Mercoledì 16 Gennaio 2019 - 14:53

Restauro Teatro Grande, sequestro da 6 milioni di euro all'ex commissario straordinario degli Scavi

POMPEI. Il restauro che cementificò il Teatro Grande di Pompei negli Scavi avrebbe provocato un danno da 6 milioni di euro alle casse dello Stato. Questa, dunque è la somma sequestrata questa mattina dalla Guardia di Finanza al commissario straordinario dell'emergenza Scavi di Pompei, Marcello Fiori.

Il restauro, per il quale era stata programmata una spesa pari a 450mila euro, lieviò nei costi fino a 8 milioni di euro.

Le indagini erariali condotte dai finanzieri oplontini, diretti dal colonnello Carmine Virno e coordinati dal procuratore Donato Luciano, hanno permesso di accertare il danno pe le forniture in lavori condotti con aggiudicazioni dirette nel 2010.

Per questa vicenda è già in corso un procedimento penale davanti al tribunale di Torre Annunziata. Insieme a Marcello Fiori, la Procura della Corte dei Conti di Napoli indaga per danno erariale i funzionari Salvatore Nastasi, Giuseppe Proietti, Stefano De Caro, Raffaele Tamiozzo, Maria Grazia Falciatore, Roberto Cecchi, Jeannette Papadopoulos, Bruno De Maria e Maria Pezzullo.

Via Chiatamone chiusa per crollo calcinacci

NAPOLI. Chiusa via Chiatamone dove questa mattina si provvede a spicconare la facciata della chiesa delle Crocelle, da cui ieri sera si sono staccati alcuni calcinacci che hanno danneggiato le auto in sosta lungo la strada, ma non hanno fortunatamente provovato feriti. Il lavoro dei tecnici è supportato dagli agenti della polizia municipale per evitare riprercussioni sul traffico di via Arcoleo e della Galleria Vittoria.

Truffe agli anziani, 300 colpi in tutta Italia: arrestati 8 napoletani

NAPOLI. Sono accusati di trecento colpi in tutta Italia per un bottino di 400mila euro gli otto arrestati dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Terni: si tratterebbe di una banda dedita alle truffe agli anziani. Gli otto, tutti residenti a Napoli, sono state arrestati, sei in carcere e due ai domiciliari, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata a danni di anziani. Questo il risultato dell'operazione “Mai peggio", presentata alla stampa dal procuratore capo di Terni, Alberto Liguori. Le indagini sono partite nell'ottobre 2017 da un episodio avvenuto proprio a Terni nei confronti di un'anziana signora e hanno portato a scoprire truffe avvenute in altre otto regioni, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Calabria. Per non essere identificati, infatti, gli uomini si spostavano rapidamente da una zona all'altra d'Italia. Il modus operandi era sempre lo stesso: reperivano nomi e numeri di telefono dagli elenchi o su internet e chiamavano le vittime fingendosi avvocati o marescialli e inscenando un grave incidente stradale in cui era coinvolto un figlio o un nipote. "Chiedevano una cauzione o oggetti preziosi per evitare conseguenze - ha spiegato Liguori - i balordi approfittavano di soggetti deboli ed erano disposti a sfilare anche la fede nunziale dal dito degli anziani che non avevano denaro contante».

Solidarietà social a Gino Sorbillo, primo nelle Tendenze Twitter

NAPOLI. Un simbolo di Napoli sotto attacco. E il web si stringe in un abbraccio virtuale a Gino Sorbillo, costretto a chiudere la storica pizzeria nel cuore della città «per bomba». Cinque anni dopo l'incendio che aveva coinvolto il locale, Sorbillo si trova ora a fare i conti con l'esplosione di questa notte. Ma non da solo. Dall'annuncio dell'esplosione, infatti, sono centinaia i commenti e le manifestazioni di solidarietà che si rincorrono sui social, dove tutti - dai semplici cittadini agli esponenti politici di spicco - stanno esprimendo tutta la vicinanza possibile al pizzaiolo, «orgoglio della città», tanto che l'hashtag #Sorbillo è primo nella lista Tendenze su Twitter Italia (TUTTI I TWEET SU #SORBILLO). Perché la bomba non colpisce “solo" la pizzeria, ma «è una ferita a Napoli, al suo centro storico alle sue tradizioni». «Colpiscono Sorbillo, colpiscono il simbolo della Napoli onesta, lavoratrice, che non si piega alla criminalità. Tanta solidarietà e una sola richiesta: Gino non mollare!!!», scrive Monica, e con lei Massi che parla di «una bomba al cuore di Napoli e di tutto il sud Italia ostaggio delle mafie». E se Ciro chiede «una risposta, tutti insieme, Stato e cittadini per bene» - riempiamo la pizzeria, propone, «per fargli capire che non è solo» -, per Mihai la “colpa" di Sorbillo è quella di essere «uno dei simboli di una città inclusiva, solidale, antirazzista, per la legalità». «Con Sorbillo e contro la camorra!», il grido che si leva nei tanti “cinguettii" dei napoletani su Twitter, che non si arrendono: «Continueremo a passeggiare per via dei Tribunali mentre una marea di gente aspetta la tua pizza e su quei fogli invece di quella scritta - quel "chiusa per bomba" - torneranno i nostri nomi. Forza!». «Vogliono distruggere il buono, vogliono piegare il nostro orgoglio, ma torneremo tutti a mangiare le tue meravigliose pizze. A nuj - promettono - nun c'accir nisciun o ssaj». 

Tradito dalla festa del figlio, preso latitante

NAPOLI. Tradito dai preparativi per la festa del figlio, catturato truffatore condannato a 8 anni e latitante da 4 anni e mezzo. I carabinieri del Comando provinciale di Napoli hanno catturato Massimo Pariota, un 46enne del centro storico latitante dal giugno 2014, quando si era dato alla macchia per sfuggire a un ordine di esecuzione pena emesso dalla Procura generale di Taranto sperando di eviare l’espiazione di 8 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione quale residuo pene di varie condanne subìte per truffa, sostituzione di persona, associazione per delinquere, ricettazione e riciclaggio. All’approssimarsi del compleanno del figlio avuto durante la latitanza (il bambino stava per compiere 3 anni) i carabinieri della sezione Catturandi del nucleo investigativo di Napoli, che erano sulle sue tracce da tempo, hanno notato che i movimenti dei familiari portavano a una villetta con piscina nell’hinterland a nord di Napoli, fuori mano ma allo stesso tempo vicina al capoluogo campano, a Giugliano, in via Staffetta. Quando si sono realizzate le condizioni per farvi irruzione in sicurezza, i militari dell’Arma sono entrati in azione bloccando Pariota e i suoi familiari. Il ricercato non ha opposto resistenza né tentato la fuga lasciandosi pacificamente ammanettare. L'uomo è stato condotto a poggioreale. Continuano le indagini per accertare modalità e identificare le persone che lo hanno aiutato nella sua lunga latitanza.

Choc a Napoli, bomba nella notte contro la pizzeria Sorbillo

NAPOLI. Napoli si è svegliata con l'amaro in bocca. Un simbolo della città, la storica pizzeria Sorbillo, è stata vittima di un attentato. Una bomba è esplosa durante la notte danneggiando una parte dell'ingresso e alcune suppellettili. Uno choc in via dei Tribunali dato che Sorbillo, oltre a essere una delle pizzeria più conosciute al mondo, è da sempre il simbolo del centro. Migliaia i turisti che ogni anno mangiano la pizza nei locali. Il proprietario Gino questa notte si è fatto fotografare con un cartello tra le mani davanti al locale: "Pizzeria chiusa per bomba”. Ecco cosa ha dichiarato. «Dopo l’incendio di 5 anni fa adesso arrivano anche le bombe... Mi scuso con tutta la Napoli “buona”, l’Italia “buona” e con tutte le persone che vivono onestamente perché certi avvenimenti così forti ed eclatanti fanno cadere le braccia e demoralizzano la società. Sono stato nell’Arma dei Carabinieri ed ho scelto di fare il pizzaiolo perché amo troppo la mia città e la amerò per sempre. La Napoli “sana” è sempre nel mio cuore». «Chiedo a tutti i pizzaioli e sopratutto ai napoletani di essere uniti contro chi vuole mandarci via dalla nostra città», ha dichiarato Sorbillo ricordando che «il 17 gennaio è la giornata mondiale del pizzaiolo, un'occasione importante per manifestare l'unità della nostra categoria e la piena affermazione della legalità. Per quanto mi riguarda noi riapriremo prestissimo la pizzeria. Non ci facciamo intimidire».

DI MAIO E FICO. «Nell'ultima settimana ci sono state 8 bombe nella provincia di Napoli. Lo Stato deve farsi sentire adesso più che mai. Non dobbiamo lasciare spazio per la paura, ma solo per la forza di annientare questo schifo» scrive su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio, commentando la bomba all'ingresso della storica pizzeria Sorbillo. «Caro Gino, non ti devi scusare con nessuno, il mondo conosce la bellezza di Napoli e il valore del suo popolo - scrive ancora Di Maio rivolgendosi al titolare del locale colpito - Chi si deve scusare è chi ancora tenta di oscurare la bellezza della nostra terra con questi gesti vili. Hai tutta la mia solidarietà e tutto il mio supporto. Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, oggi sarà a Napoli per incontrare il procuratore Melillo per ascoltare e comprendere quanto accade in città e provincia e dare il massimo supporto possibile. I vigliacchi non vinceranno». «Le istituzioni stanno dalla parte di chi non si fa intimidire dagli attacchi vili della camorra. Piena solidarietà a Gino Sorbillo», scrive su Twitter il presidente della Camera, Roberto Fico.

DE MAGISTRIS. «Questi criminali, questi delinquenti non passeranno, si devono arrendere e devono sapere che ormai il riscatto di Napoli passa attraverso l'onestà, la cultura e la ribellione a ogni forma di violenza», ha commentato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che fa sapere di aver parlato con il pizzaiolo Gino Sorbillo «al quale ho espresso la vicinanza e la solidarietà mia e della stragrande maggioranza dei napoletani fatta di persone per bene". "La solidarietà che esprimiamo oggi a Sorbillo per quanto accaduto in via Tribunali - ha sottolineato de Magistris - ovviamente la estendiamo a tutti gli imprenditori, gli operatori commerciali e le persone che quotidianamente sono vittime di una violenza che tutti insieme dobbiamo contrastare». «Siamo ancora in attesa delle forze di polizia che per ben due volte il ministro dell'Interno, venuto a Napoli, aveva promesso», ha aggiunto de Magistris. «Io personalmente non ho ancora visto le forze di polizia che il ministro aveva promesso se non quando qualche autorevole esponente del Governo fa visita nelle città del nostro Paese» ha concluso.

SALVINI. «Rispondo a De Magistris con i fatti e non con le parole: Napoli potrà assumere più personale della polizia locale, sta già beneficiando di rinforzi per polizia e carabinieri, ha ottenuto fondi per la videosorveglianza e grazie al decreto sicurezza ha ottenuto maggiori risorse, una norma ad hoc per rottamare i motorini sequestrati e più poteri per ordine pubblico e sgomberi», ha replicato il ministro dell'Interno Salvini. «Evidentemente - ha aggiunto - il sindaco non se ne è accorto o non l'ha capito: è troppo concentrato a coccolare centri sociali e clandestini. Venerdì sarò nel Napoletano».

Corso Umberto, incendio in un deposito: panico tra i residenti

NAPOLI. Panico al corso Umberto, dove due squadre dei vigili del fuoco sono all'opera per domare l'incendio in un locale adibito a deposito di un negozio di abbigliamento. Le fiamme si sono sprigionate all'interno di un locale al civico 39.

«Io, campione olimpico, costretto a “emigrare" a Formia»

NAPOLI. Aveva grandi progetti per fare sport in Campania e li racconta ancora tutti con rammarico. «Ormai Napoli la vivo da turista» dice. Eppure di impegno ce ne aveva messo per portare la sua esperienza di due volte campione olimpico in città. Niente da fare, l’olimpionico Davide Tizzano (nella foto) è stato costretto ad “emigrare” a Formia per poter insegnare sport. «La medaglia d’oro più importante andrebbe a Sandro Cuomo, Franco Porzio, Peppe Marmo perché loro continuano a lavorare con grande coraggio sul territorio nonostante gli ostacoli».

Tizzano, partiamo dalla domanda più banale. Perché ha lasciato Napoli?

«Io mi occupo di gestione di grandi impianti e a Napoli non ce ne sono. Mi sono specializzato nel controllo e nella gestione di modelli abbastanza avanzati e a Napoli perderei tempo. Torno a “casa” solo il sabato e la domenica, faccio il turista. In città ho lavorato da vicepresidente della Canottieri per l’aspetto sportivo, ma professionalmente ho sempre guardato fuori la città perché per quello che faccio io non c’erano i presupposti per lavorare a Napoli».

Nemmeno sul piano sportivo ha avuto modo di lavorare a Napoli?

«Fuori dalla Campania è tutto più facile. Io sono il direttore della scuola olimpica di Formia e sto aprendo qui una scuola di canottaggio. A Napoli troppo spesso le istituzioni sono assenti ed è difficile lavorare. La Regione si sta muovendo per fare qualcosa, ma sono sempre pochi dirigenti politici illuminati. Per il resto ci si affida solo alle rare iniziative private, altrimenti lo sport pubblico è inesistente. Io sono un disilluso, Napoli è una città così complessa che io preferisco farmi 100 chilometri al giorno e andare a Formia». 

Quali sono le “facilities” che ha trovato a Formia e quali, invece, gli ostacoli che hai rintracciato in Campania?

«La struttura di Formia stava chiudendo e avevamo l’obiettivo di pareggiare i conti in 5 anni. Quest’anno abbiamo raggiunto il pareggio di bilancio e dall’anno prossimo avremo degli utili. Perché fare questo a Formia è più semplice? Perché se devo avere un’interlocuzione con qualcuno, alzo il telefono e ricevo risposte. Se chiediamo uno spazio, nel giro di 2 settimane lo riceviamo. In Campania non funziona così». 

Parla per esperienza personale?

«Certo. Valerio Cuomo, il figlio di Sandro, che è una potenziale medaglia olimpica per Parigi 2024, ha fatto spesso il “giro delle tre chiese” per allenarsi, qualche volta è venuto da noi a Formia. Ma anche io ho avuto forme di “limitazione”. Io volevo fare una scuola di canottaggio alla Reggia come c’è a Versailles, non mi è stato concesso. Volevo realizzare una scuola per bambini e per diversamente abili, ma il comune di Caserta ha votato una delibera in cui ha spiegato che ha una funzione contemplativa e questo progetto non si poteva fare. Dopo questa delibera sono andato a Formia e l’ho realizzata qua. A me non dispiace per me, ma per i ragazzi che sono costretti ad andare via perché qui non possono fare sport come dovrebbero come Alessandro Velotto che si è dovuto trasferire a Recco ». 

Lei si era candidato alla presidenza del Circolo Canottieri. Era un ultimo tentativo per provare a lavorare a Napoli?

«Mi ero candidato non per una mia aspirazione personale ma perché mi era stato chiesto dai soci per risollevare la parte sportiva. L’anima sociale ha prevalso e non c’è stata quella ventata di novità e quella mentalità più aziendalista che avrei portato io, puntando sull’attivi sportiva».

 

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