Domenica 24 Giugno 2018 - 7:35

“Resistiamo", sfila il Roma Pride

Siamo più di mezzo milione, orgoglio di Roma” inneggiano dal primo carro del Roma Pride. Al grido di 'Resistiamo' la brigata arcobaleno, nome che omaggia partigiane e partigiani protagonisti dell'edizione 2018, ha lasciato piazza della Repubblica accompagnata da 18 carri, per colorare il centro città fino a piazza Madonna di Loreto.

Madrina dell'evento, quest’anno, Sabrina Impacciatore. Presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il vicesindaco Luca Bergamo. Dal microfono gli attivisti hanno ripetuto l’invito alla sindaca Virginia Raggi per il prossimo anno.

“Questa libertà conquistata sui monti deve continuare tutti i giorni per i nostri diritti e dobbiamo far sì che siano rispettati - ha detto dal carro del Roma Pride la partigiana Tina Costa, 92 anni - L’articolo 3 recita che ognuno è libero di vivere la propria vita come crede e deve essere applicato per tutti. Siamo qui per gridare la nostra libertà, vogliamo giustizia contro ogni fascismo. Sempre resistenza".

“Sono i giovani che devono prendere in mano il destino del nostro Paese. Siamo dalla parte della ragione e dobbiamo continuare a camminare su questa strada per mantenere la libertà”, le parole della partigiana Costa, accolta da un coro che ha intonato 'Bella Ciao'.

“Ci hanno detto che non esistiamo, eccoci contateci. Noi esistiamo e resistiamo. Distruggiamo la rappresentazione opprimente di uomo e donna diffusi dal fascismo. Siamo in prima linea per respingere l’assalto dei fascisti" ha sottolineato Sebastiano Secci, presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. "Noi, con le nostre diversità, riaffermiamo con orgoglio il nostro ruolo di movimento. Quando le istituzioni democratiche vengono umiliate e vilipese è essenziale che noi scendiamo in piazza per difendere la nostra libertà. Oggi a due anni dall’approvazione delle unioni civili, caro governo del cambiamento noi esistiamo e ci faremo sentire”, ha scandito.

Il Coordinamento Roma Pride, composto tra gli altri dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, l'Associazione Culturale e Ricreativa S.G. Skyline Beyond Differences Onlus, il Coordinamento Lazio Trans, Famiglie Arcobaleno e Lista Lesbica Italiana, ha ricevuto l'appoggio di Cgil, Usb Vigili del Fuoco e delle ambasciate di Regno Unito, Canada, Germania, Spagna, Svizzera, Usa e Danimarca. In piazza per il Roma Pride anche gli studenti di Link, Uds e Rete della Conoscenza.

 

 

Nave con 232 migranti sbarca a Reggio Calabria

La nave 'Sea Watch' con a bordo migranti soccorsi in mare è arrivata stamattina al porto di Reggio Calabria. Sull'imbarcazione ci sarebbero 232 persone. La nave ha stazionato per tre giorni a largo prima che giungesse dall'Italia l'autorizzazione all'approdo nel porto di Reggio Calabria dove le operazioni sono ora in corso.

Intanto due navi con migranti soccorsi in mare sono arrivate nel porto di Pozzallo, nel ragusano. A bordo di una prima imbarcazione, 'Seefuchs', ci sarebbero 126 migranti, sulla seconda circa 109 migranti. Le due navi sono arrivate nella notte e ora sono in corso le operazioni di sbarco coordinate dalla prefettura. Come si apprende, i migranti verranno inizialmente diretti all'hotspot di Pozzallo da cui verranno però trasferiti secondo un piano già definito.

Bimbo morto dopo caduta da braccia padre, 10 indagati

Dieci medici sono stati iscritti dalla Procura di Pisa nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di un bambino di due mesi, avvenuta il 27 maggio scorso nel reparto di neonatologia dell'ospedale della città toscana dove era stato ricoverato in seguito al trauma che aveva riportato cadendo dalle braccia del padre. Anche il padre del neonato è indagato, come riferisce 'Il Tirreno'.

L'iscrizione nel registro degli indagati di tutti i medici che hanno avuto a che fare con il piccolo durante le varie fasi del ricovero è un atto dovuto per consentire la nomina di periti di parte in previsione del conferimento dell'incarico per l'autopsia, che dovrebbe essere effettuata il prossimo lunedì. Il neonato venne portato in ospedale dal padre, anch'egli medico, la sera del 26 maggio. Le condizioni del piccolo, inizialmente gravi ma stabili, si aggravarono nel corso della notte fino al decesso all'alba del 27 maggio.

Omicidio Sacko, c'è un fermo

Fermato l'uomo indagato per la morte di Sacko. I carabinieri hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, nei confronti di A. P., 43 anni, per l’omicidio di Soumalya Sacko, il 29enne originario del Mali ucciso la sera del 2 giugno a colpi di fucile a San Ferdinando, in provincia di Vibo Valentia.

L'uomo fermato era già stato iscritto nel registro degli indagati pochi giorni dopo l'omicidio del sindacalista maliano.

Morto Pierre Carniti, leader storico della Cisl

ROMA. È morto oggi a 81 anni Pierre Carniti, storico sindacalista dalla Cisl ed ex senatore. Nato a Castellone, in provincia di Cremona il 25 settembre del 1936, nipote della poetessa Alda Merini, nel 1970 era diventato segretario della Fim, l'organizzazione dei metalmeccanici della Cisl, di cui era diventato poi segretario dal 1979 al 1985. Parlamentare europeo per due legislature, dal 1989 al 1999, Carniti è stato anche senatore, eletto con il Psi, nel 1993 e nel 1994. Su invito della presidente Elisabetta Casellati l'aula del Senato, dove si sta svolgendo il dibattito sulla fiducia al governo Conte, ha osservato un minuto di silenzio in ricordo di Pierre Carniti, sindacalista Cisl ed ex-senatore, scomparso oggi.

Omicidio Sacko, c'è un indagato

C'è una persona indagata per l'omicidio di Soumayla Sacko, il 29enne originario del Mali ucciso la sera del 2 giugno a colpi di fucile a San Ferdinando, in provincia di Vibo Valentia.

A quanto si apprende, si tratta di una persona del posto a cui i carabinieri della Compagnia di Tropea e della stazione di san Calogero hanno notificato un avviso di garanzia.

Niente torta per coppia gay, giudici danno ragione a pasticciere

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato ragione al pasticciere che ha rifiutato di realizzare una torta per il matrimonio di una coppia omosessuale. Il verdetto, sostenuto da 7 giudici e bocciato da 2, ha posto fine alla vicenda cominciata nel 2012. Sei anni fa Jack Phillips, a Denver, per motivi religiosi rifiutò di realizzare una torta per David Mullins e Charlie Craig, che avrebbero voluto festeggiare il matrimonio celebrato un anno prima in Massachusetts. "Mi dispiace, ragazzi. Non faccio dolci per matrimoni omosessuali", le parole di Phillips, proprietario del Masterpiece Cakeshop.

Mullins rese pubblica la vicenda con un post su Facebook, attirando in particolare l'attenzione della Colorado Civil Rights Commission, che si espresse contro la condotta tenuta dal negoziante e ritenuta discriminatoria. Il verdetto fu confermato anche dalla Corte d'appello del Colorado. La causa è approdata quindi alla Corte Suprema che ha dato invece ragione al pasticciere.

Il giudice Anthony Kennedy, estensore dell''opinion' che illustra il verdetto, ha cercato di contestualizzare la decisione assunta dal collegio: la Corte, a maggioranza, si è limitata a stigmatizzare il comportamento dei membri della Colorado Civil Rights Commission, che avevano ipotizzato un collegamento tra la libertà religiosa invocata da Phillips e la condotta discriminatoria ascritta al pasticciere. I giudici, quindi, con la decisione non hanno voluto definire una linea generale in materia di comportamenti definiti dalle convinzioni religiose.

Phillips, nel corso dell'iter giudiziario, ha sempre definito le proprie torte come ''opere d'arte''. "Non voglio essere costretto a creare qualcosa che vada contro la mia fede", ha detto e ripetuto. Dopo la bufera innescata dal suo rifiuto alla richiesta dei due clienti, ha smesso di produrre e vendere torte.

Violentata e schiavizzata, incubo per una minorenne

Violentata e ridotta in schiavitù. È l'incubo vissuto da una studentessa minorenne di Vasto (Chieti) che, dopo quasi due anni, ha trovato il coraggio di denunciare le violenze alle quali era costretta da coetanei che la minacciavano di diffondere foto e video ripresi a sua insaputa.

Due minorenni di circa 17 anni sono stati arrestati dai carabinieri di Vasto e dovranno ora rispondere di diverse accuse, dalla riduzione in schiavitù alla violenza sessuale di gruppo, alla cessione aggravata di sostanze stupefacenti.

Tutto è partito alla fine dell'estate del 2016. Come ha raccontato ai carabinieri la ragazzina, all'epoca 14enne, tutto ha avuto inizio con una relazione con un coetaneo di poco più grande. I primissimi approcci sono stati ripresi a sua insaputa con un cellulare, così il giovane ha iniziato a usare il video come arma di ricatto per avere prestazioni a sfondo sessuale in seguito insieme ad altri minorenni.

In un'occasione alla giovane è stata data anche della cannabis per disinibirla e una nuova ulteriore foto a sua insaputa è stata scattata e usata come nuovo strumento di ricatto.

La ragazza ha trovato il coraggio di raccontare l'incubo che stava vivendo da ormai quasi due anni a un amico, che le ha consigliato di rivolgersi ai carabinieri. Sono così scattate le indagini e i militari dell'Arma hanno fermato due ragazzi, trovati con le immagini della giovane nello smartphone e nel tablet. I due, 17enni, sono stati arrestati.

Tumore al seno, chemio evitabile per il 70% delle donne

ROMA. La chemio dopo l’intervento potrebbe essere evitabile per il 70% delle donne colpite dalla forma di tumore al seno più frequente, se si utilizzasse un test di 21 geni. È la conclusione di un maxi studio statunitense di fase III presentato a Chicago al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology nella sessione plenaria più importante. Il lavoro ha arruolato 10.273 donne con il tipo più comune di cancro, cioè con recettori ormonali positivi, Her2 negativo, e con linfonodi ascellari negativi. E gli autori sono arrivati alla conclusione che potrebbe in breve cambiare la pratica clinica, perché non hanno trovato alcun miglioramento nella sopravvivenza libera da malattia quando la chemio era somministrata in aggiunta alla terapia ormonale. «Questo significa che possiamo limitare la chemio al 30% delle donne per le quali già possiamo prevedere che ne trarranno beneficio» dice l’autore principale dello studio, Joseph A. Sparano, direttore della Clinical Research dell’Albert Einstein Cancer Center and Montefiore Health System di New York. «Questi dati - commenta Harold Burstein, esperto Asco - forniscono l’evidenza a dottori e pazienti che possono usare informazioni genomiche per decidere al meglio sui trattamenti nelle donne ai primi stadi del cancro. Significa che migliaia di donne potranno evitare la chemio con tutti i suoi effetti collaterali pur mantenendo eccellenti risultati a lungo termine».

Pedofilia in Cile, il mea culpa del Papa

Papa Francesco - da oggi a domenica 3 giugno - incontrerà a Casa Santa Marta un altro gruppo di vittime cilene degli abusi sessuali da parte di padre Fernando Karadima. Si tratta di cinque preti vittime di abusi, altri due sacerdoti che li hanno assistiti e due laici.

Bergoglio, in una lettera alla popolazione cilena diffusa dai vescovi del Cile, fa 'mea culpa': "Ci sono state situazioni che non sapevamo vedere e sentire. Come Chiesa non potevamo continuare a camminare, ignorando il dolore dei nostri fratelli e sorelle. Uno dei nostri principali difetti e omissioni: il non saper ascoltare le vittime. Sono state tratte conclusioni parziali, dove mancavano elementi cruciali per un discernimento sano e chiaro. Con vergogna devo dire che non abbiamo sentito e non abbiamo reagito in tempo".

"Tutto il processo di revisione e purificazione che stiamo vivendo - scrive il Papa - è possibile grazie allo sforzo e alla perseveranza di persone concrete, le quali anche contro ogni speranza e discredito, non si sono stancate di cercare la verità". Il Papa pensa "alle vittime degli abusi sessuali, di potere e d'autorità e a coloro che a suo tempo hanno creduto loro e le hanno accompagnate. Vittime il cui grido è arrivato al cielo".

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