Domenica 18 Novembre 2018 - 15:17

Desirée, convalidati i fermi

ROMA. Tre ore davanti al Gip nel carcere di Regina Coeli ma solo uno dei tre fermati ha parlato. E intanto il giudice delle indagini preliminari Maria Paola Tomaselli ha convalidato i fermi e deciderà nelle prossime ore sulle misure cautelari chieste dalla Procura.

Durante l'interrogatorio di convalida in relazione all’omicidio e allo stupro di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata morta una settimana fa in uno stabile abbandonato di via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo di Roma, due di loro si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. 

LE RISPOSTE - Secondo quanto si apprende, a rispondere alle domande sarebbe stato solo il senegalese di 43 anni Brian M. mentre l'altro senegalese, Mamadou G., 27 anni, e il nigeriano, Alinno C. di 46 anni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

"Non mi sarei mai permesso neanche di toccare Desirée perché si vedeva che era una bambina": è quanto avrebbe riferito al suo difensore proprio quest'ultimo, il nigeriano Alinno C.. "Il mio assistito ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere perché non è in grado di capire di che cosa è accusato", ha detto l'avvocato.

Clamoroso: Italia condannata per il 41 bis a Provenzano

ROMA. La Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per avere rinnovato il regime carcerario del 41 bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo del 2016 fino alla morte del boss mafioso. Secondo la Corte, il ministero della Giustizia ha violato l'articolo 3 della Convenzione, riguardante la proibizione di trattamenti inumani o degradanti. Allo stesso tempo, la Corte ha stabilito che non c'è stata violazione del medesimo articolo 3 in merito alle condizioni della detenzione.

Durissima la reazione del vicepremier Di Maio alla sentenza della Cedu: "Ma scherziamo? La Corte europea dei diritti umani - scrive su Facebook - ha condannato l'Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo 2016 alla sua morte. Avremmo così violato il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Non sanno di cosa parlano! I comportamenti inumani - attacca il vicepremier e leader del M5S - erano quelli di Provenzano. Il 41bis è stato ed è uno strumento fondamentale per debellare la mafia e non si tocca. Con la mafia nessuna pietà".

A fargli eco, il ministro e vicepremier Matteo Salvini: "La Corte Europea di Strasburgo ha 'condannato' l’Italia perché tenne in galera col carcere duro il 'signor' Provenzano, condannato a 20 ergastoli per decine di omicidi, fino alla sua morte. Ennesima dimostrazione dell’inutilità di questo ennesimo baraccone europeo. Per l’Italia decidono gli Italiani, non altri".

Dj Fabo, Consulta: intervenga il Parlamento

ROMA. La Consulta rinvia la decisione sul caso Dj Fabo-Cappato. Nella Camera di consiglio di oggi sulla vicenda del 40enne cieco e tetraplegico che nel febbraio del 2017 ha fatto ricorso al suicidio assistito in Svizzera accompagnato dal tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni Marco Cappato, la Corte costituzionale ha rilevato che "l'attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti". Per consentire "in primo luogo al Parlamento di intervenire con un'appropriata disciplina", la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell'articolo 580 del codice penale all'udienza del 24 settembre 2019. "La Corte ha riconosciuto le nostre ragioni", dice Marco Cappato, sottolineando che "il pronunciamento della Corte Costituzionale dà un anno di tempo al Parlamento per fare ciò che chiedevamo da 5 anni. E' un risultato straordinario, arrivato grazie al coraggio di Fabiano Antoniani e alla fiducia che Carmen e Valeria mi hanno fatto per la mia azione di disobbedienza civile".

Crollo scala mobile, s'indaga per disastro colposo

ROMA. C’è anche l’ipotesi del disastro colposo tra i reati per i quali indaga la procura di Roma in merito al grave incidente avvenuto martedì alla stazione Repubblica della metropolitana.Nel fascicolo, aperto ieri e per ora a carico di ignoti, si indaga anche per lesioni colpose. 24 le persone sono rimaste ferite nel cedimento di una scala mobile, almeno tre in modo grave. Secondo una prima ricostruzione, il cedimento sarebbe avvenuto mentre un gruppo di tifosi russi in viaggio verso lo stadio Olimpico per la partita di Champions tra Cska Mosca e Roma, saltavano sulle scale.

Sesso con bimbe adescate in chat

RAGUSA. Adescava le ragazzine, neppure dodicenni, attraverso i gruppi di whatsapp. Poi le conosceva di persona e le convinceva prima a farsi inviare foto hard dalle bambine, ed infine ad avere rapporti sessuali con lui. Altre volte le costringeva ad avere rapporti sessuali virtuali. Solo grazie alle indagini il giovane pedofilo è finito in carcere. È accaduto a Vittoria, grosso centro del ragusano, dove la Polizia ha arrestato un 21enne accusato di atti sessuali con minorenne consumato e tentato. Il giovane, secondo norma di legge, risponderà di violenza sessuale considerata l’età delle vittime che non permette loro un libero convincimento.

 
Come ha scoperto la Squadra mobile di Ragusa, diretta dal vicequestore aggiunto Antonino Ciavola, il ragazzo in "modo seriale adescava le vittime su gruppi whatsapp e poi le convinceva a compiere atti sessuali ottenendo la fiducia delle ragazzine". Decine di contatti al giorno "al fine di convincere le vittime ad avere rapporti sessuali anche virtuali, utilizzando un’incredibile perversione - dicono gli inquirenti - Una richiesta continua alle bambine di invio di foto e video hard che spesso andava a buon fine, in quanto le vittime si facevano convincere".

«La Chiesa è messa sotto accusa per la pedofilia, perché non si vuole parlare dell'omosessualità»

di Rosa Benigno

CASTELLAMMARE DI STABIA. I cattolici nati dopo la diffusione della Messa in lingua volgare (il nuovo Messale Romano introdotto dal 1969 da San Paolo VI) non conoscono il rito romano antico. Viene definita riduttivamente “Messa in latino”,  ma non è tutto nell’uso della lingua “morta” la “novità” della celebrazione che precedeva l’attuale rito della Santa Messa. Chi vi si avvicina per la prima volta scopre una ricchezza mistica indescrivibile.
La “Messa in latino”, molto meglio definirla “Tridentina”, è un rito che non è stato mai abrogato e con il Motu proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, il 7 luglio 2007 fu permesso a tutti i sacerdoti che lo avessero desiderato, di utilizzare il messale del 1962.

Mons. Nicola Bux, Consultore della  Congregazione Cause dei Santi, ha celebrato il Rito Romano Antico nella Chiesa del Gesù, a Castellammare di Stabia e poi discusso della “Liturgia come fonte e culmine della vita cristiana”. È stata l’occasione per porgli qualche domanda sullo stato di salute della Chiesa cattolica e sul valore della “Messa in Latino” in questo contesto di crisi.

In una recente intervista (al sito di Aldo Maria Valli, ndr) lei ha parlato di rischi per l’ integrità della Fede cattolica a proposito di affermazioni contenute nella Esortazione Apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia. Che cosa è concretamente in pericolo ?
"Affermare che ognuno di noi può, in coscienza , decidere soggettivamente se avvicinarsi o meno alla Comunione, anche se si trova in una condizione stabile ed oggettiva di peccato, introduce una novità che contrasta con la fede cattolica. La coscienza deve essere formata in modo da discernere il vero dal falso, il male dal bene , e che cos’è esattamente il peccato. È evidente che l' Amoris Laetitia ha finito con il disorientare molti fedeli, e sono ormai molti gli interventi di esperti e studiosi cattolici sul punto. La fede cattolica è in pericolo quando prevale il soggettivismo morale, o la “morale in situazione” . Quest’ultima deve invece rapportarsi con la norma morale oggettiva. Diversamente, è come se nell’ambito delle leggi dello Stato facessimo prevalere una interpretazione soggettiva che non ritenesse reato un determinato comportamento, mentre oggettivamente lo è, per di più definito dalla legge. Ci deve essere una norma generale, che poi va applicata ai singoli casi. Ma l’applicazione pratica ai singoli casi non può essere in contrasto con la prima".

Papa Francesco afferma che deve valere la norma della misericordia...
"La misericordia, la parola stessa lo dice, è un atteggiamento di compassione verso i miseri, verso coloro che si trovano in una condizione difficile. Ma la misericordia di un medico verso l’ammalato non consiste nel togliergli una medicina che serva a farlo guarire".

C’è il rischio di trasformare la medicina in veleno?
"Santo Ignazio d'Antiochia afferma che l’Eucaristia è il farmaco dell'immortalità.  Quindi si tratta di un farmaco speciale che deve essere assunto, però, nelle condizioni adeguate. Sappiamo che tutti i farmaci hanno efficacia se sussistono le condizioni. Se li assumiamo in condizioni che sono invece controindicate, finiamo con l’assumere un veleno. L’Eucaristia è considerato “Sacramento per i deboli e i peccatori” . C'è un equivoco: il medico deve saper dire al malato: ora non puoi prendere questo farmaco perché non ci sono le condizioni. Per esempio: per assumere questa medicina bisogna stare a digiuno. Se il peccatore non digiuna dal peccato, come può cibarsi di tale “farmaco”? Dunque, si tratta di un sacramento per i peccatori riconciliati, dopo aver compiuto l'itinerario penitenziale. Purtroppo è avvenuto uno scollamento tra il Sacramento e la vita morale. Si pretende che il farmaco guarisca, indipendentemente dalle condizioni in cui si trova il malato. Per produrre gli effetti che il Signore stesso ha voluto, quelli di salvare, e donare la Grazia divina, dobbiamo rimuovere prima gli ostacoli. Per esempio: chi ripudia la propria moglie, contraddice il comandamento del Signore. La Chiesa prevede che quando ci si trova in condizione di peccato stabile non si vada a fare la Comunione. Questo non vuol dire essere esclusi dalla Chiesa, ma restare in condizione penitenziale".

La chiesa è scossa dalle accuse di pedofilia nei confronti di alti esponenti delle gerarchie ecclesiastiche, come di sacerdoti. Ma il problema è la pedofilia oppure l’omosessualità ? E come deve comportarsi il fedele di fronte ad accuse gravissime che arrivano dall’interno della Chiesa, come nel caso dell’ex Nunzio Apostolico negli Usa, Mons. Carlo Maria Viganò ?
"Si utilizza il termine pedofilia in sostituzione di omosessualità, perché questa è stata in qualche modo ‘sdoganata’ e parlarne significa essere accusati di ‘omofobia’. Parlare invece di pedofilia suscita ancora scandalo tra la gente. Perché riguarda l'attenzione morbosa verso i piccoli. In realtà sappiamo che in alcuni paesi nordeuropei c'è chi ha proposto di depenalizzare anche la pedofilia.. Diciamo che la pedofilia è ancora una foglia di fico per coprire la questione omosessuale. È evidente che quando degli ecclesiastici hanno il coraggio di andare contro questa ipocrisia e parlano chiaramente – come recentemente ha fatto Mons.Carlo Maria Viganò – dicono le cose per nome. Se vogliamo che la Chiesa sia credibile dobbiamo utilizzare sempre le parole giuste, e non cambiarne il significato".

A Castellammare di Stabia si sono riuniti gruppi di fedeli provenienti da vari centri della Campania che promuovono la celebrazione della Messa con il rito tridentino. Che significato hanno nella Chiesa di oggi questi gruppi?
"Si tratta di un fenomeno di dimensione mondiale, ormai. Sono stato in Spagna il mese scorso e in Argentina due settimane fa. Posso dire che c’è lo stesso  interesse per il rito antico, in costante crescita. Sono gruppi non grandi, ma che tendono sempre più a collegarsi e a dare voce e spazio a tanti fedeli, che addirittura non vanno più in chiesa perché la liturgia è stata deformata. Qualche anno fa, da un sondaggio è emerso che in Italia, un milione e mezzo circa di fedeli che non va più a Messa, riprenderebbe a farlo se nelle loro parrocchie la domenica vi fosse almeno una Messa celebrata nella forma straordinaria (il rito detto tridentino, ndr), come d’altronde raccomandava Papa Benedetto XVI. Si tratta di andare incontro a esigenze che sono emerse, in specie tra i giovani, di cui questi gruppi sono in gran parte composti. E qui a Castellammare di Stabia ce n’è un esempio. Nella misura in cui il nuovo rito riprendesse la dimensione mistica del rito antico, potrebbe anch’esso contribuire a tali esigenze.
La liturgia serve a sviluppare e ad approfondire il rapporto con Dio, prima di altri rapporti umani, che possiamo curare invece in altri modi, come incontri conviviali o sportivi. Serve a curare il rapporto con Dio. Per farlo, bisogna credere che Dio è presente e protagonista nella liturgia. Se non si crede a ciò, come si fa a celebrare la Messa? Allo stesso tempo,tale presenza deve potersi comunicare ai fedeli, attraverso il Culto degnamente celebrato
".

Circolano voci secondo le quali alcuni Vescovi, o addirittura la Cei, vorrebbero limitare la celebrazione della Messa Tridentina.
"Anzitutto la celebrazione nella forma straordinaria è regolata da una legge della Chiesa universale: il Motu proprio Summorum Pontificum e l’Istruzione Universae Ecclesiae. Una Diocesi non può derogare a una legge universale; una legge inferiore non può contrastare una legge superiore. Avanzare ipotesi del genere significa ignorare questo rapporto. La questione fondamentale da chiarire è questa. Inoltre adottare una misura del genere vorrebbe dire chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Invece di aprirsi - come si dice - ai ‘segni dei tempi’, vorrebbe dire non volerli riconoscere.
Ma sembra una contraddizione. Se si è tanto disposti ad accogliere le novità, perché escludere ciò che oggi è nuovo per l'attuale generazione  dei giovani. Non ha detto Gesù che il vero sapiente è colui che sa estrarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche?
"
 

Vede la ex in un bar con il nuovo fidanzato e si dà fuoco

BRESCIA. Si è dato fuoco davanti a un bar lungo il viale della Stazione, a Brescia, ed è stato salvato dai passanti che hanno iniziato a spegnere le fiamme e chiamato il 112. L'uomo, un 51enne nato a Napoli, ma residente a Brescia, è ora ricoverato all'ospedale in gravissime condizioni. Sul posto sono arrivate due ambulanze Dei vigili del fuoco. Sui motivi del gesto sta indagando la polizia. Secondo quanto ricostruito, l'uomo avrebbe visto la ex in un bar in compagnia del nuovo fidanzato e avrebbe perso il controllo.

Vicino di casa spara e uccide padre e figlio

Duplice omicidio a Sesto Fiorentino, alle porte di Firenze. Padre e figlio sono stati uccisi a colpi di pistola da un vicino di casa. L'autore del delitto, un 53enne, è stato arrestato dai carabinieri. La strage familiare è avvenuta in via dei Grilli. L'uomo aveva una pistola regolarmente denunciata.

I carabinieri sono intervenuti perché alcuni residenti si erano allarmati per aver sentito dei colpi di pistola. Una vicina di casa, inoltre, ha raccontato di aver visto la sagoma di un corpo, riverso a terra. I militari hanno rinvenuto così i corpi di padre e figlio, rispettivamente di 66 anni e 31 anni. I militari hanno rintracciato poco distante anche l'autore del duplice omicidio.

L'assassinio, è emerso dalla ricostruzione dei carabinieri, è avvenuto per contrasti tra vicini. Da qualche tempo il 53enne non sopportava i rumori causati dai lavori di ristrutturazione della casa colonica adiacente. Secondo quanto accertato dai carabinieri, non risultano pregresse denunce o segnalazioni di liti tra le parti presentate alle forze di polizia.

Migranti, a Claviere arrivano i funzionari del Viminale

Continua il botta e risposta tra Roma e Parigi dopo gli episodi di sconfinamento a Claviere denunciati dall'Italia. Nelle prossime ore, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, i funzionari della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere (dipartimento della pubblica sicurezza) saranno a Claviere "per verificare la situazione dopo i recenti episodi di sconfinamento".

Ieri il ministro dell'Interno Matteo Salvini, dopo aver denunciato "l'ennesimo abuso transalpino" aveva annunciato l'invio di pattuglie di polizia per presidiare il confine. E oggi, il ministro dell'Interno francese Christophe Castaner, in un'intervista a 'Le Journal du Dimanche' ha reso nota l'intenzione di voler discutere "nei prossimi giorni" con i suoi omologhi europei, tra cui Salvini, della questione migranti e dei respingimenti al confine tra Francia e Italia.

"Nella maggior parte delle zone di confine la cooperazione con la polizia italiana sta funzionando bene - ha spiegato Castaner -. Capisco che è necessario rafforzare questa cooperazione nella regione di Bardonecchia. Ma non contare su di me per aggiungere polemica a polemica". Quanto alle recenti polemiche tra Roma e Parigi sui respingimenti alla frontiera italo-francese, Castaner ha sottolineato che "le procedure applicate al confine, da entrambi i lati, sono il risultato del Codice di Schengen e di un accordo bilaterale franco-italiano". Secondo Castaner, le decisioni unilaterali "non possono farci fare passi in avanti''.

Immediata la replica di Salvini, che ha invitato il ministro francese a Roma: ''L'Italia non è più pavida, rassegnata a essere il campo profughi d'Europa e che prende ordini da Bruxelles e da Berlino - ha detto il vicepremier -. Aspetto il ministro francese a Roma, ma nel frattempo continueremo a pattugliare i confini. Siamo un Paese che ha rialzato la testa: chi non l'ha ancora capito se ne renda conto''. Commentando le parole del ministro francese, l'inquilino del Viminale ha poi osservato: ''Prendo atto con soddisfazione. Castaner evidentemente fa autocritica dopo gli episodi di immigrati scaricati come pacchi dalla polizia francese nei boschi italiani. Castaner è ministro da pochi giorni, sono sicuro che lavoreremo bene e nel rispetto reciproco. Ma servono i fatti: noi siamo pronti a tirare dritto''.

Peraltro, il ministro francese ha invocato ''più efficacia nei provvedimenti di espulsione''. ''Sono d'accordo'' sottolinea Salvini, ''è quello che sostengo da anni eppure mi davano del razzista, anche da Parigi. Meglio tardi che mai''.

«Ho paura», Ilaria Cucchi minacciata di morte

Insulti e addirittura minacce di morte via web a Ilaria Cucchi. A denunciarlo è lei stessa con un post su Facebook in cui confessa di avere paura. Le minacce arrivano dopo il colpo di scena al processo per la morte del fratello Stefano, il geometra di 31 anni, deceduto il 22 ottobre del 2009 all'ospedale Sandro Pertini di Roma, sei giorni dopo essere stato arrestato per possesso di droga. "Stiamo ricevendo - scrive Ilaria - una serie impressionante di insulti, minacce ed auguri di morte da profili di simpatizzanti della Lega, che è partito di governo, e da (mi auguro) sedicenti appartenenti a polizia e carabinieri come quello il cui profilo pubblico ora".

La sorella di Stefano posta infatti anche l'immagine del profilo Fb di una di queste persone, dalle quali afferma di aver ricevuto minacce, che scrive di lavorare "presso Polizia di Stato". Ilaria parla anche di minacce arrivate a Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi. "Confesso - sottolinea - che ho paura, per me, per la mia famiglia e per Fabio poiché nessuno persegue queste persone ma pare ci si debba preoccupare solo di Casamassima, Rosati e Tedesco. Io e Fabio - conclude - non sappiamo più cosa pensare".

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