Giovedì 14 Dicembre 2017 - 15:58

Gestivano gli "stipendi” per gli affiliati: arrestate le donne del clan Zagaria

NAPOLI. Gestivano il patrimonio del clan e le risorse dell’organizzazione riservate al pagamento dello “stipendio” mensile agli affiliati. A conclusione di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, basate su accertamenti patrimoniali, intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, personale del centro operativo D.I.A. di Napoli e del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria hanno arrestato le donne del clan Zagaria in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli.

I provvedimenti sono a carico di Beatrice Zagaria, sorella di Michele, capo dell’omonima fazione del clan dei casalesi, oggi detenuto; di Francesca Linetti, moglie di Pasquale Zagaria, fratello di Michele ed anch’egli detenuto; Tiziana Piccolo, moglie di Carmine  Zagaria, anch’egli fratello di Michele, già detenuto e attualmente sottoposto alla sorveglianza speciale; e per Patrizia Martino, moglie di Antonio, fratello di Michele, anch’egli detenuto. 

Le donne, arrestate nei Comuni di Casapesenna, San Marcellino e Castelvolturno, in provincia di Caserta, sono accusate di ricettazione aggravata. Dopo l'arresto del boss Michele, a prendere le redini in mano del clan è stata Beatrice Zagaria. Secondo gli investigatori, era Beatrice a «provvedere alla distribuzione dello stipendio, provento delle attività illecite del clan e necessario al sostentamento economico dei familiari in libertà, come le cognate, nonché per il sostentamento di tutti i familiari detenuti e della famiglia di un altro affiliato al gruppo tramite la consegna di uno "stipendio" mensile di 2.500 euro»

Bagnoli: cabina di regia il 21, ma la bonifica è tutta da rifare

Il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti ha convocato per giovedì 21 dicembre la cabina di regia per l'area di Bagnoli-Coroglio. La riunione si svolgera' a Napoli, nella sede della Prefettura, alle ore 11, con all'ordine del giorno le caratterizzazioni e lo sviluppo del piano di bonifica del sito ex Italsider.​ Le operazioni di bonifica del sito di Bagnoli-Coroglio dovranno effettuarsi su tutta l'area e, quindi, anche sulla parte che è stata già oggetto dei precedenti interventi. Questi i risultati delle attività di caratterizzazione, effettuate da Invitalia nei mesi scorsi e validate da parte degli enti di controllo: Ispra, Arpac e Arpav, i cui  esiti sono pubblicati sul sito www.invitalia.it. Sono state intanto avviate le attività di analisi di rischio specifiche del sitoche, in considerazione del livello attuale delle sostanze inquinanti presenti e del futuro utilizzo dei suoli, consentiranno di definire le più idonee modalità per effettuare le previste bonifiche, nonché per aggiornare le stime del loro costo. Proseguono inoltre i test sperimentali in campo di "biofitoremediation", con utilizzo di piante, funghi e batteri idonei a degradare la contaminazione rilevata. Si sono completati, nei giorni scorsi, anche i prelievi per la caratterizzazione dei sedimenti marini della baia, sui quali verranno effettuate le analisi di caratterizzazione chimico -fisiche ed ecotossicologiche e definite le volumetrie dei sedimenti da dragare. Di conseguenza, è definitivamente confermata la pubblicazione, da parte di Invitalia, della gara per l'affidamento del progetto di bonifica delle aree a terra, comprensivo dell'area di colmata e degli arenili entro il prossimo 22 dicembre. Nella imminente conferenza di servizi, convocata dal Commissario di Governo, per il prossimo 18 dicembre, Invitalia presenterà, infine, lo studio di fattibilità degli interventi di completamento di bonifica nell'area ex Eternit.

Cade dall’impalcatura, muore operaio

Un operaio di 49 anni, originario del quartiere Pianura, è deceduto dopo essere precipitato dal terzo piano di uno stabile in salita Tarsia. L'uomo stava lavorando quando è caduto, morendo sul colpo. Inutili i soccorsi. Sul fatto stanno indagando i poliziotti del commissariato Dante. L'uomo, che stava lavorando in uno stabile di salita Tarsia, è precipitato da un terrazzo e, prima di finire al suolo, è caduto su un'auto parcheggiata in strada rompendo anche un vetro. Ancora non è chiara la dinamica di quanto avvenuto. E' probabile che il 49enne abbia perso l'equilibrio e sia caduto.

Caso Consip, Sessa e Scafarto sospesi dal servizio

Il maggiore Gianpaolo Scafarto e il colonnello dei carabinieri Alessandro Sessa, entrambi indagati per depistaggio nell'ambito dell'inchiesta Consip, sono stati sospesi dal servizio. Il gip di Roma Gaspare Sturzo ha emesso una misura interdittiva di sospensione dalle funzioni per la durata di un anno alle luce delle nuove contestazioni. Secondo il capo d'accusa "al fine di sviare l'indagine relativa all'accertamento degli autori mediati e immediati della violazione del segreto a favore dei vertici della società pubblica immutavano artificiosamente lo stato delle cose connesse al reato". In particolare Scafarto, che aveva subito il sequestro in data 10 maggio 2017 del proprio smartphone, secondo l'accusa, "al fine di accertare la natura del contenuto delle comunicazioni sia con gli altri militari impegnati nelle suddette indagini sia con estranei alle stesse, su richiesta e istigazione di Sessa e al fine di non rendere possibile ricostruire compiutamente le conversazioni intervenute con l'applicativo Whatsapp provvedeva a disinstallare dallo smartphone in uso a Sessa il suddetto applicativo; con l'aggravante di aver commesso il fatto mediante distruzione o alterazione di un oggetto da impiegare come oggetto di prova o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento".  Il gip di Roma, che ha disposto la sospensione dal servizio per il maggiore Gianpaolo Scafarto e il colonnello dei carabinieri Alessandro Sessa, sottolinea nel provvedimento come "la revoca della delega d'indagine del marzo 2017, fatto rarissimo, e le pesanti espressioni in essa contenute avrebbero dovuto consigliare ad entrambi gli indagati di agire in modo retto, probo e osservante dei propri doveri verso la legge e le istituzioni di riferimento e quelle di appartenenza. Invece, sembra essere stata proprio questa appartenenza l'occasione prossima per consumare altri delitti gravissimi per le finalita' di depistaggio". Nel provvedimento si sottolinea inoltre "come oltre al tema del pericolo di reiterazione altrettanto grave e' quello del pericolo di inquinamento probatorio". Nella misura interdittiva si spiega che la loro presenza in servizio, in un contesto di falsi e depistaggio, può danneggiare le indagini. "Sul punto - scrive ancora il gip - basta rileggere i messaggi scambiati tra Sessa e Scafarto come certe opzioni investigative, poi non adottate dai due, nei confronti dei superiori abbiano bisogno di un reale chiarimento oggettivo".

Encomio solenne alla memoria del tenente dei carabinieri Giuseppe De Lise

Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette ha consegnato un encomio solenne alla memoria ai familiari del Ten. Giuseppe De Lise deceduto il 2 aprile 1981 in località Santa Maria in Acone – Pontassieve (FI). Presente il figlio del defunto, anch’egli Ufficiale dell’Arma, il Cap. Antonio De Lise, Comandante della Compagnia di Giugliano in Campania. All’incontro, che si è svolto nella Sala di Rappresentanza del Comando Generale dei Carabinieri, erano presenti i vertici dell’Arma e dello Stato Maggiore, esponenti degli organismi di rappresentanza e alcuni Ufficiali frequentatori del 157° Corso di Applicazione, lo stesso del Tenente De Lise. Di seguito la motivazione dell’Encomio Solenne alla Memoria concesso al Tenente Giuseppe De Lise come prima attestazione di merito:
“Con eccezionale senso di abnegazione, esemplare altruismo e generoso slancio, nel corso di un’esercitazione di guida, in qualità di istruttore, avendo il discente perso il controllo del veicolo, non esitava a lanciarsi sul volante nel vano tentativo di evitare un violento impatto contro un casolare. L’intervento, spinto fino all’estremo sacrificio, consentiva di scongiurare più gravi conseguenze all’allievo, che rimaneva illeso perché protetto dal corpo dell’Ufficiale. Chiaro esempio di elette virtù civiche ed altissimo senso del dovere”.

Camorra, il boss Luigi Cimmino tornerà presto in libertà

NAPOLI.

Tre anni e sei mesi in continuazione con altre pene già inflitte e in parte scontate. Il boss del clan Cimmino, Luigi, si “salva” in corte d’Appello. Rischiava diciotto anni di reclusione e a conti fatti ne ha avuti 15 in meno di cui 2 sono già presofferti. È questo l’esisto della sentenza di Corte d’Appello per il clan Cimmino. Tra questi il promotore del clan del Vomero, il boss Luigi, coinvolto nella inchiesta che aveva portato gli inquirenti a ritenere che costui, durante la sottoposizione alla libertà vigilata scontata lontano dalla città di Napoli, avesse ricostituito il suo clan. Rischiava grosso: 18 anni era stata la richiesta formulata dall’accusa nei suoi confronti, richiesta reiterata anche in secondo grado dal Procuratore Generale. La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Napoli, terza sezione, presieduta dal dott. Carbone, è arrivata al termine di una udienza “fiume”, dedicata in questa ultima udienza alle arringhe dei difensori di Cimmino: l’avvocato Dario Vannetiello e l’avvocato Giovanni Esposito Fariello.
A scongiurare il forte inasprimento della pena sottili questioni giuridiche sollevate dalla difesa del boss che hanno avuto il merito di convincere la Corte in ordine ad un tema particolarmente importante: la inammissibilità della pur articolata impugnazione proposta dalla direzione distrettuale antimafia.      
Come si ricorderà, in data 12 ottobre dello scorso anno, all’esito del giudizio di primo grado, svoltosi con le forme del rito abbreviato, in accoglimento di alcune questioni di diritto e di fatto prospettate dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli, Cimmino fu assolto da uno dei due episodi di estorsione e  riportò la mite condanna totale per  anni 7 di reclusione per ben tre gravi reati di cui fu ritenuto responsabile. Fu puntualmente   proposto ricorso dalla direzione distrettuale antimafia considerata la notevole differenza tra quanto chiesto e quanto irrogato con la sentenza emessa dal Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Napoli, Umberto Lucarelli; in particolare, l’accusa si doleva della mancata applicazione nei confronti del capo clan dell’aumento della pena per la  recidiva, essendo gravato da precedenti penali di spessore.
Infatti, al boss Cimmino veniva non solo contestata la qualità di promotore ed organizzatore del gruppo mafioso, delitti di estorsione  e di falso, ma anche   l’essere soggetto recidivo per essere stato in passato già per ben due volte condannato per associazione camorristica.
Durante le udienze svolte durante il giudizio di appello, la tesi della Antimafia è stata portata avanti con decisione dalla Procura Generale che aveva  chiesto ai giudici di aumentare a 18 la pena al Cimmino, mentre l’accusa aveva  chiesto  di confermare la pena inflitta in primo grado a Pasquale Palma (4 anni e 8 mesi), Pellegrino Ferrante (5 anni e 4 mesi) Raffaele Montalbano (5 anni e 4 mesi) e Luigi Festa (6 anni).        
L’esito del giudizio di secondo grado è stato favorevole al capo clan atteso, la Corte di appello, ha innanzitutto dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta dal P.M., cosi impedendo qualsiasi aumento della pena nei suoi confronti . Non solo. In accoglimento di una specifica richiesta formulata dagli avvocati Vannetiello ed Esposito Fariello, la Corte ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra le due precedenti condanne riportate in passato da Cimmino con i tre reati per i quali si procedeva . Di conseguenza la pena di anni sette inflitta a Cimmino in primo grado, ritenuta troppo bassa dall’Ufficio di Procura che ne invocava diciotto, è stata ulteriormente ridotta ad anni tre e mesi sei di reclusione. Inoltre, è stata pure esclusa la aggravante mafiosa rispetto ad uno dei tre reati per i quali era intervenuta condanna: quello di aver concorso nel delitto di falsificazione di certificazioni sanitarie per ottenere  permessi dal Magistrato di sorveglianza onde ritornare nella città di Napoli allorquando Cimmino era sottoposto alla misura della casa lavoro. Confermate le pene per tutti gli altri partecipi all’associazione. La Corte ha indicato  in giorni novanta per il deposito della motivazione .
Dopodichè la parola passerà alla  Corte di cassazione;  ma quello che ora appare altamente probabile è l’uscita a breve dal carcere di uno dei boss storici della regione Campania, atteso che dei tre anni e sei mesi inflitti, Cimmino risulta averne già scontati circa due.        
              

 

Droga, estorsioni e bombe contro i nemici di camorra: 37 arresti

SAN GIORGIO A CREMANO.  Blitz dei Carabinieri contro il clan “Troia” di San Giorgio a Cremano. E’ in corso un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli per l’esecuzione di un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal locale GIP a carico di 37 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso e di associazione dedita allo spaccio di stupefacenti e di banconote false, sodalizi operanti a San Giorgio a Cremano e zone limitrofe e riconducibili alla famiglia “Troia”. Nel corso delle indagini dirette e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i militari dell’Arma hanno documentato che la gestione delle “piazze di spaccio” di cocaina, crack, marijuana ed hashish era stata motivo di scontro con altre organizzazioni criminali e dato luogo a numerose azioni violente, tra le quali l’esplosione, ad aprile 2016, di una autobomba posizionata nei pressi dell’abitazione della reggente del clan.

De Luca: «Movida, a primavera
il potenziamento della videosorveglianza»

NAPOLI. Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha incontrato oggi pomeriggio i rappresentanti del comitato "Chiaia Viva e Vivibile". «Con Caterina Rodinò e Francesco Castellano abbiamo affrontato le questioni relative alla sicurezza e alla vivibilità, e abbiamo confermato il progetto per il potenziamento della videosorveglianza che la Regione ha deciso di realizzare a partire dalla prossima primavera", spiega De Luca su Facebook. "Cercheremo di ridurre al minimo i tempi tecnici, come abbiamo già fatto in altri quartieri di Napoli - aggiunge il governatore - . La Regione per Napoli c'è". 

Tracima fiume a Chiavari, tromba d'aria su Genova

GENOVA. Ancora pioggia intensa sulla Liguria dove secondo i dati di Arpal le precipitazioni hanno raggiunto valori vicini ai 100 millimetri solo nelle ultime 6 ore. A Chiavari grossa preoccupazione intorno alle 17.30 per il fiume Entella, che è tracimato all'altezza della foce causando allagamenti. Non risultano feriti ma comune e polizia municipale stanno presidiando la zona invitando la popolazione anche tramite megafoni ad allontanarsi da scantinati e piani bassi.

L'allarme per la cittadinanza è stato lanciato dal comune anche attraverso la sulla pagina Facebook ufficiale: "Pericolo esondazione fiume Entella - si legge nel post - Abbandonare i piani bassi, non cercare di salvare i beni materiali ma mettersi in sicurezza".

Nel tardo pomeriggio invece, nel capoluogo ligure, una tromba d'aria si è abbattuta sulla zona del porto. Le raffiche di Libeccio e venti da Sud ovest hanno toccato i 70 chilometri all'ora e hanno reso necessaria la chiusura della strada sopraelevata in direzione Levante.

La Regione liquida contributi per 9,4 milioni al San Carlo

CASERTA. Con una serie di decreti, la Regione Campania ha liquidato alla Fondazione Teatro di San Carlo contributi stanziati dal 2010 a oggi pari a 9,405 milioni di euro. "È questo un ulteriore segnale della grande vicinanza dell'Ente regionale e del suo presidente Vincenzo De Luca nei confronti del San Carlo", commenta il sovrintendente Rosanna Purchia. 

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