Mercoledì 12 Dicembre 2018 - 4:00

Quartieri, 17enne aveva una 357 magnum sotto al letto

NAPOLI. Ai Quartieri Spagnoli carabinieri i carabinieri della compagnia Napoli Centro hanno arrestato un 17enne,  sorpreso con una pistola 357 magnum pronta all’uso sotto al letto. Il giovane deve rispondere di detenzione abusiva di armi comuni da sparo clandestine e munizioni.
 

Raffineria di cocaina
a San Giuseppe Vesuviano: 5 arresti

SAN GIUSEPPE VESUVIANO. La Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una raffineria di cocaina a San Giuseppe Vesuviano gestita dal clan Gallo-Limelli-Vangone. Sono stati sequestrati oltre 7 chilogrammi di cocaina ed arrestati in flagranza 5 persone. La droga sequestrata avrebbe avuto sul mercato un valore di oltre 3 milioni di euro e sarebbe servita per il confezionamento di oltre 100 mila dosi. Quando i militari delle Fiamme Gialle hanno fatto irruzione in un appartamento di San Giuseppe Vesuviano hanno trovato cinque persone impegnate a confezionare dosi. Fra queste figurano appunto due esponenti di spicco del clan Gallo-Limelli-Vangone attivo a Torre Annunziata.

De Luca: «Dalla Regione oltre 5 miliardi per Napoli»

NAPOLI. «La Regione Campania ha deciso di destinare 3 miliardi di euro per la città di Napoli alle quali si aggiungono altri 2,2 miliardi di risorse non spese. In pratica, una legge finanziaria». A dirlo il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, in una conferenza stampa a Palazzo Santa Lucia. «Compiamo una scelta innovativa, perché una grande Napoli è di traino anche per la Campania. È un’opportunità storica per la città di Napoli per la riqualificazione e l'ammodernamento della rete di trasporto, per il rilancio del sistema universitario, del turismo e della cultura. Sono risorse imponenti che dovremo imparare ad utilizzare bene. Facciamo meno chiacchiere a apriamo più cantieri». «Vogliamo portare a Napoli le Universiadi. E per questo motivo abbiamo messo da parte 20 milioni di euro per la candidatura della città che ha avuto anche il sostegno del Governo. Siamo di fronte ad evento di portata mondiale, che può dare a Napoli un grande rilancio». A dirlo il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nel corso di una conferenza stampa a palazzo Santa Lucia. «Pensiamo all’area dell’Ex Nato di Bagnoli per l’ubicazione delle residenze e degli impianti sportivi. Per la zona stanziamo 150 milioni di euro».

Roccaforte juventina? Acerra si ribella: «C'è una sola appartenenza»

NAPOLI. Non ci stanno perché le “radici” sono “radici” e per questo motivo dopo il servizio di un Tg nazionale che raccontava che Acerra era la roccaforte juventina della provincia di Napoli hanno deciso di rispondere a modo loro, ovvero con uno striscione lungo diversi metri, posizionato nei pressi del Comune della cittadina vesuviana. Il testo onora Pasquale D'Angelo, il capo degli Ultras 72 della curva B di Napoli, colui il quale per primo ha introdotto sulle gradinate la canzone che è diventata l'inno del Napoli "un giorno all'improvviso”. Lui era nato a Taranto ma viveva ad Acerra, poi un infarto ha spento i suoi sogni ma non il suo ricordo che resta indelebile non solo in curva, con una bandiera che sventola al centro della B, ma anche tra i suoi concittadini che non hanno gradito di essere ritenuti juventini. "Acerra ha una sola appartenenza e c'è chi l'ha onorata nel mondo con la sua presenza. Pasquale sempre presente”, recita il lungo striscione. Un ricordo, una dichiarazione d'amore, un obiettivo: portare avanti il suo esempio di ultras con valori e legato ai colori biancoazzurri. “Di bianconero ad acerra non c'è nulla”, dicono.

Tragedia sfiorata, deraglia treno della Cumana: donna ferita

BACOLI. Tragedia sfiorata questa mattina sulla linea ferroviaria Cumana. Intorno alle 7 un treno proveniente da Montesanto è deragliato poco prima della stazione di Torregaveta. Una donna è rimasta ferita ad una gamba ed è stata trasportata con un'ambulanza all'ospedale di Pozzuoli. Secondo la ricostruzione, il mezzo è uscito fuori dai binari ed ha finito la propria corsa contro un palo della rete elettrica. Per fortuna la bassa velocità con la quale procedeva il convoglio non ha portato a nessuna grave conseguenza. Il mezzo era quasi vuoto, appena 4-5 persone erano presenti nei vagoni. La donna ferita proveniva da Napoli ed era diretta a Bacoli per lavoro. Sul posto sono intervenuti i mezzi di soccorso e i sanitari del 118.

IL COMMENTO DEL SINDACO. «Come Comune di Bacoli stiamo seguendo con attenzione la vicenda, attraverso il consigliere Ercole Mirabella in contatto con i vertici EAV e di Regione Campania, affinché venga ripristinata quanto prima la normalità. E, intanto, abbiamo chiesto un potenziamento del servizio di trasporto pubblico su gomma. Intanto si consiglia ai pendolari di utilizzare gli autobus, in partenza da Torregaveta. Le partenze e gli arrivi della Cumana, in attesa di comprendere anche i motivi del deragliamento, avverranno dalla stazione del Fusaro». Questo il commento del sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, su Facebook. 

 

«I militari a Napoli solo per obiettivi sensibili»

NAPOLI. «Non devo chiarire io i compiti dell'Esercito, è stato detto chiaramente nel Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e me lo ha ribadito ieri il prefetto. I militari vengono inviati a tutela di obiettivi sensibili, per liberare le forze dell'ordine ordinarie e concentrare queste ultime nella lotta alla criminalità ordinaria e organizzata». Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, in merito all'invio di militari annunciato dal ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Se invece dovessimo scoprire che qualcuno ha pensato di militarizzare la città ed espropriare le forze dell'ordine del loro lavoro - ha aggiunto de Magistris - si assumerà la responsabilità di dire che le forze dell'ordine non sono in grado di svolgere il compito che la Costituzione assegna loro. Io non la penso in questo modo. Non consentiremo a nessuno di infangare l'immagine di una città viva, piena di cultura e di energia". Quindi "bene l'Esercito se serve a quello, come mi ha assicurato il prefetto e quindi il Governo, e io non posso che credere a quello che mi dice. Altro invece - conclude - sarebbe vedere blindati girare per la città, sarebbe qualcosa che non funziona e non serve a nessuno".

Esercito a Napoli? Sono cento i killer, sei le faide, 15 rioni nel terrore e 6 città in ostaggio

di Fabio Postiglione
NAPOLI. A cosa serviranno i militari che il ministro Angelino Alfano ha deciso di inviare a Napoli? Serviranno a liberare uomini della polizia e dei carabinieri dai presidi fissi di sicurezza: ambasciate, consolati, punti sensibili. Questi uomini dovrebbero quindi essere dislocati sul territorio per pattugliare e investigare cercando di arginare la discesa furiosa del magma originato dalla camorra che scorre tra i vicoli di Napoli e della sua provincia. Magma che genera fusioni tra cosche e fratture in poco tempo voluto per gestire il controllo delle piazze di spaccio, per lo più a giovani acquirenti, per i grossi traffici di cocaina e per i mega-appalti. Magma che  ha portato a 12 morti dall’inizio dell’anno. Sei faide, venti gruppi criminali e almeno 100 sicari pronti a fare fuoco appena scatta l’ordine del boss di turno. È così che si consumano le sei guerre che investono Napoli di terrore, rabbia e sangue, anche innocente. Tra i vicoli del centro di Napoli, nelle palazzine di Pontecitra a Marigliano, tra le vie alberate di Bagnoli e quelle isolate del rione don Guanella, fino alle boscaglie delle cittadine dell’area metropolitana tra Scampia e Secondigliano. A Napoli e provincia, purtroppo, è come stare in guerra. E non è uno spot del terrore ma il racconto di dodici omicidi in un mese e 16 giorni con una escalation più che allarmante nelle ultime settimane con 5 morti ammazzati dopo l’arrivo del ministro degli Interni Angelino Alfano che aveva annunciato che le pistole avrebbe taciuto e l’invio dell’Esercito. Ma forse i killer non leggono i giornali (si fa per ridere) e sono attenti invece ai soldi e ai flussi di droga che alimentano le tensioni, provocano fratture tra cosche e armano le mani di sicari, quasi tutti ventenni, smaniosi di dimostrare la loro forza e bravura per passare da semplice affiliati a killer di fiducia. Almeno cinque per ogni gruppo e il conto è presto fatto. Sono venti le cosche in lotta e cento almeno i killer armati. È come in guerra ed ecco il peché. 
BAGNOLI CAVALLEGGERI RIONE TRAIANO FUORIGROTTA 
È il primo e più caldo fronte pur se con gli arresti di due esponenti di spicco si è arrivati a placare le tensioni ma si tratta di una tregua molto labile. Qui si fronteggiano il clan Giannelli con i fidati Bitonto e due gruppi degli ex D’Ausilio, i cui ras si sono uniti agli Esposito e ai Quotidiano. L’ultimo morto di questa guerra è stato Pasquale Zito, 22 anni, assassinato quasi sotto al portone di casa. Al centro del contendere ci sono i traffici di droga ma soprattutto il giro “pesante” di estorsioni con gli occhi alla riqualificazione di Bagnoli. 
MIANO SANITÅ CAPODIMONTE SECONDIGLIANO
È una delle faide che più mette paura. Da un parte i “capitoni” di Miano e dall’altra i boss della Masseria Cardone. Al centro la voglia di gestire le piazze di droga della Sanità che adesso sono organizzate dagli Esposito-Spina e dai Tolomelli, alleati dei Licciardi. Sono loro che appoggiano i “secondiglianesi”. L’ultimo agguato è quello di Giuseppe Calise, 24 anni: un solo colpo in testa nell’auto. Nelle settimane precedenti c’erano state molte sparatorie di avvertimento tra i gruppi nemici. 
FORCELLA DECUMANI

Il centro di Napoli è una polveriera. Da una parte i Sibillo-Giuliano-Amirante, o quello che resta di loro, e i Mazzarella che via via si stanno riappropriando del terreno lasciato dopo l’arresto di Lino Sibillo, stanato a Terni. Ma ci sono i giovanissimi, quasi tutti minorenni che non vedono l’ora di fare i boss e soprattutto i killer. L’ultimo omicidio di questa faida è stato quello di Maikol Giuseppe Russo, 30 anni, assassinato per errore in piazza Calenda l’ultimo giorno dell’anno nel corso di una “stesa” partita da Poggioreale. 
PONTICELLI
Qui i conti sono aperti tra un po’ di persone appartenenti a diversi clan. Due morti: Domenico Montefusco e Mario Volpicelli. Da una parte i D’Amico e dall’altra i De Micco con gli ex Sarno che avrebbero formato un gruppo a parte sotto il carisma dei Cito che in queste ore prendono piede anche a Cercola. È stato lì che si è consumato nei giorni scorsi un duplice omicidio a dir poco anomalo. 
AREA NORD
Tensione alta anche in provincia di Napoli dove gli Amato e i Pagano, dopo la tregua forzata in nome dei milioni della droga, provano a riprendersi le piazze tra Caivano, Frattamaggiore, Melito e Sant’Antimo, una volta avamposti della cosca e ora in balia dell’anarchia, senza un clan dominante. L’ultimo degli omicidi riconducibili a questa guerra è quello di Antimo Chiariello, 44 anni, ucciso e dato alle fiamme. Fu trovato carbonizzato in un’auto di Sant’Antimo: la firma degli scissionisti. 
MARIGLIANO 
Qui la faida, riaccasasi da pochi giorni, è tra vecchi ras dei Mazzarella e i nuovi emergenti. Se per un po’ il silenzio ha permesso ai capi di fare il loro comodo, poi la situazione è degenerata. A Pontecitra la situazione è molto instabile con la presenza di molti gruppetti che cercano autonomia e provano ad incutere terrore a chi non si piega. È stato ucciso il 33enne Francesco Esposito. E se questa non è guerra. 

La Dia sequestra nel Lazio 100 milioni di beni al clan Giuliano

LADISPOLI. Un patrimonio che ammonta a 100 milioni di euro è stato sequestrato dalla Dia di Roma a cinque personaggi di "fama criminale", responsabili di un vasto sistema di usura e gioco d'azzardo sul litorale romano, in particolare a Ladispoli dove i cinque risiedono. Alcuni di questi, già arrestati in un'operazione della Dia del giugno scorso, risulterebbero vicini al clan Giuliano di Napoli. Tra i beni sequestrati 60 immobili di pregio, 11 società, 200 rapporti bancari, 20 veicoli e 10 terreni agricoli. In particolare, informa la nota della Dia, il decreto di sequestro dei beni è stato emesso nei confronti di «Patrizio Massaria, Angelo Lombardi, Giuseppe D'Alpino, Carlo Risso e Francesco Naseddu, tutti residenti a Ladispoli". Approfondimenti sul quotidiano ROMA domani in edicola.

Boato in via Giambattista Basile, due feriti e tanta paura

NAPOLI. Una fortissima esplosione si è avvertita intorno alle 21,30 nei pressi di piazza Borsa in via Giambattista Basile. Secondo le prime notizie di tratterebbe di uno scoppio in un negozio. L'esplosione ha danneggiato l'intero stabile e quello accanto che sono stati evacuati.  Sul posto sono stati fatti convergere vigili del fuoco e mezzi di soccorso del 118.  L'onda d'urto ha divelto fiorere ed ha addirittura spostato una macchina. Due i feriti trasportati in ospedale con l'ambulanza. Decine di famiglie evacuate. De Magistris da Palazzo San Giacomo coordina la protezione civile: sul posto l'assessore Borriello.

ONDA D'URTO FORTISSIMA. Il boato e la successiva onda d'urto haNNO causato danni anche a un palazzo, le cui scale hanno riportato danni strutturali che hanno reso difficoltose le operazioni di evacuazione delle persone che vi si trovavano all'interno. Molte saracinesche dei negozi che si trovano nella strada - via Giambattista Basile, una traversa della centralissima via Guglielmo sanfelice - sono state divelte dall'onda d'urto. Anche i vetri delle auto parcheggiate in strada sono andati in frantumI.

Abdullah Ocalan nominato cittadino onorario Napoli

NAPOLI. «Il conferimento della cittadinanza onoraria di Napoli ad Abdullah Ocalan è un simbolo politico molto importante, significativo e chiediamo a tutti gli altri Paesi europei di seguire questo esempio affinché si possa aprire una via di pace». Questo l'appello rivolto all'Europa da Dilek Ocalan, nipote del leader curdo Abdullah Ocalan, detto Apo, detenuto sull'isola di Imrali dal 2002. Il conferimento del riconoscimento deciso dall'amministrazione comunale di Napoli cade - come ricordato dalla deputata dell'Hdp, partito filo curdo - nel 17esimo anniversario dell'arresto di Ocalan avvenuto il 15 febbraio 1999. Un conferimento che, ha detto il sindaco Luigi de Magistris, «è un atto di grande valore politico, non è neutro o formale, non è contro qualcuno, ma per favorire la pace». Il 15 febbraio, ha detto la nipote di Apo, «è un giorno nero, è il giorno in cui un complotto internazionale ha consegnato alle autorità turche il presidente Ocalan, il giorno in cui - ha aggiunto - le forze internazionali hanno voluto tagliare la lingua di un popolo». Un atto la cattura di Ocalan con cui - secondo la deputata dell'Hdp - «non si è voluto riconoscere l'identità di un popolo che chiedeva i diritti fondamentali, ma se oggi siamo qui - ha aggiunto - significa che non hanno vinto». Secondo quanto riferito da Dilek Ocalan, dal 5 aprile 2015 non sono concesse visite ad Abdullah Ocalan «nemmeno - ha evidenziato la nipote - ai deputati che facevano da intermediari con il Governo turco. È - ha concluso - un comportamento disumano e non rispettoso nemmeno delle leggi turche». L'ultima visita concessa ai familiari - a quanto riferito - risale al 6 ottobre 2014. 

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