Domenica 25 Febbraio 2018 - 2:21

«Studiare tanto? Anche no, a noi servono operai»

«Cari genitori», se volete che vostro figlio lavori sappiate che a noi non servono letterati e grandi filosofi, ma «operai». È il provocatorio, ma schietto consiglio del presidente degli industriali di Cuneo Mauro Gola che, in una lettera aperta, si rivolge ai famiglie di fronte a una «difficile decisione: la scelta della scuola superiore per il proprio figlio» da cui «dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo». Invita, quindi, a non lasciarsi trasportare da «aspetti emotivi e ideali», ma a fare un «esame obiettivo della realtà».«Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo».

Ed ecco il consiglio che gli industriali cuneesi vogliono darvi. Guardate «le figure, che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni» e fate «Intraprendere» al ragazzo «un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità». «Nel 2017 - fa notare le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 38% sono operai specializzatiil 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari. Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità». «Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà - conclude il presidente degli industriali di Cuneo - . Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi».

Elezioni, Facebook segnalerà le fake news

Facebook prosegue nel suo impegno contro le fake news, annunciando una serie di nuove iniziative nel quadro della "tutela della sicurezza dell’informazione e della lotta contro le notizie false", due azioni prioritarie secondo quanto spiega l'azienda in una nota. Tra le novità, spiccano gli accordi con Pagella Politica e con Fondazione Mondo Digitale, mentre prosegue la collaborazione con l'Agcom.

Il social network ha siglato una nuova partnership, in Italia, con Pagella Politica, firmataria dei Poynter International Fact Checking Principles. A partire dalla prossima settimana, Pagella Politica rivedrà e valuterà l’accuratezza delle storie presenti su Facebook. Se una storia verrà giudicata falsa, Facebook mostrerà, per dare più contesto, nella sezione sottostante, l’analisi scritta dal fact-checker, e la storia potrà comparire più in basso nel News Feed.

Inoltre, le persone riceveranno una notifica se una storia che hanno condiviso è stata giudicata falsa da Pagella Politica e, in ottica di dare maggiore controllo agli utenti, Facebook li incoraggerà a segnalare, direttamente attraverso la piattaforma, le notizie che ritengono false.

Il social network, poi, renderà disponibile, anche durante il periodo elettorale, uno strumento educativo contro la disinformazione realizzato in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale. Attraverso dieci utili suggerimenti, le persone verranno aiutate ad individuare le notizie false e a prendere decisioni più informate quando le trovano, dentro e fuori Facebook. Questo decalogo sarà disponibile da oggi nella parte alta del News Feed e verrà anche pubblicato, dal 5 all’11 febbraio, su alcuni dei principali quotidiani italiani. I 10 suggerimenti saranno consultabili anche nel Centro assistenza di Facebook.

Negli ultimi mesi, ricorda poi Facebook, il social network ha ulteriormente rafforzato la collaborazione con le più importanti istituzioni nazionali, tra cui l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Facebook, infatti, partecipa al Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza sulle piattaforme digitali lanciato da Agcom a dicembre 2017.

Il tavolo, che coinvolge altre piattaforme ed editori tradizionali, ha tra i suoi obiettivi quello di identificare il più efficace tra gli strumenti di autoregolamentazione, per prevenire e contrastare le strategie di disinformazione che minino la creazione di un dibattito libero e consapevole sulla rete, specie riguardo temi che sono tipicamente oggetto di confronto politico-elettorale.

Inoltre, per aiutare i candidati e i partiti politici a comprendere meglio la piattaforma e gli strumenti a loro disposizione, Facebook lancia il Security Megaphone, uno strumento che apparirà in cima al loro News Feed per spiegare l'importanza dell'autenticazione a due fattori, e il sito web Facebook Elections, dedicato agli attori politici, per rendere facilmente accessibili le linee guida, i suggerimenti e le best practice nell’utilizzo della piattaforma.

Cavie umane e gas, saltano le prime teste

La Volkswagen ha sospeso il suo capo lobbista, Thomas Steg, sull'onda dello scandalo provocato dalla notizia secondo cui la casa automobilistica tedesca, insieme a Daimler e Bmw, avrebbe commissionato test sulle emissioni diesel in cui sarebbero stati utilizzati scimmie ed esseri umani.

Nel corso della riunione di oggi, il consiglio di amministrazione della Vw ha accettato la proposta fatta da Steg, capo lobbista e responsabile delle relazioni esterne e sostenibilità del gruppo, di "essere sospeso", si legge in una nota. «Steg ha dichiarato che si assumerà la piena responsabilità e io rispetto la sua decisione», ha detto l'amministratore delegato della casa automobilistica tedesca, Matthias Mueller, nel comunicato.

L'azienda ha inoltre fatto sapere che indagherà fino in fondo sulla notizia secondo cui gli esperimenti sono stati condotti utilizzando scimmie ed esseri umani, studi commissionati dall'European Research Group on Environment and Health in the Transport Sector (Eugt), un'iniziativa di lobby, ora non più esistente, finanziata da Volkswagen, Daimler, Bmw e Bosch.

Parlando con la Bild, lo stesso Steg aveva assicurato questa mattina di «voler escludere completamente test sugli animali in futuro, è qualcosa che non potrà succedere di nuovo».

Treno deragliato, indagati i vertici di Trenord e Rfi

Sono quattro gli indagati per il deragliamento del treno avvenuto giovedì scorso a Pioltello in cui hanno perso la vita tre pendolari. La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Maurizio Gentile, amministratore delegato Rfi, e Cinzia Farisè, ad di Trenord, per disastro ferroviario e omicidio colposo.

Indagati per lo stesso reato anche Umberto Lebruto, direttore operativo di Rfi, e Alberto Minoia, direttore operativo Trenord.

La decisione degli inquirenti è “dettata" per consentire alle parti di poter partecipare agli accertamenti irripetibili. Il procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano, ha già dato l'incarico ai tecnici per ricostruire le cause del deragliamento, incarico a cui parteciperanno i consulenti nominati dalla procura - due ingegneri e un consulente informatico per l'estrazione dei dati - oltre a personale della Polizia ferroviaria.

La relazione fatta dagli agenti della Polizia ferroviaria non è stata depositata in procura. Non ancora certi i tempi di rimozione del convoglio incidentato: gli uomini della Polfer sono a lavoro per cristallizzare la scena, poi il treno sarà spostato - nel più breve tempo possibile per far ripartire completamente la circolazione e non creare disagi ai pendolari - in un deposito ad hoc, dove proseguiranno le analisi tecniche.

Presto, ma non domani a quanto si apprende, saranno anche effettuate le autopsie sul corpo delle tre vittime. Le due società coinvolte nell'incidente non risultano al momento indagate.

Rete Ferroviaria Italiana ha incontrato oggi le organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Taf, Fast Mobilità in merito all’incidente di Pioltello. A renderlo noto i sindacati in una nota. «In attesa delle conclusioni delle indagini in corso e nel pieno rispetto del lavoro dell’Autorità giudiziaria, l’azienda e le organizzazioni sindacali hanno condiviso e ribadito l’importanza della sicurezza come missione fondamentale di tutti i processi produttivi della società», si sottolinea nella nota. «In tal senso le parti hanno confermato la validità del tavolo permanente per la sicurezza».

Nel corso della riunione, Rfi ha comunicato che, dal momento del dissequestro da parte dell’Autorità Giudiziaria, saranno necessari circa quattro giorni per la riapertura completa della linea ferroviaria.

Occhio alla finta mail Amazon

Sembra di Amazon, ma non lo è. «Facciamo attenzione alle e-mail truffaldine», avverte la Polizia di Stato su Facebook, «che sembrano provenire» da gigante del commercio elettronico, ma sono false e create per rubare i dati all'ignaro utente. Come si scopre se è vera? Nelle mail ufficiali, avvertono, «non ti sarà mai richiesto di fornire informazioni personali» e, per evitare che altri possano cadere vittima di questo tentato phishing, «quando succede segnalatelo nel sito di Amazon come riportato nell'immagine».

Operai sorpresi nell'area sequestrata

Quattro operai Rfi sono stati denunciati per aver violato i sigilli dell'area sequestrata in cui è avvenuto il deragliamento del treno regionale, a circa un chilometro della stazione di Pioltello (Milano), in cui giovedì mattina hanno perso la vita tre donne e sono rimasti feriti un centinaio di pendolari. Da quanto risulta, gli operai sono stati sorpresi stamane, da personale della Polfer, mentre con delle attrezzature stavano effettuando dei rilievi. I quattro sono stati bloccati e identificati, quindi denunciati per violazione dei sigilli. Al momento non è noto se gli operai hanno giustificato il loro comportamento.

Prosegue intanto l'indagine per capire l'esatta dinamica di quanto accaduto: pochi i dubbi che sia stata la rottura di parte del binario, all'altezza di una giuntura, ad aver determinato il deragliamento. Saranno i due consulenti denominati dalla procura di Milano, gli ingegneri Fabrizio D'Errico e Valerio Catino, a stabilire se la tavoletta di legno sotto la rotaia - all'altezza del punto di rottura - possa essere ritenuta un'anomalia, una riparazione di emergenza, ossia un rischio sottovalutato.

Il pezzo di legno, ben fissato e ben visibile nelle prime immagini scattate dagli investigatori, non ha attirato particolarmente l'attenzione degli esperti nelle prime fasi di indagini. Ma nulla viene sottovalutato. Già lunedì, probabilmente, il treno coinvolto nell'incidente potrebbe essere rimosso, consentendo di tornare alla normalità sulla tratta ferroviaria interessata dal deragliamento. 

Maxi-tamponamento in autostrada: un morto e 25 feriti

Un morto e 25 feriti di cui due gravi.È il bilancio del maxi incidente, sarebbero 19 le auto e due i mezzi pesanti coinvolti, che si è verificato questa mattina alle 10.30 nella galleria Monacchi sulla A26 Genova Voltri Gravellona Toce. Resta chiuso, pertanto, il tratto tra il bivio con la diramazione Predosa Bettole e il bivio con la A10 in direzione sud. L'incidente, avvenuto al km 4, ha visto il coinvolgimento di 15 autovetture e due mezzi pesanti, con perdita di gasolio. Ancora incerta la dinamica del sinistro, ma si presume che il fondo stradale reso sdrucciolevole dalla ingente perdita di gasolio abbia determinato il coinvolgimento di un così elevato numero di veicoli. Autostrade per l'italia consiglia agli utenti provenienti dall'A26 (Alessandria) e diretti verso la riviera ligure di ponente, dopo l'immissione obbligatoria sulla Diramazione Pedrosa-Bettole di immettersi in A7 verso Genova, quindi in A10 verso Savona.

Anno giudiziario, allarme femminicidi e baby gang

Aprendo l'Anno giudiziario Giovanni Mammone, Primo presidente della Cassazione, nella sua prima relazione, lancia l'allarme sulla violenza alle donne, sul fenomeno delle baby gang e sull'abuso dei social network.

FEMMINICIDI. «Di notevole allarme sociale è il fenomeno del cosiddetto femminicidio, che è indice della persistente situazione di vulnerabilità della donna e di una tendenza a risolvere la crisi dei rapporti interpersonali attraverso la violenza", osserva. Mammone segnala "l'aumento del numero dei procedimenti per reati contro la libertà sessuale e per atteggiamenti persecutori verso il partner (stalking), nonché l'allarmante fenomeno delle aggressioni violente e immotivate messe in atto da giovanissimi ai danni di coetanei».

Si tratta, spiega Mammone, di vicende «che non solo impegnano la polizia giudiziaria e la magistratura, ma che coinvolgono le famiglie, i servizi sociali e gli altri enti incaricati della tutela delle vittime. A fronte del moltiplicarsi dei fenomeni di esplosione incontrollata di aggressività la risposta esclusivamente repressiva si rivela inefficace». Da qui l'appello del Primo presidente: «La materia nel suo complesso, per il suo preoccupante sviluppo, è meritevole di una considerazione legislativa unificante, che superi la parcellizzazione dei comportamenti sul piano della tutela penale, la quale dà luogo sovente a fattispecie di reato obiettivamente minori, perché punite con pene di modesta entità».

ABUSO DEI SOCIAL. È allarme anche per l'abuso dei social network. «L'abuso dei mezzi di comunicazione e degli strumenti di partecipazione sociale messi a disposizione dalla rete - osserva Mammone nella sua relazione - costituisce un fenomeno crescente e preoccupante. Da un lato è violato il diritto della collettività ad essere informata in maniera corretta, dall'altro sono messi in moto meccanismi a diffusione sociale delle notizie che possono arrecare, anche inconsapevolmente, danno a soggetti terzi».

Mammone indica una via d'uscita: «Il fenomeno può essere contrastato validamente, oltre che con le tradizionali forma di tutela giudiziaria, con la prevenzione, contrastando l'abuso prima che si realizzi il danno. Deve pertanto aumentare la consapevolezza degli utenti circa i pericoli della disinformazione e deve incrementarsi mediante un appropriato monitoraggio la conoscenza delle fonti di abuso». Allo stesso modo, osserva, va contrastato il fenomeno delle frodi informatiche: «perpetrate attraverso l'abusivo accesso a sistemi di rete degli istituti di credito».

BABY GANG. Il Primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, accende poi i riflettori sull'allarme destato dalle baby gang nella relazione con cui ha aperto l'Anno giudiziario presso piazza Cavour: «È allarmante il fenomeno, pur limitato numericamente, delle aggressioni violente e immotivate messe in atto da giovanissimi ai danni di coetanei». «Si tratta - analizza Mammone - di vicende che impegnano non solo la polizia giudiziaria ma anche gli organi di giustizia minorile, i servizi sociali ed altri enti incaricati della tutela delle vittime».

TOGHE E MEDIA. Mammone rivolge un forte richiamo ai magistrati alla moderazione e al senso della misura anche con i media. «Il vivere sociale impone ai magistrati precisi obblighi deontologici di misura e moderatezza, necessari per preservare la loro immagine di terzietà, non solo nell'ambito istituzionale, ma anche nella vita privata e nei rapporti con i mezzi di comunicazione», osserva. «L'autonomia e l'indipendenza, si deve affermarlo con chiarezza, sono beni che appartengono alla collettività, prima ancora che all'individuo-magistrato», annota Mammone.

TROPPI RICORSI. La Corte di Cassazione continua ad essere schiacciata da una quantità "abnorme" di ricorsi, denuncia il Primo presidente della Cassazione. «Permane la criticità costituita dalla quantità dei nuovi ricorsi - sia civili che penali - che vengono iscritti ogni anno; quantità veramente abnorme per una Corte che è deputata a realizzare “l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge" - si rammarica Mammone -, il cui intervento dovrebbe essere caratterizzato dall'importanza delle questioni trattate e dal rigore nomofilattico delle sue pronunzie e non dall'esigenza di esaurire gli imponenti numeri del contenzioso di carattere routinario».

Trattativa Stato-mafia, chiesti 12 anni per Dell'Utri

La Procura di Palermo ha chiesto 12 anni di carcere per l'ex senatore Marcello Dell'Utri accusato di minaccia a corpo politico dello Stato nell'ambito del processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Più alta la pena richiesta per il generale Mario Mori per il quale i pm di Palermo chiedono 15 anni di carcere. Per gli altri due ex ufficiali del Ros, il generale Antonio Subranni e Giuseppe De Dnno, sono stati chiesti 12 anni di carcere.

Per il boss mafioso Leoluca Bagarella i pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, hanno chiesto la condanna a 16 anni di reclusione, per il boss Antonino Cinà, entrambi accusati sempre di violenza e minaccia a corpo politico dello Stato, sono stati chiesti 12 anni di reclusione. Per il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, la Procura ha chiesto il non doversi procedere per estinzione del reato per intervenuta prescrizione.

La procura di Palermo ha chiesto la pena a 6 anni di carcere per l'ex Presidente del Senato Nicola Mancino che, a differenza degli altri imputati al processo sulla trattativa, non è accusato di minaccia a corpo politico dello Stato ma di falsa testimonianza. «Per avere - come dicono i pm - deponendo come testimone, innanzi al Tribunale di Palermo nel processo nei confronti di Mario Mori e di Mauro Obinu, anche al fine di assicurare ad altri esponenti delle istituzioni la impunità rispetto ai fatti, affermato il falso e comunque taciuto in tutto o in parte ciò che sapeva intorno ai fatti sui quali veniva interrogato». «In particolare, affermando falsamente di non essere mai venuto a conoscenza: dei contatti intrapresi, in epoca immediatamente successiva alla strage di Capaci, da esponenti delle istituzioni, tra i quali gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno, con Vito Ciancimino e per il tramite di questi con gli esponenti di vertice dell'associazione mafiosa di cosa nostra».

La condanna a 5 anni di carcere è stata chiesta dai pm di Palermo per Massimo Ciancimino, teste chiave del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, per il reato di calunnia e il non doversi procedere per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché prescritto. Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo è accusato di avere «consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno e al rafforzamento dell'associazione mafiosa, denominata Cosa nostra, svolgendo il ruolo di latore di messaggi scritti con comunicazioni orali fra il padre Vito e Bernardo Provenzano" ma anche di calunnia nei confronti dell'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, incolpandolo "sapendolo innocente - dice il capo di imputazione - di avere nella sua qualità di funzionario della Polizia intrattenuto costanti rapporti illeciti con esponenti di cosa nostra».

La dichiarazione del doversi procedere «per la morte del reo» è stata chiesta alla fine della requisitoria dai pm di Palermo per il capomafia Totò Riina morto lo scorso 17 novembre.

«Siamo arrivati al termine della requisitoria, la presenza mia e del collega Francesco Del Bene cessa con l'udienza di oggi - ha detto il pm Nino Di Matteo -. Personalmente è stato per me un impegno, tra le Procure di Caltanissetta e di Palermo durato 25 anni. Ho seguito questo processo fin dall'inizio, dalle indagini preliminari. Un processo che è destinato a portarsi dietro una scia infinita di veleni e di polemiche».

«Man mano che siamo andati avanti ho avuto contezza del costo che avrei pagato per questo processo - dice ancora - e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato che l'azione di noi pm è stata caratterizzata persino da finalità eversive, e nessuno ha reagito. Nessuno ci ha difeso di fronte ad accuse così gravi, ma noi lo abbiamo messo in conto. Così avviene in questi casi, in cui l'accertamento giudiziario non si limita agli aspetti criminali ma si rivolge a profili più alti e causali più complesse».

«Siamo veramente onorati di avere avuto l'occasione di confrontarci con la serenità e l'autorevolezza della corte d'assise - prosegue Di Matteo - abbiamo l'ulteriore certezza che ci fa vivere con coraggio che nessuno ci potrà togliere: quella di avere agito per cercare la verità». E parla di momenti «di profondo isolamento", ma sempre "con la consapevolezza che stiamo compiendo il nostro dovere".

Consip, Scafarto sospeso per un anno

Il maggiore dei carabinieri Giampaolo Scafarto, ex ufficiale del Noe, e' stato raggiunto oggi da una nuova misura interdittiva che lo sospende dal servizio per un anno per l'accusa di depistaggio contestatagli dalla Procura nell'ambito della vicenda Consip. Scafarto, che e' indagato anche per falso e rivelazione del segreto d'ufficio sempre in relazione ad altri filoni dell'inchiesta, era stato raggiunto da analoga ordinanza cautelare prima di Natale ma il gip Gaspare Sturzo aveva annullato il provvedimento restrittivo per un vizio di forma. L'ordine di sospensione dall'Arma era stato notificato a suo tempo anche al colonnello Alessandro Sessa, gia' al Noe, per essere poi annullato per le stesse ragioni. Stavolta, pero', nei confronti di Sessa, che nel frattempo ha dimostrato di essersi spontaneamente autosospeso dall'incarico, il gip non ha emesso alcuna misura interdittiva.

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