Giovedì 21 Settembre 2017 - 17:59

Terme di Stabia, esplode la protesta. E il sindaco è in sciopero della fame

CASTELLAMMARE DI STABIA. Ex dipendenti delle Terme di Stabia hanno occupato lo stabilimento delle Antiche Terme, completato, vandalizzato e mai riattivato. La protesta dei lavoratori, da tempo in attesa della soluzione della vertenza che li vede protagonisti nel fallimento delle Terme di Stabia Spa, si accavalla a quella del sindaco Nicola Cuomo, che da da quattro giorni ha dichiarato lo sciopero della fame, per richiamare l'attenzione del Governo nazionale e di quello regionale sul problema. Gli occupanti delle Terme Antiche, lo stabilimento che sorge a pochi metri dalla Fincantieri di Castellammare di Stabia, sono una trentina, ma sono circa 200 i termali che attendono risposte dall'amministrazione cittadina, proprietaria delle Antiche Terme per le quali, dal 2007 a oggi, sono stati investiti 12 milioni di euro di fondi Cipe, regionali e comunali. Sulla ristrutturazione necessaria del complesso termale, che richiede un ulteriore ingente investimento per assicurarne la riapertura, c'è al momento la proposta di una cordata di circa una decina di imprenditori locali, 'Ars-Nova', capeggiati dal manager Carlo Trevisan. 'Ars Nova' ha presentato da due mesi una richiesta al Comune per discutere un business plan con il quale garantire la ripresa delle attività e la riassunzione dei lavoratori. Ma dall'Amministrazione cittadina non è mai giunta una risposta.

    

Pompei Scavi "scoppia", turisti a numero chiuso

POMPEI. Troppi 35mila visitatori in un giorno solo per gli Scavi di Pompei «non sono un flusso sostenibile». Il soprintendente Massimo Osanna ha già contattato il ministro di Beni culturali e turismo, Dario Franceschini, per 'arrivare preparati' alla prossima domenica ad ingresso gratis, la prima di giugno, con un incremento di sorveglianza e il 'numero chiuso'. «Potrei, per settori - dice Osanna - ipotizzare di contingentare l'afflusso di visitatori bloccando gli ingressi oltre i 15-20mila. Ma la proposta può essere anche quella di visite con itinerari programmati, ampi, perché nemmeno si può pensare di far confluire una tale massa di persone in un'unica zona degli Scavi».

Edenlandia, l'imprenditore: ecco perché mi vogliono cacciare

NAPOLI. «Mi sembra chiaro. L’amministratore delegato di Mostra d’Oltremare ha detto pubblicamente che ci sono sette-otto richieste per acquisire Edenlandia». Il responsabile tecnico della New Edenladia Cosimo Barbato non ha dubbi, su quale sia il motivo che induce il Comune a dichiarare apertamente che vuole rescindere il contratto con la società che ha firmato per 30 anni il contratto di fitto dell’area con la Mostra. Fitto che prevede per i primi cinque anni un pagamento agevolato di 20mila euro all’anno, per aumentare progressivamente, fino ad arrivare, all’undicesimo anno, a 530mila euro all’anno.

i lavori. Secondo gli assessori Carmine Piscopo ed Enrico Panini, la cordata di imprenditori capitanata dal re delle biciclette Mario Schiano sarebbe in grave ritardo con le opere di recupero dell’area. Ma la società mostra le carte e dimostra che non è vero: «Da gennaio siamo riusciti a dipanare, con grande dispendio di energie e risorse, l’inagarbugliata questione degli abusi da risanare - afferma Schiano - Adesso che ci siamo riusciti, vogliono toglierci il parco. Mi pare assurdo». «Chi dice che siamo in ritardo mente sapendo di mentire - afferma l’ingegner Barbato - Nel febbraio scorso avevamo solo una Cil (Comunicazione inizio lavori), che ci permetteva di ripulire alcune aree, come è stato fatto. Le autorizzazioni del Comune ad abbattere 2mila metri cubi di abusi sono arrivate solo il 24 aprile, una settimana fa. Ma è, comunque, una documentazione ancora insufficiente. L’abbattimento delle opere, infatti, è subordinato alla presentazione da parte di Mostra d’Oltremare di un piano e dell’approvazione di questo da parte della Sovrintendenza».  

piano da rifare. Ma, seppure venissero abbattuti tutti i manufatti abusivi, l’Edenlandia non potrebbe, comunque, riaprire. Perché? Perché le strutture da distruggere sono i servizi. E senza i servizi non ci sarebbe l’agibilità. Facciamo qualche esempio.

teatrino e birreria. Il piano degli abbattimenti prevede, per il teatrino dell’Edenlandia, l’eliminazione della metà del piano superiore: camerini e bagni. Va da sé che senza servizi la struttura non potrebbe neanche aprire. Stesso discorso vale per la birreria, dove andrebbero giù gli spogliatoi, i bagni, una cella frigorifero e un muro relativo ad una scala.

la sanatoria. Ma non ci sono solo i duemila metri cubi che andrebbero abbattuti. Ci sono anche i 3mila che andrebbero sanati. Anche su quelli non c’è nessun accordo. Ad esempio, per la pizzetteria “Lo spizzico”, che si trova vicino a porta Micarelli: secondo il Comune va sanata, secondo la Sovrintendenza no. La stessa cosa per quanto riguarda il ristorante del laghetto. Secondo la Sovrintendenza il laghetto andrebbe ripristinato, ma questo significherebbe abbattere la piscina Scandone, costruita proprio su una parte del laghetto originario. Una cosa impossibile, chiaramente.

nessun accordo. Insomma, non solo non c’è alcun accordo scontato su cosa andrebbe fatto delle opere da abbattere e di quelle da sanare tra Comune e Sovrintendenza. E c’è da rifare completamente il piano delle opere che restano in piedi: alle quali, per rendere le strutture agibili, dovranno essere aggiunti tutti i servizi che saranno abbattuti.

la fidejussione. Ma il nodo del contendere, la contestazione che viene avanzata da Mostra d’Oltremare, in realtà, non riguarda le autorizzazioni ad abbattere o a costruire, ma le fidejussioni bancarie in base alle quali è stato firmato il contratto. Dopo quattro mesi di trattative e di incartamenti si era arrivati alla firma di una fidejussione ex articolo 106. Firmata e approvata, Mostra d’Oltremare dopo un po’ dice che non va bene: è necessaria una fidejussione ex articolo 107. La differenza è che in quest’ultimo caso gli intermediari finanziari sono vigilati dalla Banca d’Italia e si trovano in un elenco speciale. «Per noi non c’è alcun problema - afferma Barbato - rifaremo le pratiche e spenderemo altri soldi. Ma la cosa si commenta da sé».  

i lavoratori. I sindacati si sono schierati con l’Amministrazione comunale e attaccano duramente la società New Edenlandia che vuole rinviare l’apertura al 2016. Dal primo maggio, è finito il sussidio della cassa integrazione guadagni e i dipendenti sono senza alcun reddito. Il Comune assicura di impegnarsi per garantire la proroga di ammortizzatori sociali per il tempo sufficiente a riaprire il parco. Ma la rescissione del contratto porterebbe ad allungare i tempi ulteriormente. «Gli accordi prevedono l’assunzione di tutti i lavoratori e non ci vogliamo certamente sottrarre - afferma il responsabile tecnico - Tra l’altro per garantire l’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego) è necessario che l’azienda anticipi all’Inps 160mila euro, questo i sindacati lo devono prendere in considerazione». 

lo scontro. Sarà muro contro muro tra Comune e società. «Non ho alcuna intenzione di lasciare il progetto dell’Edenlandia - dice Schiano - Questa storia finirà in tribunale e voglio vedere come farà il Comune a dimostrare di avere le carte in regola per rescindere il patto». Intanto, mercoledì sarà a Napoli Valerio Mazzoli, il designer di Disneyland Paris e di Gardland, titolare degli omonimi studios in California, «ma l’assessore non lo vuole incontrare - dice Barbato - Fa nulla. Parlerà solo con noi. 

Ritrovati due ordigni bellici a Giugliano

GIUGLIANO. Due ordigni bellici, risalenti alla Seconda Guerra mondiale, sono stati ritrovati poco fa lungo via Santa Maria a Cubito, nel territorio del comune di Giugliano. Sul posto sono giunti gli agenti del locale commissariato di polizia, guidati dal primodirigente Pasquale Trocino, che hanno provveduto a mettere in sicurezza la zona, impedendo così ai curiosi di avvicinarsi. È stato chiesto l'intervento degli artificieri della Polizia che dvranno stabilire come intervenire per la rimozione dei due ordigni.

I pentiti smantellano il clan Marotta, 8 arresti

NOLA. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia fanno ancora tremare il nolano, scacco al clan camorristico Marotta. Dopo la disfatta del clan Fabbrocino e del clan Di Domenico, la magistratura partenopea mette a segno un altro punto sgominando il clan Marotta, operante a Polvica di Nola: in otto finiscono dietro le sbarre. Un “effetto domino” decretato dalle dichiarazioni dei pentiti di camorra e dal lungo e certosino lavoro di indagine della Dda di Napoli e delle forze di polizia, sotto il quale stanno cadendo ad uno ad uno i cartelli criminali che detengono il potere malavitoso sull’Agro Nolano-Vesuviano. Corse illegali, cavalli dopati, traffico di stupefacenti, estorsioni, detenzione di armi e materiale esplosivo; queste alcune delle attività criminali del clan Marotta rese note dal pentito Salvatore De Martino, e confermate in seguito dinanzi ai magistrati da altri collaboratori, quali Marcello Di Domenico, Pasquale Di Fiore e Antonio Di Buono.

Le manette sono scattate per Michele Marotta, 56 anni reggente del clan; Michelina Esposito, 44 anni e moglie del boss; Giovanni Petrella, 46 anni; Luigi Sgambato, 46 anni; Raffaele Belarbi, 26 anni; Amor Belarbi, 28 anni; Vincenzo De Simone, 34 anni e Arcangelo Romeo di 33 anni.

Carabiniere suicida, allarme della psicologa: i militari non possono dire che stanno male

NAPOLI. «Purtroppo la situazione è sempre la stessa: gli uomini non reggono più la pressione. Il militare che si è tolto la vita forse aveva i genitori anziani e si è trovato in una condizione di pressione psicologica, probabilmente ha compreso che il recipiente era oramai colmo ed ha pensato in cuor suo che l’omicidio fosse l’unico modo per preservare la sua la famiglia». È l’analisi che fa la psicologa Maria Grazia Santucci (nella foto), psicoterapeuta della famiglia, criminologo ed esperta in psicologia dell’emergenza. «Lui forse non vedeva via d’uscita, in una situazione forse con gravi problemi economici, e sempre assurdo dirlo, ma l’unica via era quella di ammazzare tutti». Non si può affermare con certezza che era sotto depressione in quanto non ve n’è certezza ma «probabilmente era sotto stress, un momento nel quale vedi il bicchiere mezzo vuoto e non mezzo pieno». 
Le forze dell’ordine vivono situazioni sempre al limite e il problema diventa quando hai un’arma a portata di mano. «Occorrono molte più visite, molti più controlli, occorre prevenire, aiutare, ascoltare». La dottoressa Santucci è stata anche psicologa di alcuni appartenenti alle forze dell’ordine, in particolare finanzieri, e pertanto conosce alcune dinamiche che “montano” nella testa dei militari. «Mi raccontavano che quando stavano male non lo potevano dire a nessuno, perché se mostravano di essere depressi venivano allontanati dal lavoro e messi a riposo, in malattia, non potevano magari progredire con la carriera - spiega - E questo rappresenta un vero problema. Se non posso dire che sto male, se non posso essere curato, se non posso prendere medicine, a chi mi devo rivolgere? E allora capita che molti appartenenti alle forze dell’ordine si suicidano, fanno pazzie». Storie drammatiche che assumono il carattere dell’attualità se si pensa a quanti casi purtroppo si registrano ogni anno. «Le forze dell’ordine sono persone particolarmente vulnerabili, hanno con loro armi che rappresentano strumenti per commettere stupidaggini. Sono persone a rischio perché fanno un lavoro a rischio, perché sono sottoposti a stress continuo, perché incontrano persone in momenti tragici». C’è dunque una possibilità per poter far si che queste tragedie possano diminuire? «Ascoltiamoli, aiutiamoli».     fapos

Arrivata a Napoli la nave con 562 migranti, arrestati due scafisti

NAPOLI. Saranno distribuiti in sette Regioni i 562 immigrati sbarcati stamattina nel Porto di Napoli dal pattugliatore della Marina militare "Comandante Foscari". 102 resteranno in Campania, tra Napoli e Caserta, 50 in Lombardia, 100 in Piemonte, 100 in Friuli, 50 in Veneto, Bolzano, 35 a Trento, i restanti in Abruzzo. Il prefetto di Napoli Gerarda Maria Pantalone, presente durante le operazioni di sbarco degli immigrati, ha espresso preoccupazione. "Siamo ancora in grado di accogliere immigrati, ma la strutture di accoglienza vanno verso la saturazione e se gli arrivi dovessero continuare con la stessa intensità sarebbe difficile fare fronte". Il motivo è anche il diminuito numero di immigrati che lasciano l' Italia. "Fino a qualche anno fa l' 80% circa di loro si dirigeva in altri Paesi, prima di tutto la Germania. Adesso è il contrario, la maggior parte resta qui".

Tra i migranti moltissimi minori presi in carico dal Comune e cinque donne incinte. Identificati anche due degli scafisti che si erano mischiati tra i clandestini. Tra questi sarebbero stati identificati anche i due scafisti, un tunisino e un somalo, che sono stati condotti in questura.

Un mostro al centro di piazza Plebiscito

NAPOLI. Maggio dei Monumenti con ecomostro a Piazza del Plebiscito. Borrelli e Simioli: "il capannone di Piazza del Plebiscito offende la città. Perchè non hanno usato la Mostra d'Oltremare per svolgere una iniziativa al chiuso?" Federconsumatori: "giovedì flash mob di protesta".

 

"Il mostro costruito a Piazza del Plebiscito non ci convince. Siamo sempre stati favorevoli agli eventi pubblici nella piazza però questo mega capannone che stanno montando e che copre gran parte del sito monumentale - accusano Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli della radiazza - e' davvero orrendo e inspiegabile. Tra l'altro viene edificato nel pieno del maggio dei monumenti. Ecco lo squallore che offriamo ai turisti. Una piazza con un ecomostro al centro e tutti gli edifici monumentali circondati da impalcature! Perchè invece di questa piazza monumentale non è stata utilizzata la Mostra d'Oltremare per una manifestazione di carattere convegnistico al chiuso? Perchè non spostano altrove questo evento? La soprintendenza ha vietato più volte grandi concerti a Piazza del Plebiscito e invece ha autorizzato questa oscena istallazione per la Giornata Nazionale della Previdenza, in programma il 12, 13 e 14 Maggio a Napoli, in Piazza del Plebiscito e sostenuta da manageritalia e altri sponsor come borsa italia e confartigianato!"

"Questa edificazione è inaccettabile. Giovedì 7 maggio alle 10.30 promuoviamo con i Verdi e la Radiazza - dichiara il presidente napoletano della Federconsumatori Rosario Stornaiuolo - un flash mob di protesta per chiedere che il capannone sia eliminato e che il convegno si svolga altrove".

 

 

 

La crisi travolge anche l'alta cucina, chiude la Sacrestia

NAPOLI. Era uno dei ristoranti più noti di Napoli. La Sacrestia, i locale di via Orazio, ha chiuso i battenti. La crisi ha travolto un’altra storica azienda della città, un marchio di qualità conosciuto nel mondo. Martedì scorso per i cinque dipendenti che erano rimasti sono arrivate le lettere di licenziamento. A nulla è valso il tentativo fatto negli ultimi tempi da parte del patron 83enne Dino Murolo di cedere il locale. L’accordo non è stato raggiunto e non c’è stata altra soluzione che abbassare le saracinesche. Nel marzo scorso, la morte dello chef Felice Ponari, che ha fatto la fortuna e la storia del locale, sembra aver portato con sé il destino di un simbolo della ristorazione napoletana.
Il locale fu fondato nel 1971 da Arnaldo Ponsiglione. La ristorazione non era il mestiere di famiglia, che aveva fatto fortuna nel settore della moda, e in particolare nella produzione di guanti. L’arrivo di Ponari solo tre anni dopo, nel 1974, diede subito una svolta e un’impronta decisa allo stile della cucina dell’azienda di Posillipo. Poi, con la guida di Marco, il figlio del fondatore, il ristorante prese il volo. Ponari restò fino al 2002. La guida del Gambero Rosso inseriva costantemente il locale tra i migliori d’Italia.
Ma che l’aria stava cambiando Marco lo capì già nel 2000. Nel 2001, infatti, scelse Milano dove aprì un locale nella zona dei Navigli. Se ne andò criticando la sua città, che non offriva spunti e risorse: «Chi lascia Napoli non la ama. Io rispondo: solo chi la lascia la ama davvero, perché vuole farla conoscere al mondo. Forse noi, come popolo, siamo troppo autodistruttivi: i figli migliori di Napoli sono costretti ad andarsene, incompresi», disse ai giornali. 
Posizionato in uno dei punti più panoramici di via Orazio, con ampie vetrate e una bellissima terrazza, la Sacrestia era certamente un posto esclusivo. Ma negli ultimi tempi le prenotazioni cominciavano a scarseggiare. Il numero di dipendenti a ridursi sempre di più. In sala erano rimasti solo due camerieri. 
Le ultime recensioni su Tripadvisor non sono entusiasmanti. Ma è evidente che quando un’azienda entra in crisi non può mantenere gli stessi livelli di qualità
La Sacrestia è solo uno dei tanti locali storici, noti in tutto il mondo che hanno chiuso i battenti. Il Sarago, il Delicato, per restare nel settore della ristorazione, ma anche Scaturchio, Caflish per quanto riguarda la pasticceria sono scomparsi nel giro di pochi anni. È forse anche la fine di un modo di intendere la tradizione.

Ponticelli, due arresti per spaccio

NAPOLI. Blitz dei carabinieri a Ponticelli, con un lusinghiero bilancio di due arresti per spaccio e 10 persone denunciate a piede libero. I carabinieri della compagnia di Napoli Poggioreale e del nucleo radiomobile di Napoli hanno svolto uno specifico servizio di controllo del territorio nel complesso di edilizia popolare chiamato “Parco Conocal”, area sotto l’influenza del clan camorristico “D’Amico”,finalizzato al contrasto dell’illegalità diffusa, con perquisizioni e controlli di pregiudicati della zona. alla fine i militari hanno arrestato un uomo e una donna. Cominciamo da quest'ultima: per spaccio e detenzione di stupefacente  Elvira Simonetti, 39 anni, del luogo, incensurata, notata spacciare dal balcone della sua abitazione, mediante una corda, una confezione di marijuana ad un giovane acquirente di Ottaviano. Alla vista dei carabinieri la donna ha tentato di disfarsi, lanciandolo dal balcone,di  un involucro contenente 15 grammi di droga, prontamente recuperata e sequestrata. L’acquirente è stato segnalato alla prefettura quale consumatore di stupefacenti. L’arrestata, dopo le formalità di rito, è stata accompagnata nella sua abitazione agli arresti domiciliari in attesa di rito direttissimo. In manette anche Mario, 32 anni, residente in via Sambuco, già noto alle forze dell'ordine, raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Nola, dovendo espiare la pena ad un anno di reclusione per furto commesso a Casalnuovo di Napoli il 19 marzo 2007. L’arrestato è stato tradotto nel carcere di Poggioreale.

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