Giovedì 21 Settembre 2017 - 7:01

Bimba di 4 anni muore di malaria: «Origine incerta»

BRESCIA. È deceduta ieri pomeriggio agli Spedali Civili di Brescia una bimba di 4 anni che era affetta da malaria. La piccola era stata trasportata nella struttura sanitaria lombarda dall'ospedale Santa Chiara di Trento, fanno sapere dal nosocomio bresciano, già in condizioni gravi.

La malaria è una malattia infettiva causata da un microrganismo parassita che si trasmette all'uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles. In Italia è scomparsa a partire dagli anni '50. I casi che ancora si verificano nel nostro Paese riguardano turisti che rientrano da Paesi a rischio.

LORENZIN INVIA ESPERTI - In relazione alla morte della bambina la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha chiesto una relazione all’assessorato alla Salute della Provincia Autonoma di Trento e ha inviato un gruppo di esperti per accertare le modalità del contagio, considerato che la bambina non risulterebbe aver effettuato viaggi all'estero in Paesi a rischio. Ad annunciarlo una nota del ministero della Salute. "Del gruppo - si specifica - faranno parte anche esperti di malattie infettive e tropicali ed esperti dell’Istituto zooprofilattico".

A TRENTO DISINFESTAZIONE OSPEDALE - "In Italia non sono presenti specie di zanzare che possono trasmettere la malattia ma, nei casi di origine non definibile, le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità consigliano di effettuare ugualmente una disinfestazione del reparto come misura di ulteriore profilassi" che verrà effettuata oggi "anche se non si ravvisano rischi per coloro che hanno frequentato il reparto nei giorni scorsi". È quanto segnala l'Azienda provinciale di Trento per i servizi sanitari.

"Sono stati fatti tutti gli accertamenti necessari per escludere altre possibili fonti di contagio - si fa sapere - ma senza risultati apprezzabili: rimane quindi di origine incerta. L'ltalia è tra i Paesi indenni da malaria, ma questa, come negli altri Paesi europei, continua ad essere la più importante malattia d'importazione, legata per lo più a viaggi in Paesi nei quali la malaria è endemica. Questo caso ha peraltro colpito unapersona che non aveva frequentato Paesi in cui la malaria è endemica".

CASO ECCEZIONALE - Un rebus che lascia perplesso anche Giampiero Carosi, infettivologo dell'università di Brescia. "Quello della bimba di 4 anni morta per malaria cerebrale senza essere uscita dall'Italia è un caso eccezionale, che richiederà un'attenta indagine epidemiologica. In 30 anni a mia memoria abbiamo avuto 3-4 casi di malaria autoctona, alcuni con 'zanzare d'importazione'". Ma come può essere stata infettata la bimba? "E' possibile che una zanzara abbia punto qualcuno infetto, magari di rientro da un viaggio in Africa, perché questo sembra un caso da falciparum, plasmodio prevalente nel continente africano, e poi l'insetto abbia trasmesso il microrganismo alla piccola".

Qualcosa di simile era accaduto una trentina di anni fa "nel Grossetano: una zanzara aveva punto un portatore di falciparum e poi una persona. Ci sono stati anche - ricorda l'esperto - 2 casi di malaria aeroportuale: questa volta a viaggiare sono state le zanzare che, atterrate a Fiumicino, sono uscite dall'aereo e hanno punto delle persone. Ricordo anche un altro caso di malaria in cui le zanzare erano arrivate dall'Africa in un souvenir, una maschera africana". Insomma, zanzare d'importazione.

"Casi del tutto eccezionali - ribadisce Carosi - Quello della bimba, anche per il periodo dell'anno in cui siamo, mi fa pensare a qualcuno rientrato da un viaggio nelle zone colpite, che abbia portato il plasmodio nel sangue e sia poi stato punto da una anofele, che in seguito ha punto la bambina".

Ma in Italia circola la zanzara anofele? "In Italia ci sono questi insetti - risponde l'esperto - Sono stati rilevati in Appennino, nel Delta del Po. Le zanzare che circolano in Italia, però, non sono molto adatte a trasmettere il falciparum. Anche se, in teoria, potrebbero farlo. Occorrerà un'attenta analisi epidemiologica per chiarire questa vicenda", conclude.

Trapianto di capelli, più di 600 persone a Napoli per il dottor Serkan Aygin

NAPOLI. Più di seicento persone, tutte alla ricerca della felicità sabato scorso all’Hotel Ramada di Napoli, dove in massa sono accorsi per ascoltare il verbo del dottor Serkan Aygin. Lui che da più di dieci anni, nella sua clinica di Istanbul, riesce con successo a ridonare serenità a tanti, tantissimi uomini che l’hanno smarrita giorno dopo giorno, ormai senza neanche più la forza di mettersi le mani nei capelli. E qui veniamo al punto: i capelli. E qui veniamo alla soluzione offerta per chi li ha persi: il trapianto e la possibilità di riaverli.

Nel corso della conferenza stampa, è stata spiegata la tecnica Fue con la quale viene effettuato il trapianto (di capelli come di baffi, barba, sopracciglia e per donna), l’iter da seguire e il pacchetto offerto dalla New Hair, l’agenzia di Gianluca Pappalardo, responsabile per l’Italia del dottor Aygin. I capelli vengono estratti dalla nuca ad uno ad uno e reimpiantati nelle zone della testa dove la calvizia la fa da padrona, nessuna possibilità di rigetto. “Non facciamo miracoli” hanno tenuto a precisare, perché questo è uno dei loro punti di forza, ossia quello di cercare di soddisfare i clienti ma senza mai creare mostri alla Frankenstein. E guardando nella platea coloro che avevano già effettuato l’intervento, non si è potuto che applaudire. Capigliature naturali da sfoggiare, finalmente, come un tempo e felicità ritrovata per chi al mattino non si riconosceva: nessuna cicatrice visibile, nessun punto di sutura, nessun dolore durante e post-intervento, immediato ritorno al lavoro, nessun taglio del cuoio capelluto.

L’intervento si effettua ad Istanbul, in Turchia nella lussuosa clinica del dottor Aygin, ed è il costo ad accattivare perché la New Hair offre un pacchetto da 2650 euro che garantisce il trapianto Fue fino a 5mila bulbi, volo andata e ritorno per Istambul, tre notti in hotel 3 stelle, trasferimenti completi dall’hotel alla clinica con accompagnatore del posto con conoscenze della città e della lingua italiana, naturalmente l’intervento completo e le medicazioni. Il post operatorio verrà seguito, senza costi aggiuntivi, una volta tornati in Italia dai dottori dello staff di Aygin sempre reperibili. Sabato scorso a Napoli, più di seicento persone hanno ascoltato Aygin in conferenza per poi mettersi in fila per una visita specialistica a cullare il sogno di ritrovare la felicità perduta ad un prezzo che, guardando quelli offerti in Italia, non ha paragoni.

Stupro Rimini,
la Polonia chiederà l'estradizione

RIMINI. La Polonia chiederà l'estradizione dei quattro uomini arrestati per gli stupri di Rimini. Lo ha detto il viceministro della Giustizia polacco, Patryk Jaki che, intervistato da TVN24, ha sostenuto che per i quattro, qualora sarà confermata la loro responsabilità, si dovranno prevedere condanne pesanti, in modo da scoraggiare chiunque altro a commettere crimini del genere.

PROCURA - La Procura per i minorenni di Bologna chiederà la custodia cautelare in carcere per i tre minorenni accusati degli stupri di Rimini. Si tratta di due fratelli marocchini di 15 e 16 anni e di un nigeriano di 17. Il quarto appartenente al branco, ritenuto il capo, è maggiorenne: un congolese di 20 anni. Le udienze di convalida dei fermi emessi nei confronti dei tre minori, ora trattenuti nel centro di prima accoglienza di Bologna, sono fissate per domani davanti al Gip del tribunale per i Minori di via del Pratello.

La Procura di Rimini intanto ha formalizzato le accuse verso i quattro giovani: rapina aggravata, violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate. Lo hanno reso noto il procuratore capo Paolo Giovagnoli e il sostituto Stefano Celli. Le pene previste per tali reati si aggirano intorno ai 20 anni.

BUTUNGU - "Non c'ero, ho partecipato ad alcune feste in spiaggia, ho bevuto e mi sono addormentato, sono stato svegliato dai tre ragazzini e poi ci siamo spostati verso Pesaro", ha affermato Guerlin Butungu durante gli interrogatori, gettando dunque la responsabilità sui tre minorenni che, a loro volta, affermano di essere colpevoli solo del pestaggio ai danni del compagno della 26enne polacca stuprata ma non della violenze su di lei e sulla transessuale peruviana. Indicano, inoltre, come colpevole il congolese.

Un racconto, però, contradditorio, visto che qualcuno dei minori afferma anche che il rapporto con la vittima sudamericana - che è stata anche picchiata - è stato consenziente "dal momento che è una prostituta". Il racconto di Butungu, ritenuto dagli inquirenti il capobranco, è contraddetto invece dalle immagini delle telecamere che ritraggono il gruppo insieme, tra il primo e il secondo episodio di stupro, nel tragitto tra il lungomare e la strada statale.

Il racconto dei quattro, insomma, appare ricco di contraddizioni e falle. Uno dei minori, in particolare, afferma che facevano tutto quello che diceva Butungu in quanto soggiogati. Ammette, per esempio, il rapporto con la trans ma solo in quanto prostituta e solo dopo le percosse e la rapina che avrebbe subito ad opera del congolese maggiorenne e sostiene, per l'appunto, che il rapporto sia stato consenziente. Tutti i membri del branco, nonostante neghino l'aggressione alla coppia polacca, si sono riconosciuti nelle immagini delle telecamere che li riprendono tra i due stupri.

Il quadro probatorio degli inquirenti però resta solido, sostenuto oltre che dalle immagini anche da alcuni oggetti rinvenuti nella disponibilità del congolese, tra cui un cellulare che sarebbe frutto di una rapina in spiaggia a degli italiani, avvenuta mezz'ora prima dell'aggressione e dello stupro alla turista polacca, e un orologio che si sospetta sia del compagno della 26enne. L'udienza di convalida del fermo del 20enne congolese è stata spostata a domani.

Bollo auto, stangata in arrivo?

ROMA. Un bollo auto progressivo, più caro per le macchine maggiormente inquinanti. È questa l'ipotesi già ventilata a giugno dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e che ora è sul tavolo della Commissione ambiente del Senato. L'idea è quella di calcolare il costo del bollo in base al tasso di inquinamento del veicolo e non più in base alla potenza del motore. Più l'auto inquina, quindi, più la tassa sul bollo sarà elevata. Ad essere penalizzate saranno dunque le auto di categoriaEuro 3, altamente inquinanti.

"Questa ipotesi - spiega all'AdnKronos Laura Puppato, senatrice Pd e componente della Commissione ambiente del Senato - rientra in una prima fase di avvio di un tipo di valutazione economica basata non sono sul PIL, ma anche sulla sostenibilità e sulla giustizia ambientale. Il 2017 è stato il primo anno in cui alcuni indicatori del Benessere Equo e Sostenibile sono entrati nella manovra finanziaria". Un approccio che la senatrice definisce "rivoluzionario". L'iniziativa rientra dunque nel tentativo di sensibilizzare la società al tema della sostenibilità. "La speranza - conclude la senatrice Puppato - è che questa iniziativa possa essere inserita nella Legge di Bilancio 2018". Se così fosse, la novità verrebbe adottata già il prossimo anno.

Strage treno 904, giudice va in pensione: processo a Riina da rifare

ROMA. Il presidente della Corte andrà in pensione nel prossimo mese di ottobre e così il processo d'appello a Firenze per la strage del treno rapido 904, che vede il capo di Cosa Nostra Totò Riina come unico imputato, dovrà ricominciare da capo. Tutti i testimoni ascoltati durante il processo di primo grado dovranno essere risentiti dalla Corte d'Assise, che successivamente dovrà ascoltare anche le nuove testimonianze di sei boss mafiosi, che era già stato deciso di interrogare in appello. In primo grado, Riina era stato assolto.

Nella strage del treno rapido 904, avvenuta il 23 dicembre 1984 con un attentato dinamitardo nella galleria dell'Appennino, subito dopo la stazione di Vernio, morirono 16 persone e 260 rimasero ferite.

La Corte d'Assise d'Appello, nell'udienza di questa mattina, ha stabilito il rinvio a data da destinarsi del nuovo processo, per consentire il completo svolgimento dell'istruttoria. L'attuale collegio giudicante non avrebbe, infatti, potuto portare avanti l'istruttoria dato l'imminente pensionamento del giudice Salvatore Giardina.

Il processo d'appello è stato così rinviato a data da destinarsi. Lo ha comunicato il presidente della Corte d'Assise d'appello, Salvatore Giardina. Il giudice ha spiegato che la composizione del tribunale non consente al collegio il tempo materiale per la rinnovazione dibattimentale visto che lo stesso presidente va in pensione a fine ottobre. Sarà un nuovo collegio, a cui verrà assegnato il processo, a redigere il calendario delle prossime udienze. Ad imporre una nuova istruttoria dibattimentale e' stato un articolo della legge Orlando recentemente introdotta. La concomitanza della nuova legge e l'imminente congedo del giudice Giardina ha fatto nascere le condizioni per il rinvio del processo comunicato stamani.

"C'e' grande sconforto tra i familiari delle vittime della strage – ha commentato l'avvocato Danilo Ammannato, legale di parte civile - A più di trent'anni di distanza dalla strage siamo ancora senza una verità accertata da un tribunale. Invitiamo la presidente della Corte d'Appello a fissare la nuova udienza in tempi rapidi".

L'imputato, Totò Riina, come nella scorsa udienza, era collegato stamani in videoconferenza dal carcere di Parma, dove si trova detenuto. Il boss di Cosa Nostra, ritenuto il mandante della 'strage di Natale' del 1984, assolto in primo grado, era disteso su una barella, con accanto un agente della polizia penitenziaria. Nell'udienza di questa mattina era in programma la testimonianza di tre boss mafiosi: Giovanni Brusca, Baldassarre Di Maggio e Francesco Paolo Anselmo.

Catturato Morabito, era latitante da 23 anni

E' stato catturato in Uruguay, dopo 23 anni di fuga, il superlatitante Rocco Morabito, uno dei massimi esponenti della 'ndrangheta calabrese. A darne notizia è stato il ministero degli Interni di Montevideo con un tweet. L'arresto è stato effettuato dagli agenti della polizia locale in un hotel della capitale. "Dopo sei mesi di intense attività d'informazione e intelligence è stato accertato" che Morabito aveva ottenuto "documenti uruguaiani presentando documenti brasiliani con il nome di 'Francisco Antonio Capeletto Souza'" nato il 14.10.1967 in Rio de Janeiro (Brasile) , precisa una nota del ministero degli Interni uruguaiano.

Questi documenti sono stati diffusi dallo SCIP - Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dalla polizia brasiliana, e sono stati inseriti nella banca dati Interpol, generando un alert. Dall’emissione della “Red Notice” internazionale nel 1995 e dal conseguente mandato d’arresto originato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, il lavoro dello SCIP è proseguito senza sosta, sino alla cattura di sabato scorso.

A coadiuvare sul posto le attività della polizia uruguagia è stato l'Esperto per la Sicurezza del Dipartimento della Pubblica Sicurezza di stanza a Buenos Aires, con competenza anche per l’Uruguay, avallando un primo riconoscimento del Morabito, attraverso l’interlocuzione diretta con la Sala Operativa Internazionale dello SCIP, e partecipando anche alla perquisizione della casa del latitante.

Nella perquisizione sono state sequestrate dodici carte di credito, assegni, denaro in contanti, 150 foto con il volto del detenuto, oltre a 13 telefonini, armi e a una Mercedes. In manette anche la moglie, una donna di 54 anni angolana ma con passaporto portoghese.

Nel provvedimento di cattura emesso dall'Interpol, precisa ancora il ministero degli Interni del uruguaiano, Morabito è accusato di aver fatto parte tra il 1988 e il 1994 di un'organizzazione criminale coinvolta in traffico internazionale di stupefacenti, nella quale organizzava il trasporto della droga in Italia e la distribuzione a Milano.

Morabito, ricercato in vari paesi del sud America dove aveva interessi, è stato arrestato dalle autorità di polizia dell'Uruguay in un hotel di Punta del Este, località turistica a 140 km dalla capitale Montevideo, dopo mesi di intense attività di cooperazione internazionale ed intelligence.

«Non ti vogliamo». A Palermo manifesti su bus contro borseggiatore

Gli autobus palermitani contro il borseggiatore che dopo la scarcerazione, su Facebook, si era preso gioco di chi lo aveva arrestato. Da questa mattina campeggia sui trenta autobus di linea dell'Amat, 101 e 102, la fotografia con il volto del borseggiatore palermitano Salvatore Romeo, 23 anni, con la scritta “Non ti vogliamo sui nostri bus". Una scritta anche in inglese. Il giovane lunedì scorso era stato arrestato dopo avere borseggiato una turista, e dopo la scarcerazione su Facebook aveva commentato: «Mi dispiace per voi, ma alla vostra facciazza e la vostra invidia non mi arrestano mai. Come vedete sono già fuori, comunque se avete qualcosa da dirmi sapete dovete dove trovarmi». Aveva anche insultato chi aveva osato criticare la sua sfacciataggine dando appuntamento nei pressi della stazione centrale: «Non parlate dietro uno schermo o su face (facebook ndr), venite ad affrontarmi che è meglio. Se venite di presenza io sono sempre alla stazione dove c'è il vecchio giornalaio, vi aspetto».

Romeo era stato fermato in pieno centro dai poliziotti della “Sezione Contrasto al Crimine Diffuso". Facendo finta di aiutarle a obliterare il biglietto, con un complice, anche lui arrestato, aveva rubato il portafogli a due turiste italiane. Accompagnato negli uffici della Squadra mobile il giorno dopo è stato rimesso in libertà dal giudice in attesa del processo. E dopo poche ore si è preso gioco di chi lo aveva arrestato con quel post su Facebook. Ma da oggi la sua faccia campeggia su tutti gli autobus della linea principale dell'Amat. Le potenziali vittime sono avvisate.

L'Azienda pubblica che gestisce i servizi per la mobilità nella città «ha ritenuto necessario assumere questa iniziativa a tutela di tutti coloro, cittadini e turisti, che utilizzano il servizio di trasporto pubblico», si legge in una nota. «Abbiamo voluto lanciare un messaggio diretto ed efficace - afferma Antonio Gristina, presidente dell'azienda - rivolto a mettere in guardia i passeggeri ma anche ad affermare la nostra vicinanza e gratitudine alle Forze dell'ordine». Gli adesivi si trovano sui trenta bus, che abitualmente sono programmati per le linee 101 e 102 che attraversano il centro cittadino.

A rafforzare il messaggio è il fatto che gli adesivi sono realizzati con la foto diffusa proprio dalla Polizia e con i contenuti apparsi sulla stampa. Il messaggio è tradotto anche in lingua inglese. «La tutela dei passeggeri e del nostro personale è una priorità dell'azienda e anche per questo motivo, da oltre un anno, a bordo di molte vetture sono presenti i vigilantes. Non voltiamo la faccia dall’altro lato - continua Gristina - Spero che questo nostro primo passo possa condurre verso una più proficua collaborazione anche con i cittadini, che invitiamo a denunciare senza remore gli episodi di borseggio».

Apprezzamento viene espresso dal sindaco Leoluca Orlando che afferma come «questa iniziativa si inserisce ed è in sintonia con quelle realizzate negli anni in città da tanti cittadini singoli e organizzati contro ogni forma di grande e piccola criminalità, dal pizzo ai posteggiatori abusivi. È un segno di sintonia culturale e collaborazione fra aziende, istituzioni e cittadini, per affermare che non ci sono a Palermo zone franche».

Stupro a Rimini, ecco la foto del branco

Continua la caccia al branco dei violentatori di Rimini. Le loro immagini, registrate dalle telecamere di sorveglianza, sono state riconosciute da quasi tutte e quattro le vittime. Da quelle immagini è  trapelato un fotogramma (nella foto da Sky Tg24) in cui si vedono, di spalle, tre dei quattro componenti del gruppo. Le telecamere mostrano tre giovani, con bermuda, un cappellino in testa, uno con la felpa e il cappuccio. Il fotogramma è del 26 agosto, quasi alle 4 di notte.

La trans peruviana è stata la prima a riconoscerli nelle immagini che la polizia le ha mostrato. Ne ha riconosciuti due su quattro anche il turista polacco mentre la moglie, ancora sotto choc, non ha la certezza. La donna di Legnano, aggredita il 12 agosto col marito, che non li aveva identificati nei fotogrammi, ha invece riconosciuto, da una foto segnaletica, uno dei suoi aggressori, un nordafricano.

Gli inquirenti stanno mostrando le immagini anche ai personaggi che affollano la vita notturna riminese, pusher, buttafuori dei locali, migranti e esercizi che vendono kebab. 

La polizia scientifica è tornata sul luogo della seconda aggressione (quella alla trans), a caccia di nuove prove. Gli inquirenti hanno trovato un frammento della bottiglia con cui il branco avrebbe minacciato la transessuale peruviana e ora si dovrà stabilire se ci siano impronte digitali che possano aiutare a identificare i responsabili dei due stupri. Finora, a quanto si è appreso, è emerso che il branco è composto da quattro persone tra i 20 e i 30 anni, quasi certamente di origine maghrebina.

«Quel brevetto antirughe è mio», ex monaco fa causa a L'Oréal

Dennis Wyrzykowski, un ex monaco cattolico americano, ha fatto causa a L'Oreal accusando il gigante francese della cosmetica di violare con un suo prodotto i diritti brevettuali sulla formula di una crema anti-aging che la charity da lui guidata - il gruppo religioso Teresian Carmelites di Millibury, Massachusetts - vendeva online a 65 dollari al tubetto sotto il nome di Easeamine, per raccogliere fondi da donare ai poveri.

Nell'azione legale contro la compagnia d'Oltralpe, a Wyrzykowski e alla sua società, la Carmel Laboratories LLC, si è unita la University of Massachusetts Medical School che - secondo i promotori della causa depositata presso il tribunale distrettuale del Delaware - ha sviluppato la tecnologia alla base del prodotto concesso in licenza alla Carmel nel 2009. A ispirare l'antirughe al centro del contendere ci sarebbe infatti la scoperta, da parte di due scienziati dall'ateneo UMass, delle proprietà dell'adenosina. Un composto chimico individuato nelle cellule del cuore, in grado di ridonare elasticità alla pelle.

In un'intervista che rimbalza sulla stampa internazionale, Wyrzykowski ha accusato L'Oréal di «saccheggiare i poveri». Dal canto suo l'azienda che commercializza Revitalift, la linea finita 'nel mirino' del religioso, ha chiesto al giudice di respingere la causa. I legali del gruppo sostengono infatti che l'utilizzo dell'adenosina nei suoi prodotti non sia coperto dal brevetto dell'università del Massachusetts.

«Ammiriamo il lavoro» di Carmel e Teresian Carmelites e Carmel, hanno premesso gli avvocati, «ma non troviamo alcun fondamento in quanto ci viene contestato. Abbiamo espresso questo punto di vista in molte conversazioni avute con i Teresian Carmelites e i suoi consulenti legali negli ultimi 2 anni».

Quanto a Mark Shelton, portavoce della UMass Medical School, ha precisato che l'ateneo non è coinvolto nella redazione o nella presentazione della denuncia contro L'Oréal, ma è entrato nella vicenda perché è tenuto a proteggere il contratto di licenza con la Carmel. Mentre James Dobson Jr., fisiologo cardiovascolare in pensione, uno dei due scienziati che hanno svelato le virtù dell'adenosina, ha sottolineato che la scoperta valeva potenzialmente milioni di dollari. «Se sapessi che qualcuno sta violando il brevetto ne sarei molto turbato», ha detto, esprimendo preoccupazioni anche perché i proventi della tecnologia venivano usati «per una causa molto nobile».

I Teresian Carmelites hanno perso il riconoscimento della Chiesa cattolica nel 2008, ma a quanto spiega Wyrzykowski la comunità ha continuato la sua attività senza scopo di lucro e conta oggi circa 15 membri.

Pd, al Nazareno tutti in cassa integrazione per un anno

Da oggi tutti i dipendenti del Nazareno sono in cassa integrazione. La misura riguarda il 100 per 100 del personale, che è composto non solo da impiegati ma anche da giornalisti, e durerà un anno. Una decisione che rientra nel piano di razionalizzazione messo in atto per via dei conti in rosso dei dem e che è già sul tavolo di trattiva con i sindacati da alcuni mesi. Tuttavia c'è malumore tra i dipendenti che sostengono di aver saputo nel giro di 48 ore, con una lettera, che sarebbero andati in cassa integrazione, mentre speravano ancora soluzioni alternative.

«Mentre Renzi parlava della bellissima estate nella enews, a noi arrivavano le lettere con la notizia, a sorpresa, che saremmo andati in cassa integrazione due giorni dopo», è l'accusa di alcuni dipendenti. Una versione dei fatti che viene respinta dal tesoriere Pd, Francesco Bonifazi: «Questa è una follia storica».

Bonifazi riassume così all'Adnkronos la vicenda: «Ai primi di agosto siamo andati di fronte ai sindacati. C'erano Cisl, Cgil e Stampa Romana. Abbiamo esposto il nostro piano e tutti i sindacati lo hanno sostanzialmente avallato. Ci eravamo lasciati con l'impegno di rivederci il 28 agosto per presentare le percentuali di cassa integrazione, perchè noi speravamo di accedere agli ammortizzatori sociali il prima possibile. Il 28 l'incontro c'è stato e le parti sociali hanno nuovamente approvato il nostro piano».

Un piano che prevede percentuali diverse nella cassa integrazione. Secondo i dipendenti ci sarebbero state delle diseguaglianze nella quota di cassa integrazione. Insomma, il sospetto, qualcuno è stato favorito? «Assolutamente no -ribatte Bonifazi- nessun favoritismo tra chi è più o meno vicino... il trattamento è stato paritario e lo è stato così tanto che abbiamo ricevuto i complimenti per la nostra equità visto che anche la stessa capo del personale, che sedeva al tavolo della trattativa, è coinvolta dalla cassa integrazione come tutti gli altri dipendenti».

«C'è una parte della rappresentanza interna -aggiunge il tesoriere Pd- che si lamenta perchè chiedeva di sedere al tavolo della trattativa ma non può starci per legge. Io ovviamente ho informato tutti, ma i dettagli della trattativa li ho dovuti regolare con i tavoli previsti dalla legge. Quindi dire che è stata una mossa inaspettata, è del tutto pretestuoso».

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