Lunedì 18 Febbraio 2019 - 22:25

Migranti all'Anno Giudiziario, «Boom ricorsi richieste asilo»

Sono "aumentati in maniera inattesai ricorsi civili in Cassazione (+21,7%) sulle richieste d'asilo, a causa "dell'incremento delle sopravvenienze in materia tributaria" (+9,8%) e, soprattutto, in materia di "protezione internazionale, con un +512,4%". A rilevarlo, il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, all'inaugurazione dell'Anno giudiziario presso piazza Cavour.

A denunciare il rischio che un "carico insostenibile di procedimenti, non comparabile, per le sue dimensioni, con quelli delle altre corti supreme europee" possa snaturare le funzioni di legittimità della Corte di Cassazione, anche in vista di possibili nuove emergenze legate ai "procedimenti in materia di protezione internazionale ed immigrazione", è invece il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, nel suo intervento alla cerimonia. Ermini assicura il sostegno del Csm, a fianco del primo presidente e del procuratore generale della Cassazione, alle "misure organizzative necessarie per affrontare le emergenze in atto, come quella derivante dalle abnormi dimensioni del contenzioso tributario e per prevenirne di nuove: penso ad esempio - spiega Ermini - al crescente carico dei procedimenti in materia di protezione internazionale e immigrazione".

PROCESSI PENDENTI - Diminuisce il numero dei processi pendenti nel civile, sottolinea poi Mammone, aprendo l'Anno giudiziario. "Considerando il complesso dei dati, nel settore civile - ha scritto nella relazione - il numero dei procedimenti pendenti si presenta in diminuzione secondo un trend che negli ultimi anni è sempre stato costante, passando dai circa sei milioni del 2009, ai poco più di tre milioni e seicentomila al 30 giugno 2018, con una percentuale di riduzione del 4,85% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente". "Nel periodo luglio 2017-giugno 2018 le nuove iscrizioni - ha rilevato Mammone - si sono ridotte dinanzi ai tribunali, mentre dinanzi ai giudici di pace e alle corti di appello sono rimaste sostanzialmente stabili".

PROCEDIMENTI PENALI - "Sempre a livello nazionale - spiega ancora il primo presidente della Cassazione - il numero dei procedimenti penali nei confronti di autori noti pendenti al 30 giugno 2018 è diminuito del 4,1 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parimenti sono diminuiti anche i nuovi procedimenti iscritti (-2,6%) e quelli de- finiti (-4,7%)". Nel dettaglio, la durata media dei procedimenti nell’anno giudiziario 2017- 2018 è cresciuta in primo grado del 17,5% (da 369 a 396 giorni), mentre l’appello ha registrato una riduzione del 3,4% dei tempi di definizione (da 906 a 861 giorni), pur attestandosi su elevati valori assoluti dai quali verosimilmente deriva il notevole tasso di incidenza delle prescrizioni nel grado, pari al 25% circa (25,8% nel 2017 e 24,8% nel primo semestre del 2018) del numero dei procedimenti definiti dalle Corti di appello. "Gli uffici GIP/GUP definiscono con riti alternativi soltanto il 9% del contenzioso (6% per patteggiamenti e giudizi abbreviati, 3% per decreti penali irrevocabili), a riprova - segnala Mammone - della scarsa appetibilità di tali soluzioni semplificate, e circa l’11 % con rinvio a giudizio, a conferma della efficace funzione di filtro svolta".

Con riguardo al giudizio di appello, Mammone ha segnalato che "buona parte dei quasi due anni e mezzo che esso attualmente richiede sono imputabili a “tempi di attraversamento” che nulla hanno a che vedere con la celebrazione del giudizio. Mi riferisco all’attesa degli atti di impugnazione; alla collazione degli stessi; alla predisposizione dei fascicoli da trasmettere alla Corte d’appello; alla trasmissione degli stessi e ad altre incombenze di carattere procedurale che consumano in buona parte il “tempo” processuale. Lo snellimento delle procedure, l’attribuzione di maggiori risorse umane e tecnologiche e un migliore utilizzo di esse potrebbe ridurre drasticamente la durata media del secondo grado".

PRESCRIZIONE - "Costante - continua Mammone - è la diminuzione dei casi di prescrizione, che nella maggioranza dei casi matura nel giudizio di appello e nella fase delle indagini preliminari". "Al riguardo - annota nella relazione - non hanno ancora inciso le sospensioni di diciotto mesi per ciascun grado di giudizio introdotte con le modifiche apportate all’art. 159 cod. pen., applicabili soltanto ai reati commessi dopo il 3 agosto 2017. Si tratta di una riforma che è stata valutata positivamente perché idonea a contemperare l’esigenza di ostacolare le impugnazioni dilatorie con quella di assicurare una ragionevole durata del processo".

"Sul punto, peraltro, - ricorda- è recentemente intervenuta la legge n. 3 del 2019 che introduce l’ulteriore e radicale modifica del sistema, con particolare riguardo alla sospensione del corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, la cui concreta operatività è tuttavia rinviata al 1° gennaio 2020, sicché è impossibile fornire valutazioni in merito. Occorre peraltro che il legislatore in tale spazio temporale proceda ad interventi di adeguamento del sistema processuale penale per accelerare il corso dei processi".

TOGHE SOTTO INCHIESTA - "Suscita allarme la gravità e la frequenza degli episodi che di recente hanno visto coinvolti diversi magistrati, perché ciò determina un indebolimento della fiducia dei cittadini nell'indipendenze e imparzialità della funzione penale", rileva quindi il Procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, nella sua relazione. Fuzio avverte che non si può "delegittimare il pubblico ministero nè tanto meno il giudice nel momento in cui emette la decisione".

TOGHE ROSA - La carica delle toghe rosa. Oggi è in magistratura il 53,1% di donne sulla popolazione professionale in servizio. Nel 2017 le magistrate erano il 52%. Il dato è contenuto nella relazione di Fuzio. Tra l'altro, ha annotato ancora il pg di piazza Cavour, "in continuità rispetto al passato, la maggior incidenza di incolpazione è nei riguardi di magistrati del genere maschile, nettamente superiori rispetto a quelle a carico di magistrati del genere femminile: nel 2018 il dato si attesta nel 66,4% per gli uomini e nel 33,6% per le donne.Il dato è incoraggiante se si considera che l’ingresso delle donne in magistratura in Italia risale al 1963, quando la legge 66 regolamentò "l’ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni". Il primo concorso aperto alle candidate donne fu indetto nel maggio dello stesso anno, e risultarono idonee otto candidate su 187 (i posti messi a concorso erano 200). La Corte Costituzionale ha spianato la strada, dal 1960 aveva aperto una parte delle carriere.

CSM - Nel formulare i pareri sugli interventi legislativi in materia di giustizia, il consiglio superiore della magistratura è attento soprattutto "al rispetto dei valori costituzionali, dei diritti di libertà e delle garanzie dei singoli". A sottolinea ancora il vicepresidente del Csm, David Ermini. "I pareri espressi nel 2018, in particolare quelli resi nel corso della nuova consiliatura sui provvedimenti in materia di protezione internazionale e sicurezza, di prescrizione e anticorruzione, nonché sulla Procura europea, sono stati formulati nell’ambito di una prospettiva 'di sistema' - ha spiegato Ermini - unendo alla valutazione delle ricadute organizzative delle novelle legislative la considerazione degli aspetti sostanziali degli istituti da esse disciplinati".

BONAFEDE - Il sistema giustizia "deve finalmente restituire centralità alle istanze e ai diritti dei cittadini, nei confronti dei quali la giustizia deve recuperare la sua credibilità". È l'impegno assunto dal guardasigilli, Alfonso Bonafede, nel suo intervento alla cerimonia. Un anno, assicura Bonafede, "che deve necessariamente e improrogabilmente rappresentare una svolta per la giustizia italiana, sia per quanto concerne alcuni interventi immediati e urgenti, sia per quanto attiene alla realizzazione delle fondamenta per un armonico piano di miglioramento strutturale di tutto il sistema giustizia".

 

 

Torino, morta la donna ferita in piazza San Carlo

È morta questa mattina al Cto di Torino Marisa Amato, la donna rimasta ferita in Piazza San Carlo la sera del 3 giugno del 2017, travolta dal fuggi fuggi della folla che stava assistendo alla finale di Champions League tra la Juventus e il Real Madrid. Marisa Amato, che in seguito all'accaduto era rimasta tetraplegica, era ricoverata al Cto dallo scorso 23 gennaio ed è deceduta questa mattina a causa di un peggioramento vascolare che ne ha causato la perdita di coscienza fino al decesso. Salgono così a due le vittime di quella tragica notte: qualche giorno dopo i fatti di piazza San Carlo era deceduta, infatti, in seguito alle lesioni riportate, la 38enne di Domodossola Erika Pioletti.

Marisa Amato, che non stava assistendo alla partita, era stata travolta dalla folla in fuga mentre stava passeggiando con il marito in piazza San Carlo e aveva riportato un trauma vertebro midollare, che l’aveva resa tetraplegica. Dopo un lungo ricovero in ospedale, era tornata a casa dove aveva proseguito le cure. Negli ultimi giorni si erano manifestati i sintomi di un'infezione che ha causato, come conseguenza, il peggioramento delle condizioni respiratorie. Per questo mercoledì pomeriggio era arrivata al pronto soccorso del Cto dove i sanitari le avevano diagnosticato un versamento pleurico, che è stato drenato e la sua difficoltà respiratoria è stata sorretta con ventilazione non invasiva.

Ricoverata presso la Terapia Intensiva del Cto la paziente, si legge in una nota dell’ospedale, "ha espresso con lucidità e fermezza la volontà che la terapia, soprattutto il supporto respiratorio, non prevedesse mezzi invasivi come l'intubazione tracheale o la tracheotomia, qualora la ventilazione non invasiva non risultasse sufficiente, pur avendo ben chiaro che questa decisione avrebbe potuto portarla ad un peggioramento fatale". "Secondo queste indicazioni è proseguita la terapia con discreta efficacia - prosegue la nota - ma alle 8 questa mattina il brusco peggioramento cardiovascolare ha causato la perdita della coscienza della paziente sino al momento in cui alle 9.15 si è spenta, attorniata dai familiari", conclude la nota.

Durante questi anni, i figli di Marisa Amato hanno fondato una onlus, ‘I sogni di nonna Marisa’, per raccogliere fondi da destinare a chi soffre di disabilità motoria e ha difficoltà nell’acquisto di ausili medici. Lo scorso 23 ottobre Marisa Amato non aveva voluto mancare alla prima udienza preliminare per i fatti accaduti la sera del 3 giugno 2017 ed era arrivata all’aula bunker delle Vallette a bordo di un’ambulanza accompagnata dai familiari.

Sea Watch a Siracusa, il governo dice no

Nessuna apertura dall'Italia per Sea Watch, da oggi al largo di Siracusa a causa del maltempo. Per il ministri Toninelli e Salvini infatti, ai 47 migranti a bordo dovrà pensarci l'Olanda. La nave, spiegava stamane il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, "a causa delle condizioni meteo avverse, è entrata nelle acque territoriali italiane e alla stessa è stato assegnato un punto di fonda a largo delle coste di Siracusa, per garantire la sicurezza dell'unità e delle persone a bordo". Sul posto, presenti motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza.
"A #SeaWatch, per riparare dalle condizioni meteo in ulteriore peggioramento, è stato assegnato un posto di fonda a 1,4 miglia dal porto di Augusta, Marina di Melilli- Siracusa. Un 'posto di fonda' assegnato invece di un Pos", place of safety, cioè un porto di sbarco sicuro. Questo quanto scritto su Twitter dalla Ong.
La Commissione Europea "segue attentamente" la vicenda ed è "in contatto con gli Stati membri". "La nostra posizione è chiara: la sicurezza delle persone a bordo deve essere la nostra priorità e la nostra prima preoccupazione. Nel Mediterraneo servono con urgenza sistemi prevedibili per far sì che gli sbarchi delle persone salvate possano avvenire in sicurezza", dice il portavoce capo della Commissione Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

IL NO DEL GOVERNO - Ma dal governo non arriva alcun lasciapassare: "Io fornisco anche un'alternativa: siccome sulla Sea Watch c'è una bandierina olandese che sventola - ha detto il ministro Danilo Toninelli rispondendo ai giornalisti - e siccome non mi pare che gli olandesi abbiano ancora detto nulla, trovino la maniera migliore per prendersi in carico i migranti".
"Rassicuro il presidente della Toscana, Rossi: nessun desiderio di sequestrare i 47 immigrati della Sea Watch. Non vediamo l’ora di farli arrivare, sani e salvi, in altri Paesi europei. Nessuno spazio in Italia", il commento del ministro dell’Interno Matteo Salvini. "Il governo della Repubblica italiana - ha poi aggiunto il ministro in una nota verbale trasmessa all'Olanda - invita il governo del Regno dei Paesi Bassi a predisporre con urgenza gli adempimenti relativi all'organizzazione della presa in carico e del trasferimento in territorio olandese dei 47 migranti a bordo della nave olandese Sea Watch". "Il governo della Repubblica italiana chiede, inoltre, di poter disporre di ogni informazione in merito alla Ong Sea Watch, con particolare riferimento alla conformità alla legislazione dello Stato di bandiera dell'organizzazione e delle attività della predetta Ong, nonché delle relative imbarcazioni ed equipaggio".

"Posso aggiungere - ha poi continuato conversando con i giornalisti sul caso - che sono in corso esami da parte delle forze dell’ordine sul comportamento corretto o scorretto di questa Ong di imporre una sua legislazione a un Paese come l’Italia che invece ha regole che vanno rispettate".

A ribadire la linea è anche il vicepremier Luigi Di Maio, che su Facebook sottolinea come "la nave Ong Sea Watch 3 avrà dal governo italiano supporto medico e sanitario qualora ne avesse necessità, ma la invito ancora a puntare la prua verso Marsiglia. Questa nave, come vedete in foto, batte bandiera olandese e si trova ora a pochi chilometri dalle coste italiane". Per questo, continua il vicepremier, "ritengo opportuno convocare immediatamente l'ambasciatore olandese e chiedergli che intenzioni abbia il suo governo. Chiederanno, assieme a noi, alla Sea Watch 3 di andare a Marsiglia o li faranno sbarcare a Rotterdam? Noi siamo disposti alla massima collaborazione, ma la nostra linea - assicura - sulle Ong non cambia".

NAPOLI APRE IL PORTO - "Se deciderà di dirigere la prua verso Napoli troverà un porto aperto". Questo uno dei passaggi della nota inviata dall'amministrazione comunale di Napoli, guidata da Luigi de Magistris, al comandante della Sea Watch.

"Le notizie che ci arrivano dai mezzi di informazione, anche in questi minuti nei quali le scriviamo, confermano che la sua nave, che di nuovo e meritoriamente ha salvato altre vite umane a poche ore dalla tagica morte di oltre cento persone che inseguivano il desiderio di una vita almeno decente, si trova in forte difficoltà per le condizioni del mare e per le precarie condizioni a bordo - prosegue la nota - Le confermiamo, come abbiamo già avuto modo di dirle personalmente e nell’incontro che si è tenuto a Malta nelle scorse settimane con il vice sindaco di Napoli, che se deciderà di dirigere la prua verso Napoli troverà un porto aperto, perché nessun atto di chiusura dei porti è mai stato emanato, autorità portuali sempre pronte ad accogliere le legittime richieste di chi chiede ospitalità, una città profondamente democratica in ogni sua istituzione, una catena umanitaria composta da circa 6.000 persone". "Oltre un migliaio di loro hanno risposto al nostro invito ad incontrarci, fra due giorni, proprio a Napoli per valorizzare la tanta umana disponibilità che in poche ore, quando ci siamo conosciuti nella situazione che poi ha portato allo sbarco degli immigrati nel porto di Malta, si è messa in moto", continua il Comune.

"Inoltre, sappia che l’intero territorio, ed in testa il sindaco de Magistris nella sua qualità di primo cittadino, seguirà e tutelerà il vostro arrivo - conclude - A Lei le valutazioni, a noi l’onore, se così sarà, di testimoniare con i fatti che l’amore per il prossimo non conosce distinzioni di pelle, sesso, razza, lingua e religione. Le siamo vicino e La salutiamo con profonda ammirazione e stima".

Papaij, il nuovo disco di Piero Gallo

Papaij è un personaggio di fantasia proveniente da chissà dove. Un alieno? Un omino che viene da chissà quale altra dimensione? Papaij rappresenta il percorso fatto da Piero Gallo in una vita ricostruita con l’immaginazione attraverso questo omino con la coppolina verde che attraversa la città di Napoli, ma soprattutto diversi stati d’animo, emozioni e si umanizza sempre più per comprendere i sentimenti delle persone, le loro sensazioni per poter offrire il meglio l’arcobaleno della propria anima.
Papaij fa un piccolo viaggio, un percorso tra amore, malinconia, dolore e felicità: alcune delle principali emozioni umane. Ma soprattutto, il piccolo Papaij diventando adulto avrà il coraggio di riabbracciare il bambino che ognuno di noi porta dentro e che spesso dimentica. Papaij, Piero Gallo, ha il coraggio di scendere dentro di sé e ritrovare quel bambino che era stato lasciato solo per dare spazio all’adulto dimenticandosi di provare le sensazioni vere e vive di tutti i giorni.
Trova la libertà di essere nuovamente sé stesso senza i confini che ci suggerisce il mondo.

Nei brani di Piero Gallo la musica prende la forma di un genere che potrebbe definirsi Mediterranean Ethno Jazz abbracciando tutti i suoni di questo immenso mare ma toccando anche frequenze celtiche che ci rimandano a suoni ancestrali di ballate senza tempo.

Qualcuno lo ha paragonato ai Blackmore Nights di Ritchie Blackomore, ma forse si può andare oltre trovando difficile la sua collocazione o paragone con altri musicisti. Ma in quel caso un grande chitarrista che a un certo punto della propria strada musicale, trova una nuova via di ispirazione immergendosi in un nuovo mondo musicale.
Il progetto “Papaij” è un viaggio pieno di emozioni che lasciano libero l’ascoltatore di fluttuare tra le frequenze delle note in un caleidoscopio di influenze musicali frutto delle culture musicali vissute da Piero Gallo durante i suoi concerti nel mondo non solo del Mediterraneo.
Questo progetto è stato definito dallo stesso Piero Gallo “come quelli che si facevano una volta”.
C’è stata infatti la produzione esecutiva di Marco Iazzetta che con il suo staff ha messo su la Mommò Records etichetta musicale emergente ma con un forte background legato alla comunicazione grazie alla Menthalia che ne cura le Edizioni Musicali ed alla Lobe Communication che ne cura gli aspetti della comunicazione.
“Papaij” ha visto la direzione musicale in studio di Rosario Jermano che ha collaborato con Piero Gallo agli arrangiamenti.

COLLABORAZIONI
Un disco intenso che vede le collaborazioni con alcuni musicisti in alcuni brani e che hanno impreziosito il lavoro come Gigi De Rienzo ed Alfredo Golino in “Te voglio troppo bene”, la tromba jazz di Fabrizio Bosso ne “Il caso volle”, Roberto Giangrande in “Contattami”. Ancora la voce di Enzo Gragnaniello utilizzata come strumento in “Dolce”, Pino Ciccarelli, Antonio Di Somma e Nino Pomidoro in “Papaij – parte 1”.
Ne “’A tengo dint’o core” spicca l’assolo finale di Mimmo Maglionico alla ciaramella e Michele Signore alla viola e violino.
Suoni ritmati ed antichi in “Sotto le mura” ed in “Quanno te sbatte ‘o core”, un brano che sembra appartenere alla tradizione partenopea da sempre arricchito dall’intervento di Angelo Adamo all’armonica.
Infine “Papaij – parte 2” ultimo brano del disco. Salvatore Brancaccio al basso e Rosario Jermano alle percussioni inseguono una indiavolata mandolina che corre, salta e si dimena quasi tarantolata in un suono che unisce tarantella e pizzica. Un suono impossibile da fermare.

CENNI BIOGRAFICI
Piero Gallo impara a suonare la chitarra a 15 anni da autodidatta. Dopo un breve periodo rock, passa al funk dopo aver conosciuto Enzo Avitabile, con il quale condivide il palco per ben 33 anni. Insieme collaborano anche con artisti internazionali, del calibro di James Brown, Randy Crafword, Khaled, Amina, Africa Bambata.
Successivamente, collaborerà anche con i Planet Funk.
Piero pubblica 3 album e circa 30 inediti. Compone per svariati artisti, anche internazionali; partecipa alla creazione dell’album “Radice” di Enzo Gragnaniello, nel quale è possibile distinguere il suono unico della mandolina. Compone, inoltre, “Piccerè” per l’amico Peppe Barra dove oltre alla musica aggiunge il testo.
Alcune delle creazioni di Piero vengono utilizzate ancora oggi dalla RAI in programmi come Sereno Variabile e Linea Azzurra.
La caratteristica che rende Piero Gallo un artista unico, è la rilettura personale ed originale che tra spunti e sperimentazioni, si anima delle sonorità della sua terra.

SCHEDA TECNICA
Tutti i brani di Papaij sono composti da Piero Gallo.
Registrato e missato presso Rosario Iermano Studio.
Missato da Rosario Fiorenzano.
Direzione musicale in studio di registrazione Rosario Iermano.
Direzione artistica Piero Gallo.
Arrangiamenti Piero Gallo e Rosario Iermano.
Produzione esecutiva Marco Iazzetta.
Mastering Bob Fix.
I disegni originali sono di Paola Del Prete.
Art graphic project Marco Iazzetta.

Cgil unitaria, Landini è segretario

BARI. Maurizio Landini è stato eletto segretario genarale della Cgil con il 92,7% delle preferenze. "Se qualcuno si sente landiniano, camussiamo o colliano sappia che questi sono sintomi di una malattia da curare subito. Il congresso si è concluso in maniera unitaria e non solo qui ma in tutte le Regioni e in tutte le categorie", ha affermato. Poi l'attacco al governo: "L'esecutivo pensi a governare se ne è capace ma lasci a chi lavora il diritto di scegliere il sindacato che si vuole. Facciano una legge sulla rappresentanza e mettano i lavoratori nella condizione di scegliere liberamente senza essere sottoposti a ricatti". E annunciando i due vicesegretari, Vincenzo Colla e Gianna Fracassi", "uno per dare corpo a una scelta unitaria realizzata per affermare la collegialità e l'altro per dare visibilità alla differenza di genere", ha aggiunto: "Il nostro giudizio sulla manovra è chiaro: chi si definisce il governo del  cambiamento non sta cambiando un bel niente".

Trapianto riuscito, il piccolo Alex torna a casa

ROMA. Riuscito il trapianto per il piccolo Alex all'ospedale Bambino Gesù di Roma. Il bimbo affetto da Linfoistiocitosi emofagocitica, trasferito a fine novembre nella struttura capitolina dal Great Ormond Street Hospital di Londra, e sottoposto il 20 dicembre a trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore, è in dimissione dall'ospedale in buone condizioni di salute. Lo riferisce una nota del Bambino Gesù."Le cellule del padre, manipolate e infuse nel bambino di 20 mesi, a distanza di 1 mese dal trapianto hanno perfettamente attecchito - si legge - ripopolando adeguatamente il sistema emopoietico e immunitario del paziente. Nell'arco delle 4 settimane successive al trapianto non si sono registrate complicanze, né sul piano infettivo, né sul piano del rigetto, il problema principale per situazioni di questo tipo. Alla luce di queste evidenze, il percorso trapiantologico può dirsi concluso positivamente". 

Archiviate le accuse per Fausto Brizzi

E' stata archiviata l'indagine a carico del regista Fausto Brizzi. Il gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata a luglio dalla Procura di Roma.
"Il fatto non sussiste": con questa formula la Procura di Roma aveva chiesto l'archiviazione nei confronti del cineasta del cineasta romano. A Piazzale Clodio erano arrivate tre querele, che si riferivano a presunti episodi avvenuti tra il 2014 e il 2017, ma soltanto una era utilizzabile perché le altre due erano state presentate ai pm fuori tempo massimo, cioè dopo sei mesi dai fatti denunciati. 
Le denunce sulle presunte molestie erano state presentate da tre attrici che fecero esplodere il caso attraverso la trasmissione 'Le Iene', a pochi mesi dalla vicenda di Harvey Weinstein, e riguardavano presunti episodi avvenuti tra il 2014 e il 2017.

Il gip Alessandro Arturi nel decreto di archiviazione dell'inchiesta a carico del regista Fausto Brizzi sottolinea che "le ineliminabili vaghezza e genericità dell’apparato accusatorio quanto a profili fattuali imprescindibili" "precludono finanche la prospettazione in astratto" del reato.

"Questo giudice, in sintonia con la chiara posizione espressa dall'organo inquirente, non intende relativizzare la gravità di certe condotte in ragione di una peculiare categoria di appartenenza della vittima - si legge nel decreto di archiviazione - bensì soppesare il disvalore di determinati atti, inquadrandoli nell'ambito dello specifico contesto di intimità nel quale sono stati compiuti, indipendentemente dalle modalità e dai passaggi attraverso i quali si è venuta a costituire quella particolare situazione nella quale il palpeggiamento o il gesto ancor più invasivo è oggettivamente privo delle connotazioni di insidiosità ed imprevedibilità, ancorché repentino ed improvviso e non può essere stigmatizzato al pari delle azioni materiali sottese alle pronunce della giurisprudenza di legittimità citate dalla difesa delle opponenti".

Muri anti-migranti, Papa: «La paura ci rende pazzi»

"La paura ci rende pazzi". Lo ha sottolineato il Papa, in volo verso Panama, rispondendo a una domanda sui muri eretti per fermare i migranti a Tijuana, al confine tra Messico e Stati Uniti. Il Pontefice, come riferisce Vatican News, ha affermato che la paura ci rende pazzi e ha invitato a leggere l'editoriale dell'Osservatore Romano intitolato 'I muri della paura'.

Bufera su “Libero", Feltri: «Chi ci spara addosso ha letto solo il titolo»

"L'omofobia ce l'ha in testa chi ci critica". Il direttore di 'Libero' Vittorio Feltri replica così alle polemiche suscitate dal titolo di oggi del quotidiano ('Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay'). "Chi ci spara addosso - dice all'Adnkronos - ha letto solo il titolo ma non il testo, in caso contrario avrebbe scoperto che quei dati ci sono stati forniti dalle stesse associazioni gay. Di cosa ci si offende? Se calano fatturato e Pil c'è qualcuno che se ne rallegra? E' un titolo fattuale, come direbbe Crozza". "E' un dato di fatto - sottolinea - abbiamo citato delle cifre, cosa c'è da indignarsi? Dov'è il problema, non si può dire che aumentano i gay? Siamo forse in Iran?".

Quanto alla notizia dell'avvio della procedura interna per vagliare la possibilità di bloccare l'erogazione dei fondi residui spettanti al quotidiano, come annunciato dal sottosegretario con delega all'editoria Vito Crimi, Feltri dichiara: "Si parla da mesi del blocco dei fondi, chiamano i giornalisti 'puttane' e nessuno si scandalizza. Danno soldi a cani e porci e poi conclude - dicono che siamo noi a uccidere la democrazia".

Mattarella: «Terroristi in fuga devono scontare la pena»

“Guido Rossa ebbe il coraggio di non cedere di fronte alla minaccia e alla violenza. Ha pagato il prezzo supremo di chi ha voluto tenere fede ai valori della Repubblica, che a Genova e nelle sue fabbriche ha trovato radice profonda nei valori nati nella Resistenza". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi a Genova, durante il suo intervento nello stabilimento ArcelorMittal di Cornigliano per prendere parte alle celebrazioni per i 40 anni dalla scomparsa di Guido Rossa, operaio ucciso dalle Br nel 1979. "Guido Rossa - ha sottolineato il capo dello Stato - non indugiò a domandarsi se toccasse proprio a lui, seppe battersi per tutti anche per chi preferiva fingere di non vedere".

"L’azione delle istituzioni per ristabilire piena luce, dove questa è ancora lacunosa, non può fermarsi - ha scandito Mattarella - Così come una definitiva chiusura di quella pagina richiede che sia resa compiuta giustizia, con ogni atto utile affinché rendano testimonianza e scontino la pena loro comminata quanti si sono macchiati di gravi reati e si sono sottratti con la fuga alla sua esecuzione".

"La memoria - ha sottolineato ancora il presidente della Repubblica - è parte vitale della costruzione del nostro futuro, non saremo mai veri protagonisti se non avremo la forza di riconoscere la continuità di valori nel cammino di cambiamento della società".

 

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