Martedì 17 Ottobre 2017 - 13:14

Chiude il parrucchiere anticlan, un altro prenderà il suo posto

Chiude per sempre il parrucchiere anticlan di Napoli. Verdi. Un altro prenderà il suo posto, quindi il problema era la sua denuncia dei clan. 

«Il fatto che, nel locale di Salvatore, il parrucchiere che ha sfidato i clan, arriverà un altro parrucchiere, significa che c’è un mercato per attività di questo tipo e il fatto che il salone si sia svuotato dopo le denunce degli estorsori sia stata una sorta di punizione per chi ha osato ribellarsi». Lo ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che, stamattina, insieme al presidente della Commissione cultura della Seconda Municipalità, Salvatore Iodice, e all’assessore municipale al decoro, Roberto Marino, è andato nel negozio di Salvatore Castelluccio, in largo Ecce homo, nel giorno in cui si abbasseranno definitivamente le saracinesche del salone da parrucchiere.

«Oggi è un giorno triste per chi combatte la camorra e quel senso di omertà e connivenza che purtroppo ancora accompagna i camorristi, ma c’è un raggio di sole rappresentato dal gesto di solidarietà che ha coinvolto centinaia di persone e che ha visto come promotore il presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio» ha aggiunto Borrelli che, insieme allo stesso De Gregorio, ha portato a Salvatore Castelluccio, «il ricavato della raccolta fondi avviata tra dipendenti e fornitori dell’Eav».

«Abbiamo raccolto 2.122 euro, una somma non grandissima, ma comunque importante» ha detto De Gregorio sottolineando che «in Eav s’è accolta con favore la decisione di mettere insieme un aiuto concreto per Salvatore, anche per dargli un segnale di vicinanza della parte sana del nostro territorio».

«Purtroppo, anche oggi, nell’ultimo giorno di lavoro, Salvatore ha dovuto fare i conti con l’assenza delle associazioni di categoria, ConfCommercio e ConfArtigianato, e di quelle antiracket» ha aggiunto Borrelli per il quale «è assurdo che abbia avuto aiuti e solidarietà da associazioni del Nord e non da quelle napoletane e campane».

«L’assenza delle associazioni di categoria mi ha fatto male, ma ora sono pronto a ricominciare, lontano da qui, a Sorrento, dove avevo già un salone qualche anno fa» ha continuato Salvatore Castelluccio, lamentandosi, però «delle difficoltà a trovare i fondi necessari a portare a termine i lavori avviati per aprire un nuovo salone».

«Ma noi non ci arrediamo e vogliamo aiutare Salvatore a ricominciare e continueremo a tenere accesi i riflettori sulla sua storia oltre a continuare le raccolte fondi per aiutarlo a mettere insieme la somma di cui ha bisogno per poter aprire un nuovo salone a Sorrento» ha concluso Borrelli.

Afragola, blitz dei carabinieri nella notte: due arresti

AFRAGOLA. Nel corso di un servizio di contrasto ai reati in materia di armi e stupefacenti, i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e delle compagnie di Castello e Casoria hanno tratto in arresto, all'esito di due distinte perquisizioni domiciliari, Mauro Zanfardino, 33enne, di Afragola, trovato in possesso di 133 munizioni (di cui 33 da guerra), un caricatore per semiautomatica e un giubbotto antiproiettile e Assunta Bava, anche lei 33enne e di Afragola, per detenzione di 200 grammi di hashish (2 panetti). Entrambi dopo le formalità di rito sono stati condotti ai domiciliari in attesa di giudizio. 

Uccide ladro napoletano, avvocato indagato per eccesso di legittima difesa

È stato ascoltato fino a tardi dalla polizia e dal magistrato l'avvocato di 47 anni che ieri, a Latina, ha sorpreso i ladri in casa dei genitori e ha sparato con una pistola regolarmente detenuta, uccidendo uno di loro. A seguito dell'interrogatorio, l'uomo è indagato in stato di libertà per eccesso colposo di legittima difesa. La vittima, identificata dopo diverse ore, si chiama Domenico Bardi, 41 anni di Napoli, mentre i complici sono riusciti a fuggire e sono ricercati. Secondo la versione fornita agli inquirenti, l'avvocato avrebbe esploso alcuni colpi di pistola con l'intenzione intimidatoria per spaventare due ladri, colpendo e uccidendo il terzo malvivente che scendeva da una scala. Una ricostruzione per verificare la quale gli agenti della squadra mobile di Latina stanno indagando con l'ausilio della polizia scientifica.

Secondigliano, operazione antidroga nei bunker dei Di Lauro e dei Marino

NAPOLI. I carabinieri irrompono nel “Rione dei fiori” e nelle “Case celesti”, zone dei Di Lauro e dei Marino, sequestrata droga di tutti i tipi durate un servizio di controllo straordinario del territorio. Dopo aver fatto irruzione in zona i militari dell’arma hanno “congelato” la situazione bloccando le principali vie di accesso e deflusso. Poi il via all'esecuzione di 4 ordini restrittivi della magistratura  e a controlli approfonditi e perquisizioni, personali e domiciliari, a carico di pregiudicati e soggetti d’interesse operativo della zona. Pochi minuti dopo sono stati arrestati dal nucleo operativo della compagnia Stella per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio Giovanni Porzio, 30enne, già noto alle forze dell'ordine anche per reati specifici e Mario Frezza, 35 anni, incensurato, entrambi sorpresi mentre cedevano droga a tossicomani. Le loro perquisizioni personali e l’ispezione dei luoghi ove si aggiravano con fare sospetto ha portato al recupero e sequestro di 44 cilindretti contenenti cocaina, 34 di eroina e 9 di “crack”. Trovato e sequestrato anche denaro contante ritenuto provento di attività di spaccio.

Incidente mortale a Ferentino, morta coppia originaria della Campania

FROSINONE. Un drammatico incidente al chilometro 71 della strada regionale Casilina a Ferentino, in provincia di Frosinone, ha visto protagonisti - in un violentissimo impatto - una Smart e un motociclo. Lo scontro ha causato, nel pomeriggio, due morti. A rimanere sul selciato sono stati marito e moglie, originari della Campania (uno di Sant'Antimo e l'altro di Aversa) ma residenti a Cassino, a bordo della moto. L’uomo, un trentottenne, è morto sul colpo, mentre la donna, 43 anni, è deceduta poco dopo nel nosocomio di Latina, dove era arrivata in eliambulanza. La strada regionale Casilina è rimasta a lungo chiusa al traffico. 

Incendio in un palazzo, donna precipita e muore mentre tenta di scappare

Una donna è morta dopo essere precipitata nel vuoto per sfuggire a un incendio che ha interessato due palazzine a Napoli, in via Lorenzo Giustiniani nei pressi del Borgo Sant'Antonio Abate. La donna, di origini russe, è morta sul colpo dopo essere precipitata da una ringhiera alla quale si era appesa nel tentativo di oltrepassare il balcone e trovare rifugio nell'appartamento accanto. L'incendio è avvenuto intorno alle 4.30. Sul posto sono presenti Polizia di Stato e Vigili del Fuoco. Sono state sgomberate 15 famiglie mentre si sta verificando l'agibilità delle due palazzine interessate dalle fiamme. Ancora non si conoscono le cause dell'incendio.

Movida, panico in via Aniello Falcone: residenti lanciano acqua e uova

NAPOLI. Movida sì, movida no? Un interrogativo che negli ultimi tempi sta coinvolgendo fortemente anche Napoli che, tra la zona di via Aniello Falcone e Chiaia, sta vivendo un dibattito intenso tra residenti arrabbiati per qualche schiamazzo notturno di troppo, cittadini intenti a godersi attimi di serenità e gestori dei locali a far da mediatori. Un dibattito che, purtroppo, nella notte tra venerdì e sabato ha vissuto attimi di panico in via Aniello Falcone, laddove intorno all'una è iniziato prima un fitto getto d'acqua dai piani di alti di una palazzina, per poi continuare con il lancio di uova a colpire i malcapitati tra la strada e i tavoli dei locali. Un episodio che ha provocato poi la grande rabbia di alcuni che presi dalla foga hanno provato a forzare il portone del palazzo in questione col fine di farsi giustizia da soli, fermati solo dai gestori dei locali della zona.

ATTIMI DI PANICO. Fabio Maccaroni, titolare di uno dei più frequentati dei baretti della zona, il Mag, spiega così: «Ero alla cassa, a un certo punto ho sentito dire che stavano buttando acqua dai piani alti. Dopo il primo getto ce n'è stato un altro e un altro ancora. Per almeno trenta metri di strada c'era gente e motorini completamente bagnati. Poi sempre dal civico 344 sono iniziati i lanci di uova che hanno colpito dei ragazzi, uno addirittura al naso, una ragazza era sanguinante. È successo tutto nell'arco di mezz'ora, naturalmente la gente spaventata s'è prima rifugiata nei locali, per poi andarsene definitivamente. S'è creato un clima rovente, abbiamo chiamato la Polizia e solo al loro arrivo gli animi si sono placati». Attimi di panico puro: «Ci sono testimoni oculari di quanto accaduto, un ragazzo è entrato nel mio locale con la maglia centrata in pieno da un uovo, e se gli finiva in un occhio? Un altro tremante, bagnato dalla testa ai piedi. La situazione sta diventando pesante».

DOVE NASCE LA QUERELLE. «C'è sempre stato astio con qualche residente - spiega Fabio Maccaroni - ma non c'è mai stata grande collaborazione da parte loro per trovare una vera intesa. Siamo arrivati al limite. La Polizia ha fatto accertamenti e redatto un verbale. I testimoni hanno visto e descritto la sagoma di chi si affacciava e poi rientrava dal piano da cui sarebbero partiti i getti d'acqua e le uova». Insomma, un episodio che accentua le distanze tra residenti e gestori dei locali: «Il mio, così come gli altri baretti della zona - conclude Fabio Maccaroni - ha avuto controlli su controlli ma abbiamo sempre dimostrato di essere in regola. Siamo a posto con i permessi ed è inconcepibile che si lancino acqua e uova contro gente intenta sola a godersi quale ora di libertà. Con l'Associazione Baretti Aniello Falcone abbia garantito anche un servizio navetta, proviamo a tenere gli animi sempre calmi per creare un divertimento sano e non fastidioso. Se qualcuno non è d'accordo ci sono altre strade, facciano denunce, ma è inconcepibile lanciare acqua e uova contro la gente in strada. Un atto di inciviltà e procurato allarme. Abbiamo fatto e continueremo a fare le nostre denunce, ma siamo arrivati ad un punto limite».

Piazza Garibaldi, Casapound e centri sociali “si sfidano" ma nessun contatto

Parole di scherno, provocazioni a distanza, ma nessun contatto tra gli attivisti di Casapound e dei Centri Sociali che hanno deciso di organizzare due manifestazioni a piazza Garibaldi allo stesso orario. Nutrito lo schieramento di forze dell'ordine per evitare che i due schieramenti entrassero in collisione ma le rispettive sfilate si sono svolte in due luoghi diversi della piazza.

Simula una rapina, denunciata la responsabile del ristorante Vesi di via Caracciolo

Gli agenti del commissariato di Polizia San Ferdinando hanno denunciato in stato di libertà, per i reati di: simulazione di reato e appropriazione indebita, una giovane 25enne di nazionalità straniera che lo scorso 10 ottobre aveva denunciato di essere stata rapinata di poco meno di euro 7000 in Via Tommaso Campanella. La 25enne, responsabile del ristorante pizzeria Vesi di Via Caracciolo, denunciò ai poliziotti, che dopo aver prelevato l’incasso dal locale, si era diretta direttamente in banca alla Via Tommaso Campanella ma, una volta giunta nei pressi era stata bloccata e minacciata con una pistola da un soggetto che le sottraeva la borsa. Il racconto fornito dalla vittima non ha convinto gli investigatori. Molte le differenze e inesattezze raccontate alla Polizia, tanto da far immediatamente dubitare i poliziotti che in seguito ad accurate indagini hanno accertato che la donna avesse inventato tutto per appropriarsi dei soldi. Proseguono le indagini della Polizia per verificare se la giovane è stata aiutata da un complice.

L'ex 007 Contrada rientra in polizia a 86 anni

Bruno Contrada, l'ex 007 che dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, dieci anni fa era stato destituito dall'Amministrazione della pubblica sicurezza dall'allora capo della Polizia Antonio Manganelli, rientra nel corpo della Polizia. Lo ha deciso il Capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli, che con un provvedimento, ha revocato la destituzione di dieci anni fa. Una decisione arrivata dopo la sentenza della Corte di Cassazione, che lo scorso 6 luglio aveva dichiarato "inesegubile e improduttiva di effetti penali la sentenza penale di condanna del 25 febbraio 2006". Un provvedimento che ha anche effetti retroattivi. "Il periodo di tempo ricompreso tra il 13 gennaio 1993 e il 30 settembre 1996, cioè il giorno antecedente a quello in cui il dottor Contrada è stato collocato in quiescenza - si legge nel provvedimento di cui è in possesso l'Adnkronos - durante il quale ha esplicato i propri effetti il provvedimento di sospensione cautelare dal servizio datato 15 gennaio 1993, è riconosciuto utile (a Contrada ndr), sia agli effetti giuridici sia agli effetti economici e previdenziali". Per questo motivo, viene riconosciuto a Bruno Contrada "l'intero trattamento economico previsto dalle vigenti disposizioni di legge, con interessi e rivalutazione monetaria". La Corte di Cassazione a luglio aveva revocato la condanna a 10 anni di carcere inflitta all'ex funzionario della Squadra mobile di Palermo, accusato di concorso in associazione mafiosa. I giudici romani avevano accolto il ricorso dei legali di Contrada, Stefano Giordano e Vittorio Manes, che avevano impugnato il provvedimento con cui la Corte d'appello di Palermo aveva dichiarato inammissibile la sua richiesta di incidente di esecuzione. La Cassazione a luglio aveva così dichiarato "ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna". 

Bruno Contrada, per tanti anni poliziotto in prima linea contro la mafia a Palermo, venne arrestato con l'accusa di concorso in associazione mafiosa il 24 dicembre del 1992. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. L'ennesimo colpo di scena ci fu in Cassazione, quando l'assoluzione fu annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d'appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007. Dopo dieci anni la sentenza della Corte di cassazione, che ha dichiarato ineseguibile la sentenza penale. "È un giorno importante per il nostro assistito, che dopo tanti anni vede restituita la sua onorabilità e viene reinserito tra i prefetti della Polizia, ma più in generale per tutti, perché la forza del diritto prevale sulle ingiustizie. Esprimiamo sincero apprezzamento e stima nei confronti del Capo della Polizia dottor Gabrielli per la sollecitudine e la disponibilità dimostrata, un esempio dell'Italia che funziona", dichiarano gli avvocati Stefano Giordano e Vittorio Manes, difensori di CONTRADA e autori del ricorso vittorioso in Cassazione.

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