Giovedì 19 Luglio 2018 - 2:18

"Nuovi mercati per le aziende del futuro: iniziative a sostegno dell'internazionalizzazione"

"Con il processo di globalizzazione in atto da numerosi anni, ovvero l’interdipendenza tra le diverse aree geografiche del mondo e i soggetti economici in queste presenti, i confini nazionali hanno iniziato a rivestire un ruolo sempre più limitato per le imprese. L’interdipendenza globale dell’economia, anche grazie all’avvento dell’e-market, rappresenta una delle componenti principali dell’attuale sistema competitivo, basato sempre più su un mercato che tende ad un maggiore uniformità culturale e di consumi. Per questo fenomeno, le imprese si sono trovate inserite in mercati più ampi rispetto ai contesti del recente passato, con l’esigenza di rivedere e delineare nuove strategie competitive e ad accelerare il processo di crescita e sviluppo sui mercati esteri", ha sottolineato Francesco Corbello (nella foto con Fahad Al Gergawi), Consigliere Segretario dell'Odcec Napoli Nord e Strategic Partner Dubai FDI (Dubai Investment Development Agency).

"Storicamente le imprese italiane hanno privilegiato le esportazioni, ma negli ultimi anni si è registrata una crescente tendenza all’utilizzo di diversi strumenti quali gli Investimenti Diretti Esteri, l’acquisizioni di imprese già esistenti o joint-ventures.

Diverse possono essere le motivazioni che spingono una impresa a internazionalizzarsi quali, ad esempio, superare la limitatezza del mercato domestico, diversificare i mercati di attività, conseguire maggiore forza competitiva o economie di scala, accedere a migliori fonte di approvvigionamento o altri fattori che possono essere interni od esterni all’impresa stessa.

L’espansione estera - ha aggiunto Corbello - non riguarda, ormai, solo le aziende che hanno una dimensione produttiva o di mercato relativamente grande ma ha assunto un ruolo preponderante anche nelle strategie di sviluppo delle imprese di piccole e medie dimensioni che costituiscono il tessuto economico dell’industria italiana. Nessuna impresa, dunque, può ritenersi esente dall’affrontare un processo di internazionalizzazione.

Del resto, una ricerca SDA Bocconi del 2016 ha evidenziato che le imprese internazionalizzate hanno mostrato migliori performance in termini di redditività e una maggiore resilienza rispetto alla crisi finanziaria globale degli ultimi anni, sottolineando come le imprese non internazionalizzate sono state, di contro, interessate da oscillazioni negative della redditività del capitale investito.

Analizzando il panorama italiano è possibile altresì notare che negli ultimi anni numerose Pmi hanno conseguito importanti risultati internazionali grazie ad alcuni elementi caratterizzanti tale categoria di imprese quali un forte orientamento al prodotto e al processo produttivo e l’elevato grado di flessibilità.

In tale contesto i commercialisti assumono un ruolo essenziale al fianco delle imprese che guardano ai mercati internazionali, ritornando ad assumere quel ruolo di consulente a sostegno dello sviluppo mediante un supporto professionale di carattere aziendale ed economico-giuridico che da sempre contraddistingue la Professione.

Sul punto l’Odcec (Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili) di Napoli Nord - ha colcluso Corbello -, con l’apposita commissione di Studio presieduta da Domenico Graziano, sta mettendo a punto una serie di iniziative tese a diffondere la cultura all’internazionalizzazione tra le imprese del territorio, che non si improvvisa ma si programma, e fornire competenze specialistiche ai propri iscritti anche alla luce dei recenti Avvisi della Regione Campania a sostegno dell’internazionalizzazione, mediante la concessione di finanziamenti a fondo perduto, che possono essere di stimolo per il tessuto produttivo locale nell’affrontare nuovi mercati".

Alitalia, più tempo per la vendita

ROMA. Slitta di sei mesi fino a "fine ottobre" il termine per la vendita di Alitalia mentre viene fissato al 15 dicembre prossimo il termine per la restituzione del prestito ponte. Sono i contenuti del decreto su Alitalia illustrati dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, nella conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio dei ministri. Dal canto suo Lufthansa ha ribadito la propria posizione, e cioè l'interesse a un'"Alitalia ristrutturata" dagli italiani.

CALENDA - La proroga di sei mesi nella procedura di vendita di Alitalia "è una conseguenza della fase politica" del Paese. A evidenziarlo è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, per il quale "è giusto e inevitabile" che a "interloquire siano il nuovo Governo e gli investitori". "Il Governo - ha spiegato Calenda - può anche dare un mandato in esclusiva ma c'è un punto ed è quello di quanto gli investitori si ingaggino in una negoziazione" con un esecutivo uscente. "E' una questione oltre che di rispetto istituzione anche di praticabilità oggettiva", ha sottolineato il ministro per il quale, peraltro "non c'è una visibilità sulle opinioni del futuro governo visto che in campagna elettorale non c'erano opinioni coincidenti". "Il dialogo va avanti ma in framework che interessa sia noi che gli investitori", ha aggiunto Calenda.

I Commercialisti di Napoli Nord approvano il bilancio 2017

AVERSA - L’Assemblea degli iscritti dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, presieduta da Antonio Tuccillo, ha approvato a larghissima maggioranza il bilancio 2017.

“Nell’ambito dell’attività realizzata dalla governance dell’Ordine è stata applicata una nuova ed innovativa concezione di formazione a favore dei professionisti iscritti, attraverso una serie di eventi che hanno consentito una riflessione sul delicato momento storico-economico ed il consolidamento dei rapporti con le principali istituzioni del nostro territorio. Particolarmente intenso è stato anche il lavoro svolto nell'ambito dell’aggiornamento professionale in materia di enti locali - ha sottolineato il presidente Tuccillo -, interloquendo con i rappresentanti della Regione, dei Comuni e degli altri stakeholder, diventando sempre più punto focale d'attrazione e di discussione nell’area metropolitana a nord di Napoli.

“Specifica attenzione è stata dedicata alla legge 3/2012 nota anche come ‘legge antisuicidi’ attraverso il coinvolgimento di docenti universitari, magistrati ed esperti del settore contribuendo al formazione di professionisti in grado di affrontare anche le situazioni più delicate. L’Odcec Napoli Nord – ha aggiunto Tuccillo - è stato il primo ente a costituire in Campania un organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento”.

Gli aspetti tecnici, informativi e contabili del bilancio, sono stati illustrati da Vincenzo Natale, consigliere-tesoriere dell’Ordine del dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord.

Benzina e diesel, prezzi su per il ponte

ROMA. È durata solo qualche giorno la calma sui listini dei prezzi consigliati dei carburanti alla pompa. Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, questa mattina Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio. Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all'Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 14mila impianti: benzina self service a 1,581 euro/litro (invariato, pompe bianche 1,551), diesel a 1,451 euro/litro (+1, pompe bianche 1,425); benzina servito a 1,696 euro/litro (+1, pompe bianche 1,594), diesel a 1,569 euro/litro (invariato, pompe bianche 1,467); gpl a 0,632 euro/litro (invariato, pompe bianche 0,620), metano a 0,963 euro/kg (invariato, pompe bianche 0,953).

Società pubbliche, Catalano: «Piani economici e rispetto delle attività per frenare fallimenti»

NAPOLI. “Per le società pubbliche occorre prevedere un piano economico-finanziario sin dalla creazione. E poi bisogna evitare che nel corso della sua attività, la stessa società venga caricata di ulteriori compiti che non le spettavano dall’inizio. Si tratta di due misure necessarie per affrontare alcune delle numerose criticità delle società a partecipazione pubblica sono numerose. Occorre ricordare che un eventuale fallimenti di una società pubblica ha sempre una ripercussione sociale più o meno grave”. Lo ha detto Marco Catalano, viceprocuratore della Corte dei Conti della Campania, aprendo il convegno “Gestione e governance delle società partecipate pubbliche”.

“Come professionisti siamo chiamati a svolgere vari ruoli in un contesto non facile, nelle amministrazioni e nei Collegi sindacali – ha evidenziato Vincenzo Moretta, presidente Odcec Napoli -. La normativa è particolarmente complessa ed è nostro dovere spingere, con la nostra professionalità e competenza, affinché queste partecipate pubbliche possano continuare a fornire servizi di pubblica utilità”.

Livia De Gennaro, Giudice sezione Fallimentare del Tribunale di Napoli, ha affermato: “Il destino delle società pubbliche è di rilevanza sociale. Oggi si cerca di attuare strumenti che riescano a contemperare i contrapposti interessi: quelli pubblici, come l’erogazione di un servizio, e quelli del ceto creditorio, e dunque il soddisfacimento immediato delle pretese dei creditori. Forse più che parlare di fallimenti si dovrebbe parlare di quali scelte fare per tenere insieme questi contrapposti interessi”.

Per Umberto De Gregorio, Presidente EAV: “Per le società partecipate resta irrisolto il nodo centrale: a queste si applica, infatti, tutta la normativa del pubblico e tutta quella del privato, dunque si tratta di fatto di società imbalsamate. Per farle muovere bisognerebbe affrontare rischi e responsabilità che non sono commisurate alla retribuzione. Una soluzione? Prevedere adeguate misure su chi possa essere amministratore di queste società: servono persone professionali e non politicanti”.

Infine Liliana Speranza, Consigliere Odcec Napoli, ha evidenziato: “Le società pubbliche rappresentano una costola delle istituzioni: senza di loro, gli enti non avrebbero la possibilità di avviare le proprie attività. Credo che un ragionamento importante e di grande consistenza da parte dei commercialisti sulle varie sfaccettature delle società pubbliche sia più che opportuno”.

Al convegno hanno partecipato Matteo De Lise, Consigliere Odcec Napoli; Ferruccio Capalbo, Sostituto Procuratore della Corte dei Conti di Napoli; Achille Coppola, Segretario nazionale dei Commercialisti; Andrea De Giacomo, Amministratore unico Napoli Servizi S.p.A; Giuseppe Dongiacomo, Consigliere della Corte di Cassazione; Amedeo Manzo, Amministratore unico di Napoli Holding S.p.A.; Francesco Mascolo, Direttore Generale della società partecipata ASIA Napoli S.p.A.; Mario Mustilli, Presidente di Sviluppo Campania; Arturo Capasso, Professor ordinario Economia e Gestione delle Imprese Università del Sannio Benevento; Raffaele Lupacchini, Odcec Napoli.

Auchan, dirigenti: non vogliamo abbandonare la Campania

NAPOLI. «Auchan non ha mai dichiarato di abbandonare la Campania e il Sud e non sono coinvolti nella problematica gli altri iper mercati della Campania». E' quanto ha affermato Eustachio Tarquinio, Direttore generale delle Risorse Umane di Auchan, nell'audizione tenuta stamani nella III Commissione consiliare permanente, sulla vertenza dell'ipermercato Auchan di via Argine, a Napoli, presieduta dal consigliere regionale del Pd, Nicola Marrazzo, e alla quale hanno partecipato l'assessore regionale al lavoro, Sonia Palmeri, il consigliere Questore alle finanze del Consiglio regionale della Campania, Antonio Marciano, il consigliere regionale del M5S, Gennaro Saiello. «Abbiamo letto sulla stampa dichiarazioni che non abbiamo mai fatto, siamo coscienti di aver fatto una scelta difficile ed impopolare, ma gli attacchi subiti sono inspiegabili anche tenuto conto che la nostra azienda è da tempo presente in Campania con cinque punti di vendita ed è impegnata per il territorio, ha stipulato per tutti i dipendenti contratti a tempo indeterminato, ha 1400 prodotti campani nei propri ipermercati, 40 prodotti campani vengono esportati attraverso Auchan nel resto d'Europa, muove un indotto che realizza sei milioni di fatturato, e si è spesa per attività sociali, attraverso la propria fondazione ed altre associazioni, anche a beneficio della cosiddetta Terra dei Fuochi. Il problema - ha chiarito - riguarda solo l'ipermercato di via Argine che, aperto nel 2010, ha sempre fatto registrare perdite per un totale di quindici milioni. Da qui la scelta di uscire dal ramo d'azienda e di sottoscrivere un contratto preliminare per l'affitto del ramo d'azienda ad un player che si farà carico di assumere 70 collaboratori, più della metà dell'attuale personale, che lavorano in questo ramo, con il medesimo contratto terziario, distribuzione e servizi, mentre per i restanti 68 lavoratori si aprirà il confronto sindacale e si entrerà nel merito delle possibili soluzioni, che vanno dal trasferimento in altri punti vendita campani non interessati da ammortizzatori sociali, all'assorbimento in servizi che potranno essere internalizzati, all'inserimento in altre aziende campane esterne ad Auchan, agli incentivi all'esodo su base volontaria. Nei prossimi giorni ci aspettiamo la convocazione da parte dei sindacati per entrare nel merito delle questioni, come previsto dalla norme vigenti. Fino a quando questo confronto non avverrà, sarà difficile giungere alla soluzione». All'audizione era presente anche una delegazione di lavoratori. «L'assenza del sindacato, oggi, a questa importante e utile audizione, non ci aiuta - ha detto Mina Evangelista, dipendente di Auchan di via Argine - , la nostra speranza è che, con l'aiuto delle Istituzioni, si possa concretizzare un percorso che ci salvaguardi tutti e che possa restituire speranza alle nostre famiglie che, da quando è 'esplosa' la notizia dei nostri licenziamenti, hanno perso ogni serenità». 

Indagine Ue su Alitalia

La Commissione europea ha deciso di avviare un'indagine approfondita per valutare se il prestito ponte per un totale di 900 milioni di euro concesso dallo Stato italiano all'Alitalia costituisca un aiuto di Stato e se sia in linea con le norme Ue sugli aiuti alle imprese in difficoltà.

Per la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, "la Commissione ha il dovere di assicurarsi che i prestiti concessi alle compagnie da parte degli Stati membri siano in linea con le regole Ue sugli aiuti di Stato. Indagheremo se sia così per Alitalia".

LE TAPPE - Alitalia è detenuta da Cai (Compagnia Aerea Italiana, 51%) ed Etihad (49%) e versa in difficoltà finanziarie da molti anni. Il 24 aprile 2017 il personale ha respinto un piano di ristrutturazione, cosa che ha comportato il rifiuto da parte dei soci di versare altri soldi nella compagnia. Il 2 maggio 2017 la società è quindi entrata in amministrazione straordinaria: per assicurarne il funzionamento, lo Stato ha erogato alla compagnia un prestito da 600 mln nel maggio 2017, aggiungendone altri 300 in ottobre.

I commissari hanno anche avviato una procedura d'offerta, tesa a trovare degli acquirenti per i beni della compagnia. Il prestito ponte è stato notificato a Bruxelles nel gennaio 2018 dalle autorità italiane, come aiuto di salvataggio che rispetta le regole Ue sugli aiuti di Stato; in precedenza, la Commissione aveva ricevuto diverse lamentele, in cui si sosteneva che il prestito ponte costituisce un aiuto di Stato incompatibile con le norme Ue.

PUNTI CRITICI - L'opinione della Commissione è che il prestito possa costituire un aiuto di Stato e quindi indagherà per verificare se rispetta le condizioni previste dalle linee guida sugli aiuti di salvataggio e ristrutturazione. Uno dei punti critici è la durata del prestito, che va dal maggio 2017 fino almeno al dicembre 2018, quando le linee guida prevedono una durata massima di sei mesi per un prestito di salvataggio. Non solo: la Commissione nutre dei dubbi sul fatto che il prestito si sia limitato allo stretto necessario. La Dg Concorrenza ora indagherà per appurare se queste preoccupazioni iniziali siano confermate oppure no.

L'apertura di un'indagine approfondita consente a tutte le parti di fare osservazioni e non pregiudica l'esito dell'indagine.

Confapi: «Il peso della burocrazia favorisce il crimine al Sud»

NAPOLI. «Il peso della burocrazia e i tempi incerti degli investimenti, appesantiti dalla non perentorietà dei termini delle procedure amministrative, generano l'economia illegale e soprattutto favoriscono le organizzazioni malavitose del territorio meridionale». Lo ha detto Gianpiero Falco, presidente Confapi Napoli, commentando la ricerca di Srm - Studi ricerche del Mezzogiorno. «La vera rivoluzione silenziosa è rappresentata non già dalle verbose dichiarazioni di principio contro le illegalità, ma – ha aggiunto – dalla
necessità di ognuno di noi di realizzare la propria vita lavorativa con responsabilità e soprattutto con certezza dei tempi. Purtroppo, però, la società civile non può o non vuole accorgersi di questo».

Fisco, stangata da 45 miliardi in "patrimoniali"

Imu, Tasi & co.: è stangata 'patrimoniali'. Nel 2016, ultimo anno disponibile con dati aggiornati, gli italiani hanno versato al fisco 45,4 miliardi di euro di imposte patrimoniali. In poco più di 25 anni la loro incidenza sul Pil è raddoppiata, mentre in termini assoluti il gettito è aumentato di cinque volte. E' quanto rileva la Cgia di Mestre, che ha preso in considerazione 14 differenti imposte patrimoniali, tra cui Ici, Imu e Tasi (con queste ultime due che da sole hanno garantito un gettito di 21,2 miliardi), il canone Rai e il bollo auto.

Si tratta di imposte "che colpiscono direttamente la capacità contributiva del contribuente - spiega l'associazione mestrina - senza attendere che si verifichino fatti o atti particolari. Mentre le imposte indirette richiedono, per poter essere applicate, il verificarsi di un determinato evento. L’Iva, ad esempio, si applica quando avviene la cessione di un bene o la prestazione di un servizio", ricorda ancora la Cgia. Quanto alle "imposte sulle successioni e sulle donazioni, sebbene classificate come imposte indirette, vengono considerate come una forma di imposizione patrimoniale, in quanto colpiscono la ricchezza. Si tratta delle uniche imposte indirette che i testi di diritto tributario includono tra le imposte di carattere patrimoniale".

Va ricordato, precisa comunque l'associazione, che "fortunatamente il prelievo complessivo riconducibile alle tasse patrimoniali è in calo".

La Cgia nel suo studio ha osservato il trend di questa particolare forma di prelievo a partire dal 1990: sia in termini assoluti (in valore nominale) sia in rapporto al Pil. Poi, ha ricostruito il gettito delle principali imposte che costituiscono l’intera platea delle patrimoniali applicate in Italia tra il 2010 e il 2016. Nel 2012, a seguito delle misure introdotte dal governo Monti, l’imposizione patrimoniale è cresciuta, rispetto al 2011, di 12,8 miliardi di euro, un balzo di oltre il 40%. Mentre nel 2013 si è avuta una temporanea flessione dovuta all’abolizione dell’ Imu sulle abitazioni principali.

In termini di gettito, le imposte più impegnative per i contribuenti italiani sono l’Imu e la Tasi: nel 2016 hanno garantito alle casse dello Stato e dei Comuni ben 21,2 miliardi di euro. Seguono l’imposta di bollo (6,8 miliardi di euro), il bollo auto (6,6 miliardi di euro) e l’imposta di registro (5,1 miliardi di euro).

La Cgia è scesa ancora più nel dettaglio. Nel 1992 il gettito è cresciuto di 7 miliardi di euro, passando dagli 11,2 miliardi del 1991 a 18,3 miliardi, con una crescita di oltre il 63 per cento. In quell’anno, per risanare le finanze pubbliche, sono stati introdotti dei prelievi straordinari di carattere patrimoniale sulla ricchezza finanziaria, sugli immobili e su alcuni beni di lusso. In particolare, il dl 333/1992 aveva previsto una imposta straordinaria immobiliare (I.S.I.) e un prelievo straordinario sui depositi e conti correnti. L’I.S.I. si calcolava applicando l’ aliquota del 3 per mille al valore catastale degli immobili.

Il prelievo sui depositi è avvenuto sulle consistenze in essere alla data del 9 luglio 1992 con aliquota del 6 per mille. Inoltre, nel settembre del medesimo anno, è stato introdotto un ulteriore prelievo straordinario a carico delle persone fisiche che possedevano auto di grossa cilindrata, aeromobili, imbarcazioni da diporto. Nel 1993 il gettito è cresciuto di ulteriori 4,8 miliardi di euro per effetto della sostituzione dell’ISI con l’Ici (Imposta comunale sugli immobili) che pur applicandosi sulla medesima base imponibile, prevedeva delle aliquote più elevate. Inoltre, fece sentire i suoi effetti anche la nuova imposta sul patrimonio delle imprese che, con aliquota del 7,5 per mille, è stata in vigore sino al 1997.

Nel 2008, la flessione del gettito delle imposte patrimoniali è dipesa dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Nel 2012, il dl 'Salva Italia' ha inasprito fortemente la tassazione patrimoniale, introducendo diverse forme di tassazione: l’Imu sugli immobili; prelievi che hanno interessato i beni di lusso, come le auto di grossa cilindrata, i natanti e gli aeromobili; l’applicazione dell’imposta proporzionale di bollo sulle disponibilità finanziarie.

Nel 2014 è stata introdotta la Tasi che assieme all’Imu e alla Tari costituiscono la Iuc, ovvero l’Imposta unica comunale[7]. Il presupposto della Tasi, pur essendo collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali, si basa sul possesso o la detenzione di un immobile, anche ad uso abitativo[8]. Pertanto, questa nuova tassa viene percepita da tutti come una imposta patrimoniale e come tale è stata inserita nel nostro elenco. Nel 2016, infine, si è registrata una inversione di tendenza importante: il gettito delle imposte patrimoniali è diminuito a seguito dell’abolizione della Tasi sull’abitazione principale (è rimasta, invece, sulle prime case di lusso), dell’eliminazione sia dell’Imu agricola sia dell’Imu sugli 'imbullonati'.

Edilizia in coma: chiudono due imprese al giorno

di Vincenzo Nardiello

NAPOLI. Una lenta corsa con una meta chiara: il baratro. È un’emorragia senza fine quella dell’edilizia in Campania. Imprese, occupati e salari continuano inesorabilmente a segnare cali incessanti. Una caduta che non si è arrestata neanche nel 2017, un anno che avrebbe dovuto essere quello dell’inversione di tendenza. I numeri parlano chiaro. E sono da brividi. Il dato peggiore riguarda le imprese. In base al report diffuso ieri della Fillea-Cgil, nel 2017 hanno chiuso i battenti la bellezza di 810 imprese. In pratica, in Campania sono scomparse oltre due imprese al giorno (2,3 per la precisione). Il dato emerge dal numero di aziende attive e iscritte alle Casse edili: sono passate dalle 12.100 nel 2016 alle 11.290 nel 2017, con un saldo negativo netto pari al 6,6%. 
È chiaro che in queste condizioni l’occupazione non può che calare. Infatti, il settore ha perso 7.038 posti di lavoro, circa il 13,5% degli addetti, rispetto al 2016. Due anni fa ammontavano a 53.300 i lavoratori censiti nelle Casse edili, a fine 2017 ne erano rimasti 46.300. Dal 2010 il comparto ha perduto quasi la metà degli addetti, con 36.700 posti di lavoro in meno. 
«Questa forte emorragia parla di un settore che maggiormente sta pagando il prezzo della crisi - afferma la Fillea Cgil - aggravata dal dilagare dell’illegalità, dell’irregolarità, in termini di evasione ed elusione contributiva, verso la Cassa edile e verso l’Inps».
Non solo. A preoccupare è anche un altro fenomeno: quelle delle aziende morose verso l’Inps e le stesse Casse edili. Il numero d’imprese non in regola con i pagamenti nel 2017 è aumentato del 9,9%. Da un lato i rubinetti del credito bancario che stentano a riaprirsi, dall’altro i problemi legati ai ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione provocano l’effetto di strozzare le imprese, sempre più costrette a rinviare i versamenti agli istituti. A rendere ancora più grave la situazione, inoltre, c’è la circostanza che tutto ciò è accaduto in un anno in cui il settore ha vissuto quello che la Fillea-Cgil definisce «una timida e inefficace ripresa» dovuta al completamento dell’agenda comunitaria 2007/2013. A pesare, ancora una volta, sono la mancanza d’investimenti pubblici e privati adeguati. Secondo stime Ance basate su dati Istat, nel decennio 2007/2017 gli investimenti in costruzioni sono calati addirittura del 36,5%.
L’altra faccia di questa crisi che non sembra avere fine è strettamente legata ai consumi delle famiglie. Chi ha avuto la fortuna di conservare il proprio posto di lavoro, infatti, lo ha fatto a costi di salari sempre più bassi. Nel 2017 il monte salari del settore si è ridotto di ulteriori 46 milioni di euro, passando dai 453,3 milioni del 2016 ai 407 milioni del 2017, con una perdita netta del 10,2%. Soldi sottratti a tutta l’economia.

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