il signor Pacini era esacerbato e provato da tutta una serie di furti che avevano colpito la sua ditta. Un paio di anni fa siamo andati a trovarlo nella sua azienda e da allora ci siamo attivati come amministrazione comunale facendo quanto era possibile secondo le nostre competenze. La zona artigianale e industriale è ben illuminata e all'ingresso e all'uscita ci sono le telecamere di videosorveglianza. I ripetuti furti sono stato oggetto anche di un tavolo in prefettura sull'ordine e la sicurezza pubblica".

«Ho ucciso persona sbagliata», confessa dopo 31 anni

Cold case risolto dalla polizia dopo 31 anni. Vincenzo Pavia, ex collaboratore di giustizia, dopo gli otto omicidi già ammessi negli anni ’90, ha deciso di confessare alla polizia un ulteriore omicidio: quello di Roberto Rizzi, ucciso il 20 maggio 1987 nel bar 'I Tre Moschettieri di via Pollenzo 37 a Torino'. L'uomo è stato vittima di uno scambio di persona
Il pentito ha raccontato di aver "sparato ad un uomo che il mandante Saverio Saffioti aveva indicato come Francesco Di Gennaro detto Franco 'il rosso''. Pavia entrò nel bar e sparò poi il giorno dopo, leggendo il giornale, si rese conto che la persona che aveva assassinato non era Franco "il rosso", ma una persona del tutto estranea a contesti criminali. Si trattava di Roberto Rizzi, vittima di uno scambio di persona: non solo somigliava a Franco 'il rosso' ma frequentava lo stesso bar. Da queste dichiarazioni hanno preso avvio gli accertamenti della squadra mobile di Torino.

Pavia, come ricostruisce la polizia, "faceva parte dell’organizzazione criminale dei Belfiore, che è stata diretta da Domenico Belfiore, condannato in via definitiva all’ergastolo per aver preso parte all’omicidio del procuratore della Repubblica Bruno Caccia, assassinato a Torino il 26 giugno 1983".
"Il ruolo di vertice della famiglia Belfiore, dopo la carcerazione di Domenico Belfiore per l’omicidio Caccia - osserva la polizia - venne di fatto assunto dal fratello Salvatore Belfiore detto 'Sasà' che trovò in Saverio Saffioti un valido complice".
Franco “il rosso”, sempre all’interno dello stesso bar, fu poi successivamente assassinato, da parte di appartenenti al gruppo Belfiore/Saffioti, il 24 agosto 1988. "Dell’omicidio - osserva la polizia - dovrà rispondere solo Pavia perché Saffioti è stato assassinato il 25 giugno 1992 per volontà del suo ex “sodale” Salvatore Belfiore". Sono in corso ulteriori accertamenti su altri delitti rimasti insoluti in quegli anni.

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