Mercoledì 12 Dicembre 2018 - 4:32

Modello 730, dalla caldaia alla vasca da bagno: tutte le novità sulle detrazioni

ROMA. Arrivano, in vista della compilazione del modello 730, gli ultimi chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate (circolare n. 3/E/2016).

 
SALUTE - Le spese relative ai trattamenti di mesoterapia ed ozonoterapia sono ammesse in detrazione in quanto ascrivibili a trattamenti di natura sanitaria. Ai fini della detraibilità però è necessario che le spese siano correlate a una prescrizione medica. Per ciò che riguarda invece i trattamenti di 'haloterapia' o Grotte di sale le spese non sono allo stato detraibili. Non sono detraibili neanche le spese sostenute per le prestazioni rese da un pedagogista. L'agenzia precisa anche per l’individuazione dei sordi destinatari delle agevolazioni fiscali si ritiene corretto il richiamo alla legge n. 381 del 1970.

PERTINENZA ABITAZIONE PRINCIPALE - L'Agenzia chiarisce che ogni comproprietario può dedurre la quota di rendita della pertinenza, adibita a servizio dell’abitazione principale, pari alla percentuale di possesso della pertinenza stessa. Riguardo agli interventi di recupero del patrimonio edilizio abitativo effettuati su una pertinenza comune a due abitazioni, per individuare il limite di spesa su cui calcolare la detrazione è necessario tener conto del numero delle unità immobiliari abitative servite dalla pertinenza stessa. Il limite massimo di spesa è 96.000 euro.

SOSTITUZIONE CALDAIA E 'BONUS MOBILI' - La sostituzione della caldaia, in quanto intervento diretto a sostituire una componente essenziale dell’impianto di riscaldamento e come tale qualificabile intervento di “manutenzione straordinaria”, consente l’accesso al bonus arredi, in presenza di risparmi energetici conseguiti rispetto alla situazione preesistente.

SPESE PER SOSTITUZIONE SANITARI - In base alle indicazioni fornite dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'Agenzia ritiene che l’intervento di sostituzione della vasca da bagno con altra vasca con sportello apribile o con box doccia non siano agevolabili con detrazioni in quanto inquadrati tra gli interventi di manutenzione ordinaria. Si ritiene, inoltre che, l’intervento di sostituzione della vasca da bagno con altra vasca con sportello apribile o con box doccia non sia agevolabile neanche come intervento diretto alla eliminazione delle barriere architettoniche, anche se in grado di ridurre, almeno in parte, gli ostacoli fisici fonti di disagio per la mobilità di chiunque e di migliorare la sicura utilizzazione delle attrezzature sanitarie. Resta fermo che la sostituzione della vasca e dei sanitari in generale, può considerarsi agevolabile se la sostituzione sia integrata o correlata ad interventi maggiori, come nel caso, ad esempio, del rifacimento integrale degli impianti idraulici del bagno, con innovazione dei materiali, che comporti anche la sostituzione dei sanitari.

ACQUISTO IMMOBILI DA AFFITTARE - In relazione alla deducibilità del costo d’acquisto di immobili abitativi destinati alla locazione il limite di 300.00 euro costituisce l’ammontare massimo di spesa complessiva su cui calcolare la deduzione, per l’intero periodo di vigenza dell’agevolazione, sia con riferimento alla abitazione che al contribuente. La circolare precisa anche che le modalità di calcolo dell’importo degli interessi passivi deducibili per l’acquisto dell’immobile da destinare alla locazione sono in linea con quelli pagati per l’acquisto di abitazione da destinare ad abitazione principale. La deduzione pari al 20 per cento del prezzo di acquisto delle unità immobiliari residenziali, destinate alla locazione è subordinata tra l’altro alla durata del contratto.

SPESE PER LA FREQUENZA SCOLASTICA - I contributi volontari consistenti in erogazioni liberali finalizzate all’innovazione tecnologica (es. acquisto di cartucce stampanti), all’edilizia scolastica (es. pagamento piccoli e urgenti lavori di manutenzione o di riparazione), all’ampliamento dell’offerta formativa (es. acquisto di fotocopie per verifiche o approfondimenti) rientrano nell’ambito di applicazione della detrazione del 19 per cento. Invece, le tasse, i contributi obbligatori, nonché i contributi volontari e le altre erogazioni liberali, deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica rientrano nella detrazione delle spese per la frequenza di scuole dell'infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno o studente. Tra queste ci sono la tassa di iscrizione, la tassa di frequenza e le spesa per la mensa scolastica. Rimane, in ogni caso, escluso dalla detrazione l’acquisto di materiale di cancelleria e di testi scolastici per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Crescono i posti di lavoro, ma per i giovani è ancora crisi

A gennaio il tasso di disoccupazione è stato pari all’11,5%, pressoché invariato dal mese di agosto. Anche la stima dei disoccupati a gennaio è stabile, sintesi di un calo tra gli uomini e di una crescita tra le donne. Sono le stime diffuse oggi dall'Istat. A gennaio, prosegue l'istituto di statistica, la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,4% (-63 mila). Il calo è determinato dalla componente femminile e riguarda soprattutto le persone tra i 50 e i 64 anni. Il tasso di inattività scende al 35,7% (-0,1 punti percentuali).

Per quanto riguarda gli occupati invece, dopo il calo di dicembre 2015 (-0,2%), a gennaio 2016 la stima cresce dello 0,3% (+70 mila persone occupate), tornando al livello di agosto. La crescita è determinata dai dipendenti permanenti (+99 mila) mentre calano i dipendenti a termine (-28 mila) e gli indipendenti restano sostanzialmente stabili. L’aumento di occupati riguarda sia gli uomini sia le donne. Il tasso di occupazione, pari al 56,8%, cresce di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è stato però pari al 39,3%, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10% (cioè un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza è in lieve calo (-0,1 punti) rispetto a dicembre. Nell'ultimo mese cala tra i 15-24enni il tasso di occupazione (-0,5 punti) e cresce il tasso di inattività (+0,6 punti).

Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo novembre 2015-gennaio 2016 si registra il calo delle persone inattive (-0,3%, pari a -43 mila) a fronte di un lieve incremento dei disoccupati (+0,3 %, pari a +9 mila) e una sostanziale stabilità del numero delle persone occupate. Su base annua il numero di occupati è in crescita dell’1,3% (+299 mila), mentre calano sia i disoccupati (-5,4%, pari a -169 mila) sia gli inattivi (-1,7%, pari a -242 mila).

Il Pil torna a crescere dopo tre anni: +0,8%

Dopo tre anni il pil italiano torna a crescere. Nel 2015 il pil ai prezzi di mercato è stato infatti pari a 1.636.372 milioni di euro correnti, con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente. In volume il pil è aumentato dello 0,8%. Lo rende noto l'Istat in un comunicato.

Dal lato della domanda interna nel 2015 si registrano, in termini di volume, variazioni positive nei consumi finali nazionali (0,5%) e negli investimenti fissi lordi (0,8%). Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 4,3% e le importazioni del 6,0%. La domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 0,5 punti percentuali (1,0 al lordo della variazione delle scorte) mentre la domanda estera netta ha fornito un apporto negativo per 0,3 punti. A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (3,8%), nell’industria in senso stretto (1,3%) e nelle attività dei servizi (0,4%). Le costruzioni hanno invece registrato un calo dello 0,7%.

Il rapporto deficit/pil nel 2015 è sceso al 2,6% dal 3% del 2014. In valore assoluto l’indebitamento, rileva l'Istat, è di 43.101 milioni di euro, in diminuzione di oltre 5,5 miliardi rispetto a quello dell’anno precedente. Ilrapporto debito/pil dell'Italia, invece, è salito nel 2015 al 132,6% dal 132,5% del 2014. L’avanzo primario, l'indebitamento netto meno la spesa per interessi, misurato in rapporto al Pil è stato pari all’1,5% nel 2015. Nel 2014 era all'1,6%.

La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 43,3% nel 2015, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto al 2014.

Ue: «Qualche progresso per l'Italia, ma può mettere a rischio la crescita dell'Europa»

BRUXELLES. L'Italia ha fatto qualche progresso, ma continua ad essere un fattore di rischio per la crescita in Europa. La Commissione Ue, nel 'country report' sul nostro Paese, mette in evidenza le riforme fatte ma anche tutti i ritardi accumulati e la distanza rispetto ad alcune raccomandazioni. L'analisi parte dalla considerazione che in Italia "dopo tre anni di recessione nel 2015 è iniziata una timida ripresa che dovrebbe rafforzarsi nel 2016 e nel 2017" anche se "persistono rischi" al ribasso. E arriva alla conclusione che "la ripresa modesta e le debolezze strutturali" dell'Italia "influiscono negativamente sulla ripresa e sul potenziale di crescita dell'Europa" visto che il nostro paese "data la sua centralità nella zona euro, è fonte di potenziali ricadute sugli altri Stati membri". In sostanza, l'Italia è centrale in Europa e "le dimensioni e le fitte connessioni commerciali e finanziarie" che ne caratterizzano l'economia "implicano che il suo stato può avere conseguenze di rilievo per le altre economie dell'Ue".

 

Altro giudizio duro sul fronte sociale. Rispetto all'obiettivo di ridurre il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale in Italia "non soltanto non si registra alcun progresso, ma la situazione è ulteriormente peggiorata". Nel 2014 la percentuale delle persone 'a rischio' era del 28,3%, "in leggero calo dal 28,5% del 2013 ma ancora molto più alta rispetto al 2008", quando era del 25,5%.

 

I rischi maggiori per l'economia italiana arrivano sempre da debito, competitività e produttività. "L'elevato rapporto debito pubblico/PIL dell'Italia, unito al deterioramento della competitività e della crescita della produttività, continua ad essere una fonte di vulnerabilità per l'economia" italiana. Il rapporto debito/PIL dovrebbe toccare il massimo a circa il 133% nel 2015 per poi diminuire nel 2016 e nel 2017 "grazie alla prevista ripresa associata a un ulteriore calo del tasso d'interesse sul debito". Per i tecnici della Commissione, "l'avanzo primario strutturale dovrebbe tuttavia peggiorare, rallentando il ritmo di riduzione del debito sottostante".

La Commissione segnala anche il ritardo accumulato sul fronte della spending review. "L'Italia ha compiuto progressi limitati nel dar seguito alla raccomandazione" della Commissione Europea di rivedere la spesa pubblica. La relazione evidenzia come, nonostante "alcuni interventi positivi", "gli obiettivi di risparmio tendono ad essere sistematicamente ridimensionati o a dare risultati inferiori alle aspettative".

Non solo. Alcuni dei provvedimenti adottati dall'Italia "quali la soglia più alta per i pagamenti in contanti e la revisione del sistema sanzionatorio per i reati fiscali, suscitano dubbi circa l'impatto sull'evasione e l'elusione fiscali". Così come l'Ue 'bacchetta' l'Italia per le scelte in materia di tassazione sul settore immobiliare a cominciare dall'abolizione dell'Imu che "non è in linea con le reiterate raccomandazioni del Consiglio di spostare la pressione fiscale dai fattori produttivi ai consumi e ai beni immobili". Inoltre, spiega la Commissione, "non è stato dato seguito ad elementi fondamentali delle raccomandazioni specifiche per paese, quali la revisione dei valori catastali e delle agevolazioni fiscali".

Al contrario, la Commissione promuove quanto fatto dal governo nel settore bancario. "L'Italia ha compiuto notevoli progressi" sul "miglioramento del governo societario delle banche". Bruxelles riconosce poi "qualche progresso" per quanto riguarda "il miglioramento della qualità delle attività bancarie".

Pensioni, proposte per uscita anticipata

Il governo è pronto ad affrontare il tema delle pensioni e della flessibilità in uscita. "Le discussioni sulla flessibilità in uscita sono slittate alla prossima Legge di Stabilità non per mancanza di volontà ma per l'impatto dei costi sui conti pubblici", ha spiegato ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini alla web tv della Cisl.

"E' una battaglia complicata - ha rilevato - perché servono circa 5-7 mld l'anno per diversi anni", da qui la necessità di inevitabili "penalizzazioni" per chi decide di ritirarsi prima dal mercato del lavoro. "Qualunque intervento prevede delle penalizzazioni", ha detto il sottosegretario, spiegando che chi vorrà ritirarsi anticipatamente dal lavoro necessariamente dovrà prendere un assegno ridotto. "Questo - ha concluso - va fatto in un'ottica di equilibrio nel rapporto tra le generazioni per evitare problemi di cassa che ci impongono di presentarci alla Ue dicendo che prevediamo delle penalizzazioni".

Tra le opzioni sulla flessibilità in uscita dal lavoro c'è quella presentata dal presidente dell’Inps Tito Boeri, che prevede un’uscita anticipata dal lavoro a partire da 63 anni e 7 mesi, 20 anni di contributi e un importo minimo maturato di 1.500 euro, con una penalizzazione di circa il 10-11 per cento dell’assegno mensile.

C'è poi la proposta avanzata in Parlamento dal presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano e dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che consentirebbe si lasciare il mercato del lavoro con 35 anni di contributi e una penalità del 2% per ogni anno di anticipo. Lasciando il lavoro a 62 anni si avrebbe una penalizzazione dell’8%.

Borse europee, bene Milano. La Ferrari “corre”

MILANO. Piazza Affari chiude in netto rialzo (Ftse Mib +2,48% e l'All Share 2,49%) una seduta iniziata debole per poi intonarsi sempre meglio. Sulla stessa linea rialzista si sono mosse anche le altre borse europee con Parigi che ha chiuso gli scambi a +2,99%, Francoforte +2,65% e Londra +2,87%.

Nel paniere principale conquista la maglia rosa Ferrari, in rialzo fin dalle prime battute ma in volata a +10.38% in finale di seduta sulle voci relative all'ingresso nel capitale del finanziere George Soros. Bene anche Fca (+5,10%). Denaro sugli energetici con Saupem (+9,22%), Tenaris (+6,065), Eni più limata (+3,21%). Bene il lusso con Yoox (4,49%), Moncler (+4,49%) e Tod's (+4,36%). In luce Poste Italiane (+4,04%). In rialzo Telecom (+3,96%) e, più contenuta, Terna (+1,54%) dopo la presentazione, ieri per la prima, oggi per la seconda, del piano industriale.

Fuori dal paniere principale brilla MolMed (+23,77%). E' di ieri l'annuncio della terapia rivoluzionaria anti-leucemia che, una volta somministrata, potrebbe non solo sconfiggere la malattia, ma anche impedire che si ripresenti per anni, in maniera simile a quanto fa un vaccino. Un risultato ottenuto grazie a uno studio firmato Irccs ospedale San Raffaele e università Vita-Salute San Raffaele, presentato nei giorni scorsi a Washington e ripreso dalla stampa internazionale. Uno studio che si è avvalso anche del 'gene suicida' Tk" sviluppato dall'azienda MolMed, nata come spin-off del San Raffaele.

Padoan: non toccheremo le pensioni di reversibilità

ROMA. Non è allo studio la revisione delle pensioni di reversibilità. ''Tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni''. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso del question time alla Camera, puntualizza le intenzioni del governo dopo le polemiche sollevate sulle misure inserite nel provvedimento sulla povertà. Il ministro mostra poi ottimismo anche sulla crescita, nonostante l'ultimo dato dell'Istat, +0,7% nel 2015, inferiore alle attese. ''Tutti i principali indicatori relativi alla domanda interna, in particolare consumi e occupazione, sono in linea se non migliori rispetto alle attese del governo'', fa notare Padoan. Rispetto alle stime dell'Istat, ''preliminari e passibili di revisione'', che non coincidono con quelle del governo, il ministro spiega che l'esecutivo ha formulato la previsione più recente a settembre e, sulla base del dato grezzo, è pari allo 0,9%. ''Nel corso del prossimo mese il governo aggiornerà le previsioni di crescita economica'', ma il ministro annuncia già da ora che, sulla base dei dati in possesso, ''non sussisterebbero rischi di scollamento dell'evoluzione attuale dallo scenario programmatico dello scorso autunno''. Anche le ultime previsioni della commissione Ue, ribadisce Padoan, sono ''sostanzialmente in linea con quelle del governo''.

Il mercato dell'auto cresce in Europa, Italia al top

ROMA. Corre il mercato dell'auto europeo. Nello scorso mese di gennaio, le immatricolazioni di auto nell'Unione europea hanno fatto registrare un nuovo incremento del 6,2%rispetto al corrispondente periodo del 2015, per un totale di 1.061.150 unità, segnando il 29mo mese consecutivo in crescita. A renderlo noto è l'Acea, l'associazione dei costruttori automobilistici europei, che parla di "risultato incoraggiante per il prossimo futuro, grazie a un trend di crescita che rimane stabile".

A guidare la classifica delle migliori performance sul mercato è l'Italia, con un incremento delle immatricolazioni del 17,4%, seguita dalla Spagna con un progresso del 12,1%. A tassi più modesti, crescono Francia, +3,9%, Germania, +3,3%, e Uk, +2,9%. L'incremento nella Ue e nei Paesi Efta è stato complessivamente del 6,3%.

Fca meglio del mercato in Ue, vendite +14,5% - Fiat Chrysler Automobiles (Fca) meglio del mercato in Europa anche a gennaio. Con  oltre 72.600 immatricolazioni, il gruppo ha aumentato le registrazioni del 14,5 per cento rispetto a un anno fa, in confronto al +6,3 ottenuto dal mercato. Migliorata anche la quota, al 6,6 per cento, in crescita di 0,4 punti percentuali. Fca è` migliorata piuù dei singoli mercati in quasi tutti i principali Paesi europei. In Italia le vendite sono aumentate del 19,7 per cento (rispetto al +17,4 per cento del mercato), in Francia dell'8,5 per cento (+3,9 per cento il mercato) e in Spagna del 18,7 per cento in un mercato in crescita del 12,1 per cento. 

Assunzioni, +11% nel 2015

ROMA. Nel 2015 il numero complessivo delle assunzioni attivate da datori di lavoro privati è risultato di 5.408.804 segnando una netta crescita rispetto agli anni precedenti : +11% sul 2014 e + 15% sul 2013. Lo rende noto l'Inps che ha pubblicato i dati dell'Osservatorio sul precariato precisando che tale crescita è stata determinata essenzialmente dai contratti a tempo indeterminato: le relative assunzioni sono risultate quasi 1,9 milioni segnando un incremento del 47% rispetto al 2014. Quelle a full time sono meno del 60%, una percentuale in linea con gli anni precedenti.

E’ rimasto sostanzialmente stabile il numero di assunzioni con contratti a tempo determinato, mentre sono diminuite le assunzioni in apprendistato (-20%). Un rilevante dato di flusso è relativo alle trasformazioni contrattuali a tempo indeterminato. Quelle che hanno interessato i contratti a tempo determinato sono risultate circa 500.000: rispetto al 2014 la crescita è risultata appena inferiore al 50%. Anche i rapporti di lavoro già regolati da contratto di apprendistato e divenuti rapporti normali a tempo indeterminato, essendo concluso il periodo formativo, sono aumentati (+23%).

In virtù di queste dinamiche, la percentuale dei nuovi rapporti di lavoro attivati/variati a tempo indeterminato sul totale dei rapporti attivati/variati è stata del 41% rispetto al 32% del 2014. Per i giovani fino a 29 anni, questa quota è passata dal 24,5% al 33,6%.

Le dinamiche descritte consentono di registrare, a fine 2015, un saldo, per l’universo osservato, tra assunzioni e cessazioni pari a 606.000 posizioni di lavoro: questo saldo misura l’incremento dello stock di posizioni di lavoro intervenuto rispetto alla situazione di fine 2014. E’ presumibile che a questo incremento nel numero di posti di lavoro corrisponda un analogo incremento nel numero di occupati dipendenti regolari.

La crescita delle posizioni di lavoro dipendente è stata trainata dall’incremento dei contratti a tempo indeterminato (+764.000 rispetto a fine 2014). A determinare tale incremento hanno concorso sia le assunzioni che le trasformazioni.

Per quanto riguarda l’insieme delle posizioni di lavoro con contratti diversi dal tempo indeterminato (tempo determinato, intermittente, apprendistato, somministrazione) si registra, sempre nel confronto con la situazione a fine 2014, una modesta contrazione (-158.000 posizioni di lavoro). Tale dinamica risulta dovuta non ad una flessione della complessiva domanda per tipologie contrattuali diverse dai contratti a tempo indeterminato quanto alla crescita delle trasformazioni verso il tempo indeterminato.

Sul totale delle attivazioni di posizioni di lavoro con contratto a tempo indeterminato (oltre 2,4 milioni sommando assunzioni e trasformazioni) quelle che risultano beneficiarie dell’esonero sono pari a 1,44 ml. (61% del totale). Le attivazioni con esonero sono perciò quasi il doppio dell’incremento sul 2014 registrato da assunzioni e trasformazioni in contratti a tempo indeterminato. Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra per le assunzioni a tempo indeterminato una crescita delle retribuzioni intermedie (tra 1.250 euro e 2.250) con una diminuzione della quota sia di quelle inferiori che di quelle superiori. Per i contratti a termine si evidenzia un leggero slittamento verso retribuzioni maggiori, con una riduzione della quota di quelle inferiori a 1.500 euro.

Bce, Draghi: «Nessun privilegio alle banche italiane»

BRUXELLES. Per rafforzare l'Eurozona "la Bce è pronta a fare la sua parte" e, come annunciato a gennaio, nella sua riunione di inizio marzo "il Consiglio direttivo riesaminerà e forse rivedrà la propria politica monetaria". Lo ribadisce il presidente della Bce Mario Draghi parlando a Bruxelles al Comitato Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo.

Draghi ha spiegato come l'esame dell'Eurotower verterà sulla incidenza dei bassi prezzi petroliferi su prezzi e retribuzioni (e quindi sull'inflazione) e sulla trasmissione delle scelte monetarie della Bce al sistema finanziario "e in particolare alle banche". " Se uno o entrambi di questi fattori ponessero rischi alla stabilità dei prezzi - ha concluso - non esiteremo ad agire" rivedendo il programma di Quantitative Easing.

"La maggior parte delle banche della zona euro banche hanno una esposizione relativamente limitata ai mercati emergenti e ai paesi produttori di materie prime": ciò nonostante, "oggi sono quotate ben al di sotto dei loro valori contabili". Ha sottolineato il presidente della Bce.

Draghi ha riconosciuto che "il calo delle quotazioni delle banche è stato amplificato dalla percezione che queste potrebbero dover fare di più per adeguare i loro modelli di business a un contesto di tassi di interesse più basso, a una crescita più bassa e al quadro normativo rafforzata messo in atto dopo la crisi".

Eppure, ha aggiunto, "bisogna riconoscere che la revisione delle normative dopo lo scoppio della crisi ha posto le basi per rafforzare in modo duraturo la resilienza non solo delle singole istituzioni, ma anche del sistema finanziario nel suo complesso". Oggi, spiega Draghi, "le banche hanno riserve di capitali maggiori e di migliore qualità, hanno ridotto la leva finanziaria e migliorato i loro profili di finanziamento".

"Sulle banconote da 500 euro c'è una sempre maggiore convinzione nell'opinione pubblica che i tagli più grandi siano utilizzati per scopi criminali. In questo contesto la Bce sta valutando di intervenire, ma nel caso dovremo farlo con enorme cautela", afferma Draghi.

"Il Consiglio Direttivo della Bce sta riflettendo sulla questione, stiamo cercando una migliore soluzione. In ogni caso non vogliamo ridurre la liquidità in circolazione", conclude.

"Non c'è nessun negoziato con l'Italia sull'acquisto di sofferenze" delle banche italiane, "non compriamo assolutamente niente". E' netta la risposta di Mario Draghi a un polemico intervento dell'eurodeputato vallone Sander Loones in audizione al Comitato Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo.

"Non so da dove prenda questa storiella" ha aggiunto il presidente della Bce precisando che solo in atto valutazioni "solo per vedere se le sofferenze in Abs potrebbero essere accettate come collaterali, il che è diverso da acquistarle". "Non possiamo discriminare le asset backed securities" ha concluso Draghi ricordanco come la Bce "non ha ancora registrato nessuna perdita in termini di collaterali".

Sottolinea Draghi: "Non c'è stato un trattamento differenziato per le banche italiane, nessun trattamento privilegiato" sui requisiti di capitale. Il presidente ricorda che "l'Ssm, il meccanismo di vigilanza unico, esiste proprio per far sì che la supervisione sia applicata in maniera coerente in tutta la zona euro".

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