Venerdì 28 Luglio 2017 - 8:05

Delitto Garlasco, Stasi resta in cella: confermata condanna a 16 anni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso straordinario presentato da Alberto Stasi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. I giudici della prima sezione della Suprema Corte hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Roberto Aniello e della parte civile, i difensori Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, e hanno ritenuto inammissibile la richiesta in cui si chiedeva di rivedere la sentenza di condanna a causa di una 'svista' da parte della Cassazione che non si sarebbe accorta che nell'appello bis non sono stati risentiti 19 tra testimoni, consulenti e periti.

Nel ricorso, firmato da Stasi e dal difensore Angelo Giarda, si chiedeva la revoca della sentenza definitiva e di "rilevare l’errore di fatto", in assenza del quale "l’esito decisorio sarebbe stato differente". Un errore che ha leso, a dire della difesa, "il diritto ad un equo processo" sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Testimonianze che vanno dal Dna della vittima trovato sui pedali della bicicletta dell'imputato, all'impronta di Stasi sul dispenser del portasapone; dal risultato della perizia sulle tracce di sangue sul pavimento di casa Poggi fino al racconto di chi varcò per primo la soglia della villetta di via Pascoli.

Una richiesta a cui sia il pg che i legali di parte civile si sono opposti sottolineando l’inammissibilità del ricorso perché la sentenza definitiva si fonda sui nuovi dati probatori "acquisiti nel relativo giudizio, attraverso i quali i numerosi indizi già esistenti hanno finito per integrarsi, senza alcuna rivalutazione dell'attendibilità delle testimonianze già acquisite in fase di indagine o in primo grado".

In sostanza dei 19 testimoni chiesti dalla difesa, sostiene l'accusa, nessuno risulta determinante per la sentenza che ha condannato in via definitiva Stasi; dunque nessuna violazione c’è stata nei suoi confronti.

LEGALE POGGI. "Il rigetto di quest'ulteriore ricorso conferma come la sentenza di condanna sia stata emessa all'esito di un giusto processo, grazie alla prove schiaccianti faticosamente acquisite dalla Corte di Assise di Appello di Milano. Anche nei momenti più difficili la famiglia Poggi ha sempre creduto nella giustizia, senza mai cercare giudizi sommari". Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, commentano così la decisione della Corte di Cassazione.

Un ricorso "inammissibile", già sotto il profilo formale, "perché depositato in cancelleria da una persona priva della procura speciale", ma soprattutto sostanziale. "La Corte di Cassazione - spiegano gli avvocati - era perfettamente consapevole dell'effettivo sviluppo del procedimento e della fase processuale nella quale sono stati assunti i numerosi dati probatori".

Per Tizzoni e Compagna "è sufficiente una fugace lettura delle prime pagine della sentenza per capire che lo sviluppo della complessa vicenda processuale era perfettamente nota al collegio giudicante" e che la condanna definitiva "è pacificamente fondata sui nuovi dati probatori acquisiti nel relativo giudizio, attraverso i quali i numerosi indizi già esistenti hanno finito per integrarsi come le tessere di un mosaico, senza alcuna rivalutazione dell'attendibilità delle testimonianze già acquisite in fase di indagine o in primo grado".

In altri termini dei 19 testimoni chiesti dalla difesa nessuno risulta determinante per la sentenza che ha condannato in via definitiva Stasi. "Non è un caso - evidenziano i legali - che nel ricorso non c'è nessun passaggio delle deposizioni rese da quei testi in quanto non esiste alcuna dichiarazione 'decisiva' resa nel corso delle indagini o in primo grado che sia stata rivalutata in senso opposto in appello" e da qui deriva "la radicale infondatezza della tesi impropriamente avanzata da Stasi e dal suo avvocato".

La decisione della Cassazione chiude un lungo processo che ha visto più colpi di scena: dopo una doppia assoluzione è stata proprio la Suprema Corte, nell'aprile 2013, a rimandare gli atti ai giudici milanesi chiedendo una rilettura "complessiva e unitaria degli elementi acquisiti". Le nuove prove raccolte nel processo d'appello bis determinano la condanna a 16 anni per Alberto Stasi, pena confermata in via definitiva il 12 dicembre 2015 e che lo portano dietro le sbarre del carcere milanese di Bollate.

Inutile il recente tentativo della difesa di Stasi di 'riaprire' il processo puntando il dito contro un nuovo sospettato: gli elementi raccolti contro Andrea Sempio si dimostrano inconsistenti e la posizione del giovane di Garlasco viene archiviata. Dopo la 'bocciatura' di oggi da parte della Cassazione, Stasi resta in carcere.

Da Hoppy Ending la nuova IPA napoletana "Zoccolà"

La storica birroteca napoletana Hoppy Ending, in via Santa Maria della Libera, un punto di riferimento per tutti i cultori della birra artigianale, farà da “maitresse” alla neonata Zoccolà, un’American IPA del birrificio partenopeo I Birrai del Conte.  In molti campi del sapere (e spesso dell’essere) vi è come una sorta di truismo dettato dalla “certezza” figlia di un’ortodossa ignoranza. Tale atteggiamento, soventemente, lo riscontro anche nell’approccio dei più alla birra, riassumibile in due specifiche affermazioni: “preferisco il vino” e (all’assaggio di una birra che non sia di produzione industriale) “ma questa non è birra”. Ora, superando la partigianeria, nel rispetto dei gusti personali e senza voler contraddire il relativismo di Protagora (mi viene in mente lo splendido passaggio sulla pop-art e su Tom Wasselmann nel “Il Mistero di Bellavista”), simili affermazioni hanno ragione di esistere solo nel momento in cui vengono esternate da chi ha coscienza e “scienza” nel “campo” di riferimento: nel nostro caso in quello brassicolo. Ma purtroppo non è così. La birra, infatti, ha una tradizione millenaria, che è storia con la storia dell’uomo, sin dai tempi dei Sumeri. In circa seimila anni di vita, tale bevanda si è evoluta si è “esportata” e come una brava “venditrice di se stessa” si è fatta “donna” presso i popoli di tutto il mondo che l’hanno accolta e poi vestita secondo il proprio (buon)costume. Ogni paese, che ha reso la birra la propria “bevanda” tradizionale, ha più modi di intendere la stessa, codificandone tipologie che sono ben lontane dal mercato dei grandi numeri per quei paesi, come l’Italia, che diversamente non hanno nella propria tradizione gastronomica tale prodotto. E da qui nasce l’inesatto giudizio (di cui sopra), che spesso in Italia si dà alla birra. Così tra i paesi d’oltre oceano, anche gli States hanno fatto del malto, del luppolo e del lievito, una propria bandiera, ed è proprio alle American Indian Pale Ale che si è ispirato il nuovo birrificio artigianale partenopeo, I Birrai del Conte, per la produzione della loro prima cotta: la “Zoccolà”. “Per una decade ho prodotto circa 23 litri ogni due settimane per uso personale – commenta ridendo e bevendo il Conte Mariano Pacileo – finché mi sono accorto che i litri erano troppo pochi e quindi ho deciso di aumentare la produzione. Mi hanno, quindi, affiancato i miei tre amici d‘infanzia Andrea Rosato, Enzo Cameli e Vincenzo Chirichella (nella foto con Pacileo), e insieme abbiamo trascorso gli ultimi quattro anni con pentolone e fornelli, anni nei quali ne sono cambiate di cose ma la nostra passione, la nostra amicizia, le  nostre giornate assieme a sperimentare, chiacchierare, discutere, produrre e degustare le nostre creazioni, ci hanno portato avanti a migliorare sempre. Crocicchio è stato l’incontro con Luigi Recchiuti, il mastro birraio del birrificio Opperbacco, al quale abbiamo affidato la nostra ricetta affinché realizzasse la nostra prima cotta: la “Zoccolà”E a questo punto il gioco di parole viene facile e non posso non dire che la “prima cotta” non si scorda mai. La “Zoccolà” è un’American IPA ed è caratterizzata dall’utilizzo, appunto, di luppoli americani quali l’amarillo e il columbus che donano alla birra un gusto amaricante e sentori agrumati di arancia e pompelmo. Per noi la nobiltà ha 4 ingredienti: acqua, malto, luppolo e lievito, ma è solo attraverso la nostra amicizia che siamo riusciti a infondere nella nostra birra una sincera piacevolezza. La decisione di produrre un’American IPA, non solo nasce dall’incontro dei gusti di noi quattro, ma dalla speranza, che in fondo è anche certezza, che la "Zoccolà" incontri il gusto di tutti e non ho remore nel dire che tale speranza non è per fini di lucro ma è perché quando un gioco diventa una passione e una passione un sogno, poterlo realizzare con gli amici/fratelli di sempre è quanto di più bello si possa chiedere alla vita.”

Marco Sica 

 

 

Bbc: cyberattacco globale, in azione un nuovo “Wannacry"

Il cyberattacco che ha colpito per prima l'Ucraina sta coinvolgendo aziende e istituzioni in tutto il mondo. Lo riporta la “Bbc" citando esperti di informatica che temono che si tratti di un “ransomware attack", cioè un attacco attraverso un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione.

L'infezione sarebbe simile a quella provocata dal virus “Wannacry" che il mese scorso ha colpito milioni di pc e sistemi a livello mondiale. Secondo la ditta di spedizioni express Nova Pochta, si tratta di un ransomware Petya. «In seguito a un attacco hacker Petya gli uffici e il servizio clienti sono temporaneamente non disponibili», ha scritto la compagnia in una nota.

UCRAINA. Anche Kyivstar, il più grande operatore di telefonia mobile in Ucraina, ha spento tutti i computer aziendali fino alla fine della giornata e il servizio stampa della compagnia telefonica Ukrtelecom ha confermato che si tratta di un attacco hacker messo a punto con questo tipo di virus.

“Infettate" anche le banche del Paese: «Dopo questi cyberattacchi, le banche (ucraine, ndr) manifestano difficoltà nello svolgere servizi ai clienti e operazioni bancarie» ha riferito la Banca Nazionale dell'Ucraina (Bcu) in una nota, assicurando in ogni caso che i sistemi sono altamente protetti e che ogni tentativo di perpetrare attacchi sarà respinto dai controlli di sicurezza. Nel mirino dei cyberattacchi anche la rete del Consiglio dei ministri ucraino, della metropolitana di Kiev e dell'aeroporto di Boryspil.

GRAN BRETAGNA. Nel Regno Unito sarebbero già decine le aziende che stanno riscontrando problemi, aggiunge il sito dell'emittente britannica.

Torino, disoccupata si dà fuoco all'Inps: è grave

Una donna di 46 anni si è data fuoco davanti alla sede dell'Inps di corso Giulio Cesare a Torino.

Secondo i primi accertamenti la donna disoccupata, era stata licenziata il 13 gennaio scorso da un'azienda multiservizi del torinese, si sarebbe cosparsa di liquido infiammabile braccia, torace e volto e poi si sarebbe data fuoco.

Subito soccorsa, è stata prima trasportata all'ospedale San Giovanni Bosco; poi, viste le gravi condizioni, al centro grandi ustionati del Cto dove è ricoverata in prognosi riservata. Sull'accaduto sta indagando la polizia.

Questa mattina si era presentata agli uffici dell'ente di previdenza per chiedere conto degli assegni di disoccupazione per cui aveva fatto richiesta lo scorso 24 gennaio data che, a quando si apprende, coincideva con l'ultimo giorno di malattia.

Per legge, però, prima di poter erogare l'assegno, l'istituto deve ricevere documentazione che attesta la riacquistata capacità lavorativa che all'Inps era giunta lo scorso 25 maggio. Pertanto, chiusa la pratica, il primo assegno di disoccupazione le era stato liquidato lo scorso 1 giugno.

Secondo quanto emerso, la donna si sarebbe presentata negli uffici ma la funzionaria non avrebbe avuto neppure il tempo di spiegarle che non avrebbe perso i soldi dei mesi precedenti perché subito sarebbe nata una discussione durante la quale la donna dopo essersi cosparsa di liquido infiammabile si è data fuoco.

Batosta su Google, dall'Ue multa per 2,4 miliardi

BRUXELLES. La Commissione Europea ha multato Google per 2,42 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust dell'Ue. Il colosso Usa ha abusato della sua posizione dominante come motore di ricerca, secondo la Commissione, conferendo un vantaggio illegale a un altro suo prodotto, il servizio di comparazione degli acquisti.

Google ha una posizione dominante nelle ricerche Internet in tutti i 31 Paesi dello Spazio Economico Europeo fin dal 2008, eccezion fatta per la Repubblica Ceca, dove la società di Mountain View è diventata dominante più tardi, nel 2011. Nella maggior parte dei Paesi del See Google ha più del 90% del mercato, che è caratterizzato da alte barriere all'ingresso, in parte a causa dell'effetto rete: più i consumatori utilizzano un motore di ricerca, più diventa attraente per gli inserzionisti pubblicitari. I profitti così generati possono essere utilizzati per attrarre ancora più consumatori. Nella stessa maniera, i dati raccolti sui consumatori possono a loro volta essere utilizzati per migliorare i risultati.

La posizione dominante su un mercato, come tale, non è illegale nell'Ue, ma le compagnie dominanti hanno la particolare responsabilità di non abusare della propria forza sul mercato per ostacolare l'innovazione. Google, per la Commissione, ha abusato della propria posizione dominante nelle ricerche su Internet conferendo a un proprio servizio (chiamato inizialmente Froogle, poi Google Product Search e alla fine Google Shopping) un vantaggio illegale nel mercato della comparazione degli acquisti.

Google, nota la Commissione, ha "sistematicamente dato una posizione preminente" al proprio servizio: i risultati vengono cioè mostrati, in carattere evidente, in cima ai risultati della ricerca, talora in uno spazio riservato sulla parte destra della pagina. Sono dispiegati al di sopra dei risultati di ricerca che l'algoritmo considera i più rilevanti per le parole chiave digitate. Ciò accade ogni qual volta un consumatore digita parole chiave collegate a un prodotto sulla pagina di ricerca generale di Google, in relazione alla quale Google intende mostrare i risultati nella comparazione degli acquisti. Per la Commissione, questo dimostra che il servizio di comparazione degli acquisti di Google non è soggetto all'algoritmo della società di Mountain View.

LA RISPOSTA DI GOOGLE - "Siamo rispettosamente in disaccordo con le conclusioni annunciate oggi". È la risposta di Google alla Commissione Ue, in uno statement firmato da Kent Walker, Svp and General Counsel Google.

Google valuta anche di "ricorrere in appello".

Giallo a Londra, ragazzo sardo trovato morto accoltellato

LONDRA. Giallo a Londra per la morte di Pietro Sanna (nella foto), nuorese 23enne ucciso in un appartamento della City con alcune coltellate. Pochi gli elementi che trapelano sulla vicenda. I familiari sono stati avvisati e si stanno preparando per raggiungere Londra. Sanna, figlio di imprenditori nuoresi, viveva da qualche tempo a Londra, dove aveva voluto raggiungere il fratello maggiore. Sarebbe stato proprio il fratello a trovarlo cadavere nell'appartamento. Tra le prime ipotesi sull'omicidio, anche quella di un furto finito in tragedia.

Tim irrompe nello sport: le Olimpiadi sul mobile

Tim entra nel mondo del grande sport grazie alla partnership siglata con Eurosport e Discovery Communications, per offrire ai propri clienti broadband, ulltrabroadband e mobile i principali eventi sportivi italiani e internazionali fino a tutto il 2020 inclusi i Giochi Olimpici, il Roland Garros, il Giro d’Italia e il Tour de France.

I clienti Tim, potranno accedere direttamente dal decoder Timvision ai due canali tematici Eurosport 1 e Eurosport 2 e alla programmazione completa di tutte le dirette degli eventi sportivi proposti da Eurosport Player, tra cui i tornei del Grand Slam di Tennis (Australian Open, Roland Garros, US Open), i Campionati Mondiali FINA di Nuoto e IAAF di Atletica, l’EuroCup di Basket e tutte le discipline invernali. Inoltre sarà possibile seguire la programmazione di Eurosport dedicata al Ciclismo con oltre 300 ore live delle 21 tappe dei tre Grandi Tour (Giro d’Italia, Tour de France, Vuelta de Espana) oltre a tutte le altre principali Classiche del grande ciclismo internazionale.

 

 

Con Tim si potrà assistere, gratuitamente per il primo anno, agli eventi di Eurosport Player più emozionanti e vivere un’esperienza multidimensionale e immersiva grazie alla modalità multicam e a contenuti aggiuntivi come news, highlights e short form. Una copertura completa, di ogni momento e da ogni angolazione.

La partnership strategica renderà disponibile ai clienti TIM attraverso Eurosport Player la visione dei prossimi Giochi Olimpici invernali di PyeongChang 2018 e quelli estivi di Tokyo 2020 - con oltre 4.000 ore di trasmissione – direttamente in mobilità e sullo schermo di casa, con il decoder Timvision.

Con questa iniziativa Tim inaugura così la nuova sezione Sport di TIMVISION e sarà l’unico operatore in Italia ad offrire tutta la programmazione sportiva premium di Eurosport Player in bundle con i propri servizi di connettività ultraveloce a un prezzo esclusivo.

L’accordo rafforza la strategia di TIM per la diffusione di servizi innovativi e conferma il suo ruolo di abilitatore tecnologico grazie alle reti ad altissima velocità, avvicinando sempre più famiglie ai contenuti premium per un intrattenimento di qualità. L’annuncio arriva contemporaneamente a quello che, sempre oggi, assegna a Tim il ruolo di “Official Mobile Broadcaster” in Italia per i Giochi Olimpici 2018-2020.

Weekend allo spiedo, toccati oltre 50 gradi

ROMA,. L'ondata di caldo che sta colpendo l'Italia non si placa e anche domani interesserà con un 'Livello 3 - Rosso' ben 6 città della Penisola. A renderlo noto è il ministero della Salute, attraverso il Bollettino delle ondate di calore.

Per la giornata di domenica l'allerta caldo è prevista ad Ancona (temperatura massima percepita di 36 gradi), Campobasso (33 gradi), Firenze (36 gradi), Perugia (34 gradi), Pescara (35 gradi) e anche a Torino (città che si è aggiunta alla lista con 35 gradi di temperatura massima percepita).

Tra le città più colpite oggi, invece, c'è Ferrara che - come riporta il sito de 'IlMeteo.it' - alle 15:55 ha toccato i 36 gradi effettivi che si sono trasformati in 41 gradi di temperatura percepita. Nel pomeriggio, alla stessa località, secondo '3BMeteo', sono attese temperature (sempre percepite) a 50.8 gradi con il 64% di umidità.

Le 6 città sono classificate con 'Bollino Rosso', che indica "condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche".

Marra al telefono su Raggi: «Non ha le palle per fare sindaco»

ROMA. "Sta facendo la principessa che...l'hanno fregata!”. È quanto affermato dall'ex capo del personale del Campidoglio, Raffaele Marra, in merito al sindaco Virginia Raggi, in una conversazione telefonica intercettata con una sua conoscente. L'intercettazione è stata depositata dalla Procura negli atti del processo a Raffaele Marra e l'imprenditore Sergio Scarpellini, per concorso in corruzione.

Nel dialogo si parla della nomina del fratello e Marra afferma: “Allora tu dovevi avere il coraggio di dire 'guarda è uno dei più bravi che ci stanno, lo volevo fare Comandante, per non creare un problema l'aggia fatto direttore de’ ‘o Turismo'". E ancora: ''Non lo volete al Turismo? Bene, lo riporto al Corpo di Polizia, lo faccio vice-comandante, come lo volevo fare”'. Poi aggiunge: "Non c’ha le palle di poterglielo dire? E allora che cazzo lo fai a fa' 'u sindaco, scusami?".

G8 Genova, Corte Ue: «Alla Diaz fu tortura»

ROMA. Nel raid alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del luglio 2001, la polizia italiana compì degli atti di tortura contro gli occupanti. È quanto ha stabilito la Corte europea dei Diritti dell'Uomo, replicando il giudizio del 2015, pronunciato dopo il ricorso di Arnaldo Cestaro. Stavolta a ricorrere al giudizio della Corte sono stati 42 manifestanti, che la notte del blitz furono sia vittime che testimoni dell'uso "eccessivo, indiscriminato e chiaramente sproporzionato della forza" da parte degli agenti del VII Nucleo Antisommossa. Anche in questo caso la Corte ha riscontrato una violazione dell'Articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti Umani, riguardante la proibizione della tortura e di trattamenti inumani o degradanti.

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