Domenica 18 Novembre 2018 - 15:07

Hacker italiano dentro la Nasa

Perquisizione informatica nei confronti di un 25enne di Salò, ritenuto responsabile della violazione di 60 siti istituzionali, nonché di otto domini collegati alla Nasa (National Aeronautics and Space Administration), la cui home page fu sostituita mediante la tecnica del 'defacement' nel 2013.

E' quanto hanno eseguito investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni, su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia, in seguito alla rivendicazione fatta sui social network in cui l'hacker si è vantato di essere appartenente alla cosidetta crew 'Master Italian Hackers Team', comunità già nota per aver perpetrato numerosi attacchi a vari siti istituzionali di enti territoriali, fra cui quelli della Polizia Penitenziaria, di alcune provincie della Toscana e della Rai.

Dopo aver violato i sistemi di sicurezza dei domini collegati alla Nasa, la notorietà della crew ha raggiunto popolarità internazionale, tanto da avere attratto sui propri componenti l’attenzione degli uomini del Cnaipic, organo del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, i quali hanno dato inizio all’attività d’indagine finalizzata all’individuazione dell’autore della rivendicazione.

L'AMMISSIONE - Le indagini sono così sfociate in una perquisizione che ha portato al sequestro di dispositivi informatici il cui contenuto ha permesso di acquisire importanti elementi utili. Posto di fronte alle contestazioni e all’evidenza degli elementi acquisiti, il giovane ha ammesso le proprie responsabilità di fronte agli investigatori della Postale.

La complessa e articolata attività d’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Brescia, grazie al coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, ha permesso agli investigatori di individuare l’autore dell’attacco nei confronti della Nasa e acquisire ulteriori elementi tali da potergli attribuire la violazione di almeno altri 60 siti istituzionali del Paese. Alle contestazioni, il responsabile non ha potuto far altro che ammettere le proprie responsabilità.

CR7 e il presunto stupro: spunta l'accordo segreto

Un accordo messo nero su bianco con cui Cristiano Ronaldo avrebbe comprato il silenzio di Kathryn Mayorga sulla presunta violenza subita dalla donna in un hotel di Las Vegas nel 2009. E' quanto pubblicato oggi dalla rivista 'Der Spiegel', che la settimana scorsa ha sollevato il caso diffondendo le accuse della modella statunitense. Nei documenti firmati nel gennaio 2010, a pochi mesi dal presunto stupro, la Mayorga si impegnava a tacere sull'accaduto dietro un compenso pari a 375mila dollari, accettando così di far cadere tutte le accuse. Dal canto suo Ronaldo, oltre al versamento della somma, accettava di fornire alla donna i risultati di un test all'Hiv.

Secondo quanto ricostruito dalle Spiegel, poche ore dopo la presunta violenza la ragazza si sarebbe recata dalla polizia per denunciare il caso, rifiutandosi però di fare nomi, parlando genericamente di un celebre atleta. Ora, a nove anni di distanza, la stessa Mayorga ha raccontato di aver taciuto per "paura di essere attaccata dai fan" del calciatore portoghese e di aver trovare il coraggio di uscire allo scoperto solo in seguito al movimento #MeToo.

Tanto che ora Ronaldo è oggetto di una causa civile depositata dall'accusatrice in un tribunale distrettuale del Nevada la scorsa settimana, sebbene il calciatore juventino abbia sempre negato le accuse. "Considero lo stupro un crimine abominevole contrario a tutto ciò che sono e in cui credo - ha scritto qualche giorno fa su Twitter, respingendo le accuse mosse a suo carico - Non alimenterò il circo mediatico, creato da coloro che vogliono cercare di promuoversi a mie spese. Aspetterò con serenità l'esito di qualsiasi tipo di indagine - ha aggiunto il cinque volte pallone d'oro - perché nulla pesa sulla mia coscienza".

Litiga con la moglie e butta la figlia di 6 anni dal balcone

Ha lanciato dal balcone la figlia di sei anni e ha accoltellato il più grande di circa 10 anni. E' quanto avvenuto in una palazzina in via XXV aprile, al quartiere Paolo VI di Taranto, dove - riferisce 'La Gazzetta del Mezzogiorno - un uomo avrebbe tentato di uccidere i figli al termine di una lite con la moglie. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'uomo avrebbe accoltellato il figlio più grande di 10 anni per poi lanciare la figlia più piccola di appena sei anni dal balcone del terzo piano della palazzina in cui vive la famiglia. I piccoli sono stati trasportati subito al pronto soccorso del Santissima Annunziata: la bimba è in gravissime condizioni mentre le condizioni del fratello non desterebbero grande preoccupazione. L'uomo, bloccato da alcuni vicini attirati dalle grida, è stato arrestato.

Perugia-Assisi, in migliaia alla marcia della pace

E' partita sotto la pioggia battente la marcia della pace Perugia-Assisi con l'organizzatore, Flavio Lotti, che ha chiesto il Nobel per la pace al sindaco di Riace, Mimmo Lucano. "Se c'è un motivo per cui oggi siamo qui - dice Lotti - è perché quello che sta succedendo attorno a noi è insopportabile: basta violenza, cattiveria, e attacco ai diritti fondamentali delle persone, basta attaccare chi salva le vite in mare, chi accoglie. Al sindaco di Riace - ha sottolineato Lotti - chiediamo che venga dato il Nobel per la pace, ci impegnamo perché il prossimo Nobel per la pace sia dato proprio al modello Riace".

"La pace non è data per sempre ma va difesa ogni giorno dal clima d’odio e dagli spacciatori di paura. Oggi partecipo alla Perugia Assisi per difendere i valori di una sana democrazia", scrive in una nota l'ex presidente della Camera ed esponente di Leu, Laura Boldrini, seguita poco dopo da Pietro Grasso: "In marcia con migliaia di persone che non si arrendono di fronte all'egoismo e alle disuguaglianze. Ci siamo oggi e ci saremo ogni giorno in cui servirà difendere la pace e la fratellanza", scrive l'ex presidente del Senato su Twitter.

Migliaia a Riace per Mimmo Lucano

In migliaia a Riace hanno preso parte, oggi pomeriggio, alla manifestazione di solidarietà al sindaco Mimmo Lucano, arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. "Siamo rimasti allibiti - afferma all'Adnkronos il vicesindaco di Riace, Giuseppe Gervasi - Non ce lo aspettavamo, non era mai accaduta una cosa simile: un paese invaso pacificamente".

"Senza slogan solo solidarietà per Mimmo Lucano e per Riace - continua - Grande, grande civiltà". Il corteo dei manifestanti ha sfilato fino a sotto casa di Lucano, che si trova ai domiciliari: "Lui è stato per diversi minuti dietro alla finestra, è stato un momento particolare, salutava ed era molto commosso - commenta Gervasi - come lo erano moltissimi manifestanti".

Lucano è finito agli arresti domiciliari martedì scorso nell'ambito dell'operazione Xenia della Guardia di Finanza, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Sospeso dalla carica di sindaco dalla prefettura di Reggio Calabria, il sindaco prima dell'interrogatorio si era detto sorpreso per la grande solidarietà arrivata da tutta Italia. "Non ho nulla da nascondere e tutto quello che so lo dirò", aveva affermato arrivando in tribunale a Locri, aggiungendo: "Anche il gip lo ha detto, il mio è un reato di umanità".

Nubifragio a Lamezia, si cerca il bimbo disperso

Continuano in Calabria le ricerche del bambino scomparso dopo la morte della madre e del fratello. Oggi dovrebbe alzarsi un elicottero messo a disposizione dalla Protezione Civile Calabria, con a bordo gli uomini del soccorso Alpino, per una ricognizione aerea. Le operazioni sono complesse, ci sono importanti accumuli di acqua e fango (fino a 70 cm) nell'area di ricerca. Sono impiegati oggi 40 operatori del soccorso Alpino e due unità cinofile.

Intanto è stata ripristinata la circolazione sulla strada statale 106 'Jonica', a Crotone tra i km 259,757 e 259,983. Il tratto stradale era stato chiuso ieri in entrambe le direzioni e in via precauzionale a causa delle esondazioni del fiume Neto. Il traffico è di nuovo regolare in entrambe le direzioni.

Scossa 4.8 nel Catanese

Momenti di paura, la notte scorsa, nel Catanese, dove si è registrata una scossa di terremoto con magnitudo 4.8 che ha avuto come epicentro il paese di Santa Maria di Licodia e che ha provocato il lieve ferimento di alcune persone. La scossa si è registrata alle 2.34 e ha provocato il crollo di parti di cornicioni in una chiesa. Prima di quella altre due scosse si sono registrate a Bronte. Poi un'altra di magnitudo 2.5 a Biancavilla. Paura soprattutto ad Adrano e Biancavilla ma il terremoto è stato avvertito anche nel capoluogo etneo.

L'Ingv sulle scosse registratesi stanotte con un ipocentro a 9 chilometri di profondità ha detto: "Il terremoto è avvenuto in una zona ad alta pericolosità sismica, interessata sia dalla sismicità legata all'attività del vulcano Etna sia da eventi di origine tettonica che possono raggiungere magnitudo elevata, come nel caso del 1818 quando si ebbe un evento di magnitudo pari a 6.3".

"La scossa di terremoto avvertita attorno alle 2.30 ha toccato tutti noi - scrive su Facebook Antonio Bonanno, sindaco di Biancavilla -. Non facciamoci prendere dal panico: a chi si trova fuori di casa, diciamo di evitare di restare in prossimità di balconi e, dunque, di abitazioni. Evitate soprattutto di girare per strada con le automobili". "Assieme a carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia, Protezione civile, Polizia municipale e volontari, siamo per le strade di Biancavilla a monitorare la situazione", riferisce il sindaco che, in un post successivo, indica il numero da chiamare per eventuali segnalazioni di danni: "095.7711322".

"Ci sono alcuni feriti lievi - conferma poi -. Stiamo facendo dei sopralluoghi agli edifici e abbiamo constatato parecchi danni su alcune scuole, sulle chiese ed arrivano anche decine e decine di segnalazioni per quanto riguarda gli edifici privati". "E' un momento di forte preoccupazione - aggiunge -, ci riteniamo comunque fortunati. Abbiamo in loco i vertici della protezione civile regionale e stiamo seguendo passo passo tutte le problematiche cercando di dare soluzioni nel più breve tempo possibile".

Il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci ha riferito: "Sto seguendo costantemente, attraverso la Protezione civile regionale che si è subito attivata, il lavoro di ricognizione che si svolge nell'area etnea a seguito della scossa di terremoto della scorsa notte. Dai primi accertamenti non risultano danni alle persone, tranne pochi contusi, ma soltanto ad alcuni fabbricati nella zona fra Biancavilla e Santa Maria di Licodia". "E' stata disposta la momentanea chiusura di due edifici sacri, in attesa di ulteriori e approfondite verifiche - ha aggiunto il governatore -. In mattinata, il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti sarà a Biancavilla per un incontro operativo con i sindaci della zona".

Verona, passa mozione antiaborto. Sì anche da Pd

Il Consiglio comunale di Verona ha approvato, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, la mozione a firma del consigliere della Lega Alberto Zelger che, in occasione del 40° anniversario dell’entrata in vigore della legge 194 del 1978, impegna il sindaco e la giunta a sostenere iniziative per la prevenzione dell’aborto con "l’inserimento nel prossimo assestamento di bilancio di un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona; la promozione del progetto regionale ‘culla segreta’, stampando e diffondendo i suoi manifesti pubblicitari nelle Circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali; a proclamare ufficialmente Verona ‘città a favore della vita’". "Alcuni punti della legge - sottolinea il consigliere Zelger - sono stati in gran parte disattesi, nonostante le numerose iniziative pubbliche dell’assessorato alla Sanità del Veneto per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. Per questo, si ritiene che anche il Comune debba adoperarsi per la diffusione di una cultura di accoglienza della vita".

Tra i 21 voti a favore della mozione, sottoscritta anche dal sindaco Federico Sboarina, c'è stato anche quello della capogruppo del Pd Carla Padovani. Una scelta criticata decisamente dal segretario veneto Dem, Alessandro Bisato: "La destra a Verona ci riporta al Medioevo, con una mozione in consiglio comunale che dichiara la città a favore della vita e implicitamente contro le donne". Bisato si dice "allibito dall’iniziativa della Lega e della maggioranza a Verona la cui enfasi a favore della maternità si esprime auspicando azioni che puntano esclusivamente a limitare la libertà e il diritto di autodeterminazione delle donne" .

"Si tratta di un attacco esplicito alla legge 194 - rimarca Bisato - e, mentre in tutto il Veneto i consultori sono sotto dotati in termini di risorse umane e finanziarie, la maggioranza a Verona suggerisce azioni che prevedono il congruo finanziamento a soggetti antiabortisti: limitazione all'uso di anticoncezionali, ostacolo all'accesso alla procreazione assistita e spinta all'obiezione di coscienza, quando è dimostrato che (specie in Veneto) il numero di obiettori impedisce di fatto l'accesso all'aborto". "Questa - conclude il segretario regionale - è la posizione ufficiale del Partito Democratico Veneto sulla vicenda al di là di qualsiasi presa di posizione personale".

Divampa la polemica. "Con chiarezza: la legge 194 a difesa delle donne e della maternità consapevole non si tocca - scandisce il segretario dem Maurizio Martina - Chi vuole ricacciare il Paese nel passato degli aborti clandestini deve sapere che tutto il Pd si è battuto e si batterà sempre per difendere questa conquista di civiltà a tutela della libertà e della salute delle donne. Non può esserci nessuna ambiguità su questo punto tanto più oggi di fronte alle provocazioni di alcuni esponenti della maggioranza di governo che immaginano per l'Italia un ritorno al Medioevo".

"Credo che gli organismi di garanzia debbano avviare le procedure per espellere la capogruppo al consiglio comunale di Verona. Il suo voto è contro i valori del nostro partito e contro decenni di lotte delle donne" scrive su Twitter Andrea Orlando.

Critico il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Così non va - afferma in una nota - Non si procede con colpi di mano ideologici su temi così delicati. Non si rispetta la vita se non si rispettano le scelte delle donne, soprattutto quando sono difficili come lo è quella di interrompere una gravidanza. L’Italia ha una legge seria, la 194, che va applicata”.

"Speriamo che nel frattempo sostengano altrettanto, finanziariamente, le associazioni che promuovono idee e culture diverse" commenta all'Adnkronos Emma Bonino. "C'è sempre stato nel nostro Paese un filone anti aborto. Hanno l'assoluta libertà, purché non sparino menzogne, di divulgare le loro tesi - osserva - ma anche le associazioni che hanno idee diverse ricevano lo stesso sostegno".

Def, Capone (Ugl): «Documento onesto, siamo protagonisti in Europa»

«È un documento onesto e propositivo volto a rafforzare la crescita socioeconomica del Paese, ridefinendo e riequilibrando tra i Paesi membri dell’Unione i livelli di occupazione e reddito. Il Governo sta giocando un ruolo da protagonista e non più da succube dell’Europa: per la prima volta si sente parlare delle esigenze dell’Italia e dei nostri cittadini. - Lo ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale dell’Ugl - Infatti, nei disegni del Governo si prevede lo stanziamento di 9 miliardi di euro per il reddito e le pensioni di cittadinanza, e un miliardo per il riordino dei Centri per l’Impiego. Punto cruciale la revisione della ‘Legge Fornero’ che, da inizio 2019, con quota 100 consentirà di andare in pensione a 62 anni e 38 anni di contributi, per cui sono stati stanziati altri 7 miliardi di euro. Insomma, si permetterà a circa 400mila cittadini di andare in pensione e di far spazio ai giovani. Alla luce dei fatti, siamo in presenza di un piano volto a scardinare quelle regole stantie che hanno solo contribuito a danneggiare il nostro Paese rendendolo povero e invivibile. Avanti tutta».

 

Nobel per la pace a Nadia Murad e Denis Mukwege

Il premio Nobel per la pace è stato assegnato al ginecologo congolese Denis Mukwege e a Nadia Murad, vittima yazida dei crimini commessi dall'Is in Iraq. Nominato molte volte in passato, Mukwege ha trascorso due decenni aiutando le donne a riprendersi dalle violenze e dai traumi degli stupri nella Repubblica Democratica del Congo orientale devastata dalla guerra, mentre Murad è diventata un'attivista dopo essere stata rapita dai militanti del gruppo dello Stato Islamico e tenuta come una schiava del sesso.

Murad e Mukwege sono stati premiati per "i loro sforzi volti a mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma da guerra e di conflitto armato" ha spiegato il Comitato norvegese per il Nobel, sottolineando come Murad abbia dimostrato "un coraggio fuori del comune nel raccontare le proprie sofferenze" di vittima di stupro e altri abusi per mano dello Stato Islamico. Mukwege "è di gran lunga il simbolo più unificante, a livello nazionale e internazionale, della lotta per mettere fine alla violenza sessuale nelle guerre e nei conflitti armati". Entrambi sono stati scelti all'interno di una lista di 216 individui e 115 organizzazioni.

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