Mercoledì 18 Ottobre 2017 - 1:27

Restauro Teatro Grande, sequestro da 6 milioni di euro all'ex commissario straordinario degli Scavi

POMPEI. Il restauro che cementificò il Teatro Grande di Pompei negli Scavi avrebbe provocato un danno da 6 milioni di euro alle casse dello Stato. Questa, dunque è la somma sequestrata questa mattina dalla Guardia di Finanza al commissario straordinario dell'emergenza Scavi di Pompei, Marcello Fiori.

Il restauro, per il quale era stata programmata una spesa pari a 450mila euro, lieviò nei costi fino a 8 milioni di euro.

Le indagini erariali condotte dai finanzieri oplontini, diretti dal colonnello Carmine Virno e coordinati dal procuratore Donato Luciano, hanno permesso di accertare il danno pe le forniture in lavori condotti con aggiudicazioni dirette nel 2010.

Per questa vicenda è già in corso un procedimento penale davanti al tribunale di Torre Annunziata. Insieme a Marcello Fiori, la Procura della Corte dei Conti di Napoli indaga per danno erariale i funzionari Salvatore Nastasi, Giuseppe Proietti, Stefano De Caro, Raffaele Tamiozzo, Maria Grazia Falciatore, Roberto Cecchi, Jeannette Papadopoulos, Bruno De Maria e Maria Pezzullo.

Borseggio alla Stazione, in manette un algerino

Ruba uno smartphone in stazione, ma scattano immediatamente le manette. In mattinata la Polizia Ferroviaria di Napoli ha tratto in arresto un cittadino extracomunitario di nazionalità algerina per furto aggravato, nel corso di specifici servizi antiborseggio e antirapina predisposti nella Stazione di Napoli Centrale. Agenti in abiti civili hanno notato l’extracomunitario aggirarsi, con fare sospetto, tra i viaggiatori, nel mentre scrutava bagagli e borse.  Approfittando della disattenzione di un cittadino statunitense, che si apprestava a salire su un Frecciarossa diretto a Milano,  il cinquantaquatrenne algerino  dopo essersi posizionato alle sue spalle gli ha infilato una mano in tasca e si è impossessato del suo cellulare,  tentando una vana fuga, ma i poliziotti che hanno assistito alla scena lo hanno  bloccato. Lo smartphone è stato riconsegnato al turista, che ignaro del furto subito, era salito a bordo del treno. Al termine delle formalità di rito, su disposizione del P.M. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, C.M. è stato associato alle Camere di attesa della locale Questura in attesa del giudizio con rito direttissimo, che si terrà domani.

Refezione al via a Casalnuovo, sopralluogo di genitori e docenti al centro cottura

CASALNUOVO. Partirà lunedì prossimo, 23 ottobre, e sarà erogata dal lunedì al venerdì fino alla prima settimana di giugno 2018, la refezione scolastica negli istituti scolastici della città di Casalnuovo di Napoli. L'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Massimo Pelliccia, ha annunciato l’avvio del servizio durante la prima commissione mensa convocata presso il centro cottura della ditta appaltatrice del servizio: i genitori ed i docenti componenti della commissione hanno avuto così l’occasione di visitare i locali della cucina e di verificare da vicino la completezza del servizio offerto. Confermato il servizio di scodellamento: i pasti saranno serviti direttamente al piatto per conservare il gusto e le proprietà dei cibi ma anche per sensibilizzare i giovani a rispettare l’ambiente evitando così sprechi in termini di materiali indifferenziati prodotti. Confermate anche le esenzioni per le famiglie appartenenti alle fasce disagiate: saranno 120 le famiglie che usufruiranno gratuitamente del servizio di refezione scolastica con una graduatoria che sarà pubblicata prima dell’avvio del servizio. «Partiamo puntuali, anche quest’anno - dichiara il sindaco Massimo Pelliccia - rispettando gli impegni presi con le famiglie. Il servizio di refezione è di fondamentale importanza per i genitori che lavorano: abbiamo scelto di convocare la commissione mensa all’interno del centro cottura per permettere ai genitori ed ai docenti di verificare con mano dove ed in che maniera vengono preparati i cibi che consumano i bambini. Investiamo ogni anno una quota importante per la mensa scolastica, assicurando a 120 famiglie l’accesso gratuito al servizio, con l'obiettivo di dare ai nostri alunni e ai loro genitori il miglior servizio possibile. Durante l’anno effettueremo periodicamente dei controlli per garantire i massimi standard qualitativi».

Ladro napoletano ucciso a Latina, esplosi dodici colpi

Sono 12 i colpi esplosi dalla pistola dell'avvocato che domenica scorsa, a Latina, dopo essersi ritrovato tre ladri davanti nell'abitazione del padre ha fatto fuoco uccidendone uno, Domenico Bardi, 41enne di Napoli. Mortali per Bardi sono stati due proiettili che lo hanno raggiunto alle spalle, sull'emitorace posteriore sinistro, mentre l'uomo si trovava su una scala. Palumbo è indagato a piede libero per omicidio volontario. Domani sarà effettuata l'autopsia sulla salma della vittima. Sarà presente un consulente di parte nominato dalla famiglia di Bardi. Dall'esame la traiettoria dei colpi.

Rapine a Giugliano, preso 44enne napoletano

Nell'ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, personale del Commissariato di PS Giugliano-Villaricca ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, nei confronti una persona di anni 44, residente in Napoli, per il reato di rapina aggravata dall'uso di arma. In particolare lo scorso 6 ottobre, una donna ed il proprio fratello - dopo aver parcheggiato l'auto nei pressi della loro abitazione in Giugliano in Campania - venivano avvicinati da un uomo a volto scoperto, il quale, dietro minaccia armata, si faceva consegnare il denaro e lo smartphone in loro possesso. Le indagini espletate, avvalendosi anche di elementi forniti da persone informate sui fatti ed attività di analisi tecniche, hanno permesso di raccogliere, secondo l'ipotesi accusatoria avvalorata dal GIP, un grave quadro indiziario nei confronti del suddetto che veniva, tra l'altro, riconosciuto da una delle vittime quale autore del reato. 

Sorrento, Daspo urbano per gli "acchiappaturisti" a Marina Piccola

Sanzioni amministrative da 100 a 500 euro e Daspo urbano per chiunque venga sorpreso a fermare e a molestare i passanti, allo scopo di procacciare clienti a ristoranti, bar e altri pubblici esercizi situati a Marina Piccola, l'area portuale di Sorrento.

E' quanto prevede l'ordinanza firmata questa mattina dal sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo.

"Il provvedimento è stato reso necessario a seguito della tantissime lamentele che mi sono giunte dai miei concittadini - spiega il sindaco - Da tempo siamo impegnati attraverso l'attività degli agenti della polizia locale, ad evitare che i cosiddetti "buttadentro" continuino ad importunare, con petulanza e maleducazione, le centinaia di turisti che ogni giorno transitano a Marina Piccola. Preoccupati solo di spingere il maggior numero possibile di clienti ad accomodarsi al tavolino del bar o del ristorante di turno, creano significativi ostacoli alla circolazione pedonale, oltre a gravi danni al decoro e alla vivibilità. Senza contare il fatto che, di frequente, la "battaglia" tra i vari esercizi commerciali è sfociata in rissa tra gli "acchiappaturisti". Sorrento è una città che vive di accoglienza, e non possiamo permettere tutto questo".

L'inosservanza dell'ordinanza costerà ai trasgressori una sanzione compresa tra i 100 e i 500 euro. Alla seconda violazione scatterà invece il Daspo urbano, secondo i poteri conferiti ai sindaci dal decreto sulla sicurezza urbana approvato lo scorso aprile. Un provvedimento previsto per condotte che limitino la libera accessibilità e fruizione di infrastrutture pubbliche e che contempla, per chi trasgredisce, l'allontanamento dai luoghi nei quali è stato commesso il fatto. 

 

Ancora sequestri di tartarughe baby, la denuncia dei Verdi

Mercato illegale animali. Nuovi sequestri di tartarughe baby. “Continuano i sequestri di animali selvatici e protetti pronti per essere venduti in un mercato illegale che sembra allargarsi sempre di più, aumentando il numero e le specie di animali”. Lo ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, dando notizia di una nuova operazione delle Guardie zoofile AgriAmbiente del Comando provinciale di Napoli che, a Mugnano, fingendosi acquirenti sono riusciti a sequestrare 7 baby tartarughe terrestri testudo Hermanni, denunciando, per maltrattamento degli animali, possesso di fauna selvatica e vendita illegale, il trentaquattrenne che le aveva messe in vendita e che, a casa, aveva anche 4 uova di testudo hermanni, una gabbia trappola per uccelli e un richiamo acustico per cardellini”.

“Noi continuiamo a chiedere una maggiore attenzione anche da parte delle forze dell’ordine per debellare il mercato illegale degli animali sul quale sta mettendo le mani la camorra, sempre interessata quando si tratta di gestire attività illegali in crescita” ha aggiunto Borrelli per il quale “oltre al lavoro delle guardie ambientali, incessante e fondamentale, serve anche un’azione forte e straordinaria delle forze dell’ordine, a cominciare dai Carabinieri forestali”.

Mondo di mezzo, i giudici: non c'è mafia

Non c'era mafia ma solo corruzione. Le 3200 pagine di motivazioni della sentenza del processo su mafia capitale spiegano perché è venuta meno l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il Tribunale, scrivono i giudici della X sezione penale, "non ha individuato, per i due gruppi criminali", quello presso il distributore di Corso Francia e quello riguardante gli appalti pubblici, "alcuna mafiosità 'derivata' da altre, precedenti o concomitanti formazioni criminose". Per i giudici le due associazioni non sono caratterizzate neppure da mafiosità 'autonoma'.

Deve quindi ribadirsi, si legge ancora nelle motivazioni, "l'impossibilità di tenere conto, ai fini della configurazione del reato di cui all'art. 416 bis c.p., di eventuali condotte qualificabili come 'riserva di violenza', condotte che possono riguardare soltanto le mafie 'derivate', le uniche in grado di beneficiare della intimidazione già praticata dalla struttura di derivazione''.

Il concetto di ''mafiosità'', cui più volte hanno fatto riferimento gli accusatori nel processo al 'Mondo di Mezzo', "non è - scrivono i giudici -quello recepito dal legislatore nella attuale formulazione della fattispecie di cui all'art. 416 bis c.p. per la quale, come già detto, non è sufficiente il ricorso sistematico alla corruzione ed è invece necessaria l'adozione del metodo mafioso, inteso come esercizio della forza della intimidazione".

NESSUN LEGAME CON LA BANDA DELLA MAGLIANA - "Non è possibile stabilire una derivazione - sottolineano i giudici - tra il gruppo operante presso il distributore di benzina, l'associazione operante nel settore degli appalti pubblici e la banda della Magliana, gruppo criminale organizzato e dedito ad attività criminali particolarmente violente e redditizie che ha operato nella città di Roma, ramificandosi pesantemente sul territorio, oltre 20 anni orsono, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '90''.

CARMINATI - Massimo Carminati, sottolineano i giudici, è "destinatario, per l'importanza delle vicende giudiziarie in cui è stato coinvolto e per l'interesse mediatico che le ha accompagnate, di una notevole e duratura fama mediatica, che ne ha consolidato l'immagine e gli ha creato intorno un alone di inafferrabilità: per essere sopravvissuto; per aver riportato, per quelle vicende, condanne complessivamente modeste; per essere andato assolto da alcune gravi imputazioni".

"Fama a parte - continuano - l'esistenza di un collegamento soggettivo non significa, però, automatico ripristino o prosecuzione del gruppo precedente: non è sufficiente l'intervento di Carminati, ''erede della banda della Magliana'', a stabilire un rapporto di derivazione tra detta banda e successive organizzazioni in cui Carminati si trovi coinvolto. Peraltro, neppure per la banda della Magliana si è potuti giungere ad affermare che si trattasse di un'associazione di tipo mafioso".

INQUINATE SCELTE POLITICHE - Nel settore degli appalti pubblici "l'associazione ha avuto la capacità di inquinare durevolmente e pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l'azione della pubblica amministrazione: ciò dimostra la pericolosità dell'associazione nel suo complesso ed anche quella dei singoli partecipi i quali, dotati di diversificate qualità professionali, le hanno fatte consapevolmente convergere verso la realizzazione dei loro propositi criminali", sottolineano i giudici.

BUZZI - "La lunga esperienza maturata da Buzzi nel settore della cooperazione sociale e gli stessi contatti, con politici ed amministrativi, costruiti nel tempo in relazione all'attività delle cooperative, sono stati da lui sapientemente utilizzati e sfruttati per la commissione di reati finalizzati, consentendo una innaturale espansione sul mercato, a potenziare i profitti delle cooperative e dei soggetti che di esse avevano la direzione e la gestione", sottolineano. "Il dato appare ancor più grave ove si tenga conto del percorso di Buzzi, che pure aveva tentato di recuperare il suo passato criminale, e della conoscenza di tale percorso che avevano i suoi collaboratori e sodali, conoscenza che avrebbe dovuto indurre a salvaguardare l'esperienza della creazione di cooperative sociali finalizzate al recupero di ex detenuti e non ad orientarle verso la commissione di reati gravi, e commessi in forma associata", scrivono i giudici.

FATTI DI ESTREMA GRAVITA' - "Tralasciando il clamore mediatico, non vi è dubbio - concludono i giudici - che i fatti accertati siano di estrema gravità, intanto per il loro stesso numero, poi per essere stati i reati-fine realizzati in forma associata, con la costituzione delle due associazioni delle quali si è detto, ed infine per la durata stessa della condotta antigiuridica, che è proseguita nel tempo e che, con l'affinamento dei metodi di azione, ha creato le premesse per una permanente operatività, interrotta soltanto dalle indagini prima e dal processo poi''.

Fuga dall'Italia: via 50mila giovani nel 2016

Sempre più italiani chiedono la residenza all'estero. Nel 2016 si è registrato un boom di giovani che se ne vanno dal nostro Paese. Nel 2016 se ne sono andati in 48.600 nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni. Lo registra il Rapporto della Fondazione Migrantes della Cei, presentato oggi a Roma, che parla di 5 milioni di italiani che si sono trasferiti in Europa e nel mondo, con un aumento del 3,3% in un solo anno. Rispetto al 2015 c'è stato un aumento del 23,3%. L'8,2 degli italiani vive fuori dai confini nazionali.

Nel dettaglio, da gennaio a dicembre 2016, le iscrizioni all’Aire per solo espatrio sono state 124.076 (+16.547 rispetto all’anno precedente, +15,4%), di cui il 55,5% (68.909) maschi. Il 62,4% sono celibi/nubili e il 31,4% coniugati/e. Oltre il 39% di chi ha lasciato l'Italia nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%).

"Le partenze - spiegano i ricercatori - non sono individuali ma di 'famiglia' intendendo sia il nucleo familiare più ristretto, ovvero quello che comprende i minori (oltre il 20%, di cui il 12,9% ha meno di 10 anni) sia la famiglia 'allargata', quella cioè in cui i genitori - ormai oltre la soglia dei 65 anni - diventano 'accompagnatori e sostenitori' del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale).

A questi si aggiunga il 9,7% di chi ha tra i 50 e i 64 anni, i tanti 'disoccupati senza speranza' tristemente noti alle cronache del nostro Paese poiché rimasti senza lavoro in Italia e con enormi difficoltà di riuscire a trovare alternative occupazionali concrete per continuare a mantenere la propria famiglia e il proprio regime di vita. Le donne sono meno numerose in tutte le classi di età ad esclusione di quella degli over 85 anni (358 donne rispetto a 222 uomini): si tratta soprattutto di vedove che rispondono alla speranza di vita più lunga delle donne in generale rispetto agli uomini".

Il continente prioritariamente scelto da chi ha spostato la propria residenza fuori dell’Italia nel corso del 2016 è stato quello europeo, seguito dall’America Settentrionale. Il Regno Unito, con 24.771 iscritti, registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni, seguito dalla Germania (19.178), dalla Svizzera (11.759), dalla Francia (11.108), dal Brasile (6.829) e dagli Stati Uniti (5.939).

La Lombardia, con quasi 23 mila partenze, si conferma la prima regione da cui gli italiani hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022). Il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione con meno partenze: (-300 friulani, -7,3%). In generale gli italiani sono partiti da 110 territori verso 194 destinazioni diverse nel mondo.

A livello provinciale le partenze dell’ultimo anno, registrano, accanto alle grandi e popolose metropoli italiane quali Roma, Milano, Torino e Napoli, contesti locali minori come la città di Brescia (oltre 3 mila partenze). Nuova entrata, ultima tra le prime 10 province, Varese (2.289 partenze nell’ultimo anno).

G7, le specialità dell'isola sulla tavola dei ministri

Le eccellenze del territorio dell'isola verde e la loro valorizzazione: sono questi i principi di fondo del percorso enogastronomico che caratterizzerà il vertice del G7 a Ischia del 19 e 20 ottobre. Ai Ministri dell'Interno riuniti al Grand Hotel Punta Molino, sarà servito un menù di mare durante la cena di gala del 19 che avrà luogo nel Salone rotondo dell’albergo. Il 20 invece, per il lunch buffet sarà servito un menù di terra nel ristorante O’ Rangio Fellone, lo storico locale ideato e realizzato dall'architetto Sandro Petti e animato da Ugo Calise negli anni ’50 e ‘60. Si pranzerà sulla mitica rotonda sul mare cantata da Fred Bongusto.
C’è tanta storia negli speciali piatti ideati per il summit da Chef Arcangelo Arcamone, che punta innanzitutto a raccontare la tradizione della cucina campana e ischitana, come il maialino nero a rappresentare l'importante e forte impronta agricola della regione e i mezzi paccheri di Gragnano al sugo di pint’ ‘rre (dal napoletano: dipinto da re, per la bellezza dei colori). La donzella, tipico pesce da scogliera, viene pescato nei pressi della Baia di Punta Molino, proprio davanti al Castello Aragonese. L'isola e il suo mare dunque serviranno diversi piatti a base di pesce fresco: una bella sfida per soddisfare gusti e palati d'alto rango con l'ottimo pescato dell'isola verde. Sapori e ricordi della tradizione in forma contemporanea.
"A fare la differenza - spiega lo chef - le materie prime impiegate, dal vino alle spezie e i prodotti a Km zero, con un'attenzione particolare rivolta al modo in cui il maialino è stato allevato e il pesce pescato proprio nel nostro mare".
Un percorso enogastronomico che abbraccia tutti i prodotti che riassumono la ricchezza dell’isola e della regione. Non mancheranno infatti i simboli del territorio campano come la mozzarella di bufala dop, che sarà servita in ben tre consistenze e un legume molto particolare e di antichissima tradizione come la cicerchia, le nocciole di Giffoni, i taralli napoletani, gli asparagi selvatici dell’isola e il liquore Rucolino. Gli ospiti non potranno resistere ai dessert: babà e sfogliatella.
L’ebbrezza della cucina ischitana sarà accompagnata dai vini dei vignaioli dell’isola: il vino rosso è il Per' E Palumbo cantine Tommasone, per il bianco la scelta è caduta su Villa Campagnano Cantine Antonio Mazzella e Pithecusa Bianco Cantine Tommasone.

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