Lunedì 24 Settembre 2018 - 9:44

«Un treno con 700 tonnellate di rifiuti fermo da 2 mesi a Roma»

Un treno con 700 tonnellate di rifiuti della Capitale, fermo da due mesi al Salario perché Ama e Comune non individuano una destinazione. La denuncia arriva da Legambiente Lazio. Si tratta di uno dei convogli su cui venivano caricati i rifiuti di Roma per spedirli agli inceneritori di Austria e Germania. Scaduto e non rinnovato l'accordo per il conferimento fuori ambito su ferro, l'ultimo treno caricato che sarebbe dovuto partire l'11 giugno scorso, è rimasto invece sui binari della stazione Roma Smistamento, accanto alla fermata della FL1 Nuovo Salario.

"La società che avrebbe dovuto svolgere per conto di Ama il conferimento è la Enki srl, vincitrice del bando per la gestione dei treni di rifiuti ma evidentemente non ha più un luogo dove smaltire quest'ultimo carico - fa sapere Legambiente - e contattata, la Enki srl ha evitato di rispondere alle richieste di chiarimento".

Il Gruppo Ferrovie dello Stato ha confermato la presenza ancora oggi del treno sui binari della stazione di Roma Smistamento, esattamente nel luogo da dove sarebbe dovuto partire due mesi fa per il centro Europa. "Il Comune di Roma deve individuare la destinazione del treno e il luogo dove portare quei rifiuti chiedendo alla Regione l’autorizzazione in deroga per il conferimento, oppure Ama deve svuotare immediatamente quel treno di monnezza", dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio. "Secondo le intenzioni della municipalizzata - continua Scacchi - al momento del bando per il trasporto ferroviario i viaggi dovevano servire proprio a diminuire la mole di rifiuti e avviare la chiusura del TMB del Salario. Invece, ironia della sorte, il treno è fermo a pochi metri dall'impianto Ama e aumenta i miasmi che attanagliano ogni giorni i cittadini di Villa Spada e dell'intero quadrante".

Sul banco degli imputati, l’assenza di impianti di gestione sul territorio. Per invertire la rotta, per Legambiente serve un veloce aumento della differenziata con diffusione del porta a porta e impianti di gestione nel territorio romano, in grado di fermare la migrazione dei rifiuti tramutandoli in risorsa: bisogna chiudere i TMB e costruire impianti di nuova generazione. "Invieremo alla procura un esposto - annuncia il presidente di Legambiente Lazio - perché se si configurassero reati ambientali secondo legge 68/2015, si dovrebbero individuare le responsabilità per la presenza a Roma del treno della vergogna".

Via libera all'assunzione di 57mila docenti

Via libera all'assunzione di oltre 57mila docenti. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno e del ministro dell’Economia Giovanni Tria e secondo quanto illustrato dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, ha approvato l’autorizzazione ad assumere, a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, per l’anno scolastico 2018/2019, 57.322 unità di personale docente, di cui 43.980 docenti su posto comune e 13.342 docenti su posto di sostegno; 46 unità di personale educativo; 212 dirigenti scolastici; 9.838 unità di personale ATA. Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi.

Colpi contro migrante sparati da minorenni

Sono alcuni minorenni gli autori delle offese e delle esplosioni di alcuni colpi a salve nei confronti di un cittadino gambiano nella serata dello scorso 2 agosto. Li ha individuati la polizia di Pistoia a seguito di indagini condotte dalla Digos e dalla Squadra Mobile, sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Pistoia. Trattandosi di minori di 14 anni e quindi non imputabili, il fascicolo è stato trasmesso alla procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Firenze.

Ai minorenni le forze dell'ordine sono risaliti grazie a varie testimonianze e mediante l’esame delle immagini di sorveglianza della zona e sopralluoghi. Tramite i video, infatti, è stata accertata la presenza di un gruppo di giovanissimi in zona di Vicofaro, il giorno del fatto. 

Per ritrovare l'arma utilizzata, la polizia ha eseguito perquisizioni in alcune delle loro abitazioni: due dei minori hanno spontaneamente fornito informazioni grazie alle quali sono stati ritrovati la scacciacani utilizzata e 200 proiettili a salve. I due hanno imputato l’accaduto ad un momento goliardico, escludendo qualsiasi riconducibilità a motivi razziali o politici.

Appalti pubblici, il Tar dà ragione al consorzio Asmel contro la "sprecopoli" dei compensi

Una grande vittoria dei Comuni contro la ‘sprecopoli’ del nuovo codice degli appalti pubblici. Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di ASMEL, l’Associazione che raggruppa oltre 2400 Comuni in tutt’Italia, contro il decreto del Ministero delle Infrastrutture (entrato in vigore il 16 Aprile scorso) sui compensi ai commissari di gara e ha sospeso la parte contestata che ne fissava in 3.000 euro il valore minimo.

Valore chiaramente esorbitante secondo ASMEL, perché determinava oneri di gara aggiuntivi per almeno 11.000 euro (tre commissari più trasferte), con spreco di denaro pubblico e rischio del blocco, di fatto, delle gare nella fascia tra 40 e 500mila euro, praticamente il 75% di quelle pubblicate dai Comuni. Una battaglia che era partita a maggio da Napoli con il ricorso di ASMEL (l’associazione nazionale nata dallo storico consorzio napoletano ASMEZ) che affiancava quattro comuni italiani: Carignano (Torino), Celle di Bulgheria (Salerno), Cercola (Napoli) e Potenza.

“Quel che più ci sorprende di questa nostra ennesima battaglia contro gli sprechi pubblici - spiega Francesco Pinto (nella foto), segretario generale ASMEL - è che il decreto era stato approvato nel silenzio assordante di ANCI, che avrebbe dovuto tutelare gli interessi dei Comuni e con il consenso di ANAC, che avrebbe dovuto garantire il rispetto della legalità, invece di esprimere parere favorevole ad un decreto, chiaramente illegittimo perché in contrasto con il dettato del Codice degli Appalti come ha poi sancito il TAR. Per non parlare del Ministero delle Finanze, che ha addirittura sottoscritto il decreto senza rilevare il danno erariale”.

 

Due miliardi di spreco all’anno per i commissari di gara privati ASMEL: abbattere il pregiudizio sui dipendenti pubblici

Secondo ASMEL “il consueto collaborazionismo di ANCI è questa volta ancora più grave, in quanto dietro questa vicenda si cela un pregiudizio insensato nei riguardi degli Enti locali da parte degli ‘apparati romani’, cui era stata delegata la riscrittura del Codice degli appalti, con risultati sotto gli occhi di tutti. Dunque, la riforma degli appalti non decolla, non perché scritta male, ma perché gli addetti ai lavori sarebbero inetti o incompetenti ed andrebbero sostituiti nelle Commissioni di gara con professionisti privati, per attrarre i quali occorre fissare compensi minimi adeguati alle parcelle professionali”. ASMEL contesta, invece, proprio questa impostazione ricordando che competenze, professionalità e impegno dei dipendenti pubblici sono più facilmente rinvenibili nei Comuni, in primis quelli piccoli e medi, piuttosto che nei grandi carrozzoni romani. “Hanno fatto i conti senza l’oste - insiste Pinto - anzi senza ASMEL, da anni attrezzata nello scardinare per via giudiziaria le norme centraliste e dirigiste”. Inoltre, basta moltiplicare il numero di gare annue per i compensi minimi fissati per capire che questa norma costerebbe decisamente caro all’erario: almeno 2 miliardi di euro all’anno per i compensi ai commissari di gara. E soprattutto con questa scelta ‘privata’ si mette in discussione un principio di garanzia ed imparzialità essenziale negli appalti pubblici.

“Nel vecchio Codice degli Appalti - spiega Pinto - era scritto a chiare lettere che solo i dipendenti pubblici potevano partecipare alle Commissioni di gara, salvo eccezioni legate a carenze di organico da documentare adeguatamente ed ora invece il nuovo Codice ha previsto un Albo nazionale dei Commissari a presidio della trasparenza e della imparzialità, nel quale, però, sono posti sullo stesso piano professionisti privati e dipendenti pubblici”.

L’ordinanza del TAR ha fissato per il 22 maggio 2019 l’udienza di merito. ANAC, che proprio pochi giorni fa aveva fissato la partenza del nuovo sistema dell’Albo dei Commissari per il prossimo 10 settembre, rinvierà tutto sine die. Un peccato, secondo ASMEL, perché anche senza compensi minimi, l’Albo dei commissari di gara può funzionare perfettamente, come dimostra l’esperienza dell’Albo della Centrale di Committenza dei Comuni ASMEL. Nelle gare con compensi irrisori, la partecipazione dei Commissari diventa elemento di valutazione per l’assegnazione in gare con compensi alti. Funziona perfettamente da anni. E senza necessità di ricorrere al privato. “I risultati di un’indagine ANAC certificano che i Comuni sanno essere abili e virtuosi quando si tratta di evitare sprechi - sottolinea Giovanni Caggiano, presidente ASMEL - dimostrando che è il controllo civico che fa la differenza rispetto ai carrozzoni”.  

Attraversano i binari, travolti e uccisi 2 bambini: grave la madre

Due bambini sono morti travolti da un treno mentre stavano attraversando i binari con la madre nella zona di Brancaleone (Reggio Calabria). La donna è rimasta ferita in maniera grave ed è stata ricoverata in ospedale. Sul caso sta indagando la Polfer.

«Tra me e Luigi è finita», parla l’ex di Di Maio

"Visto che fino a oggi non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale ho deciso di farlo io: la storia tra me e Luigi Di Maio è finita". Giovanna Melodia ha deciso di rompere il silenzio sulla fine della sua relazione con il vicepresidente del Consiglio. A 'Oggi' la Melodia, avvocato e consigliere comunale dei 5 Stelle ad Alcamo, racconta: "È finita ai primi di giugno, nei giorni in cui giurava il governo, ma la storia si trascinava già da un mese… Lasciarci è stata una scelta maturata e condivisa da entrambi, non si poteva andare avanti". E per descrivere il rapporto dice: "Un amore, intenso, per me e per lui».

E allora, perché è finita? "La politica ha contribuito. La distanza e il fatto che lui fosse così preso dalla formazione del governo. Era molto stressato, era impossibile vederci… Prima mi coinvolgeva nelle sue giornate, condivideva tutto con me con messaggi, note vocali, video, foto. Il nostro era un rapporto vivo". A Luigi Di Maio rimprovera solo "di non aver gestito con delicatezza il 'dopo': con poco mi avrebbe evitato momenti di difficoltà. Stando con lui mi sono ritrovata da un giorno all’altro in pasto ai giornali, ai fotografi, anche ad attacchi social. E lui mi ha sempre tutelata. Mi sarei aspettata lo facesse anche dopo la rottura, chiarendo che non c’era più motivo perché la gente mi associasse a lui e che dovevo essere lasciata in pace".

Infine, commentando il recente scoop di 'Oggi' che ha fotografato la storica fidanzata di Di Maio, Silvia Virgulti mentre esce dalla casa del vicepremier con una valigia, dice: "È lei la causa della rottura? Questo dovrebbe chiederlo a lui. Io penso di no… Certo, era evidente che lei ci tenesse ancora molto a lui e, se è riuscita a riconquistarlo, da donna non posso che dirle brava. Io non porto rancori".

«Zingari, avete rotto i co...», annuncio choc sul treno

"I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i coglioni". È questo il messaggio che sarebbe stato lanciato attraverso gli altoparlanti di bordo sul regionale '2653', il treno delle 12.20 da Milano per Cremona e Mantova. Secondo quanto riporta 'La Provincia di Cremona', di fronte all'annuncio discriminatorio è scoppiata la 'bufera'. Alcuni dei viaggiatori che si trovavano a bordo del treno hanno segnalato il caso sui social e via mail a Trenord ha aperto un'inchiesta interna.

Sarebbe stata individuata la dipendente (la voce era di una donna) che ha lanciato l'inconsueto avviso vocale e che ora rischia un provvedimento, dalla sospensione fino al possibile licenziamento. "Ringraziamo il cliente per la pronta segnalazione - scriveva ieri Trenord in una nota -. Quanto riportato è grave e inqualificabile. Abbiamo prontamente avviato inchiesta interna ad esito della quale adotteremo i provvedimenti necessari".

Tra i passeggeri che hanno raccontato quanto accaduto sui social c'è Raffaele Ariano che in un post pubblicato su Facebook ha spiegato: "Trenord Milano-Mantova delle 12.20, martedì 7 agosto, ore 12.50 circa. Dagli altoparlanti, un'operatrice Trenord (il capotreno? il controllore? non posso dirlo con certezza) proclama: "I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori (sic). [...] E agli zingari (sic): scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i cogl... [sic]". A parte lo stupore per la solerzia con cui la gente si sta accodando a questa nuova Italia gialloverde, vi chiedo: secondo voi si può fare qualcosa? C'è qualche ente/associazione a cui abbia senso denunciare la cosa? Sono abbastanza convinto che questo comportamento sia sanzionabile. Il controllore di un treno, ad esempio, è un pubblico ufficiale".

Mutilavano braccia e gambe per intascare assicurazione

Si sarebbero fatti mutilare, consenzienti, braccia o gambe, pur di avere il risarcimenti dall'assicurazione. Una truffa che adesso è stata scoperta dalla Polizia di Stato di Palermo che sta eseguendo dei fermi emessi dalla Procura di Palermo. Le 'vittime', come spiega il capo della Squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti, avrebbero ottenuto anche risarcimenti che superano i centomila euro.

11 i fermi eseguiti dalla polizia di Palermo che ha sgominato "due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle frodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti". Coinvolto anche un infermiere dell'ospedale Civico di Palermo. "Le due associazioni criminali disarticolate dalla polizia di Stato con le indagini dirette dalla Procura di Palermo hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni, che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all'uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle", dice la Questura.

Una volta fratturate le braccia o le gambe del malcapitato l'organizzazione "che si avvaleva di diverse compiacenze" provvedeva a mettere in scena il finto incidente stradale ingaggiando falsi testimoni. Una volta inscenato l'incidente venivano avviate le pratiche assicurative che potevano valere importo variabili tra i 100 e 150mila euro per singola pratica. "Le fratture erano fatte tutte allo stesso modo", dicono gli investigatori.

Le vittime compiacenti venivano reclutate dai membri delle organizzazioni in luoghi frequentati da persone ai margini della società, "venivano individuati come congeniali ai fini dei gruppi criminali tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcol, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai corrisposti dalle organizzazioni criminali".

Nella truffa c'è anche una vittima. Si tratta di un tunisino che sarebbe morto per le mutilazioni subite. L'uomo è stato trovato senza vita nel 2017, ma non era morto a seguito di un incidente stradale. Come hanno poi scoperto gli inquirenti, era rimasto vittima delle mutilazioni subite per ottenere il risarcimento. Gli organizzatori della truffa gli avrebbero fratturato volutamente le ossa ma alla fine il tunisino è morto.

Strage braccianti, la marcia dei berretti rossi

E' partito dal ghetto di San Severo, ed è arrivato a Foggia il corteo di protesta dei berretti rossi organizzato dopo la morte di sedici lavoratori migranti avvenuta in due diversi e tragici incidenti stradali in pochi giorni sulle strade della provincia Dauna. La manifestazione e lo sciopero dei braccianti sono stati indetti dall'Unione sindacale di base (Usb). Prima del comizio è stato osservato un minuto di silenzio per i lavoratori deceduti e per tutte le persone che muoiono sul lavoro in qualsiasi settore e di qualsiasi nazionalità.

"Schiavi mai", "Niente pomodori senza lavoratori": questi alcuni degli slogan gridati dai partecipanti, in gran parte migranti africani che si trovano in Puglia per le raccolte stagionali nei campi, in particolare quella del pomodoro. "Basta stragi e sfruttamento. Lavorare in sicurezza", si legge ancora su uno striscione in testa al corteo.

I due episodi tragici sarebbero legati, anche stando a una ipotesi investigativa, al fenomeno del caporalato. Dal palco a Foggia il rappresentate di Usb, Aboubakar Soumahoro, ha ricordato i morti italiani sul lavoro di 62 anni fa in una miniera in Belgio a Marcinelle e ha ringraziato per l'appoggio i vescovi di Foggia e San Severo e il presidente della Emiliano. "Noi non siamo migranti, non siamo extracomunitari - ha detto Aboubakar Soumahoro rivolgendosi ai due vicepresidenti del consiglio e ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio e al premier Giuseppe Conte - siamo persone come voi ".

Inoltre ha ricordato "lo strapotere dei caporali e della Grande Distribuzione Organizzata. Agli organi giudiziari diciamo: fate indagini, andate a interrogare i padroni, quanto ci pagano. Un euro all'ora". E agli altri sindacati e agli stessi rappresentanti istituzionali si è rivolto in questi termini: "basta convegni in sale ghiacciate, tornate nei campi. Noi siamo lì a organizzare i lavoratori. Questa giornata non è una passerella - ha precisato Soumahoro - è una giornata di sciopero. Per la prima volta, non raccogliendo i pomodori, sfidiamo lo strapotere della Grande Distribuzione organizzata, i caporali, i padroni e chi ha vissuto nelle stanze ghiacciate dei convegni. Chi fa sindacato costruisce lotte sociali, non sta nelle sale dei convegni. Si impegna a organizzare uomini e donne che per la prima volta si sono sottratti a loro sfruttamento".

"Ai padroni diciamo: non siamo schiavi, siamo esseri umani - ha sottolineato il sindacalista Usb - lottiamo ogni giorno contro qualsiasi forma di sfruttamento. I mafiosi non siamo noi. I ministri abbiano la forza di andare a 'interrogare' chi decide i prezzi, cioè la Grande distribuzione organizzata". Oggi i braccianti impegnati nella raccolta di pomodoro si sono astenuti dal lavoro. Nessuno, riferisce Usb in una nota, è al lavoro nei campi intorno al ghetto di Rignano, nel comune di San Severo.

Centinaia di lavoratori hanno sfilato con gli stessi cappellini indossati dalle vittime, berretti distribuiti settimane fa da Usb e Rete Iside per aiutare i braccianti a proteggersi dal solleone delle campagne e idealmente dallo sfruttamento e dalla mancanza di diritti, in un processo di sindacalizzazione che avanza a grandi passi. Ai lavoratori in marcia si è unito anche il governatore della Puglia Michele Emiliano.

Intanto a Roma, durante la conferenza stampa con i giornalisti prima della pausa estiva, il premier Conte è tornato sulla legge sul caporalato. "C'è ma non viene completamente applicata" ha detto il premier. Quindi "dovremo intervenire per rafforzare il quadro delle tutele che sono già previste in quella legge".

«Niente tweet su strage braccianti», social contro Salvini

Il cordoglio per vittima e feriti nell'esplosione di Bologna, un tweet polemico su Famiglia Cristiana, un link sulla rivolta in un centro per migranti e il live dalla festa della Lega ad Arcore. Ma per i 12 braccianti morti in un incidente stradale a Foggia nessun tweet. Il 'silenzio social' di Matteo Salvini sulla strage di Ripalta di Lesina pesa come un macigno per i commentatori di Twitter che, ormai da ieri, continuano a sottolineare "l'assenza colpevole" del ministro nella lunga serie di messaggi, istituzionali e non, di vicinanza e compassione per i migranti morti dopo una giornata passata a lavorare nei campi. In realtà il ministro, seppure non sui social, ha commentato già ieri la notizia annunciando "controlli a tappeto per combattere, in tutta Italia, sfruttamento e caporalato", facendo sapere che oggi sarà a Foggia, dove presiederà il comitato per la sicurezza.

Troppo poco evidentemente per gli utenti, che ora accusano il ministro "di dividere i morti in quelli di serie A e di serie B", di "fare distinguo in base al colore dei cadaveri" e di "non avere pietà nemmeno per dei lavoratori regolari". Critiche in parte rivolte anche al ministro Di Maio, 'reo' di aver menzionato "solo di sfuggita" la tragedia foggiana "per non irritare l'amico Salvini".

"'Un pensiero alle vittime di Bologna' è tutto ciò che è riuscito a dire Salvini. Il fatto che i migranti di Foggia (quando va bene) siano per lui invisibili dovrebbe fare incaz... tutti noi", scrivono senza mezze misure, accusando il ministro di usare "parole propagandistiche alla ricerca di un facile consenso fra il liquame razzista del paese".

"Sono morti per 3 euro l'ora. Raccoglievano pomodori che noi compriamo ogni giorno", sottolineano chiedendo di avvisare della strage "i social media manager di Salvini mentre si interrogano su quale emoticon paraculo mettere a fine frase". E ancora: "Da ieri Salvini e il suo staff sono stati capaci di produrre solo dei post sull'albergatore leghista di Ischia e sull'arresto di alcuni immigrati. Non una parola sulla tragedia di Foggia. Ci preoccupiamo quando il governo parla. Dovremmo preoccuparci quando tace". "Vergogna", urlano a colpi di tweet, appellandosi "all'ultimo briciolo di umanità che ti rimane, se ne hai mai avuta". "Non fosse altro che per il ruolo istituzionale che ricopre due parole doveva scriverle, e invece...", notano, mentre segnalano "messaggi carichi di insulti e odio da parte dei fan" del ministro contro chi ha "fatto notare questa grave mancanza".

Decine e decine quelli che chiedono un tweet 'riparatore' perché "è impossibile che un ministro non parli di una cosa così grave e importante", altrettanti quelli che lo insultano perché "questa campagna elettorale perenne a spese dei poveracci deve finire". Nel mezzo, i militanti della Lega che difendono il 'Capitano' dagli attacchi, giustificando il silenzio su Twitter e Facebook con "l'impegno dei fatti e non delle parole" del leader del Carroccio. Questa mattina, intanto, il primo selfie del ministro, sorridente con in mano una ruspa giocattolo.

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