Giovedì 17 Gennaio 2019 - 13:39

Juncker ammette: «Poco solidali con i greci»

"Mi rincresce" che nella gestione della crisi finanziaria l'Eurozona abbia "dato troppo spazio al Fondo Monetario Internazionale. Se la California entra in crisi, gli Usa non si rivolgono al Fondo, e noi avremmo dovuto fare lo stesso". Lo sottolinea il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, intervenendo a Strasburgo nella plenaria del Parlamento Europeo, per il ventennale dell'euro.

Invece, continua Juncker, "c'è stata una mancanza di solidarietà" nella gestione "della crisi greca. Abbiamo coperto di contumelie la Grecia: mi rallegro nel vedere che la Grecia e il Portogallo hanno ritrovato un posto, non dico un posto al sole, ma un posto tra le vecchie democrazie europee", osserva.

Poi, parlando dell'euro, il presidente della Commissione europea sottolinea che si tratta di un progetto che ha avuto "successo", cui all'inizio credevano in pochi. "Quando abbiamo lanciato il processo verso la moneta unica, ci prendevano per pazzi - ricorda Juncker - dicevano che l'unione monetaria non avrebbe potuto funzionare". "Ne sentiamo di meno oggi - prosegue Juncker - deputati, giornalisti, professori di diritto ed economisti, soprattutto in Germania, tutti dicevano che sarebbe stata un'avvenutra che avrebbe condotto l'Ue al bordo dell'abisso. Ebbene, siamo ben lontani dall'abisso, perché possiamo constatare che il percorso intrapreso da vent'anni è stato coronato da successo".

Anche se, aggiunge Juncker, "la convergenza economica e sociale tra gli Stati membri lascia tuttora a desiderare". Ci sono "dei punti deboli: è una grande debolezza che il coordinamento delle politiche economiche non sia perfetto. Non sarà mai perfetto, ma dobbiamo fare di più in materia di coordinazione delle politiche economiche, di bilancio e fiscali. E' una debolezza che rimane e non possiamo abbassare la guardia", conclude.Poi, parlando dell'euro, il presidente della Commissione europea sottolinea che si tratta di un progetto che ha avuto "successo", cui all'inizio credevano in pochi. "Quando abbiamo lanciato il processo verso la moneta unica, ci prendevano per pazzi - ricorda Juncker - dicevano che l'unione monetaria non avrebbe potuto funzionare". "Ne sentiamo di meno oggi - prosegue Juncker - deputati, giornalisti, professori di diritto ed economisti, soprattutto in Germania, tutti dicevano che sarebbe stata un'avvenutra che avrebbe condotto l'Ue al bordo dell'abisso. Ebbene, siamo ben lontani dall'abisso, perché possiamo constatare che il percorso intrapreso da vent'anni è stato coronato da successo".

Anche se, aggiunge Juncker, "la convergenza economica e sociale tra gli Stati membri lascia tuttora a desiderare". Ci sono "dei punti deboli: è una grande debolezza che il coordinamento delle politiche economiche non sia perfetto. Non sarà mai perfetto, ma dobbiamo fare di più in materia di coordinazione delle politiche economiche, di bilancio e fiscali. E' una debolezza che rimane e non possiamo abbassare la guardia", conclude.

Crolla la produzione, Italia a rischio recessione

ROMA. Nuovo tonfo della produzione industriale. Dopo i dati dei giorni scorsi in arrivo dall’Europa, l’Istat ha certificato la decisa frenata registrata anche in Italia, che adesso rischia di scivolare in recessione. A novembre il calo della produzione è stato del 2,6% su base annua e dell’1,6% rispetto ad ottobre. Un autentico crollo è stato registrato dal settore auto dove il calo ha sfiorato il 20% rispetto all’anno precedente e dell’8,6% rispetto ad ottobre quando già si era verificata una caduta del 14%. La frenata della produzione si incrocia con i dati mensile sull’economia,che parlano di un debole andamento della congiuntura. 

Oggi a Taranto si parlerà dell'esperto contabile

TARANTO - “La nuova professione dell’esperto contabile: il welfare moderno della Cassa ragionieri” è il tema del forum che si terrà questa mattina, a partire dale ore 9,00, presso la Sala Resta della Cittadella delle Imprese di Taranto (viale Virgilio, 152).

All’evento, organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Taranto con il patrocinio della Cassa di previdenza dei ragionieri, parteciperanno Luigi Pagliuca, numero uno dell'ente previdenziale; Cosimo Damiano Latorre, presidente dell'Odcec di Taranto; Nicola Chiarelli, delegato della Cnpr di Taranto; Giuseppe Scolaro, Fedele Santomauro e Massimiliano Zolo, rispettivamente vicepresidnete, consigliere d'amministrazione e funzionario della Cnpr. 

Saranno a disposizione degli iscritti all'istituto pensionistico un desk informativo e uno “Spazio Previdenza” con la presenza di funzionari dell’associazione.

La partecipazione è valida ai fini della Formazione professionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e darà diritto a n. 3 crediti formativi.

Pedaggi autostrade, ecco dove scattano i rincari

Nessun aumento dei pedaggi sull'88,75% della rete autostradale su cui circola oltre il 90% del traffico (leggero e pesante), almeno fino al 30 giugno 2019. Dal primo gennaio, infatti, 15 concessionarie su 26 hanno deciso di non procedere a rincari o di sospenderli. E' quanto emerge dai dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Autostrade per l’Italia, che gestisce 2.857,5 chilometri di autostrada (48,70% delle rete autostradale italiana e il 55,17% del traffico) ha bloccato per sei mesi l'aumento dei pedaggi previsti sulla propria rete che è dello 0,81%. La Milano Serravalle, che gestisce 179,1 chilometri (3,05% della rete autostradale e 3,68% del traffico) ha sospeso fino al 31 gennaio 2019 l'aumento del 2,62%. La Strada dei Parchi, che gestisce 281,4 chilometri (4,80% della rete autostradale e il 2,2% del traffico), ha sospeso fino al 30 giugno i rincari del 5,59%.

Nessun aumento per Ativa, che gestisce 155,8 chilometri (2,66% della rete autostradale, il 2,16% del traffico); per l'autostrada del Brennero, che gestisce 314 chilometri (5,35% della rete autostradale, il 5,87% del traffico); per la Brescia-Padova, che gestisce 235,6 chilometri (4,01% della rete autostradale e il 6,61% del traffico); per il Consorzio autostrade siciliane, che gestisce 298,4 chilometri (5,09% della rete autostradale, l'1,87% del traffico); per le Autovie Venete, che gestisce 210,2 chilometri (3,58% della rete, il 3,01% del traffico); per la Salt (Tronco Ligure Toscano), che gestisce 154,9 chilometri (2,64% della rete, 2,24% del traffico).

Nessun rincaro anche per la Sat che gestisce 54,6 chilometri (0,93% della rete, 0,34% del traffico); per Autostrade Meridionali (Sam), che gestisce 51,6 chilometri (0,88% della rete, 1,97% del traffico); per Satap (A4 tronco Novara Est-Mi e To-Novara est), che gestisce 127 chilometri (2,16% della rete, 2,69% del traffico); per Satap (Tronco A21 To-Al-Pc), che gestisce 164,9 chilometri (2,81% della rete, 2,37% del traffico); per Sav Autostrada e Raccordo, che gestisce 67,4 chilometri (1,15% della rete, 0,41% del traffico); per Asti Cuneo, che gestisce 55,7 chilometri (0,95% della rete, 0,18% del traffico).

Dove si pagherà di più - Rincari per Autovia Padana, che gestisce 105,5 chilometri (1,8% della rete autostradale, l'1,18% del traffico) con +0,1%; di Salt - Tronco AutoCisa, che gestisce 101 chilometri (1,72% della rete autostradale, 2,24% del traffico), con +1,86%; di Autostrada dei Fiori - Tronco A10, che gestisce 113,3 chilometri (1,93% della rete, 1,46% del traffico) con +0,71%; di Tangenziale di Napoli, che gestisce 20,2 chilometri (0,34% della rete, 0,55% del traffico) con +1,82%; di Rav, che gestisce 32,4% chilometri (0,55% della rete, 0,1% del traffico) con +6,32% ma che è un rincaro che viene sospeso per tutto il 2019 ai residenti pendolari con telepass.

Aumenti anche da parte di Sitaf (Barriera di Avigliana e Salbertrand), che gestisce 82,5 chilometri (1,41% della rete, 0,43% del traffico) con +6,71%; di Autostrada dei Fiori Tronco A6 To-Sv, che gestisce 130,9 chilometri (2,23% della rete, 1,1% del traffico) con +2,22%; di Cav, che gestisce 74,1 chilometri (1,26% della rete, 2,18% del traffico) con +2,06%; di Pedemonatana Lombarda, che gestisce 41,5 chilometri, con +1,2%; di Teem, che gestisce 33 chilometri, con +2,2% ma con sconti del 20% per tutto il 2019; Bre.Be.Mi, che gestisce 62,1 chilometri con +4,19%.

«Governo verso stop aumento pedaggi»

Si va verso una sterilizzazione degli aumenti dei pedaggi su una gran parte della rete autostradale. È quanto riferiscono fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che evidenziano come si respiri «aria di ottimismo per una sterilizzazione ormai giudicata certa degli aumenti delle tariffe su gran parte della rete autostradale».

In particolare, riferiscono le stesse fonti, «il blocco riguarderà anche Aspi e Strada dei Parchi (A24-A25)». Per alcune concessionarie, si osserva, «si arriverà invece a ritocchi minimi e i gestori hanno comunque assicurato che sarà d'ora in poi valutato in modo più puntuale (sul singolo anno anziché ogni cinque anni) il rapporto tra tariffe, andamento dei prezzi e investimenti».

Manovra, «stangata tasse in arrivo»

Una stangata da 13 miliardi nel giro di tre anni. A fare i conti è il Consiglio nazionale dei commercialisti che mette sotto la lente la manovra economica attualmente all'esame della Camera. L'indagine dell'ufficio studi dei commercialisti infatti, confermando l'aumento della pressione fiscale già ipotizzato dall'Ufficio parlamentare di bilancio, stima un saldo netto di 12,9 miliardi di maggiori entrate tributarie sul triennio 2019-2021.

L'ANALISI - Stando ai calcoli degli esperti, saranno 12,4 miliardi le vere e proprie maggiori tasseapplicate su banche e assicurazioni (5,6 miliardi), sulle imprese in generale (2,4 miliardi), sul settore del gioco d'azzardo (2,1 miliardi), sui grandi gruppi dell'economia digitale (1,3 miliardi), sui consumatori (0,6 miliardi) e sugli enti del non profit (0,4 miliardi).

7,3 miliardi di maggiori entrate invece, spiegano ancora gli esperti, arriveranno dai contribuenti non in regola con il Fisco che utilizzeranno una delle numerose forme di regolarizzazione agevolata previste nel decreto fiscale e il 'saldo e stralcio' inserito nella legge di bilancio, nonché daimprese e persone fisiche che sceglieranno volontariamente di avvalersi di regimi opzionali di rivalutazione o estromissione fiscale dei beni.

Secondo i commercialisti inoltre saranno 6,8 miliardi le note positive di riduzione del prelievo fiscale, concentrate essenzialmente sulle partite Iva individuali (- 4,8 miliardi) e sul settore immobiliare, dell'edilizia e degli interventi sulla casa in generale (- 1,8 miliardi), cui si aggiungono alcuni altri interventi marginali (- 0,2 miliardi).

Resta naturalmente l'incognita della tassazione locale posto che la manovra, sottolineano infine i commercialisti, non conferma il blocco in essere ormai da tre anni (2016-2018) degli aumenti delle aliquote Irap, Imu, Tasi e addizionali regionali e comunali all'Irpef e consente espressamente aumenti fino al 50% dell'imposta comunale sulla pubblicità e sulle pubbliche affissioni.

LA REPLICA - ''Non stiamo aumentando la pressione fiscale sui cittadini'' ma sulle banche, sulle assicurazioni, sul gioco d'azzardo", ha replicato il premier Conte nella conferenza stampa di fine anno, sostenendo che grazie alle misure introdotte con la manovra ''abbiamo alleggerito'' la pressione sui cittadini e invitando a "leggere la manovra".

 

«Manovra recessiva», l'allarme dell'Ufficio Bilancio

''Non vi è dubbio'' che nel 2019 l'Italia corre il rischio di una recessione. ''La possibilità c'è ma dire che già oggi siamo in recessione...''. E' quanto dice il presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, in audizione nella commissione Bilancio della Camera. La manovra, aggiunge Pisauro, ''è chiaramente recessiva nel 2020 e nel 2021'' ma questo ''lo dice anche il governo''. La manovra, nella sua nuova versione ''è comunque soggetta al rischio di una deviazione significativa rispetto a regole europee, inclusa la flessibilità per gli investimenti. Siamo sempre su crinale pericoloso''. La stima di crescita per il 2019 contenuta nella manovra, aggiornata dal governo dopo il confronto con Bruxelles, ''è accettabile'' ma ''vanno segnalati notevoli rischi al ribasso''.

SPESE E INVESTIMENTI - Le variazioni introdotte nell'iter parlamentare, ricorda l'Ufficio, hanno modificato la qualità della manovra ''determinando un'inversione di segno nell'effetto nettocomplessivo sulla spesa per investimenti e contributi agli investimenti nel 2019: da un aumento di circa 1,4 miliardi inizialmente previsto si passa a una riduzione di circa un miliardo''. Il raggiungimento del rapporto deficit/Pil nel biennio 2020-21 ''è interamente affidato alle clausole di salvaguardia su Iva e accise, già significative nel testo iniziale del ddl di bilancio e ora ulteriormente aumentate (23,1 miliardi per il 2020 e 28,8 per il 2021)'', si osserva. In assenza delle clausole il deficit ''salirebbe al 3 per cento del Pil sia nel 2020 sia nel 2021''. In pratica occorre segnalare ''evidenti rischi sulla sostenibilità futura della finanza pubblica''.

PRESSIONE FISCALE - La pressione fiscale salirà al 42,4% nel 2019, al 42,8% nel 2020 e al 42,5% nel 2021. Le previsioni per il biennio 2020 e 2021 non tengono conto delle clausole di salvaguardia, che da sole incidono per l'1,5% l'anno. ''Abbiamo provato a fare un calcolo semplice'' ma, dando i numero così, ''sembra una tombola''.

PIL - La stima del governo, precisa Pisauro, presenta ''uno scostamento di 0,2 punti percentuali più elevata'' rispetto a quella dell'Ufficio parlamentare di Bilancio, che fissa il Pil reale a una crescita dello 0,8% nel 2019. La dinamica del Pil nominale è invece ''coerente''. L'Upb considera ''accettabili i quadri con divergenze sulla crescita, ma allineati sulle dinamiche nominali''. La previsione del Mef per il 2019 è quindi ''plausibile, pur presentando non trascurabili rischi di revisione al ribasso. Tali rischi risultano amplificati se si considerano le previsioni per il 2020 e il 2021''.

 

 

Crescono i ricavi tv, male l'editoria

Il settore dei media, nel quinquennio 2013-2017, ha registrato risultati in chiaroscuro, con il comparto televisivo che ha visto i ricavi delle principali imprese aumentare di oltre 300 milioni di euro, mentre quelli del settore editoria contrarsi complessivamente di oltre 900 milioni (-17,7%). È quanto emerge dal focus bilanci 2013-2017 elaborato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Nel focus pubblicato oggi viene mostrato anche l’andamento del settore degli operatori di rete e gestori delle infrastrutture di radiodiffusione, cresciuto nel periodo considerato ad un tasso medio annuo del 5,4% (e del 2,4% nel solo 2017). Per quanto riguarda il settore Tv, l’aumento dei ricavi è riconducibile sia all’aumento degli introiti derivanti dai servizi televisivi a pagamento (+107 milioni dal 2013 al 2017), sia a quello degli introiti pubblicitari (150 milioni circa). Gli indici reddituali mostrano un trend di riduzione fino al 2016 per poi migliorare nel 2017; la redditività lorda (ebitda) rispetto al 2016 passa dal 18,1% al 22,4% nel 2016, mentre quella netta (ebit) passa da un valore negativo del 3,6% a uno positivo del 2,9%.

Il risultato d’esercizio per la prima volta dal 2012 è tornato positivo (+114 milioni). Relativamente stabile è il ricorso ai mezzi propri per finanziare l’attività; in media, nel periodo considerato, il patrimonio netto complessivo è stato pari al 32,2% delle passività complessive, ma in crescita nel 2017 (32,5% rispetto al 30,8 del 2016). Infine, l’occupazione a livello di comparto, con circa 21.800 addetti a fine 2017, si riduce di circa 250 unità rispetto al 2016.

Riguardo al comparto dell’editoria, la quota di ricavi ottenuti in Italia è pari a circa 3,6 miliardi di euro nel 2017, in riduzione del 17,6% (-760 milioni): la flessione non si è arrestata nemmeno lo scorso anno e, su base annua, è stata pari a circa il 6,5%, sia a livello complessivo sia domestico. Il margine operativo lordo, mediamente pari al 7,1% dei ricavi durante il periodo 2013-2017, raggiunge il 9,7% nel 2017, mentre il margine operativo netto, con un valore medio di periodo di -1,4%, nel 2017 ha raggiunto il 2,5% (in crescita rispetto allo 0,9% del 2016). Il risultato d’esercizio consolidato è tornato positivo per la prima volta dal 2010.

Riguardo ai livelli occupazionali, gli effetti della crisi dell’editoria cartacea sono stati considerevoli. Tra il 2013 e il 2017 le imprese considerate, anche a seguito delle operazioni di consolidamento che hanno caratterizzato il mercato, hanno ridotto gli organici del 16%, pari a 2.500 unità: il numero di addetti nel 2017 è pari a 13.200 unità rispetto alle 15.700 del 2013. Su base annua la flessione nel 2017 è stata del 4,4%, con una perdita di circa 600 addetti.

Positivo infine l’andamento del settore operatori di rete e gestori di infrastrutture di radiodiffusione, i cui ricavi si sono attestati a poco meno di 1,4 miliardi, oltre il 60% dei quali rappresentato dai ricavi di InWit ed EI Towers. Il Mol, mediamente pari al 33,9% dei ricavi durante il periodo 2013 - 2017, sfiora il 26% nel 2017, mentre il margine operativo netto, con un valore medio di periodo di -20%, nel 2017 ha raggiunto il 24,6% (in crescita rispetto al 21,4% del 2016). Il risultato d’esercizio medio del settore mostra il livello più elevato tra tutti quelli osservabili nei mercati analizzati (16,1% nel periodo), passando tra il 2015 e il 2017 da 150 a oltre 300 milioni di utile netto. Infine, il settore rappresenta circa 2.300 addetti diretti, che nel 2017 risultano in flessione del 4,1% su base annua.

Arriva la stangata di Capodanno

Nel corso del 2019 gli italiani dovranno mettere in conto una 'stangata' mediamente pari a 914 euro a famiglia. Lo afferma il Codacons, che ha elaborato il consueto studio sugli incrementi di spesa previsti per il nuovo anno sul fronte prezzi e tariffe.

Il nuovo anno, spiega quindi l'associazione, si aprirà con gli aumenti delle tariffe autostradali decisi dal governo che avranno un effetto diretto per gli utenti stimabile in +45 euro a nucleo familiare, mentre le multe stradali dovrebbero salire del +2,2%, con un aggravio di spesa di +6 euro a famiglia. Se il tasso di inflazione si manterrà ai livelli attuali, solo per i prezzi dei beni al dettaglio occorrerà mettere in conto una maggiore spesa pari a +211 euro a nucleo, mentre per l’alimentazione spenderemo 185 euro in più rispetto al 2018.

Discorso a parte merita il comparto energetico e dei trasporti: gli ultimi mesi del 2018 sono stati caratterizzati dal crollo del petrolio, che avrà effetti benefici sulle tariffe luce e gas per il primo trimestre del 2019. "Ma la festa per i consumatori durerà poco: gli analisti - ricorda il Codacons - concordano su una rapida ascesa delle quotazioni petrolifere nel corso del prossimo anno, con effetti diretti sia sulle bollette energetiche (che cresceranno mediamente di 62 euro a famiglia) sia sui rifornimenti di carburante (+149 euro a nucleo).

Ripercussioni anche per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, ecc.) per +67 euro a famiglia". Il 2019, inoltre, segnerà il ritorno degli aumenti per le tariffe Rc auto (+18 euro), con i prezzi delle polizze che già negli ultimi mesi del 2018 hanno registrato leggeri incrementi.

"La stangata media si aggirerà quindi attorno ai 914 euro a famiglia, ma potrebbe superare quota 3.400 euro nel caso in cui un nucleo, nel corso del 2019, acquisti un'automobile nuova, a causa dell’Ecotassa varata dal governo che colpirà pesantemente le vetture con emissioni dai 161 grammi/km di CO2 in su. La categoria più tartassata del 2019 sarà senza dubbio quella degli automobilisti, che oltre alla citata Ecotassa dovrà mettere in conto rincari per pedaggi, multe e carburanti", conclude l'associazione.

 

 

Allarme Bce: «Manovra pesa su deficit Eurozona»

La manovra italiana pesa sul deficit dell'Eurozona. E' l'allarme lanciato oggi dalla Banca Centrale Europea nel suo bollettino mensile, l'ultimo del 2018. Rispetto all'esercizio dello scorso settembre, osserva l'istituto guidato da Mario Draghi, "le prospettive relative al disavanzo delle amministrazioni pubbliche dell'area dell'euro per i prossimi due anni sono peggiorate. Il più elevato disavanzo è in parte il risultato di un notevole peggioramento del saldo di bilancio previsto in Italia, in seguito all'espansione fiscale inserita nei documenti programmatici di bilancio che violerebbe gli impegni presi nell'ambito del Patto di stabilità e crescita". "Per l'area dell'euro - aggiunge la Bce - tale peggioramento si riflette in un lieve aumento della spesa primaria e una più ridotta componente ciclica".

"E' particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti" rispetto al Patto di stabilità e crescita "si riscontri in Italia, un paese in cui il rapporto tra debito pubblico e Pil è notevolmente elevato", sottolinea ancora la Bce nel suo bollettino mensile, nel quale indica come "necessario" il proseguimento "degli sforzi di risanamento delle finanze pubbliche nel pieno rispetto del Psc. In particolare, nel caso dei paesi con elevati livelli di debito, sono indispensabili ulteriori sforzi di consolidamento per imprimere all'incidenza del debito una solida dinamica discendente, poiché il forte indebitamento rende tali Stati vulnerabili a eventuali futuri episodi di flessione economica o di instabilità dei mercati finanziari".

Come ribadisce l'istituto di Francoforte, "desta preoccupazione il fatto che la conformità al patto di stabilità è più debole nei Paesi più vulnerabili agli shock. In effetti, secondo le proiezioni della Commissione europea, la maggior parte dei paesi che non hanno ancora conseguito posizioni di bilancio solide è venuta meno agli impegni assunti nell'ambito del Psc nel 2018 ed è a rischio di mancata conformità anche per il 2019". Secondo la Bce, comunque, il calo del rapporto tra debito e Pil per l'aggregato dell'area dell'euro dovrebbe proseguire. Secondo le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti dell'Eurosistema a dicembre, il rapporto tra debito aggregato delle amministrazioni pubbliche e Pil per l’'rea dell'euro dovrebbe scendere dall'86,8% del 20176 al 79,0% nel 2021.

"La prospettata riduzione del debito pubblico - spiega la Bce - è sostenuta sia dai differenziali negativi fra tassi di interesse e tassi crescita, sia dagli avanzi primari. I raccordi disavanzo-debito dovrebbero compensare alcuni di questi effetti. Nell'orizzonte di proiezione, il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrebbe ridursi o stabilizzarsi sostanzialmente in tutti i paesi dell'area, sebbene in alcuni di questi sia previsto che continui a superare ampiamente il valore di riferimento del 60% del Pil. Rispetto all'esercizio dello scorso settembre - aggiunge Eurotower - il calo del rapporto tra debito e Pil per l'aggregato dell'area dell'euro dovrebbe essere lievemente più contenuto a causa del più debole andamento dell'avanzo primario".

SPREAD - Per quanto riguarda i differenziali di rendimento dei titoli di Stato dell'area dell'euro, "si sono mantenuti sostanzialmente stabili - scrive la Bce - a eccezione di quelli italiani che hanno evidenziato una notevole volatilità". "Sebbene le aspettative sugli utili societari restino solide - spiega l'istituto di Francoforte - la loro lieve revisione al ribasso, sommata alla rivalutazione del rischio, ha fatto scendere le quotazioni azionarie e obbligazionarie delle società dell'area dell'euro. Sui mercati dei cambi, l'euro si è sostanzialmente indebolito su base ponderata per l'interscambio".

CRESCITA - Secondo le previsioni della Bce l'attività economica mondiale dovrebbe subire una decelerazione nel 2019 e mantenersi successivamente stabile. Con il ridursi della capacità produttiva inutilizzata, le spinte inflazionistiche a livello mondiale dovrebbero lentamente aumentare, scrive ancora la Bce nel suo bollettino economico, nel quale si legge che "la maturazione del ciclo economico mondiale, il venir meno del sostegno fornito dalle politiche nelle economie avanzate e l'impatto delle tensioni sui dazi tra Stati Uniti e Cina gravano sull'attività mondiale". "Pur continuando a evidenziare una buona tenuta, l'attività economica mondiale - scrive la Banca Centrale Europea - è divenuta più disomogenea e mostra segnali di moderazione della propria dinamica". Inoltre, spiega l'istituto di Francoforte, "la crescita dell'interscambio mondiale ha registrato un lieve rallentamento e sono aumentate le incertezze riguardanti le future relazioni commerciali. Al contempo, pur mantenendosi accomodanti nelle economie avanzate, le condizioni finanziarie si sono irrigidite in alcuni mercati emergenti".

PIL - La Banca Centrale Europea rivede "leggermente" al ribasso le stime diffuse a settembre di crescita dell'economia per il 2018 e per il 2019 nell'Eurozona. Secondo l'istituto di Francoforte il Pil aumenterà dell'1,9% quest'anno e dell'1,7% il prossimo. Quanto al 2020, la crescita stimata dalla Bce dovrebbe attestarsi a +1,7%, mentre nel 2021 a +1,5%. "I rischi per le prospettive di crescita nell'area dell'euro - scrive ancora la Bce - si possono tuttora ritenere sostanzialmente bilanciati. Nondimeno, nel complesso i rischi si stanno orientando al ribasso per effetto delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari".

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