Lunedì 21 Gennaio 2019 - 13:12

Normale di Pisa, si dimette il direttore Barone

PISA. Il professore Vincenzo Barone si è dimesso dalla carica di direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Barone ha presentato stamani la lettera di dimissioni che è stata letta in apertura della riunione del Senato Accademico convocato per discutere la mozione di sfiducia nei confronti del direttore stessa. A leggere la lettera è stato il professore Andrea Giardina, vice direttore della Scuola Normale. Pertanto il Senato Accademico ha rinunciato a discutere la mozione di fiducia. Barone ha rassegnato le dimissioni dopo le polemiche, sollevate da studenti e docenti, per la sua iniziativa personale, non condivisa con il corpo accademico e gli allievi, di procedere all'apertura di una sede distaccata della prestigiosa istituzione universitaria pisana a Napoli dando vita a quella che era stata ribattezzata "la Normale del Sud". Entro due mesi a partire da oggi il corpo elettorale della Scuola Normale eleggerà il nuovo direttore che prenderà il posto di Barone.

BARONE. Dimissioni «inevitabili» per «il forte dissenso interno che si è immediatamente sviluppato su questo e altri elementi chiave del mio programma di mandato», perché «non sono e non potrei mai essere un direttore che non cerchi di realizzare il mandato per cui è stato eletto», e il progetto di una «Normale al Sud ha sempre fatto parte del mio programma di mandato». È quanto afferma, nella lettera di dimissioni recapitata al Senato accademico, il direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Vincenzo Barone. Riferendosi al progetto di una Normale al Sud, Barone spiega che «la scuola così costruita doveva poi poggiarsi interamente sulle proprie gambe e camminare da sola: la Scuola Normale Superiore di Pisa doveva solo essere il miglior “incubatore" possibile. Già l'articolo di legge approvato alla Camera non corrispondeva esattamente a questo progetto, ma, soprattutto, la versione finale approvata il 30 dicembre scorso rappresenta un completo stravolgimento dell'idea iniziale, ricondotta all'ennesima scuola locale, filiazione di un'università madre e senza nessuna autonomia». Infine, Barone sottolinea che «la mozione di sfiducia al direttore è stata introdotta da me per la prima volta nello statuto della scuola» ma segnala con amarezza «l'accelerazione inusuale dell'insoddisfazione generale, peraltro durante una mia assenza per malattia».

Guerriglia a Roma, bombe carta ultrà Lazio contro agenti

Scene di guerriglia urbana la notte scorsa nel quartiere Prati, a Roma. Un gruppo di tifosi ultras della Lazio ha lanciato sassi, bombe carta, bottiglie e spranghe contro gli agenti. Tra gli appartenenti alle forze dell'ordine 8 sono i feriti, riferisce la Questura, contusi ma non gravi, con prognosi dai 4 ai 20 giorni. A seguito degli scontri un tifoso è stato arrestato e altri 3 sono stati denunciati. Si tratta, riferisce ancora la Questura, di appartenenti alle frange ultras. Nei loro confronti verranno emessi provvedimenti di Daspo. I tifosi, 2.500 persone circa, stavano festeggiando in piazza della Libertà i 119 anni della fondazione della Società Sportiva Lazio quando un folto gruppo si è staccato e ha assalito in via Cola di Rienzo una squadra di poliziotti del Reparto Mobile.

La procura di Roma aprirà un fascicolo di indagine sugli scontri. I poliziotti della Digos tra oggi e domani consegneranno al procuratore aggiunto Francesco Caporale una prima informativa sui fatti. Intanto è in corso la visione delle immagini girate da operatori della Polizia Scientifica per l'identificazione di ulteriori soggetti che hanno partecipato alle azioni violente.

Andrea Cecchini, presidente del sindacato di polizia 'Italia Celere', racconta all'Adnkronos: "Una decina di agenti sono rimasti feriti per il lancio di sassi, bombe carta e per i bastoni e spranghe utilizzate da un folto gruppo di tifosi contro di noi". "Incappucciati, a volto coperto" sono avanzati "in una strada limitrofa a piazza della Libertà e piuttosto buia - continua Cecchini - contrastando una squadra di poliziotti del reparto mobile, in tenuta antisommossa. Gli agenti hanno dovuto dapprima subire il lancio di sassi e bottiglie, poi le bombe carta e arrivati al contatto con la tifoseria, c'è stata una carica di alleggerimento nella quale alcuni agenti, una decina sono rimasti feriti".

E' successo "intorno alla mezzanotte su via Cola di Rienzo", spiega il presidente del sindacato di polizia 'Italia Celere'. "Un fronte di 300 ultras laziali ha creato un fronte unico - prosegue - trincerandosi dietro a secchioni dell'immondizia, avanzando davanti alla squadra degli agenti. I tifosi hanno cominciato a lanciare bombe carta, forse un centinaio, sassi e bottiglie: c'era tanto fumo". "Gli agenti hanno risposto con un lacrimogeno - aggiunge Cecchini - e poi con una carica di alleggerimento per disperderli. Un agente è stato raggiunto da una bomba carta ad un ginocchio ed un altro ad un polpaccio. Altri hanno ripostato contusioni e lesioni varie".

A Parigi il ristorante "Corleone by Lucia Riina", è bufera

"E' inaccettabile che chi ha massacrato Corleone, contribuendo a marchiarla in maniera infame, oggi possa usare il nome del paese per trarne vantaggio economico". A dirlo all'Adnkronos è Nicolò Nicolosi, neo sindaco di Corleone, commentando la notizia dell'apertura a Parigi del ristorante di Lucia Riina, ultimogenita del capo dei capi.

In Rue Daru il locale dalla facciata in legno, con grandi vetrate e lo stemma di Corleone nell'insegna, propone piatti tipici della cucina italiana e siciliana. Il locale dell'ultimogenita del boss Totò Riina, morto il 17 novembre 2017 in carcere, è aperto a pranzo e a cena. L'insegna verde riporta lo stemma di Corleone, un leone rampante con un cuore. La figlia del padrino corleonese, ancora residente nel grosso centro del Palermitano, da alcuni mesi non si vede più in paese. E su Facebook Lucia Riina, che sui social ha anche una pagina in cui espone i suoi quadri, il 30 novembre ha postato alcune immagini di Parigi con su scritto "Autunno a Parigi... e vita nuova". A Corleone, nel regno che fu del capo dei capi, resta solo l'anziana madre, Ninetta Bagarella. Giovanni e Salvuccio, infatti, sono in carcere e l'altra figlia del padrino corleonese, Concetta, vive da tempo in Puglia.

"Negli anni abbiamo assistito spesso all'abuqso del 'marchio' Corleone, servito per promuovere beni di ogni tipo", dice ancora il primo cittadino alla guida del grosso centro del palermitano dallo scorso novembre, dopo due anni di commissariamento per mafia del Comune. "Se questo uso viene fatto da aziende in regola, da persone perbene per far conoscere nel mondo le eccellenze del territorio, non possiamo che esserne felici. Non è ammissibile, invece, che a usare il nome del paese sia chi ha maltrattato Corleone, siano persone legate al boss Totò Riina, come in questo caso. Faremo di tutto - conclude - per neutralizzare questa iniziativa e metteremo in campo le armi di cui la legge ci dota". Lo Statuto comunale di Corleone limiterebbe anche l'uso dello stemma del Paese, il leone rampante con il cuore. "Verificherò questo aspetto e vedremo se in qualche modo potremo bloccarne l'uso". 

 

Stop bus e metro il 21 gennaio

Sciopero di 4 ore il prossimo 21 gennaio nei settori del trasporto pubblico locale e del noleggio di pullman con conducente. A proclamarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna, “a seguito delle proposte europee di modifica peggiorativa dei regolamenti 561/06 sui tempi di guida e di riposo e 1073/2009, che liberalizza il mercato internazionale dei servizi di trasporto passeggeri a lunga percorrenza, svolto con autobus e pullman nell’Unione europea”. “Autobus sia urbani sia extraurbani, tram, metropolitane e ferrovie concesse - riferiscono le organizzazioni sindacali - si fermeranno per 4 ore con modalità locali e nel rispetto delle fasce di garanzia mentre si terrà, dalle 10 alle 14, lo stop dei conducenti di pullman a noleggio”.

Odissea Sea Watch: «Serve porto sicuro ora»

"Siamo da 18 giorni nel corso di una missione di salvataggio che non vede la fine. Un soccorso si può considerare concluso solo quando le persone tratte in salvo vengono portate in un #portosicuro, a terra. I naufraghi ne hanno bisogno ora! #ApriteIPorti". E' questo il nuovo appello che la Sea Watch lancia attraverso un tweet. Sulla nave dell'organizzazione umanitaria tedesca ci sono 32 migranti salvati il 22 dicembre nel Mar Mediterraneo.

Salvini: «Stadi? Contrario a chiusura, è resa dello Stato»

"Sono assolutamente contrario alla chiusura degli stadi e al divieto di trasferta perché è la resa dello Stato". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini nel corso della conferenza stampa a seguito del tavolo sulla sicurezza negli stadi che si è svolto alla scuola superiore di Polizia a Roma. Se lo Stato "non è in grado di garantire un gioco di sabato, di domenica, vuol dire - ha sottolineato - che non è in grado di fare il suo mestiere. Dobbiamo garantire che chi sbaglia non viene sospeso per qualche mese. Chi sbaglia da tifoso deve essere punito pesantemente, chi sbaglia da tesserato deve essere punito il doppio". Si sta lavorando, ha aggiunto, per dare "più competenze e potere agli steward, uniformità delle sanzioni da parte dell'ordine pubblico e delle questure in tutta Italia e dei permessi di ingresso".

Per Salvini "serve una nuova legge per consentire alle società di fare i propri stadi, con camere di sicurezza per mettere dentro i delinquenti"."L'obiettivo del tavolo - ha spiegato - è sradicare la delinquenza dentro e fuori dagli stadi, e per questo utilizzeremo ogni mezzo necessario". "Stiamo parlando di 12 milioni di persone a fronte di6mila teppisti. L'invito - ha continuato - è di non confondere i tifosi, che sono il 99%, con i delinquenti".

"I numeri dell'ultimo anno dicono che il calcio è uno sport sano", ha sottolineato dopo la riunione dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive. "Il numero feriti si è ridotto del 60% tra i tifosi, del 50% tra la polizia tra gli steward si sono azzerati, Il numero dei denunciati si è ridotto del 40%, degli arrestati dell'80% - ha ricordato il ministro -. Questo per un fenomeno che ogni fine settimana coinvolge circa 12 milioni di persone. Anche i daspo sono in diminuzione: in questo momento sono 6.500 gli italiani sottoposti a provvedimento che li inibisce dalle presenza alle manifestazioni sportive".

"Non confondiamo il razzismo che è da condannare - ha detto Salvini - con il bello del calcio che è anche la rivalità di quartiere con toni accesi: chiusa la partita però finisce lì. Faccio appello alla buona educazione di tutti. Masospendere una partita, vietare una trasferta o chiudere uno stadio è la sconfitta del calcio".

Salvini si è detto contrario all'ipotesi di vietare l'introduzione degli striscioni negli stadi. "Ragazzi non scherziamo - ha sottolineato -, un conto sono i coltelli e i bastoni e le bombe carta; un conto sono le bandiere, le sciarpe, i megafoni, tamburi e striscioni. Lo stadio deve essere colorato e colorito". "Penso che lo Stato italiano - ha aggiunto - abbia tutta la possibilità di far rispettare le regole dentro e soprattutto fuori dagli stadi senza negare il diritto al tifo e alla partecipazione a milioni di italiani che vogliono godersi 90 minuti in santa pace". E "no" alle sanzioni collettive, "la responsabilità - ha concluso - è personale".

 

 

Quattro i neonati morti a Brescia

C'è anche un quarto neonato morto agli Spedali Civili di Brescia in questi giorni. A quanto si apprende, il piccolo è nato sabato 5 gennaio con una grave malformazione ed è deceduto nel giro di poco tempo. La Direzione dell'Asst Spedali Civili di Brescia "ribadisce e sottolinea come i 4 decessi avvenuti negli ultimi giorni presso il reparto di Terapia intensiva neonatale non siano riconducibili a una medesima causa né siano la conseguenza di un focolaio epidemico". E' quanto viene precisato in una nota diffusa dall'ospedale lombardo in cui la struttura, dopo gli ultimi sviluppi, ricostruisce il susseguirsi dei casi a partire dal primo decesso, "risalente al 30 dicembre".

Questa prima morte si è verificata, spiega l'azienda, "in una condizione di prematurità estrema (nascita alla 27esima settimana di gestazione e peso di 980 grammi), a causa di una enterocolite necrotizzante (complicanza tipica dei prematuri) insorta dopo circa 20 giorni dalla nascita e che, nell'arco di meno di 48 ore, ha portato la piccola alla morte". Il secondo decesso, continuano dalla struttura, si è registrato "il 4 gennaio scorso in un neonato grave prematuro (nascita alla 26esima settimana di gestazione e peso di 940 grammi), nato in altro ospedale il 30 novembre e successivamente trasferito nel reparto Tin per enterocolite necrotizzante con perforazione intestinale. Nonostante gli interventi chirurgici e il trattamento intensivo a cui è stato sottoposto, è subentrata grave insufficienza respiratoria con indici di flogosi in rialzo e riscontro radiologico di addensamenti polmonari bilaterali. Il quadro generale è andato progressivamente peggiorando fino a causare il decesso del piccolo".

Il terzo decesso del 5 gennaio scorso, prosegue l'ospedale, "è avvenuto in un neonato prematuro (nato alla 30esima settimana di gestazione e piccolo per età gestazionale, peso alla nascita di 1.130 grammi, e come i due precedenti nato da taglio cesareo urgente). Dopo le criticità dei primi giorni di vita (pneumotorace iperteso drenato, ventilazione assistita e supporto emodinamico con inotropi), seguiva un transitorio miglioramento delle condizioni generali sino al 29 dicembre, quando si registrava un nuovo peggioramento della dinamica respiratoria, unitamente ad un quadro di shock settico, complicato da disfunzione multiorgano, quadro esitato nel decesso il 5 gennaio".

Il quarto neonato, come già emerso, è morto "poco più di due ore dopo il parto, per una gravissima malformazione congenita delle vie aeree superiori". Era nato alla 35esima settimana ed è deceduto nella Tin. Il caso del quarto neonato è stato "dichiarato 'non di interesse' da parte dell'Autorità giudiziaria" precisa l'Asst. L'azienda bresciana spiega invece che "i casi che si sono verificati tra il 4 e il 5 gennaio saranno sottoposti ad autopsia giudiziaria". Entrambi questi due decessi, dichiara l'ospedale, "sono subentrati con quadri di infezione in corso, ma tra loro non correlati". Oltre agli accertamenti avviati dalla Autorità giudiziaria, riferisce infine l'ospedale, "sono in corso, ad oggi, due indagini coordinate da Ats Brescia". La Asst esprime nuovamente "la sua partecipazione e vicinanza alle famiglie dei piccoli" e la Direzione strategica aziendale "esprime totale fiducia nella professionalità e nella profonda umanità della Direzione e della équipe della Terapia intensiva neonatale".

Scienziati “schedati" dai 5 Stelle, è polemica

È bufera sul caso della 'schedatura' da parte del ministero della Salute di alcuni componenti del Consiglio superiore di sanità (Css), sulla base dei loro orientamenti politici e di quelli di alcuni loro parenti sollevato stamani dal quotidiano 'la Repubblica'. Secondo il giornale 30 membri del Css sarebbero stati allontanati dal Css dopo essere stati 'schedati' con informazioni sulle loro attività politiche e giornalistiche in un dossier interno al ministero e richiesto dalla ministra della Salute Giulia Grillo alla capogruppo della commissione Sanità alla Camera.

Il dossier, scrive il quotidiano, raccoglierebbe un'inchiesta sui membri, segnalandone in particolare 6: il vicepresidente del Consiglio superiore, Adelfio Elio Cardinale, il professor Francesco Bove, il professor Placido Bramanti, il professor Antonio Colombo, la professoressa Gabriella Fabbrocini e il dottor Giuseppe Segreto.

LA REPLICA DI GRILLO - Sul caso l'opposizione è andata all'attacco e 35 senatori del Pd hanno chiesto un'interrogazione urgente alla ministra Grillo. Ma è la stessa ministra a chiarire in un messaggio su Facebook la vicenda: "Il documento cui si fa riferimento non è stato sollecitato da me prima di decidere la revoca delle nomine dei membri non di diritto del Css, ma costituisce un appunto del tutto informale che ho chiesto in chat ai miei colleghi parlamentari dopo aver sciolto la commissione - precisa Giulia Grillo -. Perché l'ho fatto? Perché a seguito dello scioglimento del Css da più parti, in primis dalle dichiarazioni della ex presidente Siliquini, si chiedeva di agire separando la politica dalla scienza. Semplicemente nel corso di normali interlocuzioni, ho chiesto ai colleghi se avevano notizie di attività politica da parte degli ormai ex membri. Il risultato è sotto i vostri occhi", dice il ministro pubblicando un link al documento integrale.

"Vi sembra un dossier?", chiede Grillo. "Non ho mai avviato dossieraggi (e mai lo farò), figuriamoci via chat! Il MoVimento 5 Stelle è per la trasparenza, per cui mi interessava semplicemente capire in vista di nuove nomine, qualche nota di rilievo pubblica di cui non ero a conoscenza. Ho dichiarato che alcuni ex componenti avrebbero potuto essere rinominati, mi interessava avere qualche informazione. Sottolineo che dal testo non vi sono demeriti: nessuno è così folle da pensare che aver operato un ex presidente del Consiglio possa costituire una nota negativa o che avere una moglie che ha collaborato con un esponente politico dell'opposizione possa costituire un vulnus".

PARLANO I MEDICI - I medici coinvolti nel dossier, però, non ci stanno. "Questa è rabdomanzia politica - dice all'Adnkronos Salute Adelfio Elio Cardinale, tra i membri allontanati -. Sono valutazioni politiche estranee alla questione, che dovrebbe essere prettamente scientifica. E anche anomale, perché io sono stato un sottosegretario alla Salute tecnico del governo Monti, e il ministro Grillo ha scelto come capo di Gabinetto il dottor Carpani, che era capo di gabinetto anche allora con il ministro Balduzzi, quando ero sottosegretario". Nel caso dell'ex sottosegretario Cardinale, il dossier 'grillino' cita la moglie, un magistrato, che però, "al contrario di quanto riporta il documento - precisa l'ex vicepresidente del Css - non è stata responsabile tecnico dell'ufficio di Gabinetto di Schifani quando era ministro, bensì quando era presidente del Senato. In ogni caso esaminare l'origine e lo schieramento di parenti e congiunti non serve, quando bisogna fare una valutazione rigorosamente tecnico-scientifica dei componenti del Css".

Dello stesso avviso è Francesco Bove, anche lui citato nel dossier come giornalista pubblicista: "Forse si vorrebbe mettere alla berlina un professionista, primario, docente universitario? Non so - commenta all'Adnkronos Salute -. Non riesco a capire il motivo di questa cosa, anche se leggerla mi ha lasciato una sensazione da asilo infantile. Realmente non ho capito quale sia il motivo per cui si segnala che io avrei collaborato con 'La Repubblica'. Cosa non vera, anche se per me sarebbe un complimento". "In gioventù - ricorda ancora Bove - ho scritto per alcuni giornali e ho ottenuto il tesserino da giornalista pubblicista. Scrivevo per 'Paese Sera' e per il 'Secolo XIX', ma mai per 'La Repubblica'. Non ho capito per quale motivo si siano fatte valutazioni di questo genere".

Si sfoga con l'Adnkronos anche il chirurgo interventista Antonio Colombo, che secondo quanto riporta 'la Repubblica' sarebbe stato segnalato nel dossier come medico che ha operato l'ex premier Silvio Berlusconi nel 2016: "Non ho mai avuto problemi a dichiarare sia il pubblico che il privato. Non ho segreti e sono abituato che mi si chieda anche il conto in banca, non c'è nessun problema. Quanto ai dati che sarebbero stati raccolti su di me, preciso che non ho mai operato Silvio Berlusconi, e lo faccio per dovere di informazione - spiega il medico -. Perché non è certo una cosa negativa averlo operato". "Non ho seguito quell'intervento, il ministro dovrebbe informarsi meglio. Non l'avrei operato in ogni caso, perché non faccio il cardiochirurgo - chiarisce -. Fare un intervento a chicchessia non qualifica la matrice politica. Comunque sono sereno. Non mi dà fastidio che vengano fatte indagini, è umano. Ogni informazione aggiuntiva è positiva".

 

 

Babygang picchia e accoltella coetaneo

Due minorenni e un diciottenne sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile di Massa per aver accoltellato un 16enne. Due ragazzi sono finiti agli arresti domiciliari mentre uno è stato recluso nel carcere minorile di Torino. Per tutti l'accusa è di tentato omicidio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre ragazzi avrebbero attirato il 16enne in un parco pubblico dove lo avrebbero prima picchiato e poi ferito alla gola con un temperino. All'origine dell'aggressione, ci sarebbero apprezzamenti fatti sui social network dalla vittima a una ragazzina amica di un componente del gruppetto. La scena dell'aggressione è stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza del parco.

Lotteria Italia, Campania "felix" con tre superpremi

Tre biglietti di prima categoria su cinque della Lotteria sono finiti in Campania tra cui quello del primo premio da 5 milioni di euro (G 154304) a Sala Consilina, in provincia di Salerno. Il secondo (E 449246) da 2,5 milioni e il terzo (E 265607) da 1,5 milioni sono arrivati rispettivamente da Napoli e da Pompei. I premi di prima categoria, riferisce Agipronews, mancavano dalla Campania dall'edizione 2015, quando furono vinti 2 milioni a San Nicola La Strada (Caserta), mentre al 2011 risale la vincita più ricca, 5 milioni a Napoli. Un altro dei biglietti vincenti di prima categoria (F 075026 da 500mila euro) è stato venduto in un'area di servizio di Fabro (Terni), dove tre anni fa finì il quinto premio da 250mila euro. A Torino, che si conferma super fortunata, è andato quello da 1 milione (P 386971): l'anno scorso finirono in provincia del capoluogo piemontese il terzo premio da 1,5 milioni a Rosta e il quarto da 1 milione a Pinerolo. Sono restati invece a secco di premi di prima categoria il Lazio e Roma, nonostante anche quest'anno siano in cima alle classifiche di vendita: un anno fa la Capitale si aggiudicò il quinto premio da mezzo milione, mentre due anni fa in Regione non finì neanche uno dei cinque premi più importanti.

LA FORTUNA IN AUTOSTRADA. E sono di nuovo le aree di servizio le più fortunate. Nelle ultime dieci edizioni (esclusa l'attuale), i premi vinti nelle aree di sosta hanno regalato complessivamente 32,5 milioni, considerando solo i premi di fascia più alta. Stavolta, riferisce Agipronews, due biglietti vincenti su cinque di prima categoria sono stati venduti in autostrada: uno nell'area di servizio di Fabro (Terni) sulla A1, dove già tre anni fa finì il quinto premio da 250mila euro, l'altro a Sala Consilina, sulla Salerno-Reggio Calabria. Anche l'anno scorso il primo premio finì in un'area di sosta, precisamente nell'Autogrill La Macchia Ovest di Anagni (Frosinone). Un punto particolarmente fortunato visti gli ulteriori tre premi, sempre nell'edizione 2017: uno da 20mila euro allo stesso Autogrill, altri due da 50mila venduti nell'area gemella che si trova di fronte, La Macchia Est, in direzione Roma

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