Lunedì 23 Aprile 2018 - 13:15

Torna l'ora legale

Il dubbio, ogni volta. Lancette avanti o indietro? Il 25 marzo torna infatti l'ora legale: nella notte tra sabato e domenica dovremo quindi dire addio all'ora solare per accogliere quella legale che, nei Paesi dell'Unione europea, inizia l'ultima domenica di marzo e termina l'ultima di ottobre.

Conto alla rovescia per spostare l'orologio un'ora avanti: domenica, quando saranno le 2 di notte, le lancette andranno avanti fino alle 3. E così, anche se per qualcuno quei 60 minuti in meno di sonno potrebbero provocare qualche malumore e una sorta di jet lag - per effetto del quale, per 3 o 4 giorni, si potrebbe accusare maggiore sonnolenza al mattino, un po' più di spossatezza e più irritabilità - guadagneremo luce in più durante la giornata.

Passione e intimismo con la Musica Popular Brasileira dei Comoverão

Il mondo “latino” ci appartiene, e per un’ancestrale affinità elettiva ed emotiva, istintivamente, avvertiamo come nostra la passione, la sensualità e il forte “estroverso intimismo” della musica latinoamericana e della sua capacità di fondere in uno le diverse sfaccettature del sentire umano. E così, all’Ennò di via Bellini, sabato 24 marzo, si potrà vivere l’intensa espressività della MPB (Musica Popular Brasileira) dei Comoverão. Il duo, composto dal versatile basso di Diego Imparato e dall’esatta voce di Simona Boo, impegnato nel tour di presentazione del loro omonimo disco d’esordio Comoverão, eseguirà, secondo una personale rilettura, tanto i classici di João Gilberto, Caetano Veloso, Dorival Caymmi, Tom Jobim ... quanto brani di produzione musicale brasiliana più recente di Marisa Monte, Roberta Sà, Maria Gadu, Ivete Sangalo e Adriana Calcanhotto. “Il progetto Comoverão - raccontano Simona e Diego - è nato dalla nostra passione comune per la musica brasiliana, sia da un punto di vista lirico che armonico. La musica, per noi, rappresenta la libertà, la protesta, la malinconia, l’allegria ... caratteri, questi, tipici della bossa nova. Il disco, poi, segna il coronamento di un progetto che portiamo avanti da cinque anni ed è, in parte, anche figlio del desiderio di “fissare” in modo definitivo la nostra musica”.
Marco Sica

 

Esplosione a Catania, tre morti: due sono vigili del fuoco

CATANIA. Una forte esplosione causata da una fuga di gas ha provocato la morte di due vigili del fuoco, il ferimento grave di altri due loro colleghi, e il decesso della persona che abitava nella palazzina dove la squadra di pompieri è intervenuta in seguito alla chiamata - forse - proprio dell'abitante della palazzina.

Il cui corpo dell'uomo è stato trovato carbonizzato. L'esplosione sarebbe avvenuta dall'interno verso l'esterno. È quanto emergerebbe dai primi sopralluoghi compiuti sul posto. La deflagrazione sarebbe stata violenta e legata a una fuga di gas di bombole all'interno della struttura. Resta ancora da chiarire come mai la persona che era dentro la casa non abbia aperto le finestre o la porta, se sia stato impedito, forse da un malore, o non lo abbia fatto apposta. Tutto resta al vaglio della Procura che ha aperto un'inchiesta "non escludendo alcuna ipotesi fino alla conclusione degli accertamenti". 

Moro, inchiesta su frasi Balzerani

Aperto un fascicolo, al momento senza indagati e senza ipotesi di reato, su alcune dichiarazioni rilasciate dall'ex terrorista Barbara Balzerani.

La dirigente della colonna romana delle Brigate Rosse e componente del commando che organizzò il rapimento del leader democristiano Aldo Moro il 16 marzo 1978, nel corso di un incontro al Centro popolare autogestito - Cpa di via Villamagna, a Firenze, nel giorno del 40esimo anniversario della strage di via Fani, aveva detto: "C'è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l'hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te".

E' stata la Digos a trasmettere alla Procura di Firenze, diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, un'informativa sulla vicenda. Balzerani, condannata a sei ergastoli, è stata ospite del centro sociale - che ha sede in una struttura di proprietà comunale occupata abusivamente - per presentare il suo libro 'L'ho sempre saputo', pubblicato dalla casa editrice Derive&Approdi.

"Marco Biagi non pedala più", scritte choc all'università

"Queste le scritte oggi sui muri della facoltà di Economia a Modena. Questa la ragione del perché ricordare Marco Biagi. Non uno stanco rituale ma una battaglia di verità. Una morte assurda e ingiusta, maturata in un clima di odio e intolleranza che purtroppo non è scomparso". Scritte choc sui muri dell'università, che inneggiano a Mario Galesi e "ai compagni combattenti" responsabili dell'omicidio di Marco Biagi. E' quanto denuncia in un tweet il giuslavorista già assistente di Biagi, Michele Tiraboschi, nel giorno dell'anniversario dell'agguato delle Nuove Brigate Rosse in via Valdonica a Bologna, avvenuto il 19 marzo 2002.

Imma, Jessica e le altre: la strage silenziosa

Immacolata, Lauretta, Renata, Jessica, Pamela, Federica, Nunzia. Sono i nomi di alcune delle donne vittime della furia di uomini violenti, senza scrupoli, o accecati dalla gelosia. Più di 15 dall'inizio dell'anno. Una strage silenziosa, una conta inarrestabile negli anni: nei primi 10 mesi del 2017 sono stati 114 i femminicidi, ben più di 3mila dal 2000.

Immacolata Villani e Laura Petrolito sono morte nelle ultime 24 ore. La prima, 31 anni, aveva appena accompagnato la figlia a scuola questa mattina, a Terzigno (Napoli), quando è stata raggiunta da un colpo di pistola alla testa. I carabinieri sono sulle tracce del marito. La 20enne di Canicattini Bagni è stata accoltellata e poi gettata in un pozzo ieri dal suo compagno che è anche il padre del suo bimbo di 8 mesi.

Perché quasi 8 femminicidi su 10 (il 77,2%), secondo un recente Rapporto Eures, avvengono in ambito familiare. Dietro c'è quasi sempre un uomo (91,9%). E' il tarlo del possesso, come è accaduto nell'omicidio di Jessica, e della gelosia a spiegare la percentuale più elevata di femminicidi, seguiti da quelli scaturiti da conflitti e dissapori quotidiani.

Di solito c'è una storia di pregresse violenze compiute dall'autore in (almeno) un quarto dei casi censiti (il 24,2% tra il 2000 e il 2016, che sale al 37,1% nel solo 2016), che risultano spesso note a figure esterne alla coppia stessa. Le principali forme di violenza sono: la violenza fisica (69% dei casi noti tra il 2000 e il 2016), le violenze psicologiche (39,7%) e gli 'atti persecutori' (stalking), rilevati nel 27,3% dei casi 'noti' (tale valore sale al 34,8% nel solo 2016).

Un'altra donna che ha pagato a caro prezzo la violenza e la gelosia dell'ex marito è Antonietta Gargiulo. Lei è viva, ma non sta ancora bene. E soprattutto deve fare i conti con la morte delle sue due figlie, uccise dal padre violento dal quale aveva deciso di separarsi.

Colpisce in maniera particolare che tra i femminicidi caratterizzati da violenze pregresse in ben il 44,6% dei casi la vittima ha denunciato l'autore, senza tuttavia ottenere una 'protezione' idonea a salvarle la vita. In circa la metà dei casi (il 48,8%) i maltrattamenti subiti dalle vittime di femminicidio ha un carattere ricorrente, mentre per il 20,7% c'è un'escalation nelle violenze.

Uccidere la donna che si è amata, che si ama ancora, che respinge il padre dei propri figli magari dopo anni di maltrattamenti, è talvolta solo l'ultimo atto. Nei primi 9 mesi del 2017 sono stati segnalati 3.607 casi di violenza domestica: in 3.061 casi gli aggressori erano di sesso maschile, le vittime erano di sesso femminile in 2.944 occasioni.

I sogni e i dolori di Lauretta

Gli amici la chiamavano Lauretta. Lo stesso diminutivo che lei aveva scelto per il profilo Facebook, dove, tra un post e l'altro raccontava la sua vita, fatta di amore, speranze e dolore. "Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere metti le mie scarpe... vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate... cadi la dove son caduto io e soprattutto prova a rialzati come ho fatto io" scriveva Laura Petrolito, la giovane di Canicattini Bagni accoltellata e poi gettata in un pozzo dal suo compagno.

A soli 20 anni Laura aveva già due bambini piccoli e un dolore troppo grande da portare sulle spalle. Il primo figlio, di 3 anni e mezzo, era nato da una precedente relazione e viveva con la nonna paterna. Il secondo era nato appena 8 mesi fa dalla storia con il nuovo compagno, Paolo Cugno, reo confesso dell'omicidio.

Laura era diventata mamma giovanissima, ancora minorenne, e stravedeva per i suoi bimbi, come raccontava spesso su Facebook. "Gioiellino di mamma, mi manchi tantissimo" scriveva al figlio maggiore. E poi ancora una carrellata di foto e selfie con il suo piccolino: "Piccolo mio ti amo e non smetterò mai di dirtelo, perché tu lo sai e te lo dirò sempre. Senza te niente ha senso".

Sempre sorridente, tra foto e post dedicati ai figli, sui social Lauretta non nascondeva l'amore che provava per suo padre: "Non ti cambierei con nessun altro papà - scriveva - perché tu sei unico papino mio, ascolta il mio cuore che dice "solo con te io sono felice, non lasciarmi mai da sola". Messaggi d'amore per quel papà che era la sua felicità, la sua roccia. "Sei la mia vita non smetterò mai di dirtelo - raccontava - perché ti amo più della mia vita papà".

Ed è stato proprio il padre di Laura a denunciare la scomparsa della figlia nella tarda serata di sabato, quando sono iniziate le ricerche di forze dell'ordine e volontari. Ieri la macabra scoperta. Dopo averla accoltellata, l'assassino ha rovesciato il corpo di Laura in un pozzo artesiano, dove era rimasto incastrato.

"Favorisce immigrazione illegale", sequestrata nave Ong

Sono stati interrogati a lungo i componenti dell'equipaggio della nave 'Proactiva Openarms' dell'Ong spagnola, sequestrata ieri dal porto di Pozzallo (Siracusa) dopo avere fatto sbarcare oltre duecento migranti soccorsi in acque internazionali. La Procura d Catania, che ha chiesto e ottenuto il sequestro della nave, ha iscritto nel registro degli indagati, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, il responsabile dell'Ong spagnola, il Comandante e il coordinatore della nave.

Il sequestro preventivo è stato operato dallo Sco di Roma e dalla Squadra mobile di Siracusa. All'imbarcazione è stato impedito di ripartire per il porto di Malta. Secondo l'accusa, ci sarebbe la volontà dell'Ong di portare i migranti in Italia violando in questo modo gli accordi internazionali. L'equipaggio si è rifiutato di consegnare i migranti alla Guardia costiera libica. Anche se l'equipaggio, durante l'interrogatorio, ha spiegato si essere stato minacciato di morte dalla Guardia costiera libica.

LA REPLICA - "Proteggere la vita umana in mare dovrebbe essere la priorità assoluta di qualsiasi corpo civile o militare, perché lo stabilisce il diritto del mare - sottolinea, in un post su Fb, la 'Proactiva Open Arms' - Impedire il salvataggio di vite a rischio in alto mare per restituire la forza ad un paese non sicuro, come è la Libia, è un rimborso a caldo, contravvenendo allo statuto dei rifugiati dell'Onu. I suoi diritti sono anche i nostri. La nostra massima priorità è e sarà sempre la tutela e la difesa dei diritti umani in mare". In merito alle accuse, invece, l'ong spagnola replica: "E' ancora solo un'ipotesi di reato - prosegue - ma siamo accusati di Associazione Criminale e di promuovere l'immigrazione illegale per aver disobbedito ai libici, non dando loro donne e bambini".

Siracusa, giovane mamma uccisa

SIRACUSA. È stata prima accoltellata a morte e poi gettata in un pozzo artesiano. la vittima è una giovane ventenne, Laura Petrolito, mamma di una bimba di 8 mesi, la cui scomparsa era stata denunciata dal proprio genitore ieri sera. Il rinvenimento del cadavere in contrada Stallaini, tra Canicattini e Noto, nel Siracusano. I carabinieri della Compagnia di Noto hanno portato in caserma il compagno della giovane che è indagato per omicidio

Accusa i razzisti, minacce al figlio di Carla Bruni

PARIGI. Il figlio di Carla Bruni e del filosofo Raphael Enthoven travolto dalle minacce sui social network dopo avere postato un tweet in cui spiegava come il razzismo sia un’ideologia senza alcun fondamento biologico. Da quel momento il 16enne Aurelien è stato preso di mira da centinaia di messaggi con insulti e minacce. Al centro della posizione assunta dal figlio della Bruni, moglie dell’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, le critiche alle tesi dello psicologo britannico Richard Lynn: un’elaborazione portata avanti assieme adun amico ribattezzato “pensatore selvaggio”. L’antisemitismo, il razzismo e valtre teorie complottiste sono stare smontate da Aurelien, che è stato immediatamente fatto oggetto di centiania di messaggi intimidatori contenenti anche minacce gravissime. Il ministra dell’Educazione, Marlene Schiappa, e l’ex premier Manuel Valls hanno condannato le intimidazioni. Perentoria la Bruni: «Sono fiera di mio figlio». 

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