Mercoledì 12 Dicembre 2018 - 4:44

Pernigotti chiude storica fabbrica

La storica fabbrica della Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria) sta per chiudere. Sono in 100 a rischiare il posto di lavoro su 200 dipendenti. Ad avvisare i sindacati dell'avvio della procedura di licenziamento collettivo è stata ieri la proprietà, il gruppo turco Toksöz, durante un incontro. La volontà è quella di mantenere in Italia solo la rete marketing volta a sostenere la vendita, tuttavia, dei prodotti fatti in Turchia. "C'erano state delle avvisaglie ma mai avremmo immaginato che si fosse già arrivati a una decisione così grave", spiega all'Adnkronos Deny Vair della Flai Cgil che aggiunge: "Ora si aprono diversi scenari".

In mattinata c'è stato un incontro con il sindaco di Novi Ligure. "L'azienda ci ha chiuso la porta in faccia. Il nostro obiettivo ora è ottenere la Cassa integrazione straordinaria per le imprese operanti in un'area di crisi industriale complessa che ci darebbe un anno in più e quindi più tempo per cercare di rilanciare l'azienda", dice all'Adnkronos Marco Malpassi, segretario Flai Cgil, presente all'incontro di ieri.

La normativa di riferimento dei licenziamenti collettivi è contenuta nella legge numero 223 del 1991. La procedura dura 75 giorni: nei primi 45 viene fatto un esame congiunto tra i rappresentanti sindacali e quelli aziendali; nel caso in cui non fosse trovato un accordo soddisfacente per entrambi le parti, nei restanti 30 giorni le parti vengono convocate per un ulteriore esame dal direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, il quale può anche formulare delle proposte per la realizzazione di un’intesa. Solo terminata questa fase, a prescindere dal raggiungimento di un accordo sindacale, l’impresa può procedere al licenziamento dei lavoratori. "Noi chiederemo prima di tutto il ritiro della procedura. In ogni caso stiamo ancora decidendo cosa fare", sottolinea Vair affermando ancora: "Non è possibile che una proprietà decida di comprare un marchio italiano (nel 2013, ndr) senza fare investimenti. C'è stato uno sbilanciamento tra produzione e sistema vendita: gli operai sono solo 55 su 200 impiegati (compreso il commerciale). Si è sottovalutata la produzione". E conclude: "Ci si può anche appoggiare ma chi lavora nella fabbrica ha un know how che altri non hanno. La qualità della produzione è migliore se fatta all'interno dell'azienda".

"I turchi avevano già trovato una situazione critica - spiega Malpassi - trattandosi di un'azienda di ricorrenza", con una produzione legata per lo più a Pasqua e Natale. "Ma da parte loro non sono mai arrivati gli investimenti promessi, a parte qualcosa nel marketing. E così sono arrivati 10 milioni di perdite all'anno, quindi 50 milioni negli ultimi 5 anni- aggiunge il sindacalista - quindi parliamo di una gestione pessima". "Ora loro si vogliono tenere stretto il marchio - sottolinea il segretario Flai Cgil che si sta recando nella fabbrica di Novi Ligure in assemblea permanente - già producevano la Crema Pernigotti in Turchia, ora vogliono esternalizzare anche il resto. Ci si chiede cosa diventerà a questo punto il prodotto, in cui la materia prima è fondamentale".

La storia - La lunga tradizione Pernigotti inizia nel 1860 con l'apertura a Novi Ligure di quella che presto diventerà una delle drogherie più rinomate del Piemonte, si legge sul sito. La qualità delle lavorazioni proposte porta in soli otto anni il suo fondatore, Stefano Pernigotti, a dare vita alla società Pernigotti & Figlio, aprendo la fabbrica che sarà un simbolo e un punto di riferimento per la città. A conferma del successo e del prestigio della sua offerta dolciaria, nel 1882 la società viene insignita con l’onorificenza dello Stemma Reale che la accredita ufficialmente come fornitore della Real Casa.

Nel 1914, con l’inizio della Prima guerra mondiale, viene proibito l’uso dello zucchero nella preparazione di prodotti dolciari. Con intuizione e maestria, Paolo Pernigotti modifica allora la ricetta del Torrone, sostituendo lo zucchero con una quantità di miele più concentrata, ottenendo così un prodotto dal gusto e dalla consistenza unici. Il 1927 è un anno di svolta per l’azienda. Ha inizio infatti la produzione del grande classico della tradizione dolciaria piemontese: il Gianduiotto, che fonde cacao e pasta di nocciole e che diventa uno dei simboli più apprezzati della tradizione italiana nel cioccolato.

Negli anni successivi la ricerca Pernigotti non si arresta e l’azienda cresce, cambia sede e continua a proporre prodotti che entrano nella storia e nelle case di tutti gli italiani come il Cremino, le Pepitas e il Nocciolato, per arrivare negli anni ’70 a essere una delle più importanti realtà nel settore del cioccolato.

Gdpr, Moretta: “Dati sensibili e trasparenza, nuove sfide per i professionisti”

NAPOLI – “Le novità introdotte in tema di privacy con il nuovo Regolamento, il GDPR, impongono ai professionisti specifici adempimenti per la tutela dei dati e delle informazioni sensibili dei propri clienti, oltre ad una serie di nuovi obblighi. Una sfida davanti alla quale di certo non ci tiriamo indietro: tutti i professionisti vogliono essere di supporto ad un’economia bisognosa di persone che abbiano come obiettivo la deontologia, la correttezza e la trasparenza. Siamo molto fiduciosi perché la nostra categoria da tempo pratica l’attività professionale con grande rispetto per i clienti, e dunque si avvia a rafforzare il proprio ruolo”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli, aprendo il convegno “Etica, responsabilità e privacy dei dati: una nuova sfida per le professioni all'entrata in vigore del GDPR”.

Nel suo intervento Antonio Areniello,  numero uno del Consiglio notarile di Napoli, Torre Annunziata e Nola, ha evidenziato che "quella dei professionisti è una vera e propria sfida. La legge sulla privacy comporta un difficile bilanciamento tra la riservatezza e la trasparenza. In questo senso, la scelta etica di favorire l’utente che richiede la tutela dei dati personali è fondamentale”.

Per l’avvocato Valeria Ruoppolo, esponente di "etica delle professioni" e ideatrice del convegno, “oggi i professionisti non devono solo interpretare una norma delicata, come quella che è stata di recente promulgata, ma darne la giusta attenzione con una lettura etica, per far sì che vi sia la massima applicazione nel rispetto dei clienti e di tutti gli operatori del servizio”.

“I professionisti devono semplicemente rispettare i loro principi. Etica e deontologia nelle professioni intellettuali - ha rimarcato Isabella Stoppani, presidente dell'Associazione Avvocati Italiani - significano già tutela della riservatezza e della conservazione dei dati. La sfida è dunque quella di riuscire ad adeguarsi ai nuovi percorsi mettendo in campo i valori tradizionali della professione”.

Scontro sulla prescrizione

E' scontro tra M5S e Lega sulla prescrizione. Il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno , parlando dell'emendamento 5 Stelle al ddl anticorruzione, oggi ha detto che bloccare la prescrizione dopo il primo grado "è come mettere una bomba atomica nel processo penale". "Non posso accettarlo", ha sottolineato nel corso dell'Intervista di Maria Latella su SkyTg24. Sulla questione, ha aggiunto, "si troverà un accordo, ciò che è dentro al contratto va attuato".

Parole alle quali il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede replica: "Rispetto e stimo il ministro Bongiorno, con cui ho collaborato e collaboro su diversi fronti, dalla necessità di riavviare il motore della giustizia con nuove forze, alla lotta contro la violenza sulle donne. Ma sulla prescrizione si sbaglia. La bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all'impunità". "Chi va a spiegare ai familiari delle vittime della strage di Viareggio che il tempo è scaduto per i primi due reati e non avranno una risposta di giustizia piena? Oltre alla tragedia, devono anche essere beffati da uno Stato incapace di dare una risposta? Vale per loro come per il processo Eternit, il terremoto de L'Aquila, l'inquinamento dell'impianto di Marghera - fa notare il ministro -. Dopo una verità accertata in primo grado, non possiamo lasciare che da quel momento in poi non ci sia più alcuna certezza di giustizia. La sicurezza dei cittadini e la certezza della pena perdono qualsiasi significato se poi il processo si conclude con la prescrizione".

"Deve essere chiaro che siamo di fronte a una riforma epocale della giustizia penale che cambia totalmente ottica: è finita l'era dei furbi e dei loro azzeccagarbugli che mirano solo a farla franca. Con la nostra riforma della prescrizione, gli unici a dover temere sono i colpevoli. I tempi dei processi saranno brevi grazie agli investimenti di questo governo: lo Stato si deve prendere la responsabilità di rendere giustizia ai cittadini", conclude Bonafede.

Giochi, “Il governo blocchi le multinazionale dell’azzardo”

ROMA – “Facciamo appello al governo affinché blocchi le multinazionali dell'azzardo che adesso mirano a sostituirsi a tutte le piccole e medie aziende di gestione di apparecchi di intrattenimento per locali pubblici, dopo essersi ‘impadronite’ di quasi tutte le concessionarie statali ”. Lo ha detto Benedetto Palese, presidente dell’Agcai (Associazione Gestori e Costruttori di Apparecchi da Intrattenimento) annunciando la manifestazione di mercoledì 7 novembre alle ore 11 in via Flavia nei pressi del ministero del Lavoro.

“Dopo aver favorito l'ingresso in Italia delle 'videolottery', le macchine più pericolose al mondo, collocandole in tutti i mini casino aperti in ogni angolo di strada, creando un allarme sociale senza precedenti - ha aggiunto il numero uno dell'Agcai -, adesso stanno costringendo i gestori ad inserire anche nelle slot da bar programmi d'azzardo di loro proprietà, pena la dismissione degli apparecchi e l'appropriazione di quei titoli autorizzatori a totale loro beneficio".

"Il tutto è mirato alla chiusura di migliaia di aziende con il relativo licenziamento di quasi 100 mila lavoratori. Segnaliamo anche l'inerzia dei Monopoli di Stato che invece di controllare l'operato dei concessionari per eventuali sperequazioni, hanno emanato una circolare al solo fine di agevolare i concessionari stessi  ad impadronirsi di tutto il mercato. Ci rivolgiamo al governo - continua Palese -, chiedendo un incontro al ministero dello Sciluppo Economico, affinché attraverso un contratto di filiera nazionale e l'emanazione  di una nuova circolare da parte dei monopoli che riesca a scongiurare la chiusura di oltre 3000 aziende di gestione e relativi dipendenti che da 15 anni operano in questo settore".

"Inoltre da anni chiediamo la sostituzione delle slot da bar con un apparecchio meno invasivo con elementi di più intrattenimento e una perdita oraria ancora più limitata che non sfoci nell’azzardo ,simile a quella di un normale flipper che il vecchio governo non ci ha fatto realizzare .Ci auguriamo di essere ascoltati - ha concluso il presidente dell'Agcai - affinché si debelli il gioco d’azzardo in Italia”.

Quota 100, "statali in pensione dopo 9 mesi"

Per i dipendenti della Pubblica amministrazione che usciranno con quota 100 sarà prevista una norma ad hoc, che conterrà "un preavviso di 9 mesi". Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, nel corso dell'Intervista di Maria Latella su SkyTg24, fornendo ulteriori dettagli sulla possibilità per gli statali di lasciare il lavoro usufruendo della nuova misura previdenziale promossa dal governo giallo-verde. "Voglio anche concorsi più veloci e unici, perché ci vuole omogeneità in preparazione", ha aggiunto il ministro. Quanto al turn over, Bongiorno ha ribadito: "Ho sempre detto che investiremo nella pubblica amministrazione, a differenza dei precedenti governi. Con noi non si taglia. Abbiamo un turn over al 100%, quindi per 100 persone che escono ce ne saranno 100 che entrano. La norma è già finanziata".

Commercialisti, focus su previdenza e welfare il 6 novembre ad Aversa

AVERSA - Martedì 6 novembre 2018 alle ore 15, presso la sala conferenze dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord (via A. Diaz, 89), si terrà un focus di approfondimento su previdenza, welfare e assistenza sanitaria.  

All’incontro, moderato da Guido Rossi, vicepresidente dell’Ordine, interverranno Luigi Pagliuca, presidente nazionale della Cassa di Previdenza dei Ragionieri; Paolo Longoni, consigliere d’amministrazione della Cnpr; Roberto Bianco, delegato territoriale dell’ente previdenziale.

“L’analisi delle strategie adottate dagli enti previdenziali per garantire la sostenibilità dei fondi con l’erogazione della previdenza e dell’assistenza  sarà analizzata nel corso del dibattito” ha sottolineato Antonio Tuccillo, numero uno dell’Odcec Napoli Nord, che introdurrà i lavori. “L’Odcec di Napoli Nord ha previsto, per questa occasione, la presenza dei funzionari della Cassa di Previdenza - ha aggiunto - che potranno informare, esaminando i piani contributivi, anche con apposite simulazioni e proiezioni, per i singoli professionisti”.

Stress test, promosse le banche italiane

Le banche italiane Unicredit, Banco Bpm, Ubi banca e Intesa Sanpaolo, sono state promosse dall'Eba, l'Autorità bancaria europea. Il coefficiente patrimoniale Cet1 delle quattro banche italiane incluse negli stress test vede una "riduzione media ponderata nello scenario avverso pari a 3,9 punti percentuali su base fully loaded, un risultato in linea con quello medio del complesso delle banche" del Sistema unico di vigilanza e del campione preso in considerazione dall'Eba, scrive la Banca d'Italia in una nota. "Nel complesso - spiegano da via Nazionale - le banche europee hanno mostrato una buona capacità di tenuta a fronte delle condizioni di stress ipotizzate nello scenario avverso. I risultati confermano il generale rafforzamento della solidità del sistema bancario europeo".

Mario Quagliariello, direttore del dipartimento Economic Analysis and Statistics dell'Eba, sottolinea che "il risultato dello stress test mostra che gli sforzi delle banche per costruire la propria base di capitale negli ultimi anni hanno contribuito a rafforzare la loro capacità di resistenza agli shock gravi".

Nel dettaglio, nello scenario avverso degli stress test Eba, Unicredit registra nel 2020 un cet1 ratio al 9,34%, 346 punti base in meno rispetto al Cet1 ratio transitional a fine dicembre 2017; Banco Bpm un Cet1 ratio all'8,47%; Ubi banca un Cet1 all'8,32%; il coefficiente patrimoniale Cet1 di Intesa Sanpaolo è pari al 10,40%. Nello scenario base il dato è invece pari al 13,04%.

Flat tax, ecco chi ci guadagna

Le partite Iva con la flat tax, guadagneranno oltre il 30% in più rispetto ad un lavoratore dipendente. E' quanto emerge dalle simulazioni messe a punto dal Centro studi fiscali Eutekne.info, secondo cui il taglio delle tasse sulle partite Iva, a parità di retribuzione lorda, allungherà la distanza tra lo stipendio netto di un autonomo e quello di un lavoratore dipendente. Chi sceglie di lavorare aprendo una partita Iva, infatti, secondo i calcoli di Eutekne, potrà contare a fine mese su una busta paga superiore di oltre il 30% rispetto a un dipendente.

In particolare, con le novità inserite in manovra sulla cosiddetta 'tassa piatta - l'introduzione nel 2019 dell'aliquota al 15% per i lavoratori autonomi che dichiarano un reddito annuo fino a 65 mila euro e, a decorrere dal 2020, e di quella al 20% per le partite Iva con un giro d'affari tra 65 mila e 100 mila euro - l'inquadramento di lavoro come 'autonomo con partita Iva' secondo Eutekne "diventerà estremamente conveniente per tutti coloro che dichiarano una retribuzione compresa tra 35 mila e 80 mila euro", con il 30% in più di reddito disponibile.

Le partite Iva con la flat tax, guadagneranno oltre il 30% in più rispetto ad un lavoratore dipendente. E' quanto emerge dalle simulazioni messe a punto dal Centro studi fiscali Eutekne.info, secondo cui il taglio delle tasse sulle partite Iva, a parità di retribuzione lorda, allungherà la distanza tra lo stipendio netto di un autonomo e quello di un lavoratore dipendente. Chi sceglie di lavorare aprendo una partita Iva, infatti, secondo i calcoli di Eutekne, potrà contare a fine mese su una busta paga superiore di oltre il 30% rispetto a un dipendente.

In particolare, con le novità inserite in manovra sulla cosiddetta 'tassa piatta - l'introduzione nel 2019 dell'aliquota al 15% per i lavoratori autonomi che dichiarano un reddito annuo fino a 65 mila euro e, a decorrere dal 2020, e di quella al 20% per le partite Iva con un giro d'affari tra 65 mila e 100 mila euro - l'inquadramento di lavoro come 'autonomo con partita Iva' secondo Eutekne "diventerà estremamente conveniente per tutti coloro che dichiarano una retribuzione compresa tra 35 mila e 80 mila euro", con il 30% in più di reddito disponibile.

“Il 91% dei comuni italiani a rischio danni per il maltempo”

NAPOLI - "L'Italia si conferma un Paese ad alto rischio calamità naturali ed i danni da essi derivanti hanno raggiunto livelli insostenibili. Se non si provvede a dare avvio ad un circolo virtuoso di risk management, intriso di attività di prevenzione e protezione dei nostri territori, oltre a prevedere una copertura assicurativa misto pubblico-privata, saranno sempre più ridotte le possibilità di ottenere risarcimenti celeri ed adeguati". E' quanto afferma Antonio Coviello, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche-Iriss e professore di marketing assicurativo nell'Università S.O. Benincasa di Napoli.

  "Il  91% dei comuni italiani è in aree soggette a pericolosità da frana o idraulica. In particolare, oltre l'80% della superficie della Valle d'Aosta è a pericolosità da frana, ma fanno riflettere anche il 19,6% della Campania, il 16,1% del Molise e i 1.538 chilometri quadrati della Lombardia, che in termini percentuali rappresentano solo il 6,4% del territorio.

Le alluvioni colpiscono soprattutto le pianure. È per questo che l'Emilia Romagna ha a rischio il 45% del proprio territorio, poi seguono la Toscana con il 12% e la Lombardia con il 10%", commenta Coviello, riportando i dati dell'ultimo studio dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

  "In Italia i danni da calamità naturali sono in media di oltre 3 miliardi l'anno.  In totale, per tutti gli eventi catastrofali del 2017 registrati nel nostro Paese, si stima che il settore assicurativo abbia risarcito circa 385 milioni, una cifra che riflette il grado di diffusione ancora contenuto della copertura. Chi risarcisce i restanti miliardi di danni subìti? In teoria lo Stato, ma purtroppo quasi mai è stato così, per la nota carenza di fondi. La garanzia e la certezza di ristoro dei danni, con una gestione dello Stato, può avvenire solo attraverso un sistema di coperture assicurative, così come avviene con successo già in tanti altri Paesi", ha spiegato il ricercatore del Cnr-Iriss, che coordina un gruppo di lavoro interdisciplinare in seno all'Istituto napoletano che studia da un decennio il fenomeno, pubblicando anche un libro dal titolo "Calamità naturali e coperture assicurative", presentato anni orsono anche in Parlamento, allorquando si dibatteva di prevedere una "assicurazione obbligatoria".

  "Le esposizioni assicurate contro i rischi catastrofali in Italia per l'anno 2018 (riferiti al volume premi incendio), per quanto riguarda i rischi commerciali, sono stimate a circa 650 miliardi per il terremoto (+8% rispetto al 2017) e a 700 miliardi per l'alluvione (+11% rispetto al 2017). In pratica, si contano circa 400.000 rischi commerciali assicurati contro il terremoto, 340.000 contro l'alluvione e si presume che molti di questi ultimi siano assicurati anche contro il terremoto (Fonte PERILS).  Per quanto riguarda i rischi residenziali l'esposizione complessiva è pari a circa 130 miliardi per il terremoto (+14% rispetto al 2017) e a 67 miliardi per l'alluvione (-16% rispetto al 2017), e si contano circa 388.000 rischi residenziali assicurati contro il terremoto, 119.000 contro l'alluvione", spiega l'esperto.

Tenuto conto delle esposizioni a entrambi gli eventi catastrofali rilevati (terremoto e alluvione), le regioni che hanno contribuito più di tutte alla crescita delle esposizioni rispetto al 2017 sono il Piemonte, la Puglia e la Campania.

Specificamente al terremoto, invece, le regioni che hanno maggiormente contribuito alla crescita delle esposizioni  sono la Lombardia e l'Emilia Romagna.

  "Proprio a dimostrazione che i rischi catastrofali sono in aumento soprattutto in Italia, con riferimento al solo rischio alluvionale, l'EIOPA (l'Autorità europea assicurativa) propone la   degli scenari relativamente al rischio alluvionale (c.d. "flood")", riferisce Coviello.

La Legge di bilancio 2018 (commi 768-770) ha introdotto delle importanti novità in tema di incentivi fiscali per quanto riguarda le assicurazioni contro il rischio di eventi calamitosi a copertura delle abitazioni. In particolare, a partire dal 1° gennaio 2018, per tali polizze è stata introdotta una detrazione Irpef del 19% del premio (senza limiti di importo) e l'esenzione dello stesso dall'imposta di cui alla legge n. 1216 del 1961 (che era pari al 22,25%).

 "La misura introdotta potrà rivelarsi un primo passo per contrastare la scarsa propensione dei cittadini italiani ad assicurare la propria casa contro i rischi legati a eventi catastrofali", spiega l'esperto; "se infatti alla fine del 2016 appena il 2% del patrimonio abitativo italiano risultava assicurato contro il terremoto e le alluvioni, tale percentuale a fine marzo 2018 (e quindi in un arco temporale di soli 3 mesi) risultava già in lieve crescita (2,5%) e si ritiene vi abbia contribuito proprio la novità contenuta nella Legge di bilancio", conclude il ricercatore.

Commercialisti, la contabilità digitale può rappresentare un’occasione di crescita

AVERSA - “Il passaggio dalla contabilità analogica a quella digitale rappresenta una opportunità di crescita per gli studi professionali. Tuttavia, rispetto alle difficoltà che si stanno registrando in ordine all’adeguamento dell’assetto amministrativo-contabile di studi professionali ed aziende, occorre stigmatizzare l’atteggiamento del governo e la sua ‘sordità’ alle istanze formulate da imprese e professionisti finalizzate a prorogare la dead-line di un anno per gli operatori in contabilità semplificata.

La impalpabile mitigazione delle sanzioni prevista dal decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio concorre solo a rendere la pillola ancora più amara”. Lo ha detto Angelo Capone, consigliere delegato della Commissione Imposte Dirette e Indirette dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, presieduta da Antonio Tuccillo, in occasione del forum “Fattura elettronica, il passaggio dal cartaceo al digitale” promosso presso la sala delle conferenze della sede di Aversa, in collaborazione con il Gruppo 24 Ore.   

 “Il nuovo obbligo della fatturazione elettronica riguarderà tutti soggetti Iva italiani dal 1° gennaio 2019 e rappresenta un nuovo tassello da aggiungere al processo di digitalizzazione che sta interessando il nostro Paese”, ha evidenziato  Diego Musto, consigliere delegato della Commissione Ict. “Allo stato non sono previste proroghe ma è stato annunciato che le sanzioni non saranno applicate per i primi sei mesi dall’entrata in vigore e ci sarà un’estensione fino a dieci giorni per l’emissioni/ricezione della fattura elettronica.  Nel corso dei lavori - ha aggiunto - è stato realizzato anche un focus sulle novità previste dalla Legge di Bilancio 2019”.

Secondo Sandro Fontana, consigliere delegato della Commissione Ict, la Fatturazione Elettronica rappresenta una grande opportunità per riorganizzarsi, offrire realmente servizi innovativi e vivere l’impresa come mai prima d’ora. Un metodo di lavoro nuovo, alla portata di tutti i professionisti ed apprezzato dalle imprese. In effetti, utilizzando in maniera efficacia ed efficiente la fatturazione elettronica, si avrà un notevole risparmio di tempo che potrà essere impiegato vivendo maggiormente l’impresa dei propri clienti.

All’incontro sono intervenuti Pasquale Licito (componente della Commissione di studio Ict dell’Odcec Napoli Nord), Pierpaolo Ceroli e Luisa Miletta (dottori commercialisti di Milano e collaboratori de “Il Sole 24 Ore”).

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