Domenica 19 Agosto 2018 - 9:27

Pompei, dai nuovi scavi emerge affresco di Priapo

POMPEI. Una dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all'ingresso un Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia. E' quanto emerso nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell'ambito del cantiere dei nuovi scavi. Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti . La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all'ingresso della casa dei Vettii, oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dioniso. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali. Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell'epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza. Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi. 

LA DOMUS. La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all'affresco del Priapo posto all'ingresso (fauces), anche diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l' uno con paesaggio marino, l'altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici. Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l'interno dell'insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

OSANNA. ''La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti- dichiara il direttore generale, Massimo Osanna - Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d'argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle". "Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita équipe interdisciplinare di professionisti, che vede all'azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell'ISCR", conclude Osanna.

Ferragosto a Napoli, musei aperti e Notte della Tammorra sul Lungomare

NAPOLI. Festa della Tammorra con concerto sul lungomare e musei aperti in tutta la città. È l'offerta di Ferragosto rivolta a turisti e cittadini che anche il 15 agosto affolleranno le strade di Napoli, città ormai lontana parente di quella che, fino a qualche anno fa, durante il mese di agosto appariva deserta. Appuntamento principale della giornata è la Notte della Tammorra, manifestazione giunta alla sua 18esima edizione, organizzata da Il Canto di Virgilio e promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. L'evento, che rientra nel cartellone dell'Estate a Napoli, si svolgerà a Rotonda Diaz, cuore del lungomare partenopeo. La madrina d'eccezione di quest'anno sarà Lina Sastri che, insieme al musicista ed etnomusicologo Ambrogio Sparagna, arricchirà la carovana di musicisti presenti all'evento. Carlo Faiello, compositore e musicista napoletano, come ogni anno sarà il maestro concertatore dell'evento. 

I PARTECIPANTI. «Di anno in anno - spiega Faiello - cresce il successo e la partecipazione del pubblico alla Notte della Tammorra. Nella scorsa edizione è stato davvero emozionante vedere un lungomare invaso da 15mila danzatori di tutte le nazionalità. Il successo di questa Notte dipende dal fatto che il pubblico scopre l'altra “anima sonora" partenopea, la faccia nascosta del suono napoletano; quel suono che facciamo fatica ad ascoltare perché sovrastato dalla poesia e dalla melodia della più famosa canzone napoletana. La musica popolare da troppi anni finita nell'oblio e che ogni tanto viene fuori perché è la musica del corpo e dell'anima, del sangue e del sudore». La serata sarà aperta dai canti a distesa della Paranza dei Monti Lattari di Raffaele Inserra, con la partecipazione di Tonino 'o Stocco, seguiti dalle tammurriate e dai balli tradizionali dell'Agro-Nocerino-Sarnese a cura della Paranza do' Lione. Si esibiranno poi Carlo Faiello Ensemble (Saverio Coletta, Fulvio Gombos, Francesco Manna, Gianluca Mercurio, Pasquale Nocerino, Francesco Sicignano) con la partecipazione di Fiorenza Calogero, Patrizia Spinosi e Mimmo Maglionico, Ambrogio Sparagna con Erasmo Treglia e Valentina Ferraiuolo, Lina Sastri con Maurizio Pica e Salvatore Minale, e Marcello Colasurdo. 

MUSEI APERTI. Nel corso della giornata saranno inoltre aperti i principali siti del Polo museale della Campania presenti in città, a cominciare dalla Certosa e dal Museo di San Martino, che posticiperanno la chiusura settimanale a giovedì 16 agosto. Nel giorno di Ferragosto il sito sarà aperto dalle 8.30 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.30. Stessi orari per Castel Sant'Elmo, mentre il Museo del Novecento a Napoli ospitato negli spazi del suo Carcere Alto chiuderà alle 17. Aperti anche il Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana, il Museo Pignatelli, il Parco e la Tomba di Virgilio e il Complesso monumentale dei Girolamini, mentre sarà chiuso Palazzo Reale. 

«La Gioconda? La donna vera è milanese»

La Gioconda? Leonardo la dipinse in fuga, a tappe, e il volto non rappresenta nessuna donna. Perché l'artista si trovò con un ritratto che non poteva più dare al committente e lo modificò in corso d'opera, fuggendo all'arrivo dei francesi a Milano, tra una corte e l'altra della penisola. E il volto della donna vera è invisibile, perché nascosto sotto la Gioconda del Louvre: si tratta di una donna milanese, Bianca Giovanna Sforza, la primogenita di Ludovico il Moro. La tesi e' della studiosa Carla Glori che ha messo insieme i tasselli di un vero e proprio puzzle ripercorrendo la genesi e la storia di questo ritratto, pervenendo anche a identificare il paesaggio dipinto sullo sfondo da Leonardo.

''Sono molti i nomi oggi attribuiti alla Gioconda - dice all'Adnkronos - ma la Musa del Louvre non ha nome. La donna vera è nel ritratto sottostante. Ritengo che in origine la Gioconda fosse il ritratto nuziale di Bianca Sforza, signora di Voghera (il cui nome anagrafico in base a un atto del 1489 era Giovanna). Leonardo probabilmente iniziò a dipingerlo in Milano nel 1496 su duplice commissione del Moro (con prevedibile copia destinata al marito Galeazzo Sanseverino). Quel ritratto nuziale, poi non consegnato, è rimasto nelle mani del maestro per la morte misteriosa della giovane nel novembre dello stesso anno, cinque mesi dopo il suo matrimonio''.

Quanto allo sfondo, se si osserva il quadro, spiega, "il paesaggio è fotografato da un preciso punto di vista nel castello di Bobbio, tale che abbraccia nel paesaggio reale una costellazione di dodici punti corrispondenti ad altrettanti punti dello sfondo dipinto''. Tesi avallata da una ricostruzione paesaggistica ''come il riconoscimento attraverso progetti e dipinti antichi del ponte Gobbo, che allora aveva cinque archi ed era rovinato, come quello dipinto; la scoperta in riflettografia di un suo arco nascosto che lo localizza esattamente; l'identificazione della natura dei rilievi montuosi quali tipiche ofioliti della finestra tettonica bobbiese, e molto altro, inclusa la verifica tecnica in 3D degli architetti Bellocchi di Piacenza''.

Ma una prova che la modella originale del ritratto – quella viva e vera, per intenderci – era diversa da quella che noi vediamo al Louvre può essere individuata nella "ragione per cui Leonardo non ha consegnato al committente quel ritratto originale e lo ha trasformato successivamente fino a renderlo irriconoscibile''. Secondo la ricercatrice per Leonardo ''Sarebbe stato impossibile consegnare quel quadro al Moro, sconvolto per la morte di Beatrice a un mese da quella di Bianca'' e infine il maestro se lo sarebbe portato via ''in fuga da una Milano invasa dai francesi, nel 1499 ''.

La teoria della Glori, si è rivelata predittiva alla luce delle scoperte di Pascal Cotte del 2015. ''La donna del ritratto sottostante la Gioconda -spiega la ricercatrice- che lo scienziato parigino ha ricostruito virtualmente "in vitro", e che potrebbe definirsi "la figura-ombra della Gioconda generata da un algoritmo" è verosimilmente una quindicenne, e nell’insieme denota una certa purezza. Si direbbe quasi che lo scienziato le abbia restituito un’aura malinconica e aristocratica, ma ovviamente si tratta di un identikit del genere di quelli che si usano in campo forense, che consente una identificazione con buona approssimazione di quel volto e della figura nascosti''.

E quanto al fatto se sia o non sia una ricostruzione totalmente fedele dei tratti di Bianca, la studiosa si limita a osservare che "sicuramente le misurazioni e i test di Cotte, e la conseguente analisi e interpretazione dei dati, ci restituiscono "con buona approssimazione" una ricostruzione fedele della fisionomia della modella originale, che risulta diversa da quella della modella del Louvre: "Ecco, io credo che lui ci abbia consegnato l'identikit virtuale di un bellissimo "fantasma", ricostruito, in modo rigoroso, su basi scientifico-tecnologiche, ed è esclusivamente su questo piano, prettamente scientifico, che la sua scoperta potrà essere messa in discussione''.

''Anche se la mia tesi assomiglia a un romanzo giallo con sfumature vagamente gotiche, si tratta di una teoria scientifica elaborata in modo da permetterne confutazione e falsificazione (per quanto possibile in arte). Sotto questo aspetto, la mia ricerca era già integralmente predisposta a recepire le scoperte dello scienziato parigino. D’altra parte quello delle indagini multispettrali applicate all’arte è ormai un settore in continua evoluzione. Mentre la fotografia infrarossa, già dagli anni Cinquanta, è considerata un'analisi tradizionale di routine, il sistema multispettrale offre la possibilità di rivelare aspetti preclusi alle tecniche tradizionali, consentendo la leggibilità e la “ricreazione” dell’opera in modo virtuale''.

Si può dire dunque che il volto della Gioconda ricostruito da Cotte corrisponde a un ritratto che non esiste? “Mi sono occupata recentemente del Portrait de femme di Degas della National Gallery di Melbourne, ponendolo in relazione con la Gioconda. Ebbene, non possiamo certo dire che anche in quel caso il “ritratto sottostante” (come in numerosi altri casi analoghi, riguardanti grandi opere d’arte) non esista. L’ opera precedente, “nascosta” sotto l’opera che l’artista ha voluto consegnarci, è indubbiamente esistita e l’autore per varie ragioni ha deciso di cancellarla e di rifarne una “sopra”. Ma nel caso di Leonardo'' il rifacimento è in realtà una trasformazione, che in qualche modo preserva l’opera preesistente. Lui realizza una metamorfosi e per così dire rigenera alchemicamente la modella originaria, crea un essere nuovo a partire da quell’archetipo. La memoria della “prima modella” continua a vivere nel ritratto che ora noi vediamo (per l’evidente affinità dei tratti somatici, per la conservazione di vari particolari, ad esempio, del disegno dei vinci sulla scollatura e, io suppongo - restando in attesa di report scientifico - pure del paesaggio dello sfondo)”.

Per giunta, secondo la ricercatrice, le scoperte di Cotte si coniugano con l’ ipotesi del ritratto nuziale della giovane, perché, ''in uno dei primi disegni da lui scoperti con tecnologia multispettrale negli strati profondi, la modella portava una acconciatura ornata con spilloni, il che suggerisce che potesse trattarsi di un disegno preparatorio della giovane Sforza in abito da sposa, poi ritratta con l’abito sobrio che vediamo nella ricostruzione di Cotte''. Inoltre la studiosa prospetta l’ipotesi che la sagoma più “robusta”, che lo scienziato individua dai pochi lacerti rilevati in un abbozzo iniziale poi cancellato, sia probabilmente ''dovuta alla posa di un modello maschile nudo, come si usava all’epoca nelle botteghe, dato che molti maestri usavano modelli nudi per l’impostazione della figura e della posa e per far sì che gli abiti rispettassero la forma del corpo''.

In questa teoria, tutta incentrata su Milano e l’Oltrepo piacentino e pavese, ''possiamo rintracciare -sottolinea Glori- un filo sotteso di continuità nel processo di trasformazione della giovane del primo ritratto nascosto nell'altra misteriosa modella chiamata Gioconda che vediamo al Louvre. Il ritratto finale – a cui è da riconoscersi importanza capitale ed esclusiva dal punto di vista artistico/pittorico - è la risultante di un processo creativo che la macchina multispettrale ci consente di ripercorrere come in un viaggio all’indietro nel tempo”. D’altra parte, come tiene a sottolineare la ricercatrice, ''Leonardo, che cura nei minimi dettagli il valore dei significati e dei simboli, non avrebbe mai banalizzato e svilito la sua opera, sostituendo la modella del quadro con un’altra, come un oggetto intercambiabile, pensarlo significherebbe tradire il senso del suo lavoro in arte e le teorie del suo trattato della Pittura, e in particolare sminuire il valore artistico della Gioconda a livello di un banale remake''.

Morto Cesare De Michelis, presidente della Marsilio

Lutto nel mondo dell'editoria. E' morto improvvisamente questa notte a Cortina d'Ampezzo, dove era in vacanza, il presidente della casa editrice Marsilio, Cesare De Michelis. Avrebbe compiuto 75 anni il prossimo il 19 agosto. Ancora non è stata stabilita la data dei funerali.

Fratello dell'ex ministro socialista Gianni De Michelis, il presidente della Marsilio Cesare De Michelis nel corso della sua attività editoriale ha 'scoperto' e lanciato numerosi autori tra i quali Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini. Nato a Venezia il 19 agosto del 1943, De Michelis è entrato nel 1965 nel Consiglio di amministrazione della casa editrice veneziana che, nel 2000, entra a far parte del gruppo Rcs. Quando, però, il gruppo Rcs venne ceduto alla Mondadori, De Michelis scelse di riacquistare le quote della casa editrice cedendone una alla Feltrinelli nel 2017.

Cesare De Michelis ha insegnato letteratura Italiana moderna e contemporanea all'Università di Padova, diretto le riviste 'Studi Novecenteschi' e, con Massimo Cacciari, 'Angelus Novus'. E' stato anche consigliere della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, presidente del comitato scientifico per l'edizione nazionale delle opere di Carlo Goldoni. L'1 giugno 2017 è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

"Con dolore ho appreso della scomparsa di Cesare De Michelis - scrive sul suo profilo Facebook il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli - Intellettuale, studioso, appassionato di cinema, bibliofilo raffinato, perdiamo uno dei più importanti editori italiani, scopritore di talenti come Margaret Mazzantini e Susanna Tamaro, uomo capace di cogliere e portare nel nostro Paese fenomeni letterari mondiali come la saga Millennium di Stieg Larsson, con la quale ha colto uno straordinario successo di vendite. Ai familiari, agli amici, alla casa editrice Marsilio vanno le mie più sentite condoglianze".

Tra i primi a esprimere "cordoglio e vicinanza alla famiglia" c'è Stefania Craxi (Fi), vicepresidente della commissione Affari esteri del Senato. "Cesare è stato anche e soprattutto un appassionato studioso e un uomo di grande cultura - sottolinea in una nota - un militante socialista animato da una instancabile volontà di conoscenza, mai assoggettato ai conformismi delle varie epoche e sempre vicino, anche attraverso la sua attività editoriale, alle tante battaglie di verità del post tangentopoli. Con Cesare, viene a mancare un amico e un compagno, un intellettuale vivace e moderno di cui sentiremo la mancanza".

"L’editoria italiana ha perso oggi un suo maestro - dichiara il presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie) Ricardo Franco Levi - Studioso e intellettuale raffinato, di intelligenza e sensibilità rare, lascia alla cultura italiana, attraverso la sua casa editrice, una lezione di qualità, indipendenza e grande passione".

Teatri Uniti, l'utopia realizzata

di Armida Parisi

Entri e ti trovi in un cantiere. Niente luci della ribalta né glamour per “Trent’anni Uniti”, la mostra dedicata all’attività di Teatri Uniti, a Palazzo Reale fino al 2 ottobre. 
Soltanto un cantiere. Travi di legno grezzo a sorreggere i pannelli, gesso bianco per le didascalie scritte a mano, piccole teche di plexiglass per custodire rari materiali d’archivio: manifesti e lettere autografe, copioni e sceneggiature, schizzi, articoli, pagine di giornale, brevi sequenze video, spezzoni di film. Un cantiere che racconta la storia di un’utopia realizzata: quella del teatro come ricerca espressiva continua, nata trent’anni fa dalle idee di un gruppo di giovani e poi portata avanti con tenacia, allargandola al cinema e alla televisione, nell’intento di esplorare le potenzialità artistiche di tutti i linguaggi.
Un’utopia realizzata di cui Angelo Curti ha seguito tutte le fasi: prima da fondatore del gruppo Falso Movimento, insieme con Mario Martone, Pasquale Mari e Andrea Renzi; poi aprendosi alle compagnie di Antonio Neiwiller e Toni Servillo, formando così, nel 1987, la cooperativa Teatri  Uniti di cui è tuttora presidente; infine da produttore di numerosi film frutto di questa esperienza. Ed è proprio Angelo Curti ad accompagnare i lettori del Roma fra i documenti di questa intensa attività creativa, frutto di una ricerca trentennale intorno alle arti dello spettacolo.
«Abbiamo voluto cominciare la mostra con questa fotografia di Lucio Amelio. Cesare Accetta l’ha scattata sul set del film “Morte di un matematico napoletano”: Lucio interpretò il gentiluomo di Palazzo Cellammare. L’incontro con Lucio Amelio è stato determinante per noi. E per Napoli, naturalmente».
Perché Lucio Amelio è stato così importante?
«Alla fine degli anni Sessanta ha portato l’arte contemporanea a Napoli. Nella sua galleria a piazza dei Martiri ha ospitato grandissimi artisti, come Beuys e Warhol. Ma non solo. Nel 1979 s’inventò una cosa che si chiamava “Rassegna della nuova creatività del Mezzogiorno”: era un modo per superare un periodo di crisi e di trasformazione del mercato dell’arte e dare spazio a tanti giovani. Fra questi c’eravamo noi, appena usciti col gruppo Falso Movimento». 
Cosa vi legava?
«Un’idea di arte aperta allo sconfinamento dei linguaggi: in questo eravano molto vicini anche agli intenti del Teatro Studio di Caserta guidato da Toni Servillo». 
Era una novità? 
«Per Napoli sicuramente. Lucio Amelio rappresentò un’opportunità. Infatti il primo lavoro di Falso Movimento si tenne nella sua galleria. Si chiamava “Segni di vita”. Dopo qualche anno prendemmo anche noi un ufficio in piazza dei Martiri, nello stesso palazzo della galleria di Lucio Amelio. La foto in mostra documenta questo legame: pare che Lucio guardi i suoi tre amici, la mostra e i suoi visitatori».
“Teatri Uniti è un laboratorio permanente per la produzione dell’arte scenica contemporanea”
«È l’incipit del documento di fondazione di Teatri Uniti a firma di Mario Martone. Vi venivano delineate le linee di lavoro. Accanto ci sono delle foto di “Alphaville” che è l’ultimo spettacolo di Falso Movimento ma anche il primo dei Teatri Uniti».
La mostra mette bene in luce la compresenza di una molteplicità di percorsi.
«C’è anche una documentazione dei progetti irrealizzati come quello di ottenere un finanziamento dall’unione europea per la trasformazione della chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli in  un teatro. Qui c’è il progetto di Giancarlo Muselli, ma non se ne fece nulla perché la Curia si oppose. Un filone molto prolifico è stato della classicità greca, che ha attraversato tutta la nostra storia. Da “Filottete”, a “Teatro di guerra” al film incompiuto che Tony Servillo stava girando con Theo Angelopulos ad Atene, quando Theo fu travolto da una motocicletta e morì. Un percorso della mostra è stato dedicato ad Antonio Neiwiller, arrivato ai Teatri Uniti attraverso Kantor, che era un suo nume ispiratore. Un altro percorso a Leo de Berardinis con cui realizzammo “Adda passà ’a nuttata” a Spoleto: fu il nostro primo incontro col teatro di Eduardo. Molto interessante il percorso femminile caratterizzato da due grandi autrici, Fabrizia Ramondino e Alda Merini, su cui hanno lavorato molto Anna Bonaiuto e Licia Maglietta».
In fondo al salone, il visitatore attraversa un sipario e trova delle panche piccolissime davanti a uno schermo che proietta spezzoni di alcuni spettacoli.
«È un’installazione realizzata col sipario storico di “Rasoi”, il testo di Enzo Moscato interpretato da Toni Servillo. È uno spazio dedicato agli amici che ci hanno preceduto nella morte, “KCM”, Chi ci è morto, lo abbiamo chiamato. Sono in tanti purtroppo, e li citiamo tutti, Da Lucio Amelio a Mario Scarpetta, da Lucio dalla a Fausto Mesolella passando per Sanguineti, Garboli, Rea, Lucia Ragni e altri ancora. Le piccole panche in plexiglass evocano le loro lapidi». 
La mostra documenta molto bene il rapporto intenso fra attori e registi con artisti e scrittori. 
«Certo. A Santamaria Capua Vetere facemmo la prima lettura pubblica integrale di Gomorra, nel 2006. Con Mimmo Paladino abbiamo realizzato il “Quijote” interpretato da Peppe Servillo e Lucio Dalla. La fotografia di Biasiucci e Accetta ci ha sempre accompagnato. Lino Fiorito, che ha disegnato il nostro logo e trascritto a mano il nostro manifesto, lo ha trasformato così in un’opera d’arte. La mostra evidenzia pure il rapporto con altri autori come Enzo Moscato, Mimmo Borrelli, Ruggero Cappuccio».
Un altro elemento che caratterizza Teatri Uniti è lo stretto legame col mondo dell’università.
«Noi siamo nati in un rapporto profondo con l’università di Salerno dove studiavamo io , Martone, Pasquale Mari all’epoca in cui cerano insegnanti come Filiberto Menna, Rino Mele, Angelo Trimarco, Edoardo Bruno. Negli ultimi anni abbiamo invece sviluppato un rapporto profondo con l’università della Calabria dove abbiamo costruito un paio di spettacoli che hanno debuttato lì. A Napoli siamo in contatto sia con l’Orientale sia con la Federico II.  Docenti come Lorenzo Mango, Paolo Sommaiolo, Francesco de Cristofaro sono dei riferimenti». 
È stato importante avere dei maestri? 
«Per il lavoro no. È l’autoformazione che è essenziale. Il maestro è utile come punto di riferimento. Ma il rapporto maestro-discepolo, nel senso di una trasmissione diretta, nel nostro caso non c’è stato».
Come vi ponete nei confronti delle nuove generazioni?
«In un rapporto molto forte che si sviluppa attraverso il lavoro concreto. Non abbiamo una scuola, però tanti attori sono venuti fuori dalle nostre compagnie. Attori che poi sono diventati anche noti. Penso a Tommaso Ragno, Marco d’Amore, Anna Della Rosa, Chiara Baffi. Ragazzi che hanno cominciato e poi hanno saputo prendere una strada personale. Del resto noi stessi abbiamo cominciato da ragazzi. La trasmissione del sapere, per noi coincide col fare». 

 

 

Gallavotti, a un napoletano il “Nobel" della fisica matematica

ROMA. Il fisico Giovanni Gallavotti è il primo italiano a vincere il Premio Poincare, il maggiore riconoscimento internazionale per la fisica matematica. Gallavotti è stato premiato per le sue ricerche sulla meccanica statistica, sulla teoria quantistica dei campi, la meccanica classica e i sistemi caotici. Nato 77 anni fa a Napoli, è membro dell'Accademia dei Licei e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

Pompei, affreschi e reperti: nuove scoperte per la Casa di Giove

POMPEI. Domus che continuano a delinearsi nella loro struttura completa, con affreschi preziosi, oggetti e tracce di vita quotidiana. E' quanto sta avvenendo sul cantiere della Regio V degli scavi di Pompei, dove proseguono quotidianamente le scoperte di strutture e reperti. Una di queste ricche dimore è la casa di Giove, che sta emergendo con tutti i suoi ambienti decorati. La casa fu già in parte scavata tra Settecento e Ottocento ed è piuttosto compromessa in più punti da cunicoli e trincee, tuttora visibili, con cui era in uso praticare gli scavi in epoca borbonica. Il suo nome deriva da un quadretto raffigurante Giove rinvenuto già nell'800 su un larario posto nel giardino. L'intervento attuale sta via via profilando la pianta di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, anche esso di recente scoperta e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti. 

GLI AMBIENTI. Gli ambienti di rappresentanza attorno all'atrio hanno svelato una ricca decorazione in primo stile, con riquadri di stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e conservata in alcuni punti della parte superiore, una ricca cornice di stucco con modanature dentellate. L'atrio stesso era completato probabilmente, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in alcuni punti. E' molto probabile che la casa abbia volutamente mantenuto, negli spazi di rappresentanza, questa più antica decorazione in I stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.

TRACCE DI UN INCENDIO. Tracce di un incendio sono state invece ritrovate, in un ambiente della domus confinante con la adiacente casa delle Nozze d'Argento, già in buona parte indagato in passato. L'incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un bel quadretto idillico-sacrale, che raffigura una scena di sacrificio nei pressi di un santuario agreste è emerso, invece, in un ambiente poco distante dalla casa di Giove, in quella che attualmente è identificata come Casa a Nord del giardino. Si tratta di una tra le prime scene figurate di una certa complessità, assieme al quadro dell'Adone ferito con Venere e amorini, già emerso in un alcova poco distante.

Stabiae, gli affreschi di Villa Arianna tornano agli antichi splendori FOTOGALLERY

CASTELLAMMARE. L'Accademia delle Belle Arti di Varsavia è stata al lavoro negli scavi archeologici di Pompei. L'istituzione polacca, infatti, è tornata per il quarto anno nella villa Arianna di Stabiae per occuparsi del restauro di alcuni ambienti. L'intervento, che si concluderà domani, è stato svolto sotto la direzione scientifica del Parco Archeologico di Pompei (ufficio scavi di Stabia) con il coordinamento della Fondazione Ras, ha il sostegno del ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia.

FOTOGALLERY

Un gruppo di lavoro coordinato dal vice preside della Facoltà di Conservazione e Restauro dell'Accademia polacca, Krzysztof Chmielewski e da Julia Burdajewicz, è stato impegnato in interventi di consolidamento e pulitura di due ambienti (il 7 e l'11) entrambi decorati in IV stile. Nell'ambiente 7, uno dei più belli della villa con affaccio sul mare, è stata realizzata la pulitura delle decorazioni parietali: i sali, la cera usata all'epoca degli scavi di Libero D'Orsi con il trascorrere del tempo avevano offuscato lo splendore delle pitture e reso meno nitidi molti dettagli dei dipinti. Dopo il restauro sono tornati alla luce elementi prima scarsamente percepibili: l'intervento ha rivelato nello zoccolo nero della parete a destra dell'ingresso un cesto sospeso ad un finto soffitto a cassettoni. Inoltre ha restituito il colore originario alle pareti e alle decorazioni e reso molto più visibili dettagli degli elementi decorativi come le immagini di due maschere o il quadretto che raffigura la natura morta composta di fichi e di funghi, posti nella zona superiore della parete sud. L'ambiente 11, eseguito con una partitura decorativa simile a quella dell'ambiente 7, si ipotizza eseguito dalla stessa officina pittorica. L'intervento, iniziato quest'anno, ha visto innanzitutto il consolidamento delle pareti che rischiavano di sfaldarsi. Per evitarne il degrado si è proceduto ad un preconsolidamento e poi alla pulitura, sia con impacchi che con l'ausilio di una strumentazione tecnica adeguata, che sta rivelando prime interessanti evidenze pittoriche. Il lavoro in villa Arianna da parte dell'Accademia di Varsavia sta producendo interessanti risultati da un punto di vista conservativo e di una maggiore vividezza delle cromie delle pareti (come si può vedere negli ambienti 44 e 45 già restaurati). Il gruppo di lavoro di una delle più prestigiose accademie di restauro europee è composto oltre che dai professori anche da 5 studenti di livello avanzato che hanno così l'occasione di mettersi alla prova sul campo in un contesto d'eccezione. 

 

Meridonare, successo per il Bando Sport di periferia

Grande soddisfazione in casa Meriodonare per gli ottimi risultati ottenuti con le campagne legate al bando “Sport di periferia” di Fondazione Laureus e Fondazione Banco di Napoli. In via Tribunali 213, si è svolto un focus relativo a questa avventura che ha visto protagonisti i rappresentanti delle tre associazioni vincitrici del bando: Associazione Obiettivo Napoli ONLUS con il progetto "Integrazione oltre i confini", Autism Aid Onlus con "Talento integrato" ,  La Locomotiva onlus soc. coop. Soc.  con "Sport senza quartiere", Daria Braga Direttore Fondazione Laureus Italia Onlus e Marco Musella Presidente di Meridonare. “Sport di periferia” con fondazione Laureus e Fondazione Banco di Napoli, si rivolge allo sport quale motore per lo sviluppo di comunità nella città di Napoli. Il Bando vuole stimolare azioni su diversi livelli: territoriale, per facilitare l’interconnessione di relazioni sociali e progettualità educative tra enti del terzo settore e società sportive che lavorano negli stessi territori; educativo, attraverso l’ampliamento, l’integrazione e l’arricchimento dell’offerta di proposte educative presenti su un territorio con un’attività sportiva a forte valenza formativa; sociale, attraverso la promozione dell’integrazione e dell’inclusione sociale di soggetti svantaggiati. “Mi complimento con le tre realtà vincitrici del bando e con Meridonare per l’impegno profuso affinchè questa iniziativa potesse avere un tale successo, si tratta di una avventura che ci auguriamo si ripeta”, queste le parole Daria Braga ai presenti all'appuntamento. Soddisfatto  anche del Presidente Musella che ha sottolineato il ruolo fondamentale che "queste iniziative avranno sui territori complessi della città su cui insistono".

Eusapia Palladino raccontata dalla penna di Alexandra Rendhell

L’appuntamento di oggi (27 luglio), dedicato a Eusapia Palladino e all’ottima biografia della medium dal titolo “Eusapia Palladino – La medium star disperazione della scienza” (edito da Apeiron Edizioni), scritta da Alexandra Rendhell, originariamente previsto nel parco dell’Istituto Martuscelli di Napoli, per motivi tecnici si terrà, alle ore 19:00, presso la Libreria Raffaello di via Kerbaker 35.

Alla presentazione del saggio, sarà presente anche la Rendhell, la quale avrà modo di raccontare e descrivere la genesi e il contenuto della sua opera, un libro scritto con un’abilità narrativa carica di sfumature poetiche, con una sentita, quasi empatica, compartecipazione e con un’accuratezza “notarile” ricca di fonti, richiami e rimandi.

Marco Sica

 

 

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di Carmine Damiano
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di Antonio Medici
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di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
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di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
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