Mercoledì 12 Dicembre 2018 - 3:36

Conte: "La manovra è bella"

Nessun dubbio nel governo sulla manovra. "Siamo convinti di quello che abbiamo fatto", afferma, a margine dei lavori del Consiglio Europeo, a Bruxelles, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che sottolinea: "Più passa il tempo più mi convinco che la manovra è molto bella". A proposito dell'accoglienza critica che ha avuto il documento programmatico di bilancio in seno all'esecutivo Ue, Conte dice: "Mi rendo perfettamente conto che non è questa la manovra che si aspettavano alla Commissione Europea: è comprensibile che ci siano queste prime reazioni". "Mi aspetto - continua Conte - delle osservazioni critiche: valuteremo e inizieremo a sederci ai tavoli. Da oggi - ricorda - il commissario Pierre Moscovici dovrebbe essere a Roma a parlare con il ministro Giovanni Tria". "Noi ovviamente - assicura -risponderemo alle osservazioni critiche".

In merito al decreto legge in materia fiscale, il cui testo secondo quanto affermato dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio sarebbe stato "manipolato" da qualche manina, Conte afferma: "Venerdì sarò a Roma: lo controllerò come si fa sempre, articolo per articolo. Verrà mandato al Quirinale un testo conforme alla volontà deliberata nel corso del Consiglio dei ministri". Tra Lega e M5S, continua Conte non c'è "nessuna frattura. Controlleremo il testo dell'articolo e sarà inviato".

«Andare in pensione con quota 100 potrebbe costare a un lavoratore pubblico anche 500 euro al mese»

Andare in pensione con quota 100 potrebbe costare a un lavoratore pubblico anche 500 euro al mese. E' il presidente dell'Inps, Tito Boeri, a fare i conti in tasca ai dipendenti pubblici che usufruiranno del pensionamento anticipato messo a punto dal governo lega-M5S. Nel corso dell'audizione alla commissione Lavoro della Camera, Boeri ha spiegato che un lavoratore pubblico che va in pensione con 62 anni e 38 di contributi rispetto a una pensione a 67 anni, "potrebbe perdere 500 euro al mese".

A lasciare il lavoro anticipatamente, inoltre, stima ancora Boeri, saranno "poco meno di 400mila lavoratori". Un numero, ragiona ancora, limitato dalla norma che prevede il divieto di cumulo reddito-pensioni e che costituisce "un deterrente", almeno per alcuni, al pensionamento. Ma i costi che lo stato dovrebbe sostenere per controllare il rispetto del divieto sarebbero così alti e la platea di 'evasori' così incerta che, si chiede ancora Boeri "se ne valga la pena".

Lo stop al cumulo, dice Boeri, "è tutt'altro che ovvio e costituisce un'operazione gestionale complessa sopratutto per la parte relativa alle ispezioni necessarie alla verifica del rispetto del divieto che significa impiegare risorse importanti per controllare se le persone in pensione lavorano o meno. Mi chiedo se vale la pena spendere tutte queste risorse per controllare se in pochi dovessero lavorare dopo la pensione", osserva.

Per il presidente dell'Inps il pacchetto complessivo sul fronte pensioni (da quota 100 a opzione donna, dall'Ape social al blocco delle aspettative di vita) si tradurrà in un incremento della spesa previdenziale nei prossimi 10 anni di 140 mld.

Quanto alle risorse che potrebbero essere risparmiate con il taglio delle pensioni d'oro - che il governo intende inserire nella legge di stabilità - secondo le stime elaborate dall'Inps dalla 'sforbiciata' che si attesta sui 90mila euro lordi annui (4.500 euro netti al mese) si potrebbero ottenere risparmi pari a 150 mln di euro l'anno che potrebbero arrivare a 300 milioni solo abbassando la soglia a 78 mila euro lordi all'anno pari a circa 3.800 euro lordi al mese.

Cifre dunque lontane da quelle stimate dall'esecutivo, che conta di racimolare dall'intervento equitativo 1 miliardo di euro. Altro modo di superare i 150 mln di risparmio, spiega ancora Boeri, è quello di stimolare quanto più possibile il prepensionamento per poi riservarsi di intervenire tagliando queste pensioni o, ancora, "cambiare il provvedimento e disegnare un intervento perequativo" sulla falsa riga di quello già effettuato dal governo Letta. Una eventualità possibile, per Boeri, considerato che lo stop alla perequazione per gli assegni pari a 6 volte il minimo, sopra i 2.500 euro netti al mese, esaurirà i suoi effetti proprio nel 2019.

Nel corso dell'audizione, Boeri affronta poi il tema del condono contributivo. Per il presidente dell'Istituto di previdenza, questa misura "avrebbe un effetto devastante sui conti dell'Inps". "Non abbiamo elementi sufficienti per capire l'impatto di un intervento in questo senso ma sicuramente il condono contributivo al contrario di quello fiscale indurrebbe anche un comportamento opportunistico da parte degli evasori sul fatto che prima o poi potrebbe arrivare un altro condono", spiega Boeri, ribadendo come gli effetti si siano già fatti sentire al "solo parlare di condono contributivo: la nostra riscossione è già inferiore a quella attesa", conclude.

Juncker all'Italia: «Non possiamo accettare tutto»

"Non abbiamo ancora messo in questione il bilancio dell'Italia. Abbiamo lanciato degli avvertimenti, forse prematuri. Se accettassimo tutto quello che il governo italiano propone, avremmo delle controreazioni virulente in altri Paesi della zona euro". Lo dice il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker, in un'intervista concessa a Bruxelles a media audiovisivi italiani, tra cui l'Adnkronos (VIDEO).

Affermare "che io sarei contro l'Italia è un'idiozia (une foutaise, ndr). E' una menzogna" sottolinea il presidente della Commissione Europea. "Ho presieduto la conferenza intergovernativa nel 1991 che ci ha condotti verso il trattato di Maastricht e verso l'Unione economica e monetaria - afferma Juncker - ho fatto di tutto, quando c'erano delle resistenze molto forti in certi Stati membri, ad avere l'Italia come membro della zona euro fin dall'inizio".

"Ero ministro delle Finanze allora: ho ricevuto i primi ministri e i ministri delle Finanze di almeno otto Paesi europei che non volevano l'Italia. E io ho sempre detto che non volevo l'euro, se l'Italia non era sulla linea di partenza", conclude Juncker .

Turrà, gli incentivi alle nuove imprese possono favorire l’economia e l’occupazione

NAPOLI – “L’importanza per l’economia del mezzogiorno di favorire ed incentivare la creazione di nuove imprese che possano contribuire alla crescita dell’economia reale sta favorendo la ripresa strutturale, in un momento di incertezza come quello che stiamo attraversando”. Lo ha detto Maurizio Turrà, presidente della Federazione Dottori Commercialisti intervenendo al forum “Avvio d’impresa incentivi e agevolazioni” organizzato presso la sede del Centro direzionale dell’Odcec di Napoli per illustrare gli incentivi alle nuove imprese e agli studi professionali.

La giornata di studi si è svolta in due sessioni una mattutina introdotta dal ed una pomeridiana aperta dal segretario nazionale dei commercialisti italiani, Achille Coppola.

In apertura dei lavori il numero uno dei commercialisti partenopei, Vincenzo Moretta ha sottolineato il ruolo fondamentale della categoria per lo sviluppo delle imprese che, se assistite con professionalità e competenza, possono affrontare la sfida del mercato economico globale.

I lavori mattutini si sono articolati con le relazioni di Maria Cristina Gagliardi che ha illustrato la  misura “Resto al Sud”, Marco Paoluzi, responsabile dell’area credito dell’Ente Nazionale Microcredito che ha descritto le ipotesi a cui è possibile accedere ed Erminia Mazzoni che ha parlato di “Selfiemployment” collegata al Pon Garanzia Giovani.

La sessione pomeridiana si è aperta con l’intervento del segretario nazionale dei commercialisti italiani, Achille Coppola che ha annunciato l’iniziativa del consiglio nazionale “Rete del Valore-Studi Professionali” al servizio dei professionisti e delle imprese. Con tale finalità è stato costituito uno strumento consortile, con l’obiettivo di mettere in collegamento gli studi professionali dei propri iscritti mediante realizzazione di una rete (modello hub & spoke) al fine di promuoverne la crescita dimensionale, rafforzando le attività tradizionali e ampliando i servizi offerti alla propria clientela pubblica e privata.

Proseguendo i lavori, hanno approfondito il tema, Monica Palumbo soffermandosi sulla misura Nuove imprese a tasso zero, Fabrizio Monticelli su Start Up innovative e Roberto Coppola che si è soffermato sulle imprese della cultura e sulla misura agevolativa Cultura Crea.

Carmen Padula, consigliere delegato della commissione sviluppo attività produttive, ricerca e Innovazione, ha evidenziato che l’innovazione in azienda è la caratteristica che può fare la differenza in una impresa di successo, capace di svilupparsi, competere e contribuire allo sviluppo dell’economia.

La chiusura dei lavori è stata affidata a Maurizio Turrà che ha ringraziato tutti i partecipanti per il proficuo confronto, ribadendo il concetto che “le capacità imprenditoriali, professionali e di innovazione presenti nel nostro territorio possono, se seguite da professionisti esperti e supportate adeguatamente, fornire un importante contributo allo sviluppo economico-sociale ed ha invitato le istituzioni a mettere in campo istrumenti concreti ed efficaci per favorire ed incentivare nuove iniziative economiche, anche con contributi e agevolazioni per inserimenti lavorative nelle imprese neocostituite. Si creerebbe così un circuito virtuoso che contemporaneamente farebbe bene all’economia e all’occupazione”.

Pensioni, verso il blocco degli aumenti

Ci siamo. Entro mezzanotte l'esecutivo dovrà inviare a Bruxelles la prima manovra targata giallo-verde, tuttavia sono ancora tanti i nodi da sciogliere tra cui quello spinoso delle coperture finanziarie. Sebbene siano stati stanziati 37 miliardi, infatti, sembra che le risorse a disposizione non siano sufficienti a coprire tutte le misure in cantiere. Ecco perché anche il governo guidato da Lega e M5S, come quelli precedenti, potrebbe puntare ad un blocco della rivalutazione delle pensioni per ottenere rapidamente dei risparmi. Introdotto dal governo Monti nel 2011, il blocco degli assegni pensionistici è stato poi confermato nel 2013 dall'esecutivo guidato da Enrico Letta, che ha fissato un sistema basato su 5 scaglioni di reddito con relative percentuali di rivalutazione valido per una fase transitoria con scadenza nel 2016, poi prorogata fino al 2018.

In assenza di novità legislative, quindi, dal 1° gennaio 2019 tornerebbe in vigore il meccanismo della perequazione, lo strumento con cui gli importi delle pensioni vengono adeguati all'aumento del costo della vita rilevato dall'Istat. In particolare, a partire dal prossimo anno sarebbero reintrodotte le percentuali previste dalla legge 388/2000, secondo cui l'adeguamento sarà pari al 100% degli indici Istat per gli importi fino a 3 volte il minimo, del 90% tra 3 e 5 volte il minimo Inps ed del 75% per gli importi oltre le 5 volte. In questo modo le pensioni, in caso di aumento dell'inflazione, sarebbero più alte, comportando quindi una spesa più onerosa per le casse dello Stato. Da qui l'ipotesi che il governo intervenga, ancora una volta, per 'bloccare' gli assegni pensionistici impedendone l'adeguamento in base all'inflazione.

Standard Ethics declassa l'Italia

Dopo Fitch anche l'agenzia di rating extra-finanziaria Standard Ethics, che misura la sostenibilità delle imprese e il livello di compliance alle indicazioni della Ue, esprime preoccupazione per le nuove politiche del Governo italiano. L'agenzia ha deciso di declassare a 'negativo' l'outlook della Repubblica Italiana, che ha rating EE+, un gradino sotto l'eccellenza delle tre E. Ed esprime "forti riserve sulla proposta avanzata dal Governo italiano di fornire una indennità di disoccupazione".

Le nuove politiche del Governo italiano in materia sociale, economica e di immigrazione "saranno gli argomenti che porteranno a una revisione del Rating italiano", scrive l'agenzia, spiegando che "l’inatteso deterioramento del linguaggio adottato dal Governo italiano nelle dichiarazioni dirette alle Istituzioni europee – e a volte anche nei confronti di altri Stati membri – genera preoccupazione".

Con un invito: "Dichiarazioni ufficiali verbali e scritte più equilibrate e prudenti sono fondamentali per future relazioni positive in Europa. Qualsiasi altra opzione potrebbe rappresentare un rischio per l'Unione. Inoltre, come rilevato dalla Banca Centrale Europea, una comunicazione da reality show avrebbe anche impatti negativi sulla credibilità finanziaria italiana".

Quanto al giudizio sulle spese di carattere morale del reddito di cittadinanza, è un'ipotesi che "fa presagire un'alterazione dei diritti individuali e può essere considerata l'inizio di una forma di potere pubblico di natura "etica" non compatibile con i valori fondanti della Ue".

Standard Ethics esprime preoccupazione per un approccio che "sembra anche andare contro la Costituzione italiana e i Trattati europei: l'Articolo 3 della Carta costituzionale italiana sancisce che nessun cittadino può essere privato di alcun diritto sulla base delle diverse condizioni sociali e personali; gli articoli 21 e 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea contengono disposizioni analoghe".

Il futuro è logistico, sostenibilità e conoscenza per gestire il cambiamento

NAPOLI - Nell'attuale contesto competitivo, la gestione della logistica è diventata sempre più complessa e ad elevata intensità di conoscenza. La globalizzazione delle attività logistiche e di trasporto, lo sviluppo di partnership collaborative tra gli attori della supply chain e la digitalizzazione dei processi logistici sono solo alcune delle tendenze che sottolineano il ruolo della conoscenza e del fattore umano quali risorse strategiche a supporto della logistica del futuro. Allo stesso tempo, la necessità di ridurre l'impatto negativo sull'ambiente è diventata una priorità significativa per le aziende che operano nella supply chain. Poiché le attività di trasporto e logistica forniscono il maggior contributo alle emissioni di CO2 dopo la produzione di energia, è evidente la necessità di rendere più sostenibili tali attività.

La giornata di studio, organizzata dall’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo (Iriss) del Cnr di Napoli e dall’Associazione Italiana di Logistica e di Supply Chain Management (Ailog), si terrà domani alle ore 9,00 nella sala del Crocifisso presso il Complesso Monumentale di Santa Chiara e intende discutere queste tematiche mettendo a confronto ricercatori di fama internazionale e manager d’impresa di alto profilo con l’obiettivo di verificare come le imprese stanno rispondendo alla sfide poste dal cambiamento.

L’evento è aperto da Alfonso Morvillo (direttore del Cnr-Iriss) e Paolo Bisogni (presidente Ailog e Associazione Europea di Logistica – Ela) che sostengono che i temi trattati nella giornata di studio sono di forte attualità sia per le imprese che per il mondo della ricerca e che essi dovrebbero riflettersi in adeguate politiche di supporto per lo sviluppo di questo importante settore dell’economia italiana.

L’intervento di apertura sarà affidato a Alan McKinnon (professore della Kühne Logistics University di Amburgo, Germania) uno dei maggiori esperti internazionali sul tema della green logistics che collabora con diverse enti industriali e agenzie governative (tra cui il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu) sulla misurazione e la riduzione delle emissioni di CO2 prodotte dal trasporto merci. McKinnon sostiene che senza drastici interventi in questo settore, l’80% delle imprese logistiche e di trasporto in Europa saranno interessate dagli effetti del cambiamento climatico entro il 2020.

L’intervento di Pietro Spirito (presidente dell’Autorità Sistema Portuale Mar Tirreno Centrale) ha rimarcato la necessità di interventi innovativi nella gestione dei porti italiani per evitare la perdita di traffico che sta interessando il sistema portuale nazionale.

Infine, Edward Sweeney (direttore dell’Aston Logistics & Systems Institute, Aston University, UK) focalizza il suo intervento sul ruolo della conoscenza e delle risorse umane nella logistica. Il prof. Sweeney sostiene che la gestione della conoscenza è la nuova sfida con cui si devono confrontare le imprese che operano nella supply chain del futuro. Il prof. Sweeney conclude che per vincere questa sfida è necessario passare dalla supply chain alla human chain attraverso lo sviluppo innovativo delle risorse umane.

Altri importanti contributi vengono dal mondo delle imprese con gli interventi di Roberto Magnani (Vice President Logistics, Barilla SpA), Mauro Rizzolo (Vice President Logistics Western Europe, Schaeffler), Michela Credendino (Business Development Sales, Kuehne + Nagel) e Gennaro di Capua (Ceo Ala SpA - Advanced Logistics for Aerospace).

Savona: «Se spread ci sfugge, manovra deve cambiare»

"Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra" entro fine anno. E' quanto ha detto il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, intervenendo a Porta a Porta, in una giornata nervosa sui mercati, dove lo spread ha toccato i massimi dal 2013 per poi scendere a 298 punti base con un rendimento del 3,2%.

A Piazza Affari gli acquisti si sono concentrati sul comparto bancario, più colpito dalle recenti vendite, e sui petroliferi che beneficiano del rialzo del greggio."Lo spread non arriva a 400, ne sono abbastanza sicuro - conclude il ministro Savona -. Vince il mercato".

Bankitalia sgonfia la manovra

Reddito, pensioni di cittadinanza e flat tax avrebbero effetti "modesti" sulla crescita. Idem la neutralizzazione dei rialzi Iva. Il tutto in un contesto di tensioni sui mercati che impatta su famiglie e imprese imponendo "chiarezza e certezza" sulla strategia di riduzione del debito pubblico. Lo scenario tratteggiato dal vice direttore generale della Banca d'Italia, Luigi Federico Signorini, nell'audizione sulla Nota di aggiornamento al Def davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, sgonfia le aspettative prefigurate dal governo giallo-verde con le stime della Nota di aggiornamento al Def.

Mentre da parte sua il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, in audizione difende le scelte dell'esecutivo: è un modo di agire "coraggioso che non vuol dire impavido e irresponsabile", dice, invitando poi tutti, nel confronto con l'Ue, "ad abbassare i toni".

"L'aumento dei trasferimenti correnti" per reddito di cittadinanza e pensioni "così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo; stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto", osserva Signorini. Anche lo stop all'Iva dovrebbe avere "un effetto limitato", impatto che "potrebbe essere ancora inferiore o nullo se il mancato aumento dell'Iva fosse già stato incorporato nelle aspettative delle famiglie", aggiunge. Indice puntato anche sulle coperture: evitando il ricorso ad "anticipi di entrate, coperture temporanee o clausole di incerta applicazione" per misure permanenti.

Monito anche sul debito da parte di Palazzo Koch. "La possibilità dell'insorgere anche improvviso di turbolenze finanziarie richiede che si dia chiarezza e certezza al percorso di rientro", afferma Signorini, sottolineando che bisogna "piegare con decisione verso il basso l'incidenza del debito sul prodotto". Sul fronte pensioni arriva la sollecitazione al governo a non modificare il sistema attuale. "E' fondamentale non tornare indietro", ammonisce Signorini.

Tria nel corso della sua audizione invita a "inquadrare" il documento "in un contesto europeo che ci vede in ritardo, un ritardo non più accettabile", dice. Non solo sul fronte della crescita, le stime della Nadef "sono prudenziali", "si basano su ipotesi caute se non pessimistiche" e "ritengo" che "possano essere ampiamente oltrepassate", incalza il ministro.

Intanto sulle prospettive a breve termine c'è qualche nube. "Non risultano favorevoli: negli ultimi mesi l’indicatore ha seguito un andamento discendente lasciando prevedere il prolungamento della fase di crescita economica contenuta", rileva il presidente facente funzione dell'Istat, Maurizio Franzini, nel corso dell'audizione.

Ma l'istituto lancia anche l'allarme povertà: in Italia nel 2017 c'erano 5 milioni di persone in condizione di povertà assoluta, ai massimi dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che in termini di singole persone (8,4% dell'intera popolazione). Una piaga che colpisce nel dettaglio il 6,2% dei cittadini italiani (3 milioni 349mila) e il 32,3% degli stranieri (pari a 1 milione e 609mila individui) e interessa perlopiù il Sud, dove risiede quasi il 50% degli indigenti.

La Corte dei Conti torna invece sui rischi per il debito: i margini di sicurezza delineati nella Nota sono "contenuti" e questo rappresenta "un rischio al di là del mancato rispetto della regola del Fiscal Compact", avverte la magistratura contabile, parlando di una traiettoria che "non appare rassicurante". "Non appare superfluo ribadire che il rapporto debito/pil è un indicatore cruciale", conclude, osservando che "se è discutibile il ruolo che l'indebitamento può giocare nel breve termine, vi è consenso nel ritenere che nel lungo periodo la crescita del debito danneggia l'economia, mina la fiducia di famiglie e imprese e riduce gli investimenti, stante il permanente rischio di instabilità finanziaria".

Spread ai massimi dal 2013, Milano giù

Lo spread sfonda quota 310 rivedendo i massimi da aprile del 2013. In mattinata il differenziale tra Btp e Bund si era allargato fino a raggiungere 316 punti, per poi scendere a 312 dopo le rassicurazioni del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, in audizione a Montecitorio sulla nota di aggiornamento del Def, che si è detto convinto della necessità di "abbassare i toni" in vista del confronto con la Commissione europea. "Il nostro obiettivo è raccontare a tutte le cancellerie europee, ma soprattutto alla commissione europea che non è una manovra né contro l'Europa né contro altri governi", ha detto a sua volta il vicepremier Luigi Di Maio.

Intanto le vendite sui bancari tornano a farsi sentire sulla Borsa di Milano, che peggiora a metà seduta insieme al resto degli indici europei. Il Ftse Mib cede lo 0,8%, Francoforte lascia sul terreno l'1% e Parigi lo 0,64%. Nel frattempo, Bper lascia sul terreno il 4%, Ubi banca il 2,53% e Banco Bpm il 2,2%. Mps cede il 3,8%, Bim e Carige sono in asta di volatilità per eccesso di ribasso, con una perdita teorica del 5% in entramb i casi. Forti vendite d segnalare anche sul comparto assicurativo e del risparmio, dove è più elevata, quindi, la concentrazione di Btp.

Il picco dello spread è arrivato nel giorno dell'audizione a Montecitorio del ministro dell'Economia Giovanni Tria sulla Nota di aggiornamento al Def. "L'impegno è far scendere lo spread", ha assicurato Tria davanti le commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, sostenendo che "se salisse a 500 il governo farà quello che deve fare". Secondo il ministro "finora non c'è stata un'esplosione come qualcuno paventava" ma, ha sostenuto Tria, "noi siamo preoccupati e un Governo responsabile si preoccupa di spiegare la manovra e guidare gli investitori" per tranquillizzare i mercati e quindi far scendere lo spread.

Il debito pubblico italiano "è detenuto per circa due terzi da istituzioni e soggetti italiani ma ciò non lo isola dalla logica del mercato che cerca il rendimento e fugge l'incertezza", ha invece sottolineato il vice direttore generale della Banca d'Italia Luigi Federico Signorini, intervenuto nel corso dell'audizione", sostenendo che "le oscillazioni del suo valore esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono".

Un avvertimento arrivato oggi anche dal Fondo monetario internazionale, che nel World Economic Outlook ha confermato il rallentamento dell'ecomia italiana. "L'aumento dello spread" sui titoli di stato italiani "ha certamente contribuito alla nostra revisione al ribasso della crescita italiana" oltre a rendere la nostra economia "più suscettibile agli shock", ha osservato il consigliere economico del Fmi Maurice Obstfeld Obstfeld. "Quindi - ha aggiunto l'economista - pensiamo che sia importante che il governo operi nel quadro delle regole europee, che sono importanti anche per la stabilità della zona euro stessa".

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