Sabato 26 Maggio 2018 - 19:51

Le Umane Paure

Giovedì 17 Maggio 2018, ore 20.00, al Lanificio25, verrà proiettato il video d’arte “Le Umane Paure” di Monica Marioni, per la regia di Nicolangelo Gerolomini.

Dal comunicato stampa:

“Carlo Rendano Association rinnova il proprio interesse per l’arte contemporanea. Giovedì 17 Maggio 2018 dalle ore 20.00 ospitando sotto le stelle nel suggestivo cortile del Lanificio25 la proiezione del video d’arte LE UMANE PAURE di Monica Marioni, regia di Nicolangelo Gelormini.

Già presentato a Roma al MACRO e all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, a Milano al Teatro Parenti e a Verona la programmazione de LE UMANE PAURE prosegue con questo appuntamento napoletano; un articolato talk seguirà la proiezione proponendo una riflessione sul rapporto tra cinema e arti visive, così come esso è andato configurandosi nel panorama contemporaneo, nonché sulle paure dell'uomo nella società contemporanea. Relatori saranno Stefano Di Carlo, psicologo e psicoterapeuta, autore di "Alla scoperta delle umane paure", Edizioni Paoline, Maria Rosa Sossai, critica d’arte e curatrice, autrice di "Film d'artista, percorsi e confronti tra arte e cinema», Gabriella Ferrari Bravo, giudice onorario del tribunale dei minori di Napoli psicoterapeuta e mediatrice familiare, e Caterina Arcidiacono, ordinaria di psicologia presso L’Università Federico II. Interagiranno con loro l’artista Monica Marioni, il regista Nicolangelo Gelormini, il curatore Igor Zanti, il direttore del museo MADRE Andrea Viliani.

LE UMANE PAURE ha destato attenzione ed apprezzamento all’estero, venendo insignito del premio per la migliore attrice protagonista all’Alternative Film Festival di Toronto, e ottenendo menzione o selezione presso numerosi altri festival, uno su tutti lo Short Corner del festival del cinema di Cannes. Ad oggi, il corto ha collezionato 22 allori internazionali.

LE UMANE PAURE è un film d’arte di 14 minuti. È questa la definizione che più si avvicina al risultato dell’incontro fra l’artista Monica Marioni e il regista Nicolangelo Gelormini: non un video d’arte, non un cortometraggio, ma un breve film d’arte. Un incontro in cui le immagini fotografiche prodotte dalla Marioni sono entrate in un processo lavorativo e creativo “altro”, e sono divenute un racconto filmico pensato per un pubblico non necessariamente legato all’arte contemporanea, ma neanche interessato alla sola narrazione cinematografica.

Monica, oltre che artista, è divenuta attrice ed interprete di se stessa, in un approfondimento catartico del proprio mondo ed in una visione esterna (quella di Gelormini) che le ha consentito una distanza diversa ed una prospettiva nuova attraverso cui mostrare la sua arte.

L’innovazione intrinseca a questo approccio si percepisce immediatamente, ponendo LE UMANE PAURE a mezzo tra la narratività filmica e la surrealtà artistica, lontano tanto dalla forma documentaristica con la quale solitamente il cinema racconta l’arte, quanto dalla assenza di narrazione e filo logico tipica di molta produzione videoartistica.

Il progetto filmico origina dall’omonima serie di opere, realizzate come una sequenza di performance fissate tramite scatti fotografici, nei quali il soggetto è una costante invariabile giustapposta direttamente allo sfondo, in un crudo ed immediato confronto-scontro tra l’artista-individuo e lo scenario-entità, secondo una stretta relazione di causa effetto.

La sceneggiatura è opera dello stesso regista, che ha così dato vita ad un <<ritratto filmico di un progetto artistico>>, per dirla con le sue parole. Ritratto potente, privo di voci (nessun dialogo o monologo nel film), sostituite da una colonna sonora ipnotica e sottilmente inquietante, giocata su contrasti netti tra silenzio e rumore che restituscono l’altalena emotiva della protagonista.

Girato tra Milano Como e Consonno, l’amena località turistica abbandonata in provincia di Lecco, il corto è stato realizzato nell’autunno 2016 a budget ridottissimo ed in tempi minimi. La circuitazione già sottolinea la natura ibrida del prodotto, che trova collocazione tanto in ambito artistico che teatrale/cinematografico.

Monica Marioni nasce a Conegliano Veneto (TV) nel 1972, ma si trasferisce giovanissima nel vicentino dove tuttora vive alcuni mesi l'anno. Nel suo percorso formativo si riveleranno fondamentali la laurea in scienze statistiche e gli anni passati all'interno di un grande gruppo industriale, insieme all’esperienza dell'istituto d'arte. Nutre un forte legame con i materiali e questo si traduce nella densa matericità delle opere astratte prima, via via più figurative in seguito. Marioni considera i diversi media artistici come pennelli diversi, ognuno adatto a veicolare ora una sfumatura, ora un’altra.

Monica Marioni fa dell’arte una professione a seguito di un fondamentale incontro con Antonina Zaru, gallerista, mecenate, già amica e complice di artisti di fama internazionale come Nam June Paik, Luca Pignatelli, Giovanni Frangi, Velasco, Salvatore Garau. E’ lei a riconoscere il potenziale di Monica, spingendola a muovere i primi passi partendo da Napoli, con una prima collettiva. La collaborazione pluriennale culmina con l’invito a realizzare un'opera monumentale nell’ambito di un evento collaterale alla 53esima Biennale d'Arte di Venezia: nasce "Ego", installazione e videoarte unite in un unico lavoro. Approda quindi alla "pittura digitale" pienamente espressa nel progetto “Ninfe”, presentato a Vicenza per iniziativa della Fondazione Vignato per l'Arte, e in “IO SONO”, allestito a Milano presso Fondazione Stelline. Il 2015 inaugura una nuova stagione di installazioni e opere performative, nell’ambito del progetto FAME! presentato a Milano e PAN|Palazzo delle Arti di Napoli. Vive e lavora a Milano.

Nicolangelo Gelormini si diploma in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia e si laurea in Architettura con una tesi sullo Spasimo di Palermo. Intraprende la strada del Cinema come assistente di Paolo Sorrentino. La sua prima regia è il videoclip Vivi Davvero, per Giorgia, con cui si aggiudica una nomination agli Italian Grammy Award. Collabora con Giorgia anche per il DVD Ladra Di Vento a cui seguono i videoclip della band belga Superlux. Nel 2007 affianca gli artisti Ariel Soulè e Simon Toparovsky per il progetto Qui del Dicibile, presentato al Getty Museum di Los Angeles e nel 2008 viene premiato per gli spot realizzati a difesa del Diritto d’Autore con protagonisti Tiziano Ferro, Elisa ed i Negramaro. Lo stesso anno vince la Serata d’Onore di Pippo Baudo con il cortometraggio Caro Benzina, interpretato da Milena Vukotic, Benimino Marcone e Nicola Nocella. Nel 2009 racconta il Natale a Napoli con il docureality Favorite! e viene premiato dal Rotary per il documentario La Casa del Fascio, un'incursione sull'opera di Giuseppe Terragni. Sintetizza la sua natura di regista e architetto realizzando i documentari sulla Casa Planchart di Giò Ponti a Caracas e sulle abitazioni progettate da Leonardo Ricci per Thomas Mann e Pierre Balmain. Dopo una breve parentesi nel mondo dell'animazione (dirige il cartoon Artigiana, proiettato al Museo del Cinema di Torino) nel 2010 partecipa con l'episodio My Madre al film collettivo Napoli24, prodotto da Nicola Giuliano, Angelo Curti, Giorgio Magliulo e distribuito dall'Istituto Luce: una panoramica su Napoli, attraverso 24 sguardi d'autore, con cui partecipa al 28° Torino Film Festival. Contestualmente dirige Reset, cortometraggio interpretato da Giovanni Ludeno e Carlo Cerciello, presentato al Lincoln Center di New York e vincitore del prestigioso Raindance Film Festival (London UK). Reset ottiene premi anche al Genova Film Festival, al Corto Dorico e al Linea d’Ombra. Nel 2011 inizia a lavorare come docente esterno allo IED di Milano ed al Centro Sperimentale di Cinematografia, nelle sedi di Milano, Palermo e L’Aquila e nel 2012 ritorna come giurato al Raindance. ll PAN - il Palazzo delle Arti di Napoli - gli dedica un ciclo di proiezioni in vista della sua collaborazione con il Maestro Luca Ronconi, per il quale firma gli interventi filmici del Santa Giovanna dei Macelli di Bertold Brecht, in scena al Piccolo di Milano ed allo State Academic Maly di Mosca. Nel 2013 presenta alla 55° Biennale di Venezia il breve film Contempo, un viaggio nell'arte contemporanea che lo porterà a realizzare un ciclo di spot per la Notte dei Musei promossa dal Mibac. Nel 2014 realizza i documentari Irpinia Che Guarda il Mare con Andres Neumann, storico produttore di Pina Bausch, e Irpinia Madre, un affresco su Ettore Scola, Salvatore Ferragamo e Carlo Gesualdo, con interventi di Toni Servillo e Roberto De Simone. Cura la campagna promozionale del marchio Mastroberardino e realizza lo spot ufficiale del Ravello Festival. Nel 2015 ritorna al videoclip e presenta alla 72° Mostra del Cinema di Venezia il video di All the Things, canzone scritta da David Lynch e interpretata dalla sua musa Chrysta Bell.

INFO PUBBLICO

Programma:

ore 20.00-21.00 rinfresco e breve introduzione a cura di Franco Rendano 

ore 21.00 proiezione corto

ore 21.20       talk

NGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI”

 

Marco Sica

 

Sport e impegno sociale a Ponticelli per il Vesuvio d'Oro

NAPOLI. Sport e sociale si incontrano per celebrare chi in questi anni ha saputo dimostrare vicinanza alle periferie napoletane, ai loro abitanti e alle loro istanze attraverso lo sport, il terzo settore, il giornalismo, lo spettacolo e i più svariati ambiti di competenza. Tutto questo è il gala "Vesuvio d'oro" previsto venerdì 18 maggio alle 19.30 al Cineteatro Pierrot di Ponticelli, a Napoli. A promuovere la manifestazione, presentata questa mattina al Coni Napoli, la Fisiomedical Consulting, cooperativa sociale che celebra quest'anno quindici anni di attività, e la ASD Nippon Club, società sportiva che opera sul territorio napoletano contribuendo allo sviluppo sportivo e sociale delle nuove generazioni. "Sport, welfare e cultura sono elementi indispensabili, in grado di impedire l'insorgere di fenomeni come il bullismo, le baby gang, la dispersione scolastica, la violenza sulle donne e l'emarginazione sociale", ha spiegato Gennaro Parlati, direttore generale della Fisiomedical Consulting. "Siamo certi che i "buoni esempi" che premieremo per le loro gesta saranno un invito su come essere per diventare cittadini protagonisti. È soprattutto in quei quartieri di periferia, fin troppo degradati e abbandonati, che l'emulazione di gesta "positive" può indicare la strada da seguire ai nostri giovani, relegati nei confini invisibili delle nostre città. Proprio per questo motivo riveste grande importanza simbolica la scelta di celebrare il Gala nel cuore di Ponticelli". "Ritengo che la periferia di Napoli abbia un grande potenziale dal punto di vista urbanistico, antropologico e demografico", ha evidenziato Massimo Parlati, maestro dell'ASD Nippon Club. "Ciò che purtroppo penalizza è la mancanza di servizi alla persona da parte delle istituzioni e la loro totale assenza, sopperita in parte dagli enti no profit. Per questo abbiamo pensano di far puntare i riflettori in modo positivo a Ponticelli, nell'estrema periferia, creando un evento da poter promuovere tutti gli anni". Gli fa eco Raffaele Parlati, maestro ASD Nippon Club: "Sta a noi operatori sportivi provare a recuperare i giovani su territori così difficili, canalizzando la loro energia nello sport. I risultati sono migliori quando si opera in partnership con enti del terzo settore attivi e presenti: è un esempio che vale la pena di lanciare a tutti". "È un'iniziativa alla quale siamo vicini - ha sottolineato Sergio Roncelli, presidente Coni Campania - perché premia il lavoro svolto dai campioni dello sport del passato e del presente. Siamo felici come Coni di appoggiare un evento che mette in risalto l'attività sportiva svolta nelle periferie, zone nelle quali spesso nascono i grandi campioni dello sport". Tra i premiati grandi campioni dello sport, come gli olimpionici Igor Cassina, Pino Maddaloni, Sandro Cuomo, Davide Tizzano, Claudio Pollio, uomini della Chiesa e del territorio come don Luigi Merola e don Tonino Palmese. Alla serata, condotta da Mariù Adamo, presentatrice del format televisivo Mattina 9, interverranno rappresentanti delle istituzioni e artisti che hanno condiviso il messaggio del premio Vesuvio d'oro: tra questi i Foja, Francesco Paolantoni, Pasquale Palma, i Sud 58, Floriana De Martino e Domenico Panelli. 

«Quel ragazzo con il caschetto è stato un rivoluzionario»

di Bruno Russo

Continuano i concerti della stagione 2018. E torna, a grande richiesta dopo il successo allo stadio San Paolo e del 16 marzo al Palapartenope, la festa dei 60 anni di un cantante partenopeo che è tra i più amati anche perchè al suo passaggio sgranano gli occhi non solo i napoletani: Nino D’Angelo. La sua brezza toccherà successivamente l’Arena del Mare di Salerno il 6 luglio, quindi Ostia Antica il 20, Pescara, Gaeta, Sapri, e tanti altri per sforare, poi, in autunno, fino ai palchi di Londra, Liegi e il “Bataclan” di Parigi. 
Un nuovo “sold out” annunciato quello del 19 maggio al Palapartenope. Dal classico alla svolta etnica come definito dalla critica, D’Angelo è un idolo di più generazioni: ancora si sente l’eco del concerto del 24 giugno 2017 al San Paolo, tanto da riportare le immagini più emozionanti sul palco del Palapartenope.
Per usare l’eufemismo informatico, hai intitolato il concerto al Palapartenope “6.0”, per festeggiare 60 anni di età di cui 40 di carriera: ma la svolta etnica come vuole la critica, esiste sul serio?
«In un certo qual modo sì. Un etnico moderno, con varie contaminazioni perché io amo le diversificazioni che provengono da vari influssi geografici ad esempio già negli anni ’80 potevo dire di essere un artista di etnia pop. Del resto venendo dalla periferia ho coniugato le contaminazioni popolari e poi, conoscendo tante persone colte e preparate ho saputo integrare le nuove conoscenze, ma sempre restando me stesso, ovvero una persona che parla di sentimenti in contesti diversi. Ad esempio quel ragazzo con il caschetto è stato un rivoluzionario, perché in un momento in cui si facevano le canzoni di malavita o di giacca, io parlavo a quella gente della canzone d’amore».
Qualcuno afferma che sei il primo dei neomelodici...
«Mi potrebbe anche andar bene sempre nell’ambito del discorso di innovazione che mi ha trovato sempre come precursore, ma dipende anche dalla definizione di neomelodico che è una parola bella ma gestita molto male. Sono un cantautore che ha portato nel momento giusto un linguaggio nuovo nei testi; una Napoli riscoperta in quei valori che possiede da sempre ma con una componente fondamentale di modernità. Ad esempio un mio grande idolo della gioventù è stato Peter Gabriel, leader dei Genesis, fino a quando non ha lasciato il trono al batterista Phil Collins: ebbene, lui mi ha insegnato che con il suono si arriva dappertutto, e io mi sono divertito ad applicarlo alla mia musica».
Hai un successo strepitoso in Sicilia e gira la voce che la tua fama sia partita da qui: è così?
«Sono arrivato nella vita senza agganciarmi alle grandi multinazionali, e ho preso linfa e successo proprio in quei luoghi ove preconcetti e pregiudizi nei rapporti non esistono. La Sicilia è così e forse nel napoletano può scattare un po’ di gelosia, ma effettivamente la mia fama è partita da lì e oggi mi vedono un idolo incontrastato. In realtà Napoli premia tanto, ma sono proprio i pregiudizi e le prevenzioni a creare una sorta di muro che impedisce che la presa sia rapida, e la stessa cosa la si può dire del teatro».
I giovani possono investire sulla musica partenopea?
«Conosco tanti giovani che lo vogliono fare riferendosi proprio a quegli artisti che hanno saputo introdurre qualcosa di nuovo, fermo restando il proprio bagaglio culturale e musicale. Liberato, ad esempio, è uno di questi ed ha saputo, anche se con una maschera, mettere al centro della propria musica il dialetto, e far sì che ciò non crei differenze tra Nord e Sud, ma sia un discorso altrettanto valido in una città come Milano. Ecco, da questo punto di vista, io mi definirei un “apripista”, per dare soprattutto ai giovani la direzione giusta al momento appropriato».
Parliamo di “6.0”, del regalo che vorresti e della band che ti accompagna?
«Desidero che la cultura e i sentimenti rappresentino ancora il miglior modo per rappresentarsi e migliorarsi, e per questo motivo cerco di cantare rispondendo alle esigenze della gente che mi ascolta. Dalle canzoni di oggi a quelle degli anni ’80, la scaletta risponde solo a ciò, riproducendo anche quelle che sono le mie due anime artistiche. Così la band è composta da miei amici che usano allo stesso modo la fisarmonica o gli strumenti elettronici. Il concerto “6.0” fa parte di un progetto che è proseguito con la pubblicazione del mio album “Nino D’Angelo 6.0”, un triplo lavoro che contiene il dvd dello show dello stadio San Paolo, un disco di inediti e uno con i cosiddetti insuccessi, ovvero con i pezzi che non hanno avuto ciò che meritavano».
E un “6.1”, per così dire, si potrà collocare anche al teatro Trianon dopo il Palapartenope?
«Sono il direttore di un teatro che rappresenta il cuore di Napoli. Il quartiere Forcella, con le mura greco romane di una storia e di una cultura che non ha mai creato contrapposizioni, ma sovrapposizioni. Già è tanto che questo teatro sia ancora attivo e aperto, perché i problemi sono tanti, ma enorme è la voglia da parte nostra di mantenerlo in vita. E come detto in una delle mie canzoni preferite, “Maletiempo”, cerchiamo di esprimere un valore sociale e culturale in tempi vuoti e privi di sentimenti che per questo, oggi come allora, risultano rivoluzionari quando fanno breccia nel cuore della gente con le mie canzoni e le mie e le mie emozioni».

Al via a dicembre "Musicanti", il musical con le canzoni di Pino Daniele

NAPOLI. Verrà portata in scena nei teatri d'Italia a partire dal prossimo dicembre "Musicanti", un'opera teatrale che supera i confini dell'opera stessa, un musical oltre il musical, un vero e proprio spettacolo: una storia inedita da raccontare sulle straordinarie musiche tratte dall'immenso patrimonio del "musicante on the road" per eccellenza, l'indimenticato Pino Daniele. Sul palco un cast di cantanti-attori e ballerini e le più belle melodie di Pino Daniele suonate live sul palco da una band resident d'eccezione composta da celebri nomi e "amici" di Pino: Hossam Ramzy, percussioni; Elisabetta Serio, tastiere; Fabio Massimo Colasanti, chitarra; Alfredo Golino, batteria; Simone Salza e Mel Collins, sax; Jimmy Earl e Dario Deidda, basso. È la storia di Antonio, un uomo che torna a Napoli dopo 25 anni, dopo averla lasciata da bambino, alla morte della madre. Detesta questa città, ma ha ricevuto un lascito testamentario dal padre, uno storico locale del porto, oggi in crisi, si chiama Ue' Man, tutti temono che lui non veda l'ora di chiuderlo, ma... 

Il debutto ufficiale di "Musicanti" non poteva che essere a Napoli (dal 7 dicembre, Palapartenope). Nel 2019, il tour attraverserà l'Italia con tappe a Bologna (19 e 20 gennaio, Europauditorium); Padova (25 e 26 gennaio, Teatro Geox); Firenze (14 e 15 febbraio, Obihall); Torino (23 e 24 febbraio, Teatro Colosseo); Milano (dal 7 al 17 marzo, Teatro Arcimboldi) e Roma (dal 7 al 12 maggio, Teatro Olimpico). Lo spettacolo mette in relazione le canzoni più significative dei primi album del cantautore napoletano -il suo rock, il blues, il jazz, il soul- con la drammaturgia e la tradizione partenopea per dare vita a un'esperienza musicale-teatrale unica nel suo genere.

«L'idea alla base di "Musicanti" è proprio questa: portare la musica di Pino a confrontarsi con un nuovo linguaggio: quello dell'opera teatrale - dichiara il produttore Sergio De Angelis - Questa era una vecchia intuizione mia e di Pino, di oltre venti anni fa e che ora vede la luce». Il musical è intrinsecamente legato ad un grande nome della musica, quello di Fabio Massimo Colanti, tra i più stretti collaboratori del bluesman partenopeo, un'amicizia ventennale: «Il progetto nasce dal mio bisogno di colmare un vuoto artistico e "personale" che ha lasciato la prematura scomparsa di Pino - afferma il direttore artistico - Dalla scelta dei brani è scaturito il mio primo dilemma (Pino ne ha composti innumerevoli). Altrettanto impegnativo per me è stato raccontare Pino e la sua musica senza di lui, senza averlo accanto: "Musicanti" e' un'opera emotivamente avvincente e appassionante».

 ''Musicanti'' è realizzato e fortemente voluto dalla società di produzione Ingenius Srl. I testo sono di Alessandra Della Guardia e Urbano Lione mentee la regia è di Bruno Oliviero.

“Santi di Periferia, l'impossibile non esiste”, domani l'evento conclusivo

NAPOLI. Domani, venerdì 11 maggio, alle ore 12, presso lo Spazio Comunale “Piazza Forcella”, alla presenza dell’Assessore ai Giovani Alessandra Clemente, si terrà l'evento conclusivo del progetto “Santi di Periferia, l'impossibile non esiste”, ideato dal leader dei Litfiba, Piero Pelù, voluto dal sindaco de Magistris ed organizzato dal Comune di Napoli, in particolare dagli Assessorati ai Giovani e alla Cultura, in collaborazione con il Centro Giustizia Minorile, Libera, Marano Ragazzi Spot Festival, Suono Libero Music e l’Istituto Galiani.

Domani, alla presenza di Piero Pelù, del maestro Carlo Morelli, dei musicisti Claudia Megrè, Nando Misuraca, Paolo Termini, Emilio Carrino ed Angela Oliviero sarà presentato il brano che i tredici ragazzi coinvolti hanno scritto e musicato.

All’iniziativa, rivolta alle scuole di Napoli e aperta al pubblico, interverranno inoltre l'Associazione Articolo 45, che anima lo studio di registrazione Pino Daniele della Casa della Cultura e dei Giovani di Pianura, gli artisti di StartUp Music Lab – progetto promosso dall'Osservatorio Giovani dell'Università di Napoli Federico II e coordinato da Lello Savonardo, Sasà Mendoza e Ilario Franco – referenti per le attività musicali della rete dei Centri Giovanili del Comune di Napoli.

 

Liberato, show sul Lungomare

NAPOLI. È arrivato via mare, su una barca, insieme ad altre persone. Tutte vestite con una felpa identica e un fazzoletto sul volto. Così Liberato ha mantenuto il più stretto riserbo alla Rotonda Diaz per l'esibizione davanti ad un tripudio di giovani fans giunti da tutta la città e anche dalla provincia. Già dal pomeriggio l'area del lungomare è andata in tilt, poi il caos ha preso il sopravvento anche nelle aree circostanti, fino ad arrivare a Fuorigrotta (complice la temporanea chiusura della galleria laziale dovuta ad un incidente automobilistico). Prima di lui sul palco si sono esibiti i Nu Guinea, duo funk di origini napoletane ma residenti a Berlino, al secolo Lucio Aquilina e Massimo Di Lena. I due produttori hanno dato vita a un inteso dj-set sul lungomare, eseguendo i brani del loro ultimo album “Nuova Napoli”. Poi il boato quando Liberato ha fatto il suo ingresso sul palco con due musicisti (ore 20,40) e i ragazzi festanti che hanno ascoltato e cantato con lui le hit di successo e un accenno di “Quanno chiove” di Pino Daniele. Poi alle 21,15 ha salutato tutti ed è andato via. Come era giunto: via mare.

Il cantautorato di Raffaele Giglio dal vivo all'MMB di Napoli

Venerdì 11 maggio, sul palco dell'MMB, si esibirà dal vivo il cantautore napoletano Raffaele Giglio.  

"Sono cresciuto in un contesto familiare pieno zeppo di musicisti e strumenti da strimpellare - si legge in rassegna stampa - Ma in tenera età mi piaceva più andare a mare o fare le avventure, la musica NADA!!!
Poi è improvvisamente arrivata questa Musa e -ADESSO- sono totalmente dipendente e grato di potermi esprimere con le note.

Ho militato nei Gentlemen's Agreement per anni, suonando ovunque, scrivendo gran parte delle cose che sono uscite, registrando 4 dischi etc etc
Adesso ho questa urgenza vogliosa di esprimermi in dialetto, nella mia amata Lingua napoletana. Ho studiato tanto (e continuo a farlo), divorando tanti libri, dizionari etimologici, libri di storia musicale napoletana, film".

Marco Sica

Francesco Di Bella "Senza Spina"

La rassegna del venerdì “Senzaspina”, si sta confermado sempre più come palcoscenico per il gotha del cantutorato italiano.  L'11 maggio, sul palco del Mamamu di Napoli, andrà in scena unplugged la musica di Francesco Di Bella

"Un'occasione speciale, quella dell'11 maggio al Mamamu di Napoli, per ascoltare in solo l'ex frontman dei 24 Grana: un interprete unico ed autentico della scena "alternativa" italiana, autore seminale e fondativo dell'onda che dalla fine degli Anni 90 ha dato vita alla nascita del rock d'autore contemporaneo.

Di Bella, il cantautore che restituisce voce alla periferia, con il suo dolce inconfondibile disincanto, dona al proprio pubblico l’ingresso in una dimensione “altra”, che non è passato, presente, né futuro, ma un tempo interiore, sintesi di tutti e tre: insomma, un luogo dell’anima. Nell'autunno del 2018, dopo un’estate fitta di concerti, Francesco Di Bella  concluderà l'anno con la pubblicazione di un nuovo disco di inediti, il suo secondo progetto da solista: disco che si preannuncia di rottura, di innovazione, e a cui farà seguito un ricco indoor tour, consacrando così "'O Cardillo" napoletano come uno tra i migliori esponenti del cantautorato rock" (dalla rassegna stampa dell'evento). 

Pre/after show: Daniele Lama djset 

Foto di copertina: Paolo Terlizzi

Marco Sica

 

 

 

È morta Lara Saint Paul

È morta la cantante Lara Saint Paul. Silvana Areggasc Savorelli, questo il suo vero nome, aveva 73 anni; si è spenta oggi a Casalecchio di Reno (Bologna) in una struttura della Fondazione Seragnoli, l'Hospice Casalecchio, dopo una lunga malattia.

Silvana Areggasc Savorelli era nata ad Asmara il 31 marzo del 1945, da madre eritrea e padre originario di Fusignano, nel ravennate, dove trascorse l'infanzia. Dalla partecipazione a Sanremo, nel 1968, con Louis Armstrong, alla concessione nel 2014, da parte del Consiglio dei ministri, dell'assegno vitalizio della Legge Bacchelli, l'aiuto economico previsto per cittadini illustri che versino in stato di necessità, vita e arte della cantante hanno compiuto un lungo percorso, iniziato professionalmente al Festival di Sanremo del 1962 con il brano 'I colori della felicità' e il nome d'arte Tanya.

Una delle sue ultime apparizioni in pubblico risale all'aprile del 2013 quando, ospite di Lorella Cuccarini a 'Domenica in', raccontò la difficile condizione in cui versava dopo la morte del marito, il produttore discografico e impresario teatrale Pier Quinto Cariaggi.

È morto Ermanno Olmi

È morto all'ospedale di Asiago nella notte di domenica il regista Ermanno Olmi. Olmi aveva 87 anni. Ne dà notizia il sito del Giornale di Vicenza, che ricorda come il regista stesse combattendo da tempo contro una grave malattia, che lo ha portato ad un ricovero d'urgenza venerdì scorso.

Olmi si è spento circondato dalla famiglia: la moglie Loredana e i figli Elisabetta, Fabio ed Andrea. Secondo quanto riporta la stampa locale, il regista aveva espresso il desiderio di trascorrere il suoi ultimi giorni di vita nella casa di Contrada Val Giardini di Asiago ma la morte sarebbe sopraggiunta prima che la famiglia potesse organizzare il trasporto per esaudire la sua volontà.

Regista e sceneggiatore, Ermanno Olmi nasce a Bergamo il 24 luglio del 1931, in una famiglia contadina profondamente cattolica. Nel 1933 i suoi genitori si trasferiscono a Milano per il lavoro del padre ferroviere, che poi muore durante il secondo conflitto mondiale. Trascorre l'infanzia tra il mondo operaio della periferia milanese e quello contadino, a Treviglio, nella campagna bergamasca. Giovanissimo desidera studiare arte drammatica e per mantenersi trova lavoro alla Edison, dove già lavorava la madre. Qui deve organizzare le attività ricreative dei dipendenti e documentare le produzioni industriali per cui fonda la Sezione cinema della EdisonVolta e realizza una trentina di documentari tecnico-industriali. Nel 1959 gira il suo primo lungometraggio "Il tempo si è fermato", delicato racconto del rapporto tra uno studente e il guardiano di una diga.

Dopo aver fondato con alcuni amici, tra cui Tullio Kezich, la società di produzione '22 dicembre', scrive e dirige "Il posto" (1961), che viene accolto molto bene dalla critica, in cui descrive le esperienze di due giovani alla ricerca del primo lavoro. Due anni dopo dirige "I fidanzati" in cui è costante la sua poetica attenta al mondo della gente semplice, della vita quotidiana, dei sentimenti spesso non espressi ma manifestati con le azioni. Nel 1965 gira "E venne un uomo", una sentita biografia, ben lontana dall'agiografia, di Papa Giovanni cui si sente unito dalle comuni radici bergamasche. Tra il 1968 e il 1974 realizza opere non particolarmente riuscite ("Un certo giorno", "I recuperanti", "Durante l'estate", "La circostanza") ma è il 1977 a segnare l'anno della sua consacrazione con "L'albero degli zoccoli", un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco, che vince la Palma d'Oro al Festival di Cannes.

Nel 1983, dopo aver girato un documentario sulla sua città d'adozione, "Milano '83", viene colpito da una gravissima malattia che lo costringe a chiudersi nella sua casa di Asiago dove si è trasferito con la famiglia da qualche tempo. In quel periodo interrompe la sua produzione cinematografica e si dedica a "Ipotesi cinema" la scuola di cinema che fonda a Bassano del Grappa in cui si formano giovani autori come Francesca Archibugi, Mario Brenta, Giacomo Campiotti, Piergiorgio Gay, Maurizio Zaccaro. (Dopo quindici anni la scuola si ferma per ripartire nel 2002 legata alla Cineteca di Bologna). Intanto, superata la malattia, riprende la sua normale attività e nel 1987 alla Mostra del Cinema di Venezia vince un Leone d'Argento con "Lunga vita alla signora" e l'anno successivo, con "La leggenda del santo bevitore", ottiene il Leone d'Oro.

Dopo aver diretto il poco fortunato "Il segreto del bosco vecchio" (1993) e il film Tv "Genesi - La creazione e il diluvio" (1994) segue un silenzio di cinque anni. Il 2001 lo vede ancora tra i protagonisti del festival di Cannes con "Il mestiere delle armi" che, raccontando la morte del giovane e magnifico condottiero Giovanni de Medici, ci mostra il momento in cui l'uso della polvere da sparo dà inizio alla guerra moderna. Il film vince il Globo d'oro 2001 della stampa estera e 9 David di Donatello 2002 per il miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, musica, montaggio, scenografia e costumi. Il film successivo, nel 2003, non potrebbe avere un soggetto più diverso: "Cantando dietro ai paraventi" , è un film sui pirati cinesi che parla della fatica che serve per ottenere la pace e che vince 3 David di Donatello 2004 (scenografia, costumi ed effetti speciali) e 4 Nastri d'argento (soggetto, fotografia, scenografia e costumi).

Nel 2005 Olmi accetta l'invito di Domenico Procacci a collaborare con due altri autori di qualità come Abbas Kiarostami e Ken Loach. Per ottenere unità di luogo e tempo i tre registi scelgono di percorre ciascuno di loro 5000 km su un treno ma "Tickets" inevitabilmente mostra tre diverse visioni del mondo e tre diversi modi di raccontare. Nel 2007 con "Centochiodi"- il cui titolo nasce da una sua ossessione, quella di inchiodare qualcuno per impedirgli di fare del male - il regista dichiara di aver realizzato il suo "ultimo film narrativo di messa in scena", per tornare al suo primo amore: il documentario. Due anni dopo firma infatti "Rupi del vino" (evento speciale alla X edizione del Festival di Roma) e "Terra Madre" (presentato al 59mo Festival di Berlino nella sezione Berlinale Special). Nel frattempo, alla 65ma edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia gli viene assegnato il Leone d'oro alla carriera.

Nonostante la sua dichiarazione di abbandonare film di fiction, nel 2011 realizza "Il villaggio di cartone", dedicato al tema dell'immigrazione con al centro le vicende di un vecchio sacerdote che ritrova una ragione per la sua fede aiutando gli immigrati clandestini, e nel 2014 "Torneranno i prati", film diretto in occasione del centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale. Del 2017 è il documentario sulla figura del cardinale Carlo Maria Martini "Vedete, sono uno di voi", per il quale il maestro Olmi ottiene la Menzione d'onore all'edizione 2018 dei ai Nastri d'Argento Documentari. È sposato con Loredana Detto, la protagonista femminile de "Il posto". Dalla loro unione sono nati tre figli, due dei quali sono impegnati nel mondo del cinema, Fabio è direttore della fotografia ed Elisabetta è organizzatore generale.

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