Lunedì 18 Febbraio 2019 - 21:06

Usa spray “disinfestante" su lavoratori neri VIDEO

Un deodorante spray usato per eliminare il cattivo odore di alcuni dipendenti di colore. È il video denuncia di una dipendente della catena Rossopomodoro, realizzato nelle cucine del locale presente in stazione Centrale a Milano. "Guardate così si trattano le straniere dove lavoro io, che vergogna", la scritta sul profilo Facebook di Biancavee Ortill.
Le immagini, oltre 1200 le condivisioni in poche ore, mostrano un uomo - che viene chiamato 'capo' e indossa la maglietta rossa della nota pizzeria - che chiede, alternando italiano e napoletano, ad alcuni dipendenti stranieri di alzare la maglietta per poter spruzzare il deodorante. "Ma questo non ce lo avete a casa? Perché non lo mettete?", dice prima di spruzzare in abbondanza lo spray. Un video girato in cucina alla presenza di altri lavoratori, e c'è chi quasi divertito, assistendo alla scena dice "oh...disinfestazione", mentre si sente in sottofondo anche qualche risata. L'azienda Rossopomodoro, con una nota, "prende le distanze e si dissocia fermamente dal comportamento discriminatorio che non appartiene né per costume, né per tradizione, né per vocazione all'azienda di origine partenopea".

IL VIDEO

 

Suicidi per motivi economici: mille in 7 anni

ROMA. Dal 2012 sono in totale 988 in Italia i casi di suicidio per motivazioni economiche, mentre sale a 717 il numero dei tentati suicidi. A rilevarlo l’Osservatorio “suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University che pubblica i dati di 7 anni di attività e indagine sociologica sul fenomeno. Il direttore dell’Osservatorio, il professore Nicola Ferrigni, oggi darà ufficialmente avvio alla Task Force promossa dall’Osservatorio cui partecipano enti, organismi e associazioni impegnati sul territorio nella prevenzione e nel contrasto di quella che è diventata un’emergenza sociale, e tra questi la Mandico & Partners. Nato nel 2012, l’Osservatorio sin dalla sua istituzione ha contribuito a mettere sotto i riflettori un tema spesso “dimenticato” ma che - come i dati confermano - appare drammaticamente diffuso e caratterizzato da significative ripercussioni sociali. Un progetto che, come dichiara Ferrigni, docente di Sociologia generale e politica della Link Campus University, «nasceva sì dall’esigenza di definire le dimensioni di un fenomeno fortemente influenzato dall’allora crisi economica, ma anche dalla necessità di andare oltre la freddezza dei numeri individuando quei fattori economico-sociali che incidono su una scelta così drastica, come appunto quella di togliersi la vita. L’esigenza di trovare delle risposte a quella che i nostri dati dicono essere un’urgenza ci ha suggerito di promuovere un tavolo tecnico coinvolgendo attori istituzionali e della società civile che si occupano di questa emergenza sociale. L’obiettivo è quello di mettere a fattor comune le diverse esperienze e individuare insieme azioni, idee, proposte funzionali da un lato alla progettazione e promozione di politiche e interventi legislativi, dall’altro alla condivisione di percorsi formativi e di reinserimento familiare, sociale e professionale dei soggetti piu’ esposti». 
L’analisi complessiva dei dati relativi al periodo 2012-2018 conferma ancora una volta quanto tale emergenza abbia, nel corso degli anni, cambiato forma, in termini di una sua progressiva diffusione anche tra quelle fasce della popolazione inizialmente poco coinvolte. Se all’inizio del monitoraggio infatti a essere particolarmente colpita era la categoria degli imprenditori, oggi i dati mostrano come l’incidenza sia cresciuta soprattutto tra i disoccupati: dal 2012 a oggi rappresentano infatti il 41,8% gli imprenditori suicidi e il 40,1% quei disoccupati che, a causa della perdita del lavoro o dell’incapacità di reinserirsi nel mercato, hanno scelto di togliersi la vita. A questi si aggiunge quel 12% circa di coloro che un lavoro l’avevano ma, schiacciati dal peso dell’instabilità lavorativa ed economica, hanno visto nel gesto estremo l’unica via di uscita. Proprio l’incremento dei suicidi tra i disoccupati che nel 2012erano pari al 31,5% a fronte del 55,1% registrato tra gli imprenditori, pone l’accento su un «problema occupazionale che - sostiene Ferrigni - rappresenta un’emergenza non più procrastinabile e che richiede una decisa riforma del welfare state. Per ciò che riguarda la distribuzione geografica del fenomeno, l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio rileva una sua decisa crescita nelle regioni meridionali soprattutto nell’ultimo anno: i suicidi al Sud passano infatti dal 14,6% del 2012 al 31,8% del 2018. Ciononostante, se si guarda al dato complessivo di questi 7 anni, è ancora il Nord-Est a occupare la cima di questa triste classifica raccogliendo il 24,5% dei suicidi legati a motivazioni economiche, seguito a brevissima distanza proprio dal Sud con il 24,1% degli episodi. Tra le regioni più interessate dal 2012, il Veneto (15,8%) con le province di Padova, Venezia e Treviso, e la Campania (13,5%), che proprio nel 2018 fa registrare la percentuale più elevata da quando l’Osservatorio ha avviato il monitoraggio (21,8% nel 2018 contro il 12,4% del 2012), con in testa le province di Napoli e Salerno.

Roma, multe cancellate: tra i 197 indagati anche Lotito

Sono 197 gli indagati dalla procura di Roma per un giro di multe cancellate. Tra questi c'è il presidente della Lazio Claudio Lotito indagato per concorso in falso e truffa, l'ex responsabile e altri tre dipendenti del Dipartimento Risorse Economiche di Roma Capitale che si occupa delle sanzioni e delle istruttorie legate alle violazioni del codice della strada.

Nell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall'Olio, sono emersi alcuni escamotage utilizzati dagli indagati, come quello di far comparire come veicoli di scorta auto private che erano state multate.

Nell'ambito delle indagini, il gip ha disposto un sequestro preventivo di oltre un milione di euro: nei confronti di Lotito la cifra sequestrata è di oltre 26mila euro mentre 800mila euro sono stati sequestrati a una società di autonoleggio. Il periodo preso in esame dagli uomini della Guardia di Finanza del nucleo di polizia economico finanziaria di Roma, che ha svolto le indagini, va dal 2012 al 2014. L'inchiesta, ribattezzata 'Multopoli', è partita grazie alla denuncia di una dipendente comunale che ha segnalato alcune anomalie.

 

Sea Watch, vietato avvicinarsi alla nave

Stop alla navigazione nello specchio d'acqua all'interno della Baia di Santa Panagia, "per un raggio di mezzo miglio dalla posizione di ancoraggio della nave Sea Watch 3". Lo ha deciso la Capitaneria di porto di Siracusa.

Nell'ordinanza, pubblicata anche sul sito della Capitaneria, si legge che "è interdetto, anche ai fini della tutela dell'ordine pubblico e sanità pubblica, alla navigazione, ancoraggio e sosta con qualunque unità, sia da diporto che ad uso professionale e ogni altra attività connessa agli usi civili del mare non espressamente autorizzata, lo specchio d'acqua nella Baia di Santa Panagia" e per "un raggio di 0,5 miglia nautiche dalla posizione della Sea Watch". 

I PARLAMENTARI - Intanto, da Siracusa, Maurizio Martina ha detto di voler chiedere un "incontro urgente in Prefettura: ribadiremo la richiesta di potere essere accompagnati a bordo della nave per verificare le condizioni delle persone ed esercitare anche così le attività di sindacato ispettivo che spettano ai parlamentari. Il punto decisivo rimane quello di consentire lo sbarco di queste persone e la loro gestione ordinata".

Parlamentari sulla Sea Watch, Salvini: io non mollo

SIRACUSA. Il “blitz” bipartisan di tre deputati sulla Sea Watch 3, con 47 migranti a bordo di cui 13 minorenni, al largo del porto di Siracusa, infiamma il dibattito politico. Sull’imbarcazione sono saliti Nicola Fratoianni (Leu), Riccardo Magi di +Europa e anche l’azzurra Stefania Prestiagiacomo (nella foto). Una notizia che ha scatenato l’ira del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l’immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!». Il titolare del Viminale torna poi sull’argomento in serata e continua a ribadire che i porti sono chiusi. Anzi, va oltre: «Mi arrestino pure». «Queste persone sono stremate, hanno un unico gabinetto, ci sono dei minori. Toccare da vicino queste realtà è una cosa che fa male al cuore», racconta Prestigiacomo. «Le condizioni dei migranti sono migliori di quelle di due mesi fa, quando ci raccontavano le torture subite ma per loro è una sorta di persecuzione», avverte Magi. Ma Salvini non vuol sentir ragioni: «Tornino da dove sono venuti». 
Anche Berlusconi critica Salvini invitando a far sbarcare i naufraghi: «Credo francamente, con senso di realismo - dice Berlusconi - che 47 nuovi immigrati che si aggiungono ai più di 600mila che abbiamo oggi in Italia non cambino nulla. Quindi se fosse mia responsabilità, io li farei senza dubbio sbarcare».

Morto Zamberletti, papà della moderna Protezione civile

VARESE. Morto a Varese, ad 85 anni, Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione civile, l’uomo che riuscì a dare un volto e una consistenza al dipartimento per le emergenze e i soccorsi. Originario di Varese, riuscì a convincere l’Italia che le calamità, sia naturali che legate all’attività dell’uomo, non possono essere fronteggiate soltanto con un’attività di mero soccorso, ma possono essere previste, prevenute e mitigate nei loro effetti mediante l’operatività stabile di una struttura creata ad hoc. Zamberletti gestì le emergenze provocate dai terremoti che sconvolsero il Friuli nel 1976 e la Campania e la Basilicata nel novembre dell’80. I funerali si svolgeranno il 28 gennaio, alle 15, nella Basilica di San Vittore. 

Di Battista: «Mio padre ha lavoratore in nero, sono inc...»

«Questa mattina mi ha chiamato mio papà e mi ha detto che era stato avvicinato da Filippo Roma che gli ha fatto alcune domande in merito alla piccola impresa di famiglia». Lo dice Alessandro Di Battista in un video su Fb in cui spiega di aver saputo che nell'azienda di famiglia c'era un lavoratore in nero. «Ho chiesto a mio padre: 'Papà, è tutto a posto? Io ora mi rimetto un po' in pista anche se non da candidato...'. Lui alla fine mi ha risposto di no» che non era tutto a posto e «mi ha raccontato questa cosa» del lavoratore in nero, «io mi sono inc..».

«In primis - prosegue Di Battista du Fb - perché è una cosa profondamente sbagliata, i lavoratori si devono sempre mettere in regola. Lui mi ha spiegato che è in un fase di difficoltà dell'azienda ma io mi sono arrabbiato a morte anche perché a noi ci fanno le pulci su tutto. E ancora di più a me che mi sto rimettendo a dare una mano al Movimento, il No alla Tav...».

«Io provo a stare attento a tutto.. manco una macchina in doppia fila devi lasciare. E poi mi sono arrabbiato perchè non mi ha detto niente e non mi ha chiesto aiuto» aggiunge Di Battista che spiega si metterà in moto per regolarizzare la situazione del lavoratore e «pagare tutto quello che c'è da pagare. Questa è la situazione, ci tenevo a dirvela. Le Iene fanno il loro lavoro. Sono andati dal padre di Di Maio, di Renzi, dal mio. Va bene ma cominciassero ad andare anche da Berlusconi e fare una bella inchiesta sui finanziamenti che ha fatto a Cosa Nostra».

 

Scontro tra elicottero e aereo da turismo: 5 morti

È di cinque vittime accertate e due feriti, al momento, il bilancio di un incidente aereo che si è verificato questo pomeriggio in Valle d'Aosta sul ghiacciaio del Ruithor. Lo scontro ha coinvolto un aereo da turismo e un elicottero. Le cinque vittime sono state recuperate dagli uomini del soccorso alpino. A quanto apprende l’Adnkronos, ci sarebbe ancora una persona incastrata tra i rottami e non si conoscono le sue condizioni. Sul posto al lavoro i soccorritori per estrarla.

Secondo le prime notizie uno dei due velivoli sarebbe di una ditta privata, che farebbe tour di elisky da Courmayeur. Sul posto la Protezione civile con guide e tecnici del Soccorso Alpino Valdostano, squadre dei Vigili del fuoco e personale medico. I due feriti sono stati trasportati al Pronto soccorso e sono in fase diagnostica mentre sulla nazionalità delle 5 vittime sono in corso accertamenti. L'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV) ha disposto l’apertura di un’inchiesta di sicurezza e l’invio di un team investigativo sul luogo dell’incidente.

 

 

Migranti all'Anno Giudiziario, «Boom ricorsi richieste asilo»

Sono "aumentati in maniera inattesai ricorsi civili in Cassazione (+21,7%) sulle richieste d'asilo, a causa "dell'incremento delle sopravvenienze in materia tributaria" (+9,8%) e, soprattutto, in materia di "protezione internazionale, con un +512,4%". A rilevarlo, il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, all'inaugurazione dell'Anno giudiziario presso piazza Cavour.

A denunciare il rischio che un "carico insostenibile di procedimenti, non comparabile, per le sue dimensioni, con quelli delle altre corti supreme europee" possa snaturare le funzioni di legittimità della Corte di Cassazione, anche in vista di possibili nuove emergenze legate ai "procedimenti in materia di protezione internazionale ed immigrazione", è invece il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, nel suo intervento alla cerimonia. Ermini assicura il sostegno del Csm, a fianco del primo presidente e del procuratore generale della Cassazione, alle "misure organizzative necessarie per affrontare le emergenze in atto, come quella derivante dalle abnormi dimensioni del contenzioso tributario e per prevenirne di nuove: penso ad esempio - spiega Ermini - al crescente carico dei procedimenti in materia di protezione internazionale e immigrazione".

PROCESSI PENDENTI - Diminuisce il numero dei processi pendenti nel civile, sottolinea poi Mammone, aprendo l'Anno giudiziario. "Considerando il complesso dei dati, nel settore civile - ha scritto nella relazione - il numero dei procedimenti pendenti si presenta in diminuzione secondo un trend che negli ultimi anni è sempre stato costante, passando dai circa sei milioni del 2009, ai poco più di tre milioni e seicentomila al 30 giugno 2018, con una percentuale di riduzione del 4,85% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente". "Nel periodo luglio 2017-giugno 2018 le nuove iscrizioni - ha rilevato Mammone - si sono ridotte dinanzi ai tribunali, mentre dinanzi ai giudici di pace e alle corti di appello sono rimaste sostanzialmente stabili".

PROCEDIMENTI PENALI - "Sempre a livello nazionale - spiega ancora il primo presidente della Cassazione - il numero dei procedimenti penali nei confronti di autori noti pendenti al 30 giugno 2018 è diminuito del 4,1 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parimenti sono diminuiti anche i nuovi procedimenti iscritti (-2,6%) e quelli de- finiti (-4,7%)". Nel dettaglio, la durata media dei procedimenti nell’anno giudiziario 2017- 2018 è cresciuta in primo grado del 17,5% (da 369 a 396 giorni), mentre l’appello ha registrato una riduzione del 3,4% dei tempi di definizione (da 906 a 861 giorni), pur attestandosi su elevati valori assoluti dai quali verosimilmente deriva il notevole tasso di incidenza delle prescrizioni nel grado, pari al 25% circa (25,8% nel 2017 e 24,8% nel primo semestre del 2018) del numero dei procedimenti definiti dalle Corti di appello. "Gli uffici GIP/GUP definiscono con riti alternativi soltanto il 9% del contenzioso (6% per patteggiamenti e giudizi abbreviati, 3% per decreti penali irrevocabili), a riprova - segnala Mammone - della scarsa appetibilità di tali soluzioni semplificate, e circa l’11 % con rinvio a giudizio, a conferma della efficace funzione di filtro svolta".

Con riguardo al giudizio di appello, Mammone ha segnalato che "buona parte dei quasi due anni e mezzo che esso attualmente richiede sono imputabili a “tempi di attraversamento” che nulla hanno a che vedere con la celebrazione del giudizio. Mi riferisco all’attesa degli atti di impugnazione; alla collazione degli stessi; alla predisposizione dei fascicoli da trasmettere alla Corte d’appello; alla trasmissione degli stessi e ad altre incombenze di carattere procedurale che consumano in buona parte il “tempo” processuale. Lo snellimento delle procedure, l’attribuzione di maggiori risorse umane e tecnologiche e un migliore utilizzo di esse potrebbe ridurre drasticamente la durata media del secondo grado".

PRESCRIZIONE - "Costante - continua Mammone - è la diminuzione dei casi di prescrizione, che nella maggioranza dei casi matura nel giudizio di appello e nella fase delle indagini preliminari". "Al riguardo - annota nella relazione - non hanno ancora inciso le sospensioni di diciotto mesi per ciascun grado di giudizio introdotte con le modifiche apportate all’art. 159 cod. pen., applicabili soltanto ai reati commessi dopo il 3 agosto 2017. Si tratta di una riforma che è stata valutata positivamente perché idonea a contemperare l’esigenza di ostacolare le impugnazioni dilatorie con quella di assicurare una ragionevole durata del processo".

"Sul punto, peraltro, - ricorda- è recentemente intervenuta la legge n. 3 del 2019 che introduce l’ulteriore e radicale modifica del sistema, con particolare riguardo alla sospensione del corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, la cui concreta operatività è tuttavia rinviata al 1° gennaio 2020, sicché è impossibile fornire valutazioni in merito. Occorre peraltro che il legislatore in tale spazio temporale proceda ad interventi di adeguamento del sistema processuale penale per accelerare il corso dei processi".

TOGHE SOTTO INCHIESTA - "Suscita allarme la gravità e la frequenza degli episodi che di recente hanno visto coinvolti diversi magistrati, perché ciò determina un indebolimento della fiducia dei cittadini nell'indipendenze e imparzialità della funzione penale", rileva quindi il Procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, nella sua relazione. Fuzio avverte che non si può "delegittimare il pubblico ministero nè tanto meno il giudice nel momento in cui emette la decisione".

TOGHE ROSA - La carica delle toghe rosa. Oggi è in magistratura il 53,1% di donne sulla popolazione professionale in servizio. Nel 2017 le magistrate erano il 52%. Il dato è contenuto nella relazione di Fuzio. Tra l'altro, ha annotato ancora il pg di piazza Cavour, "in continuità rispetto al passato, la maggior incidenza di incolpazione è nei riguardi di magistrati del genere maschile, nettamente superiori rispetto a quelle a carico di magistrati del genere femminile: nel 2018 il dato si attesta nel 66,4% per gli uomini e nel 33,6% per le donne.Il dato è incoraggiante se si considera che l’ingresso delle donne in magistratura in Italia risale al 1963, quando la legge 66 regolamentò "l’ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni". Il primo concorso aperto alle candidate donne fu indetto nel maggio dello stesso anno, e risultarono idonee otto candidate su 187 (i posti messi a concorso erano 200). La Corte Costituzionale ha spianato la strada, dal 1960 aveva aperto una parte delle carriere.

CSM - Nel formulare i pareri sugli interventi legislativi in materia di giustizia, il consiglio superiore della magistratura è attento soprattutto "al rispetto dei valori costituzionali, dei diritti di libertà e delle garanzie dei singoli". A sottolinea ancora il vicepresidente del Csm, David Ermini. "I pareri espressi nel 2018, in particolare quelli resi nel corso della nuova consiliatura sui provvedimenti in materia di protezione internazionale e sicurezza, di prescrizione e anticorruzione, nonché sulla Procura europea, sono stati formulati nell’ambito di una prospettiva 'di sistema' - ha spiegato Ermini - unendo alla valutazione delle ricadute organizzative delle novelle legislative la considerazione degli aspetti sostanziali degli istituti da esse disciplinati".

BONAFEDE - Il sistema giustizia "deve finalmente restituire centralità alle istanze e ai diritti dei cittadini, nei confronti dei quali la giustizia deve recuperare la sua credibilità". È l'impegno assunto dal guardasigilli, Alfonso Bonafede, nel suo intervento alla cerimonia. Un anno, assicura Bonafede, "che deve necessariamente e improrogabilmente rappresentare una svolta per la giustizia italiana, sia per quanto concerne alcuni interventi immediati e urgenti, sia per quanto attiene alla realizzazione delle fondamenta per un armonico piano di miglioramento strutturale di tutto il sistema giustizia".

 

 

Torino, morta la donna ferita in piazza San Carlo

È morta questa mattina al Cto di Torino Marisa Amato, la donna rimasta ferita in Piazza San Carlo la sera del 3 giugno del 2017, travolta dal fuggi fuggi della folla che stava assistendo alla finale di Champions League tra la Juventus e il Real Madrid. Marisa Amato, che in seguito all'accaduto era rimasta tetraplegica, era ricoverata al Cto dallo scorso 23 gennaio ed è deceduta questa mattina a causa di un peggioramento vascolare che ne ha causato la perdita di coscienza fino al decesso. Salgono così a due le vittime di quella tragica notte: qualche giorno dopo i fatti di piazza San Carlo era deceduta, infatti, in seguito alle lesioni riportate, la 38enne di Domodossola Erika Pioletti.

Marisa Amato, che non stava assistendo alla partita, era stata travolta dalla folla in fuga mentre stava passeggiando con il marito in piazza San Carlo e aveva riportato un trauma vertebro midollare, che l’aveva resa tetraplegica. Dopo un lungo ricovero in ospedale, era tornata a casa dove aveva proseguito le cure. Negli ultimi giorni si erano manifestati i sintomi di un'infezione che ha causato, come conseguenza, il peggioramento delle condizioni respiratorie. Per questo mercoledì pomeriggio era arrivata al pronto soccorso del Cto dove i sanitari le avevano diagnosticato un versamento pleurico, che è stato drenato e la sua difficoltà respiratoria è stata sorretta con ventilazione non invasiva.

Ricoverata presso la Terapia Intensiva del Cto la paziente, si legge in una nota dell’ospedale, "ha espresso con lucidità e fermezza la volontà che la terapia, soprattutto il supporto respiratorio, non prevedesse mezzi invasivi come l'intubazione tracheale o la tracheotomia, qualora la ventilazione non invasiva non risultasse sufficiente, pur avendo ben chiaro che questa decisione avrebbe potuto portarla ad un peggioramento fatale". "Secondo queste indicazioni è proseguita la terapia con discreta efficacia - prosegue la nota - ma alle 8 questa mattina il brusco peggioramento cardiovascolare ha causato la perdita della coscienza della paziente sino al momento in cui alle 9.15 si è spenta, attorniata dai familiari", conclude la nota.

Durante questi anni, i figli di Marisa Amato hanno fondato una onlus, ‘I sogni di nonna Marisa’, per raccogliere fondi da destinare a chi soffre di disabilità motoria e ha difficoltà nell’acquisto di ausili medici. Lo scorso 23 ottobre Marisa Amato non aveva voluto mancare alla prima udienza preliminare per i fatti accaduti la sera del 3 giugno 2017 ed era arrivata all’aula bunker delle Vallette a bordo di un’ambulanza accompagnata dai familiari.

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