Lunedì 22 Ottobre 2018 - 14:53

Castellammare di Stabia. Una sede di restauro dell'Università islamica nella Reggia borbonica

CASTELLAMMARE DI STABIA. Arriva dal preside dell'Università Islamica d'Italia, Giampiero Khaled Paladini, la proposta di insediare nella Reggia di Quisisana un dipartimento dell'ateneo, nato lo scorso 27 febbraio a Lecce, per dare vita a una Scuola Internazionale  di Restauro collegata all'università a ispirazione musulmana.
L'invito alla delegazione del Confime (confederazione imprese del Mediterraneo con sede a Roma e Taormina) di Paladini, che rappresenta investitori del Medio Oriente, è giunta nei giorni scorsi dal sindaco di Castellammare di Stabia, Nicola Cuomo, che a gennaio era stato contattato dal delegato Confime su Napoli, l'architetto Domenico Vozza. 
''Incontro è stato proficuo, il sindaco Cuomo, con l'architetto Eduardo Melisse, ci hanno guidati in visita alla Reggia'', spiega il presidente dell'Università islamica d'Italia, che era accompagnato dall'Amministratore del consorzio imprese Icaf, Vito Miggiano. '' Sono stati molto ospitali e stiamo preparando il 'Protocollo d'intesa' che invieremo entro una settimana - aggiunge Paladino - per passare alla fase operativa, cioè quella contrattuale alla quale intendiamo arrivare nel giro di un mese''. L'Università Islamica d'Italia sarà aperta da ottobre a Lecce. 'Prevediamo la istituzione di due dipartimenti: quello della Pace, che unirà gli studi di Storia, Scienze sociali, umanistiche, politiche e delle religioni. Poi il dipartimento della Bellezza che sarà dedicato alle arti, tra cui l'Archeologia e il restauro. E, considerato il contesto meraviglioso in cui è inserita la Reggia di Quisisana, sarebbe per noi auspicabile che la sede del Dipartimento della Bellezza nascesse a Castellammare di Stabia''. Paladino riferisce che l'Università Islamica d'Italia rappresenterebbe sul territorio 'una porta del mondo arabo' a cui fa riferimento. Tre anni fa la stessa delegazione aveva già tentato un approccio con l'Amministrazione comunale, guidata all'epoca da Luigi Bobbio. ''Ma non siamo stati accolti con interesse - racconta Paladino - per giunta il restauro della Reggia di Quisisana non era ancora completato. Visitammo il cantiere navale. Rispetto alla cantieristica, abbiamo investitori dei Parsi arabi molto interessati per un polo di costruzioni di super yacht. Ma per il momento è la sede della Scuola internazionale di restauro che ci interessa, perché tra i nostri partner ci sono restauratori di alto livello, nazionali e internazionali, presso i quali avviare al lavoro gli studenti dei corsi. Tengo a precisare che l'Università islamica d'Italia non ha ancora il riconoscimento del Miur, per il quale occorrono due anni ancora. Che non è una sede di studi coranici, ma una vera e propria università come La Cattolica di Milano. Solo che, mentre là si trova esposto il crocefisso, da noi sono esposti versetti coranici. Ma sarà dotata di regolari facoltà di Medicina, Ingegneria, Sociologia eccetera. E in questo ambito vorremmo avere una sede a Castellammare di Stabia. L'obiettivo dell'università a ispirazione islamica è favorire la cultura e la pace nel Mediterraneo''.

Afragola, bomba contro pompe funebri: è il secondo caso in 10 giorni

AFRAGOLA. Bomba contro la sede dell'agenzia di pompe funebri Salomone", al corso De Gasperi. Il raid sarebbe stato filmato da una telecamera di videosorveglianza, le cui immagini sono al vaglio degli investigatori del commissariato di polizia di Afragola. L'attentato a dieci giorni dall'ordigno esploso in via Tasso, ai danni di un negozio di arredi sacri. 

IL SINDACO CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AL PREFETTO. «Ho chiesto un incontro urgente al Prefetto di Napoli, Gerarda Maria Pantalone, dopo l'esplosione di una bomba carta questa notte davanti un'agenzia di pompe funebri». Così il sindaco, Domenico Tuccillo, ha reagito alla notizia dell'esplosione di un ordigno intorno dalle 2 di notte in via De Gasperi. «Intendo esprimere al Prefetto la mia preoccupazione per l'emergere di una strategia dell'intimidazione a danno delle attività imprenditoriali, a distanza di neppure dieci giorni dall'ordigno esploso in via Tasso. L'intenzione dell'amministrazione è quella di tutelare le imprese e la sicurezza dei cittadini, dando piena collaborazione alle forze dell'ordine che indagano su questi attentati dinamitardi».

 

Rissa tra minorenni nel rione Amicizia, arrestato 17enne

NAPOLI. Un caso parzialmente risolto. G.M. di 19 anni, si è ritrovato in fin di vita, per una coltellata all'addome per aver dato uno schiaffo ad un 17enne, E.M., quest'ultimo colpevole d'essersi fermato con il suo scooter nei pressi del Rione Amicizia, nella tarda serata di martedì. Gli agenti del Commissariato San Carlo Arena*, indagando senza soluzione di continuità, sono riusciti a chiarire la dinamica ed il movente, nascosto dietro il grave ferimento di due giovani di 19 e 20 anni e alle lesioni subite da un 17enne, loro amico. Il 19enne, in maniera spavalda, alla guida della sua Fiat Panda, dopo aver tamponato lo scooter sul quale era il 17enne, divenuto 24 ore dopo poi il suo feritore, lo ha schiaffeggiato, pur essendo responsabile del tamponamento. Il 17enne, in seguito a questo affronto, ha dapprima chiesto in giro quali fossero le generalità del conducente dell'auto, per poi rintracciarlo, attraverso il noto social network Facebook, al fine di avere con lui un incontro. A quell'incontro, però, il 17enne, non si è presentato da solo, ma con un gruppo di amici, ferendo così il 19enne ed i suoi amici che erano intervenuti in suo soccorso. I poliziotti hanno accertato che il minore E.M., dopo aver minacciato il 19enne, attraverso messaggi vocali e scritti, aveva cancellato il suo profilo da Facebook. Nella tarda serata di ieri, i poliziotti sono riusciti a rintracciare in Melito di Napoli, E.M. di 17 anni, sottoponendolo a fermo di P.G., perché responsabile di duplice tentato omicidio e di lesioni, nei confronti dei
tre giovani del Rione Amicizia.

Il 17enne è stato condotto dalla Polizia al Centro di Prima Accoglienza dei
Colli Aminei, mentre sono in corso ulteriori indagini al fine
d?identificare gli altri complici.

Dramma della gelosia ad Acerra, cosparso di benzina e bruciato

ACERRA. È morto poco fa al Centro grandi ustionati del Cardarelli Raffaele Di Matteo, 52 anni. Ieri sera intorno alle 20, qualcuno gli ha versato addosso una tanica di benzina, dandogli fuoco. Indagano i carabinieri della stazione di Acerra.

I carabinieri hanno portato in caserma il presunto autore del folle gesto. Si tratta di Vincenzo Di Balsamo, 38 anni. I militari della stazione di Acerra e i colleghi della Compagnia di Castello di Cisterna hanno rintracciato e portato in caserma l’uomo che questa notte avrebbe avvicinato Di Matteo in via Pascoli di Acerra, versandogli addosso del liquido infiammabile, appiccando il fuoco e dandosi alla fuga, rendendosi irreperibile. La vittima ha raggiunto prima la clinica Villa dei Fiori per poi essere trasferito al Cardarelli, dove è stato ricoverato in prognosi riservata. Le sue condizioni di salute sono precipitate questa mattina, tanto da causarne il decesso. Nel corso delle prime indagini sarebbe venuto fuori il movente, di natura passionale, ancora al vaglio degli inquirenti.

Truffa all'Inps, sgominata organizzazione nel Salernitano

SALERNO. Anche un funzionario pubblico tra gli otto indagati, raggiunti da un' ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari - emessa dal gip presso il Tribunale di Nocera Inferiore, su richiesta della locale Procura della Repubblica - nel corso di un' operazione eseguita dall' alba, nel Salernitano, dai carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore e della locale sezione di Polizia giudiziaria.     L' indagine ha consentito di accertare le presunte responsabilità di decine di indagati (tra cui imprenditori, professionisti e funzionari pubblici), per la costituzione di numerose aziende e rapporti di lavori fittizi al fine di conseguire indebite erogazioni previdenziali e assistenziali dall' Inps, con ingente danno erariale. Le persone coinvolte sono tutte ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata a una pluralità di truffe aggravate ai danni dello Stato e per il conseguimento di erogazioni pubbliche, mentre il funzionario è ritenuto anche responsabile di corruzione, rivelazione di segreti d' ufficio e falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Altri due funzionari, indagati per i medesimi reati, sono stati sospesi dall' esercizio del pubblico ufficio per la durata di un anno.  È stato anche eseguito un sequestro preventivo di somme di denaro, beni mobili e immobili, conti e depositi bancari, per un valore complessivo di circa 37 milioni di euro. 

Blitz anti assenteismo in Comune Casertano, 24 provvedimenti

CASERTA. Operazione anti assenteismo nel Comune di Orta di Atella dove i carabinieri hanno notificato 24 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria ad altrettanti dipendenti comunali accusati di truffa aggravata e false attestazioni o certificazioni. L'assenteismo veniva nascosto attraverso la vidimazione "collettiva" dei badge marcatempo e con la falsa attestazione della presenza sul posto di lavoro anche di colleghi assenti.

 

 

Legge Severino, oggi attesa la decisione sul ricorso di de Magistris

NAPOLI. È attesa per oggi la decisione dei giudici del Tribunale di Napoli che dovranno pronunciarsi sul ricorso avanzato dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris contro la sospensione dalle funzioni prevista dalla Legge Severino.   A dare avvio alla vicenda la condanna in primo grado per abuso d'ufficio non patrimoniale relativa all'inchiesta "Why not". «Non possiamo assistere ad altalene istituzionali continue» ha detto de Magistris, in attesa che vada in scena l'ennesimo capitolo di una vicenda che si protrae dall'autunno 2014 tra sentenze e ricorsi. 
L'ex pm si dice «sereno e tranquillo» e fiducioso nei suoi legali e nel ricorso presentato che, sottolinea, «dal punto di vista tecnico è ineccepibile: la giustizia è dalla nostra». 
   Tutto ha inizio il primo ottobre 2014 quando l'ex Prefetto di Napoli, Francesco Musolino, applicando la Legge Severino, emana il provvedimento con cui lo sospendeva. Immediata la reazione
dell'ex pm che presenta ricorso al Tar Campania contro il provvedimento. De Magistris si inventa la figura di sindaco di strada e affida la guida di Palazzo San Giacomo al suo vice sindaco, ora ex, Tommaso Sodano. Un'esperienza che, in parte, termina il 30 ottobre quando il collegio del Tar Campania all'unanimità accoglie il provvedimento e sospende la sospensione rinviando gli atti alla Corte Costituzionale per non manifesta infondatezza della questione di illegittimità costituzionale degli articoli 10 e 11 della Legge Severino. Ma dietro l'angolo, arrivano, il 12 novembre, i ricorsi al Consiglio di Stato presentati dal Governo nella figura del ministro dell'Interno Angelino Alfano, dal Prefetto e da due associazioni. Ricorsi che vengono respinti dai giudici il 20
novembre. Una decisione che sembra poter chiudere la questione in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale. Il Movimento in difesa del cittadino, invece, chiama in causa la Corte di Cassazione. Ai giudici viene chiesto di esprimersi rispetto a chi ha la competenza per decidere sui ricorsi alla sospensione tra il Tar e il Tribunale ordinario. Una decisione che arriva lo scorso 26 maggio e che riapre il caso. La Cassazione, infatti, si esprime in favore del Movimento in difesa del cittadino e afferma che debba essere il Tribunale ordinario a esprimersi. L'ennesimo capitolo della vicenda, quindi, si scriverà oggi. «Mi auguro - ha detto de Magistris - che si vada verso un giudizio della Corte Costituzionale sulla Legge Severino a tutto tondo e, se il Parlamento lo ritiene, verso una modifica di alcune parti della norma che sono palesemente incostituzionali». 

 

 

Legge Severino, oggi attesa la decisione sul ricorso di de Magistris

NAPOLI. È attesa per oggi la decisione dei giudici del Tribunale di Napoli che dovranno pronunciarsi sul ricorso avanzato dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris contro la sospensione dalle funzioni prevista dalla Legge Severino.   A dare avvio alla vicenda la condanna in primo grado per abuso d'ufficio non patrimoniale relativa all'inchiesta "Why not". «Non possiamo assistere ad altalene istituzionali continue» ha detto de Magistris, in attesa che vada in scena l'ennesimo capitolo di una vicenda che si protrae dall'autunno 2014 tra sentenze e ricorsi. 
L'ex pm si dice «sereno e tranquillo» e fiducioso nei suoi legali e nel ricorso presentato che, sottolinea, «dal punto di vista tecnico è ineccepibile: la giustizia è dalla nostra». 
   Tutto ha inizio il primo ottobre 2014 quando l'ex Prefetto di Napoli, Francesco Musolino, applicando la Legge Severino, emana il provvedimento con cui lo sospendeva. Immediata la reazione
dell'ex pm che presenta ricorso al Tar Campania contro il provvedimento. De Magistris si inventa la figura di sindaco di strada e affida la guida di Palazzo San Giacomo al suo vice sindaco, ora ex, Tommaso Sodano. Un'esperienza che, in parte, termina il 30 ottobre quando il collegio del Tar Campania all'unanimità accoglie il provvedimento e sospende la sospensione rinviando gli atti alla Corte Costituzionale per non manifesta infondatezza della questione di illegittimità costituzionale degli articoli 10 e 11 della Legge Severino. Ma dietro l'angolo, arrivano, il 12 novembre, i ricorsi al Consiglio di Stato presentati dal Governo nella figura del ministro dell'Interno Angelino Alfano, dal Prefetto e da due associazioni. Ricorsi che vengono respinti dai giudici il 20
novembre. Una decisione che sembra poter chiudere la questione in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale. Il Movimento in difesa del cittadino, invece, chiama in causa la Corte di Cassazione. Ai giudici viene chiesto di esprimersi rispetto a chi ha la competenza per decidere sui ricorsi alla sospensione tra il Tar e il Tribunale ordinario. Una decisione che arriva lo scorso 26 maggio e che riapre il caso. La Cassazione, infatti, si esprime in favore del Movimento in difesa del cittadino e afferma che debba essere il Tribunale ordinario a esprimersi. L'ennesimo capitolo della vicenda, quindi, si scriverà oggi. «Mi auguro - ha detto de Magistris - che si vada verso un giudizio della Corte Costituzionale sulla Legge Severino a tutto tondo e, se il Parlamento lo ritiene, verso una modifica di alcune parti della norma che sono palesemente incostituzionali». 

 

 

Ultras contro il presidente De Laurentiis, a Fuorigrotta ancora uno striscione

NAPOLI. Spunta nella notte ancora uno striscione fatto dagli ultras del Napoli per potestare contro la gestione del calcio Napoli da parte del presidente Aurelio De Laurentiis. È il terzo nel giro di meno di una settimana e c'è da scommetere che non sia l'ultimo.

È gravemente malato, uomo dei Moccia torna a casa

NAPOLI. Le sue condizioni di salute sono incompatibili con il regime detentivo e per questo motivo il Giudice di Sorveglianza ha sospeso l’esecuzione della pena concedendo a Gennaro Tuccillo (personaggio di spessore della malavita di Afragola, legato al clan Moccia) gli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Afragola. 

IL RICORSO. Una vittoria voluta fortemente dal legale difensore di Gennaro Tuccillo, Dario Vannetiello che ha presentato un’istanza all’ufficio di Sorveglianza competente sulla casa circondariale di Sulmona, dove il suo assistito, sta scontando una condanna a 14 anni, 5 mesi e dieci giorni, fine pena novembre 2025. Il provvedimento d’urgenza del giudice di sorveglianza è arrivato sulla scorta della relazione sanitaria disposta dall’Asl1 di Avezzano del 15 giugno scorso, in cui si certifica la grave situazione sanitaria di Tuccillo, voluta e presentata dall’avvocato Vannetiello. Quest’ultimo, quindi, è riuscito, a dimostrare che lo stato clinico di Tuccillo ha una prognosi infausta a medio-breve termine, ovvero le sue condizioni di salute incidono in maniera rilevante sul suo regime di vita. Le sue condizioni di salute sono, quindi, incompatibili con il regime detentivo. 

LE CONDIZIONI DI SALUTE. Una vittoria inaspettata per la famiglia Tuccillo che proprio nei giorni scorsi, tramite la figlia Teresa aveva inviato alla stampa un dura missiva in cui si chiedeva di tener conto delle condizioni di salute del padre, e rimodulare il regime detentivo. Gennaro Tuccillo, così come afferma la figlia Teresa, oltre ad essere affetto da epatite C cronica evolutiva, calcolosi colecistica, parocele derivante da ingravescenza di ernia addominale, è affetto da cirrosi epatica con asciti, con elevatissima probabilità di morte (come diagnosticato da tutti i medici che fino ad ora si sono occupati di lui). 

La MISSIVA DELLA FIGLIA. Di seguito riportiamo la lettera di Teresa Tuccillo, inviata alcuni giorni prima della decisione di ieri: «Sono Tuccillo Teresa, figlia di Tuccillo Gennaro, di 54 anni, attualmente detenuto presso la casa di reclusione di Sulmona e gravemente malato. Ma più malata di lui vi è la giustizia, quella assopita, quella indifferente, quella disumana. Temo che mio padre Tuccillo Gennaro morirà nelle mani dello Stato, di quello Stato che avrebbe dovuto punirlo per i reati commessi, ma anche curarlo. Perché mio padre è gravemente malato. Mio padre non deve stare in carcere perché non può rimanervi ancora. Lo hanno detto i sanitari della casa di reclusione di Sulmona. Non sono praticabili adeguare cure presso la casa di reclusione e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, considerato che  anche  nella rete carceraria, con riferimento alle specifiche patologie, non esistono istituti caratterizzati dalle condizioni atte a rendere compatibile il regime detentivo con lo stato di salute di mio padre, ne ha disposto il trasferimento presso l’Ospedale civile di L’Aquila. Lo hanno detto i medici dell’ospedale civile di L’Aquila, che non è in grado di assicurare la dovuta assistenza sanitaria per mancanza di un reparto di epatologia. Lo hanno rappresentato i legali con istanze rivolte all’ufficio di Sorveglianza di L’Aquila di ricovero urgente presso strutture altamente specializzate, nonchè con istanze  di differimento pena con procedura d'urgenza e, poi, di sospensione della esecuzione della pena. Però, tutte le istanze difensive e tutti i solleciti per la decisione rivolti all’ufficio di Sorveglianza di L’Aquila, dopo oltre 10 giorni, non sono stati ancora decise. La mancata decisione nonostante i medici abbiano relazionato al magistrato di sorveglianza che mio padre Tuccillo Gennaro è a rischio di morte improvvisa a breve termine e che è persino peggiorato. È sconfortante la  mancanza di scrupolo, la mancanza di umanità con cui l’ufficio di Sorveglianza di L’Aquila omette di valutare con urgenza le istanze. Mio padre, in questo momento, è condannato a morire. Tante volte, seguendo la cronaca, in casi simili ho pensato: “se succedesse a me farei l’impossibile, protesterei, mi incatenerei”. Adesso che, invece, sono coinvolta io in prima persona, avverto forte il senso di impotenza, il senso di abbandono da parte delle istituzioni, della Giustizia che agisce con la indifferenza, senza umanità. Questo è un ulteriore tentativo affinchè sia consentito a mio padre di lasciare il carcere e di curarsi alleviando i dolori di morte che lo affliggono. Spero che questo mio disperato appello venga raccolto e che riuscirà a placare la rabbia di ingiustizia. Voglio solo esprimere pacificamente il mio dolore per evitare che, in futuro, si verifichino altri casi del genere». 

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