Giovedì 18 Ottobre 2018 - 8:42

Oltre mille ricorsi contro tagli a vitalizi

A 11 giorni dalla scadenza per la presentazione, sono 1.176 i ricorsi contro i tagli dei vitalizi, presentati da ex deputati contro la delibera dell'ufficio di presidenza della Camera. Si tratta, ha spiegato il presidente della Associazione ex parlamentari, Antonello Falomi, in una conferenza stampa a Montecitorio, di un "fatto senza precedenti" nella storia delle due assemblee legislative.

"Non è la prima volta negli ultimi 15 anni - ha aggiunto Falomi - che i vitalizi degli ex parlamentari subiscono decurtazioni, anche significative. Nel 2005, ad esempio, è stato sospeso il meccanismo che legava il vitalizio parlamentare alle retribuzioni dei presidenti di sezione di Cassazione e questo ha comportato, di fatto, una riduzione netta del 30% dell'importo dei vitalizi. Ricordo inoltre due contributi consecutivi di solidarietà versati negli ultimi sei anni dai membri del Parlamento".

Nonostante i tagli, ha detto ancora, finora "il livello del contenzioso si era sempre mantenuto piuttosto modesto, 40-50 persone al massimo. Stavolta, invece, sono 1176 le persone che hanno scelto di reagire. Questo numero segnala l'indignazione e la protesta di chi, per il solo fatto di essere un ex parlamentare, è stato oggetto, in questi ultimi anni, di una violenta a arrogante campagna politica che lo ha dipinto come un delinquente, un ladro o un parassita al quale, come ha esplicitamente detto Luigi Di Maio, si vuole perfino negare il sacrosanto diritto di rivolgersi a un giudice".

"Qualcuno - ha concluso Falomi - vuole riscrivere la storia democratica e delle istituzioni come fosse una storia di guardie e ladri, mentre noi abbiamo servito con lealtà, dignità e onore il nostro Paese. Non ci stiamo a essere processati. Non vogliamo sottostare inerti all'attacco allo stato di diritto, messo in discussione da logiche retroattive che cancellano la certezza del diritto e patti che i cittadini, anche se parlamentari, hanno stipulato con lo Stato".

Di numeri ha parlato anche Felice Besostri, ex senatore e giurista in prima linea nella battaglia contro la riforma costituzionale del governo Renzi, che come avvocato rappresenta una parte dei ricorrenti. Sono 712 - ha scritto in un comunicato - i ricorsi depositati al Consiglio di giurisdizione della Camera. Altri 40 ricorsi circa sono attesi in giornata. "Alcuni di questi - puntualizza - sono collettivi, il che fa salire il numero totale a 1165 Parlamentari, 66 dei quali sono superstiti e al 90% si tratta di vedove o di alcuni orfani inabili al lavoro”, spiega ancora Besostri, difensore di circa 50 ex parlamentari e loro familiari che hanno presentato ricorso contro la delibera.

"Per 88 di loro è stata fatta richiesta di sospensiva che vuol dire che si chiede di sospendere il provvedimento limitatamente a chi lo richiede. Questi casi vengono giudicati prima degli altri ricorsi, alcune udienze sono state già fissate e in ogni caso vengono esaminati tutti prima del 31 dicembre, ovvero prima di quando entrerà in vigore il provvedimento", ha concluso.

Tumori in aumento in Italia

Sono 373.300 i nuovi casi di tumore stimati in Italia nel 2018, in aumento di 4.300 diagnosi rispetto al 2017. La forma più frequente è diventata quella al seno (nel 2018 sono stimati 52.800 nuovi casi, mentre erano 51.000 nel 2017), seguita dal cancro del colon retto (51.300, 53.000 nel 2017) che lo scorso anno era il più diagnosticato, e da quello al polmone (41.500, contro 41.800 nel 2017).

Sono i dati del censimento ufficiale dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom), dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), di Fondazione Aiom e di Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), raccolti nel volume 'I numeri del cancro in Italia', presentato oggi al ministero della Salute a Roma.

Quasi 3 milioni e 400 mila cittadini vivono dopo la scoperta della malattia (3.368.569, erano 2 milioni e 244 mila nel 2006), il 6% dell'intera popolazione: un dato in costante aumento. Ma le percentuali sulla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi fotografano un Paese spaccato in due. Al Nord si registrano i tassi migliori, e in particolare nelle prime tre posizioni si collocano Emilia-Romagna, Toscana (56% uomini e 65% donne in entrambe le regioni) e Veneto (55% e 64%). In coda invece il Sud, con Sicilia (52% uomini e 60% donne), Sardegna (49% e 60%) e Campania (50% e 59%). Differenze che possono essere spiegate soprattutto con la scarsa adesione in queste aree ai programmi di screening che consentono di individuare la malattia in stadio iniziale, quando le possibilità di guarigione sono più alte, e con la preoccupante diffusione in queste regioni di fattori di rischio come fumo, sedentarietà ed eccesso di peso.

"Nel nostro Paese ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una nuova diagnosi - afferma Stefania Gori, presidente nazionale Aiom e direttore Dipartimento oncologico, Ircss Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Negrar - Negli uomini continua il calo dei tumori del polmone e della prostata, e nelle donne dell'utero e dell'ovaio. Nella popolazione generale diminuiscono le neoplasie dello stomaco e del colon-retto. Crescono però quelle del pancreas, della tiroide e il melanoma, e nelle donne i tumori della mammella e del polmone, quest'ultimo per la sempre maggiore diffusione dell'abitudine al fumo nella popolazione femminile".

"L'ampliamento della popolazione target dello screening mammografico in alcune regioni (tra cui Emilia-Romagna e Piemonte) - prosegue la specialista - spiega l'aumento significativo dell'incidenza del carcinoma della mammella nelle 45-49enni, dove peraltro la mortalità si abbassa dell'1%. I tumori non solo sono curabili ma anche guaribili, grazie a terapie sempre più efficaci e alle campagne di prevenzione. Infatti, il 27% dei pazienti vivi dopo la diagnosi torna ad avere (dopo un periodo di tempo diverso in base al tipo di tumore, al sesso, all'età di insorgenza) la stessa aspettativa di vita della popolazione generale: nel 2010 erano 704.648, nel 2018 sono 909.514, con un incremento del 29%".

Colpo di scena, torna il caldo

La burrasca autunnale tanto invocata dagli amanti del freddo alla fine è arrivata. Dopo un risveglio piuttosto freddo, soprattutto sulle pianure del Nord, con termometri per la prima volta sotto i dieci gradi e con estese gelate a quote superiori ai 1000 metri, ecco però il colpo di scena meteorologico: il clima andrà migliorando, con strascichi temporaleschi quasi esclusivamente sulle due isole maggiori.

Questo quanto assicurano gli esperti de ilmeteo.it, che se per oggi prevedono temperature non più alte di 8/9°C a Roma, Firenze e Napoli e comunque sopra i 20/21°C un po' su tutta l'Italia durante le ore diurne, per i prossimi giorni riservano in ogni caso buone notizie. A partire da metà settimana, infatti, l'alta pressione tornerà a prendere il sopravvento sul nostro Paese, garantendo altre gradevoli giornate di sole e - soprattutto - un nuovo rialzo termico da Nord a Sud.

«Se mi volete morto la fila è lunga», il post del 16enne trovato nel pozzo

"Se mi volete morto, la fila è lunga". Sono queste le parole scritte sul profilo Instagram di Giuseppe Balboni, il ragazzo di 16 anni trovato ieri mattina senza vita in fondo a un pozzo a Tiola di Castello di Serravalle, ucciso da un colpo di pistola sparato da un coetaneo. Sul suo profilo, seguito da 246 follower, anche qualche foto, la scritta "ti amo amore", accompagnata da un cuore e in cima a tutto una parola: "Love".

LA VICENDA - Balboni era uscito di casa con il suo scooter il 17 settembre scorso intorno alle 6.45 e non aveva più fatto ritorno. Ieri la terribile scoperta: il ritrovamento del cadavere in fondo ad un pozzo a Tiola di Castello di Serravalle a casa del suo killer, il ragazzino di 16 anni di Ciano di Zocca (Modena) che ieri sera, interrogato dal procuratore capo presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna, Silvia Marzocchi, e dal pm Alessandra Serra, ha confessato il delitto. Secondo un primo esame del medico legale, il corpo di Balboni sarebbe rimasto in quel pozzo almeno 4 o 5 giorni ma forse di più, probabilmente dal giorno stesso in cui ha incontrato il suo assassino.

Il cadavere presenta una ferita d'arma da fuoco alla gola e forse una alla spalla, compatibili con l'arma del delitto, una pistola calibro 38 legalmente detenuta dal padre del 16enne accusato del delitto. L'uomo è stato denunciato per omessa custodia dell'arma utilizzata dal figlio. Il 16enne, secondo quanto lui stesso ha riferito ieri durante l'interrogatorio, avrebbe portato con sé la pistola carica prima di incontrare Balboni il 17 settembre, come eventuale difesa, poiché secondo quanto si apprende avrebbe temuto che la discussione con l'amico degenerasse.

LE INDAGINI - La procura per i minorenni di Bologna, in attesa dell'udienza di convalida del fermo la cui data non è ancora stata fissata, ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il 16enne che ha confessato il delitto. La procura contesta l'aggravante dei futili motivi e l'occultamento di cadavere. Sarebbe stato lui solo, infatti, a uccidere Giuseppe e poi a buttarlo in quel pozzo , situato nel cortile della sua stessa abitazione e accessibile attraverso una sorta di botola in cemento, larga appena mezzo metro.

Ancora da stabilire, invece, è il movente del delitto: secondo gli inquirenti è possibile, a oggi, escludere il coinvolgimento di altri soggetti. L'omicidio sarebbe avvenuto dopo un alterco tra i due ragazzi, avvenuto il 17 settembre scorso, il giorno in cui Balboni è scomparso. Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è che la discussione fosse relativa a questioni di droga, forse a causa di un piccolo debito.

Coniugi seviziati, fermati tre romeni per la brutale rapina a Lanciano

LANCIANO. Svolta nelle indagini per la cruenta rapina avvenuta a Lanciano nella villa di Carlo Martelli e Niva Bazzan: fermati tre romeni. Secondo gli investigatori, i tre potrebbero costituire il braccio operativo della banda, mentre si sta stringendo il cerchio attorno a una quarta persona, un italiano, che potrebbe essere la mente a capo del sodalizio. A imprimere la svolta alle indagini sarebbe stata la testimonianza di una delle vittime di precedenti colpi della banda.  «Anche se ho visto solo occhi dietro un cappuccio e voci, tutto combacia: il capo forse è un pugliese, e gli altri sono dell'Est Europa». Sono le parole di un commerciante che ha ricordato l'aggressione subito nella sua villa a Santa Maria Imbaro, alle porte di Lanciano. Il fermo questa mattina nel corso di un'operazione condotta da carabinieri e polizia in una palazzina in corso Roma nel cuore di Lanciano. I tre avevano addosso circa 3.400 euro, denaro da utilizzare molto probabilmente per la fuga. La svolta in nottata dopo alcuni riscontri investigativi, da qui il blitz di questa mattina. Polizia e carabinieri sarebbero sulle tracce di altri componenti la banda.

Sedicenne trovato morto, confessa l'amico

Avrebbe usato la pistola del padre per uccidere. A confessare l'omicidio del 16enne Giuseppe Balboni, scomparso dal 17 settembre scorso da Zocca nel modenese e ritrovato stamattina in fondo a un pozzo, è stato un coetaneo durante un interrogatorio presso la procura dei minori di Bologna. Il ragazzo sarà sottoposto a un provvedimento di fermo con l'accusa di omicidio. Resta da chiarire ancora il movente dietro l'assassinio di Balboni. Il suo cadavere era in località Tiola di Castello di Serravalle nel bolognese.

Il giovane era uscito di casa otto giorni fa intorno alle 6.45 con il suo scooter rosso. Da allora di lui non si era saputo più nulla. In un primo tempo le indagini di carabinieri e vigili del fuoco come si legge su 'Chi l'ha visto' avevano portato a individuare il suo motorino a sette chilometri da casa, dietro a una fontanella, nascosto da arbusti e sterpaglie. Poco distante il casco e il giubbotto nero. Oggi la terribile scoperta.

Inferno sul Monte Serra, 700 sfollati

Inferno di fuoco sul Monte Serra, in provincia di Pisa: circa 700 persone, circa 500 a Calci e 200 a Vicopisano, hanno lasciato le abitazioni per precauzione. Il rogo, quasi sicuramente di origine dolosa, si è propagato a causa del forte vento. Tre intossicati lievi, di cui due già dimessi, sono stati ricoverati stamane all'ospedale Cisanello di Pisa per problemi respiratori causati dall'ingestione dei fumi. Le fiamme hanno lambito anche la Certosa di Calci, ma per fortuna il gioiello dell'architettura monastica è salvo. Secondo una prima stima, l'area boschiva danneggiata sarebbe di circa 550-600 ettari.

Dalle 22 di ieri sera un vasto incendio boschivo, alimentato da forti venti di tramontana, sta interessando la zona dei monti pisani nel territorio comunale di Calci, alle porte di Pisa. La Sala operativa della Regione Toscana ha inviato sul posto ingenti squadre per l'antincendio boschivo, del volontariato e di operai forestali, coordinate dal Comune di Vicopisano. Presenti sul posto anche numerose squadre dei Vigili del Fuoco: dalla scorsa notte sono all'opera circa 80 pompieri con 30 mezzi. Quattro i Canadair impiegati e due gli elicotteri utilizzati per domare l'incendio ancora in corso.

La Protezione civile regionale, assieme al Comune di Calci, ha provveduto all'evacuazione e alla messa in sicurezza di numerose abitazioni minacciate dalle fiamme. Evacuate le frazioni di Montemagno, Fontana Diana, San Lorenzo, La Torre, Nicosia e Crespignana. Sono stati attivati tre punti di accoglienza alla palestra della parrocchia di Calci, al circolo ricreativo di Campo e alla palestra di Vicopisano. Il vento soffia fortissimo, in media a circa 30 chilometri orari, con raffiche che superano i 40 all'ora.

MANDATO AI FORESTALI PER INDAGINI - "Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che si trova oggi a New York alle Nazioni Unite per impegni istituzionali, continua a seguire la drammatica evoluzione dell'incendio sul Monte Serra, nel Pisano, in costante contatto con i suoi uffici e con il Cufa (Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri)". Lo fa sapere il ministero dell'Ambiente in una nota.

"Ho dato mandato ai Carabinieri Forestali di attivare ogni utile iniziativa per approfondire senza indugio le indagini necessarie per risalire agli eventuali autori del rogo - dice Costa - Sono in contatto anche con la Protezione Civile per quanto concerne le attività di spegnimento, che sono purtroppo rallentate dal forte vento. Non è tollerabile veder bruciare in poche ore un patrimonio naturale che ha impiegato decenni per svilupparsi".

IL GOVERNATORE - "Le origini sono sempre un po' dolose. È molto raro che ci siano incendi che cominciano del tutto improvvisamente. Per di più veniamo da un'estate nella quale non possiamo dire che non sia piovuto", ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. "Bisogna puntare a domare l'incendio almeno nelle parti più critiche nel pomeriggio, perché mi sono fatto mandare le previsioni del Lamma ed è prevista un'intensificazione dalle ore 17 in poi del vento, che da allora dovrebbe arrivare a 25 chilometri orari con raffiche a 50 chilometri orari e solo dalle 10 di domani dovrebbe iniziare a calare. Il vento è all'origine del disastro che si è consumato", ha poi spiegato il governatore Rossi. La Regione, ha poi assicurato, emanerà un decreto di stato d'emergenza regionale con 200 mila euro stanziati nell'immediato per i comuni interessati dall'incendio.

IL SINDACO - "Si comincia a vedere il disastro immane", ha commentato nella prima mattinata di oggi sulla sua pagina Facebook il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti. Per il sindaco, che ha poi parlato ai microfoni di Sky Tg24, "è altamente probabile, per non dire quasi certo, che si tratti di un incendio doloso".

Aquarius verso la Francia, è allarme per il mare grosso

PARIGI. La nave Aquarius con a bordo 58 migranti recuperati nei giorni scorsi al largo delle coste libiche si sta dirigendo verso la Francia. Ad annunciarlo è Sos Meriterranee Italia. "Ora la nave #Aquarius fa rotta verso la #Francia", scrive in un tweet l'ong. "Le condizioni meteo stanno peggiorando e nelle prossime ore ci aspettiamo mare con onde fino a 5 metri", afferma uno dei soccorritori in un video pubblicato sul profilo Twitter di Sos Mediterranee Italia. Quindi, "diventa importante e fondamentale riuscire a trovare un porto per sbarcare in sicurezza tutte queste persone".

"In questi giorni abbiamo tentato più volte di andare verso nord per uscire dalla zona Sar - aggiunge - ma siamo stati richiamati indietro da eventi, da soccorsi che poi non sono stati terminati a causa di una completa mancanza di coordinamento con la Guardia costiera libica che da sempre non ha mai risposto alle nostre chiamate di soccorso. Siamo dovuti passare attraverso la Guardia costiera italiana che però non ha poi preso in carico la situazione".

Questa mattina è arrivato il no di Parigi allo sbarco a Marsiglia. "Il giorno in cui una nave arriverà davanti a Marsiglia con delle persone in difficoltà, naturalmente noi le prenderemo. Non è questo oggi il caso dell'Aquarius" ha detto il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire, parlando a Bfm Tv, a proposito della nave di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere a cui Panama ha tolto la bandiera. "Il porto di Marsiglia non è il più vicino" alla zona in cui i migranti sono stati salvati, "la Francia dice no", ha scandito.

Ieri, le due ong - di fronte al rifiuto di Italia e Malta di far attraccare l'Aquarius nei loro porti - avevano annunciato di aver fatto rotta verso il porto di Marsiglia, da dove la nave era salpata la settimana scorsa.

 

Pena dimezzata per Fabrizio Corona

Pena dimezzata. I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno ridotto a sei mesi la pena per Fabrizio Corona per la vicenda degli oltre 2,6 milioni di euro trovati nel controsoffitto della casa della sua collaboratrice Francesca Persi e in due cassette di sicurezza in Austria. I giudici d’Appello della seconda sezione penale hanno riconosciuto le attenuanti equivalenti alle aggravanti e hanno disposto per Corona il dissequestro del denaro. In primo grado l’ex fotografo era stato condannato a un anno per l'illecito fiscale e assolto dall'accusa di intestazione fittizia di beni.

In parziale riforma della sentenza del giugno 2017, la Corte ha dimezzato la pena e disposto il dissequestro e la restituzione del denaro ancora sotto sequestro, "circa 50mila euro", spiega il difensore Ivano Chiesa. Una sentenza a cui Corona ha reagito battendo i pugni sul tavolo, prima di dedicare "questa vittoria a mio figlio". La condanna per la Persi è stata rideterminata in tre mesi; revocate per entrambi gli imputati le pene accessorie. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni. "Non abbiamo vinto, abbiamo stravinto" commenta il difensore di Corona.

IL COMMENTO - "Quando è scoppiata quest'indagine, tutti voi mi avete dato del mafioso, di chi ricicla soldi sporchi della malavita. Mi sono fatto sei anni di galera e oggi mi danno sei mesi, giusto perché non potevano assolvermi e mi restituiscono anche gli ultimi soldi" sottolinea Corona a caldo. "Quando parlerete di me - dice rivolto ai giornalisti - fatevi tutti quanti un esame di coscienza. Dedico questa vittoria a mio figlio".

«Sarte sfruttate», moda italiana sotto accusa

L'attacco, non a caso, arriva mentre a Milano è in corso la seconda giornata della Fashion week. Alcune delle grandi griffe italiane "producono lavoro nero in Puglia", pagando le sarte "1 euro l'ora" per confezionare cappotti e abiti che poi finiranno nei negozi "a 2.000 euro" tuona il New York Times, in un'inchiesta intitolata 'Inside Italy's Shadow Economy' e che porta la firma di Elizabeth Paton e Milena Lazazzera. La Puglia come il Bangladesh o la Cina, insomma.

Il quotidiano statunitense, che mette sotto accusa la moda italiana, non usa mezzi termini e racconta di un mondo fatto di lavoratrici in nero, prive di garanzie o assicurazioni e che percepiscono retribuzioni da fame. Mentre da Milano, il presidente della Camera della moda, Carlo Capasa, annuncia di adire le vie legali.

L'articolo si apre con le parole di una sarta di Santeramo in Colle, un paesino in provincia di Bari, che parla delle proprie condizioni di lavoro. Seduta al tavolo della sua cucina, la donna, che ha chiesto l'anonimato, "sta cucendo con cura un sofisticato cappotto di lana, il genere di capo che si venderà dagli 800 ai 2.000 euro quando arriverà nei negozi" scrive il Nyt. Fa parte della collezione autunno-inverno di uno dei principali brand italiani. La sarta, prosegue il giornale, "riceve solo 1 euro dalla fabbrica che la impiega per ogni metro di tessuto che completa".

"Mi ci vuole circa un'ora per cucire un metro - dice la donna - quindi circa quattro o cinque ore per completare un cappotto intero". Stando a quanto riferito al Nyt, la sarta "lavora senza contratto o assicurazione, e viene pagata in contanti su base mensile". Il lavoro le viene affidato da una fabbrica locale che produce capispalla per alcuni dei nomi più blasonati nel settore del lusso. Colossi del sistema moda. Il massimo che abbia mai guadagnato, spiega, è stato 24 euro realizzare un cappotto intero.

"Il lavoro a domicilio, che consiste nel lavorare da casa o in un piccolo laboratorio anziché in fabbrica, - spiega il quotidiano americano - è una pietra miliare della catena di distribuzione del fast-fashion. È particolarmente diffuso in Paesi come l'India, il Bangladesh, il Vietnam e la Cina, dove milioni di persone, prevalentemente donne, sono tra i lavoratori meno tutelati del settore". Le giornaliste spiegano che in Italia le lavoratrici non possono essere paragonate alla manodopera sfruttata in questi Paesi ma che i loro salari ci si avvicinano. "L'Italia non ha un salario minimo nazionale - scrive il quotidiano - ma circa 5-7 euro all'ora è considerato uno standard appropriato da molti sindacati e società di consulenza. In casi estremamente rari, un lavoratore altamente qualificato può guadagnare fino a 8-10 euro l'ora".

Non ci sono dati ufficiali sui contratti irregolari ma il New York Times dice di aver raccolto le prove di circa 60 donne nella sola Puglia che lavorano da casa senza un regolare contratto nel settore dell'abbigliamento. Poi cita Tania Toffanin, autrice del volume 'Fabbriche Invisibili'. La sua stima è che attualmente, nella produzione di capi d'abbigliamento, vengono impiegati dai 2.000 ai 4.000 lavoratori irregolari.

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