Mercoledì 12 Dicembre 2018 - 3:48

L'Europa boccia la manovra

Il verdetto è arrivato: l'Ue boccia la manovra. L'analisi condotta "indica che il criterio del debito - comunica la Commissione Europea - dovrebbe essere considerato come non rispettato" dall'Italia "e che una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è giustificata". Il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis a Bruxelles spiega che l'iter della procedura per deficit eccessivo basata sul debito "prevede tempo per uno Stato per correggere il suo percorso di bilancio, prima che entrino in funzione rigidi meccanismi di enforcement".

"Con quello che il governo italiano ha messo sul tavolo vediamo il rischio che il Paese cammini come un sonnambulo nell'instabilità", ha aggiunto Dombrovskis in conferenza stampa. "Spero - ha continuato - che questo rischio venga evitato, perché, in fin dei conti, quello che è in gioco sono il benessere e la prosperità futura del popolo italiano. Il nostro lavoro è di segnalare i rischi prima che sia troppo tardi. E' quello che la Commissione ha fatto nelle ultime settimane ed è quello che stiamo facendo oggi".

"Non riesco a capire - ha detto ancora il vicepresidente della Commissione Europea - come perpetuare la vulnerabilità" costituita dall'elevato debito pubblico italiano "possa aumentare la sovranità economica. Invece, credo che potrebbe avere come conseguenza una maggiore austerità, più avanti". "Negli anni scorsi - continua Dombrovskis - l'Italia ha fatto progressi nella stabilizzazione della sua economia, tornando alla crescita e a creare posti di lavoro. La crescente incertezza di oggi rischia di minare questi progressi: elevati livelli di debito mantengono l'economia vulnerabile agli choc. E il debito italiano è previsto rimanere a circa il 131% nei prossimi due anni. Si tratta di un indebitamento medio di 37mila euro e di mille euro di interessi per abitante, ogni anno".

Per il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici la manovra "comporta rischi per l'economia italiana, per le imprese, per i risparmiatori e per i contribuenti. La Commissione - fa notare - si sta assumendo le sue responsabilità giuridiche e politiche, nell'interesse dei cittadini italiani". "Il dialogo - sottolinea - non dev'essere un pretesto, ma una realtà, perché molto dipende dalla qualità del nostro dialogo con le autorità italiane. Il dialogo non è un'opzione, ma un imperativo assoluto". La decisione della Commissione Europea di confermare l'opinione negativa sulla manovra italiana rivista "è - osserva - la logica ed inevitabile conseguenza della decisione dell'Italia di non modificare gli obiettivi di bilancio" per il 2019.

Per Moscovici, "servono come non mai dialogo e sangue freddo. E ovviamente siamo determinati" ad avere il primo e a mantenere il secondo. "La nostra porta resta aperta per il dialogo con l'Italia: ora che ci avviciniamo all'apertura di una procedura, è ancora più essenziale che le autorità italiane si impegnino in modo costruttivo", sottolinea il commissario, che aggiunge come con la conclusione cui è giunto il rapporto ex articolo 126.3, "non siamo ancora all'apertura di una procedura per deficit eccessivo. Sta ora agli Stati membri dare la loro opinione circa il nostro rapporto (nel Comitato Economico e Finanziario del Consiglio, passaggio previsto dall'articolo 126.4 del Trattato sul funzionamento dell'Ue, ndr) entro due settimane".

La Commissione Europea, ha continuato, non ha ricevuto "alcuna risposta" dal governo italiano alle "domande" che ha formulato e ai "dubbi" che ha sollevato. "L'impegno della Commissione Europea per il dialogo con l'Italia - continua Moscovici - è stato autentico. E lo sarà sempre. Io e Valdis Dombrovskis abbiamo incontrato Giovanni Tria più volte; io stesso ho passato due giorni a Roma, il mese scorso. Tuttavia, le nostre domande e i nostri dubbi sulla crescita" prevista, "sul deficit, sulle previsioni riguardanti il debito persistono. E non abbiamo avuto alcuna risposta. Da dove arriverà questa crescita extra? Se guardate alle nostre previsioni, i nostri dubbi sono chiari. Chi pagherà il conto per questa spesa aggiuntiva?", conclude Moscovici.

LA REAZIONE DEL GOVERNO ITALIANO - Dopo l'arrivo del verdetto, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha confermato che il governo è pronto ad un "confronto costruttivo" con l'Ue sulla manovra. La bocciatura è "sul debito 2017, del precedente governo", sottolinea. "Ci confronteremo con il presidente Juncker sabato sera - annuncia -. Sarà un confronto confido costruttivo, esporremo le rispettive posizioni e valuteremo come procedere. Noi siamo sempre convinti della nostra manovra, che abbiamo ben meditato e impostato. Siamo convinti della solidità del nostro impianto di politica economica e quindi sarò ben disponibile a valutare con lui i passaggi successivi. Siamo tutti concentrati a realizzare le riforme che vanno bene al nostro Paese e confido di poter convincere anche i nostri interlocutori europei che questa è la strada migliore per noi e anche per l'Europa".

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, risponde invece alle osservazioni dei commissari in una nota: "Con rammarico prendiamo atto che la Commissione non ha ritenuto di condividere le ragioni del bilancio programmatico italiano. Restiamo convinti - sottolinea il ministro - che esso assicuri il totale controllo dei nostri conti pubblici nei limiti della moderata politica espansiva resa necessaria dal rallentamento dell’economia europea ed italiana che noi vogliamo contrastare''.

''Ritengo che la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggi l'economia italiana e di conseguenza l'economia europea'', ha affermato quindi il ministro.

Apprendendo la notizia, Matteo Salvini ha commentato con sarcasmo: "E' arrivata la lettera di Bruxelles? Va bene, aspettiamo quella di Babbo Natale". "C'era qualche indicazione... avevamo quasi sospettato...", aggiunge poi scherzando con i cronisti alla Camera. "Risponderemo - prosegue il ministro dell'Interno -. C'è questo scambio epistolare ormai fitto, spiegheremo più nel dettaglio le riforme strutturali, il codice degli appalti, la sburocratizzazione, le spese per gli investimenti. Loro si occupano molto di spesa corrente, di legge Fornero, però c'è anche una spesa per investimenti assolutamente notevole e quindi contiamo sul fatto che ci lascino lavorare serenamente". Dopo le europee "sicuramente cambieranno gli equilibri sia in Parlamento che in Commissione", nota Salvini.

Il ministro dell'Interno smentisce che il verdetto della commissione Ue sulla manovra possa condizionarne il contenuto e imporre dei correttivi. "No assolutamente - sottolinea -, io non temo alcun condizionamento da parte della Ue, tanto più che a maggio si vota... Noi abbiamo la fiducia degli italiani".

Riguardo all'ipotesi di sanzioni Ue per la manovra, Salvini sottolinea: "Mi sembrerebbe veramente irrispettoso nei confronti del popolo italiano, che è un contribuente netto a suon di decine di miliardi di euro. Sanzionare chi ti paga decine di miliardi per una manovra economica di crescita mi sembrerebbe strano". "Siamo convinti dei numeri che abbiamo messo in manovra e li portiamo avanti. Fra un anno ne riparliamo". Sempre con questa maggioranza? "Ovvio", risponde il segretario leghista.

Anche il vicepremier Luigi Di Maio tiene il punto su Facebook: "Sia noi che l’Europa vogliamo la stessa cosa: ridurre il debito. E l'Unione europea si convincerà che, per raggiungere l’obiettivo, abbiamo scelto l’unica strada che funziona: aiutare le famiglie e le imprese, creare nuove opportunità di lavoro per i giovani. E’ così che l’Italia finalmente può crescere".

Alitalia, via libera a offerta Fs

Disco verde all'offerta vincolante presentata dalle Fs spa per l'acquisizione di Alitalia. Secondo quanto s'apprende da fonti vicine al dossier, la holding di Villa Patrizi ha ricevuto la comunicazione che l'offerta "è stata positivamente valutata dai commissari sentito il ministero vigilante", cioè il dicastero dello Sviluppo economico.

"Noi siamo convinti della bontà a livello trasportistico del progetto. Ci crediamo", aveva detto l'amministratore delegato di Fs Gianfranco Battisti a margine della presentazione degli orari invernali 2018-19 a Milano facendo sapere di aver fatto l'offerta e di essere in attesa di una risposta da parte del Mise. "Abbiamo l'ambizione e soprattutto la maturità industriale di poter garantire la leadership su un progetto integrato di mobilità del paese" ha assicurato Battisti. "Quindi - aveva poi ribadito - aspettiamo che ci vengano ufficializzate le condizioni dopo di che partiamo con il lavoro e vediamo i risultati nei tempi giusti". A chi gli domandava se l'uscita di scena di Luigi Gubitosi cambierà qualcosa nelle interlocuzioni, Battisti ha evidenziato che "dal momento in cui ci viene ufficializzato il ruolo saremo noi a gestire la partita delle negoziazioni. Non vedo un ruolo dei commissari se non quello della gestione del prestito ponte. Saremo noi - aveva chiosato - a gestire i tempi e i processi di negoziazione".

Battisti ha inoltre fatto sapere che "stiamo interloquendo con molto operatori e tra questi c'è Easyjet, ma non solo". "Presto potremmo essere in grado di annunciare qualcosa di definito. Stiamo registrando molto interesse intorno alla capacità progettuale di Fs e alla sua leadership nel gestire questo processo" aveva concluso.

Fondi europei, Moretta: “Un tavolo tecnico tra Bruxelles e Napoli per lo sviluppo del Sud”

NAPOLI – “Un tavolo tecnico permanente tra Bruxelles e Napoli per l’utilizzo sostenibile dei fondi comunitari diretti per lo sviluppo del Sud. L’obiettivo è condividere le esigenze dell’imprenditoria del Mezzogiorno con gli strumenti di crescita europei, anche in vista della nuova programmazione 2021-2027”. La proposta arriva da Vincenzo Moretta, numero uno dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili partenopei ed è stata accolta favorevolmente da Andrea Cozzolino, vicepresidente Commissione per lo sviluppo regionale al Parlamento europeo, nel corso del forum “I finanziamenti europei diretti e indiretti” promosso dall'Odcec di Napoli.

“I commercialisti traducono le norme agli imprenditori, consentendogli di usufruire di agevolazioni finanziarie per avanzare progetti di sviluppo, industrializzazione e startup. Operiamo in un Paese - ha aggiunto Moretta - che è il terzo per soldi erogati all’Europa e il penultimo per fondi spesi: c’è un sistema da migliorare e perfezionare soprattutto al Sud, dove le esigenze creditizie delle imprese sono ben evidenti”.

"E’ importante individuare quali contributi europei siano direttamente utilizzabili per chi fa consulenza e promuove lo sviluppo delle Pmi. L’Italia è un importante fruitore degli aiuti diretti dell’Ue - ha evidenziato Cozzolino -, tuttavia il Mezzogiorno propone ritardi e buchi molto seri: soltanto l’11 per cento delle risorse dirette è utilizzato da imprese del Sud. Occorre dunque lavorare con gli Ordini professionali e le competenze presenti sul territorio per cercare di costruire più legami con gli aiuti diretti”.

https://youtu.be/TbMJcjFzph0

 

Per Liliana Speranza, consigliere delegato Commissione Ricerca e Programmi Comunitari – Mediterraneo Odcec Napoli, “è fondamentale lavorare in sinergia. Qualcosa sta cambiando, c’è la consapevolezza da parte di tutti che non si può perdere l’ennesimo treno”.

Concetta Riccio, consigliere delegato Commissione Agevolazioni finanziarie Odcec Napoli, ha rimarcato come “l’Ordine dei commercialisti continui la propria politica di essere presente ai tavoli tecnici delle istituzioni, perché soltanto in questo modo si può evitare che le risorse siano spese male”.

“Oggi occorre mettere mano a una ristrutturazione del sistema del credito - ha spiegato Mario Mustilli, presidente di Sviluppo Campania -, aiutando le piccole imprese ad avere un rapporto più equilibrato con il sistema bancario”.Francesca Ottier, responsabile fondo imprese Sud di Invitalia Ventures, ha detto: “Siamo di recente partiti con un fondo di private equity  da 150 milioni dedicato alle Pmi del Mezzogiorno. L’obiettivo è investire nel capitale di sviluppo delle imprese del Sud”.

Commercialisti, a Napoli focus sui finanziamenti europei diretti e indiretti

NAPOLI – “Occorre  invertire la rotta che vede oggi l’Italia fanalino di coda nell’utilizzo dei Fondi europei” E’ necessario  il corretto  utilizzo dei fondi europei, diretti e indiretti, un’importante opportunità di crescita per la nostra economia, che spesso evidenzia delle inefficienze del sistema-Paese. Quelli indiretti, gestiti dalle regioni e dai ministeri descrivono un’articolata fotografia dell’efficienza e dei limiti delle pubbliche amministrazioni.  L’insufficiente utilizzo dei fondi comunitari  sono attribuibili alla farraginosità della burocrazia, all’incapacità di elaborare i progetti, alla  corruzione”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presentando il forum “I finanziamenti europei diretti e indiretti” che si terrà lunedì 17 novembre 2018 alle ore 9,00 nella sala conferenze dell’Odcec di Napoli (Piazza dei Martiri, 30)

“Per i Fondi Ue 2014-2020, la Campania ha il 4,7% nella quota di spesa effettuata per il programma operativo regionale. Le cifre arrivano dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulle economie regionali, elaborate su dati della Commissione europea”, sottolinea Liliana Speranza, consigliere delegato dell’Ordine partenopeo. “Per la Campania, attestano una dotazione di oltre 4,9 miliardi di euro, tra fondi Fesr, Fse e cofinanziamento nazionale. Le risorse dei fondi Por sono certificate al 30 settembre 2018 . Su tale ammontare, è di 72,4 milioni il costo dei progetti già avviati, o in fase di avvio. Invece, è del 4,7% il rapporto tra spesa effettuata e dotazione. Per trovare una performance inferiore, tra le regioni più arretrate, bisogna guardare alla Sicilia (0,8%). Decisamente meglio Puglia (9,7%), Calabria (9,2%) e Basilicata (8,7%). In Italia, la più virtuosa è l’Emilia Romagna (25,7%). La media nazionale - ha aggiunto il consigliere Speranza - è del 9,6% per il Por e dell’8,7% per il Pon. Insomma, i numeri della Campania sono tutt’altro che esaltanti”.

Secondo Concetta Riccio, consigliere delegato dell’Odcec Napoli “il sistema dei finanziamenti è stato pensato per sopperire, almeno in apparenza, al peccato originale che lacera l’Unione, la mancanza di un governo federale capace di predisporre un meccanismo di trasferimenti interni tra gli Stati. In realtà il risultato è stato che l’inadeguatezza del sistema di bilancio europeo e l’inidoneità a risolvere problematiche di asimmetrie strutturali tra le varie regioni europee da parte del sistema dei finanziamenti comunitari, sono state traslate a valle e attribuite”.

Il parlamentare europeo Andrea Cozzolino, Vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale a Strasburgo ha evidenziato che “secondo la Camera di commercio Belgo-Italiana il nostro paese è ai primi posti per numero di enti e imprese che beneficiano dei finanziamenti europei diretti. Nel 2016, i soggetti italiani sono stati 3.771 contro 3.797 inglesi, 3.726 tedeschi, 3.678 spagnoli e 3.293 francesi”.

“Se i dati nel loro insieme sono positivi - ha evidenziato Cozzolino - , un’analisi più approfondita fa emergere forti differenze tra le aree geografiche con una frattura marcata tra centronord e Mezzogiorno. Il 58,24 per cento delle imprese italiane che si sono aggiudicate un progetto o un appalto europeo ha la propria sede nel Nord Italia, il 30,02 per cento nel Centro e il 11,74 per cento nel Sud”.

“Ci sono enormi opportunità offerte dai fondi a gestione diretta, per la prima volta ad esempio i professionisti sono equiparati alle Pmi e possono quindi partecipare ai bandi diretti di cui ci sono parti riservate a loro, persistono problematiche relative alla formazione di personale specializzato. Per rendere queste opportunità concrete è necessario coltivare nuove figure professionali specializzate in europrogettazione, capaci di affrontare la complessità di un processo fatto di programmazione, progettazione, esecuzione e rendicontazione”.

Monica Palumbo, presidente della commissione di studio agevolazioni finanziarie nazionali e regionali ha reso noto che “le attività imprenditoriali possono beneficiare di finanziamenti pubblici usufruendo di risorse europee, di cofinanziamenti nazionali o di cofinanziamenti regionali. Le opportunità che vengono dall’Europa si suddividono in fondi diretti e fondi indiretti: i fondi diretti relativi a contributi erogati e gestiti direttamente dalla Commissione Europea attraverso le sue diverse Direzioni Generali (DG) (ricerca, trasporti, istruzione, ambiente, ecc.), o da Agenzie esecutive da essa delegate; i fondi indiretti, erogati dalla Commissione Europea ma gestiti dalle Autorità Nazionali o Regionali le quali distribuiscono i finanziamenti attraverso i bandi. Pertanto, le risorse vengono trasferite dalla Commissione agli Stati membri ed in particolare alle Regioni le quali, sulla base di una programmazione approvata dalla Commissione stessa, ne dispongono l’utilizzazione. Rientrano in tale categoria i Fondi strutturali (i. e. FESR, FSE, FEASR, FEAMP) e il Fondo di coesione”.

Francesca Ottier, responsabile del Fondo Italia Venture Ii (Fondo Imprese Sud), nel corso dell’incontro, illustrerà le caratteristiche del nuovo strumento di private equity lanciato recentemente da Invitalia e gestito da Invitalia Ventures SGR. Il Fondo, con una dotazione di 150 mln, ha l’obiettivo di supportare la crescita dimensionale delle Pmi del Mezzogiorno anche attraverso acquisizioni e/o aggregazioni. Oltre al capitale per lo sviluppo, il Fondo potrà apportare agli imprenditori le proprie competenze in tema di governance, finanza straordinaria, M&A, gestione del passaggio generazionale, contribuendo alla trasformazione più opportuna a supporto del percorso di crescita. Il Fondo, operando in co-investimento con operatori privati indipendenti, rappresenterà un volano per accrescere l’interesse dei Fondi di private equity sulle aziende eccellenti del Sud, dove la Campania rappresenta una delle Regioni a più elevata densità di potenziali aziende target.

L’Italia è il secondo beneficiario dei Fondi strutturali UE, con uno stanziamento di oltre 40 miliardi a valere sul ciclo 2014/2020”, ha evidenziato Raffaele Lupacchini, presidente della commissione di studio ricerca e programmi comunitari e mediterraneo dell’Odcec Napoli. “A tali risorse si aggiungono i finanziamenti diretti, con programmi settoriali gestiti dalla Commissione Europea, che, rispetto ai primi, presentano sostanziali differenze. L’approccio ideale è rappresentato da un utilizzo sinergico dei fondi strutturali e di quelli settoriali: con questi ultimi è, infatti, possibile finanziare la definizione di nuove politiche, programmi e progetti, la cui concreta implementazione può trovare copertura attraverso i fondi strutturali. Un esempio è quello del Comune di Salerno che attraverso il programma Horizon dell’UE sta implementando modelli di riuso del patrimonio culturale i cui progetti saranno candidabili a successivo finanziamento pubblico e/o privato attraverso il PPP”.

“Nel 2016 il governo ha varato il Piano Industria 4.0, poi “Impresa 4.0” – ha detto Patrizio Carbone, membro del coordinamento scientifico della commissione di studio agevolazioni finanziarie nazionali e regionali -, confermato dall’attuale governo Conte per supportare la quarta rivoluzione industriale che porterà le aziende italiane a digitalizzare i processi produttivi. La Legge di Bilancio 2019 introduce modifiche al Piano Industria 4.0 che, in qualche modo, imprimono un cambiamento di rotta rispetto agli anni precedenti. Innanzitutto sparisce del tutto il superammortamento per l’acquisto di macchinari nuovi e si riduce l’iperammortamento. D’altro canto – ha aggiunto Carbone - rimangono invariate una pluralità di misure integrate e tra loro complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. All’interno del Piano sono previste misure che ogni azienda può realizzare in modo automatico senza dover fare ricorso a strumenti lunghi e complicati (bandi o sportelli). L’Italia è un nitido esempio della disfunzionalità del sistema. Nonostante essa sia un Paese con una precaria situazione di bilancia dei pagamenti, rimane infatti un contributore netto al bilancio dell’Ue (dona molto più di quanto non le ritorni indietro sotto forma di fondi). Basti pensare che, nel settennio 2005-2011, il saldo netto negativo ammontava per l’Italia a 39,3 miliardi di euro. Cifre astronomiche andate letteralmente in fumo. Nell’Eurozona, l’Italia, (pur essendo al 12°-13° posto per PIL procapite) è il terzo maggior contribuente netto europeo, e contribuisce alla formazione del bilancio comunitario in misura pari a circa il 12% del totale (circa l’1% del proprio PIL). Morale della favola: l’Italia, in difficoltà economica, finisce per erogare fiumi di denaro che andranno a finanziare lo sviluppo di altri Paesi, mentre la propria situazione continuerà ad aggravarsi ulteriormente. Siamo a livelli parossistici di illogicità economica”.

All’incontro, moderato Giuseppe Tambone, vicepresidente della Commissione Ricerca e Programmi Comunitari – Mediterraneo dell’Odcec Napoli, interverranno anche  Dante Amati, responsabile area grandi Investimenti Invitalia e Mario Mustilli, presidente di Sviluppo Campania S.p.A.

Moretta, la norma sugli amministratori giudiziari danneggia le procedure

NAPOLI - “Il nuovo codice antimafia impone un limite molto ristretto di tre incarichi per collega: pensiamo ad una mozione da presentare agli organi incaricati, è un grosso problema che va risolto perché danneggia quelle procedure che hanno invece bisogno di specialisti e persone competenze. È una norma che non favorisce il normale prosieguo della giustizia”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, nel corso del forum “Nomina amministratore giudiziario: incompatibilità e limiti agli incarichi”.

Secondo Giovanna Ceppaluni, presidente Sezione Gip del Tribunale di Napoli, “ci sono troppe lacune: le nuove norme dovevano essere una panacea, eliminare la percezione dei favoritismi e delle zone grigie. Invece non sono riuscite a risolvere questo problema e noi magistrati stiamo cercando faticosamente di dare una interpretazione coerente e unitaria”.

Per Arcangelo Sessa, consigliere Odcec Napoli, “il limite di incarichi riduce le possibilità di specializzazione dei professionisti. Vedremo i tribunali come si comporteranno di fronte a queste norme, sperando di uscirne in maniera unitaria oppure con dei correttivi da parte del governo”.

Anche per Claudia Ferrari, pm della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, “la normativa è troppo rigida e dovrà essere interpretata per sgombrare il campo da possibili abusi e poca trasparenza”.

In conclusione, per PierLuca Bevilacqua, presidente della Commissione di Studio di Diritto Penale dell’economia, “si tratta di un problema che va affrontato, tenendo in considerazione i magistrati e i commercialisti impegnati in queste procedure”.

NaStartup day, il primo giornalista virtuale italiano è made in Naples

NAPOLI. Nel Pegaso Tower al Centro Direzionale di Napoli si è tenuta la 48esima edizione del NAStartUpday, evento sviluppato da NAStartUp e sponsorizzato da IdeaSolution e Sintesi Sud. Sede dell’acceleratore civico è stato il nuovo spazio di CoWorking LAB46, progetto che vede insieme l’Università Telematica Pegaso e Digital Magics Napoli per avviare nuovi progetti sul fronte innovazione e startup.

La comunità di NAStartUp per la prima volta in uno Skyscraper, ha sviluppato lo #StartupGym, vissuto il TechCocktail degli innovatori e sperimentato per la prima volta il TechShowRoom.

Novità nelle novità a accelerare le startup c’è stata per la Prima Volta al Mondo il coinvolgimento di una AI [Artificial Intelligence - Intelligenza Artificiale] che ha avuto la forma e il volto di una giovane ragazza, presente sul palco le startup, grazie a un monitor verticale.

Alex, questo è il nome dell’AI nasce dall’idea di Domenico Soriano, cofounder d’Eclettica, startup innovativa di Salerno specializzata in software personalizzati.

Oltre alle 4 + 1 startup presentate la community si è divertita e ha apprezzato una nuova formula il TechShowRoom nato da un’idea di Gennaro Tesone driver del Lab46. Nella TechShowRoomn era possibile infatti provare la frontiera dell’innovazione sviluppata da istituti pubblici e PMI innovative. Tra loro l’ultima applicazione presentata da Giovanni Caturano di SpinVector di Realtà Virtuale per il settore industriale.

Le 4 startup + 1 connesse alla community e presentata da Alex sono state:

SOPHIA HIGH TECH presentata dal founder Antonio Caraviello

Azienda che opera nel settore delle Mission Critical Application ed è impegnata in commesse ad elevato contenuto tecnologico, per applicazioni critiche dell'aerospazio, dell'automotive e della difesa.

PICKME APP presentato dalla founder Luciana DeFino

Startup che offre una soluzione di mobilità intelligente, flessibile e collettiva a bambini, anziani e persone con disabilità motorie.

HAPPY EVENTS presentata dal founder Marco Sessa

Il primo social network che vuole rivoluzionare il modo di promuovere gli eventi.

KINETON presentata da uno dei founder Angelo Palladino

Engineering company che fornisce servizi e prodotti ed assiste i propri clienti nella creazione e nello sviluppo di soluzioni in alcuni dei principali settori tecnologici: Automotive, IoT, Media e ICT.

A interrogare le startup con il pubblico Susanna Sanseverino

Antonio Prigiobbo designer di format innovativi e coordinatore di NAStartUp ha poi lanciato le tre novità sviluppate dalla community

L’EdTech Challenge presentata da Danilo Iervolino con Gennaro Tesone che impegna insieme Università Telematica Pegaso e Digital Magics in un processo di Open Innovation che premierà le migliori idee innovative nel settore della formazione, con borse premio da 10.000€ equity free

Stefano Imparato CTO di Intertwine ha raccontato i successi degli ultimi mesi e la corsa che ha portato il loro progetto a diventar leader nazionale della scrittura collaborativa (evoluzione e futuro dell’editoria) portandoli di recentissimo a acquisire il loro ex competitori 20lines [Napoli 1 - Milan 0]

Pablo Ramirez anche questo mese ha sviluppato da innovation Hunter il progetto 3i [Innovation, integrazione immigrati] con PSYCHO HELP

Terapia psicologica online per riprendere e mantenere un equilibrio sempre più spesso messo a repentaglio dai veloci cambiamenti della nostra società. Il progetto è stato presentato da Felipe Ramìrez Cortàzar

L’apertura del Tech Cocktail, offerto da CapriMoonlight, con il free Networking l’ha fatta con un brindisi Fabrizio Perrone CEO di Buzzoole startup napoletana incoronata, tra tutte le aziende italiane, con il maggior fattore di crescita: 217% in termini di fatturato complessivo e numero di dipendenti.

Per Candidarti gratuitamente e proporre la propria presentazione

www.nastartup.it/proponi-il-tuo-pitch/

Crac banche, più soldi per i risparmiatori

La Lega ha presentato un emendamento alla legge di bilancio che aumenta la disponibilità del fondo previsto dalla manovra per risarcire i risparmiatori che hanno perso i loro risparmi custoditi dalle banche. "Con l'emendamento presentato intendiamo allargare la platea dei risparmiatori da ammettere alle procedure, specificando che tra essi vi rientra anche chi è in possesso di quote di partecipazione, soprattutto risparmiatori della Banca Popolare di Vicenza" spiega in una nota il sottosegretario all'Economia della Lega, Massimo Bitonci. Inoltre, "acceleriamo i tempi di erogazione e incrementiamo lo stanziamento finanziario per aumentare la percentuale del ristoro attraverso ulteriori disponibilità fino a 2,5 miliardi provenienti da fondi dormienti".

E, ancora, dice Bitonci, "ripristiniamo la possibilità di proporre azioni nei confronti delle Autorità di vigilanza e delle banche, oltre a consentire di proseguire nel contenzioso legale contro la Consob, Banca d'Italia e banche". In base all'emendamento, i risparmiatori potranno sempre agire in giudizio per ottenere il risarcimento di quella parte del danno che non viene rimborsata dal fondo ad hoc previsto dalla manovra. "Già oggi - riferisce il sottosegretario all'Economia - sono stati erogati i primi 40 rimborsi, pari a 657mila euro, a dimostrazione che la nostra soluzione dell'arbitrato Consob funziona".

Draghi: "Spread sale se si sfida l'Ue"

Nuovo altolà sul debito da parte del presidente della Bce Mario Draghi, secondo cui lo spread in alcuni paesi sale quando si sfidano le regole europee. "Per proteggere le famiglie e le imprese dall'aumento dei tassi di interesse, i paesi ad alto debito non dovrebbero aumentare ulteriormente il loro debito e tutti i paesi dovrebbero rispettare le regole dell'Unione Europa", ha dichiarato Draghi nel corso del suo intervento allo European Banking Congress a Francoforte, sostenendo che "la mancanza di un consolidamento dei conti pubblici nei paesi ad alto debito pubblico aumenta la loro vulnerabilità agli shock, indipendentemente dal fatto che questi shock siano prodotti autonomamente mettendo in questione le regole dell'architettura dell'Ue o che arrivino attraverso un contagio". Finora, aggiunge Draghi, "l'aumento degli spread dei titoli sovrani è stato per lo più limitato al primo caso e il contagio tra i paesi è stato limitato". Questi sviluppi, rileva il presidente della Bce, "si traducono in condizioni più restrittive per i finanziamenti bancari all'economia reale. Ad oggi, sebbene si verifichi qualche ripercussione sui prestiti bancari in cui l'aumento degli spread è stato più significativo, i costi complessivi per i finanziamenti bancari rimangono vicini ai minimi storici nella maggior parte dei paesi, grazie ad una base di depositi stabili".

ECONOMIA - Per quanto riguarda l'economia dell'area dell'euro, sta registrando "un rallentamento graduale" dopo cinque anni di crescita, osserva Draghi, sostenendo che un rallentamento graduale "è normale mentre le espansioni maturano e la crescita converge verso il suo potenziale di lungo periodo ma allo stesso tempo l'espansione nell'area dell'euro è ancora relativamente breve e di dimensioni ridotte". "Ci aspettiamo che l'espansione europea continui nei prossimi anni", aggiunge il presidente della Bce, "non c'è certamente alcun motivo per cui debba improvvisamente finire". Secondo Draghi il rallentamento della crescita nell'area dell'euro è da legare al rallentamento registrato nel settore auto e alle tensioni commerciali a livello globale.

OCCUPAZIONE - "Negli ultimi cinque anni, l'occupazione nell'area dell'euro è aumentata di 9,5 milioni di persone- ha sottolineato Draghi, sostenendo che l'occupazione "è aumentata di 2,6 mln in Germania, 2,1 mln in Spagna, 1 mln in Francia e 1 mln in Italia. Questa crescita dell'occupazione è simile a quella registrata nei 5 anni prima della crisi quando era cresciuta di 10 mln". Tuttavia, in quel periodo, sottolinea ancora il presidente dell'Istituto di Francoforte, "quasi il 70% della crescita occupazionale proveniva dalla fase di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Dal 2013 in poi, invece, la crescita ha riguardato la fascia di età compresa tra i 55 e i 74 anni. Questo riflette in parte l'impatto delle riforme strutturali, come quella che riguarda i sistemi pensionistici". Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro delle persone di età tra i 55 e i 74 anni, rileva, "è quasi raddoppiato: passando da circa il 20% nel 1999 al 38% nel 2017".

UNIONE MONETARIA - "Completare l'Unione economica e monetaria è diventato più urgente con il tempo, e questo non solo per i ragionamenti economici sempre sottesi nei miei discorsi ma anche per preservare la nostra costruzione europea". "Dal mio discorso nel novembre 2011 in questa sede - sottolinea Draghi - avevo detto che la crisi economica avrebbe richiesto un passo più rapido nel processo di rafforzamento dell'Unione monetaria. Da quel momento il lavoro fatto è stato notevole ma è ancora lontano dall'essere completato". "Il completamento dell'unione bancaria in tutte le sue dimensioni, inclusa la riduzione del rischio e l'avvio di una unione dei mercati dei capitali attraverso l'attuazione a partire dal 2019 delle iniziative in atto è diventata ora una questione altrettanto urgente di come lo furono i primi passi nella gestione della crisi dell'area euro sette anni fa. L'urgenza oggi non è dettata da una crisi economica che abbiamo affrontato con successo ma perché rappresenta la miglior risposta alle minacce che vengono rivolte alla nostra unione monetaria: a queste minacce, la risposta è solo quella di una maggiore Europa".

INFLAZIONE - L'inflazione di base nell'area dell'euro "continua a oscillare intorno all'1% e deve ancora mostrare una tendenza al rialzo convincente", ha osservato Draghi. Il consiglio direttivo della Bce "ha anche notato che le incertezze sono aumentate" e quindi "a dicembre, quando le ultime previsioni saranno disponibili, saremo più in grado di fare una piena valutazione".

Manovra, cosa rischia l'Italia

Settimana decisiva per la manovra. E' infatti attesa il 21 novembre l'opinione della Commissione europea sul documento programmatico di bilancio rivisto e inviato dall'Italia, quando potrebbe scattare, a meno di ripensamenti o sorprese sempre possibili, la procedura per deficit eccessivo legata nel nostro caso al debito (una prima assoluta). Nello stesso giorno infatti potrebbe essere presentato il rapporto ex articolo 126.3 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) che rappresenta il primo passo formale della procedura d'infrazione europea. Il negoziato con Bruxelles, a quel punto, si sposterà probabilmente sulle modalità e sui tempi della Edp, come viene chiamata in gergo la procedura per deficit eccessivo. Procedura che è lunga, complessa (prevede una quindicina di passaggi) e che diventa più pesante a mano a mano che procede.

LA PROCEDURA - La procedura per deficit eccessivo (Edp in gergo) che l'Italia rischia di subire è prevista dal braccio correttivo del patto di stabilità, nel quale passa un Paese che non rispetta gli obblighi previsti dal braccio preventivo del patto, quello in cui l'Italia si trova attualmente e che prevede, in caso di inosservanza, un'altra procedura, quella per deviazione significativa, Sdp in gergo. La procedura per deficit eccessivo è lunga e complicata: prevede una quindicina di passaggi e diventa più pesante a mano a mano che procede. Esiste per applicare la previsione del trattato che gli Stati membri debbano evitare livelli eccessivi di deficit e di debito, alla luce dell'interdipendenza degli Stati membri, specie di quelli dell'Eurozona. A questo proposito lo Stato che subisce la procedura viene costantemente monitorato tramite rapporti a cadenza semestrale. In qualsiasi momento la Commissione può emettere una raccomandazione allo Stato membro, se viene percepito un rischio di mancato rispetto della scadenza fissata per correggere il deficit eccessivo.

LA VIOLAZIONE - La procedura per disavanzo eccessivo scatta ogni volta che viene ravvisata una violazione del criterio del deficit (rapporto deficit/Pil al massimo al 3%), oppure del criterio del debito pubblico, che deve ammontare al massimo al 60% del Pil. L'Italia rischia, a quanto ha detto il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, che venga aperta una Edp per il debito, visto che nel maggio scorso si era ritenuto di non procedere alla luce del fatto che il nostro Paese rispettava gli obblighi del braccio preventivo del patto di stabilità. L'Italia infatti, secondo le raccomandazioni del Consiglio approvate all'unanimità (anche dal nostro Paese), avrebbe dovuto ridurre il deficit strutturale, ma programmando per il 2019 un deficit nominale del 2,4%, incompatibile con la richiesta di riduzione del disavanzo strutturale, si è posta fuori dalle regole del braccio preventivo del patto di stabilità.

LA RACCOMANDAZIONE UE - Con l'apertura della procedura per disavanzo eccessivo, il Consiglio deve approvare la raccomandazione ex articolo 126.7 della Commissione che stabilisce un limite temporale per correggere lo squilibrio di finanza pubblica e riportarlo in linea con i requisiti del deficit e del debito. La raccomandazione contiene obiettivi di deficit sia nominale che strutturale, legati allo scenario macro delineato nelle previsioni della Commissione. Viene anche data una quantificazione della risposta di politica economica necessaria a soddisfare quegli obiettivi.

LE SANZIONI - L'Italia, entro la scadenza indicata nella raccomandazione europea, dovrà dimostrare di aver adottato azioni volte a rimediare al deficit eccessivo, pena l'applicazione di alcune sanzioni. Dal deposito, che non produce interessi, di una somma pari allo 0,2% del Pil alla sospensione di alcuni o di tutti i fondi europei strutturali e di investimento. Se la procedura continua il Consiglio può anche decidere di intensificare le sanzioni arrivando ad imporre una multa con importo massimo pari allo 0,5% del Pil.

Fisco, in arrivo due sanatorie

Novità sul fronte del fisco, con due sanatorie in arrivo. La prima, che entra nel decreto fiscale, riguarda le irregolarità formali. La proposta di modifica dovrebbe essere presentata in commissione Finanze al Senato e consentirà di regolarizzare la propria posizione pagando 150 euro. Secondo quanto si apprende, il ministero dell'Economia avrebbe dato il via libera alla norma, che sarà inserita nel provvedimento con un emendamento. Stando ai primi calcoli, il gettito atteso con questa operazione è di circa 800 milioni.

La seconda 'sanatoria' concerne invece le sanzioni per la fatturazione elettronica, che diventa obbligatoria a partire dal 1 gennaio 2019. La proposta, approvata in Commissione Affari Europei della Camera, mira "ad andare incontro alle imprese artigianali che per il 2019 non riusciranno o lo faranno solo in parte ad ottemperare agli obblighi previsti dal decreto" hanno spiegato i deputati della Lega Marco Maggioni e Alessandro Giglio Vigna, precisando che si tratta di un'attenuazione delle sanzioni e non di una sanatoria vera e propria, come aveva osservato il deputato dem, Filippo Sensi.

"Nel processo che porta alla completa fatturazione elettronica le imprese artigianali vanno accompagnate e non vessate come vorrebbe invece fare il Pd - hanno sottolineato i due deputati leghisti -. Per questo il nostro parere votato dalla commissione Politiche europee della Camera ha chiesto di attenuare le sanzioni per l’anno 2019 e non sanarle del tutto. Il fatto che il Pd parli di sanatoria e si faccia paladino delle sanzioni rende l'idea di come sia scollegato dalla realtà e lontano dalle esigenze di chi lavora e porta avanti una piccola azienda".

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