Martedì 19 Febbraio 2019 - 19:32

Libro fest, festival del Sud a Pozzuoli

POZZUOLI. Sicilia e Campania unite grazie al “Libro Fest”, festival letterario giunto alla sua seconda edizione, che dal 1° marzo all’11 maggio vedrà otto appuntamenti nei quali i protagonisti saranno il libro e la lettura. La prima edizione del festival è stata realizzata nel 2018 ad Ustica, nell’ambito del Villaggio letterario, mentre quest’anno il “Libro Fest” è in programma a Pozzuoli, in Campania. Saranno otto appuntamenti d’eccezione, che racconteranno al pubblico la comune storia che lega la Campania e la Sicilia: si parlerà di letteratura e di cinema, ma anche del mistero dei Rosacroce e ancora del mare Mediterraneo raccontato ai bambini, di archeologia, di noir, di vino, di saggistica e di biografie legate al Sud. La seconda edizione del “Libro Fest” è resa possibile grazie a un protocollo d’intesa tra il Comune di Pozzuoli e “Lunaria Onlus A2-Villaggio Letterario” ed è organizzata in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Il titolo completo della rassegna è “Pozzuoli Villaggio Letterario – Libro Fest II edizione” e si svolgerà nelle prestigiose sedi di Palazzo Migliaresi al Rione Terra e del Polo Culturale di Palazzo Toledo. Sarà dunque un festival all’insegna del Sud e saranno presenti ospiti d’eccezione, fra scrittori, storici, critici letterari, attori e giornalisti. L’edizione di quest’anno del “Libro Fest” è dedicata al comandante Raimondo Bucher, che nel 1956 scoprì il patrimonio sommerso di Baia. Dopo l’edizione di Pozzuoli, nel 2020 il “Libro Fest” tornerà nuovamente in Sicilia con la sua terza edizione: sarà, in pratica, un viaggio letterario tra Sicilia e Campania, andata e ritorno. Uno scambio, di saperi e riflessioni, che il “Villaggio Letterario” ha fortemente voluto, proprio per sottolineare i forti legami storici e culturali tra queste due grandi Terre del Sud. Il “Libro Fest” è stato presentato a Pozzuoli durante un incontro al quale hanno preso parte l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Sebastiano Tusa, il Sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia, l’Assessore alla Cultura Maria Teresa Moccia Di Fraia, l’Assessore della Pubblica Istruzione Anna Maria Attore, il giornalista scientifico Francesco Foresta Martin, il direttore editoriale di Canale 21 Gianni Ambrosino e l’event manager Anna Russolillo, fondatrice del Villaggio Letterario.

«La Sicilia e la Campania sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa – sono legate da un percorso storico comune. Questa rassegna sarà l’occasione di incontrare persone per evidenziare ciò che di meglio è stato studiato nel Sud e realizzato con il rigore scientifico che queste occasioni richiedono. Eventi come questo – aggiunge Tusa – possono realizzarsi grazie alle sinergie tra le istituzioni e le associazioni che hanno a cura il territorio siciliano e campano». «Questa collaborazione dichiara il Sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia - apre nuovi percorsi letterari e culturali verso una proiezione di lungo termine. Una sinergia interessante che rappresenta un passo importante nella programmazione di eventi culturali di più ampio respiro e che ben si inserisce nell’azione di valorizzazione messa in campo dall’amministrazione per Pozzuoli».  Gli ospiti agli incontri saranno Franco Andaloro, Sara Bilotti, Massimiliano Buzzanca, Giuseppe Giacino, El Grinta, Massimo Onofri, Carlo Ruta, Sebastiano Tusa, Lucia Vincenti, Angelo Petrella. Interverranno il Sindaco di Pozzuoli e gli Assessorati della Cultura e dell’Istruzione.

Si comincia venerdì 1° marzo alle 18.00 con la presentazione del saggio storico “Teoderico” di Carlo Ruta; il 22 marzo, per la letteratura noir sarà la volta di Sara Bilotti con il suo “I giorni dell’ombra” e di Angelo Petrella con “Frugale è la notte”; si prosegue venerdì 29 marzo con “Giuseppe, per non morire di diversità” di El Grinta; il 7 aprile sarà protagonista Franco Andaloro con il suo “Vi piace il mare? Il Mediterraneo (e non solo) spiegato ai bambini”; l’8 aprile sarà all’insegna di storia e archeologia con la presentazione di “Euploia” di Sebastiano Tusa; il 26 aprile sarà protagonista il grande schermo ma anche la realtà di ogni giorno, con il libro “Che cinema è la vita” di Massimiliano Buzzanca; il 3 maggio sarà dedicato alla critica letteraria con “Fughe e rincorse” di Massimo Onofri. La rassegna si concluderà l’11 maggio con Lucia Vincenti e Giuseppe Giacino che presenteranno “L’isola e i rosacroce”. I relatori che interverranno sono Rossella Diaco giornalista RAI, Rosa Venuti presidente IRASE Nazionale, Pippo Cappellano giornalista, Peppe Iodice attore, Marina Cappabianca documentarista, Alessandra De Caro dirigente della Soprintendenza del Mare, Maria Teresa Moccia di Fraia assessore alla cultura, Anna Paparone della assoc. PeP Academy, Davide D’Urso scrittore, Anna Maria Attore assessore alla istruzione, Raffaella De Rosa giornalista, Michele Stefanile archeologo Uni Orientale di Napoli, Cristina Canoro guida parco sommerso di Baia, Anna Russolillo architetto fondatrice Villaggio Letterario. Le presentazioni saranno accompagnate da degustazioni tematiche di vini dee Campi Flegrei e visite guidate alla città archeologica posta nell’ipogeo della città seicentesca del Rione Terra di Pozzuoli denominata la seconda Pompei. Un percorso nella città romana, che farà vivere ai visitatori un’esperienza di grande emozione. Oltre ad Anna Russolillo curatrice dell’evento, “Libro fest” è organizzato in collaborazione con il ristorante il Capitano 1890 di Pozzuoli, il Centro Sub Campi Flegrei, l’ agenzia viaggi We Go Travel, la PeP Academy, Turismo e Servizi, Il Castello di Arco Felice, Villa Elvira Pozzuoli, l’Hotel La Tripergola e Canale 21.

Addio a Mendini, designer visionario; firmò le stazioni della metro

L'architetto Alessandro Mendini, protagonista di una vera e propria rivoluzione del design nel secondo dopoguerra e artista visionario, è morto oggi nella sua casa milanese all'età 87 anni. Era nato a Milano il 16 agosto 1931 e qui si era laureato, in architettura, al Politecnico. "Ci lascia uno dei grandi maestri del nostro tempo", scrive la rivista "Domus" nell'edizione online dando notizia della scomparsa. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti da Mendini, due Compassi d'Oro nel 1979 e nel 1981, la laurea honoris causa dal Politecnico di Milano, l'European Prize for Architecture Awards nel 2014 ed è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres in Francia. È passato alla storia con la poltrona 'Proust' per Alchimia edizioni design, le innumerevoli collezioni di oggetti firmati per Alessi e una moltitudine di manufatti per le più importanti aziende di design italiane e internazionali. Nella sua produzione architettonica ricordiamo il Groninger Museum in Olanda, le fabbriche Alessi, il Forum-Museum di Omegna (1996) e la Torre del paradiso a Hiroshima. Associato in un primo momento allo studio Nizzoli (1960-1970), Mendini è tra i più noti e apprezzati designer contemporanei, protagonista fin dagli anni Settanta del rinnovo della produzione made in Italy grazie alla sua adesione a numerose avanguardie del Radical Design (tra le altre Alchimia, primo luogo delle sperimentazioni sul tema della decorazione, che gli valsero un Compasso d'Oro nel 1981) e a un'instancabile partecipazione al dibattito teorico.

Mendini ha diretto le riviste "Casabella" (dal 1970 al 1976), ''Modo'' (dal lui fondata nel 1977 e guidata fino al 1981) e ''Domus'' (1979-1985; 2010-2011), alla cui direzione fu in principio chiamato dallo stesso Gio Ponti, in procinto di lasciare per raggiunti limiti d'età. Fra i suoi scritti più celebri, si ricordano ''Paesaggio casalingo'' (1979), ''Architettura addio'' (1981), ''Progetto infelice'' (1983), ''Existenz maximum'' (1990): tutte occasioni, queste, durante le quali ha messo a punto concetti fondamentali come ''design neo-moderno'' (equiparato al Manierismo cinquecentesco, che fu in grado di corrodere dall'interno le regole classiche del progetto), ''casa banale'' (che riconosce il valore del brutto e del kitsch nel quotidiano) e redesign. Parallelamente, Mendini ha avviato la sua straordinaria e personalissima carriera progettuale (nella quale lo affianca il fratello Francesco con cui ha fondato, nel 1989, l'Atelier Mendini) che lo ha visto collaborare con aziende come Zanotta, Alessi, Swatch, Philips, Venni, Bisazza e Cartier. In campo architettonico, ha firmato il Museo Groninger (1988-1994, 2010), le fabbriche Alessi e il Forum-Museum di Omegna (1996), il Teatrino della Bicchieraia ad Arezzo (1998), la ristrutturazione urbanistica del quartiere Maghetti a Lugano (1998), il rinnovo della Stazione Termini a Roma (1999), il restauro della Villa Comunale (1999) e di tre stazioni della Metropolitana a Napoli (2000), la nuova Fiera e la nuova sede della Triennale di Milano a Incheon, in Corea del Sud (2008-2009). Internazionalmente riconosciuto come raffinato ricercatore di un approccio sui generis all'oggetto (edilizio o di design), che affonda le radici nello stretto legame tra arte e progetto, con particolare interesse all'uso del colore, e una sottile e costante vena ironica, Mendini è stato fortemente critico, fin dagli esordi, nei confronti della società dei consumi e costantemente in bilico tra ispirazioni provenienti, da un lato, dall'immaginario letterario e, dall'altro, dal mondo popolato d'immagini di quadri e pitture che lo accompagnano fin dall'infanzia. 

Sue alcune delle più note icone della produzione italiana degli ultimi sessant'anni: dalla poltrona Proust (1978), alle innumerevoli collezioni di oggetti firmati per Alessi, una moltitudine di manufatti che - come ha notato la critica più attenta e recente - ripercorre l'ossessione del padre putativo di Alessandro Mendini, Gio Ponti, per uno scarno gruppo di tematiche fondamentali (l'ideario pontiano), sviscerate in una serie infinita e diacronica di declinazioni. Attraverso una pratica che è tipica dell'artista: la costruzione di fantasie grafiche e decorative, intese come segnale diretto e senza intermediari di quello che lo stesso progettista ha definito il proprio ''pensiero visivo'', nonché ''atto vitale''. Ai primi anni della carriera di Mendini risalgono le opere poi categorizzate come ''oggetti ad uso spirituale'' (la sedia ''Lassù'', la seduta ''Scivolavo'', la ''Valigia per l'ultimo viaggio'', tutti realizzati tra il 1974 e il 1975) che mirano a sganciarsi dalla consueta razionalità d'uso intrinseca alla loro natura: un bagaglio in pietra impossibile da sollevare, una sedia tanto alta da doversi arrampicare, l'altra realizzata in forme e dimensioni inusuali e stranianti, concepiti per spingere a riflettere sulla natura transitoria tanto degli oggetti quanto dell'esistenza dell'uomo. Pezzi unici, proto-forme, spesso oggetti auto-costruiti e più simili alle performance artistiche, destinati a una distruzione programmata, ricorda la rivista "Domus", che sfidano la concezione del design come frutto del solo soddisfacimento del criterio di funzionalità e che, rifacendosi alla tradizione delle avanguardie artistiche d'inizio novecento (Dadaismo e Surrealismo), propongono paradossi visivi volti a stimolare riflessioni critiche sul funzionalismo medesimo. 

Musei e siti visitati, Pompei seconda solo al Colosseo

Musei e siti archeologici statali sono stati visitati, nel 2018, da oltre 55 milioni di persone. Per quanto riguarda i singoli ingressi il sito statale piu' visitato resta saldamente l'area Colosseo - Foro Romano - Palatino che fa segnare un +8,73% passando da 7.036.104 visitatori del 2017 a 7.650.519 del 2018. Al secondo posto l'area archeologica di Pompei che aumenta il numero di visitatori del 7,78% passando da 3.383.415 ingressi a 3.646.585 del 2018. Terza la galleria degli Uffizi con il Corridoio Vasariano che fa registrare un leggerissimo decremento, dello 0,19%, calando da 2.235.328 a 2.231.071 visitatori.

Pompei, nuove scoperte negli Scavi: riaffiora alcova raffinata FOTO

POMPEI. Un’alcova sensuale e raffinata riemerge nella sua totale bellezza dallo scavo della Regio V di Pompei, come aveva già prospettato lo splendido quadretto di Leda e il cigno, riaffiorato mesi fa nel corso delle operazioni di consolidamento dei fronti di scavo, lungo via Vesuvio. Alle spalle dell’ambiente torna in luce anche parte dell’atrio della dimora, con pareti dai vividi colori e l’affresco di Narciso, al centro di una di esse, che lo vede specchiarsi nell’acqua rapito dalla sua immagine, secondo l’iconografia classica. Amore e soavità dei sensi, nelle più svariate forme, trasudano dalle stanze di questa elegante dimora che, già dal corridoio di ingresso, accoglieva gli ospiti con l’immagine vigorosa e di buon auspicio del Priapo, anche essa già documentata mesi fa e in analogia con quella della vicina Casa dei Vettii. Decori raffinati di IV stile caratterizzano l’intera stanza di Leda, con delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti,  nature morte e scene di lotte tra animali. Finanche sul soffitto, rovinosamente crollato sotto il peso dei lapilli, si estendeva l’armonia di questi pregiati disegni, i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama. Interessante, nell’atrio di Narciso, è  la traccia ancora visibile delle scale che conducevano al piano superiore, ma soprattutto il ritrovamento nello spazio del sottoscala, utilizzato come deposito, di una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo.  Una situla bronzea (contenitore per liquidi) è stata  invece rinvenuta accanto all’impluvio.

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«La bellezza di queste stanze, evidente già dalle prime scoperte, ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l’ambiente di Leda e l’atrio retrostante - dichiara la direttrice Alfonsina Russo - Ciò ci consentirà in futuro di  aprire alla fruizione del pubblico almeno una parte di  questa domus. Lo scavo della stessa è stato possibile nell’ambito del più ampio intervento di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo, previsto dal Grande Progetto Pompei, che sta interessando gli oltre 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei.  Nel rimodulare la pendenza dei fronti che incombevano minacciosamente sulle strutture già in luce, sono venute fuori questi eccezionali ritrovamenti. In questa delicata fase, il collega Massimo Osanna sta proseguendo la direzione scientifica dello scavo per fornire il suo prezioso e competente supporto e garantire una linea di continuità scientifica alle attività di scavo».

«Proseguono le straordinarie scoperte di questo cantiere – dichiara Massimo Osanna – Si ripropone nell’atrio della casa la scena di un mito, quello di Narciso, ben noto e più volte ripetuto a Pompei. Tutto  l’ambiente è pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità, sottolineato anche dalle figure  di menadi e satiri che, in una sorta di corteggio dionisiaco, accompagnavano i visitatori all’interno della parte pubblica della casa. Una decorazione volutamente lussuosa e probabilmente pertinente agli ultimi anni della colonia, come testimonia lo straordinario stato di conservazione dei colori».

“Chagall, sogno d'amore", inaugurazione della mostra a Napoli

NAPOLI. Per la prima volta a Napoli, la poetica magia di Marc Chagall raccontata attraverso l'esposizione di 150 opere presso la Basilica della Pietrasanta - Lapis Museum di Napoli dal 15 febbraio al 30 giugno 2019. La mostra racconta la vita, l'opera e il sentimento di Chagall per la sua sempre amatissima moglie Bella, attraverso l'esposizione di 150 opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni. Un nucleo di opere rare e straordinarie, provenienti da collezioni private e quindi di difficile accesso per il grande pubblico. Curata da Dolores Dura'n Ucar, la mostra racconta il mondo intriso di stupore e meraviglia dell'artista. Nelle opere coesistono ricordi d'infanzia, fiabe, poesia, religione e guerra, un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell'artista. Opere che riproducono un immaginario onirico in cui è difficile discernere il confine tra realtà e sogno. La mostra è organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia, che dopo il successo conseguito a Napoli con la mostra di Escher, conferma la propria fiducia nella città partenopea investendo anche sulla straordinaria Basilica della Pietrasanta. La mostra “Chagall. Sogno d'amore", realizzata con il contributo di Fondazione Cultura e Arte, è organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia, che dopo il successo conseguito a Napoli con la mostra di Escher, conferma la propria fiducia nella città partenopea investendo anche sulla straordinaria Basilica della Pietrasanta. La mostra vede come partner istituzionale il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, si avvale del patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli, promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è sotto l'egida dell'Arcidiocesi di NAPOLI, e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facolta' Teologica dell'Italia meridionale, Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, della Rettoria della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e dell'Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS. 

Stromboli nel Medioevo originò tre tsunami: uno colpì la Napoli di Petrarca

L'isola di Stromboli nell'arcipelago delle Eolie è stata l'origine di tre grandi tsunami che hanno flagellato il Mediterraneo in epoca medievale, uno dei quali ebbe come testimone d'eccezione anche il poeta Francesco Petrarca. La scoperta arriva da uno studio pubblicato sulla rivista "Scientific Reports" e condotto da una equipe di ricercatori delle Università di Pisa e Modena-Reggio Emilia a cui hanno collaborato l'Università di Urbino, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Pisa (Ingv), il Cnr, la City University of New York e l'American Numismatic Society. La ricerca ha rivelato che gli tsunami furono prodotti da crolli improvvisi del fianco nord-occidentale del vulcano di Stromboli e che si abbatterono sulle coste campane fra la metà del Trecento e del Quattrocento come testimoniano le cronache dell'epoca. Il principale dei tre eventi, avvenuto nel 1343, è infatti quasi certamente riconducibile alla grave devastazione dei porti di Napoli ed Amalfi di cui fu testimone Francesco Petrarca che si trovava nella città partenopea come ambasciatore di Papa Clemente VI e che racconta in una lettera di una misteriosa quanto violenta tempesta che il 25 novembre provocò moltissime vittime e l'affondamento di numerose navi. L'identificazione di Stromboli come la sorgente di questi terribili tsunami è stata possibile grazie ad un lavoro interdisciplinare realizzato da vulcanologi e archeologi e portato avanti per l'Università di Pisa dal professore Mauro Rosi e dal dottor Marco Pistolesi del Dipartimento di Scienze della Terra. «Nella primavera del 2016 - racconta Mauro Rosi - decisi di andare a Stromboli perchè avevo in mente un'idea nata dall'aver letto una lettera di Petrarca che parlava di una strana tempesta accaduta a Napoli. Fatti i primi saggi, portammo subito alla luce dei depositi 'sospetti', caso vuole poi che nella stessa occasione entrassi in contatto la professoressa Sara Levi dell'Università di Modena-Reggio Emilia che dal 2009 guida una campagna di scavi a Stromboli». Il lavoro di ricerca ha comportato, per la parte vulcanologica, lo scavo di tre trincee stratigrafiche nella zona settentrionale dell'isola, lunghe circa ottanta metri e profonde due che hanno portato alla luce tre strati sabbiosi contenenti grossi ciottoli di spiaggia a testimonianza di quanto portato a terra dalle onde di tsunami. I campionamenti, le analisi chimiche dei materiali e le datazioni al carbonio 14 hanno quindi permesso di stabilire una inequivocabile relazione tra quegli strati e i ritrovamenti archeologici che testimoniano il rapido abbandono dell'isola a seguito degli tsunami. «Nella prima metà del Trecento l'isola di Stromboli era abitata e rivestiva un ruolo importante come snodo del traffico navale dei crociati provenienti dalle coste italiane, spagnole e greche, fatto documentato sul pianoro di San Vincenzo da una chiesetta scoperta nel 2015 e che costituisce la prima testimonianza archeologica di occupazione medievale nell''sola - spiega Sara Levi - A seguito dei tre grandi crolli che generarono le onde di tsunami e della contemporanea e particolarmente forte ripresa dell'attività eruttiva del vulcano, l'isola, come testimoniano anche le sepolture rinvenute nell'area delle chiesetta, fu totalmente abbandonata a partire dalla metà del Trecento fino alla fine del Seicento, quando iniziò il suo ripopolamento moderno. La ricostruzione si basa su solidi dati stratigrafici e cronologici ed è frutto della stretta collaborazione interdisciplinare messa in atto in tutte le fasi della ricerca». «Era già noto che l'isola di Stromboli fosse capace di produrre piccoli tsunami con ricorrenza pluridecennale, ma questo lavoro - conclude Mauro Rosi - rivela per la prima volta la capacità del vulcano di produrre anche eventi di dimensioni assai superiori a quelli fino ad oggi noti dalle cronache degli ultimi due secoli».

Viaggio in 3D nell'Antica Stabiae

CASTELLAMMARE DI STABIA. Studi, reportage, ricostruzione video in 3D del sito archeologico di Stabiae. Tutto questo è il prodotto dell'amore che la bellezza delle origini di Castellammare di Stabia ha sviluppato in un gruppo di cittadini, fondatori dell'Associazione Stabiae 79 A.D.

L'interesse e la riscoperta della storia scritta nei resti archeologici delle Ville di Stabiae e in tanti altri siti emersi in luoghi della città, completamente dimenticati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei (che ne ha la gestione), del Comune di Castellammare di Stabia e dagli operatori turistici, ha quindi spinto l'Associazione Stabiae 79 D.C. a condividere i risultati delle ricerche con l'intera cittadinanza, per rendere consapevole gli abitanti di questi luoghi, meravigliosi e proibiti, delle meraviglie di cui sono custodi.

È questo quindi l'intento dell'incontro dal titolo "Stabiae Reborn" che si terrà il 20 febbraio alle ore 18 nei locali della Banca Stabiese in via Ettore Tito, 1 a Castellammare di Stabia.

Nell'occasione sarà presentata l'Associazione Stabiae 79 A.D. con i suoi scopi e interessi, lo Studio del sito archeologico di Stabiae, il Report sull'accesso all'area archeologica di "Varano", il nuovo "Museo Stabiae" digitale e virtuale e il Video in 3D "Stabia Reborn" realizzato da Andrea Paduano e Francesco Naclerio.

Conservatorio, la statua di Beethoven torna a splendere

NAPOLI. L'imponente statua di Ludwig van Beethoven torna a splendere nel chiostro grande del Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella. La presentazione del restauro si terrà sabato 9 febbraio alle ore 18 nella sede del Conservatorio. La risistemazione dell'opera di quasi 3 metri, incluso il basamento, realizzata in marmo e calcare agli inizi del Novecento dallo scultore Francesco Jerace, è il risultato della collaborazione tra il Conservatorio San Pietro a Majella e l'Accademia di Belle Arti di Napoli ed è stata effettuata sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio per il comune di Napoli. L'intervento, realizzato grazie al sostegno della società "Helena restauri", è stato eseguito dall'allieva dell'Accademia Lorenza Cardone, con la direzione operativa di Luciana Festa dell'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro di Roma e docente dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. Dopo la presentazione, nella Sala Scarlatti del Conservatorio, si terrà il concerto con le musiche del compositore tedesco diretto dal maestro Francesco Vizioli. Dopo i saluti del presidente e direttore del Conservatorio, Antonio Palma e Carmine Santaniello, e del presidente e direttore dell'Accademia Giulio Baffi e Giuseppe Gaeta, la professoressa Luciana Festa insieme a Lorenza Cardone e Jessica Scarpelli, amministratrice della "Helena restauri", illustreranno la storia e le caratteristiche della risistemazione. «L'iniziativa - spiega Palma - rientra nel programma di ristrutturazione in corso del Conservatorio. Ci siamo affidati infatti alla competenza  dell'Accademia di Belle Arti e alla professionalità dei suoi allievi per portare a termine un intervento importante e delicato che dà prestigio all'intera istituzione». Santaniello sottolinea come la statua sia «un giusto tributo a Beethoven, che è stato un gigante e un rivoluzionario dalla grande forza compositiva. Le sue immortali sinfonie continuano infatti ad avvicinare alla musica classica anche chi non l'ha mai ascoltata». 

Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca a Napoli

NAPOLI. Napoli celebrerà l’ellenismo nella giornata mondiale della lingua e della cultura greca, il 9 febbraio 2018. Tra Napoli e la Grecia il rapporto è millenario, e in città si è parlato in lingua greca fino all’anno mille dopo Cristo. Napoli è “custode della cultura ellenica”, come sottolinea il professor Jannis Korinthios, organizzatore della giornata e tra i principali animatori della nutrita comunità greco-partenopea. Le  celebrazioni avranno luogo nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino l’8 e il 9 febbraio, in una due giorni di esibizioni, spettacoli e performance di lingua e cultura ellenica. Il 9 febbraio è peraltro la data di morte, nel 1857, di uno dei sommi poeti della moderna lingua greca, Dionysios Solomos, che  scrisse l’inno nazionale. Parteciperanno alle celebrazioni circa 40 scuole, in maggioranza licei classici delle province di Napoli, Caserta e Salerno, con la  presenza di dieci classi di studenti provenienti dalla Grecia. Le scuole si sfideranno in una maratona. Il tema dell’edizione 2019 della Giornata mondiale della lingua e della cultura greca è “il viaggio delle idee”. Sono inoltre previsti collegamenti con le comunità ellenofone del Salento e della Calabria e interventi in diretta con scuole greche in Azerbaigian, Romania e Congo. All’inaugurazione, venerdì 8 febbraio, parteciperanno il Presidente della Camera Roberto Fico, il vice Ministro greco della Pubblica Istruzione Meropi Tzoufi, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il Commissario presidenziale per la Diaspora Fotis Fotiou, il Segretario generale per la Diaspora Michalis Kokkinos, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli Paolo Giulierini, il vice Presidente dell’Unione Comuni della Grecia Dimitris Kafantaris, il Presidente della Comunità Ellenica di Napoli e Campania Paul Kyprianou. Proprio da Napoli è partita l’iniziativa della Giornata Mondiale della lingua greca, idea poi approvata e sottoscritta dal Parlamento greco. L’unione tra Napoli e la Grecia si rinnova anche attraverso azioni concrete: nello scorso luglio dal capoluogo partenopeo partì una raccolta fondi per la protezione civile greca, impegnata a contenere i vasti incendi sviluppatisi nella regione dell’Attica. A Napoli sempre più persone scelgono di iscriversi ai corsi di neogreco, tenuti dal professor Jannis Korinthios e organizzati dalla Comunità Ellenica di Napoli e della Campania. In diversi licei classici della città sono partiti corsi di neogreco che si tengono in orario curriculare: un fenomeno di riscoperta delle comuni radici mediterranee, in controtendenza rispetto all’insegnamento dominante delle lingue nord-europee.

 

Il Mann festeggia il Capodanno cinese

NAPOLI. Al Mann si festeggia il Capodanno cinese. Dal 4 al 20 febbraio, a partire dalle ore 14, sarà possibile accedere al Museo con ticket ridotto (5 euro): un’occasione in più per visitare la mostra “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina” che, per la prima volta in Europa, raccoglie opere straordinarie, espressione della cultura Shu. Cittadini e turisti, così, avranno l’opportunità non soltanto di effettuare un viaggio attraverso le suggestioni archeologiche offerte dal poco conosciuto Sichuan (sono presentati al pubblico ben 130 reperti, databili dall'età del bronzo -II millennio a.C.- fino all'epoca Han- II sec. d.C.), ma anche di gustare una particolare esposizione pensata ad hoc per il Capodanno cinese: nell’atrio del Museo, infatti, si potrà ammirare il “Porcellino” (nella foto di Giorgio Albano), statuetta  rinvenuta il 17 maggio 1756 nel peristilio rettangolare della Villa dei Papiri di Ercolano.
Questa particolarissima opera in bronzo, che rappresenta uno dei tanti tesori dischiusi dai depositi del Mann, stabilisce un dialogo simbolico con il “2019 Anno del Maiale”, che sta per essere festeggiato in Cina: se, nella tradizione orientale, il segno del Maiale riecheggia gli auspici di stabilità, generosità ed altruismo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli intende riproporne l’iconografia, attingendo al patrimonio decorativo della Villa dei Papiri.
Non casuale, ancora, la scelta di esporre il “Porcellino” in bronzo e di lanciare la promozione pomeridiana di accesso al Mann nel periodo tra il 4 ed il 20 febbraio: nel calendario cinese, infatti, il 4 febbraio è la vigilia di Capodanno, il 5 è il primo giorno dell’anno, il 19 cade la Festa delle Lanterne, considerata ultimo momento del periodo festivo.
Mentre, a Napoli, il Museo Archeologico Nazionale inserisce una parte della propria attività di valorizzazione nel framework di un proficuo quadro sinergico stabilito con l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, in queste ore è stata inaugurata al Museo di Panlongcheng (Wuhan) la quarta tappa di “Pompeii. The infinite life”: la mostra, realizzata con 120 reperti del Mann e già visitata da due milioni e mezzo di turisti, viene contestualizzata, adesso, in un nuovo spazio espositivo, che, per la prima volta, ospita un percorso archeologico dal respiro internazionale.

 

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