Sabato 29 Aprile 2017 - 19:28

Papa Francesco al Cairo: carità sia unico estremismo

IL CAIRO. "Quante volte l'uomo si auto-paralizza, rifiutando di superare la propria idea di Dio, di un dio creato a immagine e somiglianza dell’uomo! Quante volte si dispera, rifiutando di credere che l’onnipotenza di Dio non è onnipotenza di forza, di autorità, ma è soltanto onnipotenza di amore, di perdono e di vita!". Così Papa Francesco nell'omelia della messa all'Air Defense Stadium al Cairo davanti a circa 30.000 persone riferendosi al passo evangelico, nella III Domenica di Pasqua, che parla dell’itinerario dei due discepoli di Emmaus che lasciarono Gerusalemme: "un Vangelo che si può riassumere in tre parole: morte, risurrezione e vita".

"I discepoli riconobbero Gesù 'nello spezzare il pane', nell’Eucaristia. Se noi non ci lasciamo spezzare il velo che offusca i nostri occhi, se non ci lasciamo spezzare l’indurimento del nostro cuore e dei nostri pregiudizi, non potremo mai riconoscere il volto di Dio", dice il Pontefice che ha esordito salutando in lingua araba: 'Al Salamò Alaikum' ('la pace sia con voi').

Pyongyang lancia missile balistico: fallito il test. Ira di Trump

WASHINGTON. È fallito il lancio di un missile balistico condotto dalla Corea del Nord, annunciato da tempo ed avvenuto in coincidenza con i cento giorni alla Casa Bianca di Donald Trump. Lo hanno reso noto i media sudcoreani, secondo cui il 'regno eremita' ha lanciato un missile da una zona a nord di Pyongyang, che è esploso in volo pochi secondo dopo. Si tratta del 75° test missilistico da quando Kim Jong-un è leader.

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Yonhap, che cita una nota degli Stati maggiori sudcoreani, "la Corea del Nord ha lanciato questa mattina un missile non identificato da un sito nei pressi di Pukchang, nella provincia del Pyongan meridionale".

Dal canto suo, il comandante Dave Benham, portavoce del comando americano del Pacifico, ha precisato che il missile non ha lasciato lo spazio aereo nordcoreano e non ha rappresentato una minaccia per gli Stati Uniti.

Il lancio del missile rappresenta "una mancanza di rispetto" nei confronti della Cina. Lo ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti, commentando l'ultima provocazione di Pyongyang. "La Corea del Nord non ha rispettato gli auspici della Cina e del suo molto rispettato presidente quando ha lanciato, anche se senza successo, un missile oggi", ha affermato. "Questo è un male", ha aggiunto sempre su twitter Trump, che era stato avvertito immediatamente del test missilistico, secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca in una nota diffusa nella notte.

Negli ultimi giorni, Pechino ha intensificato le pressioni sul regime nordcoreano: secondo quanto affermato ieri dal segretario di Stato americano Rex Tillerson, la Cina sarebbe pronta a sanzioni contro Pyongyang.

SUMMIT ASEAN - Le tensioni nella penisola coreana e quelle nel mar della Cina meridionale sono al centro del summit dei leader dei Paesi del sudest asiatico che si tiene oggi a Manila, tra imponenti misure di sicurezza. Oltre 40mila tra agenti e soldati sono stati dispiegati nella capitale delle Filippine, dove i leader dell'Asean, secondo la bozza di dichiarazione, inviteranno la Corea del Nord "a cessare immediatamente tutte le azioni che violano i suoi obblighi internazionali e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza".

"Le azioni nordcoreane - prosegue la bozza di comunicato - hanno avuto come conseguenza un'escalation delle tensioni che possono avere un impatto sulla pace e la stabilità dell'intera regione".

Quanto alle tensioni nel mar della Cina meridionale, si chiede ai Paesi coinvolti (oltre alla Cina, Vietnam, Filippine, Malaysia) di evitare azioni "come la rivendicazione di terre e la militarizzazione, che potrebbe complicare ulteriormente la situazione". I Paesi dell'Asean sono: Filippine, Vietnam, Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Myanmar, Cambogia e Laos.

Papa Francesco è in Egitto

"L'Egitto è chiamato a condannare e a sconfiggere ogni violenza e ogni terrorismo". E' l'esortazione di Papa Francesco, contenuta nel discorso ufficiale tenuto al Cairo alla presenza del Presidente della Repubblica egiziano al-Sisi in uno degli appuntamenti della prima giornata del viaggio apostolico.

"L'Egitto è chiamato a donare il grano della pace a tutti i cuori affamati di convivenza pacifica, di lavoro dignitoso, di educazione umana. L’Egitto, che nello stesso tempo costruisce la pace e combatte il terrorismo, è chiamato a dare prova che, come recita il motto della Rivoluzione del 1952, la fede è per Dio, la Patria è per tutti, dimostrando che si può credere e vivere in armonia con gli altri, condividendo con loro i valori umani fondamentali e rispettando la libertà e la fede di tutti", ha detto Francesco.

"Pace per l'Egitto! Pace per tutta la regione del Medio Oriente! In particolare per Palestina e Israele, per la Siria, per la Libia, per lo Yemen, per l’Iraq, per il Sud Sudan! Pace a tutti gli uomini di buona volontà!", ha detto il Pontefice.

"Questo viaggio ha un'aspettativa speciale, perché è un viaggio fatto per l’invito del Presidente della Repubblica, di Tawadros II patriarca di Alessandria dei Copti, del patriarca dei Copti cattolici e del Grande Imam di Al-Azhar: tutti e quattro mi hanno invitato a fare questo viaggio, che è un viaggio di unità e di fratellanza", le parole del Santo Padre durante il volo.

Il Pontefice si è trasferito in auto dall'aeroporto internazionale del Cairo al Palazzo presidenziale di Heliopolis per la cerimonia di benvenuto: ad accoglierlo, il presidente al-Sisi.

Un forte e prolungato abbraccio tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar ha segnato invece il termine del discorso della massima autorità musulmana sunnita Ahmad Muhammad al-Tayyeb alla Conferenza internazionale sulla Pace aperta al Cairo. L'abbraccio tra il Papa e il Grande Imam è stato sottolineato dagli applausi convinti di tutti i partecipanti, che si sono alzati in piedi in senso di condivisione, prima che Papa Francesco prendesse la parola per il suo intervento alla Conferenza internazionale sulla Pace.

"Al Salamò Alaikum! (la pace sia con voi), ha esordito il Papa. "È un grande dono essere qui e iniziare in questo luogo la mia visita in Egitto, rivolgendomi a voi nell’ambito di questa Conferenza Internazionale per la Pace. Ringrazio il Grande Imam per averla ideata e organizzata e per avermi cortesemente invitato. Vorrei offrirvi alcuni pensieri, traendoli dalla gloriosa storia di questa terra, che nei secoli è apparsa al mondo come terra di civiltà e terra di alleanze", ha aggiunto.

"In questa sfida di civiltà tanto urgente e appassionante siamo chiamati, cristiani e musulmani, e tutti i credenti, a dare il nostro contributo: 'viviamo sotto il sole di un unico Dio misericordioso'", ha detto in un altro passaggio del discorso. "Oggi specialmente -ha sottolineato- la religione non è un problema ma è parte della soluzione".

I "populismi demagogici non aiutano a consolidare la pace e la stabilità", ha affermato ancora. "A a poco o nulla serve infatti alzare la voce e correre a riarmarsi per proteggersi: oggi c’è bisogno di costruttori di pace, non di provocatori di conflitti; di pompieri e non di incendiari; di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione". "Nessun incitamento violento garantirà la pace, ed ogni azione unilaterale che non avvii processi costruttivi e condivisi è in realtà un regalo ai fautori dei radicalismi e della violenza", un altro passaggio dell'intervento.

La giornata si concluderà con l'incontro del Pontefice con il patriarca dei copti ortodossi Tawadros II, prima del rientro in Nunziatura.

Domani, alle 10 la celebrazione della messa, in cui Papa Francesco pronuncerà l'omelia. Dopo il pranzo con i vescovi egiziani, l'incontro con il clero cattolico e l'ultimo discorso del Pontefice in Egitto. Per le 17 è fissata la partenza dal Cairo, destinazione l'aeroporto romano di Ciampino, dove atterrerà alle 20.30 per fare rientro in Vaticano.

Ovunque nelle strade del Cairo sono stati affissi manifesti con l'immagine del Santo Padre e il logo scelto per l'evento, ossia 'Il papa della pace nell'Egitto della pace', mentre - secondo il sito di notizie egiziano 'Arabi 21' - ci sarebbero "misure di sicurezza raddoppiate" in vista della visita e questo "in collaborazione con il ministero della Difesa, quello dell'Interno e la Chiesa cattolica egiziana".

Sarà in particolare il quartiere di Zamalek, dove si trova la nunziatura apostolica che ospiterà il Papa, ad essere 'blindato', tant'è che il ministero dell'Interno ha lanciato una "vasta campagna di controlli e pattugliamenti per le strade, arrestando anche alcuni sospetti", spiega 'Arabi 21'.

Grande mobilitazione anche dei giovani cristiani egiziani, che ieri sera hanno organizzato veglie di preghiera nelle chiese cattoliche della capitale che si protrarranno anche nella giornata di oggi, in vista della partecipazione alla grande messa che Francesco celebrerà sabato presso lo Stadio del 30 giugno, lo stesso dove nel 2015 morirono oltre 20 tifosi in scontri con la polizia durante una partita tra due squadre del Cairo.

Come ha rivelato il presidente del comitato organizzativo della visita, Anba Emanuel Iyyad, alla messa è prevista la partecipazione di 25mila copti di tutti i riti cattolici, mentre il segretario generale del governatorato del Cairo, Muhammad al-Sheykh, ha fatto sapere che per l'occasione è stato dichiarato lo stato d'emergenza per le strade della capitale.

Trump sfida Kim, inviato sottomarino nucleare in Corea

WASHINGTON. Un sottomarino nucleare, l'USS Michigan, è arrivato in Corea del Sud per quella che, a quanto riporta la Cnn, un funzionario della Difesa Usa descrive come una "dimostrazione di forza nelle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord". Tra l'altro, il sottomarino sbarca nella città portuale di Busan proprio nel giorno in cui la Nordcorea celebra il 85° anniversario della fondazione dell'Esercito Popolare.

La Naval Forces Corea ha smorzato i toni definendo l'arrivo del Michigan come una visita "di routine" utile a sottolineare l'alleanza tra Stati Uniti e la Marina della Corea del Sud. Ma la presenza del sottomarino nella regione, anche se non se ne prevede la partecipazione a esercitazioni, è destinata a mandare un messaggio forte a Pyongyang, in special modo dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che annunciavano l'invio di una potente "armada" con tanto di sottomarini nucleari.

L'intero Senato americano sarà domani alla Casa Bianca per un briefing con il segretario di Stato Rex Tillerson e quello alla difesa James Mattis sulla crisi con la Corea del Nord. L'inusuale riunione si terrà nell'auditorium dell'Eisenhower Executive Office Building, ha reso noto il portavoce del Consiglio di sicurezza Michael Anton precisando che, anche se il Senato ha i suoi spazi, "il presidente ha offerto al leader della maggioranza repubblicana Mirch McConnell lo spazio come gesto di cortesia".

Ieri il presidente Donald Trump ha incontrato gli ambasciatori dei paesi del Consiglio di sicurezza dell'Onu per sottolineare l'intenzione americana di porre fine agli sforzi di riarmo nucleare e missilistico di Pyongyang. "Lo status quo della Corea del Nord è inaccettabile e il consiglio deve essere pronto a imporre ulteriori e più forti sanzioni contro i programmi missilistico e nucleare. La Corea del Nord è un grande problema per tutto il mondo ed è un problema che dobbiamo infine risolvere", ha affermato Trump.

Venerdì il segretario di Stato Rex Tillerson presiederà una riunione del Consiglio di sicurezza a livello di ministri degli Esteri per "discutere del modo di massimizzare l'impatto delle misure del Consiglio già in atto e per dimostrare la sua determinazione a rispondere a ulteriori provocazioni con nuove misure appropriate", ha spiegato il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner.

Del Grande libero, il blogger è in Italia

ROMA. "Gabriele Del Grande è libero" e "ho avuto la gioia di avvisare i suoi familiari". Così il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha annunciato su Twitter la liberazione del regista e blogger italiano arrestato in Turchia e atterrato poco prima delle 11 a Bologna. "Missione compiuta" ha poi detto il titolare della Farnesina all'aeroporto Marconi per accogliere il giornalista 34enne. "Sono felice per il buon esito della vicenda - ha aggiunto - abbiamo constatato che sta bene ed è la migliore vigilia della nostra festa della liberazione". Il ministro ha poi ringraziato il collega turco Mehmet Cauvosglu, con cui "ho whatsappato, ci sono state telefonate, ovviamente nel silenzio della mia comunicazione pubblica, perché non potevo dire tutto quello che si stava facendo". "Ringrazio il collega turco e il governo, perché anche nei momenti di massima tensione non abbiamo mai perso il contatto", ha sottolineato Alfano. LE PRIME PAROLE - "Oggi io sono libero ma mando un pensiero caro a tutti i detenuti e tutti i giornalisti che sono ancora in carcere, in condizioni molto peggiori della mia, anche in Turchia e in altri Paesi del mondo" ha detto Del Grande, che ha voluto "ringraziare non soltanto le istituzioni italiane, la stampa italiana, la società civile, la mia famiglia; ringrazio anche chi a livello di istituzioni turche si è mosso, dall'ambasciatore al ministro degli esteri, agli avvocati turchi che hanno preso in carico il mio caso". Ma ancora "non ho capito perché sono stato fermato, non mi è stato rilasciato nessun provvedimento". "Sto bene - ha rassicurato -. La più grande difficoltà è stata la detenzione, la privazione della libertà; anche se nessuno mi ha mai mancato di rispetto o mi ha mostrato violenza. E' una violenza istituzionale quella di cui sono stato vittima, considero illegale quello che mi è successo". "Sono stato fermato da agenti in borghese'' ha aggiunto. ''Mi hanno fatto domande relative al mio lavoro. Ho saputo della liberazione stanotte quando sono venuti a prendermi e mi hanno portato via dal posto in cui ero detenuto'', ha proseguito. Raccontando del suo caso, Del Grande ha parlato di "un giornalista che viene privato della libertà per 14 giorni mentre sta svolgendo il proprio lavoro in un Paese amico".

Parigi, panico in stazione: aggredisce agenti con un coltello

PARIGI. Panico alla Gare du Nord di Parigi, dopo che un uomo è entrato nella stazione con un coltello in mano e, quando i gendarmi lo hanno visto e avvicinato, ha puntato l'arma contro di loro, scatenando il panico tra la gente che assisteva alla scena. Ma quando i militari, armi in pugno, lo hanno prima tenuto a distanza e poi immobilizzato, l'uomo non ha opposto resistenza ed è stato arrestato. Una fonte della polizia ha riferito a BFMTV, che si sarebbe giustificato affermando di avere con sé il coltello perché "temeva per la propria vita", e comunque di non essersi mai mostrato "minaccioso".

Secondo la polizia, la vicenda ha scatenato il panico tra i passeggeri che, in molti, nella concitazione hanno abbandonato i loro bagagli per fuggire. E ciò ha comportato successivamente un aggravio di lavoro per le squadre di artificieri e le unità cinofile che hanno dovuto ispezionare tutto il materiale abbandonato. E' stata circoscritta una zona di sicurezza per precauzione.

Parigi, attacco sugli Champs Elysées: morti un poliziotto e l'aggressore. L'Isis rivendica

PARIGI Spari sugli Champs Elysées a Parigi. Un poliziotto è rimasto ucciso dopo essere stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco, sparati da un'arma automatica. Il portavoce del ministro dell'Interno francese smentisce la morte di un secondo poliziotto. Al momento, il bilancio della sparatoria è quindi di un poliziotto morto e due gravemente feriti.
L'agenzia Amaq, legata allo Stato Islamico, ha riferito che l'attacco è stato compiuto da "combattenti" dell'Isis, uno dei quali viene individuato in Abu Yusuf al Beljiki, ovvero "il belga". Lo riferisce il Site.
L'uomo che ha aperto il fuoco contro la polizia è stato "neutralizzato": a comunicare l'uccisione è stata la prefettura di polizia di Parigi, riferisce il sito di 'Le Figaro'.

L'aggressore è arrivato sul posto in automobile. Uscito dal mezzo ha aperto il fuoco e ucciso un poliziotto, poi ha ferito altri due agenti mentre correva, prima di essere a sua volta abbattuto. E' quanto ha raccontato una fonte vicina all'inchiesta al sito '20minutes'.

Intanto una perquisizione è in corso nell'abitazione dell'uomo ucciso che era conosciuto dai servizi francesi; la sua abitazione si trova nella Seine-et-Marne, nella banlieue parigina. Il ministero dell'Interno ha reso noto che sono in corso operazioni di sminamento della sua auto.

E arrivano conferme sul fatto che l'obiettivo fossero effettivamente gli agenti: è un portavoce del ministero dell'interno francese a confermarlo, escludendo di fatto l'ipotesi che si possa trattare di una rapita finita male, come ipotizzato da alcune fonti di stampa. Al momento sono in azione le forze speciali e la procura anti-terrorismo ha aperto un'inchiesta.

Numerosi agenti di polizia muniti di scudi si sono schierati sulla Avenue, dove si vedono decine di camionette delle forze di sicurezza. Chiuse per precauzione la stazione della metropolitana Franklin Roosevelt e George V.

La sparatoria è avvenuta all'angolo con la nota brasserie Fouquet's. La zona è stata chiusa dalla polizia e viene sorvolata da un elicottero. La sparatoria è avvenuta durante l'ultimo dibattito televisivo fra i candidati alle presidenziali di domenica.

Sarebbe già conosciuto agli 007 francesi l'aggressore ucciso durante la sparatoria sugli Champ-Elysées, a Parigi. Lo riferisce 'France 24'.
Secondo le informazioni del quotidiano Le Parisien, l'attacco è stato condotto da un uomo solo che ha aperto il fuoco con un'arma automatica.
Ma c'è un giallo su un secondo terrorista in fuga: la polizia ha emesso un avviso di ricerca per un secondo sospetto implicato nell'attentato. Sarebbe arrivato nella capitale francese in treno dal Belgio, ma non ci sono conferme ufficiali.

Nordcorea,
il pugno Usa: «Pronti a risposta schiacciante»

WASHINGTON. La Corea del Nord rappresenta "la più pericolosa e urgente minaccia per la pace e la sicurezza" della regione Asia Pacifico. A dichiararlo è stato il vicepresidente americano Mike Pence, durante una visita a bordo della portaerei americana USS Ronald Reagan nella base navale americana di Yokosuka, in Giappone.

"Gli Stati Uniti d'America perseguiranno sempre la pace. Ma con il presidente Trump lo scudo è in guardia e la spada è pronta", ha affermato Pence, che poi ha lanciato un avvertimento: "Coloro che volessero sfidare la nostra determinazione e la nostra prontezza devono sapere che respingeremo ogni attacco e replicheremo a qualunque uso di armi nucleari o convenzionali con una risposta americana schiacciante".

"Come Trump ha lasciato intendere al mondo, l'epoca della pazienza strategica è finita", ha affermato il vicepresidente, chiarendo però che gli Stati Uniti "continueranno a lavorare diligentemente" con il Giappone, la Cina e altri alleati nella regione "per esercitare pressioni economiche e diplomatiche sulla Corea del Nord".

Elezioni anticipate in Gran Bretagna: si vota l'8 giugno

LONDRA. L'8 giugno il Regno Unito andrà al voto per elezioni politiche anticipate. Lo ha annunciato la premier Theresa May in una dichiarazione da Downing Street. May ha deciso di convocare elezioni anticipate "per garantire certezza e stabilità negli anni a venire".

"Abbiamo bisogno di queste elezioni adesso per assicurare una leadership forte e stabile di cui il Paese ha bisogno" dopo la Brexit, che venne votata nel giugno di un anno fa, ha spiegato la May, secondo la quale "ogni voto per i conservatori rafforzerà la posizione del Regno Unito nei negoziati" con Bruxelles sul'uscita del Paese dall'Unione europea.

"Abbiamo bisogno di elezioni generali", ha aggiunto la premier, denunciando l'atteggiamento dell'opposizione, che altrimenti "continuerà i suoi giochi politici".

"Mentre il Paese si sta unendo, Westminster non lo sta facendo", ha sottolineato May, ammettendo di essere arrivata "con riluttanza" alla decisione di convocare il voto anticipato, che finora aveva sempre escluso, prevedendo una fine della legislatura al 2020.

"La scelta - ha scandito ancora - è tra una leadership forte e stabile nell'interesse nazionale con Theresa May e i conservatori o una coalizione di governo debole e instabile guidata da Jeremy Corbyn", leader dei laburisti.

Tensione Usa-Nordcorea, la Cina avverte Trump: «Rischio guerra»

PECHINO. "Un conflitto potrebbe scoppiare in qualsiasi momento". E' l'avvertimento lanciato dal ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, mentre di ora in ora sale la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord. "Il dialogo è l'unica via", ha ribadito Wang, parlando in una conferenza stampa a Pechino con il collega francese Jean-Marc Ayrault e sottolineando come "il vincitore non sarà chi dice le cose più forti o chi mostra di più i muscoli: se ci sarà una guerra, il risultato sarà una situazione in cui non ci sarà alcun vincitore".

"Abbiamo l'impressione - ha continuato Wang - che un conflitto potrebbe scoppiare in qualsiasi momento. Penso che tutte le parti coinvolte debbano essere molto vigili di fronte a questa situazione".

"Chiediamo una pausa nelle provocazioni e nelle minacce prima che la situazione diventi troppo negativa per poter essere rovesciata - ha esortato ancora il capo della diplomazia di Pechino, parlando di "un clima potenzialmente pericoloso" - Chiunque crei problemi nella penisola si assumerà le proprie responsabilità e ne pagherà il prezzo alla storia".

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