Martedì 19 Febbraio 2019 - 5:28

SULA VENTREBIANCO E FRANCESCO FORNI APRONO IL NATALE AL KESTÈ

La direzione artistica di Abbash, il nuovo hub culturale dedicato unicamente a teatro, arte, musica, nato nelle viscere del Kestè, sotto la direzione artistica di Fabrizio Caliendo (Kestè) e Luciano Labrano (Cellar Theory) e di Vincenzo de Luca Bossa continua a lavorare sulla creazione di uno spazio originale e unico che possa riavvicinare all'arte quel pubblico che, demotivato, si è allontanato da tempo dalla scena notturna, complice appunto la mancanza di una reale offerta culturale. 

 

Ad inaugurare la settimana natalizia di Abbash, ci pensano due appuntamenti di gran valore artistico: Sula Ventrebianco (venerdì 21 dicembre) e Francesco Forni (domenica 23 dicembre). 

 

Dal comunicato Stampa: "Esplosivo e napoletano come il Vesuvio: è il rock dei Sula Ventrebianco, la band partenopea che venerdì 21 dicembre alle 22.00 si esibirà sul palco di Abbash. Definiti "Band rivelazione del 2013", i Sula Ventrebianco hanno collezionato già molti premi nazionali fino ad esibirsi sul palco del 1° Maggio a Taranto con Subsonica, Caparezza, Marlene Kuntz, e macinato chilometri con concerti in tutta Italia.  Ormai diventati una vera e propria bandiera del rock napoletano, puntano a esportare Napoli e farla trasudare dalle loro canzoni energiche e passionali.

 

Domenica 23 dicembre alle 22.00 sarà il turno del poliedrico musicista Francesco Forni, che torna a Napoli per una nuova esibizione: sarà in concerto da solista sul palco di Abbash, con una performance dedicata proprio allo spazio unico e suggestivo di Abbash. Forni conosce bene i vicoli napoletani, dopo aver partecipato alle colonne sonore di "Gatta Cenerentola" e "L'arte della felicità" di A. Rak, due film d'animazione nati a Napoli e premiati in tutto il mondo. Da giramondo dunque, Francesco ha deciso di regalare a Napoli, la sua casa, il concerto di Natale!" 

 

StereoRebus "Live at Auditorium Novecento Napoli"

L’arte è come prima cosa istinto. Espressione di ciò che sentiamo, di ciò che siamo.  Ed è così la musica degli StereoRebus, estemporanea, libera e totalmente improvvisata, secondo gli umori e gli stati d’animo del momento, figlia dell’unicità che si crea dal singolare rapporto tra musicista e pubblico, per utilizzare un termine caro alla psicologia, hic et nunc.

Gli StereoRebus sono un duo composto da Bruno Tomasello (sassofonista, polistrumentista, compositore ed arrangiatore) e Carlo Maria Graziano (batterista) che dopo una serie di esibizioni live hanno deciso di fissare le loro improvvisazioni su disco.

È così, nel corso di un secret concert, hanno registrato dal vivo e in presa diretta, il 27 ottobre scorso, nello storico Auditorium Novecento di Napoli “Live at Auditorium Novecento Napoli”.

Sin dal primo ascolto, si coglie la particolarità e l’importanza del progetto portato avanti dagli StereoRebus.

In un momento storico in cui la musica è sempre più un prodotto da sala di registrazione e indirizzato a una diffusione liquida, la voglia di tornare a una dimensione esclusivamente live, non solo nella modalità di esecuzione ma soprattutto nella fase compositiva, è un atto tanto coraggioso quando meritevole di plauso. Il tutto accresciuto dalla, comunque, ottima esecuzione dei brani.

Su di una sezione ritmica mobile e varia, data dalla batteria di Graziano e dalle ritmiche di chitarra, basso e finanche di sax di Tomasello, complice anche il preciso utilizzo di loop machine da parte dello stesso Tomasello, prendono, senza titolo, forma le strutture di brani improvvisati che si susseguono come istantanei flussi di coscienza sospesi tra il jazz, il funk e più contemporanee astrazioni. Quello che maggiormente stupisce è la capacità dei due musicisti di coordinare, senza averlo prima arrangiato, il percorso ritmico dei pezzi, carico di cambi e di stop, quasi ci fosse tra i due un’invisibile partitura telepatica.

Non a caso, nel comunicato stampa si legge: “Lo stile degli StereoRebus è il jazz basato sulla composizione istantanea e sull'improvvisazione e i loro live più che essere un "concerto" sono un "concetto": la loro è una musica che nasce lì, in quel momento, e un attimo dopo non c'è più; è musica che è stata e che non sarà. Materia prima dell'improvvisazione sono le emozioni e ogni emozione è unica ed irripetibile. Il sentimento che anima questo duo di musicisti nasce dal fraintendimento che la riproduzione e lo studio dei grandi del passato hanno prodotto nel tempo rendendo gli assoli una copia di ciò che già funziona: assoli canonici, standardizzati e riconoscibili, esattamente l'opposto di ciò che è l'improvvisazione. C'è differenza tra chi decide – utilizzando una metafora – di leggere ad una platea un grande classico della letteratura andando sul sicuro, alla ricerca di facili applausi, e chi, invece, decide di provare a scriverlo davanti al pubblico mettendo in mostra le proprie capacità ma anche la propria debolezza e fragilità. Gli StereoRebus provano a scrivere un libro ad ogni concerto componendo da zero i brani, improvvisando, prendendosi ogni rischio, raccontando le emozioni che provano individualmente, entrando in armonia tra di loro e stabilendo un legame empatico col pubblico che li ascolta. Un legame basato sulla sincerità, quindi sulla riconoscibilità delle emozioni piuttosto che delle note, dei fraseggi e dei virtuosismi già sentiti. Ogni live degli StereoRebus è un manifesto contro la standardizzazione del jazz e a favore del rischio: è la volontà di affermare che la musica non è stata già tutta scritta, perché se nasce dalle emozioni è sempre viva e in mutamento e ha qualcosa da raccontare”.

Il disco - raccontano Tomasello e Graziano - è il frutto di una sessione di registrazione dal vivo del concerto tenutosi il 27 ottobre 2018 presso gli studi dell'Auditorium Novecento Napoli in presenza di un pubblico. I brani non hanno nomi perché sono il risultato di emozioni, sensazioni e ricordi emersi durante le diverse fasi del concerto e, pertanto, sono stati composti ed arrangiati lì, in maniera estemporanea. Abbiamo lasciato alla musica il compito di raccontare e trasmettere tutto questo, perché sintetizzare il flusso di emozioni in un titolo ci sembra limitante. Le strutture dei brani, il modo in cui vengono suonati e la scelta degli stili utilizzati possono risultare non canonici proprio perché non sono stati preparati prima; l'esito di ciò è la testimonianza quanto più sincera delle emozioni provate dagli StereoRebus prima e durante il concerto. Per noi, l'improvvisazione e la composizione istantanea sono un'autentica opportunità di espressione. È questo il modo in cui riusciamo a raccontare la vita – gioie, errori, passato e presente – secondo le nostre impressioni, dialogando con l'esterno grazie all'arte dei suoni: la musica. Non esiste fraseggio o assolo del passato che, per quanto superlativo e memorabile, possa essere utilizzato oggi per "improvvisare“, poiché quel fraseggio è il racconto della vita di qualcun altro. Nessuno al mondo sa cosa può succedere in ogni istante della sua vita, ognuno di noi è come un libro che ha per titolo il proprio nome e la cui trama è in costante fase di scrittura. La musica non è stata tutta scritta ma ha ancora tante vite da raccontare e parte della nostra è raccolta in questo disco”.

Marco Sica

«Dai Foja ad Anastasio, così portiamo Napoli nel mondo»

NAPOLI. «Marzo 2018, stavamo preparando un inedito con i Foja: una canzone dedicata a Maurizio Sarri che sarà nel prossimo album. Mentre lo stavamo per produrre compare sul web questo tizio di nome Nasta con la canzone “Come Maurizio Sarri”. La mia prima reazione è: “Ma chi è questo che mi ha rubato l’idea? Così gli scrivo sulla pagina Facebook, mi presento, e fissiamo un appuntamento». È il racconto dell’inizio del rapporto tra Anastasio, il vincitore di X-Factor, e Luciano Chirico (nella foto), manager della Full Heads, la casa di produzione di tantissimi talenti napoletani: dai Foja alla Maschera, passando per Tommaso Primo, Pepp-Oh, Peppe Lanzetta, Daniele Sepe, Francesco Paura e tanti altri. 

Da quell’appuntamento casuale alla vittoria ad X-Factor. Come è successo?

«Ci siamo incontrati e lui è stato ben felice di entrare nella nostra squadra. Così ho iniziato a seguirlo, a portarlo ad alcuni eventi. Ricordo a maggio che aprì un concerto dei Foja, quando si chiamava ancora Nasta. Poi Ferdinando Tozzi, presidente della Campania Music Commission, crea un ponte con Sony per fare delle selezioni a Napoli. Mi chiede se ho qualche talento da segnalargli e tra gli altri io gli presento Marco Anastasio. Alcune delle figure della direzione artistica di questo casting erano le stesse che si occupano di X-Factor e mi chiedono in quell’occasione se lui volesse partecipare». 

Ovviamente lui disse subito sì. 

«In realtà no. All’inizio non si sentiva adeguato per quel palcoscenico, il format non gli sembrava giusto per potersi esprimere. Io gli dissi: hai 21 anni, è un’esperienza che nella peggiore delle ipotesi ti dà una visibilità nazionale. Così lui si convinse e iniziò la scalata fino alla vittoria. Eppure il nostro obiettivo era raggiungere la puntata dell’inedito, come l’Europa League in campionato. Alla fine siamo arrivati fino allo scudetto, vinto in un derby (ride, ndr). Oggi io sono il suo personal manager, mentre una realtà vicina a Sony gestisce il management strategico». 

Anastasio è l’ultimo esponente di una nuova scuola musicale napoletana che sta esplodendo a livello nazionale e di cui la Full Heads è grande protagonista. 

«Quest’anno abbiamo raccolto tantissime soddisfazioni. I Foja hanno partecipato ai David di Donatello e hanno realizzato il loro primo tour internazionale, la Maschera ha vinto la targa Tenco per il disco in dialetto e il premio Parodi, Anastasio ha vinto X-Factor e ha conquistato il disco d’oro. La qualità napoletana, alla fine paga. Con megafoni più forti chissà dove saremmo arrivati». 

Tra fine anni ‘90 e gli inizi del 2000 la musica napoletana ha avuto un periodo più “buio”. Si può dire che con i Foja si è riaperto un capitolo che ha riportato Napoli come protagonista della scena nazionale.

«Non bisogna dimenticare il fenomeno rappresentato al meglio dai Co’ Sang. Però sicuramente dal blocco Almamegretta-99 Posse-24 Grana ai Foja è passato un po’ di tempo. Con i Foja nasce sicuramente una nuova scuola di musica napoletana che ha trovato creatività di primo livello come La Maschera, Tommaso Primo, Capitan Capitone e tutti gli altri. In questa sfera però stiamo parlando degli artisti in lingua napoletana, perché Anastasio ha un codice nazionale. Ma resta comunque un prodotto della nostra terra e rappresenta anche la varietà artistica che offre la nostra città». 

Una varietà artistica che si sta imponendo a livello internazionale.

«Finchè avremo energia e forza, anche se dobbiamo indebitarci fino alla morte, porteremo avanti la nostra missione: portare Napoli nel mondo». 

 

Pick a Piper, tribalismo urbano al First Floor Club

Pulsazioni ritmiche cariche di un contemporaneo tribalismo urbano. La macchina si fonde all’uomo e batte, in extrasistole, un cuore cibernetico.

Così è stato il concerto del canadese Pick a Piper, nome d’arte e di “gruppo”, che giovedì 13 dicembre si è esibito, nella sola persona di Brad Weber, al First Floor Club di Pomigliano d’Arco, nell’ambito della sempre più pregevole rassegna musicale dal respiro internazionale organizzata da Rockalvi.

Brad Weber, producer e percussionista di Toronto, conosciuto per il suo apporto ritmico al noto Caribou (Daniel Victor Snaith), complice anche una notte di pioggia di fine autunno, ha aperto, con una chiave del presente, la porta  magica sugli ancestrali riti pagani di preghiera agli dèi della natura, denudandoli, però, del loro abito silvestre per rivestirli di elettronica convulsione e del riverbero delle pelli.

Come un moderno sacerdote-stregone, un tarantolato Pick a Piper, con la sua danza di musica, ha perfettamente ricucito, facendo da ponte, lo squarcio esistente tra gli altari di sequencer eretti alla sua sinistra e gli altari di tamburi della batteria eretti alla sua destra, costruendo un compatto tempio di muro sonoro, perfetta miscellanea di elettrico e di acustico, di pensato, ragionato, “programmato” e di improvvisato, di istintivo e di percosso. Il tutto percorso da fulminanti e ossessive linee di basso da paranoica vestale robot.

È stato indubbio e palpabile l’entusiasmo e il coinvolgimento dei presenti, che hanno assorbito le vibrazioni e le frequenze della musica sin dentro il corpo e, come sempre accade in queste occasioni in cui si assiste a musica dal vivo, a diretto contatto con il musicista, hanno potuto azzerare il distacco tra l’artista e il pubblico, in una co-partecipazione creativa di emozioni e stati d’animo.

In un periodo in cui si è persa la passione per le dimensioni live, per la concretezza e per le esperienze dirette, per rifugiarsi in un modo virtuale e liquido, spesso privo di reali contenuti, rassicura il fatto che ci siano ancora realtà in cui si suoni musica dal vivo di alta qualità e che esistano persone e organizzatori disposti ad investire tempo e risorse per una così nobile (anche se non sempre adeguatamente riconosciuta) forma che è arte prima che intrattenimento.  

Marco Sica

Anastasio: «I “like" a Salvini? Sono un libero pensatore»

Per gli altri che con lui sono arrivati alla fine di questa avventura è "il Grinch", un tipo po' schivo e poco conciliante, ma anche "il migliore", quello che nei pezzi mette tutta la sua anima. Il day after della finale di X Factor 2018 è tutto per il vincitore Anastasio, che ancora, dopo ieri sera, non ha avuto il coraggio di accendere il cellulare. 'La fine del mondo', il suo inedito, è già disco d'oro, ed è uscito oggi il suo Ep, con tre brani cantati durante il talent, tra cui Generale, e tre inediti. "Autunno", registrato con i Bowland, "per me è una chicca, forse il mio preferito dei tre". L'altro inedito, "Un adolescente", ha suscitato polemiche per il riferimento alle svastiche disegnate sui muri. "E' una canzone sul proibito, sulla ribellione e sulla fragilità degli adolescenti, non si può prendere una frase senza contestualizzarla", si schermisce il rapper.

Durante la conferenza stampa ha tenuto banco la sua presunta inclinazione per la destra, dettata dai 'like' alle pagine di Donald Trump e Matteo Salvini, svelati per primi da 'Ingranaggi Podcast'. "Mi fa sorridere questa polemica, è fuffa scritta sulla base di non so cosa", dice il diretto interessato. "Io mi ritengo un libero pensatore", aggiunge rispondendo a chi gli chiede quali siano le sue idee politiche. "Non credo che le mie posizioni siano additabili come di destra. Io non sono né comunista né fascista", dice ancora il rapper, che alle ultime elezioni confessa di aver votato scheda bianca. "Oggi - continua - la politica è un caos completo, si è ribaltata, la sinistra parla di temi sociali ma in chiave liberista, la destra si occupa di lavoratori. Oggi è un casino. E - aggiunge - non mi sento di etichettarmi in nessuna maniera. Mi etichetto come un libero pensatore. Per me può dire una cosa giusta anche Salvini, così come Renzi. Guardo alla cosa che uno dice non alla persona che la dice".

Al rapper di Meta di Sorrento che non vuole essere etichettato come "rapper o cantautore" tantomeno piace essere strumentalizzato per le sue idee, ma ormai, dice parlando con i giornalisti, "mi rendo conto di essere un personaggio pubblico". Per il futuro, aggiunge, "voglio continuare a scrivere e a dire quello che voglio, ho la coscienza pulita. Se mi volete seguire bene, se no sono cazzi vostri". I 'like' a Donald Trump e a Matteo Salvini su Facebook sono suoi. "Io mi tengo informato. Nelle scorse elezioni ho visto questo afflato della destra e mi sembrava interessante seguire la cosa".

Nessun segno di qualsivoglia orientamento politico insomma. "Assolutamente no, ovviamente mi dà fastidio la strumentalizzazione, sapere che Casapound mi ha condiviso mi fa proprio girare le balle. E' tutto un fraintendimento". Ad Anastasio piace anche essere frainteso, "perché dal fraintendimento nasce la discussione, un dialogo, ma mi sto approcciando per la prima volta a dei meccanismi che mi danno fastidio perché perdo di sincerità se devo stare a dosare le parole perché chiunque le può fraintendere in maniera così grave".

Il cantautore, che è cresciuto ascoltando Fabrizio De André e Caparezza, ha in serbo altri pezzi già scritti che potrebbe presto incidere, ma non pensa, ad esempio, a Sanremo. "Non vorrei andare subito a fare un'altra competizione, ma non lo escludo per il futuro". Sicuramente, continuerà a fare rap, il fil rouge della competizione di quest'anno: "Per me fare rap significa comunicare, sono fiero di aver portato sul palco le mie parole e che siano state efficaci". Il 21enne sembra tutto tranne che una meteora destinata a spegnersi presto, come altri vincitori del talent Sky. "Finora ho sempre cercato di non scordarmi chi sono: stare mesi recluso in questi situazione per certi versi alienante. Mi sento cambiato, vivo ancora lo shock della gente che mi chiede le foto, ma mi sento ancora il vecchio Marco Grinch".

Per gli altri concorrenti, è tempo di tornare a casa, "arricchiti". Luna, la sedicenne, non vede l'ora: "Mi manca tantissimo la mia Sardegna", dice, mentre Naomi, confessa, tornerà castana presto. A gennaio, dopo le feste, sarà il momento di ripensare tutto il programma, che non potrà contare sui giudici-simbolo di questa e delle passate edizioni, Fedez e Manuel Agnelli per primi.

La dodicesima edizione ha raggiunto nuovi record: la finale-evento di ieri al Forum è stata la più vista di sempre nella storia del talent. Sono stati 2 milioni e 824mila circa gli spettatori medi, con uno share complessiva del 13% e un totale di 7,7 mln di spettatori unici. La crescita è dell'1,5% rispetto all'edizione dello scorso anno. La finale è stata il secondo programma più visto della tv italiana e il primo programma nazionale tra il pubblico 15-54 anni. Anche la partecipazione del pubblico da casa è stata altissima, con 11,4 milioni di voti arrivati al Mediolanum Forum (+35% rispetto al 2017), per un totale di oltre 48 milioni di voti per tutta l'edizione.

Anastasio e Naomi, X factor canta napoletano

«Forza Napoli!». È l'urlo di Naomi mentre abbraccia Anastasio, appena proclamato vincitore di X Factor. «Vai e disturba, che anche se non vinci non è la fine del mondo», lo ha lanciato prima dell'ultima esibizione Mara Maionchi, più volte commossa dalle performance dello studente di Portici. E invece Anastasio ha vinto, scaldando il pubblico con i suoi best of: Se piovesse il tuo nome, Generale e The Wall. «Con questa canzone Anastasio mi fai pensare che non sono morta, che sono viva, e che posso fare quello che mi pare», ha confessato durante la diretta la produttrice discografica. «Com'è successo? Questa cosa mi è sfuggita di mano», è la prima reazione del rapper dopo la proclamazione, al termine di una serata di grande spettacolo e musica, che ha visto alternarsi sul palco artisti come Marco Mengoni, The Giornalisti, Ghali e i Muse. Unanime il parere dei giudici sul ragazzo: «Mi sento il giudice acquisito di Anastasio e ho sempre sperato di vederlo in finale, perché in questi miei anni di X Factor non c'è mai stato nessuno che sia riuscito a valorizzare così la parola. Ti auguro ogni bene», le parole di Fedez. “La fine del mondo" «è la canzone dell'edizione, lo dice il palasport, lo dicono le persone e la rabbia con cui la canti», ha decretato Lodo. In finale, molto rap e molte lacrime, comprese quelle del conduttore Alessandro Cattelan, toccato dall'eliminazione di Luna, la piccola Dua Lipa dell'edizione 2018, che «rappa come una mitragliatrice e canta come un usignolo», per usare le parole del suo mentore, Manuel Agnelli, convinto che la sedicenne farà strada perché «non c'è al momento un personaggio femminile in Italia che rispecchi le tue caratteristiche e le tue qualità». La soprano Naomi, in squadra con Fedez, ha portato come best of le performance dell'edizione che meglio hanno esaltato le sue capacità vocali (Bang Bang, Look at me now e Never Enough) e l'inedito Like the rain, ma si deve accontentare del secondo posto. «Sei una stella e puoi fare qualsiasi cosa», è l'endorsement per lei di Mara Maionchi. Niente da fare per Lodo: i suoi Bowland sono stati i primi a essere eliminati, ma il giudice entrato in scena a gara iniziata al posto di Asia Argento si è preso i ringraziamenti e i complimenti di Fedez («è stato bravo, è subentrato in una situazione difficile»). Il rapper ha colto l'occasione anche per salutare X Factor visto che dal prossimo anno ha deciso di lasciare la “sedia" a qualcun altro per dedicarsi alla musica. La serata in diretta su Sky Uno e in chiaro su Tv8 è iniziata con qualche minuto di raccoglimento in un Forum a luci spente per le sei vittime della tragedia di Corinaldo. La scenografia scelta dal direttore artistico dell'edizione, Simone Ferrari, ha alternato emozionanti esibizioni al lume di candela e danza aerea ad articolate coerografie su un palco sempre in movimento. 

Cinaski arriva a Napoli

Venerdì 14 dicembre 2018,  nel nuovo HUB culturale del Kestè di Napoli, Abbash,  incontro d’autore con Vincenzo Costantino, in arte CINASKI

Dopo le collaborazioni con Vinicio Capossela, Simone Cristicchi, Alessandro Mannarino, Folco Orselli, Francesco Arcuri, Cinaski presenta uno spettacolo accompagnato al piano da Mell Morccone, in un recital-concerto dove l'ispirazione della beat generation veste i panni delle musica e della poesia, dal titolo “Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare”.

Si legge nel comunicato stampa: - Un recital di canzoni e letture a partire dalla raccolta poetica e dal primo disco di Vincenzo Costantino, mosso anche dagli strumenti suonati dal vivo. Sulla scia della beat generation, verso la fine del postmodernismo in una prospettiva poetica che rintraccia le modalità dello stand up theatre di matrice anglosassone come della slam poetry statunitense, un assolo del milanese Cinaski, poeta, narratore, reader e neo-comunicatore e cantore part-time. "Si tratta di un dialogo interiore attraverso il quale riesco a rendere pubblici i miei vizi, i miei peccati e a renderli condivisibili per riuscire a fare in modo che la parte oscura della vita di un uomo venga raccontata, che la persona venga raccontata. Non c’è sempre e solo la parte bella delle persone, a volte la parte brutta, la parte che ha fatto più male a chi l’ha vissuta o vista, la parte viziata da un certo tipo di modalità esistenziale, può essere edificante, illuminante, nel mio caso lo è stata. Non racconto i miei peccati, nella vita mi limito a viverli, a trasformarli in parole per fare in modo che mi educhino a compierne sempre di meno ma a compierne sempre per evitare la santificazione e contemporaneamente allontanarmi dalla dannazione praticando la contemplazione. Mi piace appendermi alle parole e vestire i sogni, anche quelli altrui e attraverso il sostegno delle parole la vestizione rende più sopportabile quello che la vita ti da,la fatica dell’esistenza, il male di vivere quando c’è, sia nel suo aspetto diabetico che in quello digestivo. L’uomo moderno è un eroe e bisogna esserlo per sopravvivere alla quotidianità, io mi limito a spiare la sua Epica e raccontarla. La vita nelle sue dinamiche e attraverso i suoi molteplici aspetti non è comprensibile a tutti, attraverso l’osservazione che giorno per giorno faccio camminando per la strada provo a tradurla quando ci riesco, e a renderla più potabile. La poesia è la cifra di questa potabilità, oggi più che mai".

 

Il successo dell'"Arcobaleno napoletano"

di Giuseppe Giorgio

Luccicante più che mai ed affollato in ogni ordine di posto, è stato il teatro Sannazaro, come da tradizione, a fare da cornice per la settima edizione de “L’Arcobaleno Napoletano”. Una manifestazione, nata da un’idea della cantante ed attrice, Anna Capasso e portata avanti dalla stessa con il direttore artistico Diego Paura, che è continuata a crescere di anno in anno nel segno della cultura e della solidarietà. E proprio con queste premesse, a prendere corpo nella splendida “bomboniera” di via Chiaia, è stato un evento in grado di coniugare al meglio l’arte e lo spettacolo con la ricerca e la beneficenza. 
Dedicata ad Ileana Bagnaro, scomparsa a soli 54 anni per un male incurabile, e sostenuta dalla Fondazione Melanoma onlus, la manifestazione patrocinata moralmente dal Comune di Napoli, ha così offerto lo spunto per una serata ricca di valori ed emozioni. Tant’è che, presentata da Fatima Trotta e scandita dagli interventi di un veterano della conduzione come Enzo Calabrese, la festa vissuta al Sannazaro si è presto trasformata in uno spettacolo godibile sia per i contenuti che per gli intenti. 
Una festa di grande prestigio, insomma, che come consuetidine, è servita anche per premiare coloro che si sono particolarmente distinti nell’ambito dello spettacolo, della cultura, delle scienze, della tradizione, dell’imprenditoria e dello sport. Personaggi di grande rilievo meritevoli di un premio capace di rappresentare la vera vocazione di una città di cui essere orgogliosi e «di una terra - come ha dichiarato il direttore artistico Paura - da sempre messaggera di altruismo, spirito di sacrificio e solidarietà». Ed a ricevere il prestigioso riconoscimento per questa edizione sono stati: l’autore, attore e regista teatrale, Tato Russo, cui è andato il premio alla carriera, l’attore Salvatore Esposito premiato per il cinema, il trio de “I Ditelo Voi” per il cabaret, il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli, Amedeo Manzo, cui è stato assegnato il riconoscimento come professionista dell’anno, il giornalista televisivo Gianfranco Coppola, intestatario del premio per il giornalismo, il re del caffè Walter Wurzburger per l’imprenditoria, la regista ed autrice Velia Magno per la categoria arte e tradizione ed ancora, Nino D’Angelo per il teatro e la musica, Valentina Stella per la musica e Cristiana Dell’Anna per la sezione fiction & soap. 
Ricca di ospiti e di autorità che hanno anche partecipato alla consegna del trofeo “L’Arcobaleno Napoletano”, la serata ha registrato, tra i numerosi, la presenza del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’assessore al Turismo e Cultura Nino Daniele, dell’assessore alle Politiche Sociali Roberta Gaeta, dell’onorevole Luciano Schifone, dell’ex pugile Patrizio Oliva, dell’artista Rosa Miranda e del console della Repubblica del Bénin a Napoli Giuseppe Gambardella
Per tutti, momenti di grande commozione e di riflessione che, divisi tra gli interventi in palcoscenico del presidente della Fondazione Melanoma, professore Paolo Antonio Ascierto e le testimonianze degli ospiti, hanno ben evidenziato il valore di un evento da sempre portavoce di fratellanza e solidarietà. Da tutti, parole di elogio per l’iniziativa, come quelle dello stesso professore Ascierto che ha sottolineato l’importanza dell’opera de “L’Arcobaleno Napoletano” per la diffusione del concetto di prevenzione in medicina e come quelle del sindaco di Napoli che ha esortato i presenti, al di là delle personali visioni politiche, a non rinnegare la città ed il suoi antichi pregi. 
E non sono mancati, tra un riconoscimento e l’altro, i momenti di grande spettacolo favoriti, oltre che dai contributi offerti dagli artisti premiati, dalla stessa ideatrice del premio, Anna Capasso che ha regalato alla platea due sue coinvolgenti interpretazioni accompagnata dai maestri Piero Del Prete e Francesco Pareti. Ancora, ad arricchire la parte “spettacolare” della serata, sono intervenuti il pianista e cantante Lorenzo Hengeller e l’attore di fiction Francesco Testi. Spazio anche per un’asta benefica, durante la quale è stata assegnata al migliore offerente, l’imprenditore Vincenzo Minieri, la maglietta del Napoli indossata dal capitano Marek Hamsik e spazio anche per i sostenitori come “Cuori di Sfogliatella”, “Smeraglia- Luxury Clinic”, “Mi piace”, “Cargomar”, “Cantine Mediterranee”, “Alberto Napolitano”, “Don Geppino”, “Cellammare B&B e Spa”, “Security Eye”, “Ciro Florio”, “Vip-Vittorio Pappalardo”, “Aeg Pubblicità”, “O Sarracino”, “Siola”, “Cns”, “Energia Ora”, “Regalsport”, “Donna Margherita”, “Fastweb-Chiaia”, “La Serra”, “Bonsai”, “Connola”, “Graphic Corporation”, “Sci Affissioni” ed i media partner “We Can Dance”, “Radio Marte”, “Party Magazine”, “Tutto” e le emittenti “Napoli Live” e “Capri Event” che hanno trasmesso in diretta l’intero evento con l’attenta regia televisiva di Maurizio Palumbo. 
Avallata anche dal sostegno morale degli assessori comunali Alessandra Clemente e Roberta Gaeta, ed appoggiata dal mondo scientifico napoletano collegato all’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale”, la manifestazione ha ben soddisfatto gli organizzatori già al lavoro per la prossima edizione. 
Gli stessi che, pure per quest’anno, tra le sortite della brillante conduttrice Trotta, le canzoni, le riflessioni e gli spunti comici, come quelli regalati al pubblico da “I Ditelo Voi”, hanno ben diffuso tra la gente quel clima di partecipazione comune e di appogggio per chi è meno fortunato. 
Ed alla fine, quando un lungo applauso ha sancito la conclusione della serata, ed è stata tagliata la torta offerta da Antonio Ferrieri, a tutti è sembrato ben chiaro il motto della kermesse ribadito dallo showman Calabrese, secondo il quale «la ricerca costa, ma la vita non ha prezzo». Domani su “Capri Event” va in onda la replica alle ore 14.

Capri, tutto pronto per "Capodanno in Piazzetta"

CAPRI. È ormai una tradizione consolidata dell’isola salutare l’anno che sta per finire e brindare all’arrivo del nuovo con concerti e spettacoli di artisti di fama nazionale e internazionale. Il Capodanno in Piazzetta 2019, la manifestazione organizzata e promossa dal Comune di Capri, presenta un programma ricco di eventi che si svolgerà in tre giornate, il 30 e 31 dicembre per concludersi alle ore 18.00 del 1° gennaio 2019.

Centinaia di turisti  attesi per la kermesse che si aprirà con il concerto in piazza, alle ore 19.00 del 3o dicembre, che vedrà esibirsi sul palcoscenico Silvia Mezzanotte, ex vocalist dello storico gruppo dei Matia Bazar, lanciata da tempo nella carriera da solista, e Kelly Joyce, cantante di origini francesi divenuta  celebre in Italia con il singolo d’esordio Vivre la Vie. Lo show del gran veglione di Capodanno è affidato quest’anno alla vivacità della Nientedimeno Swing Band, gruppo partenopeo dalle sonorità swing con contaminazioni pop ed electro. Saranno loro, insieme ad una madrina d’eccezione, Nathalie Caldonazzo, a traghettare la piazza verso il count down di mezzanotte.  Non mancherà un momento dedicato allo spettacolo puro con l’esibizione delle Farfalle luminose, eleganti e maestose danzatrici sui trampoli  che regaleranno agli spettatori una performance poetica in un’atmosfera paragonabile a un sogno. La serata continuerà fino alle 4.00 del nuovo anno con la discoteca “en plein air” in Piazzetta con il dj Daniele Decibel Bellini.

Come da tradizione, la tre giorni di eventi si concluderà alle ore 18.00 del 1° gennaio con l’esibizione dei gruppi folkloristici locali.

La direzione artistica e l’organizzazione della kermesse caprese è affidata quest’anno alla Nientedimeno Unconventional, agenzia salernitana specializzata nell’organizzazione di eventi su tutto il territorio nazionale. 

 

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