Lunedì 18 Febbraio 2019 - 21:10

Si scaglia con una zappa contro un poliziotto, arrestato

ISCHIA. Gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Ischia hanno arrestato Carmine Di Meglio, 63enne, per oltraggio, resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale. Gli agenti intervenuti nel Comune di Barano d’Ischia, in via Cretaio, hanno notato alcune persone e tra queste il 63enne, che senza autorizzazioni da parte dei tecnici del Comune, stava recintando un terreno. Il 63enne, nella circostanza appena ha visto la presenza degli agenti, i quali stavano invitando i presenti a non effettuare nessuna recinzione, si è scagliato contro uno di loro con una zappa, facendolo rovinare a terra. L’uomo è stato bloccato ed arrestato e su disposizione dell’Autorità Giudiziaria sarà giudicato con rito per direttissima nella giornata di domani. Le altre quattro persone che si accompagnavano al 63enne sono state denunciate in stato di libertà.  

 

L'ombra dei Saltalamacchia sul ferimento dell'innocente

di Luigi Nicolosi

NAPOLI. L’inedito assetto di camorra instauratosi tra i Quartieri Spagnoli e il rione Sanità potrebbe aver avuto un peso determinante nell’agguato che il 4 febbraio scorso ha portato al ferimento di un’innocente dominicana tra i vicoli di Materdei. La novità investigativa, emersa all’indomani dell’arresto dei due rampolli della “mala” di Santa Lucia, inquadrerebbe infatti come reale obiettivo del raid un uomo del clan Sequino che sarebbe miracolosamente riuscito a scampare alla morte.

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Bimbi sfruttati per l'elemosina, scoperti 7 casi in un mese e mezzo

NAPOLI. Sette casi di bambini sfruttati per l'accattonaggio in strada sono stati scoperti da inizio anno ad oggi dalla Polizia Muncipale a Napoli. L'ultimo intervento è stato effettuato ieri dall'Unità operativa Tutela Emergenze Sociali e Minori della Polizia Municipale, che in seguito alle segnalazioni pervenute dall'Eav (Ente Autonomo Volturno), è intervenuta all'interno della Stazione Garibaldi della linea Circumvesuviana. Qui ha trovato una donna di 26 anni, seduta vicino ai binari ferroviari, che elemosinava in compagnia dei suoi tre figli di età compresa tra 1 e 4 anni. Gli agenti hanno avvicinato la famiglia e senza turbare i piccoli li hanno accompagnati negli uffici dove sono state avviate le procedure del caso anche alla presenza dei Servizi Sociali immediatamente coinvolti. La mamma, che ha dichiarato di vivere in un Comune dell'area vesuviana è stata sottoposta ai rilievi foto-dattiloscopici per la compiuta identificazione. Nel frattempo, i bimbi hanno trascorso del tempo con gli agenti e con gli assistenti sociali che hanno avviato una prima fase di osservazione accertando le buone condizioni di salute e igieniche dei piccoli che hanno mostrato cordialità e buona socializzazione. Durante l'attività, si è provveduto anche a verificare le condizioni abitative della dimora della famiglia e di concerto con i Servizi Sociali, visto che la più piccola dei bimbi si alimenta ancora con latte materno e considerato il forte legame tra i bimbi e la madre, si è provveduto a riaffidare i piccoli alla donna allertando però sia la Procura per i Minorenni di Napoli che i Servizi Sociali del Comune di residenza per un'urgente presa in carico della famiglia. La donna sarà deferita alla Procura di Napoli per il reato di impiego di minori in accattonaggio. L'attività di repressione del fenomeno messa in campo dall'Unità operativa Tutela Emergenze Sociali e Minori ha consentito di individuare, dal primo gennaio 2019 ad oggi, quindi in un mese e mezzo, ben sette casi in cui i minori erano impiegati in strada a chiedere l'elemosina. In tutti gli episodi, i genitori sono stati denunciati alla magistratura mentre i minori sono stati segnalati sia al Tribunale per i Minorenni che ai Servizi Sociali per i provvedimenti successivi a loro tutela. 

Babygang, allarme della Dia: «Esercito di riserva della camorra»

ROMA. Particolare attenzione merita il rapido diffondersi di episodi riprovevoli e violenti commessi dalle babygang, espressione di una vera e propria deriva socio-criminale. È quanto rileva la Dia, direzione investigativa antimafia, nella sua relazione semestrale al Parlamento relativa ai primi sei mesi del 2018, affrontando il tema della Camorra. Le azioni delle babygang, spesso connotate da un'ingiustificata ferocia, sfociano, spiega la relazione, in episodi di bullismo metropolitano e atti vandalici, consumati anche in danno di istituti scolastici ed edifici pubblici. Spesso, chiarisce la relazione, si tratta di gruppi composti da ragazzi considerati a rischio di devianza per problematiche familiari o perché cresciuti in contesti che non offrono momenti di aggregazione sociale: fattori che concorrono ad un percorso di arruolamento nelle fila delle consorterie criminali. I minori, infatti, rappresentano un ''esercito'' di riserva per la criminalità, da impiegare, in particolare, nelle attività di spaccio delle sostanze stupefacenti ove, come più volte emerso dalle attività investigative, partecipano persino i bambini. A quanto afferma la relazione, il sistema criminale campano opera in tutti i settori d'interesse delle associazioni mafiose, con alleanze con gruppi operativi in altri territori, laddove queste si rivelino funzionali al raggiungimento dei propri scopi. Le intese sono frequenti per le attività connesse al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e alla contraffazione. Un altro settore dove si ravvisa, sempre più di frequente, l'infiltrazione della criminalità organizzata è la sanità. La presenza di parenti all'interno della gerarchia di comando conferma la centralità della famiglia, quale strumento di coesione. Non di rado le alleanze sono state rafforzate da matrimoni tra giovani di gruppi diversi, con le donne che assumono, sempre più spesso, ruoli di rilievo nella gerarchia dei clan, soprattutto in assenza dei mariti o dei figli detenuti. Si è assistito, in generale, rileva la Dia, alla scomparsa dei capi carismatici, alcuni detenuti e altri costretti da tempo alla latitanza, il cui ruolo è stato assunto da familiari o elementi di secondo piano, che non sempre hanno mostrato pari capacità nella guida dei sodalizi.

Detenuto morto, ancora proteste: «Verità per Claudio» FOTO

NAPOLI. Uno striscione con su scritto: «Verità per Claudio morto nel mostro di cemento». Ancora proteste davanti al carcere di Poggioreale per la morte del detenuto 34enne Claudio Volpe. Dopo la tensione della scorsa notte, i manifestanti hanno bloccato la strada nei pressi del carcere. Tra di loro i familiari di Volpe e alcune associazioni che appoggiano la protesta. 

Allarme blatte al Vecchio Pellegrini, video choc

NAPOLI. «Mi è stato segnalato un video, realizzato martedì sera, in cui si nota una colonia di blatte infestare un intero locale dell’ospedale Vecchio Pellegrini. Si tratta di un fatto molto grave, che va immediatamente chiarito. Ho già sollecitato il direttore sanitario Corvino. Mi ha detto di avere allertato i Nas e che, a suo avviso, si tratta di un sabotaggio». Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi e membro della commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli. «Se tale tesi fosse verificata, saremmo di fronte ad un fatto estremamente inquietante, da chiarire attraverso un’indagine giudiziaria. Significherebbe l’esistenza di un disegno preciso per screditare e mortificare la sanità in Campania. Qualora, invece, si trattasse di un’infestazione dovuta a negligenza saremmo di fronte ad un fatto altrettanto grave, con responsabilità che andrebbero punite con la massima severità. Al di là delle eventuali indagini giudiziarie, abbiamo chiesto l’avvio di un’inchiesta interna e la bonifica dei locali. Sabotaggio o meno, occorre sanificare l’area».

IL VIDEO

«SABOTAGGIO». Antonio Eliseo, sindacalista della Cgil, sostiene la tesi del sabotaggio. «Il video mi lascia perplesso per svariati motivi. Il primo è che parliamo di un luogo di recente costruzione, privo di finestre e di fessure. Il secondo – prosegue Eliseo - è che la grandezza degli animali è uguale. Il terzo è che quel bagno, così come accade ogni giorno, è stato pulito tre volte nella giornata a causa del forte afflusso».  Il video è stato segnalato da un medico, la dottoressa Marina Romano. «Indecente – afferma la dottoressa Romano -, non ho altre parole per definire quello che ho visto. Tutto questo non fa altro che dar voce a chi ci bolla come un popolo inaffidabile. Mi vergogno. Quella scena mi umilia e mortifica sia come napoletana che come medico. Quali garanzie diamo agli ammalati? Come pretendiamo di volerli curare? Faccio questo mestiere da quaranta anni e ciò che ho visto mi lascia senza parole. Sono amareggiata».

ASL NAPOLI 1. La struttura commissariale della Asl Napoli 1 Centro «ha già provveduto nella serata di ieri a sporgere denuncia alle autorità competenti» in merito all'introduzione di blatte all'interno di un bagno del pronto soccorso dell'ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli. La denuncia, si fa sapere dalla Asl, è stata sporta «affinché le autorità competenti possano individuare e punire i responsabili». Il commissario straordinario della Asl Napoli 1 Centro, Ciro Verdoliva, assicura che «episodi simili non fanno altro che aumentare la nostra determinazione e non potranno in alcun modo distrarci dall'obiettivo che ci siamo prefissi: restituire dignità all'Asl Napoli 1 Centro e riconquistare la fiducia dei cittadini-pazienti. Avere una Asl che funziona significa dare dignità ai pazienti nonostante la sofferenza della malattia», conclude.

Sette furti in 5 mesi, pizzaiolo mette cartello: «Vi lascio le chiavi»

NAPOLI. Ha aperto cinque mesi fa e già l'hanno derubato delle provviste alimentari e di soldi ben 7 volte. Vittima dei furti è il titolare di una pizzeria in via Vincenzo Mosca, nel territorio della V Municipalità, Vomero-Arenella, che ha affisso un avviso sulla vetrina della pizzeria con su scritto: «Mi avete derubato 7 volte, 7 come il settimo comandamento “non rubare", vi lascio le chiavi così non mi rompete le porte». Il titolare della pizzeria, che si chiama “Io mammeta e vuje", Giuseppe Di Mascia ha denunciato i furti puntualmente sia alla Polizia che ai Carabinieri. «La mia è solo una forma di protesta - spiega Di Mascia all'Adnkronos - perché siamo già al settimo episodio dal giorno in cui ho aperto l'attività il 13 settembre. Ogni volta entrano di notte e portano via le provviste e i soldi che più che altro sono quelli delle mance dei camerieri. So che questi furti sono capitati anche ad altri negozi qui in zona e non voglio né pubblicità né parlare male della mia città che amo. Però spero che questi furti non si verifichino più e ringrazio le forze dell'ordine perché ci sono vicine con la presenza di qualche Volante e stanno lavorando bene». Si sta valutando se in zona siano presenti telecamere di qualche negozio o della vicina banca: le registrazioni dei filmati notturni potrebbero aiutare le forze dell'ordine nelle indagini.

Detenuto morto, proteste dentro e fuori il carcere di Poggioreale

NAPOLI. Momenti di alta tensione sono stati vissuti, nella notte, dentro e fuori al carcere di Poggioreale, dove si sono svolte due manifestazioni di protesta, l'una dei detenuti del carcere e l'altra, fuori dal penitenziario, da una trentina di donne congiunte di alcuni ristretti. Un agente di Polizia Penitenziaria è rimasto ferito. «Almeno due reparti detentivi di Poggioreale - spiega Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) - il “Livorno" e il “Salerno" hanno dato vita alla rumorosa protesta della battitura rivendicato iniziative e provvedimenti circa il sovraffollamento e la sanità. Fuori alla Ticino (alle spalle dell'ingresso principale dove mettono le auto i poliziotti) c'era un gruppo di circa 30 donne (sicuramente familiari dei detenuti) che hanno lanciato bottiglie e pietre sia contro il cancello ed anche all'interno del parcheggio per protesta contro il personale di polizia penitenziaria, (da voci dicono per la morte del detenuto giorni fa) sequestrando una decina di colleghi all'interno del parcheggio, che non potevano uscire. Lo hanno potuto fare solamente solo con l'intervento di carabinieri e polizia, anche se la macchina di qualche Agente è rimasta colpita. Un altro presidio di 8-9 persone erano sedute a terra e una 40 di persone in piedi hanno tentato di bloccare la strada altezza parcheggio. Insomma, una situazione ad altissima tensione». Tensione che, nel pomeriggio, aveva determinato l'ennesimo evento critico nel penitenziario. «Nelle prime ore del pomeriggio - prosegue Fattorello - presso il Reparto Livorno, che conta 300 detenuti, un detenuto definitivo italiano, dopo aver fatto il colloquio con l'educatrice, molto alterato, pretendeva di andare subito in cella ed ha colpito per questo proditoriamente l'agente di Polizia Penitenziaria di servizio». 

LA DENUNCIA DI CAPECE. Donato Capece, segretario generale del Sappe, ricorda che sono stati numerosi gli eventi critici accaduti in carceri della Campania negli ultimi giorni e denuncia le gravi criticità operativi dei poliziotti penitenziari ed il clima che si vive nelle carceri del Paese. «La situazione all'interno penitenziaria si è notevolmente aggravata rispetto al 2017 - chiarisce Capece - . I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell'intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell'anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l'anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario “aperto", ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Ed è grave che il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza che colpisce le carceri del Paese e della Campania in particolare».

Fanno esplodere fuochi d'artificio e incendiano casa

NAPOLI. Un incendio ha distrutto un appartamento al settimo piano di un palazzo a Napoli, nel Rione Alto. L'incendio è stato causato dall'esplosione di una batteria di fuochi d'artificio accesi in strada. Sono 4 le persone denunciate: un ragazzo e una ragazza rispettivamente di 24 e 22 anni, per incendio doloso e accensione di fuochi pericolosi, e il padre e lo zio della ragazza per favoreggiamento. Il fatto è avvenuto in via Sigmund Freud. I 4 hanno acceso i fuochi d'artificio in strada, per motivi ancora non chiariti. I fuochi hanno raggiunto l'appartamento al settimo e ultimo piano del palazzo distruggendo completamente l'abitazione. La donna che viveva da sola nell'appartamento, una 63enne, è riuscita a mettersi in salvo. Sul posto sono intervenuti Vigili del fuoco e Polizia di Stato. Il condominio e l'appartamento sono stati giudicati agibili.

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