Venerdì 17 Agosto 2018 - 15:24

Attraversano i binari, travolti e uccisi 2 bambini: grave la madre

Due bambini sono morti travolti da un treno mentre stavano attraversando i binari con la madre nella zona di Brancaleone (Reggio Calabria). La donna è rimasta ferita in maniera grave ed è stata ricoverata in ospedale. Sul caso sta indagando la Polfer.

«Tra me e Luigi è finita», parla l’ex di Di Maio

"Visto che fino a oggi non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale ho deciso di farlo io: la storia tra me e Luigi Di Maio è finita". Giovanna Melodia ha deciso di rompere il silenzio sulla fine della sua relazione con il vicepresidente del Consiglio. A 'Oggi' la Melodia, avvocato e consigliere comunale dei 5 Stelle ad Alcamo, racconta: "È finita ai primi di giugno, nei giorni in cui giurava il governo, ma la storia si trascinava già da un mese… Lasciarci è stata una scelta maturata e condivisa da entrambi, non si poteva andare avanti". E per descrivere il rapporto dice: "Un amore, intenso, per me e per lui».

E allora, perché è finita? "La politica ha contribuito. La distanza e il fatto che lui fosse così preso dalla formazione del governo. Era molto stressato, era impossibile vederci… Prima mi coinvolgeva nelle sue giornate, condivideva tutto con me con messaggi, note vocali, video, foto. Il nostro era un rapporto vivo". A Luigi Di Maio rimprovera solo "di non aver gestito con delicatezza il 'dopo': con poco mi avrebbe evitato momenti di difficoltà. Stando con lui mi sono ritrovata da un giorno all’altro in pasto ai giornali, ai fotografi, anche ad attacchi social. E lui mi ha sempre tutelata. Mi sarei aspettata lo facesse anche dopo la rottura, chiarendo che non c’era più motivo perché la gente mi associasse a lui e che dovevo essere lasciata in pace".

Infine, commentando il recente scoop di 'Oggi' che ha fotografato la storica fidanzata di Di Maio, Silvia Virgulti mentre esce dalla casa del vicepremier con una valigia, dice: "È lei la causa della rottura? Questo dovrebbe chiederlo a lui. Io penso di no… Certo, era evidente che lei ci tenesse ancora molto a lui e, se è riuscita a riconquistarlo, da donna non posso che dirle brava. Io non porto rancori".

«Zingari, avete rotto i co...», annuncio choc sul treno

"I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i coglioni". È questo il messaggio che sarebbe stato lanciato attraverso gli altoparlanti di bordo sul regionale '2653', il treno delle 12.20 da Milano per Cremona e Mantova. Secondo quanto riporta 'La Provincia di Cremona', di fronte all'annuncio discriminatorio è scoppiata la 'bufera'. Alcuni dei viaggiatori che si trovavano a bordo del treno hanno segnalato il caso sui social e via mail a Trenord ha aperto un'inchiesta interna.

Sarebbe stata individuata la dipendente (la voce era di una donna) che ha lanciato l'inconsueto avviso vocale e che ora rischia un provvedimento, dalla sospensione fino al possibile licenziamento. "Ringraziamo il cliente per la pronta segnalazione - scriveva ieri Trenord in una nota -. Quanto riportato è grave e inqualificabile. Abbiamo prontamente avviato inchiesta interna ad esito della quale adotteremo i provvedimenti necessari".

Tra i passeggeri che hanno raccontato quanto accaduto sui social c'è Raffaele Ariano che in un post pubblicato su Facebook ha spiegato: "Trenord Milano-Mantova delle 12.20, martedì 7 agosto, ore 12.50 circa. Dagli altoparlanti, un'operatrice Trenord (il capotreno? il controllore? non posso dirlo con certezza) proclama: "I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori (sic). [...] E agli zingari (sic): scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i cogl... [sic]". A parte lo stupore per la solerzia con cui la gente si sta accodando a questa nuova Italia gialloverde, vi chiedo: secondo voi si può fare qualcosa? C'è qualche ente/associazione a cui abbia senso denunciare la cosa? Sono abbastanza convinto che questo comportamento sia sanzionabile. Il controllore di un treno, ad esempio, è un pubblico ufficiale".

Mutilavano braccia e gambe per intascare assicurazione

Si sarebbero fatti mutilare, consenzienti, braccia o gambe, pur di avere il risarcimenti dall'assicurazione. Una truffa che adesso è stata scoperta dalla Polizia di Stato di Palermo che sta eseguendo dei fermi emessi dalla Procura di Palermo. Le 'vittime', come spiega il capo della Squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti, avrebbero ottenuto anche risarcimenti che superano i centomila euro.

11 i fermi eseguiti dalla polizia di Palermo che ha sgominato "due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle frodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti". Coinvolto anche un infermiere dell'ospedale Civico di Palermo. "Le due associazioni criminali disarticolate dalla polizia di Stato con le indagini dirette dalla Procura di Palermo hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni, che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all'uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle", dice la Questura.

Una volta fratturate le braccia o le gambe del malcapitato l'organizzazione "che si avvaleva di diverse compiacenze" provvedeva a mettere in scena il finto incidente stradale ingaggiando falsi testimoni. Una volta inscenato l'incidente venivano avviate le pratiche assicurative che potevano valere importo variabili tra i 100 e 150mila euro per singola pratica. "Le fratture erano fatte tutte allo stesso modo", dicono gli investigatori.

Le vittime compiacenti venivano reclutate dai membri delle organizzazioni in luoghi frequentati da persone ai margini della società, "venivano individuati come congeniali ai fini dei gruppi criminali tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcol, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai corrisposti dalle organizzazioni criminali".

Nella truffa c'è anche una vittima. Si tratta di un tunisino che sarebbe morto per le mutilazioni subite. L'uomo è stato trovato senza vita nel 2017, ma non era morto a seguito di un incidente stradale. Come hanno poi scoperto gli inquirenti, era rimasto vittima delle mutilazioni subite per ottenere il risarcimento. Gli organizzatori della truffa gli avrebbero fratturato volutamente le ossa ma alla fine il tunisino è morto.

Strage braccianti, la marcia dei berretti rossi

E' partito dal ghetto di San Severo, ed è arrivato a Foggia il corteo di protesta dei berretti rossi organizzato dopo la morte di sedici lavoratori migranti avvenuta in due diversi e tragici incidenti stradali in pochi giorni sulle strade della provincia Dauna. La manifestazione e lo sciopero dei braccianti sono stati indetti dall'Unione sindacale di base (Usb). Prima del comizio è stato osservato un minuto di silenzio per i lavoratori deceduti e per tutte le persone che muoiono sul lavoro in qualsiasi settore e di qualsiasi nazionalità.

"Schiavi mai", "Niente pomodori senza lavoratori": questi alcuni degli slogan gridati dai partecipanti, in gran parte migranti africani che si trovano in Puglia per le raccolte stagionali nei campi, in particolare quella del pomodoro. "Basta stragi e sfruttamento. Lavorare in sicurezza", si legge ancora su uno striscione in testa al corteo.

I due episodi tragici sarebbero legati, anche stando a una ipotesi investigativa, al fenomeno del caporalato. Dal palco a Foggia il rappresentate di Usb, Aboubakar Soumahoro, ha ricordato i morti italiani sul lavoro di 62 anni fa in una miniera in Belgio a Marcinelle e ha ringraziato per l'appoggio i vescovi di Foggia e San Severo e il presidente della Emiliano. "Noi non siamo migranti, non siamo extracomunitari - ha detto Aboubakar Soumahoro rivolgendosi ai due vicepresidenti del consiglio e ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio e al premier Giuseppe Conte - siamo persone come voi ".

Inoltre ha ricordato "lo strapotere dei caporali e della Grande Distribuzione Organizzata. Agli organi giudiziari diciamo: fate indagini, andate a interrogare i padroni, quanto ci pagano. Un euro all'ora". E agli altri sindacati e agli stessi rappresentanti istituzionali si è rivolto in questi termini: "basta convegni in sale ghiacciate, tornate nei campi. Noi siamo lì a organizzare i lavoratori. Questa giornata non è una passerella - ha precisato Soumahoro - è una giornata di sciopero. Per la prima volta, non raccogliendo i pomodori, sfidiamo lo strapotere della Grande Distribuzione organizzata, i caporali, i padroni e chi ha vissuto nelle stanze ghiacciate dei convegni. Chi fa sindacato costruisce lotte sociali, non sta nelle sale dei convegni. Si impegna a organizzare uomini e donne che per la prima volta si sono sottratti a loro sfruttamento".

"Ai padroni diciamo: non siamo schiavi, siamo esseri umani - ha sottolineato il sindacalista Usb - lottiamo ogni giorno contro qualsiasi forma di sfruttamento. I mafiosi non siamo noi. I ministri abbiano la forza di andare a 'interrogare' chi decide i prezzi, cioè la Grande distribuzione organizzata". Oggi i braccianti impegnati nella raccolta di pomodoro si sono astenuti dal lavoro. Nessuno, riferisce Usb in una nota, è al lavoro nei campi intorno al ghetto di Rignano, nel comune di San Severo.

Centinaia di lavoratori hanno sfilato con gli stessi cappellini indossati dalle vittime, berretti distribuiti settimane fa da Usb e Rete Iside per aiutare i braccianti a proteggersi dal solleone delle campagne e idealmente dallo sfruttamento e dalla mancanza di diritti, in un processo di sindacalizzazione che avanza a grandi passi. Ai lavoratori in marcia si è unito anche il governatore della Puglia Michele Emiliano.

Intanto a Roma, durante la conferenza stampa con i giornalisti prima della pausa estiva, il premier Conte è tornato sulla legge sul caporalato. "C'è ma non viene completamente applicata" ha detto il premier. Quindi "dovremo intervenire per rafforzare il quadro delle tutele che sono già previste in quella legge".

«Niente tweet su strage braccianti», social contro Salvini

Il cordoglio per vittima e feriti nell'esplosione di Bologna, un tweet polemico su Famiglia Cristiana, un link sulla rivolta in un centro per migranti e il live dalla festa della Lega ad Arcore. Ma per i 12 braccianti morti in un incidente stradale a Foggia nessun tweet. Il 'silenzio social' di Matteo Salvini sulla strage di Ripalta di Lesina pesa come un macigno per i commentatori di Twitter che, ormai da ieri, continuano a sottolineare "l'assenza colpevole" del ministro nella lunga serie di messaggi, istituzionali e non, di vicinanza e compassione per i migranti morti dopo una giornata passata a lavorare nei campi. In realtà il ministro, seppure non sui social, ha commentato già ieri la notizia annunciando "controlli a tappeto per combattere, in tutta Italia, sfruttamento e caporalato", facendo sapere che oggi sarà a Foggia, dove presiederà il comitato per la sicurezza.

Troppo poco evidentemente per gli utenti, che ora accusano il ministro "di dividere i morti in quelli di serie A e di serie B", di "fare distinguo in base al colore dei cadaveri" e di "non avere pietà nemmeno per dei lavoratori regolari". Critiche in parte rivolte anche al ministro Di Maio, 'reo' di aver menzionato "solo di sfuggita" la tragedia foggiana "per non irritare l'amico Salvini".

"'Un pensiero alle vittime di Bologna' è tutto ciò che è riuscito a dire Salvini. Il fatto che i migranti di Foggia (quando va bene) siano per lui invisibili dovrebbe fare incaz... tutti noi", scrivono senza mezze misure, accusando il ministro di usare "parole propagandistiche alla ricerca di un facile consenso fra il liquame razzista del paese".

"Sono morti per 3 euro l'ora. Raccoglievano pomodori che noi compriamo ogni giorno", sottolineano chiedendo di avvisare della strage "i social media manager di Salvini mentre si interrogano su quale emoticon paraculo mettere a fine frase". E ancora: "Da ieri Salvini e il suo staff sono stati capaci di produrre solo dei post sull'albergatore leghista di Ischia e sull'arresto di alcuni immigrati. Non una parola sulla tragedia di Foggia. Ci preoccupiamo quando il governo parla. Dovremmo preoccuparci quando tace". "Vergogna", urlano a colpi di tweet, appellandosi "all'ultimo briciolo di umanità che ti rimane, se ne hai mai avuta". "Non fosse altro che per il ruolo istituzionale che ricopre due parole doveva scriverle, e invece...", notano, mentre segnalano "messaggi carichi di insulti e odio da parte dei fan" del ministro contro chi ha "fatto notare questa grave mancanza".

Decine e decine quelli che chiedono un tweet 'riparatore' perché "è impossibile che un ministro non parli di una cosa così grave e importante", altrettanti quelli che lo insultano perché "questa campagna elettorale perenne a spese dei poveracci deve finire". Nel mezzo, i militanti della Lega che difendono il 'Capitano' dagli attacchi, giustificando il silenzio su Twitter e Facebook con "l'impegno dei fatti e non delle parole" del leader del Carroccio. Questa mattina, intanto, il primo selfie del ministro, sorridente con in mano una ruspa giocattolo.

Bologna, Conte visita i feriti

«Sono venuto qui per accertare personalmente le conseguenze sulle persone, le cose e i luoghi e posso dire che, rispetto a quelle che potevano essere,possiamo ritenerci fortunati. È una tragedia senza dubbio, ma i feriti sono in via di guarigione, la situazione è sotto controllo. Ringrazio la macchina dei soccorsi che è stata fantastica, e il personale sanitario». Così il premier Giuseppe Conte, all'uscita dall'ospedale Maggiore di Bologna dove ha visitato alcuni feriti dell'incidente di ieri sulla Tangenziale, all'altezza di Borgo Paniagale.

«Essere qui è un modo per essere vicino alle persone e ai loro familiari, - ha aggiunto Conte - testimoniare la vicinanza del governo alle persone che hanno sofferto questa situazione». «Adesso dobbiamo capire quello che è successo, anche per prevenire tragedie del genere» ha spiegato il presidente del Consiglio. Bisogna «vigilare sempre sul rispetto degli standard di sicurezza - ha ribadito Conte - vale per il trasporto su strada, ferroviario, a tutti i i livelli. Ci sono accertamenti in corso, la procura ha avviato un'indagine, dobbiamo capire quello che è successo per prevenire ma il problema non è annunciare nuove normative, ma vigilare sulla sicurezza».

«Non mi pare, infatti - ha specificato Conte - che ci siano smagliature nella legislazione attuale, si può discutere, al limite, se l'articolo 10 del Codice della Strada sia da estendere anche al trasporto di sostanze esplosive e pericolose come il Gpl che era nell'autocisterna». Dopo la visita all'ospedale Maggiore, Conte ha sorvolato in elicottero il luogo dove è crollato il ponte sull'autostrada. In mattinata il premier ha visitato anche l'ospedale Bufalini di Cesena, dove sono ricoverati due pazienti, un ragazzo bulgaro di 17 anni e Riccardo Muci, il poliziotto 31enne della questura di Bologna, originario di Lecce, rimasto ferito mentre interveniva per mettere in sicurezza le persone sotto il cavalcavia. Entrambi hanno ustioni di secondo grado, profonde ma non estese.

IL BILANCIO DELL'INCIDENTE - Il bilancio dell'incidente di ieri parla di un morto e circa 95 feriti di cui due gravi. La vittima sarebbe Andrea Anzolin, 42enne del comune vicentino di Agugliaro che era alla guida dell'autocisterna che avrebbe tamponato un tir, a sua volta piombato sopra una bisarca. Tra i feriti, invece, un 41enne italiano ricoverato da ieri sera nel Centro grandi ustioni di Parma che versa in condizioni critiche ed è in prognosi riservata. L'uomo ha riportato ustioni molto profonde. Ricoverata anche una donna di circa 40 anni: il suo quadro clinico è stabile e non è in pericolo di vita.

L'INCHIESTA - Intanto la procura di Bologna ha aperto un'inchiesta per disastro colposo a carico di ignoti per accertare la dinamica dell'incidente. Tra le possibili cause "un colpo di sonno dell'autista dell'autocisterna o un momento di distrazione, ma è ancora troppo presto per dirlo con certezza", ha sostenuto il procuratore di Bologna Giuseppe Amato, ai microfoni del Giornale Radio Rai. Un "dato importante - spiega - è la registrazione delle immagini dell'incidente, dove si vede il tamponamento dell'autocisterna, l'incendio e poi la successiva esplosione".

Amato esclude, al momento, la responsabilità di altri: "Mi pare che ci sia un evidente nesso di casualità immediato - ha detto - per cui l'implosione del ponte non è correlata ad un possibile difetto di costruzione, con un mal governo da parte del responsabile, è conseguenza immediata di un evento di devastanti proporzioni quale è quello che si è realizzato". "Non abbiamo ritenuto di fare nessun tipo di sequestro con l'intenzione già oggi di consentire alla società Autostrade di ripristinare la circolazione in quel tratto di strada", ha aggiunto Amato, che, infine, ha confermato l'apertura sulla vicenda di un "fascicolo a carico di ignoti dove si ipotizza il disastro colposo e, ovviamente ,il reato di omicidio, lesioni colpose stradali plurime".

L'INCIDENTE - Ieri l'incidente tra la cisterna e il camion ha provocato un orrendo effetto domino: i mezzi si sono incendiati e, dopo alcuni minuti, è esplosa la cisterna. La deflagrazione ha fatto crollare buona parte del ponte dell'A14, dividendo in due l'Italia e scavando in tangenziale un enorme cratere. L'onda d'urto ha raggiunto negozi, ristoranti e case in tutta la zona, provocando un centinaio di feriti. Decine di residenti sono stati evacuati e hanno passato la notte fuori casa. Procede agli accertamenti e ai rilievi la polizia stradale di Bologna d'intesa con la Procura competente.

RIAPERTO TRATTO TANGENZIALE - Nel frattempo è stato riaperto il Raccordo di Casalecchio in entrambe le direzioni. Riaperto anche il tratto di Tangenziale compreso tra gli svincoli 2 e 3 in direzione dell'A1, tratto che rimane invece chiuso in direzione di dell'A14.

Sulla Sindone sangue vero e di una persona torturata

ROMA. Una nuova ricerca italiana indica che il sangue presente sulla Sindone di Torino è vero e di una persona torturata. Inoltre il sangue è rosso e non marrone, come dovrebbe essere un sangue antico, perché il telo sarebbe stato esposto alla luce ultravioletta, come quella del Sole, che ne ha alterato il colore. La ricerca, pubblicata su Applied Optics, si deve al gruppo coordinato da Paolo Di Lazzaro, dell'Enea e vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia. Individuati prodotti di emoglobina invecchiata.

Allo studio hanno preso parte anche Daniele Murra dell'Enea, Paola Iacomussi dell'Istituto nazionale di ricerca metrologica (Inri), Mauro Missori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e il medico Antonio Di Lascio.

Grazie all'analisi della Sindone, fatta dai ricercatori durante l'Ostensione del 2015 con una tecnica ottica che serve a individuare la composizione dei materiali, è stato visto che nel sangue del telo è presente la metaemoglobina, un prodotto della degradazione dell'emoglobina fortemente ossidata e invecchiata, a conferma che si tratta di sangue antico. Inoltre il sangue della Sindone è ricco di bilirubina. Il sangue è ricco di bilirubina "in due casi: nel caso di una persona malata di ittero e in quello di una persona percossa duramente", ha detto all'ANSA Di Lazzaro.

La ricerca ha inoltre dimostrato che le macchie presenti sulla Sindone sarebbero rosse perché la luce ultravioletta come quella del Sole, interagendo con la bilirubina, ne avrebbe alterato il colore.

 

Foggia, scontro frontale tra un furgone e un Tir: morti dodici migranti

FOGGIA. Dodici persone, tutte migranti, sono morte nell'incidente stradale avvenuto nel pomeriggio di lunedì 6 agosto, lungo la statale 16 all'altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina. Un furgone con targa bulgara con a bordo tutti passeggeri extracomunitari, si è scontrato frontalmente con un camion carico di farinacei. Tre persone sono rimaste ferite. Tra queste anche l'autista del Tir che non è in pericolo di vita.

Un sinistro "fotocopia" di quello avvenuto sabato 4 agosto tra Castelluccio dei Sauri e Ascoli Satriano dove sono deceduti 4 braccianti agricoli africani. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri di San Severo. Anche in questo caso risultano difficili le operazioni di riconoscimento dei cadaveri. Pare che le vittime avessero terminato da poco il turno di lavoro nei campi di Capitanata.
 

 

Bologna: rogo ed esplosioni dopo incidente, 1 morto e decine di ferite

BOLOGNA. Un boato avvertito in mezza città e un'alta colonna di fumo: poco prima delle 14 un incidente fra un mezzo che trasportava materiali infiammabili e alcune auto ha provocato un incendio, al quale sono seguite alcune esplosioni. E' successo sul raccordo di Casalecchio che collega l'A1 con l'A14. Il bilancio, accertato, è di un morto e una settantina di feriti, 14 dei quali sono definiti gravi dai soccorritori. Vista l'entità dell'incendio si teme che il bilancio possa aggravarsi. Alcuni feriti sono stati colpiti dai detriti. L'incendio è stato spento, i vigili del fuoco stanno raffreddando l'area per rendere più fattibili gli interventi. Sono rimasti a lavoro soprattutto le unità cinofile e gli operatori 'Usar', ovvero i soccorritori che si occupano di ricerca e salvataggio in ambienti urbani. L'obiettivo, a quasi tre ore dall'incidente, è capire se ci sono altre vittime.

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