Lunedì 21 Gennaio 2019 - 12:30

Omicidio Jessica, ergastolo per il tranviere

Ergastolo. Questa la sentenza per Alessandro Garlaschi, il tranviere accusato di aver ucciso con 85 coltellate Jessica Valentina Faoro, la ragazza di 19 anni ospitata in casa sua in cambio di lavori domestici. Accolta quindi dal tribunale di Milano la richiesta del pm Cristina Roveda del carcere a vita, ma senza l’isolamento diurno. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Per il padre e la madre sono stati disposti risarcimenti pari a 25mila euro per ciascuno; mentre per il fratello il risarcimento è di 50mila euro. Al Comune di Milano vanno 10mila euro.

«È la sentenza che speravamo di ottenere» commenta l'avvocato Eliana Capizzi. «Siamo soddisfatti - dice all'Adnkronos il legale che ha assistito la mamma di Jessica - anche sotto il profilo risarcitorio perché il giudice ha dato maggiore interesse al fratello e anche sotto questo profilo la sentenza è giusta». Quanto alla difesa di Garlaschi «ho sentito che ha anticipato la possibilità di ricorrere in Appello anche perché loro puntavano all'incapacità di intendere e di volere». Secondo l'avvocato «continueranno con questa linea difensiva che non regge; hanno presentato una consulenza di parte che in sé ha già una valenza probatoria piuttosto minimale e totalmente in contrasto con la cartella clinica del carcere. E per una volta - sottolinea - visto che i fatti si sono svolti lo scorso 7 febbraio, c'è stata anche giustizia sotto il profilo dei tempi».

Editoria, Fnsi e Ordine: parole di Di Maio colpo mortale a giornali

ROMA. «Le dichiarazioni del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, in commissione di Vigilanza sulla Rai, in difesa della proposta di taglio progressivo del fondo per l'editoria, confermano la volontà di colpire il pluralismo dell'informazione. Il governo si assume la responsabilità di assestare un colpo mortale a numerose piccole testate, espressioni di minoranze o di determinati territori». Lo affermano, in una nota, la Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Ordine dei giornalisti. «Per non parlare di Radio Radicale, che sarà costretta a interrompere da subito le trasmissioni. Numerosi giornalisti e lavoratori del settore - prosegue la nota - perderanno il posto di lavoro, con buona pace di chi, come il ministro Di Maio, continua a parlare di lotta al precariato in modo strumentale e con evidenti finalità propagandistiche e di autopromozione. L'auspicio è che in Parlamento prevalga il buon senso e che i parlamentari non si rendano complici di un disegno che punta a cancellare la circolazione delle idee, colpendo il diritto dei cittadini ad essere informati e, come più volte ricordato dal presidente della Repubblica, l'articolo 21 della Costituzione». 

Consip, chiesto processo per 7

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per sette persone indagate nel caso Consip: tra loro figurano l’ex ministro dello Sport ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Renzi, Luca Lotti, e l’ex comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Lotti è accusato di favoreggiamento perché avrebbe rivelato all’ad della società di appalti pubblici Luigi Maroni di una indagine in corso.

Sempre per favoreggiamento è imputato anche il generale Emanuele Saltalamacchia, comandante regionale dei carabinieri in Toscana all’epoca dei fatti, fine 2016. Per Del Sette l’accusa è di rivelazione di segreto d’ufficio: secondo la Procura avrebbe riferito all’ex presidente di Consip, Luigi Ferrara, informazioni su un’indagine che riguardava l’imprenditore Alfredo Romeo. 

A rischiare il processo sono poi l'imprenditore Carlo Russo, Filippo Vannoni, l'ex maggiore del Noe Gian Paolo Scafarto, accusato di violazione di segreto e falso in atto pubblico, e l’ex colonnello dell'Arma Alessandro Sessa.

Insieme al colonnello Sessa, Scafarto è accusato anche di depistaggio per avere manomesso il telefonino di Sessa per cercare di eliminare le conversazioni su WhatsApp. Nei confronti di Tiziano Renzi la procura capitolina infine ha chiesto l'archiviazione, come si è appreso il giorno della chiusura dell’indagine, lo scorso 29 ottobre.

 

Topi e cibi scaduti: film horror in 7 mense scolastiche

Chiuse dai Nas 7 mense scolastiche. Il Comando per la Tutela della Salute, d’intesa con il ministero della Salute, ha avviato fin dall’inizio dell’attuale anno scolastico un monitoraggio di controllo, tuttora in corso, sui servizi di ristorazione nelle scuole di ogni ordine e livello. L’obiettivo è accertare le condizioni d’igiene e strutturali dei locali, la rispondenza dei menù ai capitolati d’appalto, la corretta gestione e preparazione degli alimenti, anche in relazione alle esigenze nutrizionali e salutistiche dei ragazzi. Questi i primi risultati: sono state ispezionate 224 mense presenti negli istituti scolastici del territorio nazionale, delle quali 81 hanno evidenziato irregolarità, tra queste 7 presentavano una grave situazione igienico-strutturale e ne è stata disposta la sospensione del servizio.

"Cibi scaduti, gravi carenze igieniche, perfino topi e parassiti vari: un film dell'orrore - descrive la ministra della Salute, Giulia Grillo - come madre e come ministro mi indigna pensare che sulle tavole dei nostri figli, a scuola, possano finire escrementi, muffe o alimenti di dubbia origine. Oggi chi lavora nel settore delle mense sa benissimo che vi sono regole chiare da seguire e tutti i mezzi possibili per garantire tracciabilità, igiene e correttezza di conservazione degli alimenti. Per questo non possiamo permettere il menefreghismo di chi stipula contratti ben precisi e poi fa il furbo o peggio. A maggior ragione quando è in gioco la salute dei più piccoli e vulnerabili: i bambini. Grazie ai nostri carabinieri del Nas per l’ottimo lavoro e per la grande dedizione e scrupolosità con cui effettuano le ispezioni. A loro va la mia totale gratitudine e quella di tutti i genitori".

Alle 81 irregolari sono state contestate 14 violazioni penali, 95 infrazioni amministrative alle normative nazionali e comunitarie con il deferimento di 15 persone alle competenti Autorità Giudiziarie oltre alla segnalazione di 67 soggetti alle Autorità Amministrative, nonché sanzioni pecuniarie per oltre 576mila euro. Nel medesimo contesto sono state individuate e sottoposte a sequestro oltre 2 tonnellate di derrate alimentari (prodotti ittici, carni, formaggi, frutta, verdura, olio, pane) poiché prive di indicazioni di tracciabilità e provenienza dei prodotti, detenute in ambienti e condizioni inadeguati nonché scadute di validità.

"La maggioranza delle violazioni rilevate in questo piano di controlli - precisa il Generale Adelmo Lusi, comandante dei carabinieri per la tutela della salute (Nas) - sono di tipo amministrativo come la mancata applicazione dei sistemi di autocontrollo e prevenzione del rischio, carenze igieniche e strutturali delle aree adibite alla lavorazione, irregolarità sull’etichettatura e sulla tracciabilità degli alimenti. Gli illeciti penali hanno interessato reati quali la frode e le inadempienze nelle pubbliche forniture, dovute al mancato rispetto agli obblighi contrattuali assunti dalle aziende di catering all’atto dell’assegnazione delle gare di appalto, la detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e l’omessa applicazione delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro e a tutela degli operatori".

Durante i sopralluoghi, i carabinieri dei Nas hanno integrato le verifiche con la raccolta di informazioni sulla tipologia dei menù predisposti in relazione alle possibili esigenze nutrizionali connesse a situazioni di intolleranze alimentari ed esigenze etniche rappresentate dai familiari dei frequentatori delle scuole. Al riguardo, gli ispettori hanno focalizzato l’attenzione anche sulla corretta applicazione del recente obbligo (dallo scorso maggio) di indicare agli utenti la presenza di allergeni nelle pietanze, accertando una generale aderenza alle disposizioni da parte delle ditte di catering. La tutela della salute a favore delle fasce più deboli e sensibili della popolazione è da sempre un obiettivo prioritario nelle attività istituzionali svolte dai carabinieri dei Nas, assumendo particolare valore sociale soprattutto per i bambini e gli adolescenti.

Le mani dei boss sull'ippodromo di Palermo

Le mani di Cosa nostra sull'ippodromo di Palermo. Gli investigatori scoprono gare truccate. Il Gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto un provvedimento restrittivo - eseguito dai Carabinieri di Palermo - nei confronti di 9 indagati ritenuti a vario titolo responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso e frode in competizioni sportive. L’attività d’indagine, denominata convenzionalmente 'Corsa nostra' "costituisce l’approfondimento di alcuni elementi investigativi acquisiti nell’operazione 'Talea' del dicembre 2017". L'inchesta ha "permesso di documentare come cosa nostra esercitasse un controllo sull’ippodromo di Palermo", come dicono gli inquirenti.

Dall'operazione emerge che i summit dei 'picciotti' venivano organizzati nelle scuderie per paura di essere intercettati. I Carabinieri hanno anche scoperto che i boss avrebbero truccato le gare. "Cosa nostra aveva il monopolio pressoché assoluto" sull'ippodromo di Palermo, scrive il gip di Palermo nell'ordinanza di custodia cautelare. Secondo il gip, i boss mafiosi utilizzavano "quelle classiche metodologie che creano assoggettamento".

Ci sono anche degli insospettabili a finire in manette nell'ambito dell'operazione. Gli indagati sono ritenuti dagli inquirenti vicini al clan di San Lorenzo e Resuttana. Si tratta di allenatori ma anche gestori di scuderie. Tra loro c'è anche una donna, giovane promessa dell'ippica siciliana, finita ai domiciliari. I fatti sarebbero stati commessi nel 2014. L'indagine è coordinata dal Procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai pm Roberto Tartaglia, Amelia Luise e Annamaria Picozzi.

Salvini sugli arresti: la pacchia è finita

"Sessantadue arresti in queste ore fra Napoli, Palermo e Roma per mafia, frode e traffico di droga. Grazie ai nostri Carabinieri, sempre in prima linea con le altre Forze dell'Ordine nella lotta ai criminali. La pacchia è finita! Ovviamente l'attenzione è massima nei confronti di estremisti e terroristi islamici". Così su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini. 

Salvini: «Hezbollah terroristi». Imbarazzo della Difesa

"Chi vuole la pace, sostiene il diritto all’esistenza ed alla sicurezza di Israele. Sono appena stato ai confini nord col Libano, dove i terroristi islamici di Hezbollah scavano tunnel e armano missili per attaccare il baluardo della democrazia in questa regione". Così da Israele via Twitter il ministro dell’Interno Matteo Salvini che in un altro post scrive: "Per combattere il terrorismo islamico e riportare pace e stabilità, per un rapporto sempre più stretto fra scuole, università ed imprese, per cooperare in ricerca scientifica e sanitaria, per rinsaldare collaborazione e amicizia fra popolo italiano e popolo israeliano: io ci sono". E ancora, dicendosi "felice di tornare in Israele da ministro": "Aspettiamo che anche Onu ed Unione europea facciano la loro parte".

''Preoccupazione'' e ''imbarazzo'' trapelano tra i corridoi del ministero della Difesa e del comando italiano ad Unifil: "Non vogliamo alzare nessuna polemica, ma tali dichiarazioni mettono in evidente difficoltà i nostri uomini impegnati proprio a Sud nella missione Unifil, lungo la blue line. Questo perché il nostro ruolo super partes, vicini a Israele e al popolo libanese, è sempre stato riconosciuto nell'area". "Tra l'altro l'Onu - sottolineano - la sua parte la sta già facendo, c'è una missione, si chiama Unifil, da oltre 12 anni, e il comando è oggi sotto la guida italiana per la quarta volta".

"Non capisco lo stupore, che ho letto su un'agenzia, per la definizione di Hezbollah come terroristi islamici", replica il vicepremier in conferenza stampa da Gerusalemme: "Se si scavano tunnel sotterranei a decine di metri che sconfinano nel territorio israeliano, non penso lo si faccia per andare a fare la spesa".

Contagiò decine di donne, pena ridotta per Talluto

Pena ridotta in appello per Valentino Talluto. Il 34enne sieropositivo ha contagiato una trentina di ragazze attraverso rapporti sessuali non protetti. L'uomo, riconosciuto colpevole del reato di lesioni con dolo eventuale, condannato in primo grado a 24 anni di carcere, è stato assolto dalla prima Corte d’Assise d’Appello per 4 casi di ragazze che secondo l’accusa erano state contagiate da lui. Il pg Simonetta Matone aveva chiesto trent'anni di carcere.

Editoria: Fnsi e Odg a Di Maio, non chiniamo la testa

ROMA. «Quella di oggi non era una convocazione, ma una provocazione». Lo chiarisce Raffaele Lorusso segretario della Fnsi, per spiegare - in apertura dell'assemblea davanti al ministero dello Sviluppo Economico - il no di Federazione Nazionale della Stampa e Ordine dei giornalisti alla convocazione del ministro del Lavoro di Maio, fissata proprio per stamattina al Mise. «Se si convocano parti definite in precedenza sciacalli e altro, prima bisogna fare un passo indietro, chiedere scusa soprattutto a quei colleghi che sono pronti a mettersi a rischio pur di non rinunciare a informare - spiega -. Oggi ci è stato detto che si sarebbe parlato di equo compenso e precari, ma come sarebbe stato possibile, considerando che nelle stesse ore al Senato si approva un emendamento che farà tagliare il fondo per l'editoria, facendo così chiudere principalmente molte piccole testate, che danno lavoro a 1000 colleghi. Pochi giorni fa poi era stato anche deciso dal governo il dimezzamento del compenso per il servizio pubblico che svolge Radio Radicale, il che significherebbe, per loro, la chiusura». Per occuparsi «realmente del precariato il governo dovrebbe, ad esempio, pensare di approvare i criteri per la liquidazione giudiziale dei compensi, che esiste nelle altre categorie professionali, ma non per i giornalisti». Per Lorusso «senza rispetto e legittimazione reciproca, non ci si può sedere al tavolo. Oggi con Odg e Fnsi erano state invitate anche fantomatiche associazioni di precari di cui non sappiamo nulla. Forse qualcuno pensava che questo incontro fosse giusto l'occasione per farsi un selfie, come e' successo con il tavolo per i rider, per cui dopo invece la situazione è peggiorata. Noi non potevamo consentirlo. Serve innanzitutto rispetto per la categoria, senza quello ci sarebbe una sottomissione da parte nostra ma noi non abbassiamo la testa davanti a nessuno». 

ORDINE NAZIONALE. «Si devono rassegnare, il giornalismo è fatto per i governati non per i governanti. Caro ministro (Di Maio, ndr), lei rappresenta il potere, di conseguenza deve cortesemente soggiacere alle regole della democrazia di cui l'informazione è un organo di controllo». Lo ha detto Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, per spiegare durante l'assemblea davanti al ministero dello Sviluppo Economico, il no di Odg e Fnsi alla convocazione del ministro di Maio, fissata proprio per stamattina al Mise. I tagli al fondo per l'editoria «sono lineari e non tengono conto del compito dell'informazione di raggiungere tutti i cittadini. Non c'è nessun privilegio da parte di chi riceve il contributo di sostegno, è semplicemente una valorizzazione del pluralismo» ha aggiunto. Per Verna non ha senso sedersi a un tavolo «con chi dà i numeri senza voler fare un ragionamento critico. Per dirla in slang, “'cca nisciuno è fesso"». 

FNSI. «Chi pensava che il sindacato fosse pronto a ingoiare le ingiurie e che davanti a un tozzo di pane avremmo detto si' grazie, ha sbagliato indirizzo». Lo ha detto Beppe Giulietti Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, in chiusura dell'assemblea pubblica davanti al ministero dello Sviluppo Economico, per spiegare il no di Fnsi e Ordine dei Giornalisti, alla convocazione del Ministro del Lavoro di Maio, fissata proprio per stamattina al Mise. Giulietti ha ringraziato ancora una volta il Capo dello Stato (per lui c'è stato un applauso collettivo, ndr) «che per sette volte ha dovuto dire in queste settimane che la libertà di informazione è un presidio della democrazia». Con i tagli al fondo per l'editoria «non si colpiscono le grandi testate, che da anni non lo ricevono più ma le piccole testate e le realtà regionali. E dopo l'editoria, rischiano l'emittenza e le convenzioni delle agenzie. Chi sostiene che situazioni (di tensione tra potere e informazione, ndr) come questa ci siano sempre state si sbaglia. Ora c'è Trump, e l'obiettivo in molte parti del mondo è cancellare la figura del giornalista». Per Giulietti, «se il ministro vuole parlare di precari e equo compenso rimuova innanzitutto gli insulti. E do una notizia, tutti i tentativi fatti per dividere Carlo Verna (presidente del Consiglio Nazionale dell'Odg) e Lorusso (segretario della Fnsi), per fare trattative separate, sono stati inutili. Non perdete tempo, questa, unita, è l'unica delegazione che può trattare». Il presidente della Fnsi ricorda anche che «la legge sull'equo compenso c'è già, va applicata. Hanno risposto che mancano i soldi. Eppure per finanziarla basterebbe un emendamento nella legge contro le querele bavaglio, da portare a votazione, con cui si stabilisca che un terzo, un quarto o la metà di quello che dovranno lasciare i molestatori dell'articolo 21 che perdono le cause, vada nel fondo per i precari, dove potrebbero andare anche i soldi delle multe dell'Agcom». L'ambizione di Odg e Fnsi «è trattare con il governo ma se non ci saranno i presupposti, il prossimo passo sarà una grande manifestazione nazionale per chi vuole proteggere la Costituzione e l'Articolo 21».

Schiaffi e morsi ai bimbi, arrestato maestro d'asilo

I loro bambini non andavano volentieri alla scuola dell'infanzia dove erano iscritti, nel centro di Cerignola, in provincia di Foggia, e rientravano a casa piangendo. Un malessere attribuito dai piccoli alla presenza del 'maestro' e al fatto che lo stesso dava loro schiaffi alla testa, colpi alle orecchie, pizzicotti e morsi. Sono stati questi i segnali che hanno spinto i genitori delle vittime di quei maltrattamenti a denunciare la triste situazione al Commissariato di Polizia. I maltrattamenti sarebbero andati avanti fin dall’inizio dell’anno scolastico.

Gli agenti hanno arrestato l'insegnante di circa 60 anni, di origine campane, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia. Le denunce sono state presentate agli inizi di novembre. In alcuni casi i piccoli chiedevano alle mamme di farsi promettere che a scuola non avrebbero trovato il maestro. A quel punto i poliziotti hanno installato nell’aula un sistema di videosorveglianza che ha messo da subito in evidenza un costante, sistematico uso di atteggiamenti aggressivi, violenti e denigranti da parte dell’insegnante che avrebbe terrorizzato i bambini con soprusi, vessazioni e violenze.

A subire prevalentemente i maltrattamenti era un bambino di soli 4 anni, con disabilità grave, costretto a mangiare per poi vomitare nel piatto. Un dato sconcertante per gli inquirenti è stato quello di vedere i bambini sempre terrorizzati dal sopraggiungere dell’insegnante: appena lo vedevano arrivare, costantemente si auto proteggevano il capo, mettendo le loro manine tra le orecchie e la nuca per proteggersi da sicure aggressioni.

Le maniere burbere e forti del maestro si evidenziavano anche quando giocava con i bambini: in alcuni casi, sollevava i bambini per la testa oppure li schiaffeggiava con le loro stesse manine. La misura cautelare si è resa necessaria analizzando tutti gli episodi registrati e considerando la circostanza che la condotta del maestro non può essere inquadrata in nessun metodo educativo accettabile, trattandosi di violenza sistematica idonea a creare un clima di terrore tra i minori ed incidere negativamente sul loro sviluppo e sulla loro formazione. L'uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari.  

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