Mercoledì 12 Dicembre 2018 - 5:05

Tria: «Abbassare i toni con Ue»

L'Italia è in una situazione di "ritardo inaccettabile" per cui bisogna puntare alla crescita e al calo del debito. E nel rapporto con l'Unione Europea è necessario "abbassare i toni". E' quanto rileva il ministro dell'Economia Giovanni Tria durante l'audizione sulla Nota di aggiornamento al Def a Montecitorio. "E' essenziale inquadrare" il documento "in un contesto europeo che ci vede in ritardo, un ritardo non più accettabile", spiega Tria, assegnando alla Nadef "un'importanza particolare perché è il primo atto di programmazione economica che mette a sistema le priorità del governo". "Parte adesso la fase di confronto costruttivo con la Commissione Ue, che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del governo", aggiunge il ministro, sottolineando "di essere d'accordo con il presidente della Camera (Roberto Fico ndr.) sulla necessità di abbassare i toni" con le istituzioni comunitarie.

Per quanto riguarda le stime della Nadef "sono prudenziali" e "si basano su ipotesi caute se non pessimistiche", spiega il ministro, e "ritengo" che "possano essere ampiamente oltrepassate",aggiunge, sostenendo che "essere coraggiosi non vuol dire essere irresponsabili". "La stabilità finanziaria non può essere raggiunta senza stabilità sociale", afferma, insistendo che "è il momento di prendere decisioni coraggiose al contrario dei governi precedenti". La Nadef "pur con previsioni prudenziali traccia in ogni caso un percorso di significativa riduzione del debito-pil", spiega il ministro, sottolineando che "riduzione ancora più accentuata sarà possibile se si realizzerà la maggiore crescita" alla quale punta il governo. Per quanto riguarda la pressione fiscale, secondo Tria calerà "fin dal 2019" neutralizzando i rialzi Iva per 12,5 miliardi e riducendo il prelievo su autonomi, pmi e sulle aziende che reinvestono gli utili in occupazione e macchinari.

SPREAD - Per quanto riguarda lo spread "siamo impegnati" a farlo "convergere verso i fondamentali", spiega Tria, rispondendo ad una domanda in audizione su cosa farà il governo se lo spread tra Btp e Bund dovesse schizzare a 400-500 punti. "Se salisse a 500 un governo farà quello che deve fare, ma l'impegno è far scendere lo spread", afferma aggiungendo che "attualmente non lo consideriamo giustificato rispetto ai fondamentali. "Ai livelli attuali non è accettabile", aveva detto Trai in precedenza nel corso dell'audizione. "Finora non c'è stata un'esplosione come qualcuno paventava. Noi siamo preoccupati e un Governo responsabile si preoccupa di spiegare la manovra e guidare gli investitori" per tranquillizzare i mercati e quindi far scendere lo spread. "Se uno ipotizza catastrofi il Governo farà quello che è necessario", ha aggiunto.

MERCATO DEL LAVORO - Secondo Tria la manovra introdurrà "una temporanea ridefinizione delle condizioni per il pensionamento, la creazione di finestre specifiche" per permettere al mercato del lavoro di "stare al passo con i processi tecnologici e accelerare il rinnovamento" assumendo "nuove persone con nuovi profili". Il sistema attuale, osserva, "garantisce la stabilità finanziaria di lungo periodo ma nel breve frena il fisiologico turnover" lasciano fuori i giovani e rendendo difficile l'uscita degli anziani.

REDDITO DI CITTADINANZA - Secondo Tria "il reddito di cittadinanza è un investimento di cittadinanza sulle sue componenti più vulnerabili perché tornino a essere parti attive della vita lavorativa della società. Uno strumento per sostenere le categorie vulnerabili che hanno sofferto la crisi e soffrono della transizione tecnologica". Tale misura, aggiungo ancora il ministro, "eliminerà sacche di povertà non accettabili nel settimo paese del mondo". Il reddito di cittadinanza, secondo Tria, è anche un modo per arginare il crescente malumore nei confronti dell'Europa. E' dunque "condizione necessaria intervenire con decisione per evitare sentimenti contrari al libero commercio e l'insorgere di sentimenti contrari all'Europa. Non si sta sui mercati globali senza reti di protezione per i perdenti".

Moretta: "Sinergia Italia-Australia grande opportunità per imprese e professionisti"

NAPOLI – “Il percorso di internazionalizzazione delle imprese e delle professioni è iniziato da alcuni anni ma oggi vive una fase di grande espansione. Finora abbiamo curato i rapporti con Paesi dell’America e del Medio Oriente, adesso ci spingiamo fino all’Australia con una sinergia che riguarderà settori cruciali come le infrastrutture, l’aerospaziale e l’energia rinnovabile per ridurre l’emissione di Co2. Le aziende italiane potranno fare un ottimo lavoro, e ci sono grandi opportunità anche per i professionisti: nessuno meglio del commercialista può infatti accompagnare le aziende in mercati poco conosciuti”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, numero uno dei commercialisti napoletani, aprendo il convegno nazionale “Destinazione Australia, commercialisti e imprese verso i mercati esteri”, presso la sede dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli.

“L’iniziativa dell’Ordine dei dottori commercialisti è molto importante per il nostro futuro comune”, ha evidenziato Greg French, ambasciatore di Australia in Italia. “Quello australiano è un mercato molto importante per l’Italia, parliamo infatti di una delle più grandi economie del mondo con crescita annuale del 3 per cento da oltre 25 anni. Puntiamo a migliorare i rapporti commerciali e politici partendo da un’ottima base, che è quella composta da un milione di italo-australiani presenti sul nostro territorio”. 

Al convegno sono intervenuti l’assessore alle Attività Produttive della Regione Campania, Antonio Marchiello, e il vicesindaco di Napoli Raffaele Del Giudice. Secondo l’assessore regionale, “internazionalizzare i prodotti delle imprese è un obiettivo imprescindibile, tutti dobbiamo fare gli sforzi necessari ad ottenere un risultato di grande importanza”. “Giornata importante – dice invece Del Giudice - perché si mettono a fuoco le sinergie con un paese di enormi potenzialità come l’Australia che vede con grande favore le nostre eccellenze”.

“Oggi guardiamo all’altra parte del mondo perché, di fronte a una professione che sta cambiando, la prospettiva è quella di posizionarsi in modo diverso”, ha evidenziato Achille Coppola, segretario nazionale dei commercialisti italiani. “L’internazionalizzazione delle imprese è un’attività interessantissima, l’Italia dopo la Germania ha il secondo saldo commerciale in Europa e la leadership in tanti settori nell’export. Le nostre imprese hanno bisogno di essere assistite ed accompagnate”.

Giovanni Gerardo Parente, presidente A.i.c.e.c., ha sottolineato: “L’internazionalizzazione è in grande espansione nell’ambito dei commercialisti. Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha voluto creare un’apposita commissione legata a questo ambito che si è occupata subito delle sfide per le imprese italiane a Dubai e New York. Oggi cerchiamo di approdare in una terra ancora più lontana e affascinante, dove i nostri imprenditori potranno crescere”.

Stefano Ducceschi, componente del Comitato scientifico della commissione internazionalizzazione delle imprese dell'Odcec Napoli, ha affermato: “L’Australia è una straordinaria opportunità. Parliamo di un Paese strategico per quanto riguarda la possibilità di attivare accordi commerciali di grande prospettiva”. Arcangelo Sessa (consigliere dell’Odcec Napoli, delegato all’Internazionalizzazione), ha rimarcato: “Si tratta di un bel progetto del Consiglio nazionale per far sì che le eccellenze dell’Italia siano conosciute anche in altre parti del mondo”.

Per Carlo Palmieri (vicepresidente Sistema Moda Italia Delega per il Mezzogiorno), “arriveremo in Australia ma passando per tutti i mercati ed i Paesi vicini. Fondamentale per le nostre aziende è crescere con l’internazionalizzazione, il mercato interno non cresce come dovrebbe e noi aziende abbiamo bisogno di confrontarci con competitor internazionali”.

Ai lavori hanno partecipato anche Paolo Scudieri (presidente Adler Group e Eccellenze Campane), Gaetano Fausto Esposito (segretario generale Assocamerestero), Carlo de Simone (servizio external relations  Simest Gruppo Cdp), Antonio Bartolo (responsabile Campania e Sicilia della Sace Gruppo Cdp),

Barbara Schiaroli (coordinatrice Italian Desk delle Filiali Divisione Corporate e Investment Banking International Department Intesa Sanpaolo),  Francesco Giacobbe (segretario della III Commissione Affari Esteri del Senato), Antonio Andolfo (referente del Progetto “Casa Italia Sydney”), Antonino Moccia (amministratore “Fabbrica della Pasta di Gragnano”) e Crispin Conroy console generale, senior trade & investment commissioner per presentare la missione nazionale a Sydney che vedrà impegnati nuovamente i commercialisti italiani e le imprese verso i mercati esteri.

Milano in rosso, spread oltre 300

Lo scontro tra Italia e Ue sulla manovra economica - con lo spread in risalita - e il tonfo della Borsa di Shanghai (che chiude lasciando sul terreno oltre 3 punti e mezzo percentuali) appesantiscono l'apertura delle Borse europee che avviano gli scambi con perdite che raggiungono il mezzo punto percentuale. E sale il differenziale tra Btp e Bund decennali tedeschi: dopo aver aperto in rialzo a 295 punti base, con un rendimento del 3,512%, lo spread continua la sua corsa e affossa le Borse europee.

In mattinata il differenziale tra Btp e Bund tedeschi raggiunge i 307 punti base, mentre Piazza Affari scivola sotto i due punti percentuali. L'indice Ftse Mib segna -2,45%, l'All Share -2,41%. Perdono quota anche le altre piazze del Vecchio continente, con Parigi che lascia sul parterre lo 0,84%, Francoforte lo 0,90%, Londra lo 0,45% e Bruxelles lo 0,84%.

Juncker: «Italia in situazione difficile»

"L'Italia è in una situazione difficile". E' un passaggio dell'intervista di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, al quotidiano austriaco Kurier. "Il governo dovrà sottoporre il proprio bilancio alla Commissione entro il 15 ottobre. Lo valuteremo e, se necessario, proporremo modifiche 'sine ira et studio'", dice assicurando che non ci saranno pregiudizi nell'esame. "Siamo in una procedura normale". "Io - aggiunge - non ho mai paragonato l'Italia alla Grecia".

Una domanda fa espressamente riferimento alle dichiarazioni con cui il ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, ha affermato di voler parlare solo con politici sobri. "Non ho sentito cosa ha detto, l'ho soltanto letto. Si tratta di cose che non prendo nemmeno in considerazione", dice Juncker. " Il fatto che due vicepremier italiani si esprimano in modo volgare sulla Unione Europea come istituzione -aggiunge - fa capire tante cose".

Ieri, "aspettando il documento programmatico di bilancio", la Commissione Europea aveva bocciato il Def. L'Ue - si legge nella risposta al ministro Tria firmata dal vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e dal commissario agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici - ha preso "nota dell'intenzione del governo" italiano, indicata "nel Def aggiornato di rivedere gli obiettivi di bilancio per il 2019-21, puntando a deficit nominali del, rispettivamente, 2,4%, 2,1% e 1,8% del Pil, e di deviare dal percorso di convergenza annunciato in precedenza verso l'obiettivo di medio termine di un saldo in pareggio in termini strutturali". Gli obiettivi di bilancio dell'Italia contenuti nella Nota di aggiornamento al Def, per Dombrovskis e Moscovici "appaiono a prima vista indicare una deviazione significativa dal percorso di bilancio raccomandato dal Consiglio. Ciò è motivo di seria preoccupazione".

Cinque anni e dieci rate, come fare pace con il fisco

Nuova rottamazione delle cartelle e definizione agevolata per le liti pendenti con l'Erario. Ecco alcune delle misure contenute nell'ultima bozza dello schema di decreto fiscale collegato alla manovra di cui Adnkronos ha preso visione. La 'pace fiscale' targata 5S-Lega prevede, per quanto riguarda la rottamazione-ter, cinque anni per sanare cartelle consegnate alle Entrate nel 2000-2017, possibilità di ricorrere a compensazioni, zero sanzioni e interessi di mora. Un provvedimento che si stima debba avere "un maggior appeal di circa il 70% rispetto a quello registrato per la definizione agevolata" dei governi del Pd, si legge nella relazione tecnica, per la maggiore estensione temporale (5 anni contro 1) e la dilazione dei pagamenti (fino a 6 mesi). Il gettito stimato è di 11 miliardi in cinque anni, circa 2,2 miliardi l'anno.

Si potranno sanare ruoli che riguardano Iva, Irpef, Irap, contributi Inail e Inps non versati e multe stradali assegnate all'Erario dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2017. La platea che potrà regolare i conti con il Fisco comprende sia coloro che hanno dichiarato ma non risultano in regola per difficoltà economiche (come chiedeva M5S), i soggetti che non hanno perfezionato le precedenti edizioni (che avevano tempi di pagamento ben più stretti), sia sospetti evasori che hanno ricevuto un accertamento della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate.

La nuova definizione agevolata rispetto alle precedenti fruirà di condizioni più "favorevoli": si potrà effettuare il pagamento delle somme dovute in un arco di tempo particolarmente ampio (cinque anni) con due rate, utilizzando dieci rate semestrali (al 31 luglio e al 30 novembre di ciascun anno) e si potrà utilizzare in compensazione, per tutti i versamenti necessari a perfezionare la definizione, i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della pa.

Inoltre se si eseguirà il pagamento in forma rateale, sarà assoggettato ad un tasso di interesse molto ridotto, pari allo 0,3%, anziché a quello del 4,5% e che provvedendo al versamento della prima o unica rata delle somme dovute si potrà ottenere l’estinzione delle procedure esecutive avviate prima dell’adesione alla definizione. La modulistica per aderire alla nuova definizione agevolata andrà presentata entro il 30 aprile 2019.

In arrivo anche la definizione agevolata per le liti pendenti con l'Erario in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio. In base all'ultima bozza dello schema di decreto fiscale da allegare alla Legge di Bilancio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia. Tenuto conto che il valore medio delle controversie definibili risulta piuttosto elevato, in base alla relazione tecnica della quale Adnkronos ha preso visione, "si stima che i pagamenti avverranno in maniera assolutamente prevalente con pagamenti rateali sfruttando il numero massimo delle rate a disposizione; conseguentemente si può stimare che nel 2019 saranno effettuati versamenti in misura pari a 300 milioni di euro (60% del gettito complessivo stimabile); la restante parte (40% del gettito complessivo stimabile), in misura pari a 200 milioni, si può ritenere che sarà versata nel 2020".

Pensioni, reddito e tagli: cosa c'è nella manovra

Legge Fornero addio, arriva quota 100. E ancora: reddito di cittadinanza, spending review, rientro dei 'cervelli', riordino delle concessioni e piccole opere. Sono alcune dei capitoli presenti nella nota di aggiornamento del Def, diffusa nella tarda serata di giovedì dal Mef, nella quale viene quindi ufficializzata nero su bianco l'opzione del governo a favore di un'accelerazione dei tempi di pensionamento dei lavoratori italiani rispetto alle norme in vigore.

La nota di aggiornamento della manovra 2018 è stata ufficialmente trasmessa da palazzo Chigi a Montecitorio: l'esame - slittato di 24 ore - inizierà giovedì 11 alle 16. 

PENSIONI - Si potrà dunque lasciare il lavoro a quota 100, somma dell’età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni) quale requisito per accedere alle misure previdenziali. Una priorità questa, si legge nel provvedimento, dettata dalla volontà del governo di sbloccare il mercato del lavoro e aprirlo stabilmente ai giovani per garantire al Paese quel ricambio intergenerazionale che potrà avere effetti positivi anche sull'attività dei comparti pubblici e privati.

"L’attuale regime, infatti, pur garantendo nel lungo periodo la stabilità finanziaria del sistema previdenziale, nel breve e medio periodo impedisce alle imprese il fisiologico turnover delle risorse umane impiegate", si legge. Per consentire al mercato del lavoro "di stare al passo con i progressi tecnologici è oggi necessario accelerare e non ritardare questo processo e dare spazio alle nuove generazioni interrompendo il paradosso per il quale giovani, anche con elevata istruzione, rimangono fuori dal mondo produttivo mentre le generazioni più anziane non possono uscirne", prosegue il Documento economico-finanziario. Non solo. Una maggiore stabilizzazione sul lavoro conseguente al maggior turnover dei giovani porterà anche al contrasto "alla bassa natalità che se non risolta comporterà problemi sulla sostenibilità futura dello stesso sistema pensionistico italiano".

REDDITO - Un assegno da 780 euro da erogare a chi si trova sotto la soglia di povertà relativa per sostenerne i consumi e incentivarlo a rientrare nel mercato del lavoro allargando l'occupazione. Il beneficio infatti è legato a doppio filo all'obbligo, per chi percepisce il reddito di cittadinanza, di seguire un percorso formativo vincolante accettando "almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore". In arrivo anche la pensione di cittadinanza che eleva sempre a 780 euro gli assegni al minimo.

Il reddito sarà erogato esclusivamente e completamente sotto forma digitale per "ridurre tempi, costi e possibilità di frodi". Nel contempo verrà attuata "la piena interoperabilità delle banche dati a disposizione dello Stato e dei Centri per l’Impiego, consentendo l’incontro in tempo reale della domanda e dell’offerta di lavoro". Ma è sul rafforzamento dei Centri per l'impiego che il Def dedica ampio spazio: serve infatti il loro "rafforzamento qualitativo e quantitativo" vista la necessità di coordinamento con le Regioni e la necessità di rendere quindi omogenee le prestazioni fornite.

ASSUNZIONI - Per questo il Def calendarizza, ma senza fissarne la data, un piano di assunzioni di personale qualificato, in aggiunta a quanto già definito nella Legge di Bilancio per il 2018. L'obiettivo, infatti, è quello di "realizzare una rete capillare in tutto il territorio nazionale". Non solo. "Sarà dedicata particolare attenzione anche alla realizzazione del Sistema Informativo Unitario e allo sviluppo di servizi avanzati per le imprese, in grado di facilitare l’attività di ricollocazione dei disoccupati".

Ritornando alle pensioni di cittadinanza, si legge, "una parte delle risorse destinate alla realizzazione delle misure verrà dal sistema previdenziale secondo logiche e principi che tengano conto di condizioni di equità e solidarietà".

SPENDING REVIEW - Per quanto riguarda le coperture delle nuove politiche, "si opereranno tagli alle spese dei ministeri e altre revisioni di spesa per circa lo 0,2% del pil".

E "i fondi attualmente destinati al Reddito di Inclusione verranno utilizzati per coprire parte del costo del Reddito di Cittadinanza"' si legge ancora nella nota.

RIENTRO 'CERVELLI' - Inoltre, "saranno intraprese misure per migliorare la crescita professionale dei ricercatori, incentivando sia il sistema di reclutamento (con un piano straordinario di assunzioni) sia le progressioni di carriera degli accademici e dei ricercatori degli enti di ricerca".

Il documento rende noto che "sono inoltre allo studio proposte per creare le condizioni affinché i giovani talenti possano rientrare in Italia e disporre di infrastrutture fisiche e tecnologiche adeguate e finanziate in maniera costante, nelle quali poter continuare a sviluppare l'attività scientifica".

GRANDI OPERE - E ancora. Priorità ad una rete di piccole opere diffuse per riparare, dove possibile, o sostituire, dove necessario, le opere esistenti con particolare attenzione a viabilità e sicurezza di ponti, gallerie e strade interne. E' la strategia del governo da cui ci si aspettano "effetti positivi sul rilancio dell’economia e sul miglioramento della qualità della vita dei residenti nelle aree interne". Sul fronte delle grandi opere, l'esecutivo ribadisce la sua intenzione di portare a compimento gli investimenti strategici seguendo standard rigorosi di efficienza.

Il governo, si legge nella nota, intende sottoporre ad una rigorosa analisi costi-benefici e a un attento monitoraggio le grandi opere in corso (la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione). L'analisi sarà elaborata dalla 'Struttura Tecnica di Missione' del Mit.

STATO-REGIONI - Il primo passo verso la riduzione degli oneri burocratici nel comparto agricolo dovrà investire il rapporto tra Governo e Regioni: "Per rendere più agevole e meno onerosa la conduzione delle imprese agricole nonché più snello ed efficace il sistema dei controlli verrà istituito un 'patto per la semplificazione', da sancire in sede di conferenza Stato-Regioni con l’indicazione dei risultati attesi e dei tempi" si legge nella nota.

A questo obiettivo si affiancherà una riorganizzazione del Ministero, al fine di realizzare una struttura che favorisca una interlocuzione semplice e diretta con gli operatori, le associazioni e con tutte le istituzioni del sistema che "rafforzi ulteriormente la tutela del Made in Italy agroalimentare, la cui valorizzazione costituisce un'esigenza primaria, al fine di contrastare la contraffazione e rendere la produzione più sostenibile".

RIORDINO CONCESSIONI - Inoltre, viene previsto un faro del governo sul sistema di concessioni di beni e servizi in vista di un riordino che presenta "importanti potenzialità" per la finanza pubblica, anche se i maggiori introiti sono difficilmente quantificabili, e per la riduzione del rapporto debito/pil.

Il governo, si legge, studierà un’ipotesi in cui maggiori proventi generati dalla razionalizzazione delle concessioni potrebbero afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate.

“Occorre puntare su giovani professionisti e sugli esperti contabili”

PESARO - “Nei prossimi anni la professione del commercialista subirà un cambiamento che andrà affrontato con competenze, serietà e professionalità: per questo motivo è importante coinvolgere i giovani professionisti, che rappresentano il nostro futuro. Si punti anche sugli esperti contabili e sulla loro specializzazione”. Lo ha detto Maria Vittoria Tonelli, presidente dell’Anc di Pesaro Urbino e consigliere di amministrazione della Cassa di previdenza dei Ragionieri, presentando il Congresso nazionale dell’Associazione Nazionale commercialisti, dal titolo “Commercialista: una professione da valorizzare a partire dalle competenze dell’Esperto Contabile - Opportunità e welfare” che si terrà domani, venerdì 5 ottobre alle ore 9,00,presso l’Hotel Mercure di Pesaro (viale Trieste, 281).

Alla manifestazione interverranno Luigi Pagliuca, presidente Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri; Paolo Balestrieri, presidente Odcec Pesaro-Urbino; Matteo Ricci, sindaco di Pesaro; Marco Cuchel, presidente nazionale di Anc; Davide Di Russo, vicepresidente dei commercialisti italiani; Manuela Ardillo, presidente della Commissione Giovani Odcec Milano; Giorgio Calcagnini e Francesca Cesaroni, professori ordinari presso la Facoltà di Economia dell’Università di Urbino; Andrea De Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro del Senato; Giorgio Luchetta, consigliere nazionale dei commercialisti con delega alla deontologia; Alessia Morani, componente Commissione Giustizia della Camera;  Alberto Ribolla, componente Commissione Bilancio della Camera; Gaetano Stella, presidente Confprofessioni; Andrea Benetti, consigliere Istituto Nazionale Esperti Contabili; i consiglieri di amministrazione della Cassa Ragionieri Donato Montibello e Fedele Santomauro; Eros Ceccherini, docente dell'Università degli studi Niccolò Cusano; Fabrizio Di Marzio, consigliere della Corte di Cassazione.

“La professione del commercialista – ha affermato Marco Cuchel, presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti – è al centro di importanti trasformazioni e anche per questo è di fondamentale importanza valorizzare al meglio le competenze  per una crescita, in termini di conoscenze e professionalità, che permetta di stare al passo con i mutamenti attuali e del futuro”. 

“Con l’appuntamento di Pesaro – ha aggiunto – è nostra intenzione fare un po’ il punto sulla figura dell’Esperto Contabile, rispetto alla quale la nostra Associazione da tempo è impegnata nel far conoscere opportunità e competenze professionali”. 

Moscovici: «Italiani hanno scelto governo xenofobo»

"Anche gli italiani hanno fatto la scelta di un governo risolutamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, tenta di disfarsi degli obblighi europei". Lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, intervenuto a Parigi ad un convegno organizzato dall'Ocse, secondo il testo scritto del discorso.

Per questi politici "Bruxelles e l'Europa - aggiunge Moscovici - sarebbero la causa di tutti i nostri mali ed è il momento per il popolo, il vero popolo come potrebbero dire loro, di riprendersi il potere dalle mani dei tecnocrati. E' un'idea che è già stata al cuore della campagna per la Brexit, con lo slogan 'take back control'".

Questa visione "è oggi riciclata quotidianamente dagli euroscettici dell'Europa Centrale, dell'Austria o dell'Italia. Orban o Salvini, tutti pretendono di avere il monopolio della rappresentanza della 'volontà popolare'. E' una retorica fallace, ma indubbiamente efficace: i loro successi elettorali ne sono la prova", conclude.

"Bisogna riconoscere che le regole" della governance economica europea, che "tentano un compromesso tra diverse culture sono incredibilmente complesse e difficilmente comprensibili per i cittadini". In più, "i cittadini non sono stati coinvolti nel processo di elaborazione di queste regole: sono state concepite dietro le porte chiuse dell'Eurogruppo", ha poi sottolineato il commissario europeo.

Per Moscovici "decidere del destino di milioni di cittadini, come è successo per i greci, senza dover rendere conto ai cittadini europei, senza andare a spiegare davanti al Parlamento Europeo o davanti al Parlamento greco è semplicemente uno scandalo democratico". Insomma, "le decisioni hanno dato la sensazione di essere state prese da esperti e tecnocrati, piuttosto che da uomini politici responsabili. Questo - conclude - ha inevitabilmente aumentato la distanza che separa i cittadini dall'Europa".

IRA M5S - "Dopo la serie di dichiarazioni inopportune e irresponsabili dei giorni scorsi, che hanno contribuito ad innervosire i mercati, stamattina il signor Moscovici è tornato alla sua specialità: offendere gli italiani. Oggi ha definito il nostro Governo xenofobo ed euroscettico, insultando così il Parlamento e più del 60% del popolo italiano che sostiene l’azione del nostro esecutivo". Ad affermarlo sono i deputati M5S della commissione Bilancio.

"In quanto membri di un’istituzione autorevole e importante come il Parlamento italiano riteniamo mortificante dover ascoltare e rispondere a insulti beceri che si commentano da soli. Fa tristezza dover constatare come certi personaggi sminuiscano giorno dopo giorno le istituzioni europee. Se oggi l’Europa non gode della fiducia dei cittadini europei è proprio a causa della pochezza politica di chi fino ad oggi ha rappresentato l’Ue e dei danni consapevolmente provocati all’Europa intera con le loro politiche fallimentari”.

“Non comprendiamo gli attacchi di odio che personaggi quali Dombrovskis, Juncker e Moscovici rivolgono quotidianamente al popolo italiano. Milioni di italiani -proseguono i parlamentari M5S- meritano rispetto, soprattutto in considerazione dei sacrifici e delle sofferenze causate dalle politiche economiche disastrose imposte dai signori dell’austerità. Evidenziamo le parole dell’ambasciatore americano a Roma, Lewis Eisenberg, che ha definito l'attuale governo italiano ‘la quintessenza della democrazia in azione’. È davvero curioso che solo l’Ue non riconosca la legittimità ed il messaggio di cambiamento arrivato dai cittadini lo scorso 4 marzo".

"Come ribadito dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’Italia è un Paese fondatore dell’Unione Europea e monetaria e noi crediamo fortemente nel progetto europeo. Pare evidente che certe esternazioni abbiano il solo scopo di provocare tensioni e scontri del tutto immotivati. Fortunatamente questa triste stagione per l’Europa volgerà al termine molto presto, già a partire dalle prossime elezioni di maggio” - concludono i deputati.

780 euro e zero cash, i paletti del reddito di cittadinanza

Non potrà essere speso in contanti, avrà un importo di 780 euro e sarà destinato a circa 6,5 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Il famigerato reddito di cittadinanza non è solo il cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle ma anche uno dei cardini del contratto di governo. E tra una manciata di mesi diventerà realtà. Ma come funziona? A chi spetta? E quando si potrà richiedere?

COS'E' E COME FUNZIONA - Il reddito di cittadinanza è un sussidio destinato a chi è senza lavoro o in stato di indigenza, che viene erogato solo a particolari condizioni. Per ottenerlo bisognerà sottostare ad alcuni requisiti: essere cittadini italiani, aver compiuto almeno 18 anni, essere disoccupati o percepire un reddito o pensione considerati al di sotto della soglia di povertà, iscriversi al centro per l'impiego, svolgere progetti di utilità sociale organizzati dal Comune di residenza per un massimo di 8 ore settimanali, e soprattutto accettare uno fra i primi tre lavori offerti dal centro per l'impiego. Chi vuole ottenere il reddito di cittadinanza, dovrà inoltre dimostrare di impiegare alcune ore al giorno alla ricerca di un lavoro.

QUANTO DURA - Il reddito di cittadinanza si può ottenere per tre anni, se persistono i requisiti elencati sopra. Dopo il rifiuto di tre offerte, però, i cittadini saranno esclusi dal sussidio.

CENTRI PER L'IMPIEGO - I Cinquestelle lo hanno ribadito più volte: senza il potenziamento dei centri per l'impiego il reddito di cittadinanza non può decollare. Ecco perché a partire da gennaio 2019 il primo passo sarà quello di rafforzare gli attuali centri per l'impego utilizzando circa 1 miliardo e mezzo. Per riformarli, il vicepremier Luigi Di Maio ha assoldato Mimmo Parisi, un professore di origini pugliesi che lavora da 30 anni in America. Direttore della National Strategic Planning and Analysis Research Center, Parisi, come ha spiegato Di Maio "darà una grossa mano per fare i nuovi centri impiego dell'Italia. Un mix di innovazione tecnologica e ristrutturazione completa di questi centri".

A QUANTO AMMONTA L'ASSEGNO E A CHI SPETTA - L'assegno avrà un massimo di 780 euro mensili e sarà destinato a circa 6,5 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà (cifra calcolata dall'Istat). Chi ha qualche forma di entrata, invece, dovrebbe avere solo un'integrazione. Stando a quanto affermato da Di Maio il contributo sarà riservato ai soli cittadini italiani e a chi risiede in Italia da almeno 10 anni.

QUANTO VALE - Con l'approvazione della nota di aggiornamento del Def, il governo ha stimato in 10 miliardi le risorse a disposizione per introdurre il reddito di cittadinanza e contemporaneamente riformare i centri per l'impiego.

QUANDO ARRIVA - Il reddito di cittadinanza dovrebbe partire da marzo-aprile 2019.

COSA CI SI PUO' COMPRARE - Il reddito dovrebbe essere erogato sotto forma di carta acquisti o borsellino elettronico che i beneficiari potranno spendere per i beni di prima necessità, come alimenti e medicinali. Ma anche per pagare l'affitto. Il denaro non potrà essere messo da parte e si potranno utilizzare sistemi di pagamento tramite app. Esclusa anche la possibilità di spendere i soldi in giochi d'azzardo. Le spese effettuate con la card saranno comunque tracciabili.

«Rischio più tasse in futuro», l'allarme di Confindustria sulla manovra

Senza una copertura "credibile" delle voci più pesanti del contratto di governo si potrebbe profilare un doppio rischio: che ex post il rapporto deficit Pil sia più alto del 2,4%e che per sostenere le misure di welfare previste dall'accordo Lega-M5S si debbano in futuro aumentare le tasse. E' il Centro studi di Confindustria, nel Rapporto di autunno presentato oggi, ad esprimere le preoccupazioni degli imprenditori sulla prossima manovra del governo Lega-M5S, che ha fissato l'asticella del rapporto deficit/Pil al 2,4.

"L'aumento del deficit - spiega il Csc - serve per avviare parti del contratto di governo di sostegno al welfare, misure molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali". "Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi, limitando la crescita dei consumi", sostiene Confindustria, che prevede anche come "l'aumento del deficit sia poca cosa rispetto agli impegni politici assunti; se le coperture non saranno ben definite si rischia, ex post, un rapporto deficit Pil più alto".

L'allarme lanciato da Confindustria è stato commentato a stretto giro dagli esponenti del governo. "Chi si illude - come alcuni centri studi in queste ore, tra cui quello di Confindustria - che il governo torna indietro sulle misure del contratto di governo, si sta facendo una cattiva idea dell'atteggiamento di questo governo", ha sostenuto il vicepremier Luigi Di Maio, difendendo la manovra. Il ministro dell'Economia Tria, intervenuto al convegno di Confindustria, ha invece cercato di rassicurare i mercati sostenendo che i conti pubblici non sono a rischio.

LE COPERTURE - Secondo Confindustria "anche accrescere l'obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di avere margini per attuare le misure di policy delineate dal Governo. Servono coperture credibili e un'ampia manovra lorda che includa una rimodulazione delle spese e delle entrate". A pesare infatti sulla crescita futura del Paese, ribadisce il Csc, soprattutto la sostenibilità del contratto di governo nelle sue componenti più onerose, dalla Flat Tax al reddito di cittadinanza alla controriforma delle pensioni. Per questo, ammonisce ancora, "è fondamentale che le coperture siano credibili per avere un impatto macroeconomico positivo".

DEFICIT- "Puoi anche sforare sul deficit - sottolinea il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia - se però quello sforamento comporta una crescita dell'economiache comporta una riduzione del debito per trasmettere effetti positivi sull'economia reale". "Con un impatto positivo sull'economia il problema non è se il governo sfora il deficit di un punto", spiega. Per questo "il metodo del governo è anche condivisibile ma a patto che il merito affronti l'economia reale". Ma per arrivare a crescere "serve evitare errori". Come sul reddito di cittadinanza: "Non diventi un disincentivo al lavoro ma un acceleratore", continua Boccia, ripetendo come le imprese sul governo in carica "non nutrano illusioni ma aspettative". "Attenzione al costo del denaro - aggiunge Boccia - perché se aumenta lo spread poi lo pagano le famiglie, le imprese e lo stesso Stato italiano".

STIME PIL - Nel rapporto di Confindustria vengono inoltre riviste al ribasso le stime del Pil dello 0,2% per ciascuno anno. Una crescita in frenata per il prossimo biennio che taglierà il traguardo del 2018 con il +1,1% e il 2019 con +0,9%. A pesare l'indebolimento dei fattori di crescita esterni ed interni al netto della prossima manovra che non è inclusa nelle stime. Se sul fronte internazionale il rallentamento è connesso all'imprevedibilità di alcuni fattori, tra cui le elezioni di mid term americane a novembre, i risultati delle elezioni in Baviera a metà ottobre e le elezioni del Parlamento Ue del 2019, sul fronte interno la frenata è essenzialmente legata alle reazioni dei mercati alla manovra che il governo è in procinto di presentare e sopratutto alla sostenibilità dei punti centrali del contratto di governo.

CONDONI FISCALI - Il Csc mette in guardia anche da provvedimenti di emergenza per far fronte ad "ammanchi contingenti", in particolare dall'uso frequente dei condoni fiscali che può innescare un circolo vizioso in cui l'autorità fiscale perde progressivamente il controllo di una parte delle entrate con il rischio "di dover adottare misure una tantum anche negli anni successivi". In Italia, d'altra parte, spiega ancora Confindustria, "l'utilizzo dei condoni appare quasi una prassi consolidata", anzi, "sembra quasi che abbia assunto lo status quo di un qualsiasi altro strumento di politica fiscale". Il Csc ricorda infine come dal 2001 al 2017 "non c'è stato anno in cui le entrate non abbiano beneficiato di flussi generali da questo tipo di provvedimenti anche se con differenze marcate a seconda dei governi".

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