Giovedì 27 Luglio 2017 - 2:43

Due giorni di sciopero dei treni, ma non per le Frecce

Circoleranno regolarmente le Frecce Trenitalia in occasione dello sciopero nazionale del personale del gruppo Fs - ad esclusione di Piemonte e Valle d’Aosta - indetto da alcune sigle sindacali autonome dalle 21 di domani alle 21 di venerdì 16 giugno, in adesione a uno sciopero generale.

In ambito regionale Trenitalia, si legge in una nota, sarà impegnata ad offrire nel corso dello sciopero un adeguato livello di servizio anche al di fuori della fascia oraria di maggiore frequentazione (6-9 e 18-21) durante la quale sono garantiti per legge, nei giorni feriali, i servizi minimi.

Nel corso dello sciopero sarà assicurato il collegamento tra Roma Termini e l'aeroporto di Fiumicino con il “Leonardo Express". Saranno inoltre garantiti i convogli elencati nell'apposita tabella dei treni previsti in caso di sciopero, consultabile sull'orario ufficiale di Trenitalia e sul sito trenitalia.com nella sezione “in caso di sciopero".

Alcuni treni Intercity e alcuni convogli regionali che non rientrano tra quelli “garantiti" potranno essere cancellati o limitati nel percorso.

Violenze in caserma, arrestati quattro carabinieri

Violenze in caserma. La Procura di Massa Carrara ha indagato nove carabinieri nell'ambito di un'inchiesta su presunte irregolarità in Lunigiana. Tre militari sono finiti agli arresti domiciliari e uno in carcere. Per altri quattro militari è stato disposto il divieto di dimora e per un altro la sospensione dal servizio. I militari si sarebbero resi responsabili dei reati di lesioni e falso per episodi accaduti nei mesi scorsi nelle caserme di Aulla e Albiano Magra. «L'adozione delle misure, ancorché dolorosa sul piano umano, deve rendere edotti dell'assurdità da parte di chiunque, militari dell'Arma dei carabinieri compresi, di considerarsi al di fuori e al di sopra delle leggi dello Stato e anzi offre garanzia, enucleati gli autori di condotte improprie, della sicura correttezza e del sicuro senso delle regole di quanti altri fanno parte dell'Arma», afferma in una nota il procuratore di Massa Carrara, Aldo Giubilaro, a proposito dell'inchiesta, precisando che l'accaduto è «un fatto circoscritto» e ribadendo «il più incondizionato e alto apprezzamento» per l'opera dell'Arma dei carabinieri. Il procuratore Aldo Giubilaro ha affermato che l'esecuzione del provvedimento è avvenuta «con sincero dispiacere».

Le misure cautelari sono state richieste dalla Procura lo scorso 4 aprile e disposte il 12 giugno dal gip del Tribunale di Massa Carrara, Ermanno De Mattia. Non è consentito, ricorda Giubilaro, «in uno stato di diritto quale è il nostro, che la sola appartenenza a una categoria sociale oppure a un corpo, ancorché meritevole e glorioso come l'Arma dei carabinieri, renda immuni da ogni responsabilità, autorizzi persino la commissione di reati e metta al riparo dal subire indagini». Il procuratore sottolinea come le misure abbiano colpito «un numero ristretto di militari, a dimostrazione dell'impegno, della correttezza, del senso delle istituzioni e dello spirito di sacrificio che normalmente pongono nell'adempimento dei loro molteplici e delicati compiti i militari dell'Arma dei carabinieri della provincia di Massa».

Allarme morbillo: +137 casi in una settimana

ROMA. Salgono a 2.988 i casi di morbillo registrati in Italia dall'inizio dell'anno, secondo l'ultimo bollettino settimanale dell'Istituto superiore di sanità relativo al periodo 5-11 giugno. Rispetto alla rilevazione della settimana scorsa, le infezioni sono 137 in più (erano 2.851 i casi nel bollettino relativo al periodo 29 maggio-4 giugno). Le diagnosi fra gli operatori sanitari passano da 224 a 237 (+13).

L'89% dei casi riguarda persone non vaccinate, il 6% vaccinati con una sola dose. Il 35% dei pazienti ha avuto almeno una complicanza, il 40% è stato ricoverato, il 15% è arrivato in pronto soccorso. L'età mediana dei contagiati è 27 anni. La fascia d'età più rappresentata è quella dai 15 ai 39 anni (56% dei casi), seguita dagli over 39 (18%)

Bindi: Riina ancora pericoloso, per lui cure continue

«Riina conserva immutata sua pericolosità concreta e attuale» mostrando di essere «interessato alle vicende processuali» che lo riguardano. Lo ha detto Rosy Bindi, in una comunicazione a seguito della sua visita all'ospedale di Parma, dove il boss mafioso è ospitato. Per la presidente dell'antimafia, va inoltre ricordato che in mancanza di «nuove leadership (nella mafia, ndr) i soggetti che tornano in libertà, riassumono i ruoli precedenti». «Riina - ha sottolineato - resta il capo di cosa nostra per le stesse regole mafiose e non perché lo Stato ha vinto».

Inoltre «la cura e l'assistenza continua» che ha «sono identiche o superiori a quelle che potrebbe avere in libertà, a lui è assicurato ogni diritto», ha detto ancora Bindi che ieri ha fatto un sopralluogo presso la struttura ospedaliera di Parma, dove il capo di Cosa nostra, Totò Riina, è attualmente ricoverato. «Ieri mi sono recata, senza preavvertire all'ospedale della città emiliana e presso la sezione del 41 bis della casa circondariale», ha detto la Bindi. 

«Nella struttura ospedaliera si è constatato che il detenuto, con il quale non si è dialogato, era vigile, in sedia a rotelle, in stanza ampia e pulita», inoltre Riina «si alimenta correttamente» e le sue patologie «non manifestano condizioni acute», ha aggiunto la presidente dell'Antimafia, sottolineando che il boss «è costantemente accudito, più volte al giorno dagli infermieri, interloquisce normalmente con il personale, svolge colloqui con i familiari, scrive lettere e legge quelle che riceve, e solo in rare occasioni ha rinunciato alle udienze». 

«La cella - ha poi svelato la Bindi - dove è stato fino al gennaio 2016, è previsto che sia ampliata e dotata di letto “ospedaliero" per un eventuale rientro in carcere del boss e questi lavori sono iniziati oggi, dove dunque troverebbe condizioni migliori».

«La camera dove si trova ora è di confortevoli dimensioni, assolutamente corrispondente a una qualsiasi stanza di degenza ospedaliera, dotata di bagno privato attrezzato per i disabili, e in ottime condizioni igieniche», ha detto ancora Bindi riferendo in Commissione. Il personale medico «ha inoltre spiegato che il Riina si alimenta autonomamente, è tenuto sotto stretta osservazione medica - quasi “a vista" - per il controllo delle sue patologie che peraltro, allo stato, non presentano manifestazioni acute, e, per quanto attiene alle sue generali condizioni di decadimento fisico, è costantemente assistito da una équipe di infermieri che lo accudisce più volte al giorno per ogni necessità».

Dal punto di vista intellettivo, come chiarito dai medici e come confermato dagli agenti del Gom addetti alla sorveglianza h24, Riina «interloquisce normalmente con il personale medico, paramedico e della polizia penitenziaria, svolge i colloqui con i familiari e con il suo difensore, scrive lettere ai parenti e legge senza difficoltà quelle che riceve, partecipa alle udienze sebbene ciò comporti uno spostamento temporaneo presso la casa di reclusione di Parma e solo in rare occasioni ha dovuto rinunciarvi ma non per sua volontà bensì per la contraria indicazione dei sanitari in relazione alla sua salute».

Lecce, scontro tra treni: oltre dieci feriti

LECCE. Circa 13 passeggeri sono rimasti feriti in modo non grave nello scontro tra due treni in provincia di Lecce. Sul posto carabinieri, polizia e ambulanze del 118. La linea coinvolta è quella gestita dalle Ferrovie Sud-Est. I feriti hanno riportato contusioni ed escoriazioni. L'incidente è avvenuto all'uscita di Galugnano, frazione di San Donato di Lecce, sulla tratta tra il capoluogo salentino e Otranto. Le due littorine procedevano in senso opposto, ma a bassa velocità e per questo anche i mezzi non hanno riportato grossi danni. A bordo dei due treni c'erano complessivamente 80 passeggeri e, come reso noto dalla società, uno dei due convogli era fermo. L'incidente, secondo quanto riferisce la Asl del capoluogo salentino, è avvenuto su un tratto a binario unico.

Asilo nido lager a Roma: insulti e schiaffi a bimbi

ROMA. Bambini presi a schiaffi, insultati, addirittura con epiteti a sfondo razzista, e lanciati sui materassini per cambiarli. È la terribile scoperta fatta dagli agenti della Polaria di Fiumicino in un asilo nido abusivo al Pigneto a Roma: la titolare e il fratello, che lavorava con lei, sono stati arrestati e sono finiti in carcere.

Le indagini della Polaria sono partite dalla denuncia dei genitori di una bambina di due anni: la mamma e il papà si sono resi conto che qualcosa non andava perché la bambina aveva lividi e un comportamento strano. Hanno così deciso di presentare una denuncia, ma hanno preferito rivolgersi al personale di Fiumicino sapendo che la titolare dell'asilo, che non immaginavano fosse privo di autorizzazioni, è sposata con un poliziotto in servizio a Roma, completamente estraneo ai fatti.

Nel corso delle indagini, coordinate dalla procura di Roma, sono state messe delle telecamere nell'asilo che hanno filmato i maltrattamenti. Dai successivi accertamenti è inoltre emerso che la struttura non aveva le necessarie autorizzazioni. Stamattina sono stati eseguiti gli arresti e gli agenti della Polaria hanno messo al corrente della situazione i genitori dei sedici bambini che frequentavano il nido. Per le famiglie è già stato previsto un servizio di sostegno.

La donna ha 40 anni, mentre il fratello ne ha 30. I maltrattamenti avvenivano su bambini di età tra i cinque mesi e i tre anni. Gli arrestati, secondo quanto emerso dalle indagini, apostrofavano i piccoli con insulti anche a sfondo razziale, utilizzando sistematicamente riferimenti sessuali sempre espressi in modo volgare ed osceno. L’intervento degli agenti, con la partecipazione della Asl per gli aspetti di specifica competenza, si è reso necessario proprio per impedire un protrarsi della esposizione dei minori alle violenze psico-fisiche. Ai bambini ed ai loro genitori è stato assicurato un servizio di consulenza medico specialistico per l’assistenza post-traumatica.

Denunciò 12 volte il marito che poi la uccise: condannati i pm

La Corte d'appello di Messina ha condannato i magistrati che lasciarono nella possibilità d'agire un marito violento, denunciato 12 volte dalla moglie M.M., poi uccisa dall'uomo, S.N., 10 anni fa a Palagonia, nel catanese. La Corte ha stabilito che ci fu dolo e colpa grave nell'inerzia dei pm che, dopo i primi segnali di violenza da parte del marito, non trovarono il modo di fermarlo, nonostante le reiterate denunce della donna.

Stop ai treni, le 24 ore nere dei pendolari

ROMA. Disagi in vista per i pendolari italiani. Dalle ore 21 di giovedì 15 giugno scatterà lo sciopero nazionale di 24 ore del personale del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane eccetto le regioni Piemonte e Valle d'Aosta. Per i treni regionali saranno garantiti i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali dalle ore 6.00 alle ore 9.00 e dalle ore 18.00 alle ore 21.00.

Saranno garantiti i convogli elencati nell'apposita tabella dei treni regionali e a lunga percorrenza consultabile sull'orario ufficiale di Trenitalia e sul sito trenitalia.com nella sezione "in caso di sciopero". Le Frecce invece circoleranno regolarmente e sarà inoltre garantito il collegamento tra Roma Termini e l'aeroporto di Fiumicino con il servizio 'Leonardo Express' o con autobus sostitutivi.

«Non sarà una manovra lacrime e sangue», ecco il piano del governo

Non sarà una manovra di lacrime e sangue e potrebbe arrivare anche un taglio del cuneo fiscale per i giovani. Lo assicura il viceministro all'economia, Enrico Morando, nel corso del convegno dei giovani di Confindustria che garantisce come si riuscirà a scongiurare anche gli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia.

«Gentiloni sta serenissimo, lo è sempre stato. E c'è qualche ragione per ritenere che questa manovra che dovremo presentare tra qualche settimana, non un anno, non sia così lacrime e sangue o disastrosa come si dice. Ci sono orientamenti della Commissione rilevanti per cui è possibile ridurre del 50% la dimensione dell'aggiustamento strutturale rivisto dal Def e sarà più facile eliminare le clausole di salvaguardia», dice nel corso del convegno dei giovani imprenditori in corso a Rapallo.

«Senza lacrime e sangue dunque, facciamo una legge di bilancio seria, eliminando la clausola di salvaguardia magari aggiungendo un intervento strutturale a favore del cuneo per i giovani», conclude.

Il Papa in visita al Quirinale

ROMA. I valori della Costituzione italiana come risposta e guida di fronte alle sfide che interpellano l'Italia e il mondo - a cominciare dalla mancanza di occupazione - e coloro che hanno responsabilità nelle Istituzioni, naturalmente nella rigorosa distinzione delle competenze politiche da un lato e religiose dall'altro. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e Papa Francesco, trovano nel richiamo ai principi della Carta fondamentale il filo che lega un approccio condiviso alle questioni del lavoro, dell'immigrazione, del clima, del terrorismo, manifestato negli ultimi due anni seguiti alla visita del Capo dello Stato in Vaticano, poche settimane dopo la sua elezione, e ricambiata questa mattina dal Sommo pontefice al Quirinale. Centrale il colloquio di una ventina di minuti nello Studio alla Vetrata, per passare in rassegna le questioni poi illustrate nei discorsi tenuti nel salone dei Corazzieri, davanti alle rispettive delegazioni e ad esponenti istituzionali e politici. Fondamentale il tema del lavoro, evocato da Bergoglio nella sua recente visita a Genova, proprio richiamando l'articolo uno della Costituzione, nella quale sono iscritti, ricorda il Capo dello Stato, «quei valori di centralità della persona, di giustizia, di solidarietà, di condivisione» che «sono anche alla base di tante manifestazioni della testimonianza della Chiesa Cattolica». Valori, fa eco il Pontefice, che rappresentano «uno stabile quadro di riferimento per la vita democratica del popolo» e per affrontare «problemi e rischi di varia natura» con i quali «l'Italia e l'insieme dell'Europa sono chiamate a confrontarsi: il terrorismo internazionale, il fenomeno migratorio, la difficoltà delle giovani generazioni di accedere a un lavoro stabile e dignitoso».

L'OCCUPAZIONE VALORE SOCIALE CHE GARANTISCE DIGNITà CONTR EMARGINAZIONE. Ed è proprio questo il tasto che Mattarella e Francesco toccano con particolare incisività. «L'occupazione, e la dignità -che ad essa è intrinsecamente legata- deve costituire -afferma il Capo dello Stato- il centro dell'esercizio delle responsabilità di istituzioni e forze sociali, così da prevenire e curare fenomeni di emarginazione, povertà, solitudine e degrado». «Il disagio giovanile, le sacche di povertà, la difficoltà che i giovani incontrano nel formare una famiglia e nel mettere al mondo figli -rimarca il Papa- trovano un denominatore comune nell'insufficienza dell'offerta di lavoro, a volte talmente precario o poco retribuito da non consentire una seria progettualità. È necessaria un'alleanza di sinergie e di iniziative perché le risorse finanziarie siano poste al servizio di questo obiettivo di grande respiro e valore sociale e non siano invece distolte e disperse in investimenti prevalentemente speculativi». Mattarella si sofferma poi sui rischi legati a «fenomeni globali incontrollati, come il riscaldamento del pianeta» e ricorda come l'enciclica 'Laudato si'' abbia preceduto di pochi mesi l'Accordo di Parigi sul clima, «punto di partenza al quale non intendiamo abdicare».

IMPEGNO COMUNE SUI MIGRANTI. Nelle parole del Presidente della Repubblica e in quelle del Papa si susseguono reciproci rimandi a convincimenti ed espressioni richiamati sovente da entrambi, segno di una sintonia espressa anche nella scelta di non scambiarsi anticipatamente i rispettivi discorsi. Così quando Francesco elenca questioni che, «a causa della loro complessità, nessuno può pretendere di risolvere da solo», è automatico ricordare il monito ripetuto continuamente da Mattarella di fronte al «dramma dei migranti», che «richiede un comune impegno da parte della comunità internazionale», perchè «i grandi problemi di questa epoca, se affrontati con un approccio inadeguato e angusto e con scarsa lungimiranza, rischiano di travolgerci». E il Papa, dopo aver reso merito al «modo col quale lo Stato e il popolo italiano stanno affrontando la crisi migratoria», concorda sul fatto che «poche Nazioni non possono farsene carico interamente, assicurando un'ordinata integrazione dei nuovi arrivati nel proprio tessuto sociale. E' indispensabile e urgente che si sviluppi un'ampia e incisiva cooperazione internazionale».

CHIESA IMPEGNATA NELLA VITA NAZIONALE. La stessa collaborazione necessaria per rispondere alla tremenda sfida lanciata dal terrorismo. Mattarella a questo proposito ricorda il recente viaggio del Pontefice in Egitto, il colloquio con le autorità religiose islamiche dell'Università di El Azhar. «Parole, e gesti, che hanno rappresentato un passo decisivo verso una maggiore comprensione reciproca, verso la costituzione di un fronte comune nei confronti dell'estremismo e del fanatismo, di qualunque matrice esso sia». Rientrando nei confini nazionali, il Capo dello Stato e Francesco si soffermano sulla drammatica esperienza vissuta dalle popolazioni dell'Italia centrale colpite dai terremoti succedutisi dalla fine dell'estate scorsa fino all'inizio dell'inverno, prima di incontrare nei giardini del Quirinale una rappresentanza di scolaresche, alcune presenti anche nel salone dei Corazzieri, che il Papa invita ad andare «avanti con coraggio, sempre su». Mattarella sottolinea come la Chiesa, «in tutte le sue espressioni, dalle organizzazioni di volontariato ai movimenti laicali», sia stata «fortemente impegnata al fianco delle Istituzioni, per alleviare la sofferenza delle popolazioni interessate» dal sisma, esempio di «una presenza che risalta, in modo particolare, nei momenti più difficili della nostra vita nazionale». Manifestazione, conferma il Pontefice «di proficua collaborazione tra la comunità ecclesiale e quella civile». 

VERA DEMOCRAZIA RICHIEDE RESPONSABILITà. Una «instancabile azione, al fianco delle Istituzioni nazionali, nella più ampia riaffermazione dei valori di giustizia, equità, apertura e tolleranza sui quali si fonda la Repubblica», mette ancora in risalto Mattarella, che «contribuirà a rafforzare quel senso di comunità che nel nostro Paese è radicato e forte ma che, tuttavia, può incrociare, talvolta, un insufficiente spirito di concreta autentica convivenza». «Guardo all'Italia con speranza -è l'incoraggiamento di Bergoglio- che, se saprà avvalersi di tutte le sue risorse spirituali e materiali in spirito di collaborazione tra le sue diverse componenti civili, troverà la via giusta per un ordinato sviluppo e per governare nel modo più appropriato i fenomeni e le problematiche che le stanno di fronte». Tutto ciò, evidenzia il Capo dello Stato, rimanda anche e soprattutto alla «dimensione della responsabilità, chiamata a declinarsi, quotidianamente, all'interno delle Istituzioni», e che quindi coinvolge, aggiunge il Papa, «tutti coloro che hanno responsabilità in campo politico e amministrativo», dai quali «ci si attende un paziente e umile lavoro per il bene comune, che cerchi di rafforzare i legami tra la gente e le Istituzioni, perché da questa tenace tessitura e da questo impegno corale si sviluppa la vera democrazia».

PAPA: PREGHI PER ME. MATTARELLA: SONO COMMOSSO. Parole suggellate dalla calorosa e prolungata stretta di mano con la quale il Capo dello Stato e il Pontefice si salutano all'inizio della visita nel Cortile d'onore del Quirinale, in una atmosfera resa rumorosamente festosa dalla presenza delle scolaresche e dalle famiglie dei dipendenti della Presidenza della Repubblica, che va insolitamente al di là del rigido e algido protocollo previsto in queste occasioni. E che si ripete al momento del congedo del Papa: «Lei preghi per me e io lo faccio per lei», afferma Francesco, al quale Mattarella replica con un «sono commosso» particolarmente sentito. 

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